Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 238 dell'11/12/2002
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(Attuazione della legge n. 508 del 1999, recante la riforma del settore dell'alta formazione artistica e musicale - nn. 3-01039, 3-01693 e 3-01694)

PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni Pistone n. 3-01039, Cento n. 3-01693 e Colasio n. 3-01694, che vertono


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sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente (vedi l'allegato A - Interrogazioni sezione 7).
Il sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca, onorevole Caldoro, ha facoltà di rispondere.

STEFANO CALDORO, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, come è noto agli interroganti, la legge n. 508 del 1999 ha previsto, conformemente all'articolo 33 della Costituzione, la trasformazione delle accademie e dei conservatori in istituti di alta formazione, demandando al Governo l'emanazione di appositi regolamenti attuativi.
I numerosi punti di criticità (tra l'altro, riconosciuti da tutti) contenuti nella legge n. 508 del 1999 hanno complicato ed ostacolato il percorso dei regolamenti attuativi.
Lo schema di regolamento in materia di autonomia statutaria e regolamentare delle istituzioni di alta formazione è stato trasmesso alla Presidenza del Consiglio dei ministri fin dal mese di luglio.
Il dipartimento degli affari giuridici e legislativi della Presidenza ha sollevato dubbi di legittimità sul testo proposto, ritenendo che la legge n. 508 del 1999 non attribuisca al Governo la delega sull'assetto organizzativo delle istituzioni e la conseguente potestà di modificare le disposizioni già contenute nel decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297. Il dipartimento affari giuridici e legislativi ha, pertanto, ritenuto opportuno chiedere al Consiglio di Stato, che ad oggi non si è ancora espresso, un apposito parere sull'argomento.
Per quel che riguarda gli altri regolamenti previsti dalla legge n. 508 del 1999, è stato definito un unico testo, così come auspicato dal Consiglio di Stato e dalle competenti Commissioni parlamentari, che definisce gli ordinamenti didattici, i requisiti di idoneità dei docenti e delle sedi, la programmazione e lo sviluppo del settore. Il relativo schema sarà trasmesso al Consiglio nazionale per l'alta formazione artistica e musicale per il prescritto parere nei prossimi giorni.
Si è dovuto, inoltre, provvedere d'urgenza a modificare la legge n. 508 del 1999 per armonizzare i titoli rilasciati da accademie e conservatori a quelli universitari. A questo è finalizzato il decreto-legge n. 212 del 2002, appena convertito in legge. L'equiparazione dei titoli rilasciati da accademie e conservatori alle lauree universitarie, sia ai fini della partecipazione ai concorsi pubblici sia ai fini della prosecuzione degli studi, anche nei corsi di laurea specialistica, è stata pienamente attuata.
Siamo quindi intervenuti, in più di un'occasione, anche con l'indicato decreto-legge, prevedendo la centralità della figura degli studenti e tutelando il valore e gli effetti giuridici, e non solo, del loro percorso formativo e professionale.
Va sottolineato, da ultimo, che l'attuazione di una riforma così importante richiede, inevitabilmente, approfondimenti e passaggi istituzionali. Per questi motivi, l'anno trascorso è stato proficuamente impiegato a porre solide basi per la piena attuazione della riforma.

PRESIDENTE. L'onorevole Pistone ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-01039.

GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, di fronte alla risposta del sottosegretario non posso dichiararmi né soddisfatta né insoddisfatta. Ancora una volta, rispetto a questo argomento rimango...

PRESIDENTE. Perplessa.

GABRIELLA PISTONE. Perplessa, signor Presidente, è una parola molto garbata, e non sono adusa ad adoperare parole sgarbate; peraltro, il sottosegretario Caldoro non le merita, anche perché nella risposta, soprattutto nella parte finale, mi è sembrato di intravedere che la volontà di affrontare il problema c'è.
Non più tardi di un mese fa, abbiamo approvato, anzi avete approvato, il decreto legge n. 212, il cui articolo 6, che tutti noi abbiamo valutato positivamente, ha sicuramente risolto il problema degli studenti.


