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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso riferite (vedi l'allegato A - A.C. 1773 sezione 3).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
GIOVANNA BIANCHI CLERICI, Relatore. Signor Presidente, il Comitato dei nove, nella sua maggioranza relativa, ha ritenuto di confermare, sulle proposte emendative in esame, il parere che ora renderò all'Assemblea; si tratta, lo ripeto, di una maggioranza relativa che, tuttavia, mi permette di esprimere il parere in tutta tranquillità in quanto tra coloro che hanno un'opinione differente non vi è unità di visione, bensì posizioni differenti.
Data la delicatezza del problema, che investe opinioni molto personali, nonché le diverse sensibilità, inviterei i presentatori di tutte le proposte emendative riferite all'articolo 1 al ritiro delle medesime...
PRESIDENTE. Onorevole Bianchi Clerici, la devo interrompere perché ho necessità di consultarmi su un aspetto procedurale. È stato infatti presentato dalla Commissione un ulteriore emendamento sul quale lei mi dice non esserci unanimità e, quindi, devo sapere se i gruppi rinuncino alla presentazione di subemendamenti. Se così non fosse, dovrei infatti stabilire i termini entro cui presentarli.
GIOVANNA BIANCHI CLERICI, Relatore. Signor Presidente, penso che non ci siamo compresi. Stavo dicendo che la Commissione formula un invito al ritiro su tutte le proposte emendative presentate all'articolo 1, altrimenti il parere è contrario. Unica eccezione è l'emendamento 1.11 della Commissione, sul quale il Comitato dei nove ha ritenuto di esprimere un parere unanime, dato che si tratta di un emendamento formale al testo approvato dalla Commissione stessa. Non vi è stata pertanto alcuna opposizione e non so se vi sia necessità di fissare i termini per presentare i subemendamenti. Raccomando quindi l'approvazione dell'emendamento 1.11 della Commissione.
PRESIDENTE. Onorevole Bianchi Clerici, lei capisce che ciò può essere possibile solamente se i gruppi mi dicono che non vi è intenzione di presentare subemendamenti, altrimenti un termine entro cui presentarli devo fissarlo.
RENZO INNOCENTI. Presidente, questo termine è necessario!
PRESIDENTE. Come vede, onorevole Bianchi Clerici, vi è un gruppo che richiede la fissazione di un termine per la presentazione dei subemendamenti. Posso stabilire, al limite, se non vi sono esagerate obiezioni, un termine breve: penso, infatti, che le ore 12 possano rappresentare un limite congruo. Il termine per presentare i subemendamenti è quindi stabilito per le ore 12.
Si può comunque proseguire nell'esame del provvedimento, in quanto l'emendamento in questione non deve essere esaminato immediatamente.
Ricordo che il relatore ha formulato un invito al ritiro su tutte le proposte emendative presentate all'articolo 1, altrimenti il parere è contrario. Fa eccezione l'emendamento 1.11 della Commissione del quale il relatore raccomanda l'approvazione.
Il Governo?
STEFANO CALDORO, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme a quello del relatore, esprimendo parere favorevole sull'emendamento 1.11 della Commissione.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Brusco 1.1.
Prendo atto che il presentatore non accetta l'invito al ritiro formulato dal relatore.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grignaffini. Ne ha facoltà.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, sarei voluta intervenire sull'articolo 1 e sul complesso degli emendamenti...
PRESIDENTE. Onorevole Grignaffini, il parere sulle proposte emendative è stato già espresso ed ora siamo all'esame dell'emendamento Brusco 1.1. Non si possono più svolgere interventi sull'articolo 1 e sul complesso degli emendamenti: avrebbe dovuto chiedere la parola in precedenza.
Se vuole, può parlare per dichiarazione di voto.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Sì, signor Presidente, vorrei solo richiamare l'attenzione dell'Assemblea sul fatto che ci troviamo di fronte ad un provvedimento che ha determinato posizioni contrastanti sia all'interno della maggioranza sia all'interno dell'opposizione. Si tratta, infatti, di un provvedimento che, in qualche, modo configura un conflitto tra diritti legittimi, che hanno tutti una loro peculiarità, a cui poter dare soluzioni positive, ma che nello stesso tempo non possono essere generalizzabili e riconducibili a criteri unitari.
Infatti, con riferimento a questo provvedimento, ciò di cui stiamo discutendo non è tanto la questione astratta del numero programmato previsto in molte università, bensì semplicemente quella della condizione di quegli studenti che, avendo ricevuto la sospensiva da parte dei TAR rispetto alla loro iscrizione a questi corsi programmati, non hanno potuto,
proprio a partire da questa sospensiva, sostenere determinati esami e frequentare tradizionalmente i corsi.
Pertanto, considerato anche che il Parlamento nel corso degli anni ha già affrontato questa tematica (l'ultima volta esattamente due anni fa), ci troviamo di fronte ad un problema di disparità con chi ha già ottenuto la regolarizzazione dei corsi e degli esami sostenuti; si verrebbe oggi a configurare un conflitto tra diritti, con riferimento a quegli studenti che, invece, non sono stati messi nella condizione di avere gli identici diritti.
Ho sottolineato semplicemente questi elementi di principio per dire che ci troviamo davvero di fronte ad un provvedimento che in qualche modo fa appello - al di là di posizioni politiche di valutazione circa la necessità di intervenire con provvedimenti legislativi su queste materie - alla coscienza ed alla sensibilità di ciascun deputato. È ovvio, infatti, che qualunque soluzione finiremo per adottare, da qualche parte vi sarà qualcuno che subirà qualche piccola lesione ai propri diritti. È, dunque, un punto delicato su cui sarebbe bene non intervenire con valutazioni di carattere troppo demagogico e la cui delicatezza - come ricordavo prima - affido alla sensibilità dei colleghi.
Il mio intervento, ovviamente, è già messo in discussione dall'emendamento Brusco 1.1 che sta per essere posto in votazione, il quale già configura un principio che mette in discussione questi diritti. Infatti, nella sua formulazione, tale emendamento si muove in una logica che potremmo definire di sanatoria integrale di tutti gli esiti e di tutti gli effetti per gli studenti ricorrenti. È una valutazione che rimetto all'Assemblea e su cui ovviamente poi anche altri colleghi credo dovranno intervenire.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guido Giuseppe Rossi. Ne ha facoltà.
GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, il testo che l'Assemblea è chiamata a discutere interviene in una materia quanto mai delicata che coinvolge studenti e famiglie quale l'iscrizione a corsi universitari ad accesso limitato. L'applicazione della normativa che aveva individuato tali corsi ha suscitato nel corso degli anni un ampio contenzioso amministrativo che ha provocato una serie di interventi legislativi di regolarizzazione delle iscrizioni per gli studenti ammessi con riserva grazie all'ordinanza di sospensione dei TAR.
È poi intervenuta una pronuncia della Corte costituzionale che, con sentenza, ha sottolineato come l'intera materia necessiti di un'organica sistemazione legislativa finora sempre mancata. Nonostante l'intervento regolatore della legge n. 264 del 1999, avvenuto a seguito della sentenza costituzionale sopracitata con la quale si è disciplinato compiutamente l'accesso ai corsi universitari, anche quest'anno ci troviamo di fronte alla presentazione di proposte volte ad un'ulteriore sanatoria.
Vogliamo preliminarmente sottolineare come al centro di tale discussione vi sia il futuro di migliaia di giovani. È evidente, quindi, che un uso distorto della legge, che non dia certezza nell'interpretazione ed applicazione, è certamente il modo peggiore con cui il Parlamento può svolgere il proprio compito. Indubbiamente, il problema degli iscritti con riserva è reale.
Tuttavia, quest'ulteriore sanatoria costituirebbe una risposta sbagliata a tale situazione che coinvolge non solo gli studenti iscritti con riserva, ma tutto il mondo universitario. Va sottolineato come le sentenze del Consiglio di Stato, in mancanza di un intervento legislativo, determinino l'annullamento fin dall'inizio dell'iscrizione effettuata con riserva, compromettendo anche quel nucleo minimo di diritti che il testo approvato dalla Commissione mira ad assicurare.
Aggravare la situazione degli atenei permettendo l'iscrizione di un numero di studenti superiore a quello programmato, significherebbe mettere in discussione la qualità della formazione universitaria. I corsi di laurea, per raggiungere gli scopi loro prefissati, necessitano del rispetto della programmazione dei posti disponibili
determinati anche in relazione alle strutture didattiche e cliniche del personale docente e tecnico.
Vi è, inoltre, da considerare come la regolarizzazione determini una situazione di evidente disparità di trattamento tra gli studenti che hanno presentato ricorso al TAR e coloro i quali, invece, non hanno presentato tale ricorso. Questi ultimi, infatti, oltre a non poter usufruire della regolarizzazione per non aver presentato il suddetto ricorso, possono subire l'ulteriore ingiustizia di vedere riconosciuta la regolare iscrizione a coloro che non sono i primi esclusi in ordine di graduatoria.
L'esigenza espressa dai presentatori degli emendamenti è quella di non pregiudicare la aspettative e, soprattutto, il percorso formativo svolto dagli studenti cui è stato consentito, a seguito della sospensiva del TAR, di iscriversi all'università. Tuttavia, tale esigenza non deve pregiudicare né diminuire la qualità dell'offerta degli atenei o, peggio, determinare trattamenti diseguali tra studenti.
Riconoscere alcuni diritti agli studenti che hanno frequentato corsi universitari ad accesso limitato in forza delle sentenze sospensive, è certamente positivo ed auspicabile nella misura in cui tale riconoscimento non leda i diritti degli altri studenti di vedere rispettata la normativa con garanzie di certezza di interpretazioni o applicazioni e di poter fruire di un servizio universitario capace di assicurare standard formativi di preparazione e professionalità elevati e competitivi anche a livello dell'Unione europea. In tale senso accogliamo favorevolmente la previsione della possibilità di iscrizione ai corsi di laurea non ad accesso limitato vedendo riconosciuti i crediti formativi eventualmente maturati, nonché il riconoscimento di diritti quali le provvidenze per il diritto allo studio o il ritardo della ferma di leva.
