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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 3387 sezione 5).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Colasio. Ne ha facoltà.
ANDREA COLASIO. Signor Presidente, colleghi, signor sottosegretario Aprea, credo che a nessuno di noi sfugga l'assoluta centralità culturale e politica dell'oggetto del tema quest'oggi in discussione. Discutere di politica scolastica e affrontare la riforma del nostro sistema scolastico significa - ne siamo tutti consapevoli - gettare le basi, significa creare i prerequisiti, i presupposti funzionali alla definizione ed alla crescita del nostro capitale culturale complessivo. Il capitale culturale del paese, è utile ricordarlo, rappresenta, nello scenario della futura competizione globale, la nostra principale risorsa strategica. È questa consapevolezza e la consapevolezza dello stretto intreccio tra mutamento della società italiana e i nuovi compiti, le nuove risposte che il sistema scolastico doveva fornire alle esigenze di innovazione e di crescita del paese, che hanno portato l'Ulivo a delineare scelte di politica scolastica coerenti con il nuovo scenario, coerenti con gli imperativi di una società della conoscenza, di una società complessa e plurale quale - piaccia o meno ad alcuni colleghi - è quella italiana. Le nostre scelte, le nostre politiche sono state coerenti con i nostri principi. Avevamo ed abbiamo ancora un grande obiettivo al quale sia chiaro, colleghi, non intendiamo rinunciare. È un impegno culturale prima ancora che politico, un impegno che abbiamo assunto con il mondo della scuola, con la società italiana.
Vogliamo e crediamo in una scuola che sappia coniugare efficienza ed equità; in una scuola plurale capace di rappresentare la ricchezza culturale del paese, flessibile, perché capace di rispondere alle esigenze competitive della comunità e del sistema economico; in una scuola in grado di essere un grande regolatore della struttura delle opportunità un grande vettore di democratizzazione, capace di sciogliere i vincoli le vischiosità, in grado di fornire opportunità a tutti i nostri ragazzi a prescindere dal censo e dal capitale culturale della famiglia di origine. Quello che manca, in definitiva, a questa legge delega è proprio questo: la capacità strategica, lo scenario europeo, l'obiettivo di assumere la riduzione del divario competitivo con gli altri paesi europei come asse portante delle politiche. Abbiamo un 40 per cento di diplomati contro il 61 per cento della Francia l'84 per cento della Germania, un 7 per cento di laureati contro il 21 per cento della Francia e il 23 per cento della Germania.
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Colasio, pregherei i colleghi di prestare un minimo di attenzione, anche per rispetto di chi parla.
ANDREA COLASIO. Grazie, Presidente.
A questi imperativi noi abbiamo dato risposte coerenti e, riteniamo, congruenti: l'autonomia scolastica, con l'autonomia didattica e amministrativa, come risposta alle esigenze dei diversi sistemi territoriali, una scelta, questa sì, coerente con il principio di sussidiarietà e con una società federale. Voi, con l'introduzione delle quote regionali, minate alla radice l'autonomia scolastica o, ancora, evocate i risultati della ricerca sui livelli di apprendimento nei paesi OCSE e non vedete che quegli stessi dati dicono che i sistemi comprensivi, cioè quelli che non prevedono canalizzazione degli alunni in scuole con obiettivi e curriculi diversi prima - lo ripeto: prima - dei 15 anni, sono quelli che hanno i migliori risultati in termini di efficacia ed equità sociale. Evocate il sistema integrato tedesco come modello di riferimento e non vedete che la stessa ricerca colloca quel sistema nei suoi livelli più bassi. Noi crediamo in un ruolo forte del sistema di istruzione e formazione siamo però contrari ad una canalizzazione precoce, a 13 anni, se non prima. Allora, il sistema delle passerelle da un sottosistema all'altro andava affinato, signor sottosegretario, così com'è è confinato nella mitologia politica, condannato a funzionare in una sola direzione: dai licei alla formazione professionale, formazione professionale la cui rilevanza, il cui ruolo, non escono certo rafforzati se non vi si accede per scelta consapevole, ma se vi si accede per processo di risulta. Avete predisposto poi una delega che si caratterizza
per la sua genericità, la sua assoluta indeterminatezza, i suoi confini labili; altro che i paletti, signor sottosegretario, cui fate spesso riferimento. E quando vi accorgete di aver perso per strada pezzi della società italiana - è il caso delle difficoltà specifiche di apprendimento, delle dislessie - ci chiedete di trasformare i nostri emendamenti in ordini del giorno.
Pensavamo, infine, di discutere di un progetto di riforma, signor sottosegretario, ma una riforma seria, anche sbagliata e regressiva come la vostra, come questa, si fa con le risorse, risorse finanziarie che non ci sono. Ciò ha portato alla formulazione di un parere della Commissione bilancio che, di fatto, sanziona la mancanza di copertura, una copertura ad efficacia differita che derubrica questa legge, è evidente, ad una sorta di ordine del giorno e, come lei ben sa, un ordine del giorno non si nega a nessuno, tanto meno ad un ministro. È una legge manifesto della quale lascerete in eredità al paese solo gli effetti negativi, non certo una risposta all'altezza delle attese, delle aspirazioni dei ragazzi, delle famiglie, dei docenti e degli operatori della scuola sulla cui passione e professionalità andava invece costruito un progetto di scuola condiviso e partecipato.
La riforma non c'è, o meglio la vediamo nei tagli apportati dalle ultime finanziarie alle risorse della scuola, nei tagli al personale docente e ATA, nei tagli all'autonomia scolastica che sembrano delineare uno scenario dove la tanto evocata scuola delle tre «i» assume contorni sfumati e del tutto irrealistici, del tutto incongruenti con i processi reali in corso di devalorizzazione e di demotivazione del corpo docente, di compressione dell'autonomia scolastica. È una realtà che difficilmente porterà il paese ad essere attrezzato e a confrontarsi adeguatamente con gli imperativi e le sfide che una complessa società della conoscenza impone.
Purtroppo per il paese, non si tratta di riforma ma di una scelta di politica scolastica sbagliata e regressiva che non farà crescere il nostro capitale culturale e che, lo temiamo, accentuerà il divario competitivo con i nostri partner europei; non è una riforma, ma una grande occasione perduta per il paese (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Valpiana. Ne ha facoltà.
TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, da parte di Rifondazione comunista l'intervento sul complesso degli emendamenti presentati all'articolo 1 sarà particolarmente complicato, perché diverse ed inconciliabili sono le due visioni della scuola presenti nel disegno del Governo e nella nostra relazione di minoranza; dichiariamo pertanto la nostra totale estraneità al presente progetto, estraneità rispetto al metodo ed al merito.
Per quanto riguarda il metodo, non accettiamo la blindatura e l'arroganza con le quali il Governo ha voluto portare avanti l'esame di questo provvedimento, un provvedimento che è così integralista che, in realtà, se contenesse un «se» (anche al Senato il provvedimento è stato blindato), si potrebbe far cadere tutto il castello di carte che lo compone.
