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PRESIDENTE. L'onorevole Lo Presti ha facoltà di ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, l'interpellanza in argomento trae spunto da un drammatico episodio di cronaca - avvenuto a Roma il 27 ottobre di quest'anno - che ha visto protagonista un agente di polizia che, trovandosi al centro di una rapina, per salvare se stesso ed altri da un pericolo grave, costituito da rapinatori armati e ben determinati, è stato costretto a fare fuoco e ad uccidere due rapinatori.
un valido presidio in difesa della sicurezza e della democrazia nel nostro paese.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'interno, onorevole Mantovano, ha facoltà di rispondere.
ALFREDO MANTOVANO, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, il 27 ottobre scorso tre malviventi, di cui due armati di pistola ed un terzo munito di un grosso martello, sono entrati nella sala scommesse di via Virginio Melandri, a Roma.
penale. È invece vigente la soluzione introdotta con l'articolo 32 della legge n. 152 del 1975, che ha previsto, nei procedimenti a carico di ufficiali o agenti di pubblica sicurezza per fatti compiuti in servizio e relativi all'uso delle armi o di altro mezzo di coazione fisica, l'assunzione della difesa dell'interessato da parte dell'avvocatura dello Stato o da un libero professionista di fiducia del medesimo, con spese a carico del Ministero dell'interno.
PRESIDENTE. L'onorevole Lo Presti ha facoltà di ANTONINO LO PRESTI. Onorevole sottosegretario, la ringrazio per la sua risposta dalla quale traspare una forte determinazione del Governo di difendere sempre i tutori dell'ordine allorquando questi vengono ingiustamente sottoposti ad attacchi di qualsiasi natura sia da parte di coloro i quali evidentemente, in qualche modo, li vedono sempre come politicamente antagonisti sia da parte dei criminali che, evidentemente, attentano alla sicurezza, non soltanto dei cittadini, ma anche degli stessi operatori, sia da parte di chi, purtroppo, con scarso senso del dovere - perché questa, secondo me, è la parola chiave che bisognerebbe applicare a tutta questa vicenda - firma provvedimenti che magari con una maggiore meditazione avrebbero potuto essere evitati.
sempre migliori e più incisive forme di tutela verso coloro i quali sono chiamati a garantire la sicurezza dei cittadini, ed in questo dovrebbe essere seguito da tutta la maggioranza parlamentare, da tutto il Parlamento.
Al di là della pietà umana, che sicuramente coinvolge tutti noi nel prendere atto che, purtroppo, due vite sono state spezzate, rimane il fatto che questo agente di polizia, di cui giustamente non viene svelato il cognome e che indichiamo come Mario T. nell'interpellanza, si è comportato da eroe, perché ha affrontato a viso aperto rapinatori armati e ha fatto fuoco, come era suo dovere, salvando se stesso e alcuni cittadini che erano presenti nella banca. Se ci fosse stato un poliziotto al fianco di quel povero uomo che è stato ucciso l'altro giorno nel nord d'Italia da rapinatori entrati a casa sua, probabilmente anche quella famiglia si sarebbe salvata.
Cosa è accaduto dopo? È accaduto che la magistratura, legittimamente - per carità, non voglio entrare nell'ambito delle prerogative della magistratura -, ha aperto un'inchiesta per omicidio nei confronti di questo tutore dell'ordine. Evidentemente, l'opinione pubblica rimane un po' sbalordita e spiazzata. Atteso che i fatti si sono verificati con una linearità assoluta e che le prove raccolte nell'imminenza hanno individuato con chiarezza la dinamica, che ha sicuramente assolto da qualsiasi responsabilità l'agente in questione, non si capisce perché venga aperta un'inchiesta per duplice omicidio, non certamente colposo ma volontario. Il povero agente, l'intera Polizia di Stato e le forze dell'ordine vengono - ahimè - indicate all'opinione pubblica come soggetti che, in qualche modo, possono avere una responsabilità nell'omicidio di due persone, anche se questo non era certamente lo scopo di chi ha attivato l'indagine.
Senza entrare nel merito della decisione della magistratura, che ciascuno di noi può criticare o approvare, rimane il fatto che i tutori dell'ordine, quando incappano in simili episodi, non hanno alcuna forma di tutela, soprattutto nei confronti dell'opinione pubblica che, ad un certo punto, si vede ammannire un tutore dell'ordine quasi come se fosse un criminale, al pari di coloro che sono stati da lui affrontati e neutralizzati.
Allora, con la domanda che poniamo al Governo si cerca di capire se esista un modo per tutelare le forze dell'ordine, fatte salve le prerogative dell'azione dei magistrati. Ciascuno, infatti, si assume la responsabilità di quello che fa, perché anche i magistrati sono uomini e possono sbagliare, possono prendere cantonate e possono anche lasciarsi andare ad eccessi di protagonismo, che li vedono proiettati in una dimensione nazionale sol perché additano un povero cristo quasi fosse un criminale pericoloso. Chiediamo, dunque, se esistono sistemi per tutelare la dignità dei tutori dell'ordine i quali, mettendo a rischio la loro stessa vita, si trovano in condizioni di costante pericolo; poi, quando fanno il loro dovere, sono costretti a subire questo tipo di onta. Comunque, si tratta di un'onta, di un'offesa alla loro professionalità e alla loro dignità di uomini e di tutori dell'ordine.