Per tali motivi - e concludo - la Lega nord Padania esprime la propria posizione contraria agli emendamenti presentati e voterà a favore del testo approvato dalla Commissione in quanto teso a salvaguardare un nucleo minimo di diritti che, ricordiamo, le sentenze del Consiglio di Stato, avverse agli studenti ed aventi come risultato l'annullamento totale dell'iscrizione, pregiudicherebbero del tutto (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acquarone. Ne ha facoltà.
LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, dichiaro la mia netta contrarietà agli emendamenti presentati. Tale netta contrarietà deriva dal fatto che la questione è stata discussa in quest'aula almeno quattro volte ed ogni volta si è detto che sarebbe stata l'ultima. Però giravano, come avvoltoi, avvocati amministrativisti da quattro soldi che invitavano gli studenti a presentare comunque ricorso dopo che il Parlamento aveva detto che sarebbe stata l'ultima volta (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania)! Qualche TAR ha accolto tali ricorsi, il Consiglio di Stato li ha sempre respinti.
Dobbiamo essere seri e rispettare le leggi che abbiamo fatto. Avevamo fatto una sanatoria perché, effettivamente, l'organica riforma del 1999 era intervenuta con ritardo, dopo di che si era detto: basta. Non ci rendiamo conto che oberiamo le università, nelle facoltà ad accesso limitato, di servizi che non sono in grado di fornire? È pensabile che una facoltà di odontostomatologia possa seguire 100 studenti se ha 40 poltrone e non di più? Lo stesso vale per una facoltà di medicina. Nella facoltà di giurisprudenza, in cui insegno da tanti anni, tale problema non si pone.
Soprattutto, vi è una gravissima disparità di trattamento tra lo studente perbene, che rispetta le leggi dello Stato e non ha fatto ricorsi, e quelli che hanno cercato di violare le leggi dello Stato presentando ricorsi che si sapevano, a priori, destinati al fallimento, come è successo quando il Consiglio di Stato ha rigettato tutte le ordinanze sospensive emesse dai TAR (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).
Per tali ragioni, cioè per ragioni di coerenza e di dignità di questo Parlamento, preannuncio che esprimerò un voto contrario su tutti gli emendamenti, anche se, a dire il vero, trovo che sia già un grosso regalo quello fatto dalla Commissione, ma comunque al regalo possiamo anche starci (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Vorrei ricordare ai colleghi che siamo in sede di dichiarazione di voto sull'emendamento Brusco 1.1. Pertanto la durata degli interventi deve essere contenuta nei 5 minuti (e non 15) di tempo a disposizione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Vorrei in primo luogo esprimere la mia soddisfazione perché dopo un anno tribolato di discussione in VII Commissione siamo finalmente giunti all'esame di questo provvedimento da parte dell'Assemblea. Stiamo parlando del destino formativo e di studio di circa un migliaio di studenti, i quali appunto si sono trovati a vivere una situazione di disparità di trattamento circa l'applicazione delle sospensive dei TAR, che riguardavano la preclusione all'iscrizione a corsi di laurea a numero chiuso. Tali disparità hanno effettivamente creato una condizione di ingiustizia, da ateneo ad ateneo, che oggi il nostro Parlamento è chiamato a risolvere in modo definitivo. Le iscrizioni con riserva che sono state ammesse dagli atenei dopo le ordinanze di sospensiva dei TAR e prima della sentenza del Consiglio di Stato hanno riguardato soprattutto alcune grosse aree metropolitane, in particolare Roma, Napoli e Padova. Si tratta di sospensive che sono state motivate sulla base di analisi molto precise e concrete sui criteri selettivi con i quali sono stati accolti o respinti questi studenti nelle prove di ammissione alle facoltà a numero chiuso. Questi casi nazionali sono «rimbalzati» anche sulle cronache ed hanno evidenziato tutta l'ambiguità e la poca trasparenza dei criteri con i quali le norme attuali dello Stato determinano l'ammissione degli studenti nelle facoltà a numero chiuso.
Questa ambiguità ha creato in questi anni difformità interpretative da parte degli atenei ed un lungo contenzioso amministrativo su questa materia, che ha già prodotto una regolarizzazione da parte del Parlamento delle iscrizioni ammesse con riserva dagli atenei nel 1999 e successivamente, appunto nel 2001.
Oggi la Camera è chiamata a legiferare per restituire certezza di diritto a queste migliaia di ragazzi, che l'hanno perso non per una loro responsabilità precisa, ma per una difformità di atteggiamento dimostrata dagli atenei nell'applicazione delle sospensive dei TAR. Ritengo abbastanza importante sottolineare che in questo caso gli atenei hanno tenuto atteggiamenti molto differenti tra loro. L'Università Federico II di Napoli, in particolare, nonostante gli studenti interessati avessero ottenuto un'ordinanza di sospensiva nel mese di dicembre del 2000, ha ostacolato la loro iscrizione facendola slittare al mese di luglio dell'anno successivo. Quando è arrivata la sentenza del TAR, praticamente alla fine di settembre, tali studenti si trovavano nella condizione di non poter sostenere alcun esame né di poter frequentare alcun corso di lezioni. All'Università di Chieti e di Bologna gli studenti iscritti con riserva a tutt'oggi continuano a frequentare le lezioni e a sostenere gli esami. Gli studenti dell'Università di Perugia hanno ricevuto la lettera di espulsione pochi giorni dopo essere stati iscritti al terzo anno e dopo aver pagato la retta universitaria. Gli studenti di Padova e solo i ricorrenti della facoltà di medicina e chirurgia dell'Università La Sapienza di Roma hanno beneficiato di una delibera del senato accademico che li vede completamente riabilitati al corso di laurea.
Insomma, onorevoli colleghi e colleghe, mi sembra evidente che ci troviamo di fronte ad una situazione di disparità profonda, che è stata determinata da una difformità di atteggiamento e di interpretazione da parte dei singoli atenei dell'applicazione delle sospensive dei TAR.
Oggi, il Parlamento è chiamato ad un atto di responsabilità per evitare che questa difformità ricada sul destino formativo e sul percorso di studio perseguito spesso con successo, visto che questi studenti poi sono stati ammessi con riserva. Dunque, si tratta di un percorso formativo che non può essere troncato e bloccato a causa di un atteggiamento, a mio avviso irresponsabile, perseguito dagli atenei italiani circa le sospensive dei TAR.
Per queste ragioni, intendo sottoscrivere l'emendamento Brusco 1.1, in quanto ritengo che questo emendamento vada proprio nella direzione di fornire una giusta soluzione a queste situazioni di irregolarità e di disparità, in particolare a favore di tutti coloro che sono stati beneficiati dalle sospensive dei TAR, al fine di chiudere una vicenda senza aggiungere ingiustizia ad una situazione già ingiusta, determinata da un atteggiamento irresponsabile degli atenei.
Per tali motivi, preannuncio il voto favorevole del mio gruppo sull'emendamento Brusco 1.1.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ranieli. Ne ha facoltà.
MICHELE RANIELI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, intervengo per esplicitare la posizione del mio gruppo, ma anche per ribadire l'esistenza di un problema che, fino all'anno accademico 2001-2002, è sempre esistito.
Il Parlamento non può dimenticare: i fatti accaduti a Palermo che, a suo tempo, indussero il ministro a sospendere e quindi a differire lo svolgimento delle prove; i fatti avvenuti a Torino dove, a seguito di un'errata correzione dei compiti, sono state pubblicate due graduatorie distinte; i fatti accaduti all'università La Sapienza di Roma; le interpretazioni della Corte costituzionale; la promulgazione della legge n. 264 del 1999. Nonostante l'approvazione di quest'ultima legge, il Consiglio di Stato, successivamente all'anno 2000, ha dovuto prendere atto che l'applicazione di questa norma sarebbe valsa per studenti iscritti all'anno accademico 2001-2002.
Anche nell'anno accademico 2001-2002, dopo aver sanato tutto il pregresso, alcuni TAR hanno concesso la sospensiva per alcuni studenti ricorrenti, in quanto la nuova normativa non era ancora di facile applicazione. Mi stupisce che, in questa Camera, un noto professionista e un esemplare ed autorevole parlamentare possa parlare di avvocati da quattro soldi e senza scrupoli. A mio avviso si tratta di valenti avvocati, anche se ci possono essere mele marce in ogni angolo e in ogni categoria della società. Se, guarda caso, quei TAR hanno accolto la sospensiva per oltre un migliaio di studenti ricorrenti, allora vi sono anche TAR senza scrupoli e costituiti da personaggi da quattro soldi!
Non concepisco e non posso apprezzare tutto ciò e ritengo di dover sottolineare con indignazione a tutto il Parlamento questi atteggiamenti, che certamente non possono consentire di mortificare categorie e professionisti che hanno svolto il proprio lavoro con profitto, tant'è vero che numerosi TAR hanno concesso la sospensiva.
Ebbene, oggi ci troviamo qui, dopo le varie vicissitudini che l'esame di questo provvedimento ha comportato in Commissione e dopo aver assistito alla continua manifestazione di posizioni diverse da parte dei rappresentanti dei gruppi, di tutti gruppi, da Alleanza nazionale, a Forza Italia, all'UDC, a tutti i rappresentanti delle sinistre. Comunque, è stata presentata una miriade di proposte e di emendamenti, tendenti a sanare la situazione, per consentire la regolarizzazione della posizione degli studenti che, dopo aver ottenuto una legittima sospensiva, erano stati iscritti con riserva presso i vari atenei.
Alcuni atenei hanno ottemperato con urgenza all'ordinanza, iscrivendo con riserva centinaia di giovani, ai quali è stato consentito di sostenere uno, otto, nove, quattordici esami. Altri atenei, invece, vista la cosiddetta autonomia, hanno ritardato l'iscrizione con riserva. Mi riferisco
all'università Federico II di Napoli, che ha iscritto gli studenti con riserva soltanto il 31 luglio, con sei mesi di ritardo; addirittura, la prima università di Napoli ha iscritto gli studenti con riserva soltanto nell'anno accademico 2002-2003. Allora, non si può chiedere a coloro che sono stati iscritti con riserva nell'anno accademico 2002-2003 di aver sostenuto almeno uno o due esami: se l'iscrizione è avvenuta soltanto nel gennaio 2003, in venti giorni non è possibile sostenere alcun esame.