Contestiamo anche il merito del provvedimento, perché la scuola, se verrà approvata questa riforma, non sarà più una diritto esigibile, ma diventerà un servizio a domanda individuale organizzato sul modello aziendale e su criteri fortemente gerarchici, competitivi e mercificati. La nostra totale estraneità è tale che la nostra relazione di minoranza, come avranno avuto modo di constatare la sottosegretaria ed i colleghi, termina senza proporre un testo alternativo: la nostra proposta, infatti, è l'abrogazione totale del provvedimento sostenuto dal Governo.
Ciò che ci lascia più sconcertati è il fatto che il Governo non abbia esitato a portare avanti questo suo disegno al di là ed al di sopra del Parlamento, anche se si tratta di una materia, quella della scuola, che coinvolge tanta parte del paese: i bambini, i ragazzi, gli insegnanti e le famiglie. Se pensiamo a questo vasto coinvolgimento già lo strumento della delega appare un atto di arroganza da parte di
un Governo che si sente in diritto di decidere passando sopra le teste di coloro che, delle sue scelte, saranno vittime.
Il Governo si presenta alla Camera con un provvedimento blindato, rispetto al quale non esiste alcuna goccia che potrà scavare il sasso; le nostre gocce, cioé i nostri emendamenti, cercheranno di disegnare un progetto del tutto differente da quello discrezionale e proprietario voluto dall'esecutivo.
Su questo disegno di legge delega molto è stato scritto e detto tra gli insegnanti e gli studenti, anche perché si ripropone in questo ambito ciò che il Governo Berlusconi sta portando avanti anche in riferimento agli altri aspetti della nostra vita: dalla salute alla previdenza, dal lavoro ai diritti. L'obiettivo concreto è un attacco a diritti che credevamo assicurati per sempre; oggi ci viene invece detto che, lungi dal poter sperare e lavorare per uno sviluppo dei diritti acquisiti, ciò a cui i cittadini hanno diritto sono livelli essenziali. L'educazione alla quale tutti hanno diritto - non capiamo come nasca questa vostra categoria del diritto-dovere, che rimane tutta da comprendere - è più ridotta possibile, come tempo, qualità e contenuti. Si tratta di una proposta che non ha come obiettivo un sistema scolastico che miri alla promozione dell'educazione e dell'istruzione come diritto individuale e collettivo, ma che rifà ad un modello escludente, disomogeneo, classista: voi proponete, di fatto, una scuola minima per tutti.
Noi, con i nostri emendamenti, cercheremo di contestare la rinuncia, di fatto, da parte dello Stato, all'istituzione scuola, e cercheremo di proporre qualcosa di più che indirizzi generici, senza umiliare, così come sta avvenendo anche nel campo della sanità, l'offerta pubblica a favore di un privato escludente e mercificante, che discrimina i ragazzi a seconda delle disponibilità economiche e culturali delle famiglie di provenienza. State sostituendo il mercato, l'acquisto e la vendita di servizi in ogni campo, al tema dei diritti affermatosi negli scorsi decenni. Noi non accettiamo che la scuola - in assoluta controtendenza, per esempio, a ciò che stiamo sostenendo in XII Commissione (Affari sociali) in riferimento agli asili nido - smetta di essere un diritto uguale per tutti, divenendo un bene dotato di maggiori o minori optional a seconda delle disponibilità familiari. Quello che accomuna tutte le vostre scelte è però il modello aziendale, dalle scuole nido alle superiori, senza alcuna attenzione alla qualità dell'offerta formativa ed al benessere degli studenti e degli insegnanti.
Ciò che unifica di fatto il vostro programma è che i servizi offerti altro non sono che un piccolo tassello di un disegno ben più grande e trascendente: tutto diventa ingranaggio e funzione del mercato.
La scuola sarà ciò che il mercato vorrà: una scuola subalterna al mondo del lavoro. L'impresa è intesa come paradigma della società, di una società rigida in cui, a partire addirittura dalla nascita, di fatto ognuno avrà il suo posto, il posto che gli è proprio: nel nido aziendale, a seconda del posto di lavoro dei genitori, alla materna a due anni e mezzo quando il bambino ha bisogno senza dubbio più di coccole e di casa che di «scuolette», alle elementari a cinque anni e mezzo prima di ogni capacità di pensiero astratto, ma in tempo per imparare, da parte di ogni bambino, il suo posto in base alla condizione sociale e culturale ed alla regione di nascita, alle superiori a 13 anni, costretti ad una scelta irreversibile che sarà operata certamente non sulla base degli interessi e dei desideri di ciascuno, ma per rispondere a precise e classiste domande sociali.
Non vi importa che, per portare avanti questo obiettivo, siano necessarie una scuola di serie A ed una di serie B. A questo, di fatto, mira la cosiddetta canalizzazione ovvero la scelta tra formazione e istruzione, da effettuare a 13 anni, così come la riduzione della durata dell'obbligo scolastico che penalizzerà ovviamente i ragazzi provenienti dalle classi meno abbienti e farà dell'Italia il primo paese in assoluto - credo nel mondo - che prevede una simile riduzione.
I nostri emendamenti contestano anche radicalmente le disposizioni sul reclutamento degli insegnanti, troppo complesso per essere affidato ad una legge delega e che, attraverso un progetto di chiamata diretta, di fatto interferisce pesantemente con la contrattazione tra le parti.
La nostra critica è di fondo: partiamo dalla scelta di usare lo strumento della legge delega per stigmatizzare l'atteggiamento generale del Governo rispetto al Parlamento ed alle sue prerogative e per contestare un altro aspetto che permea di sé tutto il testo: quel «familismo» esasperato che, di fatto, da un parte, toglie responsabilità allo Stato e, dall'altra, interviene pesantemente in campi specialistici, arrivando ad una privatizzazione spinta del sistema in cui la famiglia diviene il nucleo di base che tutto supporta e che di tutto si fa carico. Peraltro, quando parliamo di famiglia, tutti sappiamo bene che parliamo di lavoro gratuito delle donne.
Si sostituisce a un sistema sociale basato sui diritti la famiglia, nucleo base e soggetto di spesa e attraverso buoni e defiscalizzazioni si ridisegna di fatto un nuovo mercato dell'istruzione, un mercato (è evidente ed i nostri emendamenti cercano di contrastarlo in tutti i modi) in cui l'offerta è minima e quel minimo non è nemmeno garantito.
Contrastiamo il vostro obiettivo di disinvestimento e dequalificazione della scuola pubblica che passa necessariamente anche attraverso la disincentivazione degli insegnanti. L'obbligo scolastico viene sostituito da un diritto-dovere che, a vostro avviso, è espletato anche con il raggiungimento di una qualsiasi qualifica professionale e che si arrende di fatto davanti alla ancora troppo elevata dispersione scolastica, non avendo in conto, da un lato, l'obbligo da parte dello Stato di assicurare a ciascuno il diritto all'istruzione, e dall'altro, nemmeno il livello generale di istruzione culturale del paese. Anche le altre agenzie educative, così come concepite nel periodo della Casa delle libertà, prima fra tutte la televisione, ma anche il bingo, lo sport, le lotterie, le tariffe postali che di fatto strangolano la piccola editoria e le riviste, i condoni per i ricchi e il giustizialismo per i poveri, tutto contribuisce a deprimere il livello di istruzione culturale in questo paese.
