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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 3200-bis-B sezione 3).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Volontè. Ne ha facoltà.
LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, onorevoli colleghi, colgo l'occasione di parlare sull'articolo 2 e sugli emendamenti ad esso presentati perché è a partire da tale articolo che il nostro gruppo parlamentare ha presentato ulteriori emendamenti al testo della finanziaria.
Sono ben felice che, oltre a moltissimi rappresentanti del Governo, sia presente anche, nella sua funzione politica ed istituzionale, il Vicepresidente del Consiglio che, in più di un'occasione, ha condiviso molte delle riflessioni che sto per rivolgere all'Assemblea. Discutiamo della legge finanziaria: un provvedimento fondamentale della politica economica del paese e, soprattutto, della politica economica di un Governo e della sua maggioranza. Abbiamo di fronte il pericolo oggettivo dell'esercizio provvisorio che avrebbe effetti importanti anche in vista del semestre europeo che andiamo a presiedere tra qualche mese.
È con questo senso di responsabilità che chiediamo innanzitutto - ed affidiamo tale riflessione, mancando il ministro dell'economia, a chi coordina la politica del Governo, cioè al Vicepresidente del Consiglio insieme al Presidente del Consiglio - di ripristinare alcune regole all'interno della maggioranza parlamentare e della coalizione.
Abbiamo suggerito, insieme, caro Vicepresidente, durante una circostanza pubblica, che il metodo, nella riflessione sulla legge finanziaria, fosse quello di un coinvolgimento dei partiti della coalizione, dei
gruppi parlamentari, del Consiglio dei ministri, non solo nella sua presentazione (essendo, questo, strumento fondamentale della politica del Governo), ma anche nei maxiemendamenti che il Governo ha presentato in varie circostanze sia alla Camera dei Deputati sia al Senato della Repubblica, modificando in gran parte il testo che qui era stato depositato lo scorso 30 settembre. Alcuni di questi passaggi - è inutile dirlo - non sono stati fatti (Commenti del deputato Bindi e dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Onorevole Bindi, mi faccia la cortesia.
LUCA VOLONTÈ. Alcune volte questo metodo della collegialità non è stato seguito.
Vorrei introdurre una serena riflessione sul modo, sulle cifre previste, sui contenuti di programma e sulla politica economica, rispetto a una crescita economica che è diversa dalle previsioni che la nostra coalizione ha fatto durante la campagna elettorale (e non per colpa di questa coalizione, e nemmeno di una persona che stimo - come il ministro dell'economia - queste previsioni non si sono verificate). Vogliamo però sottolineare una maggiore condivisione della responsabilità, caro Vicepresidente del Consiglio, anche per ciò che riguarda la gestione della politica economica, per i partiti che fanno parte di questa coalizione, per la maggioranza parlamentare di questa coalizione - che troppo spesso è ridotta a votare e non a condividere le scelte - e per il Consiglio dei ministri, che altrettante volte è tenuto in gran parte all'oscuro di grandi modifiche che riguardano leggi fondamentali della politica del Governo. Lo vogliamo fare perché vogliamo assumerci la responsabilità, insieme agli altri partner di questa coalizione, di governare e di fare le riforme.
Sono queste le ragioni per cui annuncio, a partire da questa riflessione - che evidentemente riguarda i nostri emendamenti, ma che rispetto ad essi va ben oltre -, il ritiro di tutti e quattro gli emendamenti (Applausi polemici dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo). Lo scopo della presentazione, prima, e del ritiro, poi, di questi emendamenti è nelle riflessioni che abbiamo cercato di portare nuovamente all'attenzione di questo Governo e di chi oggi lo rappresenta con maggiore responsabilità, che - insieme ai ministri - è il Vicepresidente del Consiglio (Commenti dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo). È una riflessione che spero venga colta per ciò che vale, per il futuro, ben oltre la legge finanziaria che stiamo approvando e che richiede maggiore collegialità e condivisione, anche in scelte non condivise oggi e sulle quali noi ci tapperemo il naso come i condoni tombali maxi, che non erano previsti e non sono stati annunciati (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, io cerco di tutelare i diritti di tutti, quindi anche quelli dell'onorevole Volontè.
LUCA VOLONTÈ. Faremo questo per evitare al nostro paese, verso il quale siamo innanzitutto responsabili, l'esercizio provvisorio durante il semestre italiano, ma diciamo già a lei, signor Vicepresidente, che questa riflessione dovrà essere fatta ben prima del semestre italiano. Diceva un grande poeta, Ezra Pound: affermare che uno Stato (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo) non può perseguire i suoi scopi per mancanza di denaro è come dire che non si possono costruire strade per mancanza di chilometri. Ecco, noi vogliamo evitare, caro Vicepresidente del Consiglio, di dover condividere fra qualche mese questa riflessione ed è per questo che con il ritiro dei nostri emendamenti vogliamo sottolineare a lei quanto la nostra responsabilità è e deve essere la responsabilità di questa maggioranza nei confronti del proprio paese: fare le riforme (e non annunciarle) e anche condividerle con tutti (Applausi dei deputati del gruppo dell'UDC (CCD-CDU) - Applausi polemici di deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, intervengo per dichiarare, a nome del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo, la volontà di fare nostri gli emendamenti ritirati dall'onorevole Volontè (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, mi scusi se la interrompo. Poiché prevedevo che lei facesse questo tipo di intervento, non ho replicato all'onorevole Volontè.
Il ritiro testé pronunciato dall'onorevole Volontè immagino abbia un valore politico, in quanto gli emendamenti presentati dai deputati del gruppo dell'UDC (CCD-CDU) erano tutti riferibili a parti non modificate dal Senato e, in quanto tali, sono stati considerati inammissibili e quindi non sono stati nemmeno pubblicati (Vivi commenti).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Benvenuto. Ne ha facoltà.
GIORGIO BENVENUTO. Signor Presidente, questa finanziaria ci era stata presentata come la finanziaria dell'equità, del rigore e dello sviluppo e, poco fa, il senatore Vegas, nel corso della sua replica, ha ricordato che questa legge è caratterizzata da una grande e straordinaria operazione in favore delle famiglie e dei settori più deboli.
Senatore Vegas, questa operazione non è né grande né straordinaria, in quanto grandi e straordinarie sono le sue inesattezze e la sua disinformazione, che sconfinano nelle bugie (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo). E spiego perché. Prima di tutto, non c'è equità, in quanto avete dimenticato 4 milioni di cittadini, i non capienti, che non riceveranno nulla da questa operazione (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo). I non capienti avevano ricevuto 200 mila lire alla fine del 2000 e 300 mila lire, come bonus, alla fine del 2001 e ora non hanno nulla. Infatti, c'è una clausola di salvaguardia per i redditi più alti, mentre vi siete dimenticati di una rendita di salvaguardia per i più deboli e i più poveri e ciò è avvenuto in un momento particolarmente difficile, qual è quello rappresentato dall'aumento dell'inflazione del 2,9 per cento. Dunque, questi cittadini non avranno nulla e avranno anche di meno, come quei pensionati ai quali avete dato il milione l'anno scorso e che non beneficeranno per intero di un aumento rispetto all'inflazione che si è determinata.