PRESIDENTE. Onorevole Ranieli, la invito a concludere.
MICHELE RANIELI. Signor Presidente, concludo, ma mi sia consentito un altro minuto.
Non posso condividere gli articoli approvati in Commissione, frutto di un compromesso che, comunque, non risolve il problema di nessuno e che manda allo sbaraglio centinaia di famiglie e centinaia di giovani che hanno sostenuto svariati esami e che, invece, devono optare per l'iscrizione ad altro percorso formativo. Tutto questo viola la Costituzione. Tutto questo significa impedire il diritto allo studio a chi ha voluto frequentare l'università, studiare e sostenere gli esami. Un Parlamento non può consentire tutto questo.
Pertanto, auspico che il Parlamento, al di là degli schieramenti, esprima un voto di coscienza, un voto di libertà, un voto di autonomia che consenta di approvare l'emendamento 1.1, predisposto dall'onorevole Brusco, al quale mi permetto di apporre la mia firma. Questo è un emendamento che, se approvato, risolverà i problemi di alcune centinaia di giovani, rendendo giustizia e mantenendo il principio del diritto allo studio, che è sacro ed inviolabile ed è sancito nella Costituzione italiana (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
PRESIDENTE. Onorevole Ranieli, ha utilizzato il suo minuto aggiuntivo con gli interessi. Ma ormai, cosa fatta capo ha.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Butti. Ne ha facoltà.
ALESSIO BUTTI. Signor Presidente, a noi appare un po' esagerato fare ricorso ad una questione di coscienza per il provvedimento che stiamo per approvare questa mattina. Comunque, occorre fare un po' di chiarezza. L'accesso programmato ai corsi universitari - e stiamo parlando dei test - rispetta un principio sacrosanto nel quale tutti, maggioranza ed opposizione, ci siamo riconosciuti, vale a dire quello dell'autonomia delle università.
Signor Presidente, per una questione di regole e, quindi, di trasparenza, chi partecipa ai test sa, prima di parteciparvi, che potrà essere ammesso o meno; quindi, la questione è estremamente trasparente. La norma è chiara per tutti gli studenti, vale a dire per quelli che sono ammessi, per quelli che non sono ammessi e ricorrono - che certamente non sono i più belli e i più furbi - e per quelli che non sono ammessi.
Il testo della Commissione, al quale la Commissione stessa ha lavorato per diversi mesi, grazie anche alla pazienza del relatore, media le posizioni assolutamente trasversali manifestatesi in tutti i gruppi, perché non ci sono gruppi compatti e granitici su questo provvedimento che non ha una valenza politica straordinaria. Ma, certamente, il testo sintetizza le posizioni di chi è contrario ad ogni sanatoria, per rispetto delle regole, le posizioni di chi è favorevole ad ogni sanatoria e la posizione di chi, come ha ricordato giustamente l'onorevole Acquarone, è stufo di discutere ogni anno di questioni che riguardano poche centinaia di studenti, in barba alle regole.
Quindi la questione non è politica, ma di principio. Come ha detto giustamente il relatore, in tutti i gruppi ci sono posizioni diversificate, quindi non è una questione di maggioranza o di minoranza. Pertanto, vista la limitata importanza della materia, non ne facciamo una questione di vita o di morte.
D'altra parte, in Commissione cultura il gruppo di Alleanza nazionale, anche nella
precedente legislatura, ha sostenuto coerentemente una posizione non favorevole alle sanatorie. Quindi, dichiariamo il voto contrario a questo emendamento e a quelli che seguiranno (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bellillo. Ne ha facoltà.
KATIA BELLILLO. Signor Presidente, vorrei tentare di rispondere al collega Acquarone che, purtroppo, non vedo e credo che non abbia neppure ascoltato l'intervento...
PRESIDENTE. È presente in aula.
KATIA BELLILLO. Volevo parlare con l'onorevole Acquarone, collega che stimo e rispetto moltissimo, per cercare di farlo riflettere su un punto. Non credo ci siano studenti onesti e studenti disonesti. Ci sono, sì, persone disoneste che, magari, invece di pagare le tasse, portano i loro soldi all'estero e persone che pagano giustamente le tasse. In questo caso, ci sono degli studenti che sono incappati in leggi che purtroppo non possono essere rispettate. Certamente, le leggi devono essere rispettate, ma per esserlo le leggi devono essere scritte bene, non devono creare confusione. Noi ci troviamo, veramente, di fronte alla coda, perché è veramente la coda, non c'è altro. In ogni caso, ci troviamo di fronte ad una serie di leggi che sono pasticciate e che hanno creato in realtà grandi ingiustizie: si tratta semplicemente di una questione di giustizia.
In Commissione abbiamo cercato assieme ai colleghi, in modo trasversale, di intervenire, perché ha ragione il collega Pepe quando dice che non è una questione politica. Poi per me c'è anche una questione politica perché, anche se in Italia è proibito il numero chiuso alla facoltà universitarie, queste facoltà sono estremamente particolari e molto appassionanti in ogni senso, visto che sono settori in cui si mettono in movimento interessi corposi. In ogni caso, cari colleghi, qui abbiano delle leggi che in sostanza permettono il numero chiuso.
Abbiamo cercato in Commissione di far chiarezza su queste leggi, a partire dalla legge n. 341 del 1990, che aveva attribuito al Ministero dell'università e della ricerca scientifica il potere di definire, su parere del consiglio universitario nazionale, i criteri generali per la regolamentazione dell'accesso alle scuole di specializzazione e ai corsi per i quali sia prevista una limitazione delle iscrizioni. Questa disciplina era stata poi modificata attraverso un intervento di regolamentazione degli accessi a tutti i corsi universitari con un atto che contenesse anche l'individuazione dei corsi a numero limitato in attuazione del regolamento che era stato appositamente emanato.
Voglio sottolineare come il regolamento abbia, di fatto, eliminato quegli equivoci che erano insorti in tale materia. Oggi le facoltà universitarie hanno definito l'accesso limitato, ma non hanno stabilito chiaramente i criteri, così come era previsto dal regolamento. L'onorevole Titti De Simone ci ha spiegato quante ingiustizie, quante difformità hanno dovuto subire studenti che, magari, pur avendo conseguito un punteggio superiore, non sono stati iscritti, mentre altri con un punteggio inferiore, ottenuto in altra facoltà, lo sono stati. In questo caso, si tratta, veramente, di una palese ingiustizia che dobbiamo assolutamente cercare di sanare; proprio per questo motivo sono intervenuta per dichiarazione di voto sull'emendamento Brusco 1.1, ma ci tengo a sottolineare che ho presentato, insieme alla collega Maura Cossutta, l'emendamento successivo che è praticamente uguale a quello in esame.
Bisogna assolutamente modificare la proposta elaborata in Commissione perché, se il Parlamento l'approvasse nell'attuale testo, continueremmo a ripetere un'ingiustizia veramente insopportabile. È necessario rivedere le normative per garantire il diritto di studio a tutti gli studenti e per dare la possibilità ad ognuno di essi di decidere liberamente le facoltà universitarie che intendono frequentare.
Infatti, signor Presidente, la selezione non può essere preventiva, ma dovrà verificarsi nel momento in cui gli studenti si cimenteranno con i corsi di studi (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, certamente questo emendamento - su cui chiedo di poter apporre la mia firma - non pone un caso di coscienza, ma rappresenta, sicuramente, un atto di giustizia sostanziale. Il problema dell'università e dell'accesso ad essa è molto complesso: io ho molti dubbi sullo stesso numero chiuso. Infatti, dovrebbe essere la durezza degli studi a operare la selezione ed a bloccare la strada a chi non è capace. Sappiamo bene, però, che nelle università vi sono enormi disfunzioni non attribuibili agli studenti ma, spesso, al corpo docente, su cui occorrerebbe riflettere molto. Agli studenti che hanno tentato pervicacemente di inserirsi nel corso di studi prescelto noi non possiamo dire «no», ma dobbiamo rispondere affermativamente perché bisogna rispettare la libertà di scelta e dare tranquillità a questi giovani e alle loro famiglie.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Parodi. Ne ha facoltà.
EOLO GIOVANNI PARODI. Signor Presidente, sono d'accordo, non facciamone un problema di giustizia, di ingiustizia, di onesti, di disonesti. Credo, infatti, che abbiano ragione sia l'onorevole Acquarone sia l'onorevole Bellillo perché fino ad oggi non abbiamo mai dato delle regole precise. Quindi, non avendo dato delle regole precise, tutti gli anni ci troviamo a dover condonare. L'ordine dei medici, ad esempio, vede 329 mila medici iscritti, ed inoltre, nelle varie facoltà, vi sono 54 mila studenti fuori corso; l'ordine di Roma vede 38 mila iscritti e, per legge, le assemblee debbono svolgersi in un locale che possa contenere tutti (verranno svolte all'Olimpico). Tenete conto che è l'offerta ad aumentare la spesa e non la domanda. Questo è il primo paese nel mondo dove il numero dei medici ha superato quello degli infermieri. A tal proposito, desidererei che gli infermieri non fossero più chiamati paramedici, perché allora sarebbe come chiamare «paraprete» un sagrestano. Sono infermieri ed è giusto definirli con il loro titolo.
Mi auguro che il Parlamento chiuda questa vicenda, definendo regole precise perché stiamo mandando allo sbaraglio i giovani; stiamo uccidendo e sgretolando il patrimonio culturale della nostra Italia (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Brusco. Ne ha facoltà.
FRANCESCO BRUSCO. Signor Presidente, condivido e sottoscrivo le argomentazioni dei colleghi De Simone, Ranieli e Bellillo. L'emendamento che ho presentato è analogo agli emendamenti Ranieli 1.3 (del gruppo dell'UDC), Bellillo 1.2 e Titti de Simone 1.4; assorbe, infatti, le suddette proposte emendative perché vi rientrerebbero anche quegli studenti a cui le università non hanno concesso l'iscrizione neppure con riserva. Non condivido certo le argomentazioni del collega Butti, al quale vorrei sommessamente far notare che alcune università hanno ammesso, a gioco iniziato e terminato, gli studenti, senza attendere l'approvazione del provvedimento in esame sul quale - mi auguro - verrà espresso un voto positivo.