I nostri emendamenti intendono affermare una concezione del sistema scolastico diversa e contrapposta rispetto a quella oggi in esame. Noi proponiamo una scuola fortemente unitaria i cui segmenti portino un segno forte che offra a ciascun ragazzo uguali possibilità, contestando di fondo la separazione dei percorsi scolastici disegnata da questo provvedimento.
Il sistema scolastico per Rifondazione comunista deve avere carattere unitario e nazionale e la scuola dell'infanzia, da 0 a 6 anni, deve farne parte integralmente. Infatti, solo un sistema nazionale può garantire la qualità e l'attenzione ai livelli di qualità (altro che i livelli minimi di cui voi parlate!), tanto più necessari quanto più è tenera l'età del bambino o della bambina di cui ci si prende cura e che si accoglie.
Contestiamo poi integralmente la separazione dei percorsi tra preparazione professionale e formazione culturale e che fa tutt'uno con l'obbligo di offrire pari opportunità; dopodiché, ognuno si arrangi come sa e come può. Con i nostri emendamenti vogliamo, invece, ricordare che è necessario saper coniugare il rispetto delle singole personalità, delle differenze, delle identità e delle scelte così come vuole il dettato costituzionale.
Con questo provvedimento, oltre all'articolo 11, se ne va un altro articolo della nostra Costituzione, ossia quello relativo alla rimozione degli ostacoli che impediscono di raggiungere il massimo dei risultati possibili anche in termini di istruzione e formazione.
Mi riferisco, innanzitutto, agli ostacoli economici che voi accettate ed acuite disegnando questi percorsi di serie A e di serie B, ma anche a quegli ostacoli culturali, classisti e razzisti che creano intolleranza e stigmatizzano, congelandole con l'esclusione, le diversità, invece che accoglierle come ricchezza.
Noi contestiamo totalmente questa vostra scuola, con il suo carico di subalternità al sistema produttivistico. Ciò avviene oggi in un Parlamento, svuotato di fatto delle sue prerogative, ed avverrà nelle piazze in cui scenderanno studenti ed insegnanti contro la vostra scuola e per chiedere una scuola migliore (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grignaffini. Ne ha facoltà.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, non vorrei che passando dal metodo al merito di questo provvedimento avessimo dimenticato l'enormità delle questioni connesse al parere della Commissione bilancio. Tale Commissione ci ha detto nel suo parere una cosa molto precisa: la famosa legge bandiera del Governo Berlusconi è una tigre di carta, è una legge che non ha i piedi per camminare, è una legge che per essere attuata attraverso i decreti previsti dall'istituto della delega avrà bisogno di altre leggi che rendano possibile tale percorso di attuazione. Si tratta di osservazioni che avevamo già sollevato in Commissione ed il Governo non ha voluto tenerne conto. Mi auguro che la Commissione ed il Governo vorranno tenerne conto nell'acquisire il suddetto parere.
Dunque, vi è una legge che parte con un macigno sul collo, che non potrà camminare, che viene agitata come libretto di propaganda per dire che esiste una scuola possibile che, forse, si potrà fare e che, tuttavia, non si farà. Quella dell'ideologia e della propaganda è una procedura che questo Governo conosce molto bene. Questa legge, ad esempio, ha già conosciuto un bel meccanismo di propaganda attraverso un libretto sul bilancio del Ministero dell'istruzione, diffuso in migliaia di copie dal ministro Moratti che propagandava una legge che non è ancora legge dello Stato.
Allo stesso modo, onorevoli colleghi, è un macigno un altro punto controverso connesso a questa legge e, in particolare, all'articolo 1: quello relativo alle competenze già devolute alle regioni in materia di istruzione e formazione professionale. Ieri sera abbiamo assistito in questa sede ad una vera e propria recita a soggetto. Nell'interpretare le modalità attraverso cui questa legge regola il rapporto tra Stato, regioni ed enti locali, il collega Butti di Alleanza nazionale ha detto che si trattava di un argine all'ipotesi della devoluzione; la collega Bianchi Clerici, della Lega, ha detto che si trattava di una forte spinta verso quel federalismo che solo la legge di devoluzione porterà completamente in atto. Come mai questa diversità di valutazione? Non si tratta solo di un gioco delle parti che, comunque, questo Governo dovrà sciogliere decidendo se va bene questa legge o se va bene il progetto di devoluzione.
Tale gioco delle parti è reso possibile dal fatto che, pur trattandosi di una delega, essa contiene di tutto e di più. Non contiene i principi generali e le indicazioni circa le norme che dovranno essere attuate sia da un punto di vista dell'istituzione Repubblica, sia da un punto di vista delle istituzioni regioni. Enuncia alcune questioni di principio che ciascuno potrebbe interpretare come meglio crede. Dico potrebbe perché, di fatto, l'unico interprete autorizzato di questa che - lo ricordo - è una legge delega, sarà il Governo.
Dunque ci troviamo di fronte ad una legge che contraddice in radice il principio della legge delega, in base al quale non è il Governo, ma il Parlamento a dover definire i criteri e i principi direttivi. Questi sono i macigni che renderanno impossibile il cammino di questa legge. Le poche cose certe, le poche indicazioni che in qualche modo possiamo ricavare sia da quello che è scritto nella legge sia nei suoi lapsus sono cose che non ci piacciono e che contestiamo radicalmente nel merito. Ad esempio, tra i pochi aspetti certi che questa legge delega in qualche modo definisce vi è il fatto - fatto curioso, forse per una forma di lapsus - che non ricorre mai nel provvedimento la parola «Repubblica». Si parla di norme generali dell'istruzione, si parla degli standard minimi
formativi, si parla dei rapporti tra istituzioni, ma guarda caso questo Governo non ha trovato pertinente inserire la parola «Repubblica» in un disegno di legge di riforma del sistema dell'istruzione. Ed è chiaro il perché: questa sparizione della parola «Repubblica» è strettamente connessa alla sparizione dell'obbligo scolastico. Un obbligo scolastico definito e sancito dalla nostra Costituzione, che questa legge abolisce attraverso una legge ordinaria: a nostro avviso, un altro vulnus di carattere costituzionale, che sarà sicuramente oggetto di impugnativa e che comunque rende ancora più impossibile e impensabile un percorso positivo in tempi brevi per questa legge.
Infine, vorrei richiamare la questione - già ricordata da molti colleghi - relativa all'anticipo delle iscrizioni, con quella vera e propria distruzione della scuola dell'infanzia, non solo da un punto di vista dei suoi principi pedagogici, ma anche da un punto di vista della filosofia didattica che la ispira (la scuola dell'infanzia come tempo pieno di apprendimento; come prima e più forte fonte di quella possibilità di mobilità sociale, di acquisizione di cultura e di competenze, che definiscono la nostra scuola come elemento di democrazia e di offerta di pari dignità di accesso al sapere, con tutto quello che ciò significa oggi in una società della conoscenza).
Dunque la questione della distruzione della scuola dell'infanzia, ma anche la questione della doppia canalizzazione, attraverso la costruzione di questo sistema parallelo che, nonostante le dichiarazioni di ministri, sottosegretari, relatrice e così via, di fatto (anche perché sono previsti cinque anni per i licei e quattro per gli istituti di formazione professionale) implica una gerarchizzazione, che si ispira a un vecchio modello di società, a un vecchio modello di formazione professionale.
