![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. L'onorevole Volontè ha facoltà di LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, abbiamo sentito prima di noi altri colleghi condividere le preoccupazioni sia per il sud, sia per il nord del paese, dove vi sono
disagi. Certamente uno dei disagi affrontati in maniera positiva da questo Governo - parlo in base ai dati obiettivi riferiti da alcuni istituti di statistica - è stato quello rappresentato dalla povertà delle famiglie italiane. Nella scorsa legislatura, per circostanze o per misure sbagliate di politica economica, anno per anno, è sempre aumentata in Italia la quantità di persone e di famiglie povere, mentre in questo primo scorcio di legislatura questa fascia di poveri è diminuita.
PRESIDENTE. Il ministro Tremonti ha facoltà di rispondere.
GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Lei, onorevole Volontè, ha utilizzato una parola che nella sua semplice e tremenda efficacia rende il senso politico e morale della materia che stiamo discutendo: povertà. Il termine «incapienti» è un termine teoretico, difficile da comprendere, che presuppone che un individuo abbia un reddito, che paghi le imposte e che vi sia uno sgravio per il quale tuttavia non vi è capienza in tali imposte. Per questo dico che lei, onorevole Volonté, ha utilizzato la parola giusta, cioè povertà; al riguardo le sono grato, essendo questo il tema del quale dovremo occuparci.
PRESIDENTE. L'onorevole Volontè ha facoltà di LUCA VOLONTÈ. Onorevole ministro, sono soddisfatto della sua analisi e dell'attenzione che lei porta in quest'aula a nome del Governo oltre che del suo dicastero.
Al di là di questo, vogliamo chiedere all'onorevole ministro dell'economia e delle finanze come poter fare fronte al problema degli «incapienti» e dei poveri, tra i più poveri, del nostro paese, i quali certamente vivono difficoltà ancor più particolari rispetto agli imprenditori (del nord e del sud), laddove la difficoltà sostanziale in Italia è ancora, purtroppo, quella di avere una mano dallo Stato per poter mangiare. Senza mangiare c'è poco da intraprendere.
Nella finanziaria approvata lo scorso anno per il 2002 è stato previsto un significativo intervento attraverso l'aumento a un milione di lire delle pensioni per i poveri pensionati italiani. Nella finanziaria per il 2003 è previsto un ulteriore forte intervento: la riduzione fiscale concentrata sui redditi più bassi. È la prima volta nella storia del paese ed è un modello per l'Europa. Nella finanziaria per il 2003 è anche previsto, pur nella difficoltà della quadratura dei conti, che siano invariate le risorse destinate agli interventi di carattere sociale a sostegno della povertà. E il fondo nazionale per le politiche sociali, per come è organizzato e strutturato, serve a questa finalità, meglio ancora di quanto era possibile con la vecchia strumentazione. Tra i punti specifici oggetto del suo intervento vi è quello relativo all'accertamento da parte dell'INPS di posizioni di difficoltà (al riguardo non siamo ancora in grado di rispondere, perché stiamo infatti acquisendo indicazioni dall'INPS; ad ogni modo assumiamo che l'atteggiamento dell'INPS sia tollerante nei confronti dei soggetti che sono stati trattati in buona fede). Per quanto riguarda l'accantonamento previsto nella scorsa finanziaria credo che alcune causali di utilizzo - per la verità votate dal Parlamento - abbiano distratto quelle risorse e che sia necessario impegnarsi per rifinanziarlo.
Perciò, non le chiederò - come hanno fatto altri colleghi prima di me - di tornare al ministero e di firmare un decreto, le chiedo un impegno molto più importante sul piano morale e anche politico, vale a dire che già nell'attuale esame della legge finanziaria al Senato e, successivamente, nelle settimane che precedono la fine dell'anno, si faccia un regalo agli italiani: si combatta ancora di più la loro povertà, pur sapendo che esistono importanti difficoltà economiche.
L'imperativo morale è il seguente: meno poveri, dicendo a chi ha più difficoltà ad intraprendere le proprie strade, che arriverà dopo coloro che, per vivere, devono mangiare almeno il panino.


