Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 264 del 12/2/2003
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Seguito della discussione del disegno di legge: S. 1306 - Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull'istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale (approvato dal Senato) (3387) e delle abbinate proposte di legge: Stefani; Sospiri; Alberta De Simone; Alberta De Simone; Martinat ed altri; Angela Napoli; Angela Napoli; Angela Napoli, Angela Napoli; Bianchi Clerici; Serena; Angela Napoli; Angela Napoli; Angela Napoli; Malgieri; Angela Napoli; Landolfi; Alboni ed altri; Parodi ed altri; Parodi ed altri; Parodi ed altri; Serena; Sasso ed altri; Rizzo ed altri (23-245-353-354-661-735-749-771-779-967-1014-1042-1043-1044-1191-1481-1734-1749-1988-1989-1990-2277-3174-3384) (ore 10,10).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull'istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale; e delle abbinate proposte di legge d'iniziativa dei deputati Stefani; Sospiri; Alberta De Simone; Alberta De Simone; Martinat ed altri; Angela Napoli; Angela Napoli; Angela Napoli, Angela Napoli; Bianchi Clerici; Serena; Angela Napoli; Angela Napoli; Angela Napoli; Malgieri; Angela Napoli; Landolfi; Alboni ed altri; Parodi ed altri; Parodi ed altri; Parodi ed altri; Serena; Sasso ed altri; Rizzo ed altri.
Ricordo che nella seduta di ieri si è svolta la discussione sulle linee generali

(Esame di una questione sospensiva - A.C. 3387)

PRESIDENTE. Ricordo che è stata presentata la questione sospensiva Bressa ed altri n.1 (vedi allegato A - sezione 1), che può essere illustrata per non più di dieci minuti da uno solo dei proponenti. Potrà altresì intervenire un deputato per ognuno degli altri gruppi per non più di cinque minuti.
L'onorevole Bressa ha facoltà di illustrare sua la questione sospensiva n. 1.


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GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, la situazione normativa con cui abbiamo a che fare è la seguente. L'articolo 117 della Costituzione riserva alla potestà legislativa esclusiva dello Stato: le norme generali sull'istruzione, la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti il servizio scolastico, i principi fondamentali in materia di istruzione con esclusione dell'istruzione e formazione professionale. Lo stesso articolo riserva alla competenza regionale di tipo concorrente: le determinazioni concernenti la programmazione e l'organizzazione del servizio dell'istruzione, ferma restando l'autonomia delle istituzioni scolastiche. Vi è poi una competenza residuale generale in capo alle regioni per quanto riguarda l'istruzione e la formazione professionale.
La proposta del ministro Moratti, in discussione in questi giorni, conferisce una delega al Governo per la definizione delle norme generali sull'istruzione e sui livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale in attuazione del nuovo Titolo V. Abbiamo già affrontato nella discussione sulle questioni pregiudiziali di costituzionalità il problema inerente al fatto che in materie di questo genere dovrebbe ritenersi esclusa la delega legislativa per la determinazione dei principi generali, ma, ancora una volta, questa Camera non ha prestato attenzione a questo tipo di argomentazione. Credo, invece, che questo tipo di argomentazione troverà ascolto presso la Corte costituzionale nel momento in cui verrà chiamata a decidere. Al di là di tali aspetti vi è una questione politica fondamentale che, credo, il Parlamento, questa Camera in particolare, sia in grado di apprezzare compiutamente. Se non vogliamo prestare attenzione alle questioni di tipo costituzionale, prestiamola almeno alle questioni di tipo politico.
Noi ci troviamo di fronte al disegno di legge del ministro Moratti, il quale prevede di affidare, come dicevo prima, una delega al Governo per la definizione delle norme generali sull'istruzione, sui livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale. Contemporaneamente, abbiamo in discussione presso la I Commissione, calendarizzata per il 24 febbraio, un disegno di legge costituzionale che ha come primo proponente il ministro Bossi: il progetto riguardante la devoluzione. Tale progetto prevede in maniera esplicita che le regioni attivino la competenza legislativa esclusiva per le seguenti materie: assistenza ed organizzazione sanitaria, organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche, definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della regione.
Ora io credo che sarebbe una cosa abbastanza interessante che il ministro Moratti ed il ministro Bossi si mettessero d'accordo e poi venissero qui con le idee chiare, perché delle due l'una: o competenti rispetto a queste materie saranno le regioni, per effetto di quella riforma della Costituzione che è stata avanzata, oppure è l'attuale titolo V che vale, e allora spetta allo Stato, per una parte molto limitata, insieme alle regioni, per una parte preponderante, definire le materie in questione.
Sicuramente le due cose non sono possibili insieme, perché la proposta del ministro Moratti comporta una fortissima centralizzazione, che cancella qualsiasi possibilità di seria applicazione della Costituzione, non tenendo minimamente conto del fatto che si tratta di materie ascrivibili alla potestà legislativa concorrente e così calpestando i diritti delle regioni: oltretutto, si ricorre alla formula della legge delega senza definire con chiarezza i principi ed i criteri direttivi, ma addirittura demandando a regolamenti ed a decreti legislativi successivi i principi fondamentali della riforma stessa. Si tratta di un attentato fortissimo all'autonomia delle regioni: il disegno di legge in esame è fortemente centralista.
Il 24 febbraio avvieremo la discussione di un progetto di riforma della Costituzione che va in direzione esattamente opposta, fornendo la competenza esclusiva su tale materia alle regioni. Se il riferimento alla dottrina costituzionale non si