È per questo che siamo contrari a tale sistema parallelo: non solo per ragioni di equità, di pari opportunità e di giustizia sociale, ma anche per ragioni connesse alla competitività del nostro paese, che ha bisogno di saperi tecnico-scientifici integrati, capaci di muoversi in rapidità con il tempo che cambia, e che ha bisogno di manodopera qualificata non solo per il tempo dell'oggi.
Dunque un disegno di legge che da una parte non vedrà la luce e che, dall'altra, devasta quello che c'è di buono nel nostro sistema di istruzione. Un disegno di legge che - come tutte le propagande, come tutte le clave, come tutti i manifesti usati nei confronti di quel fragile mondo che è la scuola - finirà per creare, come sta già facendo, caos, disorientamento, incertezza. Nessuno infatti sta più capendo quali leggi siano ancora in vigore, stante tutto l'attivismo di questo Governo e la sua voglia di abrogare tutto quello che è stato fatto dai Governi precedenti.
Per queste ragioni rivolgiamo al Governo e alla maggioranza un ultimo appello: fermiamoci ancora un momento! Il provvedimento dovrà comunque tornare al Senato, la vostra fretta vi ha portato a partorire gattini ciechi, questa legge è già inficiata nel suo percorso.
Dunque, riflettiamo, discutiamo, accogliamo quella richiesta di confronto che tante volte il ministro Moratti ha pronunciato, ma solo durante la discussione sulle linee generali, senza poi dar seguito a questa intenzione, accogliendo davvero alcune delle tante proposte emendative presentare dall'opposizione. Fermatevi, siete ancora in tempo (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bellillo. Ne ha facoltà.
KATIA BELLILLO. Presidente, colleghi, il provvedimento che ci accingiamo a discutere e, mi auguro, a non approvare ci crea serie preoccupazioni. E non solo a noi Comunisti italiani, ma ad ogni cittadino che si adoperi per la salvaguardia della democrazia in questo paese.
Il presente disegno di legge si aggiunge alle tante inquietudini che, purtroppo, questa destra al governo ha disseminato nell'equilibrio sociale. Vorrei cogliere l'occasione per sottolineare una serie di decisioni
che, in poco più di un anno e mezzo, sono state adottate da questa maggioranza; ciò al fine di evidenziare che non si tratta più di azioni riformiste, ma di un disegno controriformista che, di fatto, mira a salvaguardare soltanto la minoranza più ricca di questo paese, tagliando e smantellando le strutture sociali e, soprattutto, eliminando i diritti fondamentali per la stragrande maggioranza dei cittadini che, invece, rivendicano più diritti, in particolare di cittadinanza.
Dopo aver soddisfatto tutte le esigenze individuali in materia di giustizia, si stanno ora saldando tutte le fatture emesse in campagna elettorale, partendo dalla sanità e, soprattutto, dalla scuola.
Un programma, quello della maggioranza, che tuttavia trascura un piccolo aspetto, in quanto ignora - o, più francamente, se ne frega - la necessità di garantire diritti di cittadinanza, immolando il popolo italiano.
Dunque, questa controriforma - infatti, non si tratta di una riforma... Signor Presidente, questo microfono non funziona!
PRESIDENTE. Non conti sulle mie capacità di ripararlo!
KATIA BELLILLO. Non chiedevo tanto, ma sarebbe opportuno provvedere ad aggiustarlo. Dicevo che questo provvedimento non solo fa acqua da tutte le parti, ma ci siamo resi conto che non è nemmeno previsto il finanziamento necessario per attuare una controriforma che, pur essendo tale, ha comunque bisogno di risorse.
Quindi, non soltanto siamo chiamati a discutere di qualcosa che non ha neanche le risorse finanziarie necessarie per poter andare a regime ma, oltretutto, credo che si offendano, insieme alla dignità dei cittadini, i principi di uguaglianza e di democrazia che dovrebbero ispirare gli atti di qualsiasi Governo, di qualsiasi colore esso sia. In questi mesi abbiamo visto una grande partecipazione... signor Presidente, il microfono non funziona. Mi aiuti lei.
PRESIDENTE. Ha ragione, onorevole Bellillo. Non saprei cosa fare se non solidarizzare con lei.
KATIA BELLILLO. Signor Presidente, la ringrazio per la solidarietà. Prego i colleghi di avere la pazienza di ascoltarmi, nonostante il «malessere» che mi è dato dal microfono che non funziona.
Comunque, abbiamo visto la partecipazione dei cittadini, degli studenti, dei giovani, delle famiglie e degli insegnanti; ma, soprattutto, in Commissione, abbiamo ascoltato i consigli e, in particolar modo, il malessere che viene espresso da gran parte della nostra popolazione.
Noi Comunisti italiani, naturalmente insieme ad altri e indipendentemente.... signor Presidente, il microfono non funziona. In questo modo continuerò a parlare fino alla fine dei miei giorni.
PRESIDENTE. Noi le saremo vicini. Onorevole Bellillo, provi a cambiare microfono.
KATIA BELLILLO. Signor Presidente, sono sicura che se provassi a cambiare microfono sarebbe la stessa cosa. Non funziona.
PRESIDENTE. C'è un fenomeno di risonanza derivante dal fatto che molti colleghi, vicino a lei, telefonano, invece di stare ad ascoltare come faccio io, con rispetto non religioso ma laico.
KATIA BELLILLO. Nessuno sta telefonando. Signor Presidente, comunque ho tempo e finché non ho finito, parlerò.
Quindi, non l'abbiamo fatto soltanto nelle piazze, perché abbiamo cercato di parlare e di essere vicini alle esigenze e alla sensibilità degli studenti, degli insegnanti e dei cittadini. Abbiamo cercato di farlo anche in Commissione. Non c'è stata alcuna possibilità di confronto con i rappresentanti della maggioranza, per i quali questa legge, nonostante faccia acqua da tutte le parti, deve andare avanti. Deve andare avanti? E, allora, noi diciamo che basta leggerla, per rendersi conto delle
tante incongruenze della riforma Moratti e per capire dove, in realtà, la legge delega vada a parare.
Ebbene, prima di tutto, parliamo della scuola privata. Noi Comunisti italiani non siamo mai stati contrari, per principio, all'estendersi dell'insegnamento privato, però troviamo giusto che il potenziamento avvenga dopo aver soddisfatto le necessità della scuola pubblica, perché abbiamo un dovere fondamentale: quello di garantire una scuola laica, pluralista e pubblica per tutti e per tutte. In ogni caso, il prodotto finale, vale a dire la qualità della formazione e dell'istruzione, non preoccupa la scuola pubblica.
Il ministro Moratti, che ha già deciso di ridurre i fondi per la ricerca, indebolirà ogni progetto di crescita dell'istruzione pubblica in termini di strutture e di attrezzature, di formazione e di sviluppo. Nello stesso tempo, si pensa di risparmiare soldi con l'eliminazione delle componenti esterne all'esame di Stato, di fatto, favorendo ancora una volta le scuole private agevolando il superamento degli esami ai suoi iscritti e quindi dando credibilità al penoso recupero degli anni scolastici che prevedono lo svolgimento di programmi di cinque anni in uno.