Credo che con il suddetto provvedimento (mi auguro, lo ripeto, che sul medesimo il voto sia positivo) potremmo anche fare giustizia nei confronti di qualche università che, certamente, a proposito delle selezioni, ha lasciato molto a desiderare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Martella. Ne ha facoltà.
ANDREA MARTELLA. Signor Presidente, interverrò per un minuto sulla questione, ma successivamente, nel corso dei successivi emendamenti, mi riserverò di intervenire più compiutamente. Si tratta, come è stato rilevato, di una questione difficile e controversa in merito alla quale la Commissione non ha saputo trovare una posizione unitaria e non è stato possibile procedere in sede legislativa.
Per quanto riguarda il suddetto emendamento, non esprimeremo un voto favorevole.
Vorremmo rifarci, per quanto riguarda questa materia, ai principi e ai criteri adottati dalla legge n. 133 del 2001 che aveva previsto la possibilità di una regolarizzazione per quegli studenti che avessero sostenuto almeno un esame nell'anno della loro iscrizione con riserva. Non prevediamo, quindi, una piena regolarizzazione, né il rigetto completo di ogni ipotesi di sanatoria. La nostra è una posizione equilibrata; ci pare che questo intervento legislativo dovrebbe essere praticato, se posto in essere in questo modo, per evitare che vi siano in futuro ulteriori interventi analoghi, anche ai fini di una piena applicazione della legge n. 264 del 1999 con la quale, per la prima volta, il Parlamento aveva adottato principi e criteri relativamente all'accesso ai corsi a numero programmato.
Per queste ragioni, esporremo la nostra posizione più compiutamente nel corso dei prossimi interventi e, lo ripeto, non esprimeremo un voto favorevole sull'emendamento in esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA. Signor Presidente, preannuncio l'espressione di un voto favorevole del gruppo dei verdi sull'emendamento Brusco 1.1, nonché sulle proposte emendative Bellillo 1.2, Ranieli 1.3 e Titti De Simone 1.4. Non ci troviamo infatti, a nostro giudizio, di fronte ad una sanatoria di tipo fiscale o ad un condono tombale, ma piuttosto alla necessità di correggere, attraverso un intervento legislativo, una situazione di palese irregolarità. Siamo anche di fronte ad una sorta di disparità di trattamento - è stato ben spiegato oggi in Assemblea nel corso degli interventi - tra studenti e ricorrenti di vari atenei.
Vi è un'evidente difficoltà di applicazione di norme che, evidentemente, non sono così chiare da parte delle università che, è vero, nella loro autonomia, definiscono i criteri in base ai quale si elaborano le prove di ingresso che devono poi consentire l'accesso all'università da parte degli studenti e delle studentesse.
Proprio questi criteri devono essere applicati per consentire l'accesso e far sì che questo diritto alla formazione sia, in primo luogo, omogeneo in tutto il territorio nazionale. Abbiamo visto invece la sofferenza soprattutto in determinate zone del nostro paese ed in determinate aree urbane.
Ciò che va garantito, a nostro giudizio, anche rivisitando la normativa relativa al numero chiuso è il diritto allo studio e alla formazione. È preoccupante, ed è ciò che dovrebbe preoccupare l'Assemblea, soprattutto l'alto tasso di abbandono degli studi, il basso numero di laureati rispetto al numero degli iscritti, l'inadeguatezza dei sussidi, l'assenza di figure di veri tutor.
Credo quindi che altri siano i problemi e non esaspererei neanche il dibattito rispetto a quella che, a mio avviso, rappresenta una necessaria misura di regolarizzazione. Dopo un anno di discussione in Commissione, siamo di fronte ad ipotesi, proposte e posizioni variegate; tuttavia, io credo che, se non si approvano gli emendamenti in questione, il provvedimento legislativo per alcuni aspetti rischia addirittura di aggravare, anziché risolvere, la situazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per dichiarare il mio voto contrario relativamente a
tutte le proposte di sanatoria e per ribadire anche un problema di giustizia sociale da molti punti di vista.
In primo luogo, la sanatoria rappresenta un vulnus sia rispetto ad una direttiva europea sia rispetto ad una sentenza della Corte costituzionale sia, infine, rispetto ad una legge dello Stato.
D'altra parte, non è assolutamente vero che il numero programmato è un numero che di per sé seleziona socialmente. Se sfogliate il rapporto del comitato nazionale per la valutazione universitaria, nell'inchiesta sugli studenti dei diversi paesi europei, voi vedete che paesi che hanno politiche adeguate di finanziamento dell'università e del diritto allo studio, come la Svezia e la Danimarca, registrano una correlazione positiva fra la mobilità sociale e l'iscrizione a numero programmato.
Gli studenti in questione non sono studenti disonesti; sono studenti che contano su un Parlamento che non rispetta le sue leggi. Noi non diamo quindi assolutamente una buona immagine alle giovani generazioni ed una buona lezione di etica pubblica, anche e soprattutto nei confronti di quegli studenti, e sono la maggioranza, i quali non hanno presentato ricorso; in secondo luogo, i test vengono svolti a livello nazionale. Si può discutere se sia o meno un metodo adeguato; tuttavia, non si può dire che la difformità stia nelle università. È vero semmai che essa è presente nel fatto che il ministero non abbia adottato circolari amministrative adeguate, cosa che inviterei a fare. Non sarebbe l'ultima sanatoria perché se leggete attentamente alcuni emendamenti, come quello presentato dall'onorevole Saia, vedrete che essi aprono la via, a mio avviso, alle sanatorie dei prossimi anni.
Non facciamo confusione rispetto ai giovani (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita-DL l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Cola. Ne ha facoltà.
SERGIO COLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, senza entrare nel merito della questione, vorrei ricordare che tutti hanno assunto una posizione; noi seguiremo le indicazioni del gruppo, altri - dal momento che su tale argomento - c'è una trasversalità voteranno secondo coscienza. Il discorso che vorrei fare nel brevissimo tempo a mia disposizione è de iure condendo: non è la prima volta che ci interessiamo di questo argomento; lo abbiamo fatto per ben sette anni consecutivi, dal 1996 fino allo scorso anno.
Vi è stata a suo tempo una proposta che non è stata presa in considerazione ed ora noi cercheremo di farne oggetto di un'iniziativa legislativa. Qual è il discorso? Il TAR sospende: la sospensiva provoca problemi del genere, ma non vi è una decisione nel merito.
Siccome il diritto di rivolgersi alla giustizia amministrativa è un diritto assolutamente non neutralizzabile, in quanto tutelato costituzionalmente, allora l'unica chiave per risolvere il problema che ogni anno siamo costretti ad affrontare è dare un termine di quattro, cinque o sei mesi agli organi della giustizia amministrativa per decidere anche nel merito. Se noi stabilissimo un termine, dal momento che le prove si sostengono a settembre, massimo a gennaio o a febbraio - in tempo utile quindi perché non si perda l'anno -, gli studenti sapranno se potranno essere iscritti o meno a seguito di una decisione definitiva della giustizia amministrativa.
Ripeto, la mia è una proposta che non affronta nel merito i problemi di cui ci stiamo interessando ma, secondo me, è una proposta risolutiva perché se fosse accolta e se questa iniziativa legislativa fosse approvata, l'anno prossimo non ci troveremmo ad affrontare questa problematica. Colgo l'occasione per preannunciare che in questo senso presenterò una proposta di legge.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Soro. Ne ha facoltà.
ANTONELLO SORO. Signor Presidente, anche io, come molti colleghi, ho avuto modo di partecipare a questo dibattito che
si svolge ormai da anni e da anni sento dire, da alcuni colleghi, che il problema va risolto una volta per tutte, perché, come diceva la collega Bellillo, c'è una coda che va affrontata (e naturalmente si forma una nuova coda, direi una «coda programmata»).
Nel nostro paese, il rapporto tra medici e abitanti è il più alto del mondo. Il numero programmato è una formula compatibile con il nostro ordinamento, è scelta da tutti; a mio parere, probabilmente è insufficiente a frenare la corsa all'accrescimento del rapporto tra medici e abitanti. Chi partecipa alla selezione, vi partecipa consapevolmente, informato della possibilità di non essere ammesso alla scuola di medicina. Una fascia di partecipanti - per la verità molto esigua, normalmente parenti di avvocati - partecipa a questa selezione consapevole che, una volta non ammessi, vi sarà una sequenza programmata: ricorso al TAR, sospensione dell'efficacia degli atti preclusivi dell'iscrizione, ammissione sotto condizione, due esami sostenuti e il Parlamento pronto a votare, per l'ennesima volta, una sanatoria.
Io credo che ciò rappresenti, da parte nostra, una rinuncia anche alla dignità e al rango del Parlamento, che non può, tutti gli anni, inseguire una cosa che altri hanno programmato; ma credo che, in questo modo, non facciamo neanche il bene degli studenti di medicina, che vengono ammessi ad una scuola che tutti gli anni, in questo modo, allarga le sue maglie, non consentendo il raggiungimento di un obiettivo che dovrebbe essere quello di formare in Italia buoni medici, in misura giusta, con un rapporto corretto tra medici e abitanti. Per questa ragione, come ho fatto negli anni passati, io voterò contro questi emendamenti (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Colasio. Ne ha facoltà.
ANDREA COLASIO. Signor Presidente, colleghi, come giustamente è stato detto, non è la prima volta che il Parlamento si occupa di tale questione, sarebbe auspicabile che fosse l'ultima ed è difficile del resto non condividere le argomentazioni del collega Soro e del collega Acquarone.
D'altro canto, credo che dovremmo avere anche un approccio equilibrato alla questione. È evidente: i ricorsi amministrativi hanno generato delle aspettative e stiamo parlando di qualcosa come mille ragazzi. Il problema è questo: abbiamo generato delle situazioni che produrranno disparità di trattamento.
Credo che qui il principio fondamentale sia quello del rispetto dell'autonomia universitaria. Noi, come gruppo della Margherita, in Commissione avevamo sostenuto un emendamento in cui si proponeva che fossero le singole facoltà, i singoli atenei a discriminare, a decidere se esistono le condizioni strutturali, logistiche e funzionali per accettare questi ragazzi.
