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PRESIDENTE. L'onorevole Pisicchio ha facoltà di PINO PISICCHIO. Signor Presidente, è un'interrogazione rivolta al ministro dell'economia il quale, evidentemente, ha investito della risposta il collega Giovanardi, conoscendone l'attitudine alla moderazione e alla misura. Lo mettiamo, dunque, subito alla prova perché la nostra domanda inerisce alle prime prove di devolution che si sono «versate» all'interno del disegno di legge finanziaria 2003, vale a dire la drastica riduzione delle spese pubbliche negli anni a venire per la finanza locale. Una ricerca del Censis - quindi, di un istituto di ricerca al di sopra di ogni sospetto - è giunta alla conclusione che l'effetto di tale riduzione potrebbe rivelarsi devastante, con riferimento alla qualità e alla quantità dei servizi e delle infrastrutture, con la progressiva riduzione dei trasferimenti statali. Questo, in modo particolare, ha un significato per il sud, perché, nelle regioni meridionali, il grado di dipendenza erariale è compreso tra il 45,3 per cento della Sicilia, il 22 per cento della
Puglia, a fronte dell'1 per cento della Lombardia e dell'Emilia-Romagna. Vogliamo sapere come il Governo intenda affrontare questo capitolo difficile.
PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevole Pisicchio, sa che vi è l'esigenza di corrispondere al patto di stabilità e che la spesa pubblica deve essere contenuta con contributi, sia dello Stato centrale sia del sistema delle autonomie locali. Si tratta di razionalizzare la spesa e di contenere dei costi, particolarmente quelli della pubblica amministrazione, ma non quelli, per esempio, di investimento degli enti locali che, pure in presenza dell'esigenza di contenimento, in questo disegno di legge finanziaria, hanno un incremento di circa 86 milioni di euro rispetto a quelli attribuiti nell'anno precedente, per una somma complessiva di 277 milioni di euro. Non mi sembra, dunque, che siano reali i rischi paventati dall'interrogante.
PRESIDENTE. L'onorevole Pisicchio ha facoltà di PINO PISICCHIO. Signor Presidente, onorevole ministro, non le sarà sfuggito che anche questo pomeriggio, in quest'aula, ben cinque interrogazioni, tra quelle che sono state proposte all'attenzione del Governo, facevano della questione del Mezzogiorno, sia pure proponendo
angolature, letture e problematiche diverse, il loro punto centrale. Eppure, non provenivano tutte dall'opposizione! Vi sono un'inquietudine diffusa ed una consapevolezza piena della difficoltà della condizione meridionale: stavolta possiamo davvero usare il termine bipartisan, perché la preoccupazione è spalmata su entrambi gli emisferi di questo Parlamento.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Riguardo, poi, alla realizzazione del federalismo fiscale, faccio rilevare che l'ordinamento già appronta alcuni strumenti e meccanismi finalizzati ad evitare i rischi prospettati. Lo Stato è garante sia del buon andamento della spesa pubblica sia della coesione sociale ed economica interna, come recitano gli articoli 117, 119 e 120 della Costituzione.
Con particolare riguardo al fondo perequativo, quello di cui all'articolo 119 citato, evidenzio che le quote del fondo non presentano vincoli di destinazione e sono dirette ai territori con minore capacità fiscale per abitante. L'obiettivo è, appunto, quello di omogeneizzare le differenze di gettito delle singole aree, consentendo anche ai comuni, province, città metropolitane e regioni con minore capacità fiscale, quindi con minori risorse autonome, di finanziare integralmente il normale esercizio delle funzioni loro attribuite dalla norma costituzionale.
Quanto poi alle risorse aggiuntive ed agli interventi speciali, parimenti evidenzio che lo Stato centrale destina tali risorse ed interventi speciali in favore di determinati comuni, province, città metropolitane e regioni. In questi casi, l'intervento dello Stato è mosso da una precisa valutazione dei fabbisogni presenti nei territori e non da una valutazione collegata alle potenzialità di gettito o di reddito dei territori stessi (come avviene per le funzioni finanziate attraverso il fondo perequativo).
In tale quadro, complesso, si inserisce, poi, la previsione del disegno di legge finanziaria per il 2003 relativa all'istituzione dell'alta commissione, alla quale viene affidato il compito di definire i principi generali di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Nello svolgimento di tale compito, la predetta commissione dovrà tenere conto, naturalmente, delle funzioni attribuite agli enti territoriali e dovrà corrispondentemente quantificare le risorse necessarie, individuando sia i tributi propri, che gli enti potranno deliberare in virtù della loro autonomia impositiva, sia la compartecipazione a tributi erariali reperibili sul loro territorio.
In conclusione, il nuovo assetto istituzionale già prefigura strumenti per contemperare le ragioni dell'autonomia con quelle della solidarietà. Naturalmente, si tratta di strumenti che potranno e dovranno essere perfezionati nella prospettiva dell'attuazione della revisione del titolo V della Costituzione e del federalismo, per fugare qualsiasi possibilità che si concretizzino le situazioni a rischio prospettate dall'onorevole Pisicchio nella sua interrogazione.
Cosa voglio dire? Lei ha fatto una precisazione sul federalismo fiscale. Bene. Parliamo di federalismo fiscale e pensiamo a quella che potrà essere l'autonomia impositiva degli enti locali, maggiorata per far fronte al minore introito erariale che, da questa finanziaria in poi, viene decretato. Lei sa bene, però, che, nel breve tempo, c'è un impossibilità per gli enti locali, in specie per quelli meridionali, di ampliare il prelievo fiscale. Questa impossibilità farà sì che l'aggiustamento del bilancio sarà sostenuto dalle spese discrezionali, con evidente riduzione dei servizi pubblici e degli investimenti in infrastrutture, pure assolutamente necessari per sostenere l'economia meridionale in un momento di congiuntura assai difficile come quello che stiamo vivendo.
Lei fa riferimento, poi, ad una riforma costituzionale del titolo V. Tuttavia, mi permetta di affermare che si tratta di un percorso lungo e complicato, di là da venire. Oggi, restano i problemi, non di poco momento, che sono state evidenziati non solo da noi, ma, direi, anche da diversi esponenti della maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Misto-UDEUR-Popolari per l'Europa).
Ringrazio i colleghi ed i rappresentanti del Governo intervenuti nel dibattito.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 16,10.


