Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 234 del 4/12/2002
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(Iniziative del Governo per la difesa da eventuali attacchi terroristici di natura batteriologica - n. 3-01158)

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la difesa, onorevole Berselli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Gianni Mancuso n. 3-01158 (vedi l'allegato A - Interrogazioni sezione 2).

FILIPPO BERSELLI, Sottosegretario di Stato per la difesa. Il timore di attentati bioterroristici ha messo in risalto come le società civili, più degli apparati militari, siano vulnerabili ad attacchi con agenti biologici non convenzionali. Tali attacchi, infatti, possono essere condotti in maniera subdola, mediante rilascio ambientale non manifesto di agenti patogeni, che è garanzia di impunità per chi lo effettua, comportando comunque effetti dannosi molto gravi.
Gli agenti patogeni possono essere germi e tossine ormai desueti per gli standard igienici del mondo occidentale, oppure sviluppati e modificati in laboratorio per incrementarne gli effetti dannosi su fasce più o meno rilevanti di soggetti esposti: in ogni caso, sono in grado di mettere a dura prova i sistemi sanitari nazionali, in termini di capacità di tempestiva identificazione, di risorse quantitativamente e qualitativamente adeguate ad assistere i colpiti, di contromisure e di protezione per i soggetti suscettibili quali: vaccini, farmaci, mezzi barriera e quarantena.
È evidente, pertanto, come i paesi occidentali, senza eccezione alcuna, abbiano riscontrato difficoltà ad affrontare simili emergenze, che sviluppano, in modo innaturale e in strettissimo intervallo di tempo, situazioni epidemiologiche molto gravi. Si tratta di difficoltà dovute sia a carenze sul


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piano organizzativo, che, in quanto tali, sono ragionevolmente superabili, sia, soprattutto, a carenze sul piano delle risorse e delle capacità sanitarie, senza le quali non è mai possibile affrontare emergenze di questo tipo, siano esse naturali o meno. Ne consegue la necessità di sviluppare, parallelamente ad una pianificata gestione ed organizzazione di tali emergenze, una fase di acquisizione delle necessarie capacità sanitarie, che, estremamente onerose in ragione di peculiari aspetti, rappresentano costi non indifferenti per la società, da rapportare ai rischi reali identificati, dovendo nel contempo assicurare uno svolgimento il più normale e ordinario possibile della vita di ogni giorno.
Ciò premesso, relativamente alla impreparazione degli Stati occidentali ad attacchi bioterroristici, si deve sottolineare che essi hanno provveduto a colmare, con interventi pianificati di emergenza, effettuati sin dall'autunno 2001, le lacune logistiche e organizzative più rilevanti per la gestione di eventi bioterroristici in relazione alle stime di rischio fornite dai servizi di informazione.
Con riferimento, invece, alle iniziative di concerto con gli altri Stati per far fronte a simili eventi, si segnala che, in seguito ad un'intensa attività di concertazione internazionale svolta in differenti cornici (G8, NATO, Unione europea) e con la partecipazione delle diverse componenti interessate sia militari che civili, si stanno sviluppando iniziative coordinate per fronteggiare tali emergenze, prevalentemente su medio e lungo termine. In particolare, la più importante di queste iniziative è quella, delineatasi in ambito NATO con la promozione degli USA, che comprende le cosiddette Prague iniziatives. Queste prevedono la realizzazione a tappe forzate di un ambizioso pannello di attività a medio e lungo termine considerate essenziali per la sicurezza dei paesi dell'alleanza sia per teatri interni all'alleanza stessa sia per dispiegamenti militari fuori area.
Nello specifico, tali iniziative, al momento in via di definizione, sono finalizzate: alla realizzazione di reti di interconnessione informatica, nazionali e sovranazionali, in grado di monitorare in tempo reale gli eventi infettivi e di rilevare attacchi con agenti non convenzionali in modo automatico mediante biosensori e reti neurali di sorveglianza, senza quindi appesantire gli operatori sanitari con input di aggiornamento professionale (auspicati nelle relate considerazioni del dottor Walter Pasini, che di fatto finiscono spesso per incrementare il rumore di fondo senza garantire la necessaria e tempestiva sensibilità di allarme); alla creazione di team sanitari di risposta rapida, con esperti e capacità laboratoristiche dispiegabili in sede di eventi; all'implementazione di scorte internazionali di risorse sanitarie (farmaci, vaccini, strumentazioni e dotazioni), presso i quali i singoli paesi possano attingere all'emergenza, indispensabili a ripartire fra più nazioni gli oneri derivanti dalla creazione di scorte necessarie ad affrontare eventi di tal genere; all'attivazione di un centro internazionale per la formazione di alto livello del personale e per lo scambio di informazioni.
Al riguardo, bisogna rimarcare come l'Italia si sia fatta carico di definire un accordo per la realizzazione di una rete di interconnessione laboratoristica NATO, in grado di arrivare al rilevamento, alla classificazione e alla identificazione completa e rapida di agenti biologici non convenzionali, mediante standardizzazione dei protocolli di campionamento, trasporto e catena di custodia, procedure analitiche e controlli di qualità.
Inoltre, nell'ambito dell'Unione europea (in particolare, la Commissione europea), le componenti militari e civili nazionali hanno avviato congiuntamente un'attività programmatica di ricerca e di sviluppo nel campo della lotta al terrorismo biologico. Ulteriori attività prettamente sanitarie di concertazione sono state attivate da parte del Ministero della salute che ha redatto il «Piano di difesa settore sanitario» che prende in considerazione i rischi di natura biologica, chimica e radiologica.
Il piano si articola in due parti: nella prima, di tipo divulgativo, vengono fornite informazioni generali sui criteri essenziali per l'identificazione di eventi dannosi a