ANDREA COLASIO. Va anche detta una cosa, ad onor del vero, perché bisogna essere molto franchi: vi sono stati atenei che non hanno fatto fare gli esami, non hanno precostituito dei diritti soggettivi, delle legittime aspettative. D'altro canto, vi sono stati altri atenei che hanno permesso ai ragazzi di fare uno, cinque, dieci, quindici esami.
Io credo che noi dovremmo trovare un giusto equilibrio: contemperare il rispetto forte, prioritario dell'autonomia universitaria e, d'altro canto, tener conto di situazioni che noi riteniamo sbagliate ed anomale. Quindi, come gruppo della Margherita, noi non voteremo questo emendamento. La nostra posizione è molto chiara: noi riteniamo che, laddove il ragazzo abbia sostenuto un esame, esistano le condizioni per una sanatoria, perché vi è una corresponsabilità oggettiva da parte dell'ateneo che ha creato delle aspettative.
L'auspicio è chiaro e concordo con i colleghi Bimbi, Acquarone e Soro. Per quanto concerne il gruppo della Margherita, è evidente che questa è l'ultima
occasione in cui esprimeremo un voto favorevole su qualunque ipotesi anche minimalista di sanatoria.
D'altro canto, sarebbe lesivo della nostra credibilità e della nostra autorevolezza come parlamentari se questa situazione si configurasse, contrariamente a quanto stiamo dicendo, come una sorta di eterno ritorno.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Foti. Ne ha facoltà.
TOMMASO FOTI. Signor Presidente, già nella passata legislatura avevo espresso un voto contrario ad ogni ipotesi di sanatoria. Intendo ribadire questo giudizio, atteso anche che l'aver adito il tribunale amministrativo regionale non costituisce per nulla una situazione di privilegio. Si tratta soltanto di una richiesta che viene formulata e che, non a caso, il TAR ammette con riserva. Tutti coloro i quali vengono ammessi con riserva sanno perfettamente che, in un secondo grado di giudizio, possono esserne esclusi. Quindi, avendo sentito precedentemente evocare una lesione della Costituzione, se non passasse questa sanatoria, ritengo che la stessa vada sostanzialmente a modificare i principi e gli atti fondamentali del diritto. Da qui il mio voto contrario ad ogni ipotesi di sanatoria.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Brusco 1.1, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).
STEFANO CALDORO, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, il Governo ha espresso parere conforme al relatore.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera comunque respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 417
Votanti 391
Astenuti 26
Maggioranza 196
Hanno votato sì 106
Hanno votato no 285).
Prendo atto che l'onorevole Marinello ha erroneamente espresso un voto contrario, mentre avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
GIOVANNA BIANCHI CLERICI, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANNA BIANCHI CLERICI, Relatore. Signor Presidente, intervengo per svolgere una precisazione. Mi rendo conto che lei, Presidente, è appena arrivato, sostituendo l'onorevole Mussi che ha presieduto fino a poco fa. Tuttavia, il Governo ha espresso, sull'emendamento Brusco 1.1, parere conforme al relatore ovvero di invito al ritiro o contrarietà. Credo che questo sia molto importante soprattutto...
PRESIDENTE. Sta bene, onorevoli Bianchi Clerici. Resta agli atti che il Governo dà l'assenso a quanto lei diceva.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bellillo 1.2. Prendo atto che l'onorevole presentatore non accede all'invito al ritiro. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bellillo 1.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 417
Votanti 404
Astenuti 13
Maggioranza 203
Hanno votato sì 77
Hanno votato no 327).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Ranieli 1.3.
Chiedo all'onorevole Ranieli se acceda all'invito al ritiro del suo emendamento.
MICHELE RANIELI. No, signor Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MICHELE RANIELI. Signor Presidente, insisto per la votazione dell'emendamento al nostro esame per le motivazioni espresse poco fa. L'approvazione di tale emendamento offrirebbe la possibilità di fornire una risposta a migliaia di giovani che non si sono inventati un ricorso immotivato. Essi hanno presentato un ricorso avverso una graduatoria. I tribunali amministrativi hanno concesso la sospensiva. Alcune università hanno iscritto con riserva la quasi stragrande maggioranza di essi e molti, tanti, tantissimi di questi ragazzi hanno sostenuto uno, due, cinque o quattordici esami. Alcuni atenei, come l'università Federico II di Napoli - la prima università - ha iscritto questi studenti con riserva se mesi dopo. Questi ragazzi, dunque, non sono stati posti in condizione di poter sostenere gli esami.
Il problema esiste e riguarda almeno duemila famiglie italiane, che hanno affrontato notevoli disagi e difficoltà - non mi riferisco soltanto alle risorse finanziarie impegnate per fare ricorso ai tribunali amministrativi e al Consiglio di Stato - perché alcune facoltà, pur avendo iscritto tali studenti con riserva, non hanno consentito loro di sostenere esami.
Altre facoltà, pur avendoli iscritti, hanno consentito loro di sostenere gli esami sebbene questi non siano stati trascritti nei libri universitari. Da parte mia ritengo che il diritto allo studio con la tutela dell'istruzione rappresentino un diritto costituzionale. Negare ciò, pertanto, significa violare la Costituzione.
In passato, finanche la Corte costituzionale è stata necessitata a pronunciarsi in tal senso e il Parlamento, approvando la legge n. 264 del 1999, ha cercato di regolamentare meglio l'accesso ai percorsi universitari, ma ciononostante, non un TAR di Calabria o di Sicilia o di Piemonte, ma quasi tutti i TAR italiani hanno assentito su questa sospensiva.
Il Parlamento è già moroso per non aver dato una risposta in tempi tecnici adeguati in modo da rendere giustizia a questi giovani. Ritengo, inoltre, che questo Parlamento debba comunque fornire una risposta per porre fine ad una situazione di ingiustizia e di disagio che vivono duemila e più famiglie italiane a cui è stato impedito e stiamo ancora impedendo l'esercizio della tutela del diritto allo studio per i propri giovani.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Martella. Ne ha facoltà.
ANDREA MARTELLA. Signor Presidente, l'Assemblea è chiamata oggi a pronunciarsi in materia di iscrizione ai corsi ad accesso programmato e, in particolare, ad affrontare la situazione di quegli studenti che hanno fatto ricorso contro i provvedimenti che li hanno esclusi dalla frequentazione dei corsi e che sono stati iscritti a frequentare tali corsi con riserva.
Siamo stati sollecitati ad occuparci di questa materia a seguito delle diverse proposte di legge presentate da parlamentari sia della maggioranza sia dell'opposizione. Non è stato possibile trovare, come ho detto nel corso del mio precedente intervento, una posizione concorde all'interno della Commissione e, conseguentemente, il testo predisposto, di fatto, non affronta il problema nella sua specificità, sebbene salvaguardi alcuni diritti acquisiti e crediti maturati, però, ripeto, in tale testo non si pone il problema di regolarizzare le iscrizioni di coloro che sono stati ammessi a frequentare i corsi con riserva.
Si tratta davvero di una situazione difficile che in passato il Parlamento, come
hanno ricordato autorevolmente alcuni colleghi, ha affrontato perché era stato chiamato a farlo dalla Corte costituzionale che, con una sentenza del 1998, ha riconosciuto, in via di principio, la legittimità degli accessi programmati, con particolare riferimento a quei corsi per i quali la programmazione stessa discendesse da direttive comunitarie.
Il Parlamento, quindi, è stato di fatto invitato dalla Corte costituzionale a disciplinare in via legislativa la materia ed inoltre a farlo con particolare riferimento al meccanismo dell'accesso ai corsi. L'iter legislativo si è concluso con l'approvazione della legge n. 264 del 1999 la quale, all'articolo 5, ha previsto una prima sanatoria o regolarizzazione. Questa norma, entrata in vigore nell'agosto del 1999, ha, quindi, ricreato la possibilità di dare vita a nuovi contenziosi per l'anno accademico 2000-2001. Il problema, difatti, si è ripresentato e il Parlamento è intervenuto nuovamente su questa materia con l'approvazione della legge n. 133 del 2001 con la quale è stata prevista la regolarizzazione degli studenti iscritti con riserva all'anno accademico 1999-2000 prevedendo la possibilità di una loro iscrizione all'anno successivo e riconoscendo gli eventuali crediti formativi maturati e, inoltre, consentendo l'iscrizione al secondo anno per quegli studenti che avessero sostenuto con esito positivo almeno un esame.
Ci siamo trovati, pertanto, di fronte a nuovi contenziosi nel corso del 2002, a nuove sospensive sancite dal TAR e, conseguentemente, il Parlamento è stato chiamato nuovamente ad occuparsi di questa materia che si presenta complessa e delicata. E rispetto ad essa vi sono, da una parte, i parlamentari, come l'onorevole relatrice, che legittimamente ritengono non sia opportuno intervenire con legge per sanare i contenziosi, dall'altra, fra i nostri colleghi, vi sono coloro che sono favorevoli alla regolarizzazione delle iscrizioni facendo leva sulla situazione soggettiva di quegli studenti ricorrenti i quali attendono la sanatoria, in analogia con quanto ottenuto dai loro colleghi degli anni precedenti.
In questo caso, se non avvenisse la regolarizzazione, si verrebbe davvero a creare una situazione di disparità tra gli studenti che hanno usufruito di una regolarizzazione e coloro che invece non hanno potuto godere di questo stesso beneficio. Naturalmente, allo stesso modo è possibile affermare che una nuova disciplina derogatoria verrebbe a rappresentare un fattore di iniquità verso quegli studenti che non hanno fatto ricorso, non hanno beneficiato delle sospensive del TAR e, quindi, si trovano comunque fuori da questa vicenda. Allo stesso modo, sono altrettanto fondate le ragioni di coloro che ritengono che vada tenuta in considerazione la grave penalizzazione che avrebbero quegli studenti ai quali comunque è stato consentito, dopo la pronuncia del TAR, di essere iscritti all'università e di iniziare un percorso, che hanno sostenuto degli esami e che ora si trovano, a seguito delle sentenze del Consiglio di Stato, a veder annullato quel percorso e, di fatto, ad essere espulsi dall'università. Noi riteniamo invece che il nostro compito sia, per quanto è possibile, quello di dare la possibilità di non vedere interrotto questo percorso universitario per quegli studenti che abbiano sostenuto almeno un esame e, per questa ragione, abbiamo di fatto proposto un emendamento che si richiama, come già ricordavo, alla legge n. 133, che consente appunto di prevedere l'iscrizione al secondo anno per quegli studenti che hanno superato con esito positivo almeno un esame.