Ciò che lei ha affermato, sottosegretario Vegas, è una bugia anche perché i pensionati sono danneggiati rispetto ai lavoratori dipendenti; infatti, per la prima volta nella storia del nostro paese, riceveranno delle deduzioni più basse.
Che dire delle famiglie? Una famiglia monoreddito, con due figli a carico, prenderà di meno rispetto agli altri. È questa la vostra operazione di equità? In realtà, si tratta di un'operazione sbagliata, ingiusta, che non favorisce i settori più deboli.
Aggiungo che avete cancellato anche quella misura che prevedeva - come è stabilito in tutte le legislazioni più avanzate, dalla Francia ai paesi nordici - un trattamento più favorevole per chi ha più di 75 anni.
Dunque, una misura che colpisce i settori più deboli, una polpetta avvelenata che avete offerto e che viene abbondantemente ripagata dalle altre misure che dovranno essere adottate a livello locale. Per cui questa operazione a beneficio dei redditi più bassi è chiaramente smentita dalla realtà.
Aggiungo ancora che, sempre per i pensionati e per i lavoratori all'estero, c'è una grave iniquità. E la grave iniquità è che avete corretto appena quella misura che vi eravate impegnati a ripristinare per quanto riguarda i transfrontalieri e non prevedete alcuna iniziativa per i pensionati che hanno lavorato all'estero e che pagano le tasse nel nostro paese e per i lavoratori italiani all'estero che continuano a subire un trattamento fortemente punitivo dal punto di vista fiscale.
Anche in questo caso, due pesi e due misure: vi preoccupate di far pagare pochissimo a chi ha portato i capitali all'estero e non dimostrate la giusta attenzione per questi problemi. Mi meraviglio per ciò che dice il ministro Tremaglia. Egli si preoccupa che non venga mantenuto un impegno nei confronti dei pensionati all'estero che percepiscono una pensione al di sotto di un milione. Ma si dovrebbe preoccupare anche di come sono trattati i pensionati che hanno lavorato all'estero in condizioni di particolare difficoltà o si dovrebbe preoccupare dei tanti lavoratori all'estero che operano nelle grandi imprese e nelle grandi attività e che sono tartassati da questo sistema fiscale. Attenzione - sì - agli esportatori di capitali e, invece, profonda disattenzione per i redditi più bassi, per i redditi di chi lavora.
CESARE RIZZI. Presidente, il tempo!
GIORGIO BENVENUTO. Vorrei riprendere le considerazioni appena svolte dall'onorevole Volontè. Parlavo di poca equità. Capisco il disagio degli amici e dei colleghi, che è stato espresso dall'onorevole Volontè ma che è presente in molti parlamentari della maggioranza. Ci troviamo dinanzi ad una finanziaria che ha ingannato la Camera. Ci troviamo di fronte ad una finanziaria su cui le critiche esposte dall'onorevole Volontè sono largamente diffuse. Consiglio al senatore Vegas, al Vicepresidente del Consiglio Fini e all'assente e silente in Parlamento ministro dell'economia e delle finanze - perché parla dappertutto, tranne che in Parlamento - ciò che ha scritto Brunetta su Il Sole 24 Ore. Si tratta di una requisitoria sugli errori presenti in questa legge finanziaria e sulla mancanza di rispetto delle previsioni. Brunetta ha documentato come il patto per l'Italia sia stato stracciato da voi e come nel 2004 e nel 2005 non ci sarà alcuna operazione di riduzione delle tasse, in base al patto di stabilità che avete comunicato a Bruxelles.
Quindi, siamo di fronte ad una politica di inganno, ad una politica di bugie. Qui di straordinario non c'è niente, se non la vostra malafede e la vostra incapacità di dare una risposta ai problemi del paese (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale - Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di essere dotati tutti della necessaria pazienza. Molti mi hanno invitato a far rispettare i tempi. Ma l'onorevole Benvenuto aveva ancora tredici minuti a disposizione, per cui, se avesse voluto, avrebbe potuto parlare ancora.
Non credo che con gli atti di intemperanza si facilitino i lavori. Comunque, per alleggerire l'atmosfera, vorrei comunicare che l'Ufficio di Presidenza, all'unanimità, ha nominato vicesegretario generale il dottor Guido Letta, che è qui di fianco a me. Credo che gli possiamo fare i complimenti tutti assieme, almeno su questo (Applausi).
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, ho preso la parola in relazione alle dichiarazioni del presidente Volontè. Qui si è svolto un episodio un po' surreale. I colleghi del gruppo dell'UDC hanno annunciato che avrebbero presentato quattro emendamenti; il collega Drago ha dichiarato che erano stati presentati; poi, il collega Volontè ha annunciato nei telegiornali che si trattava di emendamenti importanti, sui quali si sarebbero impegnati. Poiché ritengo che i colleghi del gruppo dell'UDC non siano così sprovveduti da presentare emendamenti sapendo che non sono ammissibili e poiché non credo che il presidente Volontè ignorasse che gli emendamenti erano stati dichiarati inammissibili, devo ringraziare il collega Boccia per aver posto la questione, seppure indirettamente.
Ma adesso qual è il punto? Lo dico al Vicepresidente del Consiglio qui presente e agli altri colleghi ministri. Il punto è
totalmente politico, nel senso che, se di fronte ad una cosa di questo genere si presentano quattro emendamenti che si sanno inammissibili e si annuncia il ritiro di emendamenti che non erano stati ammessi, perché accade tutto questo? Per dichiarare il dissenso rispetto alla legge finanziaria. Questo è accaduto!
In altre parole, c'è un partito di maggioranza che dissente dalla legge finanziaria, dall'atto fondamentale del Governo.
È un atto politico di cui vogliamo prendere atto oppure no? È un comportamento di cui bisogna tener conto o no? In seguito poi discuteremo, ma questo rende ancora più importante la presenza del ministro dell'economia e delle finanze, che qui è stato direttamente contestato da una componente della maggioranza. Allora, ritorniamo sulla questione già affrontata prima - mi rivolgo a lei, signor Presidente, e lo dico ai ministri qui presenti -, perché noi intendiamo tornare su questa una volta che arrivi il ministro: vale a dire, qual è il rapporto di fiducia che lega le componenti della maggioranza con il ministro dell'economia (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani, Misto-Socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo).
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, intervengo sullo stesso argomento per dire che, ovviamente, condivido le cose dette dal collega Violante. Tuttavia, vorrei richiamare la sua attenzione su un aspetto.
