Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 234 del 4/12/2002
Back Index Forward

Pag. 71


...
(Esame dell'articolo 1 - A.C. 2480)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 2480 sezione 3).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà.

PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, colleghi, da molti anni gli insegnanti di religione cattolica... mi scusi, signor Presidente, ma è difficile parlare in queste condizioni...

PRESIDENTE. Ha ragione, onorevole collega, le chiedo scusa. Le faccio poi recuperare il tempo a sua disposizione.
Colleghi, vi prego di prendere posto e di consentire alla collega di svolgere il suo intervento. Prego i colleghi che si trovano al banco del Comitato dei nove... Onorevole Sasso, la prego di prendere posto perché la collega deve svolgere il suo intervento.
Prego, onorevole Capitelli.

PIERA CAPITELLI. Da molti anni gli insegnanti di religione cattolica si trovano in un'ingiusta condizione di precarietà che necessita di essere superata. Non sono certo i soli, ma sono però gli unici in questo momento ad avere l'opportunità di veder concludere questa fase della loro carriera e storia personale, caratterizzata da incertezze e promesse non mantenute. Non sono i soli perché il Governo, anziché accelerare le misure normative individuate dal centrosinistra per superarla, ha fatto della precarietà una scelta di sistema.
A fronte di 60 mila posti vacanti, vi sono state solo 18 mila immissioni in ruolo: questo è il risultato dell'azione compiuta quest'anno dal Governo ed è il fatto più importante che conferma che questo Governo ritiene utile disporre di personale non stabilizzato.
Vi è dell'altro: l'incertezza e l'alimentazione della guerra tra poveri, prima attraverso la modifica della legge n. 124 del 1999, con l'unificazione della terza e della quarta fascia per l'immissione in


Pag. 72

ruolo, e ora attraverso le ventilate contraddittorie notizie di modifiche dei punteggi di cultura e di servizio, sono un'ulteriore conferma dello scarso rispetto del Governo e della maggioranza nei confronti dei lavoratori a tempo determinato, tanto più che all'orizzonte non vi è il miglioramento del sistema di formazione e di reclutamento dei docenti (magari attraverso un leale confronto parlamentare con le opposizioni), bensì l'ipotesi della chiamata diretta (vale a dire la privatizzazione del sistema di reclutamento).
Tornando agli insegnanti di religione cattolica, ciò che ho descritto è il clima in cui ci si accinge a varare una legge finalizzata a dare uno stato giuridico...

PRESIDENTE. Onorevole Perrotta, la prego.

PIERA CAPITELLI. ...agli insegnanti di religione che, in sé, sarebbe stata giusta se fossero state tenute sotto controllo alcune problematiche delicate e fortemente legate alla complessità di questa materia, quali la mobilità. Invece, si è agito con noncuranza dei problemi veri e con una determinazione...

PRESIDENTE. Onorevole Perrotta, l'ho pregata, grazie.

PIERA CAPITELLI. ...finalizzata ad accreditarsi presso le autorità ecclesiastiche. Non credo ci si riferisca ad altro soggetto, perché questo provvedimento rischia di essere molto popolare perché ingiusto.
Il problema del superamento del precariato si pone in un modo del tutto peculiare per questi lavoratori, la cui condizione è in gran parte predeterminata dal nuovo concordato e dai successivi accordi con la Santa sede e con la CEI, su cui lo Stato italiano d'altronde si è impegnato.

PRESIDENTE. Onorevole Mariani, la prego!

PIERA CAPITELLI. Tuttavia, dopo anni di esperienza e mantenendo inalterato l'impegno a riconoscere una rilevanza pubblica del fatto religioso e a riconoscere il metodo pattizio, avrebbero potuto essere ripensate alcune modalità di applicazione della normativa vigente, che hanno manifestato limiti obbiettivi, a partire dalla disciplina della revoca da parte dell'ordinario diocesano che, in più di un caso concreto, investendo non soltanto la conformità dottrinale, ma anche quella dei comportamenti privati, ha portato a varie perplessità e ricorsi. E invece sono state preferite...

PRESIDENTE. Onorevole Capitelli, la prego di parlare avvicinandosi al microfono.

PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, è molto difficile parlare: sto gridando.
Invece sono state preferite strade brevi che rischiano di fare apparire gli insegnanti di religione dei privilegiati che, senza il superamento dello specifico concorso per altre discipline diverse dalla religione, potranno, in caso di revoca dell'incarico da parte dell'ordinario diocesano o in caso di contrazione di organico, transitare ad altri ruoli a danno di altri colleghi. Un bel pasticcio! Lo Stato, in caso di revoca, si farebbe carico di una scelta compiuta da altri, danneggiando terzi: un bel capolavoro!
Non si è nemmeno pensato di esigere come requisito per l'accesso al concorso per gli insegnanti di religione il possesso della doppia laurea.
L'articolo 4, sul quale il mio gruppo sicuramente tornerà - si tratta senz'altro del punto più delicato di tutto il provvedimento -, andrebbe decisamente riscritto e quanto meno dovrebbero essere approvati i nostri emendamenti finalizzati alla riduzione del danno.
A proposito dell'articolo 1, occorre dire invece che la scelta di sopprimerne molti commi non si identifica, quanto meno nelle intenzioni di molti, con la scelta di non dare uno stato giuridico agli insegnanti di religione, bensì con l'esigenza di dimostrare che esistevano più strade per affrontare e risolvere il problema. Molti emendamenti del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo dimostrano che ciò sarebbe stato possibile.