È vero, il Parlamento non può alimentare il contenzioso; è vero, noi non possiamo interpretare questa materia come una coda destinata poi a ripresentarsi negli anni successivi. Pertanto, credo che sarebbe opportuno, anche perché l'orientamento attuale non è quello di concedere altre sospensive, chiudere definitivamente questo contenzioso (mi riferisco a quelle centinaia di studenti con i quali il contenzioso è ancora aperto), prevedere un intervento legislativo che predisponga quindi la regolarizzazione degli iscritti e l'applicazione della legge n. 264.
Ci sembra un modo corretto per affrontare il problema, non rigettando le ragioni di coloro che hanno fatto ricorso, che sono state spiegate dai colleghi, che sono ragioni fondate alle quali io credo il legislatore debba guardare con attenzione, ma non consentendo l'iscrizione di tutti quanti, cioè una sorta di sanatoria tout court anche per coloro che non hanno sostenuto alcun esame. C'è quindi in questa situazione così controversa e difficile un principio di equità che noi tenteremo di fare applicare anche in coerenza con quanto il Parlamento ha già fatto nel corso della precedente legislatura (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Savo. Ne ha facoltà.
BENITO SAVO. Signor Presidente, intervengo per dire che sottoscrivo l'emendamento Ranieli 1.3. Infatti, la società occidentale nei secoli avanza con un ritmo direttamente proporzionale alla libertà di scelte culturali e formative a confronto. La legge illiberale n. 341 del 1990 impedisce ai giovani di estrazione sociale più debole di confrontarsi nelle università italiane con gli altri che santi in paradiso ne trovano e anche troppi.
Era il tempo in cui si immaginava erroneamente il cittadino in funzione dello Stato e non viceversa. Il provvedimento n. 1773 in esame pensa di sanare le carenze della legge n. 341 del 1990 e, se non interverranno emendamenti correttivi, come questo, si cadrà nel grottesco. Infatti, le posizioni di studenti che hanno sostenuto magari dieci esami di un corso di laurea potranno essere sanate ma in un corso diverso rispetto agli esami sostenuti. Il rimedio, signor Presidente, sarebbe peggiore della beffa per le famiglie e per gli studenti orientati verso percorsi formativi ingiustamente limitati.
La liberalizzazione delle scelte in uno Stato democratico contribuisce allo sviluppo attraverso le potenzialità dei singoli, se espresse.
Chiedo di aggiungere la mia firma all'emendamento Ranieli 1.3.
PRESIDENTE. Sta bene.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, chiedo ai colleghi un supplemento di riflessione perché ritengo che la questione sia molto più semplice di quella che qui si sta profilando, con posizioni molto contraddittorie anche rispetto a quelle assunte nella precedente riunione del Comitato dei nove. Questo Parlamento è chiamato ad assumersi una responsabilità molto precisa: regolarizzare le iscrizioni ammesse con riserva di circa un migliaia di studenti italiani che hanno fatto ricorso al TAR e hanno ottenuto un'ordinanza di sospensione. Questi studenti, per via di queste ordinanze di sospensione, hanno intrapreso un percorso di studi, hanno sostenuto esami, hanno frequentato lezioni e corsi e, ovviamente, hanno anche sostenuto costi per poter proseguire tale percorso formativo. Oggi ci assumeremmo una grossa responsabilità votando il blocco, l'annullamento di questo percorso formativo, a mio avviso, violando il principio costituzionale del diritto allo studio.
Vorrei chiarire a quei colleghi che continuano, a mio avviso in modo ambiguo, a sostenere il contrario (anche tra le file del centrosinistra e me ne dispiace perché credo sia davvero scorretto nei confronti di questi ragazzi continuare a sostenere questa tesi dopo un anno di discussione in Commissione) che non ci saranno più sospensive del TAR; siamo, davvero, di fronte alla coda di un lungo contenzioso. Non permettere questa regolarizzazione significherebbe avallare un'ulteriore ingiustizia tra coloro che hanno usufruito della regolarizzazione negli anni passati e questa coda che non potrebbe usufruirne. Per quale ragione, visto che dopo la sentenza del Consiglio di Stato i TAR non hanno più emesso ordinanze di sospensione per l'ammissione ai corsi di laurea a numero chiuso? Non ci troveremo
più davanti un'ulteriore richiesta di regolarizzazione perché le ordinanze di sospensione del TAR non ci sono più dopo la sentenza del Consiglio di Stato. Questi sono i dati, nero su bianco, che tutti abbiamo a disposizione. Dunque, per favore, non diciamo cose che non sono vere, assumiamoci fino in fondo la responsabilità nelle nostre posizioni.
Noi, con l'atto Camera n. 1773 vogliamo la regolarizzazione per restituire certezza a chi ha maturato questi diritti (stiamo parlando del diritto allo studio) e questi ragazzi hanno tutte le ragioni di vederli, qui, confermati. Con questi emendamenti, dunque, vogliamo finalmente porre la parola fine a questo contenzioso e garantire, anche a questa coda, una regolarizzazione e una certezza per il futuro. Lo dico anche perché mi dispiace constatare l'atteggiamento di chiusura che il centrosinistra sta dimostrando con le votazioni su questi emendamenti, contraddicendo posizioni che ha espresso anche pochi minuti fa nel Comitato dei nove, dove aveva preannunciato una posizione di astensione dal voto rispetto alle soluzioni che qui sono state articolate. Questo atteggiamento di chiusura sta condizionando lo svolgimento e il buon esito di questa discussione parlamentare. Ritengo che ciò debba essere sottolineato; pertanto facciamo appello, davvero, a tutti colleghi perché venga approvato l'emendamento Ranieli 1.3 poiché si tratta di chiudere la coda di un contenzioso, visto che non ci sono altri ricorsi e non ci saranno altre sospensive del TAR.
Non possiamo scegliere la strada dello sbarramento ad un esame! Lo dico ai colleghi del centrosinistra, ai quali ho provato a spiegarlo per un anno, ma, a questo punto, credo siano sordi. Lo sbarramento ad un esame significa escludere da questa regolarizzazione studenti e studentesse che non hanno responsabilità personali per il fatto di non aver sostenuto neanche un esame: ciò, infatti, è attribuibile all'atteggiamento difforme tenuto dagli atenei rispetto a tale vicenda. Quindi, lo sbarramento ad un esame non è sostenibile perché escluderebbe, lo ripeto, i meno fortunati non per una loro responsabilità soggettiva, ma a causa dell'atteggiamento difforme da parte degli atenei! Vi prego pertanto di fermarvi! Ci vuole un attimo di riflessione: chiudiamo questa vicenda con un atto giusto che dia certezza di diritto a questi ragazzi (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bellillo. Onorevole Bellillo, il suo gruppo ha esaurito il tempo a propria disposizione, ma non posso negarle la parola. Ha facoltà di parlare.
KATIA BELLILLO. Signor Presidente, intervengo solamente per annunciare la mia intenzione di apporre la firma all'emendamento Ranieli 1.3 e per ribadire come in Assemblea, ancora una volta, si stia compiendo un atto di ingiustizia senza alcuna giustificazione. Mi rivolgo soprattutto ai colleghi della mia coalizione: abbiamo discusso di tale questione per un anno e, pur comprendendo le preoccupazioni e le difficoltà di alcuni di loro, proprio non comprendo l'atteggiamento di chiusura ora dimostrato nella votazione delle proposte emendative poc'anzi esaminate.
Non vorrei che dietro a questo provvedimento si nascondesse in realtà ben altro. Forse questa proposta di legge non è solamente una leggina qualunque e probabilmente, dietro di essa, si nascondono posizioni politiche rispetto a quella che dovrebbe essere la qualità della scuola e, in particolare, dell'università. Soprattutto, non capisco se si sia effettivamente tutti d'accordo sul fatto che all'accesso all'università sia un diritto e che non possa esserci una preselezione nell'accesso. L'accesso deve essere garantito a tutti, e solamente nella verifica delle capacità e delle qualità dello studente deve essere possibile attuare una selezione. Non vorrei che vi fosse, qui in Parlamento, una parte che ritenga che sulle università del nostro paese si possa ormai ragionare solo con il numero chiuso (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acquarone. Ne ha facoltà.
LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, la gentile collega Titti de Simone, che ha la felix culpa di essere giovane, ha detto che questa sarebbe l'ultima volta che ci troviamo ad affrontare tale questione. Onorevole Titti De Simone, noi che non abbiamo questa felix culpa il discorso per il quale si sarebbe trattato dell'ultima volta lo abbiamo sentito per ben cinque volte.
TITTI DE SIMONE. Ma non ci sono più le ordinanze sospensive dei TAR!
LORENZO ACQUARONE. Questa è una presa in giro per il Parlamento! La questione grave è che in questo caso la disparità non esiste tra studente e studente, bensì tra studente che ha presentato il ricorso e studente che, viceversa, si è adeguato alla legge. Quindi noi commetteremmo un'ingiustizia enorme nei confronti di chi ha rispettato la legge (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, vorrei innanzitutto dire all'onorevole Acquarone - che rispetto anche per le sue qualità professionali - che ricorrere ad un tribunale amministrativo non significa non rispettare la legge: semmai, tramite quella via, si chiede l'applicazione di una norma (Applausi di deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani)! Se passasse il suo principio, lei resterebbe senza lavoro!
Cerchiamo pertanto di esaminare le questioni nel merito. Rispetto molto gli interventi dei colleghi di Alleanza nazionale che hanno lavorato, come l'onorevole Butti, su questo provvedimento, tant'è che vi sono molte proposte emendative presentate dai colleghi del mio gruppo (io stesso, assieme ai colleghi Fatuzzo e Catanoso, sono tra i firmatari di una proposta di legge per la risoluzione di questo problema).