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esercita con grande facilità e dimestichezza da parte di questa Assemblea, almeno il ricorso al buonsenso dovrebbe soccorrere il Governo e la maggioranza. Vorrei, infatti, capire come i parlamentari del centro destra possano oggi votare il provvedimento in esame e tra due settimane approvarne uno che va in direzione esattamente opposta.
Se tra le priorità del Governo c'è la modifica del titolo V della Costituzione e l'attuazione della devoluzione, sarebbe quanto mai opportuno comprendere fino in fondo la volontà del Governo stesso e della maggioranza e poi discutere del provvedimento in esame: approvarlo oggi significa attribuire valore simbolico alla richiesta di un ministro, sapendo che tra due settimane a questo stesso ministro verrà sbattuta la porta in faccia. Che senso ha tutto ciò? Il Governo continua a procedere senza mantenere le promesse fatte agli elettori, ma solo quelle che il Presidente del Consiglio ha fatto ad alcuni ministri: tiene buona la signora Moratti, dicendole di stare tranquilla perché il disegno di legge da lei presentato verrà votato dal Parlamento e dirà di stare tranquillo anche al ministro Bossi, perché il suo disegno di legge verrà votato.
Noi, però, voteremo provvedimenti che fanno a cazzotti l'uno con l'altro. Questo è inaccettabile e, se mi è consentito, anche molto poco serio per la dignità e la serietà del Parlamento.
Pertanto, avanziamo la richiesta che l'esame del provvedimento in esame venga sospeso e discusso dopo che la Camera avrà affrontato ed approvato la proposta di modifica della Costituzione presentata dal ministro Bossi, la cosiddetta proposta di devoluzione.
Fintanto che non vi sarà chiarezza, votare un disegno di legge concernente tale materia significa, né più né meno, fare un piacere ad un ministro. Non è compito del Governo e del Parlamento fare piaceri politici a nessuno: compito del Governo e del Parlamento è approvare leggi serie, che possano produrre effetti veri nel paese. Il provvedimento in esame non avrà alcun effetto se tra due settimane verrà approvata la proposta di devoluzione, che porrà in capo alle regioni la competenza esclusiva in queste materie.
Chiediamo di sospendere l'esame del provvedimento oggi alla nostra attenzione, discutendolo dopo che la Camera avrà votato il provvedimento di riforma della Costituzione, la cosiddetta devoluzione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Santulli. Ne ha facoltà.

PAOLO SANTULLI. Signor Presidente, premetto che ho imparato a conoscere la serietà e la competenza dei colleghi sottoscrittori della questione sospensiva che stiamo discutendo, per cui ritengo che non vi siano assolutamente volontà strumentali o ostruzionistiche.
Dal punto di vista generale, mi chiedo come e quante leggi riuscirebbero ad essere varate se si dovessero sospendere tutti i provvedimenti in esame che si ritengono in contrasto con altri che debbono essere discussi.
Ma entrando nel merito dell'argomento posto, posso affermare che tra il disegno di legge Moratti e l'atto Camera n. 3461, noto come disegno di legge Bossi sulla devolution, non vi è, a mio avviso, alcun contrasto. Il provvedimento al nostro esame, infatti, conferisce la delega al Governo per la definizione delle norme generali sull'istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale, materie che, come tutti sanno in quest'aula, sono riservate alla potestà legislativa statale dall'articolo 117, comma 2, della Costituzione, nel testo modificato dalla legge costituzionale n. 3 del 2001.
Il disegno di legge presentato dal ministro Moratti individua quali norme generali sull'istruzione le seguenti materie: l'ordinamento degli studi, la formazione degli insegnanti, la valutazione degli apprendimenti e l'alternanza tra scuola e lavoro. Il disegno di legge stesso, inoltre, stabilisce le modalità per definire gli standard formativi per la spendibilità nazionale dei titoli professionali, conseguiti all'esito di percorsi formativi, e per i passaggi