Pag. 73


Vorrei ricordare che una delle nostre linee emendative, quella finalizzata alla riduzione del danno e a cercare un'interlocuzione seria con la maggioranza, oltre a tutelare gli insegnanti di religione in caso di contrazione di cattedre, valorizza e rafforza il ruolo culturale e professionale degli insegnanti di religione. Questo infatti è il senso che abbiamo voluto sottolineare nel porre come condizione per l'accesso ai concorsi il doppio titolo, quello previsto dall'intesa per insegnare religione ed un diploma di laurea valido per l'ammissione ai concorsi ad altri posti di insegnamento.
In Commissione non abbiamo avuto alcuna risposta alle nostre proposte. Voteremo quindi contro questo provvedimento se non ci saranno cambiamenti nel corso di questa discussione. Non ho molto speranza, considerata la scarsa attenzione...

PRESIDENTE. Onorevole Ruggeri, la prego.

PIERA CAPITELLI. ...nei confronti di quello che stiamo proponendo, ma non si dica però che la sinistra non vuole sanare la situazione di precarietà degli insegnanti di religione. La sinistra voleva un confronto vero ed approfondito: sino ad ora questo non c'è stato. Vedremo nel corso della discussione (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Duilio. Ne ha facoltà.

LINO DUILIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei svolgere un breve intervento che intende riprendere le motivazioni più significative, a nostro avviso, perché si possa definire positivo questo provvedimento.
Noi riteniamo che questa legge rappresenti un provvedimento positivo per molteplici ragioni. Innanzitutto, senza caricare la questione eccessivamente di enfasi ideologica - giacché sarebbe del tutto fuori luogo - noi crediamo si tratti di un provvedimento dovuto nei riguardi di moltissimi lavoratori - mi riferisco agli insegnanti di religione - che per moltissimi anni, nel nostro paese, hanno lavorato fianco a fianco, nel corpo docenti delle nostre scuole, per insegnare una «materia», la religione - lo voglio ricordare: la religione, non il catechismo, perché anche noi siamo convinti che il catechismo debba essere oggetto di percorsi formativi che si svolgono in altre sedi - che si richiama alla storia, alla cultura e alla spiritualità del nostro paese.
Noi riteniamo che un paese democratico, in un'accezione non solo positivistica del diritto, debba sostanzialmente riconoscere, come dice la nostra Costituzione, ciò che esiste nella realtà. Peraltro, stiamo parlando di una «materia» pervasiva, una materia, oserei dire, che definisce i connotati culturali di un paese, anche di chi non si riconosce strettamente in una fede religiosa. Quindi, senza caricare di eccessiva enfasi questo problema, noi riteniamo si tratti di un atto dovuto, che forse sancisce il carattere di laicità del nostro paese, del nostro Stato, proprio perché, con grande serenità e tranquillità, prende atto di una situazione che esiste. Peraltro, come centrosinistra, noi avevamo già cominciato il percorso e solo a causa della fine della legislatura non lo abbiamo potuto concludere.
Si tratta di un atto dovuto, come dicevo, nei riguardi di molti lavoratori che si dedicano all'insegnamento di questa materia; si tratta di un atto che fotografa un sentire comune, un sentire diffuso e una domanda consistente che viene confermata - lo voglio ricordare - ogni anno, allorché si chiede alle nostre scuole di insegnare la religione.
Detto questo, vorrei dire due parole sugli emendamenti relativi all'articolo 1, rivolgendomi anche ai colleghi della sinistra. Certamente io non appartengo né personalmente né come formazione politica alla schiera di chi vuole strumentalizzare questa vicenda e comprendo benissimo alcune questioni che sono state poste. Noi ci siamo distinti, in particolare, per quanto riguarda l'articolo 1 - e forse anche più complessivamente - perché riteniamo sia giusto immettere in ruolo


