Allegato A
Seduta n. 238 dell'11/12/2002


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(Sezione 8 - Iniziative del Governo in relazione agli esiti di una ricerca universitaria sulla pratica dell'eutanasia)

CÈ, GUIDO GIUSEPPE ROSSI, DARIO GALLI, BRICOLO, ERCOLE, BALLAMAN, BIANCHI CLERICI, CAPARINI, DIDONÈ, GUIDO DUSSIN, LUCIANO DUSSIN, FONTANINI, GIBELLI, GIANCARLO GIORGETTI, LUSSANA, MARTINELLI, FRANCESCA MARTINI, PAROLO, PAGLIARINI, POLLEDRI, RIZZI, SERGIO ROSSI, STUCCHI e VASCON. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
l'eutanasia è considerata illegale nel nostro ordinamento giuridico e chi la pratica incorre nell'accusa di omicidio ex articolo 575 codice penale, anche qualora il paziente dovesse risultare consenziente (articolo 579 codice penale), ovvero nell'accusa di istigazione o aiuto al suicidio (articolo 580 codice penale);
il codice deontologico dei medici, all'articolo 36, vieta l'eutanasia, affermando che il medico, anche su richiesta del malato, non deve effettuare né favorire trattamenti diretti a provocarne la morte;
da una ricerca condotta dal centro di bioetica dell'Università Cattolica di Milano in una ventina di reparti di terapia intensiva milanesi è emerso che il 3,6 per cento dei medici ha praticato l'eutanasia attiva, che il 38,6 per cento dice di aver attuato la sospensione delle cure almeno una volta e che il 42 per cento dei medici fa spesso ricorso all'eutanasia passiva;
in nessun caso di eutanasia passiva l'atto del medico è stato riportato sulla cartella clinica;
l'eutanasia passiva è stata praticata anche in assenza del consenso del paziente, eventualmente espresso prima della perdita della coscienza e dell'aggravamento delle condizioni di vita;
quasi il 50 per cento di coloro che hanno praticato l'eutanasia passiva dichiara di non aver coinvolto i familiari della vittima nella decisione;
il problema dell'eutanasia presenta dense implicazioni non solo sotto il profilo giuridico, ma anche sotto il profilo etico, sanitario e sociale -:
come il Ministro interrogato intenda affrontare la situazione emersa dall'indagine del centro di bioetica dell'Università Cattolica di Milano, tutelando i diritti del malato e dei familiari all'informazione, all'auto-determinazione e al rispetto della vita in ogni fase dell'esistenza umana.
(3-01706)
(10 dicembre 2002)