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PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni Piglionica n. 3-00105 e Sedioli n. 3-00117, che vertono sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente (vedi l'allegato A - Interrogazioni sezione 4).
ROBERTO TORTOLI, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio. Signor Presidente, nel rispondere alle interrogazioni Piglionica n. 3-00105 e Sedioli n. 3-00117, relative allo smaltimento di rifiuti speciali farmaceutici ed ospedalieri destinati all'inceneritore di Melfi e contenuti in vagoni ferroviari fermi presso lo scalo ferroviario di Foggia, giova premettere che la costruzione dell'impianto di termodistruzione «Fenice Spa», sito in località San Nicola di Melfi, fu autorizzata con decreto del ministro dell'ambiente
n. 1790 del 1993, per lo smaltimento anche di una quantità pari a 14.400 tonnellate annue di rifiuti industriali provenienti da stabilimenti FIAT dell'Italia centromeridionale. L'autorizzazione all'esercizio di detto impianto fu rilasciata con decreto ministeriale n. 55/2000/D/498, il quale fa salvo il divieto di smaltire rifiuti extraregionali introdotto dalla legge regionale n. 59 del 1995.
vagoni ferroviari ed è proseguita con visite presso l'impianto e presso la sede amministrativa della ditta Mengozzi per l'acquisizione dei documenti necessari ad appurare la titolarità delle attività di produzione, raccolta, trasporto, detenzione e destinazione dei rifiuti.
PRESIDENTE. L'onorevole Bonito ha facoltà di FRANCESCO BONITO. Signor Presidente, egregio sottosegretario di Stato, non sono soddisfatto, e l'insoddisfazione non è l'atteggiamento rituale che si attende da un deputato dell'opposizione che interroga il Governo, ma trova il suo fondamento leale e trasparente. La risposta che abbiamo ricevuto la ritengo appunto insoddisfacente.
giacché l'atto di sindacato ispettivo, come è facilmente rilevabile dagli atti della Camera, risale al 17 luglio 2001, e sarebbe stato francamente curioso, oltre che molto grave, se i fatti denunciati nell'interrogazione medesima fossero ancora di una certa attualità.
PRESIDENTE. L'onorevole Sedioli ha facoltà di SAURO SEDIOLI. Signor Presidente, anch'io mi dichiaro insoddisfatto della risposta; speravo che il tempo a disposizione, visto che la mia interrogazione risale al 24 luglio 2001, trascorsi 16 mesi, portasse una risposta esauriente.
Il sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio, onorevole Tortoli, ha facoltà di
La società «Fenice Spa» ha impugnato la suddetta autorizzazione davanti al TAR della Basilicata che, in data 30 novembre 2000, ha accolto la domanda di sospensiva. Il giudice amministrativo, nell'accogliere l'istanza cautelare di sospensione, ha sottolineato, infatti, che il divieto previsto dalla legge regionale n. 59 del 1995 contrasta con le disposizioni del decreto legislativo n. 22 del 1997, secondo il quale, per i rifiuti pericolosi, vale il principio della adeguatezza e specializzazione degli impianti di smaltimento e non quello della provenienza dei rifiuti. Tale decisione è stata confermata in appello dal Consiglio di Stato con ordinanza del 27 marzo 2001.
Il presidente della provincia di Potenza, in data 7 luglio 2001, ha emanato un'ordinanza con la quale è stato fatto divieto di smaltire o stoccare, anche in via transitoria, rifiuti di qualsiasi tipo provenienti da altre regioni, con la sola eccezione dei rifiuti ospedalieri già presi in carico e stoccati presso l'impianto «Fenice» e presso lo scalo ferroviario di San Nicola di Melfi, in provincia di Potenza. Tale deroga al divieto di smaltire rifiuti provenienti da altre regioni è stata comunque subordinata alla disposizione favorevole dell'autorità giudiziaria e della competente ASI.
L'ordinanza del presidente della giunta provinciale di cui sopra è stata comunque impugnata davanti al TAR che, in data 26 luglio 2001, ha concesso la sospensiva precisando che le tipologie, la quantità e la provenienza dei rifiuti smaltiti presso il termodistruttore «Fenice» sono quelle contenute nella decisione DEC/VIA del 17 dicembre 1993.