Intanto, stiamo discutendo del fatto che il testo della Commissione afferma che gli esami sostenuti da questi studenti vengono accolti, soltanto che sono validi non per la facoltà nella quale sono iscritti ma in un'altra facoltà. Ciò a me sembra paradossale, perché uno studente può aver sostenuto esami nella facoltà di medicina e gli stessi saranno validi ai fini del percorso che dovrà intraprendere presso la facoltà di giurisprudenza. Onorevoli colleghi, l'emendamento in esame propone di cancellare la parte relativa ad altro corso di diploma universitario o di laurea.
Signor Presidente, condivido che, ad un certo punto, le sanatorie non debbano essere infinite, ma ciò compete allo Stato. Credo che il cittadino che ritiene di avere un diritto - tanto che legalmente si rivolge ai tribunali amministrativi regionali - debba esercitare quel diritto.
Onorevoli colleghi, l'iscrizione ad uno di questi corsi di laurea, evidentemente, per uno studente (ma anche per la sua famiglia) è una scelta effettuata per la vicinanza geografica della facoltà e anche per problemi economici. Infatti, per trasferire un figlio dalla Basilicata o dalla Calabria a Milano o a Roma per motivi di studio, occorrono due o tre milioni di lire al mese e chi ne guadagna altrettanti, come lavoratore dipendente, deve rinunciare a far iscrivere all'università i figli! Vi è un problema di carattere sociale generale.
Pertanto, solo una legge può impedire che i rettori accolgano le iscrizioni. Noi dobbiamo fare questo. Non possiamo lasciare tutto al libero arbitrio e poi affermare, con un altro libero arbitrio, che gli esami vengono accolti in una università e non in un'altra. Allora, dobbiamo approvare una legge con cui il Parlamento
stabilisce ciò che vuole, ma che dia una certezza di diritti e di doveri sia per gli studenti sia per i rettori.
Mi sembra paradossale che si pensi di mettere in crisi il sistema universitario nazionale alla vigilia di una riforma universitaria di cui non conosciamo i contenuti. Mi pare paradossale che esso si metta in crisi, perché saniamo la posizione di studenti che hanno già sostenuto esami e ai quali è già stato consegnato il libretto universitario. Si tratta di sanare queste situazioni, perché gli esami sostenuti siano validi per il corso di studio che ha scelto, approvando poi una legge che faccia chiarezza e non lasci tutto al libero arbitrio. Questa mi sembra la strada più indicata. Poiché vi sono posizioni diverse ed il gruppo di Alleanza nazionale non esprimerà un voto uniforme, dal momento che ognuno ritiene di votare secondo coscienza, pur rispettando il lavoro svolto (avendo già presentato sia la proposta di legge sia alcuni emendamenti), voterò a favore dell'emendamento Ranieli 1.3, anche se presentato da un collega appartenente ad altro gruppo. Mi sembra, infatti, un emendamento di grande buon senso e che non crea alcun danno allo Stato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Jannone. Ne ha facoltà.
Ricordo all'onorevole Jannone che ha un minuto di tempo a disposizione.
GIORGIO JANNONE. Signor Presidente, rispetterò i tempi a mia disposizione. Intervengo solamente per dire che, a titolo assolutamente personale, mi riconosco negli interventi degli onorevoli Titti De Simone e Buontempo. Credo che la regolarizzazione richiesta per questi ragazzi sia finalizzata solamente a procedere negli studi. Già questa buona fede e questa finalità mi portano a vedere con favore questa richiesta, che mi sembra voglia solamente eliminare alcuni piccoli errori ed una eccessiva burocrazia nel nostro paese (Applausi di deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto onorevole Parolo. Ne ha facoltà.
UGO PAROLO. Signor Presidente, intervengo solo per svolgere una breve considerazione e mi rivolgo soprattutto agli amici della sinistra che si vantano sempre di avere l'esclusiva nella difesa dei più deboli. Dovremmo ricordare che in questo paese così civile presentare un ricorso al TAR costa come minimo 2-3 mila euro e, forse, le persone più deboli sono proprio quelle che non hanno potuto presentare tale ricorso: con il vostro condono verrebbero escluse dalla sanatoria! Riflettete su tale aspetto (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
GIOVANNA BIANCHI CLERICI, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANNA BIANCHI CLERICI, Relatore. Signor Presidente, chiedo qualche istante di attenzione da parte dell'Assemblea perché nel corso del dibattito svoltosi negli ultimi minuti sono state dette molte inesattezze e date molte interpretazioni di parte. Vorrei molto rapidamente riepilogare i fatti affinché tutti abbiano la possibilità di esprimere il loro voto in assoluta conoscenza e con assoluta certezza.
Il Parlamento nella scorsa legislatura ha votato una legge, la n. 264 del 1999 (allora governava l'Ulivo). Tale legge recepiva una direttiva della Comunità europea che ci chiedeva di adottare il numero programmato per le facoltà di medicina, odontoiatria, architettura e veterinaria. Infatti, si tratta di facoltà in cui è necessario che gli studenti abbiano attrezzature specifiche: non si può imparare ad operare le persone o svolgere lavori sanitari senza i necessari tirocini e la necessaria pratica. Tale legge venne approvata a maggioranza pressoché totale, ad eccezione del gruppo di Rifondazione comunista che si è sempre coerentemente dichiarato contrario al numero chiuso. Nel corso dell'esame di tale legge venne introdotto l'articolo 5 nel
quale si prevedeva una sanatoria per tutti gli studenti che avevano, nel frattempo, fatto ricorso al TAR contro la non ammissione all'università perché non avevano passato il test. Dunque, con la sanatoria prevista dall'articolo 5 sanammo tutto il pregresso.
L'anno successivo alcuni studenti ritennero di ricorrere nuovamente al TAR, usando come appiglio il fatto che la suddetta legge era stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale a pochi giorni di distanza dalla scadenza delle iscrizioni universitarie. Fu ritenuto, da parte di molti colleghi, che presentarono proposte di legge in proposito, che vi fosse un appiglio giuridico per varare un'altra sanatoria. Come hanno ricordato gli onorevoli Acquarone, Soro ed altri, il Parlamento si lacerò in un dibattito molto intenso (ricordo, ad esempio, gli interventi dei colleghi Melograni e Salvati). Alla fine, prevalse l'orientamento di regolarizzazione sulla base di un esame.
Questa volta, però, non abbiamo più appigli legali e giuridici per fare una sanatoria perché la legge n. 264 è pienamente in vigore e non possiamo più giustificare una disparità verso coloro che non hanno presentato ricorso. Infatti, presentare un ricorso contro la legge sarà anche un diritto, ma credo che il Parlamento debba porsi la questione del rispetto di coloro che hanno ritenuto di obbedire alla legge.
Infine, vorrei ricordare che il Consiglio di Stato ha rigettato, al momento, tutte le istanze di sospensiva. Quindi, tali studenti al momento non sono iscritti e non possono frequentare. Con il testo approvato dalla Commissione, consentiamo loro di iscriversi al secondo anno di altra facoltà, facciamo salve le eventuali provvidenze che abbiano avuto e ritardiamo il fermo di leva. Dunque, credo sia corretto votare contro gli emendamenti ed a favore del testo della Commissione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Biondi. Ne ha facoltà.
ALFREDO BIONDI. Desidero apporre la mia firma sull'emendamento in oggetto. Lo faccio per un motivo di coerenza, perché anche nell'altra legislatura sostenni quanto oggi ho sentito dire dalla collega Titti De Simone e da altri colleghi. Perché non è vero che se una persona fa un ricorso corre un rischio o se lo corre - come ho sentito dire - lo corre perché paga e quindi acquisisce un diritto perché ricco. Chi esercita un proprio diritto non lede nessuno (Applausi di deputati del gruppo di Alleanza nazionale e dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista)! Se vuoi, collega Acquarone, te lo dico anche in latino: qui iure suo utitur neminem laedit (Applausi). Per questo motivo vorrei firmare questo emendamento, sostenendolo e facendo mie le ragioni che ho sentito esporre dalla collega Titti De Simone e dal collega Buontempo, uniti nella lotta.
PRESIDENTE. Questa disputa Biondi-Acquarone è veramente di grande qualità!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Arrighi. Ne ha facoltà.
ALBERTO ARRIGHI. Sinceramente ero molto indeciso sul voto da esprimere su questi emendamenti. Dopo la discussione devo dire che penso esista una mancanza oggettiva di attenzione nei confronti di chi effettivamente ha ricorso. Il problema è che ha ragione chi sostiene la tesi che i ricorrenti sono comunque persone che hanno potuto permettersi di fare un ricorso al TAR.
Onorevole Biondi, io la comprendo, ma quando ci si rivolge alla giustizia amministrativa, mi sembra che lo si faccia per far valere un interesse legittimo e non per tutelare un diritto soggettivo. Pertanto, se volessimo far valere un interesse legittimo lo dovremmo fare nei confronti di tutti gli studenti esclusi. Attivare una procedura di questo tipo solo nei confronti degli studenti ricorrenti mi sembra un atto di profonda ingiustizia sociale (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale l'onorevole Fatuzzo. Ne ha facoltà.
FABIO FATUZZO. Signor Presidente, ritengo che l'argomento debba essere affrontato in maniera un po' diversa. Credo che il numero chiuso sia stato posto - da quanto ho capito dagli ultimi interventi - più per tutelare il numero degli abilitanti ad esercitare una certa professione che non per chiudere l'accesso all'università. Questo ritengo sia contrario anche allo spirito della futura prossima riforma della scuola e dell'università, perché queste ultime non sono aree da limitare ma piuttosto da ampliare. Ritengo quindi che, se si vuole limitare il numero degli abilitati ad esercitare una certa professione, si debba intervenire sugli esami abilitanti post lauream. Per quello che riguarda invece l'accesso all'università, questo deve essere assolutamente liberalizzato perché la frequentazione dell'università nel nostro paese deve essere aumentata, in quanto l'Italia registra un altissimo numero di iscritti all'università che poi abbandono gli studi, ma che è senz'altro inferiore al...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Fatuzzo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Ranieli 1.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 421
Votanti 327
Astenuti 94
Maggioranza 164
Hanno votato sì 156
Hanno votato no 171).