Lo spettacolo cui abbiamo assistito poco tempo fa con l'intervento del collega Volontè, che peraltro personalmente stimo molto, come molti di noi, al di là della manifestazione di impotenza politica a cui ha esposto il suo gruppo, per le ragioni che sono appena state ricordate, a me pare abbia oggettivamente configurato un'offesa per tutto il Parlamento. Siamo già costretti a votare un testo della legge finanziaria che ci è appena stato consegnato, che non siamo stati in grado di esaminare con la dovuta serietà, che ci è stato persino impedito di correggere al fine di renderlo leggibile, come è stato ricordato stasera da molti colleghi, e poi vi è lo spettacolo, davvero penoso, di emendamenti presentati, di emendamenti che non erano ammissibili e, quindi, di emendamenti ritirati.
Signor Presidente, chiediamo a lei almeno di non prestarsi a questo spettacolo penoso (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Verdi-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevole Castagnetti, non ho capito quale sia il problema della Presidenza. Noi abbiamo distribuito i fascicoli, gli emendamenti non c'erano, l'onorevole Volontè ha chiesto di parlare sull'articolo 2 e sugli emendamenti ad esso presentati. Cosa dovevo fare? Mi suggerisca lei per il futuro.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, lo abbiamo scoperto, così, casualmente, perché lei ha dovuto rispondere al collega Boccia...
PRESIDENTE. No, onorevole Castagnetti. Se l'onorevole Boccia non fosse intervenuto, subito dopo avrei detto all'onorevole Volontè...
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Poteva interrompere l'onorevole Volontè.
PRESIDENTE. Guardi, lei mi sta facendo un processo alle intenzioni che non mi sembra molto sereno. Comunque, visto il clima, posso anche accettarlo.
GERARDO BIANCO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GERARDO BIANCO. Signor Presidente, io mi pongo una domanda avendo seguito la storia di questa legge finanziaria come
diligente membro della Commissione bilancio sin dal primo momento. Di chi è figlia questa legge finanziaria? Infatti, io do una interpretazione un po' diversa dai colleghi che chiedono la presenza del ministro Tremonti. Ho la sensazione che il ministro Tremonti stia disconoscendo questa legge finanziaria: perciò non si presenta, perché non sa cosa dire, non sa neppure cosa rispondere. Infatti, egli ha presentato una legge finanziaria in Commissione, che peraltro è stata criticata da tutti i vari interlocutori nell'audizione; successivamente, questa legge finanziaria è stata approvata in un certo modo qui alla Camera e modificata al Senato.
Signor Presidente, signor Vicepresidente del Consiglio dei ministri, se voi aveste assistito alla seduta di oggi in Commissione, avreste ascoltato che le più forti dichiarazioni critiche nei confronti della legge finanziaria sono state espresse dai rappresentanti della maggioranza. L'onorevole Giancarlo Giorgetti in un pregevole intervento ha criticato questa legge finanziaria; l'onorevole Liotta in un intervento anche di spessore ha praticamente criticato con forza e c'è stato un tentativo di difesa da parte del rappresentante di Forza Italia, peraltro molto debole.
Si tratta, quindi, di un disegno di legge finanziaria disconosciuto da tutti, lo capisco. Noi, infatti, ci troviamo di fronte ad un ministro creativo, il quale pensa di poter trarre qualcosa dal niente, quando tutti i filosofi ritengono che dal niente non si può che ricavare il nulla. A questo punto credo vi sia un predecessore, un famoso personaggio di Rabelais che si chiamava Panurge. Egli sosteneva che, in realtà, si potevano cavare i soldi dai debiti, così pensiamo che si possano cavare i soldi dai debiti e si possa risanare l'economia del paese attraverso questi trucchi.
A questo punto il ministro Tremonti, in un articolo pubblicato a metà del 2002, ha fatto una critica alla concezione tomistica sostenendo, praticamente, che san Tommaso e la scuola di Salamanca avevano torto perché bisognava creare tutto attraverso una concezione diversa. Egli però ha consumato qualcosa che è molto simile a ciò che accade proprio a san Tommaso, il quale avendo mangiato una lampreda presso il re Luigi di Francia disse: consummatum est. Lui ha consumato tutto, questa è la realtà di fronte alla quale ci troviamo con questo condono che, praticamente, raschia il barile e rende incerto l'avvenire. Questa è la realtà di questo disegno di legge finanziaria che è giocato sull'azzardo, sui condoni e che, quindi, non ha un'anima e neppure una prospettiva di carattere strategico. Ecco perché questo disegno di legge finanziaria è figlio di nessuno e tutti lo disconoscono. Questo è il punto sul quale, credo, la maggioranza debba riflettere (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sull'articolo 2 e sulle proposte emendative ad esso presentate, invito il relatore per la maggioranza ad esprimere il parere della Commissione.
ANGELINO ALFANO, Relatore per la maggioranza. Il parere della Commissione è contrario a tutte le proposte emendative all'articolo 2.
PRESIDENTE. Il Governo?
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Grandi 2.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.
ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, approfitto di questo intervento per parlare dei miei emendamenti 2.1, 2.2 e 2.3. Stiamo trattando modifiche che tendono a creare le condizioni perché gli sgravi fiscali siano migliorativi nei confronti di alcune fasce di reddito.
Il ragionamento portato avanti in precedenza dall'onorevole Volontè ha rivelato
che, se quell'atteggiamento ha portato dall'interno della maggioranza a ritirare gli emendamenti, mi sembra di capire che si pretenderebbe di impedire altri emendamenti. Questa pretesa, francamente, mi sembrerebbe eccessiva, perché vorrei ricordare a questo Parlamento che al Senato è stata concessa la modifica negata alla Camera. Questo emendamento non è nuovo, era già stato proposto ed al Senato vi è stata la fortuna di poter passare, ad esempio, da 46.500 a 46.700 euro annui. La proposta di arrivare a 47 mila è stata avanzata perché, come sapete, i valori dell'inflazione - oggi vi sono i nuovi dati - tendono al 2,9 per cento e, di conseguenza, vista la differenza tra l'inflazione e la possibilità di adeguare i redditi reali vi è, effettivamente, bisogno di un intervento fiscale di aiuto. In particolare, questo deve avvenire per le fasce di reddito meno coperte dalle misure in questione. Inoltre, era stato sostenuto che la misura di sgravio fiscale avrebbe avuto un risultato complessivo di 5,5 miliardi di euro: non è così! I miliardi di euro sono 3,6 - poco più -, di conseguenza vi è un ampio spazio per cercare di andare almeno nella direzione delle misure che sono state annunciate dal Governo e dalla maggioranza.
Questi emendamenti, come quello che stiamo esaminando, sono molto moderati ed hanno l'obiettivo di migliorare la possibilità di sgravio fiscale per redditi in particolare di livello medio e per medio intendo da lavoro dipendente, o anche da lavoro autonomo; infatti molte fasce di reddito si trovano in questi ambiti.