In merito alla vicenda evidenziata dagli onorevoli interroganti, sulla base di quanto comunicato dalle competenti autorità locali, nel luglio 2001, 27 vagoni ferroviari contenenti rifiuti ospedalieri pericolosi a rischio infettivo ed altre tipologie di rifiuti sanitari classificati non pericolosi sono stati sequestrati dalla polizia provinciale di Foggia presso la locale stazione, in quanto respinti dagli impianti di incenerimento di destinazione (Cerignola e Melfi). Di tali vagoni, su ordinanza n. 47016 del sindaco del comune di Foggia, emessa per motivi igienico-sanitari, cui ha fatto seguito apposita disposizione del tribunale di Foggia che approva il piano di smaltimento realizzato da Trenitalia Spa, due venivano destinati alla stazione di Lecce per la ditta Biosud; cinque venivano destinati alla stazione di Taranto per la ditta Ecologica tarantina; sette venivano destinati alla stazione Roma smistamento per la ditta AMA; tredici venivano destinati, sempre tramite Trenitalia Spa, alla stazione di Forlì, nonché, per la termodistruzione del loro contenuto, all'impianto di incenerimento della ditta Mengozi Srl di Forlì, regolarmente autorizzato dall'amministrazione provinciale di Forlì-Cesena. Tali vagoni sono giunti nella notte tra il 14 ed il 15 luglio.
Lo smaltimento dei predetti vagoni fu controllato dal personale della provincia di Foggia relativamente ai rifiuti smaltiti nel territorio della regione Puglia e dal personale del comando dei carabinieri relativamente ai rifiuti smaltiti presso la ditta AMA di Roma. Il corpo di polizia antinquinamento dell'amministrazione provinciale di Forlì-Cesena, su subdelega della polizia provinciale di Foggia, ha eseguito soltanto le operazioni di dissequestro finalizzate al concomitante smaltimento dei rifiuti ospedalieri presso il suddetto inceneritore, iniziatesi il 16 luglio e terminate il 28 luglio 2001.
Nell'occasione non si sono rilevati percolamenti dai carri ferroviari, né situazioni particolarmente critiche connesse ad esalazioni maleodoranti. Di tale fase operativa è stata informata la magistratura forlivese.
L'attività investigativa, invece, è stata condotta fin dall'inizio dalla polizia provinciale di Foggia con il sequestro dei 27
Nella circostanza è stato appurato che il rifiuto contenuto nei 13 vagoni inviati a Forlì è stato conferito dalla ditta Mengozzi S.r.l., la quale, unitamente ad altre ditte con essa convenzionate, ha effettuato la raccolta e il trasporto dei rifiuti, anche di provenienza extraprovinciale ed extraregionale, dal luogo di produzione ai carri ferroviari, con destinazione agli inceneritori di Ecocapitanata di Cerignola (Foggia) e Melfi (Potenza).
Sempre nello stesso mese di luglio, presso lo scalo merci di Forlì, i carabinieri del NOE di Bologna hanno posto sotto sequestro, poi convalidato dall'autorità giudiziaria, 18 vagoni ferroviari contenenti rifiuti sanitari di origine ospedaliera. Nel caso di specie l'indagine è stata condotta dal nucleo speciale dell'Arma, il quale ha sequestrato l'intera documentazione.
Dagli esiti ispettivi forniti dall'ARPA, che ha svolto un controllo assieme alla polizia provinciale antinquinamento, e dalla AUSL, dipartimento di sanità pubblica, si evince che i carri sequestrati non presentavano segni di percolamento di liquidi o dispersione ambientale di materiale infetto e che, solo in prossimità dei suddetti vagoni, era avvertibile il tipico odore dei rifiuti e del disinfettante.
Per quanto concerne la provenienza, i rifiuti sequestrati a Forlì sono stati prodotti in Toscana (5 carri provenienti da Prato e 8 da Campiglia Marittima), nel Lazio (4 carri provenienti da Roma), in Sicilia (1 carro proveniente da Bicocca), in Veneto (3 carri provenienti da Treviso), in Lombardia ed in Piemonte ( 2 due carri in cui sono contenuti rifiuti prodotti in entrambe le regioni provenienti dallo scalo Bologna San Donato).
Il tribunale di Forlì ha disposto, in data 27 luglio, per esigenze di igiene e tutela della salute pubblica, il dissequestro e lo smaltimento dei rifiuti in questione, dando mandato al sindaco di intervenire con apposita ordinanza.
Sono state poi emesse ordinanze sindacali, con integrazioni, l'ultima delle quali del 7 agosto, che ordinavano alla ditta Mengozzi S.r.l. l'incenerimento dei rifiuti contenuti nei carri sequestrati.
