Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 229 del 26/11/2002
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TESTO AGGIORNATO AL 27 NOVEMBRE 2002

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(Esame dell'articolo 19 - A.C. 2031-bis-B)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 19 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 2031-bis-B sezione 19).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Gambini. Ne ha facoltà.

SERGIO GAMBINI. Signor Presidente, con l'articolo 19 entriamo nella parte del provvedimento che affronta il problema della responsabilità civile auto. Si tratta, come sappiamo, di un tema di grandissimo rilievo a causa dell'influsso che la RC auto ha sull'andamento del carovita del nostro paese.
Le ultime notizie che le organizzazioni dei consumatori hanno posto all'attenzione dei cittadini indicano previsioni assai preoccupanti per ciò che riguarda gli aumenti previsti delle tariffe della responsabilità civile auto nel corso dei prossimi mesi. Si tratta di uno dei fattori che maggiormente incide sul carovita dei nostri cittadini.


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Il provvedimento alla nostra attenzione, i diversi articoli in esso contenuti e, prima di tutti, l'articolo 19, rappresentano la risposta che il Governo e la maggioranza hanno messo in campo per rispondere all'andamento crescente delle tariffe delle assicurazioni nel nostro paese.
Come sappiamo, si tratta di un fenomeno particolare. Infatti, il nostro è l'unico paese in cui il processo di liberalizzazione ha prodotto, non un abbassamento né un contenimento delle tariffe, ma un aumento assai elevato delle stesse. Si è calcolato che, da quando è stata avviato il processo di liberalizzazione nel settore della RC auto, le tariffe sono quintuplicate rispetto all'andamento del tasso di inflazione. Perché? Questo è l'interrogativo al quale occorre rispondere. Credo che, a tale quesito, occorrerebbe rispondere in diverse maniere. Una di esse è la seguente: il processo di liberalizzazione nel nostro paese non si è concluso in modo compiuto poiché non ha investito tutte le fasi della produzione e della distribuzione del prodotto assicurativo. Soprattutto, per quanto riguarda la distribuzione, non si sono realizzate le condizioni di concorrenza e di liberalizzazione che, invece, sarebbero necessarie. Ciò ha consentito alle compagnie assicuratrici, cresciute in Italia al riparo del regime delle tariffe amministrate, con le loro inefficienze e senza le razionalizzazioni e le modernizzazioni che sarebbero state necessarie, di poter scaricare, anche in fase di liberalizzazione, la loro inefficienza e l'incapacità di competere sul mercato, tanto da far rilevare alla autorità garante della concorrenza il manifestarsi di procedure di cartello per tenere artificialmente elevate le tariffe nel settore auto. La condanna che è stata comminata proprio sull'RC auto da parte dell'authority della concorrenza, confermata dal giudizio del TAR e dal Consiglio di Stato, indica quale sia stata la strada seguita da parte dei gruppi e delle compagnie assicuratrici nel nostro paese ed il modo in cui le stesse, in regime di liberalizzazione, hanno potuto costituire quegli elementi di alterazione della concorrenza per poter artificialmente tenere elevate le tariffe nel nostro paese.
Di fronte a questi fenomeni e a questi processi, sarebbe stato necessario attivare una compiuta liberalizzazione del mercato anche sul versante della distribuzione, dove, invece, il rapporto tra compagnie assicuratrici e rete distributiva (che, nel nostro paese, è imperniata principalmente sugli agenti assicurativi), è un rapporto tra un contraente forte ed uno debole e che, continuamente, visto il carattere di monomandato, in esclusiva zoppa, imposto da parte delle compagnie assicuratrici, costringe la rete distributiva a non funzionare come un elemento di concorrenza e perciò calmieratore delle tariffe. Non è un caso che, in questo paese, non entrino compagnie straniere se non acquisendo compagnie italiane, ossia una parte della rete distributiva del prodotto assicurativo. La concorrenza non si manifesta e non si produce perché la rete distributiva è il fattore limitante del processo di liberalizzazione in questo settore. L'unico provvedimento che, da questo punto di vista, avrebbe senso è quello che questa maggioranza ha respinto, nonostante vi sia stata, in questa aula, un anno fa, l'accettazione di un ordine del giorno che impegnava il Governo a presentare provvedimenti per liberalizzare la commercializzazione dei prodotti assicurativi, stabilendo, come regola generale, il plurimandato degli agenti di assicurazione.
Ci muoveremmo, in tal caso, proprio nella direzione indicata dall'Europa. Esistono, infatti, direttive europee che indicano un nuovo orizzonte di questo tipo anche per la distribuzione del prodotto assicurativo. Sappiamo, peraltro, che, prima o poi, anche per la distribuzione del prodotto automobilistico, si arriverà alla fine delle concessionarie di una sola marca di automobili. L'unica strada che può essere coerentemente seguita per curare la malattia che affligge la liberalizzazione italiana in questo settore non è quella di ritrarsi e di tornare indietro, ma quella di andare avanti con coraggio anche nel campo della commercializzazione, come