Di conseguenza, vi sarebbe la possibilità di migliorare le condizioni.
Da ultimo, voglio ricordare che il senatore Vegas, nell'esporre la posizione del Governo, ha ricordato, tra le altre cose, che il saldo sarebbe addirittura migliorato. Faccio notare che quel miglioramento di saldo è esattamente quello che serve ai fini dall'approvazione della misura di cui stiamo ragionando.
Pertanto, se usciamo per un attimo da una visione puramente costrittiva della discussione e affrontiamo il disegno di legge finanziaria per quello che è, questo ed i successivi emendamenti dovrebbe essere approvati per cercare di costruire una manovra fiscale più consistente, più equilibrata e maggiormente in grado di rispondere alle aspettative ed ai problemi dell'economia del paese.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, il Governo ha sempre dichiarato che vi sarebbero state meno tasse e più soldi nelle tasche dei cittadini con redditi medio bassi. Di questo aspetto si vuole fare il punto chiave del disegno di legge finanziaria in esame; è l'unico vanto del Governo e credo che nel quadro devastato e devastante di questo disegno di legge finanziaria, la riduzione in questione potrebbe anche rappresentare una piccola perla. Tuttavia, le perle, di solito, si trovano nel fango, nella melma, e allora bisogna fare in modo di chiarire di quali benefici reali si tratta.
Intanto, vorrei ricordare che il gruppo della Margherita, in sede di approvazione della legge delega in materia fiscale, chiese e sfidò il Governo a dare il via alla riforma, a cominciare proprio dai redditi bassi e dagli incapienti. Con questo disegno di legge finanziaria invece gli incapienti, cioè i cittadini italiani più poveri, quelli che non hanno assolutamente nulla, non ottengono niente. Eppure, il Presidente del Consiglio ha sempre sostenuto che bisogna aiutare gli ultimi, ma, in questo caso, li si aiuta a rimanere ultimi, mentre i primi sono stati aiutati con leggi a loro favore (penso agli esportatori di capitali all'estero, ai grandi evasori che sono stati aiutati a rimanere primi, anzi a salire ancora di più nella scala degli avvantaggiati). Questo per me è semplicemente vergognoso!
Anche per quanto riguarda i redditi bassi occorre fare una operazione verità perché, altrimenti, non si comprende e ci si illude che quella piccolissima riduzione dell'IRPEF a favore dei redditi bassi possa essere realmente tramutata in maggiori
soldi nelle tasche dei cittadini. Così non sarà perché, mentre si toglie qualche lira dall'IRPEF, si costringono gli enti locali ad aumentare le tariffe locali, il costo dei servizi. Pertanto, credo che si tratti del gioco delle tre carte: è quindi un imbroglio.
Questo è il motivo per cui in questo disegno di legge finanziaria non vi è assolutamente equità e, certo, né rigore, né sviluppo. Vorrei ricordare, per esempio, che nel patto per l'Italia, stipulato con la CISL e con la UIL, per la riduzione della sola IRPEF gravante sui redditi bassi erano previsti 5,5 miliardi, mentre ora se ne prevedono 4,5 per l'IRPEF, l'IRPEG e l'IRAP.
Anche di questo aspetto bisogna tenere conto e capire che il disegno di legge finanziaria in esame è falso nei dati macroeconomici, dà segnali negativi al mercato, non presenta carattere di equità e andrebbe completamente rivisto per una quarta volta, finalmente quella giusta. In tal caso, non saremo responsabili (se fosse modificato).
A mio avviso, signori del Governo, è ora di cambiare rotta e di cambiare il timoniere.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 2.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 507
Maggioranza 254
Hanno votato sì 209
Hanno votato no 298).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 2.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 511
Maggioranza 256
Hanno votato sì 213
Hanno votato no 298).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 2.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 516
Votanti 515
Astenuti 1
Maggioranza 258
Hanno votato sì 216
Hanno votato no 299).
Prendo atto che l'onorevole Azzolini non è riuscito a votare e che avrebbe voluto esprimere un voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Realacci 2.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Realacci. Ne ha facoltà.
ERMETE REALACCI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel dibattito che si è svolto in aula e nelle Commissioni competenti, si era a lungo parlato della necessità di prolungare gli sgravi che erano previsti per la manutenzione ed il recupero dell'edilizia privata. Questi sgravi, in effetti, al Senato sono stati prolungati, ma soltanto per pochi mesi (fino ad giugno) e sappiamo tutti che si tratta di un periodo di tempo troppo breve per programmare degli interventi seri. Sappiamo tutti anche quanto siano lunghi, a volte, i tempi della burocrazia necessari per le autorizzazioni e sappiamo che interventi di un certo rilievo non vengono messi in cantiere se non si ha la sicurezza di poter usufruire di questi sgravi.
La misura che riguarda gli incentivi alla manutenzione delle case è una delle misure più efficaci tra quelle introdotte nella passata legislatura e quando si discute di misure atte a rilanciare settori dell'economia, a produrre nuova occupazione, a produrre occupazione di qualità, dobbiamo ricordare che questa misura si è rivelata, da questo punto di vista, una misura estremamente favorevole: ha rilanciato la piccola e media impresa edilizia, ha rilanciato un'occupazione di qualità. Per fare nuove case spesso serve anche manodopera non qualificata che molto spesso è anche manodopera extracomunitaria. Per mettere mano alle case che esistono, in un patrimonio che a volte è anche di grande qualità, come quello delle case italiane, serve invece una manodopera artigianale ed anche imprenditoriale di alta qualità. Ebbene, questa misura, per come è stata formulata, è veramente troppo debole.
Vorrei aggiungere che attivando una misura più prolungata nel tempo e che preveda incentivi maggiori, condizionati al raggiungimento di obiettivi che riguardino il recupero per quanto riguarda la riduzione dei consumi energetici e, soprattutto, la messa in sicurezza antisismica, si potrebbero ottenere al tempo stesso più obiettivi: qualificare le abitazioni degli italiani, produrre nuova occupazione, rilanciare un settore dell'economia e avviare un piano di risanamento in un settore estremamente delicato per il nostro paese, come quello della sicurezza antisismica di tante parti d'Italia. Per queste ragioni, il senso dell'emendamento - che immagino verrà bocciato, ma che serve anche a ragionare sulle politiche che effettivamente servono all'Italia - è quello di prolungare questa misura di incentivazione, allargarla e condizionarla anche alla qualità degli interventi.