Lo scempio prosegue con l'unificazione dei punteggi ottenuti con il servizio privato e pubblico, con la minaccia dell'abolizione del valore legale del titolo di studio, con l'immissione in ruolo dei docenti di religione, a beneficio dei quali si spalanca la strada del ruolo nelle scuole pubbliche anche per quelle discipline compatibili con il titolo di studio posseduto. Esso prosegue inoltre, con il passaggio alle regioni dell'istruzione professionale e la scelta tra liceo e percorso professionale in giovane età, con gli indirizzi specifici di collegamento con la realtà del lavoro che, oltre a distinguere tra una scuola di serie A ed una di serie B, porta all'addestramento specifico per rispondere alle esigenze momentanee dell'impresa, senza riguardo per la formazione umana dei giovani, vale a dire per il sapere, il saper fare, il saper essere, condannando il futuro lavoratore alla monocultura ed esponendolo al rischio di estraniarlo improvvisamente dalla realtà quotidiana quando il mercato dovesse ignorare la sua professionalità. Ancora, la riduzione delle cattedre e il conseguente licenziamento di un numero consistente di docenti, con i posti tagliati dell'organico ATA, la riduzione dei precari derivanti dall'allargamento a 24 ore settimanali dell'orario di servizio dei docenti in ruolo (anche se le sei ore in più sono facoltative), la diminuzione del 30 per cento dei finanziamenti per i corsi di istruzione e di formazione tecnica superiore. Ma alla base c'è soprattutto il declassamento qualitativo della scuola, l'annullamento motivazionale, la perdita della progettualità e dell'organizzazione che la legge sull'autonomia scolastica stava incentivando.
Pertanto, è necessario ricorrere ad una comunicazione più diretta con lo snellimento burocratico attraverso l'uso di un linguaggio chiaro che limiti il ricorso ad interpretazioni autentiche e a precedenti norme. Noi diciamo che occorre ripensare alle disposizioni in materia di flussi di cassa, con l'abolizione del decreto-legge che condiziona le operazioni di spesa, perché non siano di intralcio all'attività amministrativa della scuola per l'acquisto di materiali, la retribuzione del personale supplente e così via. L'autonomia richiede spazi per lo studio, spazi per il dibattito culturale, spazi sociali di aggregazione e, naturalmente, anche laboratori rispondenti alle necessità. Questo significa che l'edilizia scolastica resta un punto centrale, sia per rispettare la normativa sulla sicurezza della legge n. 626 del 1994, sia nella formulazione delle classi che occupano gli spazi messi a disposizione dall'ente pubblico.
Altro aspetto è la formazione del personale. Per i docenti, noi riteniamo che sia necessaria una preparazione disciplinare, pedagogica e universitaria all'insegnamento, con tirocinio presso le scuole, titolo universitario abilitante all'insegnamento e aggiornamento continuo. Per il personale ATA occorre l'aggiornamento permanente sulle nuove tecnologie, sulla qualità e sulla sicurezza. Voi con questa legge-delega, di
fatto, annullate tutte queste opportunità. C'è invece il proposito di sminuire l'immenso compito che generazioni di insegnanti hanno svolto per dare al paese un sistema culturale di riferimento. C'è la volontà di annichilire un'intera istituzione che con il progetto Berlinguer avrebbe dotato la nazione di un punto cardine per il consolidamento dei valori della cultura, dell'equità e della giustizia.
Noi Comunisti italiani ci batteremo presentando degli emendamenti specifici, affinché vi siano i fondi per l'edilizia scolastica, per garantire l'autonomia nelle scuole, per la gratuità dei libri di testo, per un trattamento economico degli insegnanti adeguato ai parametri europei, e cioè valorizzazione culturale, sociale ed economica della figura del docente. Chiediamo i fondi per la formazione del personale, con possibilità di detrazione dei costi di aggiornamento dalle tasse. Chiediamo un organico funzionale che consenta la flessibilità didattica e la realizzazione del piano dell'offerta formativa, indipendentemente dal numero degli alunni e dalla dimensione oraria del corso. Chiediamo risorse per sostenere i ragazzi in difficoltà, con percorsi integrati tra formazione ed istruzione. Vogliamo una scuola che dal diritto allo studio per tutti passi al diritto al successo scolastico per tutti. Vogliamo i fondi per l'integrazione dei portatori di handicap, superando il ruolo dell'insegnante di sostegno con docenti aventi competenze professionali specifiche maturate attraverso corsi di aggiornamento ad hoc, facendo delle tecniche acquisite il bagaglio professionale, utile all'esercizio della funzione docente.
Noi Comunisti italiani siamo consapevoli che qualsiasi cambiamento, qualsiasi riforma veramente seria debba essere accompagnata da risorse e da una discussione serena ed approfondita intorno ai processi del mutamento che deve essere svolta con tutti i soggetti interessati (docenti, studenti, operatori scolastici, educatori e genitori). Voi, invece, pensate a gestire la scuola come se fosse un'azienda della Brianza; così non funziona, questa delega è una vergogna perché offende la democrazia di questo paese, ma, soprattutto, questo Parlamento e la scuola italiana (Dalle tribune del pubblico si leva l'applauso di un visitatore e successivamente vengono esposti cartelli di contestazione al provvedimento in esame - Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).
ILARIO FLORESTA. Brava Bellillo!
PRESIDENTE. Questo è un modo di tradire l'ospitalità della Camera. Prego i commessi di far uscire dalla tribuna quanti hanno esposto cartelli (I commessi ottemperano all'invito del Presidente).
Nessun altro chiedendo di parlare sull'articolo 1 e sulle proposte emendative ad esso presentate, invito il relatore per la maggioranza ad esprimere il parere della Commissione.
ANGELA NAPOLI, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, il parere della Commissione è contrario a tutti gli emendamenti presentati all'articolo 1.
PRESIDENTE. Il Governo?
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore per la maggioranza.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Titti De Simone 1.12 e Sasso 1.66.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Presidente... Presidente... Presidente, ha sospeso la seduta?
PRESIDENTE. Non ho sospeso la seduta, la prego di intervenire. Mi pare che i colleghi abbiano una forma di agitazione psicomotoria che non dipende da me. Prego, onorevole Sasso.
ALBA SASSO. Signor Presidente, intervengo in merito alla nostra proposta emendativa di soppressione dell'articolo 1.
ALBA SASSO. Siamo contrari al principio della delega; lo abbiamo già affermato nel corso di diversi interventi, svolti nella giornata di ieri e di oggi, ed illustrato nella nostra questione pregiudiziale di costituzionalità che abbiamo presentato al provvedimento in esame.
Sia i principi generali sia i livelli essenziali delle prestazioni devono essere trattati in maniera precettiva, senza che vi siano deleghe al riguardo; ci sembra, inoltre, ancora più grave il fatto che anche i principi fondamentali che regolano la legislazione concorrente siano affidati ad una legge delega. In questo caso, si assiste ad un'autentica espropriazione delle competenze legislative regionali perché il provvedimento in esame stabilisce i principi del decreto delegato che deve regolare i principi della futura legislazione regionale.
I principi si definiscono con legge ordinaria, altrimenti vi è la violazione dell'articolo 76 della Costituzione.
