Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 239 del 12/12/2002
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(Programma di ambientalizzazione della centrale termoelettrica di Polesine Camerini - n. 2-00573)

PRESIDENTE. L'onorevole Grotto ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00573 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 3).

FRANCO GROTTO. Signor Presidente, saluto con piacere il sottosegretario Dell'Elce.
La telenovela sul destino della centrale termoelettrica di Porto Tolle sembra non avere mai fine, a tutto discapito dell'ambiente e delle popolazioni circostanti. Questa centrale, di proprietà dell'ENEL, è uno dei più grandi impianti esistenti in Italia (quattro sezioni da 660 megawatt per complessivi 2640 megawatt) e concorre per circa l'8 per cento alla produzione nazionale di energia.
L'impianto, alimentato ad olio combustibile denso, è in esercizio dai primi anni ottanta ed è ubicato in un territorio, quello del delta del Po, di straordinaria valenza naturalistica ed ambientale.
Nonostante il territorio sia assoggettato a particolari norme di tutela e salvaguardia ambientale (tanto che le regioni Veneto ed Emilia Romagna hanno costituito con legge il parco regionale), l'impianto utilizza combustibile di minor pregio e, di conseguenza, maggiormente inquinante. I danni prodotti da questo tipo di alimentazione e dalle sue emissioni in atmosfera sono noti da anni e la discussione sul destino della centrale e sulla necessità dell'ambientalizzazione della medesima è da tutti riconosciuta.
Va, inoltre, denunciato che da anni nelle aree circostanti l'impianto si registrano episodi di ricadute al suolo di residui oleosi, tra l'altro, con notevoli danni anche alle colture agricole.
Per quanto attiene agli effetti prodotti dalle emissioni atmosferiche sulla salute della popolazione dei comuni circostanti l'impianto, risulta che l'unico sistema di rilevamento della qualità dell'aria è quello realizzato dalla stessa ENEL nell'ambito dei rapporti convenzionali sottoscritti con il comune di Porto Tolle.
Allo stato attuale, soltanto una delle quattro sezioni costituenti l'impianto è stata dichiarata dall'ENEL adeguata ai limiti sulle emissioni atmosferiche, perché adeguata all'utilizzo di combustibile più pregiato, a basso tenore di zolfo. Le organizzazioni sindacali da tempo denunciano un crescente stato di degrado dell'impianto ed un pesante ritardo negli investimenti connessi alla stessa manutenzione ordinaria, con i relativi rischi per il personale e per tutto il territorio limitrofo.
Un programma di ambientalizzazione della centrale proposto dall'ENEL, con l'intervento di 520 milioni di euro circa, è da tempo all'esame del Ministero delle attività produttive, nell'ambito delle procedure stabilite dalla legge n. 55 del 2002 (cosiddetta «sblocca centrali»), ma la situazione oggi è pressoché identica a quella che mi fu riferita dal ministro Marzano più di un anno fa, in quest'aula, a seguito di una mia interrogazione.
Dal 1o gennaio 2003 - lo ripeto: dal 1o gennaio 2003 - a seguito del decreto del Presidente della Repubblica del 24 maggio 1988, che recepisce le direttive della Comunità europea contenenti norme in materia di qualità dell'aria relativamente ad inquinamento prodotto da impianti industriali, dovranno essere fissati ed aggiornati i valori limite e i valori guida di qualità dell'aria validi su tutto il territorio nazionale.
Il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto con il ministro della salute e dell'industria, sentita la conferenza dei presidenti delle regioni, ha


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emanato il decreto del 12 luglio 1990 che, fra l'altro, disciplina la normativa dei grandi impianti di combustione.
Per quanto riguarda Porto Tolle, i nuovi limiti sono nettamente inferiori a quelli attuali di funzionamento e, quindi, se non interverranno fatti nuovi (credo che ormai sia praticamente improbabile che ciò avvenga entro la fine dell'anno), l'impianto di Porto Tolle diventerà, dal 1o gennaio 2003, fuorilegge e, quindi, dovrà essere chiuso.
Vorrei fare solo alcuni esempi: attualmente, i limiti di emissione per quanto riguarda l'anidride solforosa sono di 3.400 milligrammi per metro cubo e dovranno scendere sotto i 400 milligrammi per metro cubo. Per quanto riguarda gli ossidi di azoto, attualmente il livello è di 800 milligrammi per metro cubo e con la nuova normativa dovranno scendere sotto i 200 milligrammi per metro cubo; parimenti, per quanto concerne le polveri, attualmente i 120 milligrammi per metro cubo dovranno scendere sotto i 50 milligrammi per metro cubo.
Ultimamente, si sono diffuse notizie di stampa, che credo abbiano anche allarmato ulteriormente la popolazione, che attribuiscono ai Ministeri delle attività produttive e dell'ambiente e della tutela del territorio la volontà di concedere all'ENEL una proroga di due anni per l'adeguamento ai limiti di emissioni della centrale di Porto Tolle.
Tale scelta sarebbe stata sollecitata dal gestore della rete, preoccupato in ordine alla conseguenza della chiusura di Porto Tolle.
Tutto ciò premesso, chiedo al Governo di conoscere se corrisponda al vero che ai Ministeri dell'ambiente e delle attività produttive sia pervenuta la richiesta di una proroga delle scadenze di legge relative al contenimento delle emissioni inquinanti per la centrale di Porto Tolle e, eventualmente, quale sia l'orientamento in materia. Chiedo, inoltre, al Ministero delle attività produttive quale sia lo stato dell'iter autorizzativo relativo al programma di ambientalizzazione della medesima centrale.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per le attività produttive, onorevole Dell'Elce, ha facoltà di rispondere.

