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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 7 e delle proposte emendative ad
esso presentate (vedi l'allegato A - 3200-bis-B sezione 6).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Pennacchi. Ne ha facoltà.
LAURA MARIA PENNACCHI. Mi sembra un momento molto delicato.
PRESIDENTE. Era prevedibile, onorevole Pennacchi.
LAURA MARIA PENNACCHI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con quest'articolo comincia, ahimè, la lunga serie di condoni che l'ultima - lo ripeto, l'ultima - versione del disegno di legge finanziaria (abbiamo perso perfino il conto; non sappiamo se siamo alla quarta, alla quinta o alla sesta versione del provvedimento) ci presenta. Con questa serie, si certifica, con assoluta chiarezza, ciò che ribadiamo dal primo ottobre di quest'anno e che confermiamo in questa sede: questo disegno di legge finanziaria costituisce la certificazione del fallimento della politica economica e sociale di questo Governo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sia a destra sia a sinistra, l'onorevole Pennacchi sta parlando!
LAURA MARIA PENNACCHI. Il testo del disegno di legge finanziaria, in questa nuova versione, giunge alla Camera molto cambiato. Ciò costituisce, di per sé, un problema formale e sostanziale, Presidente, per il quale, temo, non rappresenti una risposta ciò che apprendiamo dai giornali di oggi: il Presidente del Consiglio, ieri, avrebbe dichiarato che, dal prossimo anno, auspicabilmente, non ci troveremo in una situazione di questo genere; la legge finanziaria sarà cambiata. Speriamo che non sia cambiata con un atto d'imperio che espropri, in modo definitivo, le prerogative del Parlamento. Lei, Presidente Casini, ha giustamente rivendicato la necessità che tali prerogative siano rispettate ed ha sottolineato il fatto che sono state calpestate.
Il disegno di legge finanziaria passa da 68 a 95 articoli. I quotidiani di oggi abbondano di espressioni come: siamo di fronte ad un precedente che non ha precedenti nella storia recente della Repubblica. Tuttavia, dobbiamo ricordare che questi enormi cambiamenti non introducono novità sostanziali con riferimento alle questioni, alle grandi issue che avremmo voluto davvero veder modificate. Mi riferisco ai temi sostanziali, importantissimi, come l'università, la scuola, l'istruzione, la ricerca scientifica e tecnologica, l'innovazione, il Mezzogiorno e l'occupazione. Ne vedremo e ne sentiremo delle belle quando arriveremo alla questione riguardante la destinazione di fondi agli ammortizzatori sociali che sono scomparsi. Il testo è, invece, cambiato molto - questo sì - in termini sostanziali, con riferimento ad aspetti estremamente negativi di cui avevamo sottolineato la negatività fin dal suo primo «affacciarsi». E non si dica che tali cambiamenti avvengono per colpa di qualche atto compiuto dai senatori al Senato, che, certamente, hanno commesso atti che hanno superato la misura. C'è stata una strategia che il Governo ha attuato: ha lasciato maturare aspettative ed attese su tutta questa tematica dei condoni, le ha lasciate maturare, non si è assunto esplicitamente la responsabilità né ha avuto l'onestà di rendersi consapevole dell'atto che veniva compiuto. Ha agito, quindi - così potremmo dire -, per interposto Governo, per interposta persona.
Ma questa strategia è chiara: ci viene propinata, ancora una volta, una vera e propria cultura dei condoni, una cultura espressa in una sorta di servizio à la carte offerto a quanti hanno evaso il fisco. Un occhiello a pagina 5 de Il Sole 24 Ore di oggi già dà i suggerimenti: concordato adatto ai «piccoli», tombale più indicato per le «taglie grandi» e integrativa a misura di casi specifici. Siamo di fronte a misure che hanno questo tipo di natura; e, se le colleghiamo all'estensione che le modifiche ci propinano anche con riferimento alle cartolarizzazioni, ne traiamo la conferma di un giudizio che vede in esse un estremo ricorso, quasi disperato, ad operazioni di finanza straordinaria.
Voglio segnalare ai colleghi che, nell'ambito delle critiche feroci che anche alcune espressioni della maggioranza, alcuni colleghi della maggioranza hanno formulato, oggi, in V Commissione (sono state critiche davvero molto forti), il collega Alberto Giorgetti ha lamentato che, durante la prima lettura, qui alla Camera, le misure ventilate - da noi dell'opposizione assolutamente non condivise anche allora - nelle intenzioni dei componenti della maggioranza che le avevano proposte erano volte ad assicurare maggiore fondamento alle coperture finanziarie; invece, nell'ambito della discussione al Senato, attivamente promossa dal Governo, sono diventate misure attraverso le quali realizzare una maggiore spesa. Dunque, anche sotto questo aspetto, la preoccupazione relativa alle operazioni di finanza straordinaria è molto forte. Il messaggio di fondo è quello della violazione dell'etica pubblica, quello della lacerazione di quel rapporto di fiducia e di lealtà tra contribuenti e Stato tanto faticosamente ricostruito negli ultimi anni.