Se poi a ciò aggiungiamo il fatto che pesa sul provvedimento in esame la contraddizione che lo stesso Governo ha generato con la presentazione del disegno di legge Bossi, la situazione ci sembra ancora più complessa e difficile. Gli esponenti della maggioranza, il ministro Moratti, ieri hanno replicato, affermando che il disegno di legge Bossi non è ancora operante e, quindi, non vi è incompatibilità. Anche dalle risposte fornite, ci sembra di capire che la contraddizione sul piano politico esiste ed è grandissima. Non credo siate in grado di definire quante delle norme previste dai decreti delegati siano destinate ad essere trasferite con la dizione: competenza legislativa esclusiva in materia di organizzazione e gestione scolastica. Si aprirà un conflitto istituzionale e la materia del contendere verterà su quali materie riguarderanno l'organizzazione scolastica vera e propria. Si tratterà, per quanto riguarda questa materia, di universalità degli accessi, di un sistema di reclutamento omogeneo su tutto il territorio nazionale (ieri sera abbiamo sentito parlare di potenziare nella scuola il reclutamento degli insegnanti maschi perché vi sono troppe insegnanti nella scuola), di un profilo culturale unitario del sistema su tutto il territorio nazionale?
Nell'espressione «organizzazione scolastica» possono rientrare gran parte delle disposizioni oggi regolate sotto la fattispecie di norme generali. Si sta aprendo un conflitto istituzionale su questo terreno e ve ne dovrete assumere la responsabilità.
Infine, vorrei esprimere alcune considerazioni sul comma 3 dell'articolo 1 e relativamente al piano finanziario che dovrebbe sostenere, come voi dite, le iniziative indicate dalla lettera a) fino alla lettera m). È una strana contraddizione: non vi è piano finanziario per queste iniziative, mentre vi sono tagli e risparmi per le suddette iniziative nella legge finanziaria. Voglio solo ricordare che nelle leggi finanziarie per il 2002 ed il 2003 sono stati tagliati i fondi per l'autonomia scolastica, per la legge n. 440 del 1997. Si è passati dai 258 milioni di euro del 2001, ai 237 milioni di euro del 2002, ai 214 milioni di euro del 2003 e ai 198 milioni di euro del 2004.
E non parlo poi dell'edilizia scolastica che dovrebbe essere sostenuta attraverso il piano finanziario, che non esiste, e rispetto alla quale sono stati «tagliati» i fondi nelle recenti leggi finanziarie.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.
ELETTRA DEIANA. Signor Presidente, se è possibile vorrei parlare. Noi proponiamo la soppressione dell'articolo 1 nella sua integrità, perché è un articolo che ben rappresenta ed esprime la logica complessiva di questo brutto disegno di legge di delega.
Si delinea nettamente, così come emerge dall'articolo 1, il profilo di una
controriforma organica; è una controriforma che investe singoli aspetti dell'attività scolastica ed educativa e principi di fondo di ordine costituzionale. La collega Grignaffini prima ha parlato di una legge manifesto che difficilmente potrà attuarsi; forse è così, perlomeno la si potrà attuare con grande difficoltà nel suo complesso.
Tuttavia, io credo che non possiamo sottovalutare, anzi dobbiamo contrastare fortemente, l'operazione politico-culturale ed ideologica, oltre che operativa, per quanto il Governo si darà da fare per renderlo operativo, che segna veramente il tentativo in atto di una restaurazione regressiva in vari modi. In primo luogo, la scuola viene consegnata nelle mani del ministro Tremonti, al quale credo che della scuola pubblica repubblicana importi assai poco. Questo è il senso del parere reso dalla Commissione bilancio che attribuisce al Governo la facoltà di adottare provvedimenti finanziari per «accompagnare» la delega. Questo è il primo punto.
Il secondo punto, che rende questa proposta di legge un'operazione di restaurazione nel tentativo evidente di togliere di mezzo sul piano non tanto culturale e politico, ma (lo vedremo poi) sul piano operativo, tutto ciò che nella scuola si è prodotto in termini di cittadinanza, libera, complessa, universale nel rispetto sempre più evidente e consapevole delle differenze. È la cittadinanza civile e sociale, in quell'intreccio che è costato tante lotte al movimento democratico, operaio e alla sinistra, senza il quale non ci sono cittadini, ma sudditi, oppure parti funzionali del mercato.
È questo il segno più radicalmente regressivo di questa proposta sulla scuola; è il ritorno ad un'idea di chi fruisce della scuola di sudditanza rispetto allo Stato e di soggetti disponibili ad essere merce del mercato.
È una restaurazione che vuole azzerare contenuti e punti qualificanti, ottenuti con un percorso complesso sul piano sociale e politico, attraverso il quale il mondo della scuola - gli studenti, gli insegnanti - ha cercato in qualche modo, spesso riuscendoci - penso per esempio alla grande esperienza della scuola elementare -, di colmare il gap sempre esistente fra Costituzione formale e Costituzione materiale e di avvicinare i principi alla realtà operativa.
Quindi, sosteniamo la soppressione dell'articolo 1 per vari motivi. Sul piano del metodo, la questione è pesantissima, perché si tratta di una delega ampia e illimitata che vuole dare mani libere per ogni operazione successiva, a partire da questo provvedimento, che è assolutamente indeterminato ed è ispirato alla logica della deregolamentazione (che ben si sposa con la logica della devoluzione). Soppressione, quindi, per il depotenziamento dei principi costituzionali, perché si fanno molte chiacchiere, anche nell'articolo 1: si fanno molti riferimenti - fastidiosissimi - alla Costituzione, ma la Costituzione non è un formulario buono per tutti i gusti e per tutte le stagioni, un insieme di formulette da utilizzare a proprio uso e consumo! La Costituzione del 1948 delinea un modello di relazioni sociali, di ambiti e ruoli dei soggetti preposti, di obblighi per lo Stato e le istituzioni pubbliche. La scuola occupa...
PRESIDENTE. Onorevole Deiana, la prego di concludere.
ELETTRA DEIANA. Ho ancora tempo, signor Presidente.
PRESIDENTE. No, onorevole Deiana.
ELETTRA DEIANA. Come no?
PRESIDENTE. Ha già parlato un minuto di più di quello che le spettava, onorevole.
ELETTRA DEIANA. Va bene, signor Presidente, concludo. In questo articolo 1 non si fa menzione di principi fondamentali, quale è l'obbligo scolastico - di cui la Costituzione fa carico alla Repubblica - e si introduce tutta una serie di formule vaghissime, aprendo quindi la strada ai contenuti oltremodo negativi degli articoli successivi.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Sasso 1.66 e Titti De Simone 1.12, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
MAURA COSSUTTA. Presidente!
PRESIDENTE. Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
MAURA COSSUTTA. Presidente, perché non controlla il tabellone?
PRESIDENTE. La prossima volta lo farò senz'altro.
(Presenti e Votanti 395
Maggioranza 198
Hanno votato sì 172
Hanno votato no 223).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 1.67, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente!
PRESIDENTE. Onorevole Capitelli, mi scusi, non l'avevo vista. Le darò la parola sull'emendamento successivo.