Pag. 74

questo personale, questi insegnanti, dal momento che - e su questo si è giocata una distinzione che non voglio rimarcare - ragionando sull'altra possibile soluzione, abbiamo ritenuto che individuare, anno per anno, uno strumento come il contratto a tempo determinato sarebbe stato, sul piano fattuale, una deminutio, come strumentazione, e, sul piano più concettuale, probabilmente non molto giusto rispetto alle ragioni di fondo che richiamavo poco fa.
Per quanto riguarda invece gli emendamenti che abbiamo presentato, vorrei richiamarne solamente due, che riteniamo abbastanza qualificanti e che offro ai colleghi del centrodestra, sperando che gli stessi li prendano in considerazione. Vorrei dire ai colleghi del centrodestra che noi, nel riconoscere il carattere laico del nostro Stato che, su questa materia, ha una sua obiettiva, intrinseca delicatezza, della quale dobbiamo essere consapevoli, dobbiamo anche evitare che, per eccesso di zelo, si determinino, all'interno del nostro ordinamento e della nostra realtà scolastica, dopo che avremo sanato questo problema, delle nuove «guerre di religione» - un'espressione che può sembrare un po' originale -, cioè una situazione in cui gli insegnanti che non insegnano religione e che magari attendono di essere immessi in ruolo si possano sentire discriminati.
In questo senso, abbiamo presentato due proposte emendative. Una di esse riguarda l'elenco per il quale crediamo si debba far riferimento ai titoli previsti dall'Intesa perché questa è, tra l'altro, materia concordataria. Vorrei ricordare, in questa sede, che si tratta di titoli conseguiti attraverso percorsi che ampliano il bagaglio culturale (non mi riferisco soltanto alle materie teologiche), rendendo il grado di acculturamento che si raggiunge nelle nostre facoltà assolutamente assimilabile - se non addirittura superiore - a quello che si raggiunge in altre facoltà universitarie. Ovviamente, mi rivolgo a coloro che ritengono che gli insegnanti di religione non abbiano una cultura adeguata: si sbagliano. Tuttavia, credo che questo elenco, dal punto di vista giuridico, non risponda ad una concezione esatta, perché, se non teniamo conto del punteggio conseguito nelle prove d'esame (rendendo tale elenco, di fatto, una vera graduatoria), si potrebbe determinare qualche problema, anche in termini di parità di trattamento all'interno dell'unica platea di personale incardinata nei ruoli organici dello Stato. Ciò potrebbe produrre, dunque, alcune conseguenze giuridicamente - se non addirittura costituzionalmente - rilevanti.
Vorrei richiamare l'attenzione su un altro nostro emendamento (in questo modo, eviterò di intervenire successivamente, in sede di esame delle singole proposte emendative) riguardante la mobilità del personale nel caso in cui venga meno il presupposto per insegnare religione, o perché, a seguito della libertà individuale che ha portato a modificare i propri convincimenti e le proprie opinioni, si è nella posizione in cui manca il presupposto riconosciuto dall'ordinario diocesano - e quindi vi è la revoca - o perché non c'è la richiesta di tale insegnamento da parte degli alunni.
Parlando di dipendenti dello Stato, dobbiamo preoccuparci di fare in modo che essi conservino il posto di lavoro; si tratta, infatti, di persone che hanno una famiglia e determinate esigenze. Dobbiamo evitare che questa diventi una forma surrettizia attraverso la quale si è abilitati ad insegnare altre materie seguendo un percorso che, nei fatti, diventa «privilegiato» e che va a ledere interessi ed aspettative di persone che, sul territorio nazionale, hanno seguito percorsi personali e familiari per acquisire un punteggio al fine di essere incardinati nei ruoli organici dello Stato. Dobbiamo evitare ciò perché rappresenterebbe un'ingiustizia, a mio avviso, insopportabile. Abbiamo, in tal senso, presentato una proposta emendativa; essa dispone che, quando viene a mancare il presupposto per insegnare religione o si passa ad un altro ruolo, quindi, conservando il posto di lavoro, si potrà fare altro (lo dico in modo esemplificativo non conoscendo tecnicamente la materia), come


Pag. 75

il bibliotecario, oppure, se si vuole insegnare un'altra materia (matematica, filosofia o altro, a condizione che si sia in possesso dell'abilitazione), ciò non può che avvenire attraverso l'inserimento in graduatorie - insieme agli altri insegnanti che aspirano a conseguire quel posto -, senza che questo determini surrettiziamente una via privilegiata che sarebbe un'ingiustizia non sopportabile, meno che mai in riferimento a quel concetto di laicità dello Stato di cui ho parlato precedentemente.
Riteniamo che queste proposte emendative siano significative e qualificanti per ricondurre la materia ad una praticabilità che non crei una situazione di eccezionalità e di particolarità nei riguardi di questo personale, passando all'eccesso opposto, ossia dalla precarietà che esisteva precedentemente ad una tutela che prescinde da alcuni titoli che debbono essere posseduti e che li parificano agli altri insegnanti. Invito il centrodestra, la maggioranza, a tener conto di queste proposte emendative.
Se riusciamo a compiere questo lavoro che qualifica nel merito il provvedimento che stiamo esaminando, potremo dire, non solo di aver compiuto un salto di qualità sul piano dei principi di uno Stato che riconosce ciò che esiste nella realtà sul piano culturale, storico e spirituale, ma anche di avere fatto un buon lavoro per produrre una buona legge (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