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Tuttavia, permangono irrisolti tutti gli altri nodi che, in qualche misura, derivano anche dalla legge n. 508 del 1999, in relazione ai quali dobbiamo in qualche modo trovare, tutti insieme, una soluzione.
Sono stati presentati ricorsi all'autorità giurisdizionale amministrativa anche di recente. Lei dice: si arriva a questo! Ma questo è indice di poca chiarezza del quadro generale e, comunque, della mancanza di una linea precisa su un problema che va affrontato, io ritengo, anche in tempi molto rapidi. Se, infatti, da un lato, il decreto-legge n. 212 ha risolto positivamente il problema degli studenti, nel contempo, proprio la soluzione di tale problema ha aperto varchi che rischiano di provocare ricadute negative sul corpo docente e, più in generale, sull'organizzazione delle accademie e dei conservatori (divenuti istituti di alta formazione equiparati, sostanzialmente, a quelli universitari), i quali necessitano dei regolamenti attuativi.
Pertanto, occorrono spinte forti affinché si arrivi, al più presto, ad una soluzione. Quelle finora trovate non ci confortano perché o sacrificano l'autonomia o hanno carattere accentuatamente centralistico: ad esempio, si pretende di imporre un presidente unico del consiglio di amministrazione di nomina ministeriale!
Sostanzialmente, per me c'è una grande confusione, che non accontenta nessuno e che lascia ancora in uno stato di caos tutto questo settore, compresi i ricorsi dei corpi docenti, che, a quanto io so, già stanno partendo.
Ora, chiedo al Governo - lo chiedo veramente con grande umiltà e anche con grande volontà - di trovare una soluzione al problema. Non vogliamo fare semplicemente opposizione per l'opposizione, qui si tratta di dare una risposta certa ad esigenze che sono state sollevate, che sono sacrosante.
Ora, la mia interrogazione, figuriamoci, è del 5 giugno, quindi di sei mesi fa, però, al di là del problema degli studenti, che mi rendo conto che è stato risolto (meno male), se ne sono aperti altri. Allora, chiedo al Governo, come ho già fatto in sede di dichiarazione di voto in questa Assemblea quando abbiamo votato sulla conversione del decreto-legge n. 212 del 2002, di trovare i tempi ed i modi. Noi li abbiamo anche trovati; io ho già presentato una proposta di legge. Certamente, c'è la strada parlamentare e c'è quella governativa; io sono assolutamente disponibile alla strada parlamentare, anzi la preferisco, se c'è il consenso a trovare un percorso, delle date, delle scadenze, per far sì che questo problema gigantesco venga risolto. Davvero stiamo creando figli e figliastri e questo non è buono, non solo per noi, ma anche per l'Europa, per il fatto che le nostre istituzioni, che, peraltro, l'ho già detto in quest'Assemblea, sono sicuramente di alto livello professionale, si trovano ad essere non equiparate a quelle europee, ed io ritengo ingiustamente.
Quindi, chiedo con la massima disponibilità un'apertura da parte del Governo per risolvere il problema, in tempi assolutamente certi. Questo, secondo noi, è necessario. Avevamo dato delle soluzioni anche con la presentazione di emendamenti, al decreto-legge n. 212, ma, essendo un decreto-legge, ci è stato detto che c'era l'urgenza, c'era il problema della conversione in legge e non si poteva. Benissimo, a questo punto troviamo un'altra strada.

PRESIDENTE. Onorevole, la invito a concludere.

GABRIELLA PISTONE. Noi abbiamo presentato delle proposte di legge e da parte nostra c'è tutta la migliore volontà - e ho chiuso - per definire il problema una volta per tutte e per trovare una soluzione valida per gli insegnanti e per tutto quanto il comparto, che mi pare meritevole di attenzione.

PRESIDENTE. L'onorevole Cento ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-01693.

PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, io mi dichiaro insoddisfatto. Ho ascoltato ovviamente con attenzione e ho


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anche apprezzato le parole del sottosegretario di Stato sulla soluzione di una parte del problema, che, peraltro, è già avvenuta all'interno di questa Assemblea con la conversione in legge del decreto-legge n. 212. È quindi ormai patrimonio parlamentare. Mi riferisco a quella parte che riguarda soprattutto i diritti degli studenti e di coloro che frequentano i corsi di studio delle accademie di belle arti della capitale e del resto del paese. Rimango, ovviamente, insoddisfatto, interpretando anche le parole della collega Pistone.
Noi siamo di fronte ad una legge - la n. 508 del 1999 - le cui responsabilità vanno oltre anche l'attuale Governo di centrodestra, essendo stata approvata nella scorsa legislatura. Credo che per onestà e correttezza anche chi milita tra i banchi del centrosinistra debba riconoscere che questa legge ha generato una serie di equivoci interpretativi. Essa, inserita in un contesto come quello attuale che viviamo, ha determinato errori nell'applicazione. Sarebbe bene che il Parlamento e il Governo, che ha poi la responsabilità della direzione non solo politica ma amministrativa di questo settore, prendessero atto dei limiti della legge n. 508 per porvi rimedio, non ricorrendo a pareri difficili e improbabili che tardano, come quelli del Consiglio di Stato, ma assumendosi la responsabilità politica e amministrativa di correggerla nelle parti che risultano di difficile o sbagliata applicazione.
Voglio solo ricordare che parliamo di un settore (quello degli studi nelle accademie di belle arti) e di un ruolo professionale (quello dei docenti impegnati in queste accademie) che dovrebbero rappresentare il fiore all'occhiello del sistema dell'istruzione e della formazione pubblica del nostro paese che, peraltro, fa proprio delle risorse artistiche e delle belle arti uno dei propri tesori dal punto di vista economico, culturale e turistico. I ritardi in questo settore sono, quindi, incomprensibili; a mio avviso si inseriscono in un clima più generale che condiziona le scelte sull'istruzione pubblica e sul sistema formativo pubblico del nostro paese: è di questi giorni, relativamente a tutt'altro ma a questo collegata, la notizia delle dimissioni dei rettori perché la legge finanziaria è inadeguata e insufficiente ad affrontare il tema dell'università pubblica e dei servizi qualitativi che l'università pubblica nel nostro paese deve rappresentare; in questo quadro è del tutto evidente che le accademie di belle arti rischiano di essere la cenerentola delle cenerentole e, quindi, di pagare doppiamente il prezzo di una politica sbagliata del settore. Concludo auspicando - sapendo anche che questa sensibilità è diffusa e trasversale e conoscendo gli impegni che molti parlamentari hanno preso anche negli incontri con i rappresentanti degli studenti e dei docenti delle accademie di belle arti - che si trovi il coraggio di varare un testo legislativo che superi la legge attuale. Se si vuol adottare un decreto-legge per accelerare i tempi e per non trovarci l'anno prossimo nuovamente con gli stessi problemi di quest'anno lo si faccia pure, credo sia legittimo, anche se sarebbe più corretto procedere per la via parlamentare. In tal caso noi siamo qui, pronti a dare il nostro contributo e a sostenere un eventuale sforzo del Governo in questa direzione perché siamo convinti che siamo di fronte ad una vicenda fondamentale del nostro sistema formativo pubblico.

PRESIDENTE. L'onorevole Colasio ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-01694.

ANDREA COLASIO. Signor Presidente, se in questo caso è possibile un tertium datur, farò uno sforzo di sospensione del giudizio, una epochè, proprio perché apprezzo, vista la complessità della situazione, il fatto che la legge n. 508 abbia delineato uno scenario - ce lo siamo detto più volte in Commissione durante il dibattito sul decreto-legge n. 212 - sebbene non lo abbia declinato nelle politiche; conseguentemente ci rendiamo conto del puzzle normativo in cui, oggi, anche il Governo deve districarsi. Dunque, lo ripeto, non mi dichiarerò né soddisfatto, né insoddisfatto ma cercherò di ragionare con il sottosegretario su alcuni aspetti positivi e su alcuni aspetti negativi.