Onorevoli colleghi, ognuno voti per sé (Dai banchi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale una voce grida: «Signor Presidente, guardi anche di là!»). Sì, adesso guarderò anche di là, ma ho più facilità a guardare a destra...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 382
Votanti 365
Astenuti 17
Maggioranza 183
Hanno votato sì 158
Hanno votato no 207).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Capitelli 1.68.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, parlerò comunque anche dell'emendamento Grignaffini 1.67, perché credo sia importante illustrare questo emendamento, che è significativo: noi presentiamo emendamenti soppressivi, ma proponiamo anche alternative concrete.
Con questo emendamento, a firma di tutti i componenti della VII Commissione appartenenti al gruppo dei Democratici di Sinistra, non si ripropone tutto il contenuto della legge n. 30 del 2000, come in altri emendamenti complessivamente alternativi al testo del Governo; se ne riprende però l'impianto, il riferimento ai suoi principi fondamentali e, soprattutto, ai suoi fondamenti: una scuola laica, pluralista, centrata sui valori della persona, sul diritto all'educazione per tutta la vita, che si sostanzia nei valori dell'autonomia scolastica - che, con la modifica del titolo V della Costituzione, è stata costituzionalizzata - e del principio costituzionale di obbligo scolastico.
Quest'emendamento si adegua alle nuove disposizioni del titolo V della Costituzione ed introduce nuove norme maturate alla luce di un dibattito sociale e pedagogico mai esaurito, in particolare sul numero di anni di obbligo scolastico, sull'età della conclusione e dell'inizio del ciclo di studi.
L'emendamento al nostro esame va oltre la legge n. 30 del 2000 perché si ripropone un obbligo scolastico di dieci
anni, con l'ultimo anno della scuola dell'infanzia obbligatorio; una vera scuola, non centrata sui saperi formali, che propone soprattutto un vero ambiente di apprendimento e l'apprendimento di un sapere non formalizzato.
L'architettura di sistema è, in ogni caso, quella del ciclo unitario di base della scuola superiore articolata in un biennio modulare flessibile ed in un triennio con molti indirizzi. Scuola e formazione professionale sono due sistemi fortemente integrati.
Con quest'emendamento ci si preoccupa anche di dare compiutezza ad una proposta di formazione iniziale dei docenti che prevede per tutti i docenti, dopo la laurea triennale, la frequenza di corsi biennali di specializzazione presso l'università. Quindi, si tratta di un percorso differenziato ma di pari dignità e durata per tutti gli insegnanti degli ordini di scuola.
Riprenderemo i temi proposti da questo emendamento in fase di esame dell'articolo 7. Vorrei aggiungere che, contestualmente alle proposte riguardanti la formazione iniziale dei docenti, presentiamo proposte congiunte per nuove forme di reclutamento. D'altra parte, in tutti i paesi del mondo le procedure della formazione dei docenti vengono disciplinate congiuntamente con quelle di reclutamento. Riteniamo di avere proposte concrete, fattibili ed originali che forniscono una risposta al cosiddetto precariato.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Capitelli 1.68, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Onorevoli colleghi, ciascuno voti per sé (Commenti)! Ho delle segnalazioni! Nel caso in cui arrivino precise segnalazioni, ve lo dico. Mi dispiace per chi vota per due, ma non ve la prendete con me!
SERGIO SABATTINI. È solo un'ambasciata!
PRESIDENTE. Onorevole Loddo è sorvegliato!
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 374
Maggioranza 188
Hanno votato sì 175
Hanno votato no 199).
Prendo atto che l'onorevole Bimbi non è riuscita a votare e che avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Onorevoli colleghi, se posso, vorrei indire una serie di votazioni e concludere i lavori.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Colasio 1.61, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 372
Maggioranza 187
Hanno votato sì 177
Hanno votato no 195).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sasso 1.70, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Ognuno voti per sé!
È chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 374
Votanti 368
Astenuti 6
Maggioranza 185
Hanno votato sì 168
Hanno votato no 200).
Prendo atto che gli onorevoli Giovanni Bianchi e Nicotra non sono riusciti ad esprimere il loro voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Villetti 1.60 e Capitelli 1.69, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
ALBA SASSO. Presidente, avevo chiesto di parlare!
ANTONIO RUSCONI. Presidente, avevo chiesto anch'io di parlare!
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 370
Votanti 369
Astenuti 1
Maggioranza 185
Hanno votato sì 165
Hanno votato no 204).
Prendo atto, che gli onorevoli Nicotra e Bimbi non sono riusciti a votare e che quest'ultima avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Prendo altresì atto che gli onorevoli Rusconi e Sasso avevano chiesto di parlare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bimbi 1.62.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, mi dispiace, ma non si può lavorare, né in questo modo né con questo clima! Credo che non sia mai successo che una riforma della scuola venga trattata con tanto disinteresse in quest'aula. Siccome non abbiamo...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego...
PIERA CAPITELLI. Anche in Commissione si è svolto un dibattito molto concreto e civile ma che non ha esaurito le aspettative dell'opposizione in quanto il testo è stato presentato all'inizio fortemente blindato mentre le nostre proposte hanno la pretesa di essere migliorative del testo. Vi sono parti largamente alternative ma anche parti finalizzate ad una collaborazione reale tra maggioranza ed opposizione che ritengo fondamentale per un disegno di legge di tale portata.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi - darò poi la parola agli onorevoli Rusconi e Bimbi -, mancano ancora tredici votazioni, poi sospenderemo la seduta perché diversi onorevoli me lo chiedono.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rusconi. Ne ha facoltà.
ANTONIO RUSCONI. Signor Presidente, mi dispiace perché a nome del gruppo della Margherita avevamo consegnato mezz'ora prima dell'inizio della seduta l'elenco di tutti gli interventi relativi all'articolo 1 del provvedimento in esame. Pertanto, mi spiace che rispetto ad emendamenti con i quali si chiedeva al Governo di riflettere sul fatto che sarebbe necessaria nella scuola italiana una maggiore educazione tutto ciò sia passato nell'insignificanza, nel rumore, nell'intolleranza e anche in un atteggiamento che la scuola italiana non merita (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Desidero, inoltre, affermare che il gruppo della Margherita...
ANTONIO BOCCIA. Presidente!
PRESIDENTE. Che cosa c'è?
ANTONIO BOCCIA. Presidente, il sottosegretario Aprea è al telefono e non ascolta quanto viene detto.
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. So a memoria tutto e posso fare il suo intervento!
PRESIDENTE. Onorevole Rusconi, continui per cortesia.
ANTONIO RUSCONI. Presidente, già questa notte, proprio quando ho iniziato a parlare durante la discussione sulle linee generali del provvedimento, il ministro è uscito dall'aula per poi rientrarvi proprio quando ho concluso il mio intervento. Se oggi mi ascolta almeno il sottosegretario Aprea ne sarei lieto (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Il sottosegretario Aprea, presente oggi in aula, può essere criticato politicamente ma non certo per il rispetto del Parlamento perché è sempre qui in aula (Applausi).
Onorevole Rusconi, la prego, continui.