MARCELLO TAGLIALATELA, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario su tutte le proposte emendative presentate all'articolo 1.
Ci tengo, tuttavia, a fare una valutazione. La Commissione ha dedicato alla discussione di questo disegno di legge molte ore e molte sedute, nel corso delle quali il contenuto del provvedimento è stato molto approfondito. È evidente, pertanto, che buona parte delle questioni è stata già risolta positivamente in Commissione con la collaborazione...

PRESIDENTE. Ad ogni modo, il parere è contrario; questo è il dato.
Il Governo?

VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Martella 1.7.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gambale. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE GAMBALE. Signor Presidente, intendo dichiarare e motivare il voto contrario del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo su questo emendamento.
L'onorevole Capitelli ha svolto un intervento che ho molto apprezzato. Ella ha affermato che il suo gruppo ha proposto un'altra soluzione, non contraria a far uscire dalla condizione di precariato questi insegnanti, ma diversa. Noi consideriamo l'articolo 1 di questo disegno di legge un buon punto di equilibrio che, peraltro, si pone in continuità con il testo già approvato dal Senato, nella scorsa legislatura, con il consenso del Governo dell'Ulivo. Anche per questo lo sosteniamo. Ringraziamo, anzi, il Governo per la disponibilità dimostrata, in quanto alcune delle modifiche migliorative apportate durante il lavoro in Commissione sono dovute al contributo dato dal gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo.
Desidero anche precisare, signor Presidente, affinché questa discussione possa essere pacata e tranquilla, che non stiamo parlando dell'insegnamento della religione cattolica, ma degli insegnanti di religione cattolica, cioè di alcuni lavoratori che da anni sono impegnati nella scuola italiana, nella quale svolgono, spesso, anche funzioni di responsabilità e di collaborazione notevole con i capi di istituto e con gli altri docenti. Dobbiamo ricordare che le norme concordatarie, rese esecutive nel 1985, e l'intesa che ne è seguita chiedevano al Parlamento di legiferare in questa direzione


Pag. 76

da oltre diciassette anni. Ci abbiamo provato in varie legislature senza riuscirci. Oggi, con soddisfazione, consideriamo questa legge un buon punto di equilibrio. Sappiamo che la materia è complessa, anche perché invade la sfera dei rapporti dello Stato con un altro Stato, quello Vaticano (più in là, entreremo anche nel merito di alcune questioni riguardanti la revoca dell'idoneità).
Il gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo considera l'immissione permanente in ruolo di questi docenti un punto di arrivo importante. Voglio anche dire, con grande sincerità, che troverete il mio gruppo sempre disponibile a lavorare in questa direzione perché siamo coscienti che la scuola italiana è immagine e fotografia della nostra società, diventata, ormai, multietnica, multirazziale ed anche multireligiosa. Perciò, credo sia molto importante affrontare il tema della presenza nelle nostre classi di ragazzi che professano altre religioni.
Ogni volta che si tratterà di guardare avanti per venire incontro alle esigenze della nostra società, ci troverete sempre d'accordo. Oggi, però, mettiamo un punto fermo su una questione che riguarda questi lavoratori: da diciassette anni, essi vivono in una condizione di precariato; e credo sia giusto riconoscere loro, secondo le forme e le modalità previste da questo disegno di legge, uno status certo, una dignità professionale e la certezza del loro lavoro!

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Gambale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.