GIOVANNI DELL'ELCE, Sottosegretario di Stato per le attività produttive. Signor Presidente, in relazione all'atto ispettivo parlamentare in questione si rappresenta quanto segue. La centrale termoelettrica di Polesine Camerini è stata oggetto di un programma di adeguamento ambientale incentrato sulla riduzione delle emissioni di ossido di zolfo e di azoto, riduzione conseguibile a seguito di interventi di tipo gestionale tra cui l'utilizzo di olio combustibile a basso tenore di zolfo e di modifica delle caldaie esistenti. La verifica del rispetto dei limiti previsti dalla normativa rimaneva assicurata dalla rilevazione del sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni nonché dalle misurazioni da parte dell'autorità preposta al controllo.
Ad agosto del 2000, in considerazione delle nuove prospettive introdotte con la liberalizzazione dell'attività della produzione di energia elettrica, l'ENEL produzione ha riveduto il suddetto progetto di adeguamento ambientale presentando un nuovo progetto che prevede la realizzazione di interventi impiantistici al fine di poter utilizzare, nel totale rispetto degli standard ambientali, l'orimulsion ed altri combustibili consimili.
Sul progetto dell'ENEL produzione il Ministero delle attività produttive ha attivato un tavolo di confronto fra tutte le amministrazioni interessate, in considerazione della valenza strategica dell'investimento proposto per il sistema elettrico nazionale, per il territorio e per la stessa azienda. Parallelamente, su iniziativa degli enti locali interessati si è costituita una commissione tecnica con il compito di approfondire gli aspetti del progetto più rilevanti dal punto di vista territoriale ed ambientale proponendo eventuali miglioramenti. La prima fase di attività di tale commissione si è conclusa ormai da diverso tempo con un preliminare apprezzamento positivo sotto il profilo tecnico per l'ipotesi presentata.


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A febbraio 2001 il Ministero dell'ambiente si è pronunciato sulla necessità di sottoporre comunque alla procedura di VIA il progetto proposto dall'ENEL produzione. Quest'ultimo ha proposto modifiche migliorative del progetto, in particolare in termini di ulteriore riduzione ad un livello inferiore ai limiti previsti dalle norme vigenti delle emissioni inquinanti di ossido di zolfo e di azoto e delle polveri, nonché di un minor prelievo di acqua e di un minore impatto delle infrastrutture di movimentazione delle materie prime e dei sottoprodotti. Inoltre, poiché l'utilizzo di combustibili pesanti comporta particolari esigenze di approvvigionamento e smaltimento di materie prime e sottoprodotti, l'ENEL produzione ha elaborato ulteriori ipotesi migliorative del progetto presentato nel 2000, tra cui l'adeguamento della darsena nell'area di centrale.
Ulteriore tematica fonte di approfondite riflessioni riguarda la previsione dell'articolo 30 della legge regionale 8 settembre 1997 n. 36, istitutiva del parco del delta del Po, riguardante l'alimentazione di impianti di produzione di energia elettrica con gas o con fonti di pari o minore impatto ambientale, in ordine ai quali il piano regionale per la tutela ed il risanamento dell'atmosfera impone di intervenire nell'area individuata come zona caratterizzata da specifiche esigenze di tutela ambientale.
L'articolo 18 di tale piano, relativo alla centrale di Porto Tolle, prevede un progetto che determini gli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti e gli interventi per il loro raggiungimento, auspicando la stipula di un accordo di programma al fine di definire, tra l'altro, tempi e modalità di attuazione degli interventi. Con la stipula dell'accordo di programma si dovrebbe ritenere ottemperato l'obbligo relativo alla presentazione del piano di conversione dell'impianto. Alla luce di tali norme si ritiene, quindi, che proprio l'esito della procedura di valutazione di impatto ambientale relativa all'aggiornamento del progetto di adeguamento ambientale della centrale di Porto Tolle verificherà la compatibilità del futuro esercizio dell'impianto con l'ambiente circostante.
A seguito dell'emanazione del decreto-legge 7 febbraio 2002 (cosiddetto decreto sblocca centrali), l'ENEL Produzione ha integrato la documentazione già presentata con quella inerente le opere connesse alle infrastrutture indispensabili per l'esercizio della centrale nel nuovo assetto, chiedendo che il procedimento proseguisse sulla base delle nuove norme.
Tale procedimento è stato attivato lo scorso 11 giugno ed il successivo 17 luglio si è tenuta la prima riunione della prescritta Conferenza di servizi (modalità indicata dalle nuove norme per l'espletamento dell'attività istruttoria). Nei giorni successivi, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, ha provveduto a formalizzare all'ENEL produzione le richieste di integrazione della documentazione presentata, inerente anche alle opere connesse, ai fini dell'approfondimento di alcuni specifici aspetti nell'ambito dell'attività di valutazione in corso.
Il 23 settembre scorso le attività istruttorie relative al citato procedimento amministrativo, sospese a seguito della richiesta di chiarimenti, sono state riattivate e tuttora si è in attesa della pregiudiziale pronuncia di compatibilità ambientale per indire una nuova e conclusiva riunione della Conferenza di servizi.
Le azioni di incontro e coinvolgimento promosse dal Ministero delle attività produttive evidenziano il notevole interesse che riveste la realizzazione del progetto, in ragione della valenza strategica per il soddisfacimento del fabbisogno nazionale di energia elettrica e per la diversificazione dei combustibili utilizzati nella termoelettrica, sia in termini di economicità sia in termini di affidabilità, nonché per i riflessi di salvaguardia occupazionale e socio-economica di cui potrà beneficiare il territorio interessato.