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dai percorsi formativi a quelli scolastici. Il disegno di legge Moratti prevede, altresì, al punto l), primo comma, dell'articolo 2, che i piani di studio personalizzati, nel rispetto dell'autonomia delle istituzioni scolastiche, contengono un nucleo fondamentale, omogeneo su base nazionale, che rispecchia la cultura, le tradizioni e l'identità nazionale, e prevedono una quota riservata alle regioni, relativa agli aspetti di interesse specifico delle stesse, anche collegata con le realtà locali.
Nessuna delle previsioni sopra richiamate contrasta con il disegno di legge costituzionale presentato dal ministro Bossi, che prevede l'attivazione, da parte delle regioni, di potestà legislative nelle seguenti materie: all'articolo 1, punto b), «organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche», ed al punto c), «definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della regione».
Non può esservi contrasto, infatti, tra i due disegni di legge; anzi, esiste un rapporto in parte di reciproca estraneità, in parte di coincidenza. Nessun contrasto può esservi rispetto alla lettera b) dell'articolo 1 dell'atto Camera n. 3461, che individua materie non ricomprese tra quelle oggetto del disegno di legge delega al nostro esame, il quale, dunque, si pone in rapporto di estraneità.
Come abbiamo visto, inoltre, non vi è nessun contrasto...

PRESIDENTE. Onorevole Santulli...

PAOLO SANTULLI. ...rispetto alla lettera c) dell'articolo 1 del disegno di legge Bossi, dal momento che - mi avvio a concludere, signor Presidente - anche il provvedimento in esame prevede una quota di programmi riservati alle regioni.
Pertanto, non solo vi è per, tale aspetto, piena coincidenza - anzi, armonia - tra i contenuti dei due disegni di legge, ma, ancor di più, vi è una profonda consonanza tra i due provvedimenti: infatti, nel momento in cui la Camera si appresta ad esaminare il disegno di legge di revisione costituzionale, che attribuisce alle regioni la competenza esclusiva in alcuni aspetti dell'istruzione, è evidente l'esigenza di avere pienamente definito materie riservate allo Stato, in modo da assicurare omogeneità per tutti quegli aspetti che concorrono ad individuare il sistema nazionale, consentendo, contemporaneamente, la possibilità di arricchimenti locali.

PRESIDENTE. Saluto gli studenti e gli insegnanti dell'istituto professionale di Stato per i servizi commerciali - Leonardo da Vinci di Padova - che assistono alla nostra seduta (Applausi).

ANGELA NAPOLI, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANGELA NAPOLI, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, ritengo davvero che quella proposta dall'opposizione sia una richiesta del tutto demagogica e priva di fondamento. È vero che il Comitato per la legislazione ha fatto riferimento all'atto Camera n. 3461, di cui è in corso l'esame. Però vorrei intanto ribadire che il n. 3461 è un atto Camera che inciderà in futuro sulla materia costituzionale. Come tale avrà bisogno anche di seguire l'iter previsto dalla Costituzione italiana. La sua definizione ed approvazione è quindi rinviata ad un tempo futuro.
Il provvedimento al nostro esame è di carattere ordinamentale e si differenzia dell'atto Camera in discussione nella I Commissione, che ha invece carattere istituzionale. L'atto Camera che stiamo discutendo è un provvedimento basato sulla modifica del titolo V della Costituzione, una modifica cioè già attuata ed appartenente al dettato costituzionale.
Il provvedimento di riforma non può e non deve tenere presenti eventuali provvedimenti di modifica della Costituzione o provvedimenti legislativi ordinari non ancora approvati. Pertanto è inimmaginabile che un provvedimento in discussione in


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questo momento possa fare riferimento a qualcosa che è di là da venire. Deve piuttosto tener conto delle norme generali vigenti, cui è tenuto ad attenersi.
Ribadisco che la questione prospettata è del tutto arbitraria. Non mancano in questo momento altri provvedimenti di modifica costituzionale di cui è in corso la discussione in uno dei due rami del Parlamento italiano. Non solo per ciò possiamo fare adeguato riferimento ad essi. Il riferimento deve essere limitato esclusivamente al dettato costituzionale attualmente vigente.
Se noi, per tutti i provvedimenti in discussione, dovessimo fare riferimento ad altri atti dei quali pende il relativo esame in uno dei rami del Parlamento, ci verrebbe costantemente e quotidianamente, nella nostra attività parlamentare, chiesto di sospendere i lavori; noi, invece, dobbiamo andare avanti.
Peraltro, voglio ribadire in questa sede come non esista alcun contrasto con l'eventuale futura legge di modifica dell'articolo 117 della Costituzione; infatti, devo osservare che il disegno di legge n. 3387 in discussione disciplina esclusivamente materie rientranti, ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione - nel testo modificato dalla legge costituzionale n. 3 del 2001 -, nella potestà legislativa esclusiva statale.
Sono materie di potestà legislativa statale, infatti, le «norme generali sull'istruzione» e «i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale». Rientrano proprio in questi diritti l'istruzione e la formazione professionale, il cui ordinamento è previsto, appunto, dall'atto Camera in esame.
Nessuna necessità, quindi, di sospendere l'esame del provvedimento; sussiste, piuttosto, la necessità di andare avanti: lo richiede proprio l'attuale dettato della nostra Carta costituzionale (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.

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