Concludo ricordando che la nozione e l'idea stessa di democrazia sono nate con un grande investimento sul valore dell'individualità e della persona umana, facendo leva su fattori che potevano anche avere (penso, ad esempio, alla grande esperienza del Rinascimento italiano) un valore elitario, ma che, comunque, erano di estremo significato per la costruzione della cultura e della democrazia: le virtù dei cittadini, le virtù repubblicane dei cittadini, qui assolutamente dimenticate e buttate in un canto per premiare i vizi e per fare leva sugli istinti peggiori delle persone. È l'idea repubblicana della democrazia che viene rimessa radicalmente in discussione (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Pennacchi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, intervenendo a titolo personale, vorrei ricordare che, dal 1900 al 2002 (cioè ad oggi), i condoni sono stati, nel nostro paese, esattamente 57, tutti, però, proposti dal Governo. Stavolta, invece, i condoni sono stati proposti in sede parlamentare (dal Senato) in contrasto netto e ripetuto con le dichiarazioni del ministro competente.
Ci chiediamo, allora: ma Tremonti fa ancora parte di questo Governo, considerato che il Governo, autorevolmente presente questa sera, concorda, evidentemente, con queste sanatorie, con questi condoni? Credo che il Vicepresidente del Consiglio Fini, anziché fare la sfinge, debba dire qualcosa a tale riguardo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, sì, intervengo a titolo personale. Non so quanto la gestione odierna, un po' autoritaria e politicamente servile che lei ha deciso di assumere, oggi mi consenta di parlare a titolo personale. Andrò avanti finché lei non mi toglierà la parola, tanto mi pare che l'andazzo di oggi, e penso anche delle prossime ore, sia questo, e a questo dobbiamo attenerci. Non mi meraviglia neanche, signor Presidente, che il Governo abbia deciso di approvare oggi in queste ore questo articolo, perché sono cose che giustamente si debbono approvare di notte. Provate vergogna ad approvarle e a discuterle alla luce del giorno (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo). Un po' come altre categorie che di notte si occupano - e spesso e volentieri vi rivolgete anche a quelle - di questi argomenti. Coloro che adesso protestano, e si sono svegliati magari da qualche minuto, debbono prendere atto che voi avete la pervicacia di volerle approvare di notte queste cose, perché di giorno, vi vergognate, vivaddio, di quello che fate e anche di quello che siete capaci di mettere in piedi con questa legge finanziaria, non essendovi bastato quello che siete stati capaci di fare con la prima versione approvata dalla Camera.
Signor Presidente, parliamo di condoni, di un Governo che quando si tratta di fare leggi di un certo tipo viene di notte, viene con tutti i suoi membri, con il Vicepresidente del Consiglio, che si permette di mandare a quel paese una collega per poi dire che non si era rivolto a lei, quando anche tutte le telecamere lo hanno inquadrato chiaramente (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania). Purtroppo, signor Presidente, mi richiamano al tempo; Presidente, può venire incontro alle richieste dei colleghi, che, evidentemente, non hanno compreso che noi ovviamente faremo in modo di consentire al ministro Tremonti di essere qui e di discutere con noi di questo argomento. Lo aspetteremo, e credo che avremo modo di parlare a sufficienza affinché sia possibile con lui interloquire...
CESARE RIZZI. Ha detto a titolo personale!
ROBERTO GIACHETTI. Sì, sto parlando a titolo personale.
PRESIDENTE. Onorevole Rizzi, l'onorevole Giachetti sta parlando a titolo personale sul complesso degli emendamenti; può parlare dieci minuti a titolo personale, per cui calma e sangue freddo.
ROBERTO GIACHETTI. E soprattutto, onorevole Rizzi, calma e sangue freddo perché dovrà abituarsi a trascorrere questa notte, posso immaginare, ad ascoltare molti di noi parlare di questi argomenti. Si tranquillizzi, vada al bar, si prenda un caffè, faccia qualcosa, ma si metta l'anima in pace.
FRANCESCO GIORDANO. Rizzi, devi stare là.
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, torni al punto.
