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l'eutanasia è considerata illegale nel nostro ordinamento giuridico e chi la pratica incorre nell'accusa di omicidio ex articolo 575 codice penale, anche qualora il paziente dovesse risultare consenziente (articolo 579 codice penale), ovvero nell'accusa di istigazione o aiuto al suicidio (articolo 580 codice penale);
il codice deontologico dei medici, all'articolo 36, vieta l'eutanasia, affermando che il medico, anche su richiesta del malato, non deve effettuare né favorire trattamenti diretti a provocarne la morte;
da una ricerca condotta dal centro di bioetica dell'Università Cattolica di Milano in una ventina di reparti di terapia intensiva milanesi è emerso che il 3,6 per cento dei medici ha praticato l'eutanasia attiva, che il 38,6 per cento dice di aver attuato la sospensione delle cure almeno una volta e che il 42 per cento dei medici fa spesso ricorso all'eutanasia passiva;
in nessun caso di eutanasia passiva l'atto del medico è stato riportato sulla cartella clinica;
l'eutanasia passiva è stata praticata anche in assenza del consenso del paziente, eventualmente espresso prima della perdita della coscienza e dell'aggravamento delle condizioni di vita;
quasi il 50 per cento di coloro che hanno praticato l'eutanasia passiva dichiara di non aver coinvolto i familiari della vittima nella decisione;
il problema dell'eutanasia presenta dense implicazioni non solo sotto il profilo giuridico, ma anche sotto il profilo etico, sanitario e sociale -:
come il Ministro interrogato intenda affrontare la situazione emersa dall'indagine del centro di bioetica dell'Università Cattolica di Milano, tutelando i diritti del malato e dei familiari all'informazione, all'auto-determinazione e al rispetto della vita in ogni fase dell'esistenza umana.
(3-01706)
(10 dicembre 2002)