ANTONIO RUSCONI. Signor Presidente, volevo dichiarare che abbiamo votato a favore dell'emendamento Villetti 1.60 in quanto interpretiamo le istituzioni scolastiche come comprensive di tutte le scuole, statali e paritarie, che fanno parte del sistema nazionale pubblico.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, il mio emendamento 1.62 e l'emendamento Colasio 1.61 sono strettamente collegati e vogliono aiutare a fare una distinzione culturale, nella finalità del provvedimento, tra l'orizzonte dei valori e quelle che sono le finalità specifiche del disegno di legge. Non c'è dubbio che l'orizzonte sia la realizzazione e la valorizzazione di tutte le potenzialità della persona umana che, in qualche modo, sono prae lege.
Con il mio emendamento 1.62 noi vogliamo fare questo rilievo culturale per sostenere la pari rilevanza del riferimento ai due mondi vitali della famiglia e della scuola in cui si svolgono i processi formativi delle generazione più giovani. La famiglia e la scuola sono due comunità educative, l'una come contesto del legame sociale primario, l'altra deputata ad una parte ancora rilevante della socializzazione secondaria. Se partiamo da questo approccio, che è anche nella Costituzione, dobbiamo considerare la famiglia e la scuola, in base alle rispettive autonomie originarie di ordine morale e sociale, ambedue non subordinabili alla sfera statuale.
Per questo motivo l'emendamento in esame è volto a sostenere la funzione della scuola in quanto comunità educativa e in cui, non solo s'insegna ai giovani, ma anche da essi s'impara.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bimbi 1.62, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 369
Maggioranza 185
Hanno votato sì 172
Hanno votato no 197).
Prendo atto che l'onorevole Nicotra non è riuscito a esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 1.71, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 388
Votanti 382
Astenuti 6
Maggioranza 192
Hanno votato sì 169
Hanno votato no 213).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 1.72, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 377
Votanti 376
Astenuti 1
Maggioranza 189
Hanno votato sì 177
Hanno votato no 199).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Colasio 1.63.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rusconi. Ne ha facoltà.
Onorevoli colleghi, vi prego, un po' di rispetto. Prego, onorevole Rusconi.
ANTONIO RUSCONI. Signor Presidente, dovremmo ricordarci che probabilmente i resoconti dei lavori di questa seduta saranno letti domani in tante scuole e da tanti insegnanti per cui un richiamo anche ai titoli che si usano in quest'aula non sarebbe secondario (Commenti). In certi gruppi la classe si nota sempre.
In questo emendamento c'è la preoccupazione di evidenziare, prima possibile, dei percorsi educativi individuali che devono essere anticipati e di offrire sostegno alle famiglie spesso contrassegnate da problematiche e non sempre in grado di supportare le difficoltà del figlio.
Dobbiamo peraltro sottolineare che l'individuazione preliminare dei disturbi di apprendimento è fondamentale per un iter agevole del percorso scolastico di ogni alunno e che tali fenomeni richiedono attenzioni e risorse che non troviamo purtroppo né in questa legge né nella recente legge finanziaria.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Colasio 1.63, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 380
Maggioranza 191
Hanno votato sì 175
Hanno votato no 205).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 1.74, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 382
Maggioranza 192
Hanno votato sì 175
Hanno votato no 207).
Passiamo alle votazione dell'emendamento Carra 1.64.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rusconi. Ne ha facoltà.
ANTONIO RUSCONI. Signor Presidente, interverrò anche sull'emendamento Carra 1.65. A questo proposito, si devono ricordare le scelte da noi non condivise nella legge finanziaria che riguardano la revisione dei criteri per il riconoscimento delle condizioni di portatori di handicap e dei requisiti per la deroga in ordine all'assegnazione dei posti di sostegno. In un intervento ufficiale in Commissione l'onorevole sottosegretario Aprea ha dichiarato che le certificazioni in questione sono troppe. Ritengo personalmente, magari sbagliando, che il livello della qualità della vita di una comunità si misura dalla particolare attenzione verso i più deboli, verso quelli che, con un altro linguaggio,
definiremmo gli ultimi. Il successivo emendamento invita ad essere una comunità attenta ad interagire con la complessità della società moderna.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Carra 1.64, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 371
Votanti 370
Astenuti 1
Maggioranza 186
Hanno votato sì 167
Hanno votato no 203).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Carra 1.65.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, interveniamo su un punto molto delicato del provvedimento riguardante l'articolo 1.
PRESIDENTE. Mi scusi, siamo sull'emendamento Carra 1.65. Lei vuole parlare sul successivo?
TITTI DE SIMONE. No, Presidente, voglio parlare su questo perché riguarda un punto molto delicato dell'articolo 1. Noi siamo di fronte, con questa proposta di legge delega al Governo, ad una riforma della scuola che fornisce un quadro culturale del tutto ideologico. Abbiamo di fronte una sommatoria di istanze integraliste, nazionaliste e leghiste. Nessun riferimento in questo provvedimento alla pace, ai diritti umani, all'ambiente. Noi crediamo che questi siano dei punti dirimenti anche di una strategia, di un profilo di civiltà, di un profilo di spessore culturale, di cittadinanza che la scuola è chiamata ad avere soprattutto in società così complesse come la nostra. Quella dell'integrazione multietnica è una delle questioni strategiche. Io credo che su questo punto sarebbe opportuno far cadere quelle maschere dietro alle quali ancora questa maggioranza si nasconde. Cito le parole dell'onorevole Butti, che ieri sulla questione della scuola aperta ai temi di una multietnicità dice, candidamente, rivelando qual è il vero volto di questa riforma del ministro Moratti: i problemi di una società multietnica si risolvono in un modo: facendo assimilare ai figli degli immigrati i valori della cultura della nazione ospite.
Grazie, onorevole Butti, per averci chiarito ancora una volta il profilo razzista di questa riforma (Applausi polemici dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Carra 1.65, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 363
Votanti 362
Astenuti 1
Maggioranza 182
Hanno votato sì 165
Hanno votato no 197).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 386
Votanti 385
Astenuti 1
Maggioranza 193
Hanno votato sì 211
Hanno votato no 174).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Rizzo 1.01, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 375
Votanti 370
Astenuti 5
Maggioranza 186
Hanno votato sì 164
Hanno votato no 206).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Capitelli 1.02 , non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 382
Votanti 381
Astenuti 1
Maggioranza 191
Hanno votato sì 176
Hanno votato no 205).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Colasio 1.03, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 366
Maggioranza 184
Hanno votato sì 167
Hanno votato no 199).
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Villetti 1.04.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, il senso di questi articoli aggiuntivi è, in pratica, lo stesso contenuto negli emendamenti della Commissione bilancio. Noi prevediamo, cioè, che per ognuno degli interventi disciplinati in questa legge sia previsto uno stanziamento in bilancio. Crediamo che questo sia un elemento fondamentale perché altrimenti questa, come è stato già detto, non è una legge, è un manifesto, è una dichiarazione di intenti e in, realtà, non cambia la scuola se non per la riduzione dell'obbligo scolastico; non fa che ridurre la qualità e la portata anticipando la scuola dell'infanzia e la scuola elementare.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Villetti 1.04, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 367
Maggioranza 184
Hanno votato sì 161
Hanno votato no 206).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Sasso 1.05, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 369
Votanti 362
Astenuti 7
Maggioranza 182
Hanno votato sì 154
Hanno votato no 208).
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
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