Aggiungo un'ultima considerazione, senza fare demagogia. Al Senato sono state introdotte varie misure del tutto casuali, legate al singolo ospedale, al singolo settore - lo dico al ministro dell'ambiente - sgravi per combustibili, insomma, francamente, tutt'altro che ambientali, come l'orimulsion - so che molti parlamentari della maggioranza, nei loro collegi, conducono fiere battaglie contro l'orimulsion; devono sapere che, al Senato, l'orimulsion è stato agevolato, facendolo pagare meno dei combustibili meno inquinanti - e perfino fondamentali sgravi sull'acquisto dei decoder. Francamente, penso che un intervento in questo settore servirebbe di più all'economia, all'ambiente, alla sicurezza degli italiani e al futuro dell'Italia (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Realacci 2.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 517
Votanti 514
Astenuti 3
Maggioranza 258
Hanno votato sì 213
Hanno votato no 301).
Avverto che, della serie di emendamenti a scalare, dall'emendamento Morgando 2.5 all'emendamento Benvenuto 2.8, porrò in votazione l'emendamento Morgando 2.5 e gli emendamenti Vigni 2.7 e Benvenuto 2.8, di identico contenuto normativo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Morgando 2.5.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vigni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO VIGNI. Signor Presidente, se l'articolo 2 non viene modificato, il 30 settembre del prossimo anno finirà l'esperienza positiva delle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie, come ricordava il collega Realacci.
Noi riteniamo questa decisione sbagliata ed incomprensibile; sbagliata perché,
dal 1998 ad oggi, in quattro anni, le agevolazioni fiscali hanno aiutato circa un milione e mezzo di famiglie a ristrutturare la propria abitazione, migliorandola e le imprese del settore che sono cresciute (hanno lavorato di più; in questi anni, è aumentata l'occupazione fino a raggiungere livelli record nel settore dell'edilizia). L'evasione fiscale ed il lavoro nero sono stati contrastati in modo migliore (la CNA ha stimato che almeno 80 mila addetti del settore sono emersi grazie a questa misura) e vi è stato un contributo importante alla riqualificazione delle nostre città. Decidere di interrompere quest'esperienza è, dunque, una decisione sbagliata. Di più. È una decisione incomprensibile, perché questa misura ha anche avuto effetti positivi, ossia vantaggi, per il bilancio dello Stato. Infatti, come ha dimostrato in maniera puntuale, anche una recente valutazione dell'ANCE (Associazione nazionale costruttori edili), l'aumento del volume di affari, il lavoro in più svolto dalle imprese (dunque, l'aumento di gettito fiscale proveniente anzitutto dall'IVA, oltre che dalla lotta all'emersione) ha prodotto un saldo positivo per il bilancio dello Stato. La domanda è la seguente: perché decidere, con il 30 settembre 2003, di far finire questa esperienza positiva? Non c'è risposta, a meno che non si voglia affermare: poiché questo strumento era stato introdotto dai Governi precedenti, presi da questo astratto furore di cancellare tutto ciò che è stato fatto precedentemente, concludiamo, comunque, questa esperienza. È una decisione sbagliata ed incomprensibile. Noi, al contrario, pensiamo che questa misura debba essere mantenuta, magari - come diceva poco fa l'onorevole Realacci - finalizzandola ancora più esplicitamente ad alcuni obiettivi di qualità, ad esempio la messa in sicurezza antisismica del patrimonio edilizio privato, il risparmio energetico delle abitazioni. Intanto, crediamo sia, comunque, necessario prevedere la proroga delle agevolazioni fiscali per l'intero anno (fino al 31 dicembre 2003) e riportare l'entità della cifra dei lavori che dà diritto alle detrazioni fiscali ad almeno 75 mila euro, corrispondenti, più o meno, ai 150 milioni di vecchie lire, così come è stato in questi anni, anziché ai 48 mila euro, come è stato previsto dal Senato.
Pensiamo ci siano tutte le ragioni e le condizioni, anche dal punto di vista del bilancio, per accogliere queste proposte emendative e per prorogare questa misura che ha prodotto risultati assolutamente positivi per il paese, per le imprese e per le famiglie italiane (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Morgando 2.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 512
Maggioranza 257
Hanno votato sì 217
Hanno votato no 295).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli emendamenti Vigni 2.7 e Benvenuto 2.8 di identico contenuto normativo, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 515
Votanti 514
Astenuti 1
Maggioranza 258
Hanno votato sì 216
Hanno votato no 298).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli emendamenti
Vigni 2.9 e Pistone 2.10 di identico contenuto normativo, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 512
Maggioranza 257
Hanno votato sì 217
Hanno votato no 295).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 2.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 513
Maggioranza 257
Hanno votato sì 213
Hanno votato no 300).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 2.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 504
Maggioranza 253
Hanno votato sì 214
Hanno votato no 290).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grandi 2.13.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.
ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, credo che tutti i colleghi deputati debbano avere pazienza ed ascoltare tre righe in cui si parla degli incentivi per le ristrutturazioni edilizie. Si dice: per i soggetti, proprietari o titolari, di un diritto reale sull'immobile oggetto dell'intervento edilizio, di età non inferiore a 75 e a 80 anni, la detrazione può essere ripartita, rispettivamente, in cinque e tre quote annuali costanti di pari importo.
Onorevoli colleghi, qualche settimana fa, vi siete molto appassionati alle vicende assicurative. Se non vi sono vincoli ed ogni deputato è libero di votare secondo coscienza, perché non ci ricordiamo che l'aspettativa di vita a 75 di anni è pari a tre anni, e a 80, se va bene, è uno e mezzo?
Di conseguenza, come si fa a dire ad una persona di 80 anni di portare pazienza per tre annualità e ad una di 75 per cinque? Non sarebbe più corretto, come cerchiamo di fare con un modestissimo emendamento, prevedere un'unica soglia di età a 75 anni e la ripartizione in tre quote annuali costanti? Si poteva fare almeno questo!
Ecco la ragione per la quale mi auguro che il mio emendamento 2.13 venga appoggiato dai colleghi.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 2.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 508
Votanti 507
Astenuti 1
Maggioranza 254
Hanno votato sì 213
Hanno votato no 294).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli emendamenti Zanella 2.14 e Morgando 2.15 di identico contenuto normativo, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 513
Maggioranza 257
Hanno votato sì 216
Hanno votato no 297).
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Grignaffini 2.16, Bellillo 2.17, Villetti 2.18 e Russo Spena 2.19.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carra. Ne ha facoltà.
ENZO CARRA. Signor Presidente, capiamo il significato degli identici emendamenti soppressivi a prima firma dei colleghi Grignaffini, Bellillo, Villetti e Russo Spena, ma non siamo del tutto convinti - e credo che i colleghi ci capiscano benissimo - perché non vogliamo colpire le famiglie che possono usufruire di un bonus di 30 milioni di euro: non è loro imputabile una politica la cui responsabilità è tutta del Governo!
Noi siamo favorevoli al ruolo pubblico della scuola non statale e vi ricordiamo che il precedente Governo aveva fatto esattamente questo, cari colleghi. Da questo punto di vista, gli emendamenti non ci convincono proprio perché vanno in una direzione opposta rispetto a quella che si era intrapresa con il precedente Governo e con il ministero Berlinguer: il Governo dell'Ulivo e il ministro Berlinguer avevano ampiamente garantito il sistema della parità.