ROBERTO GIACHETTI. Siamo noi che consentiremo, perché voi non siete in grado di farlo, al ministro Tremonti di venire, magari con l'aereo che la Camera mette a disposizione dei deputati per tornare a casa, qualche aereo militare (a leggere i telegrammi, sembrava di essere in pieno colpo di Stato). Sarà con qualcuno di questi aerei che il ministro Tremonti ci farà la cortesia di venire qui a spiegarci, signor Presidente, per quale ragione ha ripetutamente affermato (non quando va da Bruno Vespa a Porta a Porta, ma in altre occasioni) che è assolutamente contrario a qualsiasi tipo di condono edilizio e fiscale. Ci ritroviamo invece con un provvedimento che ne prevede, se non ho capito male, più di una decina. Questa è soltanto una parte delle dimenticanze del ministro Tremonti rispetto alle proprie affermazioni. Ne abbiamo sentite molte altre, ne abbiamo sentite quando si occupava di buchi, presunti più che veri, annunciati in trasmissioni televisive (poi è stato costretto a smentire direttamente in quelle poche occasioni in cui è venuto qui in Parlamento ad affrontare un dialogo, in particolare con l'opposizione che gli contestava determinate affermazioni).
Signor Presidente, concludo il mio intervento semplicemente aggiungendo che a tutto ciò che fino ad ora abbiamo affrontato si aggiunge anche, come dicevo, il pacchetto dei condoni. Sembra che nella cultura della maggioranza la ricerca insistita dell'impunità rispetto ai reati commessi sia divenuta un elemento fondante.
Visto che è presente il Vicepresidente del Consiglio, poiché non possiamo avere il ministro Tremonti, avrei piacere che almeno il Vicepresidente avesse la bontà di ascoltarci. (Una voce: «Lo hai già detto»).
ROBERTO GIACHETTI. Non fa niente, lo ridico, abbiamo tanto tempo, caro collega, non c'è problema. Voi dovete solo state tranquilli, zitti, perché non vi fanno parlare, e ascoltare noi che parliamo. E noi andiamo avanti (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
Tanto non vi fanno neanche parlare.
UGO LISI. Pensa a te!
ROBERTO GIACHETTI. Venite qui, sapete solo pigiare il bottoncino, qualche
volta in 5 o 6 contemporaneamente, però solo questo sapete fare.
DANIELE FRANZ. Basta, Giachetti, smettila!
ROBERTO GIACHETTI. Dunque, fatelo per i prossimi giorni e magari, se imparate anche a parlare ci fate una cortesia perché a noi piace dialogare. A noi non piace soltanto vedervi... (Commenti di deputati del gruppo di Alleanza nazionale). State calmi, state calmi, prendetevi una camomilla al bar, state calmi, abbiamo il tempo.
UGO LISI. Stai offendendo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'onorevole Giachetti può consumare il tempo come ritiene.
UGO LISI. Ma non offendendo!
ROBERTO GIACHETTI. La prego, signor Presidente, io non consumo il tempo ma lo impiego, perché usare il verbo «consumare» è già dare un'interpretazione.
PRESIDENTE. Impiega, impiega, accetto la correzione.
ROBERTO GIACHETTI. La ringrazio (Commenti di deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Io leggo quello che sono in grado di leggere e mi consentono di leggere, a te non consentono neanche di leggere, figurati di parlare, quindi, abbi pazienza e fammi almeno finire di leggere ciò che sto leggendo. Quando poi, magari, una volta che avrai imparato a memoria qualcosa, potrai anche dirlo, avremo fatto un passo avanti nella democrazia (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo - Applausi polemici dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole De Franciscis. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO DE FRANCISCIS. Signor Presidente, intervengo a titolo personale.
Questa occasione mi è gradita per ricordare lo sforzo enorme svolto sia dal servizio bilancio dello Stato sia dagli uffici della Commissione bilancio nelle poche ore concesse a questo ramo del Parlamento per l'esame della nuova versione della legge finanziaria. Nel merito volevo chiedere chiarimenti a proposito della relazione tecnica che accompagna questa parte della legge finanziaria la quale, da una parte, quantifica le minori entrate complessive derivanti dalle modifiche in esame, rispetto alle stime di gettito iniziali, signor sottosegretario, in 866 milioni di euro nel 2003 e 302 milioni di euro nel 2004. Dunque, si tratta di rettifiche che rappresentano l'effetto netto derivante dalle compensazioni tra le disposizioni che comportano una perdita di gettito e quelle che determinano una maggiore entrata. La relazione tecnica, tuttavia - sono gli uffici che ci aiutano ad evidenziare questo aspetto - non fornisce le quantificazioni analitiche dei citati effetti, limitandosi ad evidenziare che la principale voce che ha comportato la diminuzione di gettito è la disposizione relativa all'abbassamento delle soglie minime dei ricavi, solo parzialmente compensata dall'estensione all'anno di imposta 2001 della definizione automatica in esame. Al riguardo, Presidente, vorrei osservare che la relazione tecnica non fornisce gli elementi essenziali per effettuare una valutazione sulla congruità delle rettifiche relative alle stime di gettito iniziali. Dunque, a noi appare necessaria un'integrazione della relazione tecnica - sono qui a chiederla al Governo, anche a nome del mio gruppo - con riferimento alla quantificazione dei singoli effetti derivanti dalle modifiche esaminate. Andrebbe chiarito, signor sottosegretario, in particolare, in quale misura sia stata modificata la stima del tasso di adesione in relazione all'abbassamento delle soglie minime dei ricavi nonché alla proiezione dell'importo fisso di 300 euro.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Santagata. Ne ha facoltà.