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viene richiesto, d'altra parte, dagli agenti di assicurazione, nonché dalle associazioni sindacali di settore.
Un secondo tema del quale dobbiamo tenere conto è quello delle riserve tecniche computate dalle compagnie assicurative. Sul finire degli anni ottanta, si è assistito a fenomeni preoccupanti nel nostro paese: il fallimento di alcune piccole compagnie ha consigliato di assumere un orientamento che puntasse ad elevare la quantità delle riserve tecniche iscritte in bilancio. Lo stesso Isvap, nel corso degli anni passati, ha continuato a fornire indicazioni anche piuttosto stringenti in tal senso. Ora, però, vorrei indicarvi il seguente elemento di riflessione: considerato che il fenomeno è ormai superato, abbiamo la possibilità di introdurre norme che consentano una verifica puntuale della consistenza delle riserve tecniche accantonate dalle imprese di assicurazione? È sulla base di queste riserve tecniche che vengono determinate le tariffe! Esse costituiscono il punto di riferimento fondamentale per la determinazione del costo del sinistro e, quindi, per la definizione delle tariffe assicurative. Sotto questo profilo, norme assai più puntuali di quelle esistenti dovrebbero consentire di verificare annualmente le riserve tecniche e di valutarne, così, la consistenza e la congruità; in caso contrario, saranno sempre i consumatori a pagarne le conseguenze.
Colgo l'occasione per sottolineare anche l'aspetto della credibilità dei bilanci delle compagnie assicurative, i quali sono a tal punto privi di trasparenza da rendere estremamente difficoltosa, se non addirittura impossibile, la verifica da parte degli organi preposti alla vigilanza (Isvap). Da questo punto di vista, anziché proporre provvedimenti che accentuino la trasparenza e consentano di aprire alla liberalizzazione, ci ponete di fronte a disposizioni che, come l'articolo 19 e i seguenti del disegno di legge al nostro esame, affrontano il grave tema del rincaro delle tariffe con i pannicelli caldi e, in alcuni casi, con interventi assolutamente negativi. Il primo è quello che attiene all'assetto complessivo della riforma della liberalizzazione del settore, il cui cardine, individuato e sottolineato dalle direttive europee, è proprio quello degli organi di vigilanza autonomi e, quindi, terzi rispetto al Governo.
Invece, con alcuni articoli di questo provvedimento si tendono a riportare dentro al ministero le competenze e le attribuzioni che sono proprie, nel campo delle assicurazioni, dell'istituto di sorveglianza e di vigilanza. Si costituiscono comitati che saranno alla diretta dipendenza della politica invece di avere quelle attribuzioni di terzietà ed di valore tecnico che devono essere ad essi riconosciuti per vigilare sull'andamento delle tariffe e dell'assicurazione nel suo complesso.
Ci troviamo di fronte a provvedimenti assolutamente astrusi, come quelli che vengono proposti in termini di obbligatorietà della riparazione, che finiranno per aumentare il contenzioso e rendere più difficile la possibilità per il consumatore di accedere al rimborso per i danni subiti.
Ci troviamo di fronte al provvedimento - questo ci farà discutere parecchio, immagino - della unificazione della prima tariffa su scala nazionale. Si tratta di un provvedimento che mina alla base l'assetto della costruzione della scala delle tariffe nel nostro paese. È un provvedimento che ha un tono demagogico per alcune realtà - poi spiegheremo perché - , ma che ha come unico effetto quello di colpire la costruzione di questa scala, determinando aumenti assai elevati nei confronti dei consumatori. Vi sono province nelle quali gli aumenti supereranno, per l'approvazione di questo punto, il 60 per cento delle tariffe oggi praticate; oltre il 90 per cento delle province italiane verrà penalizzato da questo punto di vista, alcune di esse con aumenti che superano il 60 per cento, altre con aumenti che vanno intorno al 40, al 30, al 20 per cento, con un aggravio della condizione per ciò che riguarda il carovita. E poi sono inseriti anche provvedimenti che diminuiscono per i cittadini le possibilità di tutela e di riconoscimento del danno biologico che hanno subito durante i sinistri. L'insieme di queste ragioni mi porta a sottolineare l'esigenza che


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questi articoli, che meriterebbero una riflessione complessiva e stralciata da un provvedimento omnibus quale quello che abbiamo in discussione, portino invece ad una discussione sull'aggiornamento e sulla rivisitazione del monitoraggio e, perciò, sulla riforma del processo di liberalizzazione che abbiamo avviato. Pensano di poter affrontare il grande tema della RC auto, che così pesantemente influisce sul carovita, con strumenti che appaiono del tutto inadeguati e assolutamente non condivisibili, che avranno l'unica funzione di colpire i consumatori e di avvantaggiare nuovamente le grandi compagnie di assicurazione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Vernetti. Ne ha facoltà.

