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PRESIDENTE. Il sottosegretario per la giustizia, onorevole Santelli, ha facoltà di
JOLE SANTELLI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, con riferimento all'interrogazione presentata dall'onorevole Delmastro Delle Vedove, si rappresenta che lo schema di disegno di legge delega, di prossima presentazione, per la riforma del processo civile, consegnato al ministro dalla commissione presieduta dal professor Vaccarella, in via generale mira a realizzare un organico riesame della vigente normativa processuale civile volto alla razionalizzazione ed all'effettiva accelerazione delle procedure, nonché ad introdurre una disciplina più moderna e funzionale del processo, con particolare riguardo all'adozione di forme alternative di definizione delle controversie.
quella cosiddetta endoprocessuale ad altro intervento che importa modifiche al codice di procedura civile.
PRESIDENTE. L'onorevole Delmastro Delle Vedove ha facoltà di
SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Signor Presidente, onorevole sottosegretario di Stato, la giustizia, nell'immaginario collettivo, sembra ormai limitata al campo penale. Le prime donne togate, quelle, per intenderci, che viaggiano con la Costituzione sotto braccio durante le cerimonie di apertura dell'anno giudiziario, ancorché fortunatamente poco rappresentative della categoria dei magistrati, hanno fatto dimenticare la giustizia civile, non meno gravemente malata di quella penale. Eppure dalla giustizia civile dipendono le sorti delle imprese, la regolarità dei rapporti economici, la serenità di tutti i privati che tentano di accedere a questo servizio non rendendosi conto di entrare, a volte, in un girone dell'inferno dantesco.
che sfilano con il libretto della Costituzione. Il Governo non ostenta il libriccino; il Governo applica la Costituzione rendendo al popolo italiano, alle imprese e ai privati, finalmente, un modello serio di giustizia civile.
Inoltre, la riforma del diritto societario di cui al decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5, recante «Definizione dei procedimenti in materia di diritto societario e di intermediazione finanziaria, nonché in materia bancaria e creditizia, in attuazione dell'articolo 12 della legge 3 ottobre 2001, n. 366», pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 17 del 22 gennaio 2003 - Supplemento ordinario n. 8, mira, in particolare, ad introdurre, all'interno del nuovo rito societario, soluzioni arbitrali e conciliative mediante le quali deflazionare e migliorare il sistema giustizia.
Quanto alle forme di conciliazione, provvedono gli articoli 38, 39 e 40 dello stesso decreto, con i quali si è inteso - sull'abbrivio di precedenti esperienze de iure condendo e in adesione a numerose proposte ancora all'esame del Parlamento - disciplinare l'accesso a sistemi di risoluzione alternativa delle controversie organizzate da enti pubblici e privati, in condizioni di concorrenza paritaria e sotto il controllo del ministro della giustizia, presso il quale devono essere compiuti gli adempimenti che abilitano allo svolgimento del servizio (capace di esitare titoli esecutivi, anche per esecuzioni dirette), la cui promozione avviene attraverso l'ampliamento dei canali di accesso al medesimo (ante causam - ipotesi in cui risulta disciplinata la serie degli effetti della domanda di conciliazione sui termini di prescrizione e decadenza - ovvero lite pendente) e l'attribuzione di un favorevole trattamento fiscale, sia pure con limitazioni idonee ad evitare che lo strumento sia adattato a finalità elusive.
Nella redazione del testo si è tenuto conto dell'impegno assunto dal Governo mediante l'accoglimento dell'unico ordine del giorno originariamente posto in votazione al Senato nell'esame dell'articolo 12, comma 4, del disegno di legge n. 608.
Sul tema oggetto dell'interrogazione, peraltro, si segnalano varie iniziative parlamentari - diverse provenienti della maggioranza - attualmente in Commissione giustizia alla Camera.
Si tratta di proposte tese ad incentivare il ricorso alle forme alternative di risoluzione delle controversie, non sconosciute al nostro ordinamento (intendo riferirmi alla conciliazione gestita da soggetti privati, introdotta dalla legge n. 580 del 1993 citata, di riordino delle camere di commercio ed a quella prevista dalla legge di disciplina dei contratti di subfornitura del 1998).