GIULIO SANTAGATA. Signor Presidente, intervengo a titolo personale.
Se il ministro Tremonti fosse stato tra noi non gli avrei rinfacciato, come altri, la scarsa coerenza rispetto ai condoni. Cambiare idea è legittimo, anzi, a volte, sinonimo di intelligenza.
Avrei tuttavia rinfacciato al ministro il fatto di aver provocato, oltre che accettato, questo condono; esso, infatti, si è reso necessario in quanto il dissesto provocato dalla sua politica economica ha portato il Parlamento ed il Governo a questo punto, un punto sul cui esito e sulla cui gravità non dico nulla; invito solamente i colleghi a leggere le illuminanti parole di Brunetta, un economista sicuramente più preparato e più autorevole di me (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Nicola Rossi. Ne ha facoltà.
NICOLA ROSSI. Signor Presidente, il sottosegratario Vegas ha chiarito come le norme relative ai condoni siano funzionali alla copertura della legge finanziaria. Ciò implica che la legge finanziaria presentata dal Governo a settembre, discussa ed approvata dalla Camera, non aveva copertura. C'è qualcuno tra coloro che sono seduti al banco del Governo che ha almeno la dignità di chiedere scusa al Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Fioroni. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE FIORONI. Signor Presidente, siamo rassicurati dalla presenza del Vicepresidente del Consiglio, che con la sua autorevolezza ci dovrebbe rassicurare rispetto all'assenza del ministro dell'economia; il ministro Tremonti ha aggiunto un ulteriore condono a quelli già contenuti in questa legge finanziaria e, forse, dovrebbe cercare di condonare, nei nostri confronti, anche la sua presenza, trovando magari il sistema per concederci qualche secondo di tempo domani. Capiamo anche l'imbarazzo per il quale non è presente, imbarazzo nel dover spiegare ciò che l'onorevole Nicola Rossi ci ha appena ricordato e che il sottosegretario Vegas, al di là dei suoi sforzi, ha ribadito con tanta tranquillità poc'anzi. Mi riferisco al fatto che abbiamo lavorato su un disegno di legge finanziaria che non aveva copertura! Abbiamo lavorato su un provvedimento che non rispecchiava la verità dei conti pubblici! Avete dovuto introdurre questa serie infinita di condoni per reperire risorse. Penso che nella vostra mente sappiate bene ciò cosa significhi: quando nel prossimo esercizio finanziario i condoni saranno esauriti, sarò curioso di vedere cosa sarete costretti ad inventare per reperire le risorse necessarie per mandare avanti il nostro paese. In tutto questo il ministro dell'economia, che tanto ha parlato in quest'aula sulla bontà della propria manovra finanziaria, anche in mezzo a tante perplessità dimostrate dalla stessa maggioranza, non sente neanche il dovere di venire in aula, non su richiesta del Parlamento, ma spontaneamente, per chiedere scusa per il disegno di legge finanziaria che aveva presentato a settembre. Egli dovrebbe spiegarci perché ha cambiato idea ed opinione rispetto a quanto aveva qui espresso. Soprattutto, se l'anno prossimo sarà ancora ministro dell'economia, egli dovrebbe spiegarci che cosa pensa di inventarsi - ci auguriamo che ciò non accada - quando non vi sarà più nulla da condonare, se non la speranza di condonare la sua presenza all'interno del Governo (Applausi di deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Duilio. Ne ha facoltà.
LINO DUILIO. Signor Presidente, vorrei svolgere due considerazioni, una relativa
alle ragioni per le quali, non solo l'opposizione, ma anche la maggioranza, chiedono la presenza del ministro in aula, ed una relativa ad una questione più complessiva e di fondo che, se mi permette, riguarda lei, signor Presidente, sperando che, quando la illustrerò, mi ascolterà, dato che ora non lo sta facendo.
La prima considerazione riguarda le ragioni per le quali viene richiesta la presenza del ministro in aula. Nei mesi precedenti, in tutto questo anno, soprattutto all'inizio, abbiamo assistito ad una serie di performance del ministro dell'economia che un po' ci ha irriso, un po' ci ha deriso, salvo poi arrivare a settembre per ammettere, in questa sede, come dicevano tutti gli istituti, peraltro autorevolissimi, a livello internazionale, che ciò che aveva fornito al Parlamento come informazioni e come previsioni non era esatto. Peraltro, il tutto riposa su una considerazione di fondo - che noi non dimentichiamo - secondo la quale, lo dico anche al sottosegretario Vegas, che anch'io apprezzo per il fatto di essere presente così diligentemente in Parlamento a seguire i nostri lavori, si è sempre sostenuto che con questa legge finanziaria e con questo inizio di politica economica il nostro paese sarebbe passato da una fase di declino ad una fase di sviluppo.