Passiamo all'emendamento Titti De Simone 1.4.
Prendo atto che i presentatori dell'emendamento non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore e dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Titti De Simone 1.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 420
Votanti 328
Astenuti 92
Maggioranza 165
Hanno votato sì 74
Hanno votato no 254).
Passiamo all'emendamento Mario Pepe 1.5.
Prendo atto che il presentatore dell'emendamento non accede all'invito al ritiro formulato dal relatore e dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mario Pepe 1.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 419
Votanti 316
Astenuti 103
Maggioranza 159
Hanno votato sì 150
Hanno votato no 166).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.11 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 416
Votanti 400
Astenuti 16
Maggioranza 201
Hanno votato sì 206
Hanno votato no 194).
Prendo atto che l'onorevole Bimbi avrebbe voluto esprimere un voto favorevole anziché uno contrario.
Passiamo all'emendamento Saia 1.8.
MAURIZIO SAIA. Lo ritiro, Presidente!
PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo all'emendamento Perrotta 1.7.
Prendo atto che il presentatore dell'emendamento non accede all'invito al ritiro formulato dal relatore e dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Perrotta 1.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 417
Votanti 404
Astenuti 13
Maggioranza 203
Hanno votato sì 52
Hanno votato no 352).
Passiamo all'emendamento Catanoso 1.6.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Catanoso 1.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 417
Votanti 412
Astenuti 5
Maggioranza 207
Hanno votato sì 58
Hanno votato no 354).
Prendo atto che l'onorevole Catanoso non è riuscito ad esprimere il proprio voto e che avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Martella 1.9.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, intervengo per illustrare il nostro emendamento.
In una situazione difficile - e la discussione di questa mattina ne è una testimonianza -, il Parlamento si è già espresso più volte sulla regolarizzazione degli studenti che non hanno superato le prove di accesso.
Ritengo sia difficile trovare una posizione equilibrata e credo sia difficile ragionare di tale questione senza...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia lasciate parlare l'onorevole Sasso!
Prego, onorevole Sasso.
ALBA SASSO. Si tratta di una materia nella quale entrano in contraddizione opposti punti di vista: le esigenze degli studenti ricorrenti, le loro attese - favorite anche dalle sentenze di TAR -, gli interessi delle università a riconoscere legittimità alle procedure di accesso definite dalla legge n. 264 del 1999, l'autonomia delle università.
Sappiamo che esiste un problema sulle modalità di accesso alle università, ma non crediamo che questa discussione sia il modo giusto per affrontarlo e ci rendiamo anche conto che qualsiasi soluzione creerà scontento.
Vogliamo intervenire in questo contenzioso sapendo che si tratta di una scelta difficile e lo vogliamo fare rifacendoci ai criteri già adottati nel passato con la legge n. 133, approvata da questo Parlamento nel 2001, ciò proprio al fine di non creare disparità.
Dunque, con il nostro emendamento, proponiamo di consentire l'iscrizione al secondo anno del relativo corso di laurea a quegli studenti che abbiano sostenuto, con esito positivo, almeno un esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone, alla quale ricordo che ha esaurito i tempi. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, deve essere chiaro che quanto è avvenuto nel corso di questa discussione, che ha precluso una soluzione giusta e corretta del problema, è frutto di un atteggiamento, a mio avviso totalmente sbagliato, delle forze del centrosinistra, che hanno respinto gli emendamenti, presentati da deputati sia dell'opposizione sia della maggioranza, tendenti ad una regolarizzazione delle iscrizioni degli studenti ricorrenti.
Questo emendamento del centrosinistra costituisce l'ultima spiaggia, dunque - onorevole Martella -, esprimeremo un voto favorevole sullo stesso solo per questo motivo: infatti, vogliamo veramente fornire un'ultima possibile speranza, anche se la soluzione da voi proposta è profondamente ingiusta, in quanto discriminerà ulteriormente tra chi è stato più fortunato e chi lo è stato meno non per una propria responsabilità, ma per un atteggiamento di corresponsabilità degli atenei che, anche oggi, abbiamo denunciato apertamente.
È un'ultima spiaggia e solo in questo senso esprimeremo un voto favorevole sull'emendamento in esame; infatti, lo sbarramento ad un esame è improprio, vista la difformità degli atteggiamenti assunti dagli atenei in questa vicenda e ciò lascerà fuori ragazzi e ragazze che non hanno alcuna responsabilità.
Avete scelto un atteggiamento a nostro avviso del tutto inaccettabile, dunque esprimeremo un voto favorevole sul vostro emendamento solo per una riduzione del danno e come ultimo possibile rimedio per ridare certezza almeno ad una parte di questi studenti. Per gli altri, poi, ognuno di noi si assumerà le proprie responsabilità per come ha gestito questa vicenda.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, voterò contro questo emendamento presentato dai colleghi del gruppo dei Democratici di sinistra perché intanto, da professore universitario, considero i miei studenti come esseri adulti e responsabili che, quando firmano un ricorso al TAR, sanno quello che fanno e, quindi, sanno che c'è una sospensiva. In questo caso, c'è già un responso negativo del Consiglio di Stato. Ma vorrei dire di più: forse, sono stati mal consigliati, perché, onorevole Buontempo, permettere agli studenti di iscriversi a corsi affini non rappresenta altro che la strada seguita normalmente dall'università. Invece di spendere i soldi per presentare il ricorso al TAR e per pagare gli avvocati, questi studenti facciano esami, per esempio, presso la facoltà di biologia, esami che verranno riconosciuti nell'anno successivo, nel momento in cui si supera la selezione.
Quanto al numero programmato, vorrei fare due osservazioni. Quanto alla prima, in questo caso per medicina e odontoiatria il numero programmato è richiesto da una direttiva europea. In secondo luogo, se verrà una riforma dell'università che liberalizzerà completamente l'accesso, cancellando i numeri programmati, non credo che ciò andrà a favore dei ceti meno abbienti, come pensiamo. Avverrà il contrario. Leggete, per favore, le performance dei sistemi universitari in cui ci sono numero programmato e adeguate risorse per il diritto allo studio. Sbagliate anche voi, cari colleghi di Rifondazione comunista e dell'Ulivo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, a me piace sempre ascoltare. Però, sinceramente, non capisco questo accanimento. Giorni fa abbiamo letto notizie di cronaca relative ad un giovane che, essendo stato disturbato davanti ad una discoteca, ha preso la macchina ed ha ucciso un suo coetaneo. Vi è una diffusione della droga che produce solitudine, emarginazione e morte ogni giorno. Abbiamo la violenza negli stadi. Vi è chi uccide un barbone per divertimento, in questa società. Di fronte a questi tragici problemi della gioventù italiana, sinceramente mi indigna la determinazione con la quale questo Parlamento si sta scatenando contro giovani che hanno commesso il grande malaffare di voler frequentare una facoltà universitaria con i soldi dei propri genitori. Ognuno può avere il suo parere. Però, qual è il danno che questi giovani hanno prodotto? Quello di voler frequentare una facoltà con i sacrifici dei genitori.
Si possono avere pareri diversi, ma, utilizzate questi toni da crociata contro la microcriminalità, lo spaccio della droga e la delinquenza comune. Questi sono giovani sani, giovani puliti, giovani che hanno un'ambizione nella vita, sant'Iddio! Come possiamo umiliare, inginocchiare e offendere ragazzi che hanno l'ambizione di crescere in una professione nel nostro paese? E noi sbattiamo loro la porta in faccia! Ecco perché, come diceva una collega, l'emendamento Martella 1.9 riduce il danno, parlando di chi ha sostenuto almeno un esame. Ma, signori, gli atenei hanno fatto questo dopo l'ordinanza del TAR! Questa è la verità. Qui non ci sono illegalità. Semmai, come dice giustamente il collega che non la pensa come me, c'è una legge che va rifatta. Ma facciamola! Caro collega, perché dal 1999 ad oggi - ripeto: dal 1999 ad oggi - il Parlamento ha perso tutto questo tempo senza fare una legge di grande chiarezza?
Allora, concludo. Di fronte a dati statistici che evidenziano una condizione giovanile terribile, lo Stato, che non interviene sui fenomeni di devianza e di delinquenza, ha l'unico coraggio di sbattere la porta in faccia a chi, invece, non ha compiuto delitti né ha espresso manifestazioni violente ma ha presentato la domanda d'iscrizione ad un ateneo e, ritenendo di avere un diritto, si è rivolto al TAR. Da deputato, io mi vergognerei se non riconoscessi loro questo diritto per la vita!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Martella 1.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 389
Votanti 383
Astenuti 6
Maggioranza 192
Hanno votato sì 189
Hanno votato no 194).
Passiamo alla votazione dell'articolo 1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Martella. Ne ha facoltà.
ANDREA MARTELLA. Signor Presidente, l'esito di quest'ultima votazione ci porta in una situazione negativa, perché in realtà con questo articolo 1 noi stiamo per approvare un testo di legge che, di fatto, non dice nulla e non affronta il problema di quegli studenti che hanno fatto ricorso, che hanno frequentato gli esami e che hanno avuto la possibilità, quindi, di maturare un proprio percorso formativo ed universitario.
Con l'articolo previsto dalla Commissione, noi approviamo un testo che prevede che questi studenti non possono essere iscritti al secondo anno del corso al numero di accesso programmato, che è il tema della nostra discussione - la regolarizzazione a questi corsi -, ma concediamo
solamente la possibilità di iscriversi ad un altro corso di laurea. Quindi, di fatto, non affrontiamo in maniera positiva questo tema, non diamo la possibilità a questi studenti di vedere regolarizzata la loro posizione e, da questo punto di vista, la Commissione ha prodotto un testo ipocrita che non dice nulla.
Quindi, noi riteniamo che si debba votare contro questo testo e per questa ragione avevamo proposto un emendamento che, come è stato detto, non rappresentava solo la riduzione del danno, ma un principio di equità in conformità alle sanatorie già fatte da questo Parlamento e alla legge n. 133 del 2001.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1, nel testo emendato.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 364
Votanti 357
Astenuti 7
Maggioranza 179
Hanno votato sì 234
Hanno votato no 123).
Avverto che l'articolo aggiuntivo Mario Pepe 1.01 è stato ritirato.
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