ENZO CARRA. Certo, tale sistema non è garantito con questa disciplina, anzi! Togliere 225 milioni di euro alle scuole materne paritarie ed altri fondi alle altre scuole paritarie significa che si vuole smantellare questo sistema a favore di uno di puro individualismo. Proprio per questo, si dà un bonus alle famiglie, le quali decideranno, d'ora in poi, con una mentalità diversa ed andranno in controtendenza. Lo sappiamo benissimo ma, a questo punto, non possiamo picchiare l'asino perché il padrone ha voluto attaccarlo all'albero sbagliato! Si tolgono soldi alle scuole paritarie, ma si tolgono anche alle scuole pubbliche. Abbiamo ascoltato, nelle dichiarazioni del presidente della FIDAE, una denuncia contro questa politica del Governo.
A questo punto, cosa dovremmo fare? Dovremmo voltare le terga al ministro Moratti come stanno facendo gli alunni di tutte le scuole pubbliche? Dovremmo togliere anche questa elemosina - diciamolo pure - che il Governo, con un colpo di immagine, ha deciso di dare alle famiglie? Allora, da questo punto di vista, noi siamo per l'astensione, desolati di fronte ad un Governo che mostra per la scuola assoluta indifferenza, l'indifferenza propria di chi alla scuola non pensa affatto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, don Milani diceva: un modello di scuola per un modello di società.
Mi sembra che questo articolo, a seguito della modifica apportata al Senato, esprima molto chiaramente il progetto di questa maggioranza per quanto concerne il ruolo di uno dei settori più strategici per lo sviluppo sociale, economico, culturale e civile del nostro paese: la scuola, la scuola pubblica. È scandaloso quello che state facendo con questa legge finanziaria. Penso al ruolo del settore pubblico dell'istruzione e al suo impoverimento, alla sua dequalificazione, al suo smantellamento. Con una mano voi togliete risorse fondamentali alla scuola pubblica, riducendone gli organici, precarizzando le condizioni di lavoro di milioni di docenti, di personale tecnico-amministrativo, che ha permesso il buon funzionamento e la qualità della scuola pubblica, riducendo il numero degli insegnanti di sostegno, prevedendo circa settantamila posti in meno nella scuola nei prossimi tre anni, riducendo
i fondi per il diritto allo studio, i fondi per l'edilizia scolastica, e, con l'altra mano, concedete in modo certamente simbolico (ma mi sembra un atto politico di estrema gravità e di estrema importanza) nel prossimo triennio, 90 milioni di euro alle scuole private.
Mi sembra che questo quadro delinei in modo molto chiaro qual è la vostra idea di scuola, la vostra idea di società. È una operazione demagogica, perché la celate dietro ad una operazione di sostegno alle famiglie, sapendo bene che il 94 per cento delle famiglie italiane sceglie oggi la scuola pubblica.
Con questa operazione, insieme allo smantellamento complessivo che state operando sulla scuola pubblica, voi aprite un vulnus che rischia di essere irrecuperabile sotto il profilo dell'unitarietà del diritto allo studio, del processo di accesso all'istruzione, al sapere. Voi arrecate un vulnus anche e soprattutto rispetto alla nostra carta costituzionale, e purtroppo lo fate allargando le maglie della legge sulla parità approvata dal Governo di centrosinistra, che ha causato molti mali alla scuola pubblica. Voi allargate le maglie di un provvedimento incostituzionale, una legge che prevede un finanziamento alle scuole private lì dove la nostra Costituzione esplicitamente, non denigrando né togliendo sostegno ad un sistema privato della formazione, dice chiaramente che questo deve essere compiuto senza oneri per lo Stato. Oggi, voi cancellate questo «senza oneri per lo Stato» con un colpo di spugna estremamente pesante.
Quella legge sulla parità, anche per gli effetti che sta producendo sotto la vostra politica demagogica, ma drammatica, di smantellamento del primato della scuola pubblica, si esalta in tutta la sua ingiustizia e richiede una mobilitazione sociale per essere cancellata nelle parti di evidente incostituzionalità. È una legge di parità che ha scardinato il primato della scuola pubblica e laica, che ha sostenuto una competizione tra il sistema pubblico e quello privato, che ha aperto la strada ad un sistema di ingiustizia anche nell'accesso alle graduatorie per quanto riguarda i docenti, l'insegnamento (voi avete così potuto operare con il decreto di avvio dell'anno scolastico dello scorso anno).
PRESIDENTE. Onorevole, la invito a concludere.
TITTI DE SIMONE. Mi avvio a concludere, dicendo che, anche sulla base di queste ragioni, molti colleghi anche del centrosinistra dovrebbero oggi farsi un esame di coscienza davanti agli effetti che una legge così drammatica ed ingiusta sta producendo oggi nelle mani di questo Governo, nelle mani di molte Giunte di tante regioni d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Onorevole De Simone, ha esaurito il suo tempo.
TITTI DE SIMONE. La drammaticità di questo atto ci impone una mobilitazione. Abbiamo promosso un referendum sociale per cancellare questa legge ingiusta.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Villetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, mi rendo conto, per come stiamo trattando la legge finanziaria, che non c'è alcuno spazio per una modifica. Vorrei ripetere ciò che ho già detto in Commissione bilancio e cioè, che da parte dell'opposizione, sicuramente da parte dei Socialisti democratici italiani, si comprende bene che un paese che scivolasse verso l'esercizio provvisorio ne ricaverebbe un danno di immagine superiore al danno arrecato alla maggioranza ed al Governo.
Voglio però intervenire per dire che è stato surrettiziamente introdotto un finanziamento indiretto alle scuole paritarie che, come voi sapete, sono private e degli enti locali. Da tale bonus restano cioè escluse le scuole statali. Si tratta di un finanziamento indiretto che, come è stato detto, viola un dettato costituzionale chiaro e netto in cui si prevede la libertà di insegnamento senza oneri per lo Stato.
Lo si è voluto fare dopo il provvedimento con il quale si prevede che una costola dell'insegnamento (gli insegnanti di religione) - caso unico nei paesi democratici occidentali - è in ruolo finanziata dallo Stato e gestita dalla chiesa.