Adesso, mi sembra - e non sono l'unico a sostenerlo - che si possa dire: altro che sviluppo! Peraltro, mi sembra che questa formula - che asseconda una cattiva interpretazione a livello di teoria economica, secondo la quale il centrosinistra non sarebbe in grado di assicurare lo sviluppo, bensì, al massimo, di distribuire la ricchezza esistente, mentre il centrodestra sarebbe in grado di produrre ricchezza - rischi addirittura di smentire tali presunte teorie economiche. Come dicevo, in questo anno il ministro è venuto in Parlamento con le sue performance a dire che sicuramente ci aspettavano prospettive di grande prestigio per il paese. Adesso, invece, vi è la preoccupazione (credo che ce l'abbia anche il sottosegretario Vegas e spero che ce l'abbia il ministro Tremonti) che non solo si passi dallo sviluppo (che stava venendo fuori dalle politiche del centrosinistra) ad una fase di declino, ma che addirittura si rischi di andare verso una fase di tracollo.
Vedremo cosa ci riserverà prossimamente la trimestrale di cassa. Sarebbe, tuttavia, interessante che il ministro ci dicesse fin da ora, prima della trimestrale di cassa, se il discorso sui condoni, che oggi verrà affrontato, sia semplicemente l'anticipazione di qualche altro condono, magari edilizio, che a marzo, rispetto ad una situazione che si presenterà ancora negativa, verrà aggiunto ai condoni che oggi vengono proposti, sebbene qualche ministro - mi riferisco a Matteoli - abbia detto che non era il caso di prevederne.
Ovviamente, per senso di responsabilità, speriamo che ciò non accada. Non apparteniamo a quella cultura del «tanto peggio, tanto meglio» e non vorremmo che il nostro paese precipitasse nel dissesto. Nello stesso tempo, dico al sottosegretario Vegas che la motivazione che ci ha fornito (e che in verità avevamo già letto sui giornali), secondo la quale occorre fare i condoni perché ciò servirà poi a varare la vera riforma fiscale, mi sembra studiata appositamente per trovare una giustificazione. Tuttavia, essa non è accettabile sul piano etico né su quello morale, né su quello politico, né su quello economico.
La seconda considerazione che vorrei svolgere - mi rivolgo a lei, signor Presidente, e glielo dico come deputato della sua seconda legislatura - è la seguente. Signor Presidente, riteniamo che in questa legislatura stiano saltando alcune regole di fondo che presiedono al funzionamento del Parlamento nel suo complesso. In questo Parlamento vi sono state leggi approvate a maggioranza, ma che ci hanno fatto pensare al principio di dittatura della maggioranza. Ebbene, pur in presenza di questi aspetti, abbiamo sempre rinvenuto nel Presidente una figura di garanzia del funzionamento delle regole del Parlamento. Speriamo che ciò venga confermato anche per il futuro.
Lo dico perché questa, probabilmente, è una questione specifica. Mi riferisco all'articolo 64 della Costituzione che stabilisce
che il ministro, se richiesto, abbia l'obbligo di venire in Parlamento. Ebbene, su tali questioni non si può tergiversare. Non vogliamo certo che ci si assuma la responsabilità di bloccare la legge finanziaria e di andare all'esercizio provvisorio. Tuttavia, nello stesso tempo, vogliamo che si entri nel merito di ciò che le regole prevedono e vogliamo che, se non si è d'accordo sull'interpretazione delle stesse, si dica al Parlamento - come si è fatto altre volte - che l'interpretazione di quelle regole non è esatta.
Riteniamo che la regola che prevede l'obbligo per il ministro, se richiesto, di venire in Parlamento debba essere rispettata. Pertanto, signor Presidente, le chiediamo di farla rispettare, soprattutto perché vogliamo continuare a stimare in lei una figura di garanzia per la maggioranza e per l'opposizione (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rocchi. Ne ha facoltà.
CARLA ROCCHI. Signor Presidente, il mio intervento, che è a titolo personale, verte interamente sulla inspiegabile situazione che vede il ministro dell'economia e delle finanze assente nel momento fondamentale di impegno del suo dicastero nei confronti del Parlamento.
È come se un ginecologo si assentasse dalla sala parto dopo aver seguito una donna partoriente, dicendo che deve recarsi all'estero, alle Bahamas. È come se si verificasse ciò che capitò a Napoleone, che secondo gli storici perse la battaglia di Waterloo perché colto da un disturbo che non si può nominare in quest'aula.