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seguito di atto terroristico sui siti bersaglio, sugli aggressivi presumibilmente utilizzabili in tali scenari, sulle modalità patogenetiche di detti aggressivi, ipotizzando, in ultimo, una scala di gravità riferita alle caratteristiche specifiche di ciascun aggressivo e rapportata alle varie tipologie di siti bersaglio e al numero di individui colpiti.
Nella seconda, ad impostazione eminentemente operativa, vengono enunciate considerazioni di massima di tipo organizzativo, in base alle quali possono essere sviluppate, in sede locali, le procedure di intervento più idonee.
A corredo del piano, sono riportate le schede tecniche relative ad agenti biologici, chimici e fisici, nonché approfondimenti su alcuni tipi particolarmente critici che riprendono, sviluppano ed integrano argomenti ed informazioni già esposti nella prima e nella seconda parte del piano stesso. Per quanto riguarda poi il livello di interazione nazionale esistente fra organismi istituzionalmente deputati a far fronte ad attacchi bioterroristici, si deve considerare che le competenze di ciascuna amministrazione dello Stato, in caso di eventuali attacchi terroristici batteriologici, sono esplicitate nel «Piano nazionale di difesa da attacchi terroristici di tipo biologico, chimico e radiologico», edito dalla Presidenza del Consiglio dei ministri il 20 novembre del 2001.
Il piano si prefigge lo scopo di garantire le più efficaci capacità di difesa e di protezione per la popolazione civile e le istituzioni del paese contro attacchi terroristici condotti sul territorio nazionale con l'utilizzo di agenti biologici, chimici e radiologici; definisce gli organi istituzionali e le loro attribuzioni in aderenza alla normativa vigente e, più specificamente, al manuale nazionale per la gestione delle crisi che individua nel Presidente del Consiglio dei ministri, nel Consiglio dei ministri e nel Comitato politico-strategico gli organismi decisionali e nel nucleo politico militare l'organo di coordinamento nazionale.
In particolare, al verificarsi dell'emergenza, il nucleo politico militare si avvale della commissione interministeriale tecnica per la difesa civile, che opera presso il Ministero dell'interno, cui compete il coordinamento della difesa civile a livello centrale, mentre a livello periferico la responsabilità del coordinamento risale al prefetto. Inoltre, in aderenza a quanto stabilito dal citato piano nazionale, il comando di vertice interforze sta pilotando, nell'ambito di un apposito gruppo di lavoro, la realizzazione del «piano di settore dell'amministrazione difesa».
Il documento, arrivato alla sua bozza finale, consentirà alla difesa di interagire con le altre componenti nazionali interessate dal piano nazionale della Presidenza del Consiglio.
Avuto riguardo poi alla produzione di vaccini di nuova generazione, si specifica che le scelte di profilassi nei confronti di agenti biologici non convenzionali, sinora intrapresi dalla sanità nazionale, militare e civile, pur essendo sottoposti continuamente a vaglio critico per l'adeguamento alle esigenze di salute e sicurezza dei soggetti da proteggere, al momento appaiono ragionevoli in quanto motivate da un'accurata analisi dei rapporti tra i costi e i benefici dei singoli presidi, condivise da molti paesi europei.
Nel campo vaccinale e farmaceutico i costi globali di sviluppo e produzione di un nuovo principio oscillano fra 500, (il farmaco), e mille, (il vaccino), milioni di dollari. Pertanto, ove tali costi non si vogliano far ricadere sull'intera collettività nazionale, possono essere ragionevolmente sostenuti solo da nazioni ad elevato tenore di ricchezza o, in alternativa, da industrie alle quali sia assicurata una commisurata contropartita commerciale (project financing).
In ogni caso, gli Stati uniti d'America, che hanno già avviato iniziative consimili, insegnano quanto lungo ed irto di difficoltà sia il cammino per giungere a prodotti sicuri e soprattutto efficaci, per i quali al momento non sono state neanche definiti convincenti protocolli di validazione sperimentale (attesa la improponibilità di esposizione di volontari ad agenti biologici potenzialmente letali) e che, nonostante