Ma voglio richiamare un altro aspetto - mi rivolgo a quella parte della maggioranza che pure ha difeso il bonus, quella parte liberale, mi riferisco a tante persone, penso all'onorevole Adornato -: qui noi non abbiamo un bonus, cioè non vi è libertà di scelta tra le scuole statali e le scuole paritarie, private, degli enti locali, noi abbiamo un bonus unilaterale, cioè illiberale che non solo viola il principio costituzionale ma non dà neanche una effettiva libertà ai cittadini, perché il bonus non può essere speso indifferentemente, secondo la libertà di scelta delle famiglie, nella scuola statale o nella scuola paritaria privata, degli enti locali, può essere speso soltanto nella scuola paritaria, privata, degli enti locali. Allora, cosa è questo? Questo è un segno di uno stupido e cieco clericalismo che neanche più la chiesa adotta, e questo stupido e cieco clericalismo, onorevoli colleghi, di fronte alla sordità della Camera, anzi delle Camere, ci porterà ad imboccare, attraverso una di queste norme, la via del referendum. Non è possibile che il Parlamento non sia assolutamente sensibile ai problemi della laicità dello Stato e della difesa della scuola pubblica (generalmente molto sentita dall'opinione pubblica). Noi difenderemo la scuola pubblica in Parlamento e nell'opinione pubblica e se in questo Parlamento non otterremo un consenso, che invece esiste in larga parte del paese, ci rivolgeremo al paese stesso. Dunque, per cortesia, non esagerate, non andate oltre i limiti della tolleranza; cerchiamo di stabilire una convivenza e in questo modo sarà possibile stabilire anche un confronto su questa delicata materia, perché non vedo irrigidimenti ideologici, vedo anzi delle possibilità. Su questa materia, peraltro, avevamo anche indicato di abolire l'insegnamento di religione e finanziare le scuole private con i fondi stanziati per l'insegnamento della religione. Cioè andare in Europa, uscire dal medioevo ed andare nell'età moderna. Questo dobbiamo fare! Ebbene penso che voi, colleghi, dobbiate tenere presente queste esigenze; se non ne terrete conto faremo ciò che si fa in una democrazia: una campagna politica serena, nel paese, per la difesa della scuola pubblica (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Socialisti democratici italiani, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, il nostro emendamento soppressivo intende sottolineare che da un anno e mezzo il Governo non fa che tagliare risorse - non parliamo di investimenti ma di tagli - alla scuola pubblica. Tagli di insegnanti, di personale non docente, tagli all'autonomia scolastica, tagli ai posti di sostegno.
Sono tagli che rendono la scuola pubblica, quella che ha la finalità di garantire l'accesso all'istruzione per tutti ed il diritto al successo per tutti, più povera, tagli che colpiscono il diritto allo studio e le tasche delle famiglie. Infatti, insieme ai tagli operati a danno della scuola pubblica, quelli a danno dei comuni e gli enti locali hanno già determinato, già da quest'anno, una situazione per la quale molte famiglie devono pagarsi di tasca propria - parlo delle famiglie più deboli, quelle in cui vi sono figli portatori di handicap - gli assistenti, perché i comuni non garantiscono più questo servizio.
Bene, nel passaggio della legge finanziaria dalla Camera al Senato, nonostante tante belle dichiarazioni, non si è trovata una lira per la scuola pubblica; mentre si impoverisce e si dequalifica la scuola pubblica, guarda caso, si trovano miracolosamente 90 milioni di euro per un bonus a favore delle famiglie che intendono mandare i figli in una scuola paritaria. In
questo caso, però, non si tratta della legge paritaria, non si tratta nemmeno di questo; si tratta di qualcosa di completamente diverso! Si tratta, com'è stato già detto, di una regalia privata ad alcune famiglie. Allora, non risorse per tutti, ma premio per alcuni, e solo per alcuni. Questa è la vostra politica, mentre continuate a parlare di equità e di aiuto alle famiglie più deboli (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Panattoni. Ne ha facoltà.
GIORGIO PANATTONI. Signor Presidente, l'articolo 80 prevede misure per far fronte alle calamità naturali del 2000 e del 2002, cioè alle grandi e disastrose alluvioni che hanno colpito il nostro paese. Questi finanziamenti, però, decorrono solo dal 2004. Noi presentammo in aula un emendamento per anticipare al 2003 l'utilizzo di questi fondi, ma ci fu autorevolmente risposto che non si poteva fare perché mancavano i soldi. Adesso scopriamo che i soldi sono stati trovati, ma, anziché destinarli alla sicurezza dei territori e dei cittadini, questi vengono utilizzati per finanziare la scuola privata! Le risorse sono cioè impiegate per compiere operazioni che nulla hanno a che vedere con la situazione drammatica provocata dalle alluvioni, situazione che pure tutti noi conosciamo bene per averla constatata direttamente. Ancora una volta il problema della sicurezza dei cittadini non è, quindi, prioritario.
Signor Presidente, se fosse presente il ministro Tremonti ci potrebbe forse spiegare le sue priorità, ci potrebbe spiegare questa strategia che, francamente, non solo non comprendiamo, ma riteniamo particolarmente dannosa per il nostro paese (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, le ragioni della nostra contrarietà al comma 7 sono già state espresse dall'onorevole Sasso, dall'onorevole Panattoni e da altri colleghi; esse sono state espresse implicitamente anche dall'onorevole Carra. Con le misure di questa legge finanziaria, lo ha detto chiaramente anche l'onorevole Carra, non si favorisce certo una scuola pubblica di qualità.
Di seguito esporrò il riepilogo delle misure finalizzate al potenziamento della scuola pubblica di qualità adottate dal Governo; tagli al personale docente: nel solo biennio 2003-2004, oltre a quelli già tagliati, si taglieranno altri 25 mila posti; tagli del personale non docente: nel triennio 2003-2005 salteranno altri 27 mila posti; gli insegnanti di sostegno per l'handicap: i posti in deroga saranno diminuiti e saranno tagliati i posti per i disabili più gravi; sarà abolito il finanziamento per l'autoaggiornamento dei docenti: cancellati 30 milioni di euro.
Inoltre, sarà ridotto il fondo per l'offerta formativa previsto dalla legge fondamentale per il sostegno all'autonomia scolastica. Questo fondo nel 2003 e nel 2004 sarà diminuito rispettivamente di 44 e 60 milioni di euro rispetto al 2001. Infatti, anche nel 2001 si era attaccata la legge sull'offerta formativa di sostegno all'autonomia scolastica tagliando i fondi. Le spese correnti non obbligatorie verranno contenute del 10 per cento, si tratta di altri 500 milioni di euro... (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Capitelli.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bellillo. Ne ha facoltà.
KATIA BELLILLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è il rispetto per il Parlamento e per le istituzioni che mi fa prendere la parola, anche se mi rendo conto che ci troviamo in una situazione in cui diventa estremamente difficile intervenire per cercare di far comprendere le proprie ragioni e, soprattutto, per dare un
contributo, affinché questa legge finanziaria possa in qualche modo essere percepita dagli italiani come un provvedimento giusto, che garantisca lo sviluppo di questo paese. In realtà, questa legge finanziaria è iniqua soprattutto per i deboli. Lo vediamo: ogni emendamento viene bocciato da parte vostra e, anzi, ascoltate i nostri interventi con fastidio. È una legge finanziaria che toglie ai poveri per dare ai ricchi.