Forse, il ministro Tremonti ha intenzione di potenziare l'attività artistica di questo ramo del Parlamento. Vi è una strepitosa mostra impressionista in questo palazzo: a mio avviso il ministro Tremonti vuole inaugurare un periodo surrealista. Infatti, l'atteggiamento di un ministro dell'economia che non si presenta in aula nel momento di approvazione di una finanziaria così controversa e battagliata può essere definito, se non con altri termini più pesanti, almeno surreale (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Ruggeri. Ne ha facoltà.
RUGGERO RUGGERI. Signor Presidente, mi pare sia evidente a tutti che questa finanziaria dimostra una spaccatura tra la maggioranza parlamentare della Camera e la maggioranza parlamentare del Senato: avete raddoppiato il numero degli articoli, avete stravolto la finanziaria licenziata dalla Camera. Vi è molto di più: mi riferisco alla spaccatura all'interno della maggioranza ed a quella della maggioranza con il Governo. L'UDC aveva promesso mari e monti, aveva promesso di cambiare rotta alla finanziaria ed al Governo. In realtà, abbiamo visto che ha sollevato le mani in alto. Allora, ci chiediamo quale sia la linea della Casa delle libertà soprattutto per quanto riguarda il mondo economico e finanziario, che vede ancora una volta grandi incertezze riguardanti le scelte effettuate. Di chi è la responsabilità di aver affossato con questa finanziaria il patto per l'Italia, che era la base e la costruzione del consesso civile per lo sviluppo dell'economia e della società italiana? Cosa diremo alla CISL come risposta alle giuste rivendicazioni poste? Fumo, soltanto fumo.
Dunque, non sono d'accordo con i miei colleghi che vorrebbero qui in aula il superministro dell'economia Tremonti. Anche se non c'è, per me fa lo stesso, anzi forse Fini o Buttiglione ne sanno di più di economia. A me spiace che non sia in aula Tremaglia, forse l'unico ministro serio di questa vostra compagine: mi spiace per la battaglia e per gli ideali che sta portando avanti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pistone. Ne ha facoltà.
GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, è molto imbarazzante parlare in
quest'aula e non avere alcun tipo di risposta da parte del ministro Tremonti. Certamente, per la massa enorme degli evasori le probabilità di essere verificati sono minime: lo dice il Ministro dell'economia e delle finanze. Le conseguenti liti tributarie si possono tirare in lungo senza costo: lo dice ancora il Ministro dell'economia e delle finanze. I condoni sono cadenzati o, almeno, lo sono stati nel passato: 1973, 1982, 1991. Vuol dire proprio che il rapporto fiscale si basa su questa ragione pratica: farla franca, confusi tra milioni di evasori; farla lunga, coltivando con calma la lite; farla fuori, con poche lire di condono.
A differenza che nel resto d'Europa, non c'è più con questo condono certezza di tassazione con saltuari condoni, ma certezza di condoni con saltuaria tassazione. Anche se il ministro dell'economia e delle finanze non è presente in aula, queste parole le ha pronunciate lui stesso nel 1991 (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Maurandi. Ne ha facoltà.
PIETRO MAURANDI. Noi avevamo previsto che si sarebbe passati dai pudichi concordati della prima lettura ai vergognosi condoni approvati in seconda lettura al Senato: i condoni più svariati, che testimoniano come il Governo stia cercando di raschiare il fondo del barile per tappare, o meglio per illudersi di tappare, non i buchi, ma le falle che in soli 18 mesi sono state prodotte nella finanza pubblica dall'opera del Governo. Ebbene, anziché riconoscere con chiarezza e con onestà questa situazione, sulle ragioni dei condoni sono state dette e scritte, da esponenti del Governo e della maggioranza, le cose più incredibili, più false e più esilaranti. È incredibile affermare che il condono possa indurre gli evasori a pagare, d'ora in avanti, le imposte. È noto a tutti che è vero esattamente il contrario. È ridicolo affermare che il condono è necessario perché il contenzioso fiscale è lungo e complicato. Avete condonato il canone RAI: che c'entra con il contenzioso? E il rientro dei capitali esportati illegalmente e lautamente premiati, cosa c'entra con il contenzioso?
È esilarante sostenere che il condono bisogna farlo ogni volta che si fa una riforma fiscale. Ma chi l'ha detto? Qual è il nesso tra le due cose? Voi volete presentare i condoni quasi come uno stato di necessità, mentre sono una scelta politica, quella di fare un regalo agli evasori, e una beffa a chi le imposte le paga. Vi è poi un argomento che è solo apparentemente più sofisticato, ma in realtà è anch'esso esilarante: quello secondo cui l'evasione dipenderebbe dal fatto che le imposte sono troppe alte, ma l'argomento è in sé falso. La pressione fiscale in alcuni paesi europei importanti è superiore a quella dell'Italia e in tali paesi l'evasione è praticamente sconosciuta.