GIANNI VERNETTI. Signor Presidente, anch'io vorrei fare una breve riflessione; poi avremo modo di intervenire puntualmente sui singoli emendamenti. Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da una crescita del dibattito sul caro tariffe delle assicurazioni RC auto. Io vorrei fornire alcuni dati. Avrete probabilmente letto l'ultimo bollettino economico della Banca d'Italia, nel quale si afferma che nel rialzo dell'inflazione ha avuto un ruolo di rilievo l'aumento dei prezzi delle tariffe delle assicurazioni RC auto, mediamente, un aumento nel 2002 di quasi il 7 per cento. Questo ha prodotto un impatto notevole per l'economia delle famiglie italiane. A noi sembra che le norme contenute in questo disegno di legge non serviranno a frenare la corsa delle tariffe e, soprattutto, non rispondono a quei criteri ai quali lo stesso ministro Marzano ha sempre fatto riferimento: la concorrenza e la trasparenza delle tariffe.
Peraltro, con questo provvedimento, si tende a svuotare il ruolo degli organismi di controllo (l'Isvap) introducendo misure che aprono la strada a tentativi di riportare l'intero settore sotto il controllo dell'esecutivo.
Ancora, voglio sottolineare, ma poi su questo forniremo dati puntuali, un fatto che probabilmente l'Assemblea rischia di sottovalutare, e cioè che la norma che impone di uniformare su tutto il territorio nazionale i premi praticati agli assicurati inseriti nella classe di merito di massimo sconto non va nella direzione di un alleggerimento della tariffa. Tale norma, introdotta al Senato con un emendamento del senatore Pontone, ha effetti devastanti; vorrei fornire qualche dato: nella provincia di Agrigento gli aumenti saranno del 57,3 per cento, nella provincia di Chieti del 46,1 per cento, nella provincia di Isernia del 74,8 e così via. Credo che i colleghi dovrebbero riflettere sull'impatto che una norma che interviene sulle tariffe RC auto crea su una minoranza di province che verrebbe, in questo modo, avvantaggiata a scapito della gran parte delle aree del paese, nel nord come nel Mezzogiorno.
Per questi motivi chiediamo all'Assemblea, in particolare su questa materia, quindi sull'uniformazione delle tariffe su tutto il territorio nazionale, di votare a favore di questo emendamento.

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite all'articolo 19.

LUIGI GASTALDI, Relatore. Presidente, poiché il tempo che era stato richiesto per l'articolo 16 è stato positivamente utilizzato, proporrei di passare all'esame dell'articolo 16.

PRESIDENTE. No, ormai abbiamo iniziato la discussione dell'articolo 19 e dobbiamo completare questo articolo; è un problema di regolarità formale ma importante.

LUIGI GASTALDI, Relatore. Sta bene.
La Commissione esprime parere contrario su tutte le proposte emendative riferite all'articolo 19.

PRESIDENTE. Il Governo?

MARIO VALDUCCI, Sottosegretario di Stato per le attività produttive. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.


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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Nieddu 19.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nieddu. Ne ha facoltà.

GONARIO NIEDDU. Signor Presidente, vorrei anzitutto tranquillizzare il sottosegretario Valducci: non intendo dissotterrare la mia ascia di guerra sui temi che riguardano le RC auto, anche perché non l'ho mai sotterrata e pertanto non ho nulla da dissotterrare.
Io credo, come diceva Gastaldi in uno dei suoi interventi, che nella discussione in Commissione vi siano state anche valutazioni positive relativamente ad alcuni punti e mi pare che ciò sia dimostrato anche dalle votazioni espresse dall'opposizione su alcuni articoli.
Relativamente ad uno degli aspetti più delicati di questa partita, la sorte dei carrozzieri, così come prevista nella prima presentazione di questo collegato, credo di poter dire, allo stato attuale, che nei vari passaggi abbiamo in qualche modo salvato - almeno per adesso, mi auguro in modo definitivo - i carrozzieri. C'è però da dire una cosa, già detta nella discussione sul complesso degli emendamenti dal collega Gambini e da altri, e cioè che il prezzo da pagare con questo collegato è un prezzo ancora estremamente alto. È cambiato il soggetto da colpire ma si colpisce ugualmente, cioè si colpisce dando, in qualche modo, mano libera alle compagnie di assicurazione per fare un po' quello che vogliono. Bisogna affrontare il tema delicato e importante del costante e continuo aumento delle tariffe scaricandolo oggi su questo, domani su quello ma comunque sempre su qualcuno, senza affrontare la questione alla fonte, dal momento che invece i centri di costo sono sicuramente molto più importanti.
Con questo emendamento chiediamo che la regolamentazione non avvenga mediante patti stretti in una giungla dove l'animale più grande, mangia, comunque e sempre, quello più piccolo.
Noi abbiamo bisogno - chiederei ai colleghi della maggioranza di prestare attenzione a questi emendamenti - e chiediamo che, laddove si interviene sui patti che riguardano le compagnie di assicurazioni e gli utenti, all'interno di questi elementi vi siano sempre contratti molto chiari e definizioni precise delle questioni che possano garantire in modo particolare la parte più debole di questo settore, cioè l'utenza.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Nieddu 19.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 368
Votanti 361
Astenuti 7
Maggioranza 181
Hanno votato
164
Hanno votato
no 197).

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