Insomma, in poche parole, voi cercate di venire incontro ai furbi e lasciate i poveri in brache di tela, come è già stato detto in questa sede da altri colleghi.
L'obiettivo di fondo che vi proponete - questa è la motivazione che ci porta a chiedere la soppressione del comma 7 dell'articolo 2 - è svuotare di fatto il dettato costituzionale. Volete in qualche modo cancellare il principio fondante del dettato costituzionale. Mi riferisco all'uguaglianza dei cittadini, che viene garantita soprattutto attraverso l'esercizio dei diritti e, in primo luogo, quello all'istruzione. La Costituzione stabilisce che il diritto allo studio è un diritto per tutti e che lo Stato lo deve garantire; soprattutto, non vi devono essere finanziamenti da parte dello Stato per le scuole private. Questo è il punto: voi, in realtà, volete finanziare le scuole private tagliando i fondi alla scuola pubblica. È già stato ribadito dai colleghi e lo abbiamo detto nel corso dell'esame in prima lettura del disegno di legge finanziaria: la scuola pubblica viene, di fatto, cancellata e svigorita dai vostri interventi; il personale docente, gli addetti, i tecnici, ma soprattutto gli studenti e la qualità dell'istruzione vengono danneggiati terribilmente da parte vostra. Ecco l'obiettivo che volete perseguire.
Per questa ragione, colleghi, abbiamo chiesto che venga soppresso il comma 7 dell'articolo 2, ne abbiamo discusso ed abbiamo fatto di tutto all'interno delle Commissioni ed anche al Senato. Nonostante ciò, il vostro obiettivo è quello di privatizzare e di rendere i cittadini sempre meno uguali nei diritti e, soprattutto, nel diritto fondamentale che è quello all'istruzione (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gerardo Bianco. Ne ha facoltà.
GERARDO BIANCO. Signor Presidente, intendo ribadire in questa sede l'importanza della legge riguardante la parità scolastica che è stata una conquista del centrosinistra. Con tale legge si è determinato un sistema pubblico di educazione e non vedo, se non come una sopravvivenza di vecchie concezioni, la contrapposizione fra la scuola statale e la scuola privata, una volta raggiunta la parità. Piuttosto, il provvedimento del Governo è sbagliato perché - come è stato rilevato dagli stessi rappresentanti della scuola cosiddetta privata - favorisce i ceti più agiati, che ricavano da tale situazione una riduzione del proprio carico fiscale.
Dunque, si tratta di un provvedimento che non garantisce l'uguaglianza nelle opportunità: questo è l'errore. La legge sulla parità rimane una conquista sulla quale bisogna ragionare (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.
VALDO SPINI. Signor Presidente, credo che su un punto converremo tutti: in questa legislatura si parla di modifiche della Costituzione. Se ne parla per il federalismo, se ne parla per la forma di Governo, si dice apertamente che la Costituzione può essere modificata. Però, finché la Costituzione c'è va osservata. Ecco perché non credo che sull'emendamento in esame si possa giocare a nascondino con questo o quell'argomento. Vi è un dettato costituzionale molto limpido: senza oneri per lo Stato. Se lo si vuole cambiare si prenda un'iniziativa, ma non si faccia ipocritamente un sabotaggio aperto della Costituzione come è stato fatto al Senato con questo provvedimento.
Ecco perché non credo vi sia lo spazio per posizioni ambigue su questo punto: la posizione costituzionale è limpida e cristallina. Dunque, credo sia veramente un dovere per tutti quanti hanno a cuore la Costituzione votare a favore delle proposte emendative in esame (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Grignaffini 2.16, Bellillo 2.17, Villetti 2.18 e Russo Spena 2.19, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 495
Votanti 448
Astenuti 47
Maggioranza 225
Hanno votato sì 155
Hanno votato no 293).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grandi 2.20.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.
ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, l'illustrazione di questo emendamento è molto semplice e può evitare alla Camera ed al Senato un lavoro inutile. L'emendamento in esame dice che i redditi arretrati potranno usufruire delle misure fiscali previste in questa legge solo dal 2004. Ciò significa, in altri termini, che ci terremo nel 2004 lo stesso meccanismo fiscale identificato quest'anno. Dunque, Camera e Senato potrebbero accantonare la controriforma Tremonti perché tanto l'idea delle due aliquote con tutto quello che ne consegue è chiaramente aria fritta.
Ecco perché penso che l'approvazione di questo emendamento potrebbe non solo consentire a coloro che hanno un reddito percepito nell'anno precedente di avere già le stesse normative, ma soprattutto risparmiare al Parlamento un lavoro inutile come continuare a discutere una legge che tanto non andrà mai da nessuna parte.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 2.20, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 495
Maggioranza 248
Hanno votato sì 203
Hanno votato no 292).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benvenuto 2.21, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 495
Maggioranza 248
Hanno votato sì 201
Hanno votato no 294).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benvenuto 2.22, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 493
Maggioranza 247
Hanno votato sì 199
Hanno votato no 294).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli emendamenti Benvenuto 2.23 e Morgando 2.25, di identico contenuto normativo, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 501
Maggioranza 251
Hanno votato sì 202
Hanno votato no 299).
Avverto che della serie di emendamenti a scalare dall'emendamento Benvenuto 2.26 all'emendamento Morgando 2.28 porrò in votazione il primo e l'ultimo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benvenuto 2.26, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 505
Maggioranza 253
Hanno votato sì 202
Hanno votato no 303).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Morgando 2.28, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 505
Maggioranza 253
Hanno votato sì 203
Hanno votato no 302).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Morgando 2.29, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 503
Maggioranza 252
Hanno votato sì 204
Hanno votato no 299).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grandi 2.31.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.
ALFIERO GRANDI. Per essere chiari, vorrei dire che si tratta di un emendamento aggiuntivo e non soppressivo. Sono ben lieto che i viaggiatori di commercio abbiano avuto un miglioramento della loro condizione di produzione del reddito. Mi chiedo perché a questo punto ciò non debba essere accolto anche per i contratti di collaborazione coordinata e continuativa. Si tratta infatti di un'area di lavoratori molto diffusa e in crescita; è un'area di lavoratori senza diritti, che potrebbe in questo momento almeno avere il diritto ad una deduzione dal reddito, migliore di quella attuale. Ciò tenendo conto delle spese di formazione, di quelle per l'acquisto del computer e di altri mezzi che servono a questi lavoratori per poter effettivamente svolgere la loro attività lavorativa. Questa è la ragione per la quale mi auguro l'accoglimento di questo emendamento.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 2.31, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 500
Maggioranza 251
Hanno votato sì 207
Hanno votato no 293).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 2.32, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 506
Maggioranza 254
Hanno votato sì 206
Hanno votato no 300).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 520
Votanti 518
Astenuti 2
Maggioranza 260
Hanno votato sì 308
Hanno votato no 210).
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