Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 238 dell'11/12/2002
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(Iniziative del Governo in relazione agli esiti di una ricerca universitaria sulla pratica dell'eutanasia - n. 3-01706)

PRESIDENTE. L'onorevole Ercole ha facoltà di illustrare l'interrogazione Cè n. 3-01706 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 8), di cui è cofirmatario.

CESARE ERCOLE. Signor Presidente, signor ministro, dalla recente ricerca condotta dal centro di bioetica dell'università Cattolica di Milano è emersa una situazione raccapricciante sulla diffusione dell'eutanasia tra i medici rianimatori dei centri di terapia intensiva milanesi. Il fatto che il 3,6 per cento degli intervistati dichiari di aver somministrato farmaci letali per porre fine alle sofferenze dei pazienti e che addirittura l'80 per cento riconosca di aver praticato l'eutanasia passiva in almeno una occasione ci lascia assolutamente perplessi sia sotto il profilo etico sia sotto il profilo propriamente giuridico.
Ad aggravare la situazione vi è, inoltre, la constatazione che circa il 30 per cento dei medici dichiara di aver praticato, in talune circostanze, l'eutanasia senza il consenso del paziente e che in nessun caso di eutanasia passiva l'atto medico è stato riportato sulla cartella clinica.
Di fronte a questi dati sconcertanti non dobbiamo dimenticare che l'eutanasia, considerata illegale nel nostro ordinamento, viene assimilata di norma al reato di omicidio, ex articolo 575 del codice penale, e di istigazione o aiuto al suicidio. Alla luce di tali considerazioni, consapevoli che la ricerca in questione, pur tutelata dall'anonimato dei medici intervistati, non può essere ignorata dalle istituzioni rappresentative, confidando altresì sull'estrema sensibilità del ministro Sirchia, vorremmo chiedere all'illustre ministro come intenda affrontare la situazione emersa dalla notizie che ci sono pervenute.

PRESIDENTE. Il ministro della salute, professor Sirchia, ha facoltà di rispondere.

GIROLAMO SIRCHIA, Ministro della salute. La ringrazio, Signor Presidente e ringrazio gli interroganti. Di fronte alle notizie sull'indagine condotta tra gli anestesisti e i rianimatori di Milano, occorre innanzi tutto ricordare - come ha fatto l'interrogante - che l'eutanasia rappresenta un atto illegale che va perseguito dalla magistratura. Infatti, il codice penale, innanzitutto, e il codice deontologico dei medici, richiamato dagli stessi interroganti, la inquadrano tra i crimini perseguiti tanto dall'ordinamento giuridico quanto da quello deontologico professionale.
Soprattutto nella sede autorevole della Camera vale ribadire il principio dell'inviolabilità della vita umana, il diritto alla vita e alla dignità della persona che informano il nostro ordinamento e che devono informare il comportamento di migliaia di medici, infermieri e volontari, valendo anche la pena di riaffermare la illiceità di qualsiasi forma di eutanasia.
In questo senso, impongono un'attenta riflessione le notizie emerse dall'indagine del centro di bioetica dell'università Cattolica di Milano - come riportate dalla stampa - sulle quali ho doverosamente sollecitato i competenti uffici del Ministero a compiere i dovuti approfondimenti istruttori e conoscitivi, nonché ad adottare ogni e più opportuna consequenziale iniziativa.
Ho chiesto anche di verificare se i competenti organi accademici abbiano valutato attentamente la necessità, ricorrendone


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i presupposti di legge, per l'inoltro, ai sensi dell'articolo 361 del codice penale, di un esposto denuncia alla competente procura della Repubblica perché possa approfondire e chiarire eventuali responsabilità personali.
La risposta alternativa all'eutanasia che il servizio sanitario nazionale e, più in generale, le istituzioni del nostro paese devono saper offrire al bisogno della persona giunta allo stato estremo della propria malattia è quella della cura, dell'assistenza e della tutela della qualità di vita residua. Quell'indagine, dunque, sollecita tutti, Governo e regioni per primi, ad un più attivo ed appropriato impegno per la realizzazione di una rete assistenziale di cure palliative efficiente e la formazione di medici, soprattutto nel corretto utilizzo delle terapie antalgiche.
Il Governo e le regioni si stanno già muovendo in questa direzione innanzitutto attraverso il potenziamento delle cure palliative e dell'assistenza domiciliare. Linee aggiornate sono state elaborate in recenti documenti da comitati di esperti. È stata promossa e finanziata la costruzione di hospice per i quali è recente l'approvazione dei progetti delle regioni relativi alla seconda parte dei finanziamenti. Si è puntato, nel corso del 2002, sulla formazione e sulla sensibilizzazione dei medici, sia attraverso pubblicazioni gratuite di alto profilo sia attraverso iniziative di comunicazione come la prima giornata nazionale del sollievo.
Il ministero sta dando, inoltre, piena attuazione alla legge 8 febbraio 2001, n. 12, che agevola l'impiego dei farmaci oppiacei nella terapia del dolore. Una task force è al lavoro per individuare e risolvere i punti critici gestionali, ma soprattutto culturali, che rendono la situazione attuale della cura del dolore ancora non soddisfacente, semplificando ulteriormente la prescrizione e l'uso dei medicinali analgesici.
Infine, ho chiesto al comitato nazionale di bioetica di esprimere un parere sulla regolamentazione del testamento biologico nel nostro paese che escluda, comunque, la possibilità di chiedere l'eutanasia o la sospensione di presidi indispensabili alla vita come il respiratore, l'idratazione e l'alimentazione, ma contempli la salvaguardia del rifiuto di terapie farmacologiche da parte del paziente.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Sirchia. Il tema sollecitava una risposta articolata, tuttavia, bisogna restare nei tempi. L'onorevole Ercole, al quale ricordo che ha un minuto di tempo a sua disposizione, ha facoltà di replicare.

CESARE ERCOLE. Signor Presidente, desidero ringraziare il ministro per l'esauriente risposta e, soprattutto, per la sollecitudine con la quale l'ha data.
Concordo pienamente con l'ipotesi di un futuro intervento della magistratura volto a far luce sull'effettiva diffusione dell'eutanasia nei reparti di rianimazione. Tali comportamenti medici, a nostro avviso contrari non solo al codice penale, ma anche al codice deontologico medico, non possono, infatti, continuare a restare impuniti, pena l'evidente negazione del rispetto della vita umana in ogni sua forma.
Siamo altresì convinti che gli interventi repressivi della magistratura debbano accompagnarsi ad un intervento positivo delle istituzioni competenti finalizzato a dare una definizione giuridica compiuta alla «dolce morte» ed a specificare i diritti e i doveri dei medici e dei pazienti ad essa connessi. Infatti, è evidente che, al di là degli interrogativi etici connessi alla pratica, l'eutanasia presenta numerosi aspetti problematici non facilmente componibili sotto il profilo giuridico.
Rifacendomi ad un'affermazione del signor ministro, vorrei osservare come la pietas per i pazienti si realizzi, nella fase terminale della vita, con l'assistenza medica e morale e con il ricorso ad opportune terapie del dolore, certo non staccando la spina. Questo comportamento arbitrale, che la deontologia medica non riconosce alla discrezionalità del singolo professionista, corrisponde, infatti, ad un reato, e come tale deve essere puntualmente evitato, per rispetto alla vita umana nel suo significato più ampio (Applausi).


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PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Ercole.
È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. Ringrazio i rappresentanti del Governo ed i colleghi intervenuti.
Sospendo brevemente la seduta.

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