ALBA SASSO. Signor Presidente, desidero chiarire quale sia il senso dell'emendamento Martella 1.7 di cui sono cofirmataria.
Con esso intendiamo migliorare le condizioni di lavoro, normative ed economiche, degli insegnanti di religione cattolica nella scuola italiana, preoccupati - anche noi - per il disagio che essi vivono. Del resto, in questa direzione si sono mossi, negli ultimi decenni, i contratti collettivi nazionali di lavoro.
Con questo emendamento noi proponiamo di rendere più stabili questi miglioramenti, anche per quanto riguarda la situazione previdenziale, i permessi per maternità e quant'altro estendendo il trattamento economico e di carriera, nella stessa misura di quello previsto per gli insegnanti a tempo indeterminato in servizio nel corrispondente ordine.
Quello che non ci sembra possibile è che esista un organico stabile per una disciplina facoltativa. Io credo che questo sarebbe assai contraddittorio con quanto stabilito dal Concordato del 1984, quello firmato da Craxi e Casaroli, che dopo lunga, approfondita e direi tormentata discussione arrivò ed approdò alla formula dell'avvalersi o non avvalersi, come superamento dell'obbligatorietà dell'insegnamento della religione cattolica prevista dal Concordato del 1929. Voglio ricordare che anche in quel caso non si prevedeva il ruolo per gli insegnanti della religione cattolica. Io credo che la facoltà di avvalersi o di non avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica debba essere una scelta di libertà, così come garantito e come ribadito da più di una sentenza della Corte costituzionale. Perciò, la nostra proposta consente ai docenti di religione cattolica di avere lo stesso trattamento giuridico ed economico di tutti gli altri insegnanti a tempo indeterminato, con esclusione della mobilità professionale, ma compresa la mobilità professionale nella pubblica amministrazione, in caso di perdita di posto per contrazione dell'organico o anche per la revoca della idoneità da parte dell'autorità diocesana.
Vorrei ricordare che tutti i disegni di legge presentati nella scorsa legislatura prevedevano che con il ritiro dell'idoneità prevista dall'autorità diocesana ci fosse la risoluzione del rapporto di lavoro. Insomma, il nostro intento è quello di garantire questi lavoratori, ma all'interno di un quadro di rispetto costituzionale, di rispetto delle norme pattizie e, soprattutto, di rispetto dell'uguaglianza dei diritti di tutti lavoratori della scuola. Va da sé che


Pag. 77

la nostra proposta emendativa modifica anche la copertura finanziaria, perché noi prevediamo l'uguaglianza di trattamento non solo per il 70 per cento degli insegnanti di religione cattolica, ma per tutti gli insegnanti che insegnano religione cattolica nella scuola italiana.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bimbi. Le ricordo che ha un minuto di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

FRANCA BIMBI. Signor Presidente, io avrei dovuto parlare un attimo prima. Non esprimerò nessun voto durante l'esame di questa proposta di legge, perché faccio obiezione di coscienza rispetto al Concordato, in particolare su questo punto specifico dell'insegnamento della religione nelle scuole. La mia non è una posizione che vede un pericolo per la laicità dello Stato, quanto piuttosto per la libertà religiosa individuale, per la libertà di insegnamento, quindi rispetto all'articolo 2 e rispetto all'articolo 33 del della Costituzione, in quanto, entrando nel ruolo della scuola pubblica, questi insegnanti vedano condizionata sia la loro testimonianza religiosa sia la loro libertà di insegnamento da una autorità dalla quale non si vede come potrebbero dipendere, dal momento che sono insegnanti di ruolo di una scuola pubblica. Quindi, c'è un conflitto, a mio avviso, tra il Concordato ed i principi costituzionali. Non disconosco neanche molti aspetti positivi del Concordato, ma in questa situazione ritengo che contrasti con la libertà individuale che è il primo principio per cui si fanno anche i concordati e le intese.
Io, però, non intendo essere dichiarata assente, perché la mia posizione riguarda la discussione in atto; tuttavia, non intendo appoggiare la mia scheda elettronica sul mio dispositivo di votazione. (Applausi di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Malfa. Ne ha facoltà.

GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, le ragioni della contrarietà che esprimerò su tutti gli articoli e nel voto finale sul provvedimento in esame sono state esposte nella discussione generale, ed ancora adesso, dall'onorevole Alba Sasso, nelle cui motivazioni mi riconosco pienamente.
Che si possa pensare di immettere nel ruolo ordinario degli insegnanti, senza i concorsi attraverso i quali è selezionato il personale insegnante, e poi destinare, nel caso che venga meno il consenso dell'ordinario diocesano, tali insegnanti ad altre funzioni, è qualcosa che non può essere accettato in alcuna maniera.
Capisco le ragioni per le quali è stata presentata la proposta emendativa Martella 1.7, volta a parificare il trattamento degli insegnanti che svolgono una funzione che non può essere considerata organica all'insegnamento.
Voterò, quindi, a favore della proposta emendativa, ma contro gli articoli del provvedimento legislativo in esame e contro lo stesso nel voto finale.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Martella 1.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 356
Votanti 351
Astenuti 5
Maggioranza 176
Hanno votato
sì 136
Hanno votato
no 215.

Passiamo alla votazione dell'emendamento Alfonso Gianni 1.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.