Faccio riferimento innanzitutto alla proposta dell'onorevole Cola che, al fine di superare gli ostacoli in primis di ordine culturale, si propone di promuovere la conoscenza e l'uso della conciliazione stragiudiziale. In secondo luogo, la proposta tende a disciplinare la forma di conciliazione stragiudiziale privata per la risoluzione consensuale di controversie civili vertenti su diritti disponibili, lasciando
I principali attori della procedura di conciliazione, così come prospettata, sarebbero le camere di conciliazione presso le camere di commercio, in alcune città già attive, le costituende camere di conciliazione presso i tribunali e le nuove società di conciliazione. Per ciascuna categoria di soggetti è previsto un modello procedimentale. Il comune denominatore delle procedure è costituito dalla snellezza delle medesime, informate alla concentrazione ed all'oralità, dalla natura non vincolante dell'esito, dalla volontarietà della partecipazione.
Diverse sono poi le disposizioni volte a favorire il ricorso alla conciliazione stragiudiziale professionale, una tra queste prevede incentivi economici (esenzione dell'imposta di bollo e registro, deducibilità dei costi di conciliazione, eccetera). Altre iniziative parlamentari prevedono poi il cosiddetto arbitrato delegato, che trova fondamento nel provvedimento del giudice come pure la conciliazione delegata al consulente tecnico.
Quanto esposto denota come alta sia l'attenzione di fronte alla possibilità di risolvere le lungaggini processuali attraverso forme alternative che in altri paesi esistono e funzionano già da tempo. Indubbi sarebbero i vantaggi non solo in termini di risparmi di tempo e di costi, ma anche in termini di continuità nei rapporti dei rapporti economico-professionali tra le parti.
La speranza è che si arrivi in tempi brevi al vaglio della riforma parola.
È superfluo soffermarsi sui tempi biblici delle pronunce giudiziali; di tali tempi non si occupano quei magistrati che, appunto, sfilano con la Costituzione sotto il braccio essendo impegnati in dotte invasioni di campo del potere legislativo. Ma un Governo serio non può più tollerare procedure che snodano per interi lustri, quando non per interi decenni.
Vi sono interessanti iniziative in itinere, molte delle quali lei onorevole sottosegretario di Stato ci ha ricordato; tra tutte mi piace ricordare la proposta di legge dell'ottimo collega di Alleanza nazionale, onorevole Cola, a testimonianza del vigore con cui il Governo del Presidente Berlusconi sta affrontando il tema della giustizia civile.
Lo snodo più importante è certamente costituito dalla implementazione di quegli strumenti di giustizia alternativa, come l'arbitrato e la conciliazione, già largamente in uso negli altri paesi dell'Unione Europea. Sottolineo, in proposito, ancora una volta, l'importanza della proposta di legge dell'onorevole Cola che, preliminarmente, da sagace conoscitore dei tribunali e degli operatori di giustizia, intende promuovere soprattutto la conoscenza e l'uso della conciliazione stragiudiziale che non è, come a volte è ritenuto dagli stessi magistrati e dalla categoria degli avvocati, una forma di giustizia minore, ma è semplicemente giustizia snella, moderna ed efficace.
Ripeto, dunque, onorevole sottosegretario, di essere soddisfatto della sua risposta; avviare sul serio questa vera e propria riforma copernicana della giustizia civile sarà, io credo, il modo migliore attraverso il quale il Governo ed il ministro, onorevole Castelli, risponderanno ai magistrati
Questa, io credo, sarà la nostra civile e moderna risposta all'arroganza parolaia ed inconcludente di quella ristretta fazione di magistrati che sembrano non aver compreso le esigenze di ammodernamento del nostro paese, essendo invece impegnati in tutt'altra direzione che non privilegia certamente la capacità di efficienza e non risponde alla domanda di efficienza che sale dal popolo italiano ma che, invece, risponde a precisi obiettivi politici che a volte fanno dubitare facciano onore alla toga che indossano.