La termodistruzione dei suddetti rifiuti è terminata entro i termini previsti dall'ordinanza (14 agosto 2001).
Sempre nel mese di luglio sono pervenuti, presso lo scalo ferroviario di Bologna San Donato, 50 carri contenenti rifiuti ospedalieri.
In relazione a tale presenza il comune di Bologna ha emesso, in data 25 luglio 2001, un'ordinanza sindacale che ne disponeva lo smaltimento inviando 3 carri ad Arezzo, 2 carri a Forlì, 3 carri a Crotone, 42 carri presso l'inceneritore della Seabo (Società energia ambiente) di Bologna. Presso tale sede lo smaltimento, iniziato il 9 agosto, al ritmo di 10 carri alla settimana, è stato ultimato il successivo 24 agosto.
Alla luce di quanto riferito, risulta pertanto che la situazione lamentata dagli onorevoli interroganti è stata risolta ad opera delle autorità locali, le quali hanno provveduto allo smaltimento dei rifiuti pericolosi.
Nell'articolata risposta il sottosegretario ha elencato una serie numerosa di fatti, di sentenze, di pronunciamenti, e di atti amministrativi, peraltro, in gran parte conosciuti dall'interrogante e dalla forza politica che ha proposto l'interrogazione;
Nell'interrogazione ponevamo alcune questioni di fatto, denunciando ed evocando alcune circostanze concrete; tuttavia, da esse si partiva per porre una questione politica di ordine generale. Se, allora, il ministero ed il sottosegretario, a nome del ministro, hanno risposto concretamente sui fatti concreti, per dirci - fatto a noi noto - che quei fatti concreti non esistono più, in relazione, invece , alla questione politica in esame la risposta appare lacunosa e totalmente assente.
Nell'interrogazione Piglionica ci si interrogava, e si interrogano molti deputati del mio gruppo ed altri della mia terra pugliese, sul pericolo che il territorio in questione correva, e che sta attualmente correndo, di diventare una immensa pattumiera a disposizione dell'intero territorio nazionale.
Tale pericolo è ritenuto attuale, soprattutto, in assenza di una posizione politica del Governo, espressa oggi pomeriggio in Assemblea.
Pensiamo che il pericolo esista, che esista una questione ambientale per la regione Puglia, ma non intravediamo alcuna iniziativa politica che possa tranquillizzare le popolazioni della regione;
In particolare, chiedevamo non soltanto di rimuovere le situazioni di rischio evocate nell'interrogazione, ma altresì volevamo una indicazione di indirizzo politico rispetto al quale c'era una assunzione di responsabilità del Governo, per affrontare una questione politica ambientale e per dare le opportune indicazioni.
Per tali ragioni, ribadiamo la nostra insoddisfazione per la risposta avuta.
Indubbiamente, la cronologia dei fatti corrisponde, come anche le notizie di cui dispongo; tuttavia, sono anche a conoscenza del fatto che il problema è stato risolto dalle autorità locali che, di fronte ad un'emergenza di carattere sanitario, si sono fatte carico in via straordinaria, sottoposte anche a forzature: mi riferisco sia ai sindaci sia alle aziende regionali per l'ambiente; e tutto ciò, poi, è stato annullato, come se nulla fosse successo.
Signor Presidente, se lascio la mia automobile in sosta per un tempo eccessivo, oltre al previsto, sicuramente prenderò una contravvenzione. Ma in tal caso, invece, nessuno ha pagato; chi ha provocato l'emergenza in questione, chi ha costretto i sindaci e le autorità sanitarie locali a doversene far carico è scomparso.
Il fatto dell'assenza di sanzioni o di richiami, indubbiamente, autorizza in futuro alla ripetizione di tali avvenimenti, in quanto non accadrà alcunché ad alcuno.
Io spedisco un vagone di rifiuti, tra l'altro speciali (farmaci e rifiuti ospedalieri), lo lascio in sosta e poi, magari, ne smaltisco il contenuto nel mio impianto, in modo tale da guadagnarci anche sopra: questo è un meccanismo perverso, di cui credo il ministero debba farsi carico; ritengo, inoltre, che in queste occasioni esso di debba costituire, quando vi sono interventi di carattere giudiziario, almeno parte civile, parte offesa, per dare anche alla magistratura la possibilità di avere gli elementi affinché tali fatti non restino impuniti.