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È anzitutto evidentemente positivo il fatto che, con il decreto-legge n. 212 del 2002, sia stata data una risposta intelligente equiparando il titolo di studio alle lauree universitarie; è una prima ed utile risposta, ma è evidente che questa apre nuove linee di frattura e nuovi aspetti programmatici. Comunque, vorrei ricordarle, signor sottosegretario, come questa vicenda stia ormai diventando annosa nel senso che già nell'agosto del 2001 era stato preso un impegno da parte dell'allora sottosegretario che rappresentava la sua delega, il sottosegretario Possa, a presentare un disegno organico che comprendesse l'insieme del regolamenti previsti dal comma 7 dell'articolo 2.
In quell'occasione discutemmo del regolamento sull'autonomia statutaria, che poi venne, di fatto, rinviato e non accettato compiutamente; discuteremmo del regolamento sulla trasformazione, che venne ritirato, lei se lo ricorda perfettamente e lo stesso Consiglio di Stato, lei lo ha ricordato, aveva sollecitato l'opportunità di definire un insieme regolamentare globale secondo il quale i cinque regolamenti dovevano procedere simultaneamente delineando un compiuto processo riformatore. Ma è passato più di un anno e mezzo e tutto ciò, ahimè, non ha risposte compiute.
Se, infatti, abbiamo risolto il problema degli studenti (ciò è senza dubbio positivo) restano però da affrontare altri problemi non meno strategici, quali lo statuto giuridico del personale e la necessità di trovare forme di bilanciamento e di osmosi con il sistema universitario per quanto attiene ai crediti ed ai debiti formativi.
Soprattutto, vorrei sottolineare quello che ritengo essere l'aspetto più problematico: abbiamo instaurato tra le commissioni cultura di Camera e Senato ed il Consiglio di Stato una sorta di navetta che, soprattutto tra i due rami del Parlamento, dovrebbe essere più funzionale. La questione non è però differibile all'infinito: è opportuno, cioè, che siano sciolti i nodi politici. Signor sottosegretario, non è che si sta dibattendo di una questione tecnica! Il nodo è politico, e noi lo abbiamo detto con grande chiarezza.
La proposta avanzata in VII Commissione, che prevedeva la nomina di un presidente esterno, non di un manager, ma, lo ripeto, di un presidente esterno con competenze in materia artistica, rappresenta un vulnus rispetto alla figura del direttore artistico. Noi questo lo abbiamo detto chiaramente. Riteniamo che ciò rappresenti una soluzione lesiva dell'autonomia statutaria, culturale, didattica ed organizzativa delle accademie e dei conservatori.
È evidente che se si vuole costruire in Italia, come giustamente dicevano i colleghi, un sistema dell'alta formazione artistica e musicale che possa rappresentare non solo un vettore strategico per la qualità dell'offerta formativa e culturale nel nostro paese ma anche un incentivo per la presenza di studenti stranieri nel nostro paese (essi, spesso e volentieri, lei lo sa, vengono dirottati verso altri sistemi di alta formazione artistica e musicale proprio perché non vi è quello spazio europeo della cultura che, invece, con la legge n. 508 volevamo costruire), sarebbe sbagliato metodologicamente e miope dal punto di vista delle politiche culturali non dirimere questa annosa controversia.
Non so bene su quale proposta e su quali aspetti abbia eccepito il Consiglio di Stato: non ho capito, cioè, se si tratta dell'ultima bozza approvata dalla Commissione cultura, con la quale abbiamo sostanzialmente annullato il sistema duale. Credo che, se questa è la risposta, sia profondamente sbagliato inserire, con una nomina autoritativa e sostanzialmente lesiva dell'autonomia delle istituzioni culturali, la figura di un presidente che non risponde a quei principi di autonomia didattica, amministrativa e gestionale che dovrebbero contraddistinguere, secondo noi, il modello funzionale di queste importanti istituzioni culturali.
Signor sottosegretario, la invito pertanto ad un nuovo incontro in Commissione cultura perché potrebbe essere a questo punto auspicabile, come sollecitato


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da alcuni colleghi, se la questione è tecnica ed è irrisolvibile e se esistono i prerequisiti politico-culturali, affrontare la revisione globale della legge n. 508.
Forse la via parlamentare sollecitata da alcuni colleghi potrebbe essere quella naturale per dare finalmente risposte compiute a questa parte di mondo che attende dal Parlamento indicazioni precise, puntuali e rigorose, all'altezza del ruolo da esso svolto nel nostro paese.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 18 con immediate votazioni sul disegno di legge recante disposizioni ordinamentali in materia di pubblica amministrazione.

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