Pag. 78

ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, la proposta emendativa che ci apprestiamo a votare è analoga, anche se formalmente non identica, alla precedente, per cui è stata distinta giustamente dagli uffici competenti. È separata dalla precedente proposta emendativa non solo per l'assenza della copertura, che in tal caso non mi sembrava necessario esplicitare, quanto per il fatto che gli insegnanti di religione cattolica, a cui ci riferiamo, sono quelli nominati annualmente, in base alle indicazioni delle competenti autorità diocesane.
Si tratta di una precisazione che qualcuno ha ritenuto superflua, ma che, invece, non lo è, in quanto ribadisce il principio della nostra contrarietà all'impianto del provvedimento in esame sull'immissione in ruolo dell'insegnante di religione, e nello stesso tempo ribadisce, però, che nel momento in cui tali insegnanti ci sono, essi hanno diritto a garanzie, sebbene abbiamo obiezioni di fondo rispetto al fatto che la religione cattolica abbia un privilegio all'interno della scuola pubblica (ed io non faccio obiezione di coscienza al Concordato, in quanto, se non sono d'accordo con lo stesso, coerentemente, voto contro tale provvedimento, dal momento che disponiamo dello strumento delle votazioni parlamentari, che è superiore all'obiezione di coscienza, per esprimere la nostra contrarietà sia verso gli articoli del provvedimento in esame sia nella votazione finale dello stesso), pur tuttavia, ci rendiamo conto che si tratta, comunque, di lavoratrici e lavoratori, rappresentanti di una parte sociale a cui siamo molto sensibili; quindi, pur ribadendo le molteplici precisazioni sul loro status giuridico, siamo favorevoli, nella costanza del loro rapporto di lavoro, a che il loro trattamento economico e di carriera sia quello previsto dal contratto nazionale degli insegnanti a tempo indeterminato nel corrispondente ordine scolastico.
Tali sono le ragioni della nostra proposta emendativa di cui raccomandiamo all'Assemblea l'approvazione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Alfonso Gianni 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 360
Votanti 354
Astenuti 6
Maggioranza 178
Hanno votato
sì 120
Hanno votato
no 234).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Alfonso Gianni 1.2 e Grignaffini 1.8, non accettati dalla Commissione né dal Governo e sui quali la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 368
Votanti 360
Astenuti 8
Maggioranza 181
Hanno votato
sì 111
Hanno votato
no 249).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Alfonso Gianni 1.3 e Guerzoni 1.9.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.

ALBA SASSO. Signor Presidente, ribadiamo la nostra contrarietà all'articolo 1 e perciò, nella linea emendativa illustrata dall'onorevole Capitelli mirante alla riduzione del danno, proponiamo che dopo le parole «trattamento economico» si aggiungano le seguenti:« per gli insegnanti a


Pag. 79

tempo indeterminato». Tali proposte emendative vanno quindi nella direzione già illustrata: intendiamo tutelare questi lavoratori equiparando le loro condizioni economiche e normative a quelle degli insegnanti a tempo indeterminato, senza però garantire il ruolo, cioè un organico definito e preesistente alle domande ai fini dell'avvalersene o del non avvalersene da parte degli studenti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Delbono. Ne ha facoltà.

EMILIO DELBONO. Signor Presidente, i deputati del gruppo della Margherita esprimeranno un voto contrario su queste identiche proposte emendative, così come già fatto sui precedenti emendamenti, perché è evidente che queste tendono a sostituire l'impianto della legge, da noi invece condiviso, rappresentato dall'immissione in ruolo degli insegnanti di religione. Non si tratta solo di garantire il trattamento economico, perché questo è già previsto dalla contrattazione collettiva! Anzi, già oggi, dal punto di vista del trattamento economico, non vi è alcuna differenza! Il problema riguarda, invece, il trattamento previdenziale o la progressione di carriera: sostanzialmente, l'inserimento degli insegnanti di religione così ed esattamente come sono. Già oggi l'insegnamento della religione - faccio riferimento all'intervento della collega Sasso - è considerata materia curricolare, ed è materia curricolare tant'è vero che gli insegnanti di religione partecipano, insieme al resto del corpo docente, ai momenti di valutazione finale degli alunni nonché a tutti gli altri momenti attinenti ai diritti-doveri degli insegnanti.
Non vi è quindi alcun dubbio che si stiano applicando esattamente gli impegni assunti dal Concordato e che non si stia affatto andando contro di esso! Anzi, siamo in clamoroso ritardo nell'attuazione del Concordato con la legge attuativa del 1985, e lo siamo proprio sulla parte più rilevante, cioè lo status degli insegnanti di religione. Mi pare, pertanto, che non vi sia alcunché di incostituzionale e che, tantomeno, vi sia qualcosa che vada contro il Concordato. Se la ragione è, ovviamente, la contrarietà alla modifica del Concordato, la rispettiamo, ma, lo ripeto, sarebbe fuorviante discutere di questioni che non attengono al dibattito odierno. Per queste ragioni esprimeremo un voto contrario sugli identici emendamenti Alfonso Gianni 1.3 e Guerzoni 1.9.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.

ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, per proseguire il mio dialogo con i colleghi della Margherita faccio presente il carattere incongruo della posizione appena descritta dal mio amico, onorevole Delbono; infatti la Camera ha già purtroppo respinto l'emendamento a mia firma 1.2, identico all'emendamento Grignaffini 1.8: ebbene, erano esattamente quelli gli emendamenti che tendevano ad escludere l'inserimento nei ruoli e a mantenere il principio della nomina ai sensi della legislazione vigente.
A questo punto, con l'articolo 1 che resta purtroppo in vita così come proposto nel testo dalla Commissione, si incontra il successivo mio emendamento 1.3, identico a quello presentato dai colleghi Guerzoni, Sasso ed altri; con questi, pur essendo tali insegnanti inseriti nei ruoli, si prevede e si precisa che almeno il loro trattamento economico sia quello previsto per gli insegnanti a tempo indeterminato.
Francamente non comprendo il motivo per il quale, una volta che ci avete battuti sul principio dei ruoli, vogliate anche negare che il trattamento economico di questi insegnanti, appunto inseriti nei ruoli contro la nostra volontà, sia parificato a quello degli insegnanti a tempo indeterminato. Si tratta di una contraddizione clamorosa, che i colleghi della Margherita sarebbe bene sciogliessero definitivamente.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici


Pag. 80

emendamenti Alfonso Gianni 1.3 e Guerzoni 1.9, non accettati dalla Commissione né dal Governo e sui quali la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 361
Votanti 351
Astenuti 10
Maggioranza 176
Hanno votato
sì 116
Hanno votato
no 235).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Alfonso Gianni 1.4 e Nigra 1.10.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.

ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, ci troviamo di fronte ad uno dei commi peggiori di questo articolo. Vorrei riuscire a richiamare l'attenzione dei colleghi dal momento che, forse, alcuni di loro hanno figli piccoli o comunque parenti di questa età.
Il comma in questione prevede che nella scuola materna ed in quella elementare l'insegnamento della religione cattolica possa essere affidato ai docenti di sezione o di classe riconosciuti idonei. In altri termini, l'insegnante di un bambino (ciò è accaduto a mio figlio quando aveva questa età) che frequenta la scuola elementare (non cambia il fatto che sia una figura unica o sdoppiata), la quale insegna tutte le altre materie, improvvisamente ottiene un'investitura da parte della diocesi e diventa insegnante di religione.
Cosa fa un padre che intende esercitare il diritto di opzione, non potendolo fare ovviamente il bambino che non ha possibilità di libera scelta? Un padre democratico che ha un bambino di sette o otto anni lo consulta. Ebbene, egli esercita un diritto che questo Parlamento ha stabilito con legge, ossia il diritto di stabilire che il figlio non segua l'insegnamento della religione cattolica, bensì svolga altre attività. Evidentemente, questo bambino non andrà al bar. Egli non può uscire da scuola e fare altre cose, ma occorre che la scuola appresti per lui, in quell'ora di religione, attività alternative.
Tuttavia, cosa accade se la figura dell'insegnante è la stessa? Onorevoli colleghi, si mette in moto un micidiale ricatto psicologico, nel senso che quei bambini che hanno operato quella scelta sono gli unici ad uscire dalla loro classe, mentre tutti gli altri seguono l'ora di religione con la stessa insegnante. Ebbene, ciò è insopportabile! Questa norma, cari colleghi cattolici, cari colleghi del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo, cari colleghi della lobby trasversale vaticanea, è insopportabile perché impedisce (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega nord Padania)... Potete anche muggire quanto volete, ma ve lo ripeto. Ciò impedisce anche ad un'infima minoranza - alla quale mi onoro di appartenere, che non fa obiezione di coscienza ma esprime un voto contrario quando gli strumenti del Parlamento lo permettono - di dire a un bambino che, se la legge permette di esercitare una facoltà di scelta, egli può esercitarla, senza essere sottoposto ad un ricatto. Questo è un punto essenziale. Voi non potete approvare questo comma così com'è, perché è inaccettabile! Se vi sono insegnanti di religione, essi devono essere diversi dalla figura del maestro e della maestra, altrimenti il meccanismo della scelta alternativa, della libera scelta non funziona ed è impraticabile dal punto di vista effettivo. Questo è il punto e per tale motivo insistiamo sull'abolizione del comma 3 dell'articolo 1 che contiene questa negazione della possibilità di scelta del genitore (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Malfa. Ne ha facoltà.

GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, effettivamente il comma 3 dell'articolo


Pag. 81

1 crea una commistione, che non è accettabile, tra la funzione di insegnamento ordinario nelle scuole elementari e materne e le funzioni di un insegnamento facoltativo come quello della religione cattolica. Ciò crea una condizione particolare non solo dal punto di vista dei bambini ai quali faceva riferimento l'onorevole Alfonso Gianni, ma anche dal punto di vista degli insegnanti, che verranno discriminati tra coloro i quali sono disposti ad impartire tale insegnamento e coloro i quali non lo sono, con una condizione che crea una situazione particolarmente grave all'interno dell'insegnamento scolastico. Per questo motivo, tale emendamento dovrebbe essere approvato dal Parlamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nigra. Ne ha facoltà.