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le corsie preferenziali autorizzative, non sono in ogni caso previsti in distribuzione prima della fine del 2004.
In ultimo, nel campo della profilassi farmacologica si deve osservare come la sinergia fra la componente militare e civile possa sostanziarsi nella cooptazione dell'istituto chimico farmaceutico di Firenze, alla produzione di presidi antibiotici indispensabili per la chemioprofilassi e terapia di soggetti esposti o contagiati da molti agenti biologici non convenzionali.
Alla luce di quanto illustrato si ritiene di poter affermare che la problematica di un eventuale attacco bioterroristico è affrontata dal nostro paese senza sottovalutazioni di sorta e con la giusta determinazione. Ciò ci induce a non ritenere condivisibile la relata preoccupante diagnosi espressa dal dottor Walter Pasini.

PRESIDENTE. L'onorevole Delmastro Delle Vedove ha facoltà di rispondere.

SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Signor presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, direi che la risposta che lei oggi ci ha fornito ci riconcilia soprattutto con agli uffici dei Ministeri che spesso accusiamo da quest'aula di predisporre ed offrire risposte caratterizzate da sostanziale pigrizia.
In questo caso lei ha fornito una risposta a tutti i quesiti che ho posto, ma soprattutto ha fornito la sensazione di un Governo che ha saputo lavorare bene, pur trovandosi di fronte a modalità di una guerra assolutamente nuova, dalle configurazioni assolutamente impreviste ed imprevedibili, fatta nei confronti di un nemico difficile a vedersi, che non si schiera in campo con falangi e legioni, ma che si nasconde nelle città e che non esita ad utilizzare armi di questo genere, con un impatto terrificante sulle popolazioni civili.
A noi interessava sapere, ed è rassicurante in tal senso ciò che lei oggi ha detto, che ci si muovesse in modo serio e coordinato, unendo i profili militari a quelli sanitari, il profilo della competenza delle forze armate con quello della parte politica e con quello del Ministero dell'interno, per organizzare, a rete, un sistema di protezione delle popolazioni civili.
L'interrogazione nasceva dalle preoccupazioni espresse non da un quisque de populo, bensì da questo dottor Walter Pasini, referente in Italia dell'Organizzazione mondiale della sanità per la medicina internazionale, che aveva prospettato, pur riconoscendo l'assoluta eccellenza dei medici italiani, una carenza di coordinamento fra le diverse autorità coinvolte: protezione civile, esercito, strutture sanitarie.
Sono quindi molto soddisfatto nell'apprendere tutto il non modesto lavoro svolto sino ad oggi dal Governo e, soprattutto, questo tentativo di far interagire i diversi ministeri e le diverse autorità. Era esattamente ciò che il paese aveva bisogno di sentire per l'ipotesi - tutt'altro che avveniristica, dopo la vicenda dell'11 settembre - di fatti che possono accadere nel nostro paese. Certo, l'intelligence deve agire e deve agire bene, come il nostro sistema di intelligence sa fare. A questo punto sia lecito rivendicare anche una sorta di primazia della nostra struttura di intelligence, se è vero, com'è vero, che quello che tutti consideravamo l'intelligence migliore del mondo, la più organizzata e la più finanziata, quella degli Stati Uniti, non ha saputo, malgrado le segnalazioni provenienti - ormai pare sia assodato - dal Mossad israeliano, prevedere, contenere e prevenire il gravissimo attentato dell'11 settembre che ha avviato questa fase nuova di una nuova guerra.
Mi dichiaro pertanto estremamente soddisfatto e mi congratulo con il Governo, con il Ministero della difesa e con il Ministero della salute per l'ottimo lavoro svolto, sperando ovviamente che non debba mai essere messo in funzione questo meccanismo delicato, importante, complesso, ma estremamente serio, che voi avete saputo mettere in circolo in questo paese.

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