PRESIDENTE. L'onorevole Grotto ha facoltà di replicare.

FRANCO GROTTO. Mi dispiace dirlo, specialmente al sottosegretario Dell'Elce,


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però mi pare di non aver avuto le risposte precise che il sottoscritto, e soprattutto i cittadini locali, si attendevano. Noi vogliamo infatti sapere - e quando dico «noi» mi riferisco non solo al sottoscritto, ma a tutta la collettività - cosa succederà a partire dal 1o gennaio 2003. Se infatti dovessimo rispettare le nuove norme, dovremmo chiudere la centrale, perché il problema vero è che la centrale attualmente sta bruciando il combustibile della peggiore specie.
Vi è poi un dato che ci preoccupa ulteriormente: l'unico gruppo (dei quattro) «ambientalizzato», cioè l'unico gruppo che può essere alimentato con il combustibile chiamato STZ (a basso tenore di zolfo), non viene mai utilizzato perché il combustibile stesso ha un costo eccessivo e quindi l'ENEL non sarebbe più competitiva.
Dico questo perché in effetti è ormai visibile a tutti che questa centrale, così come è strutturata oggi, non può garantire la salute dei cittadini. Di questo siamo veramente preoccupati e credo che anche un Governo responsabile oggi debba mettere al primo posto la garanzia, la sicurezza e la salute dei cittadini, che vengono prima di qualsiasi altra esigenza, anche dell'esigenza energetica del paese.
Mi dispiace constatare che la regione Veneto - che su questo argomento ha fatto orecchie da mercante, pur avendo al riguardo competenza specifica e comunque pur essendo necessario che essa si attivasse rispetto ad un problema di così grossa valenza - (ma credo anche il Governo), non abbia saputo adottare tutte quelle iniziative che erano necessarie per arrivare oggi (perché ormai il 1o gennaio 2003 è alle porte) in condizioni accettabili, cioè, da una parte, far partire questo progetto di ambientalizzazione, dall'altra, ridurre anche la produzione.
Infatti, ripeto, riconoscere la proroga - anche se il sottosegretario non lo ha confermato né smentito e, quindi, mi fa sorgere il dubbio che questo evento sia ormai dietro l'angolo - per il funzionamento di questa centrale alle condizioni attuali, per due anni o anche per un anno, sarebbe veramente un suicidio per tutti noi e per gli amministratori che, alla fine, dimostrano di non essere in grado di garantire i diritti fondamentali della popolazione e, in questo caso, il diritto alla salute.
Quindi, sono molto insoddisfatto della risposta fornita dal Governo che, praticamente, non è stata una risposta, ma un'elencazione di tutto l'iter burocratico - che è stato lungo e complesso - che, tuttavia, oggi richiede scelte efficaci e una decisione da parte dell'esecutivo.
Il Governo ci deve dire cosa intende fare e se, veramente, intende far funzionare ancora la centrale fuori legge. Perché, se così fosse, noi amministratori locali e popolazione locale non potremmo rimanere indifferenti, in quanto non è possibile accettare che la salute della nostra gente sia compromessa da scelte, che non sono state adottate nei tempi dovuti e in modo adeguato.
Credo che il delta del Po e tutto quel territorio che comprende il Veneto e l'Emilia-Romagna abbiano già pagato in modo notevole, in termini di contributo a questo paese, per quanto riguarda l'energia. Infatti, su quel territorio, non insiste solo quella centrale, ma molti altri impianti cosiddetti inquinanti. Quindi, sarebbe opportuno che il Governo, in particolare il Ministero dell'ambiente, procedesse ad una valutazione globale di quelle zone, senza limitarsi ad una singola valutazione di impatto ambientale.
In ogni caso, mi dichiaro scontento e deluso della risposta fornita dal Governo e ritengo sia opportuno procedere, a livello locale, a tutte le iniziative per far in modo che questa centrale non continui a funzionare, emettendo dai suoi camini veleno nocivo per la nostra collettività.

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