La verità è che l'evasione è un abito mentale, un atteggiamento verso lo Stato e verso la cosa pubblica. La realtà è che questo argomento fa degli evasori una specie di eroi: gente con alto senso dello Stato che con grande sprezzo del pericolo ha eroicamente resistito al pagamento delle imposte, per testimoniare al mondo che il carico fiscale è insopportabile. Allora sì, avreste ragione di premiarli. Ma in questo caso dovreste premiare anche i cittadini normali, quelli che non sono eroi e che le tasse le hanno pagate. Dovreste premiarli, un po' secondo la proposta provocatoria del professor Modigliani, perché anche se non hanno resistito hanno però sopportato il peso del carico fiscale. Quindi quelli che hanno pagato dovrebbero vedersi restituita una quota di ciò che hanno versato e così verrebbero trattati almeno alla stessa stregua degli evasori (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione. Propongo, signor
Presidente, di concludere l'esame dell'articolo 7 e poi passare eventualmente all'esame dell'altro provvedimento (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si sono verificati dei fatti nuovi e infatti sto sentendo dal presidente della Commissione bilancio... Calma, calma, colleghi.
GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione. Questa è dunque la proposta che ritengo di sottoporre a lei e all'Assemblea.
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sull'articolo 7 e sulle proposte emendative ad esso presentate, invito allora il relatore per la maggioranza ad esprimere il parere della Commissione.
ANGELINO ALFANO, Relatore per la maggioranza. La Commissione esprime parere contrario su tutti gli emendamenti all'articolo 7.
PRESIDENTE. Il Governo?
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il Governo esprime parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 7.
Tuttavia, devo una precisazione all'onorevole Nicola Rossi, il quale ha affermato che quanto mi sono permesso di chiedere prima, vale a dire la prosecuzione dell'esame di questi articoli in quanto funzionali alla copertura della finanziaria, vorrebbe dire che, in qualche modo, prima ciò non era così.
In realtà, onorevole Nicola Rossi, questi articoli, che adesso inglobano i condoni e che prima si riferivano solo al concordato, nella loro stima finanziaria complessiva non hanno mutato valore. Infatti, come ha sempre sostenuto il Governo, era prudenzialmente opportuno non incrementare il valore del gettito del condono, nel caso in cui fosse stato aggiunto in qualche parte.
Detto ciò, è ovvio che, dal punto di vista finanziario, nulla è cambiato per quanto attiene alla clausola di copertura della finanziaria rispetto al testo che include o esclude il condono. Sotto questo profilo, non c'è nessuna detenzione del rapporto esistente tra Parlamento e Governo relativamente alla copertura della finanziaria e la pregiudizialità resta nella stessa misura e con le stesse modalità rispetto al testo approvato da questo ramo del Parlamento.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori in merito alla dichiarazione resa dal presidente della V Commissione.
Il presidente Giancarlo Giorgetti gode di tutta la nostra fiducia e di tutta la nostra stima purché smetta di fare ciò che gli dice il Governo; glielo abbiamo già detto in Commissione e ci auguriamo che ciò non debba ripetersi in altre finanziarie. Tuttavia, contiamo su un arbitro che presieda questa Assemblea non facendo come fanno normalmente gli arbitri con la Roma, giocando da una parte, contro.
Signor Presidente, all'una lei ha affermato che avremmo lavorato ancora per un'ora. Il ruolo dell'opposizione e della maggioranza nonché il gioco parlamentare si sviluppano nella fiducia totale delle posizioni che lei assume. Se lei, Presidente, ha assunto l'impegno di terminare la seduta alle 2, nel corso della partita, non può cambiare le regole del gioco.
DANIELE FRANZ. Ha detto almeno un'ora. Boccia, piantala!
ANTONIO BOCCIA. Capisco il presidente Giancarlo Giorgetti, la maggioranza, le intese, ma il Presidente della Camera una volta data una parola la deve mantenere, altrimenti non siamo più in grado...
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, la ringrazio anche perché il suo intervento
riequilibra rispetto a tanti ingiusti apprezzamenti che mi sono stati rivolti nei mesi scorsi.
Un'ora fa ho affermato - lo dimostra il resoconto stenografico - che avremmo votato ancora per un'ora e che poi avremmo terminato i nostri lavori. In realtà, non si è proceduto ad alcun voto, in quanto legittimamente si è ritenuto di intervenire a seguito di un clima di tensione creatosi in aula.
Il presidente della V Commissione, dopo aver parlato con tutti, ha fatto una proposta mediatoria, proponendo di procedere a votazioni ancora per un tempo limitatissimo. Dunque, in questo caso, mi consenta di affermare che si è trattato di buonsenso, che dovrebbe ispirare l'azione un po' di tutti.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grandi 7.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.
ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, intervengo sull'emendamento 7.1 e ne approfitto per svolgere qualche considerazione anche su altri emendamenti a mia prima firma. Chiederò comunque la parola sul mio emendamento 7.3 al momento dell'esame dello stesso e mi auguro che ciò avvenga nella mattinata di domani.
Con riferimento al presente emendamento - come affermato già da altri colleghi in precedenza - intendo sottolineare che i condoni sono una vergogna e questa finanziaria è lastricata di vergogne.
Ma c'è una vergogna che considero inaccettabile per qualunque parlamentare. Come voi sapete bene, di condoni si è cominciato a parlare da molto tempo, tanto è vero che anche il testo della legge finanziaria, approvato dalla Camera, lo consentiva per le dichiarazioni presentate entro il 31 dicembre dell'anno scorso. Il Senato ha spostato la data al 31 ottobre 2002. Cosa vuol dire? Vuol dire che trovate, nelle cifre relative ad un versamento inferiore delle tasse, la spiegazione di questo condono. In pratica il segnale che è arrivato è il seguente: non pagare, tanto arriverà il condono in tempo utile. E, infatti, il condono, in questo caso, arriva esattamente quando le persone sapevano che sarebbe arrivato. Questo come altri. La data di ottobre è terribile perché significa un premio per quelli che non hanno pagato; significa, in sostanza, accettare l'idea che il primo che comincia a parlarne crea un clima tale da portare ad una conseguenza di questo tipo. Ecco la ragione per cui penso non sia in alcun modo accettabile mantenere la data introdotta dal Senato. Il mio emendamento 7.1 si propone di riportare la data che voi, Governo e maggioranza, avevate fissato, vale a dire la data del 31 dicembre 2001 che, almeno, evitava di regalare il condono a coloro che avevano accettato l'idea che prima o poi sarebbe arrivato.
Passo alla seconda questione. Senatore Vegas, lei ci ha parlato di saldi migliorati. La cosa strana è che il Governo rifiuta di migliorare ulteriormente i saldi. Tra l'altro, migliorando ulteriormente i saldi si potrebbero anche trovare i quattrini per fare alcune delle cose utili di cui questo paese avrebbe grande bisogno. Infatti, molti degli emendamenti che seguono, tranne il mio emendamento 7.3, che affronta un problema a parte, di cui parlerò quando lo esamineremo, cercano di creare le condizioni per cui il «condonismo» avvenga, almeno, con qualche onere in più: non a prezzi di saldo, non a prezzi di svendita autunnale, ma pagando qualcosa di concreto e di sostanzioso. Ecco la ragione per cui ci sono cifre maggiori che consentirebbero maggiori entrate per il bilancio dello Stato e darebbero un segnale non di maggiore equità ma di minore iniquità nei confronti dei cittadini che hanno onestamente pagato. Ecco la ragione per cui spero che questo emendamento, come gli altri, venga approvato.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 7.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 423
Maggioranza 212
Hanno votato sì 138
Hanno votato no 285).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 7.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 425
Maggioranza 213
Hanno votato sì 138
Hanno votato no 287).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli emendamenti Benvenuto 7.7 e Morgando 7.8, di identico contenuto normativo, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 428
Maggioranza 215
Hanno votato sì 140
Hanno votato no 288).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 7.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 427
Maggioranza 214
Hanno votato sì 140
Hanno votato no 287).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 7.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 429
Maggioranza 215
Hanno votato sì 137
Hanno votato no 292).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 7.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 431
Maggioranza 216
Hanno votato sì 141
Hanno votato no 290).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 7.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 432
Maggioranza 217
Hanno votato sì 142
Hanno votato no 290).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 7.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 439
Maggioranza 220
Hanno votato sì 145
Hanno votato no 294).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 7.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 438
Maggioranza 220
Hanno votato sì 143
Hanno votato no 295).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 7.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 435
Maggioranza 218
Hanno votato sì 144
Hanno votato no 291).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 7.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 439
Maggioranza 220
Hanno votato sì 144
Hanno votato no 295).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 7.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 436
Votanti 435
Astenuti 1
Maggioranza 218
Hanno votato sì 141
Hanno votato no 294).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 7.14, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 436
Maggioranza 219
Hanno votato sì 144
Hanno votato no 292).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Russo Spena 7.16, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 442
Votanti 440
Astenuti 2
Maggioranza 221
Hanno votato sì 142
Hanno votato no 298).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 7.15, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 440
Maggioranza 221
Hanno votato sì 144
Hanno votato no 296).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benvenuto 7.17, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 439
Maggioranza 220
Hanno votato sì 144
Hanno votato no 295).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 7.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 442
Votanti 441
Astenuti 1
Maggioranza 221
Hanno votato sì 297
Hanno votato no 144).
Il seguito del dibattito è rinviato alla seduta di domani.
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