ALBERTO NIGRA. Vorrei motivare telegraficamente la ragione per cui abbiamo presentato un emendamento dal contenuto analogo a quello che ha illustrato l'onorevole Alfonso Gianni, ma con un intento molto diverso. Il comma 3 dell'articolo 1, in realtà, non fa altro che recitare quanto già previsto attualmente dall'intesa tra Stato e Chiesa. Quanto previsto nel comma 3 avviene già oggi nella scuola elementare. Pertanto, a nostro giudizio - e da ciò scaturisce l'emendamento soppressivo del comma 3 - questa parte del testo era assolutamente ridondante, inutile, aggiuntiva. Ci sembra opportuno, dunque, eliminarla dal testo di una nuova legge che si diversifica rispetto alla situazione esistente e che, invece, lascia immutato tale aspetto.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Alfonso Gianni 1.4 e Nigra 1.10, non accettati dalla Commissione né dal Governo e sui quali la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 376
Votanti 368
Astenuti 8
Maggioranza 185
Hanno votato
sì 120
Hanno votato
no 248).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zeller 1.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 380
Votanti 375
Astenuti 5
Maggioranza 188
Hanno votato
sì 36
Hanno votato
no 339).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Zeller 1.6.

MARCELLO TAGLIALATELA, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCELLO TAGLIALATELA, Relatore. Signor Presidente, modificando il parere precedentemente espresso la Commissione invita al ritiro dell'emendamento Zeller 1.6.

PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zeller 1.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).


Pag. 82

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 383
Votanti 377
Astenuti 6
Maggioranza 189
Hanno votato
sì 37
Hanno votato
no 340).

Prendo atto che l'onorevole Pasetto avrebbe voluto astenersi.
Passiamo alla votazione dell'articolo 1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grignaffini. Ne ha facoltà.

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, prendo la parola per dichiarare il voto contrario del gruppo dei Democratici di sinistra all'articolo 1 perché è quello che più ci consente di dire che attraverso questo provvedimento abbiamo sprecato un'occasione. L'occasione era quella di rispondere con dignità e laicità ad una questione vera che riguarda i diritti di tali insegnanti e l'applicazione puntuale delle norme concordatarie. Si trattava, dunque, di dare alcune certezze e di definire alcune modalità per quanto riguarda la situazione di precarietà in cui vivono gli oltre 20 mila insegnanti di religione cattolica nel nostro paese.
Con questo dispositivo di legge, però, non ci siamo limitati a rispondere ad un diritto ed a dar corso al negoziato dei patti concordatari. Abbiamo fatto alcune operazioni che - consentitemelo, colleghi - trovo molto gravi, nella doppia accezione che ci ha ricordato prima la collega Bimbi. Sono molto gravi dal punto di vista della libertà di religione che è, innanzitutto, una scelta individuale di coscienze, rispetto a cui la precostituzione di un corpo di 25 mila insegnanti come corpo docente è il passaggio dalla configurazione della religione cattolica come libera scelta alla religione cattolica come religione di Stato che sempre più impone il proprio arbitro e la propria articolazione. Il secondo aspetto è dello stesso ordine e si riferisce alla libertà di insegnamento, altro punto cardine nella nostra Costituzione, non solo scritta ma anche materiale.
Aggiungo anche che è un punto cardine di quello stesso fondamento della cultura cristiana e cattolica che fa della divisione tra studium e sacerdotium il proprio punto centrale costitutivo. Non si possono confondere questi due piani, perché proprio nel rispetto reciproco degli ambiti della libertà di insegnamento e di quella di religione sta il fondamento di quella civiltà cristiana e cattolica che qui viene evocata per sostenere la positività di queste norme. Invece, con questo provvedimento si invadono pesantemente tali ambiti, dal momento che ci troviamo di fronte ad una scelta degli insegnanti delegata all'autorità ecclesiastica. Insegnanti che, grazie al principio di mobilità, si trovano non solo a scavalcare nelle graduatorie altri insegnanti con eguali e maggiori diritti, ma anche a ricoprire una carica pubblica, su indicazione di un'autorità che pubblica non è.
È la coscienza cattolica che dovrebbe reagire a questo punto del provvedimento, che mina alla radice quella distinzione - lo ripeto ancora una volta - tra il sapere e la libertà religiosa: nessuna soggezione per la libertà religiosa (neppure, appunto, alle questioni del sapere) e, viceversa, nessuna imposizione per il sapere, sia essa quella del principe o del sacerdote.
È per questa ragione che noi, avendo avanzato proposte che rispondevano al principio dei diritti e della stabilizzazione di questo personale - ma mantenendo saldi questi principi -, esprimeremo un voto contrario sull'articolo 1 (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


Pag. 83


Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 376
Votanti 369
Astenuti 7
Maggioranza 185
Hanno votato
sì 254
Hanno votato
no 115).

Back Index Forward