È questo il senso che abbiamo voluto dare all'interpellanza, soprattutto con riguardo all'immagine che anche eventi di altra natura, distorti da certa stampa, proiettano sulla lealtà delle forze dell'ordine e sulla loro capacità di essere comunque
Dopo avere infranto il vetro di uno degli sportelli di ricevitoria, con la minaccia delle armi si sono fatti consegnare una considerevole somma di denaro. Nella sala era presente, libero dal servizio, un agente scelto della polizia di Stato, in forza presso la squadra volanti della questura della capitale, il quale, dopo essersi qualificato, ha intimato ai malviventi, più volte e ad alta voce, di arrendersi. L'operatore della polizia, pertanto, si è visto costretto a fare uso della pistola d'ordinanza in quanto i due rapinatori armati gli hanno puntato contro le armi con l'inequivocabile intenzione di colpirlo.
A seguito della sparatoria, due malviventi sono stati colpiti mortalmente, mentre il terzo è riuscito fuggire dal locale ed a far perdere le tracce.
Uno dei rapinatori uccisi era un pericoloso pregiudicato, già arrestato in flagranza di reato per una tentata rapina ai danni di un ufficio postale, durante la quale aveva ingaggiato un conflitto a fuoco con le forze di polizia intervenute. L'altro malvivente aveva precedenti per violazione delle norme sugli stupefacenti. Le indagini condotte dalla squadra mobile hanno consentito di identificare il terzo complice, attualmente ricercato sul territorio nazionale.
Sulla scorta delle prime risultanze investigative, la procura della Repubblica presso il tribunale di Roma ha inviato informazioni di garanzia, quale persona sottoposta ad indagini per la morte dei due rapinatori, al menzionato agente della polizia di Stato in ordine al reato di omicidio volontario. La stessa procura sta procedendo, altresì, per i reati di rapina e di possesso e detenzione di armi clandestine ed ha disposto accertamenti autoptici sulle salme, nonché accertamenti tecnici (biologici e balistici) sulle armi utilizzate, compresa quella di ordinanza dell'agente di polizia.
In relazione alle indagini in corso e, soprattutto, alla posizione dell'agente di polizia di Stato, auspico che si giunga quanto prima alla definizione giudiziaria dell'accaduto e i doveri di rappresentanza istituzionale mi impediscono di andare oltre negli auspici.
Per rispondere alla questione sollevata dall'onorevole Lo Presti, premetto che, effettivamente, l'eventualità di essere perseguiti per fatti penalmente rilevanti compiuti nell'esercizio delle proprie attribuzioni può costituire per gli operatori di polizia una remora talvolta grave all'adempimento dei compiti istituzionali, soprattutto se si pensa alle difficoltà di ricostruire i fatti ai fini dell'applicazione delle scriminanti previste dal codice penale.
L'eventuale reintroduzione di una forma di tutela delle forze dell'ordine riconducibile alla cosiddetta «garanzia amministrativa» - istituto precedentemente previsto dall'ordinamento - presenterebbe però profili di incostituzionalità.
La Corte costituzionale, con la sentenza del 6 giugno 1963, n. 94, ha dichiarato l'illegittimità dell'articolo 16 del codice di procedura penale del 1930 perché l'autorizzazione a procedere ivi prevista è stata ritenuta incompatibile con il principio, sancito dall'articolo 28 della Costituzione, della responsabilità diretta dei funzionari e dei dipendenti dello Stato e degli enti pubblici per atti compiuti in violazione di diritti.
Un ulteriore e più interessante istituto di tutela era previsto dagli articoli dal 27 al 31 della legge n.152 del 1975 (recante disposizioni a tutela dell'ordine pubblico) e consisteva nel potere di avocazione, da parte del procuratore generale, per i casi in questione.
Anche questa norma è caduta con l'entrata in vigore dell'attuale codice di procedura
A questa importante disposizione hanno fatto specifico riferimento gli accordi sindacali per gli appartenenti alle forze di polizia.
A tale proposito, il Ministero dell'interno ha diramato circolari esplicative, chiarendo, tra l'altro, che il gratuito patrocinio riguarda anche tutte quelle attività, al di fuori del formale orario di servizio, svolte per iniziativa del dipendente in ottemperanza dei propri doveri istituzionali, così come è avvenuto nel caso specifico.
Ulteriori innovazioni in materia sono state introdotte di recente con l'articolo 40 del decreto del Presidente della Repubblica n. 164 del 2002 (di recepimento dell'ultimo contratto per le forze di polizia), laddove è stato esteso, in particolare, l'ambito soggettivo di applicazione della tutela legale al personale indagato (quindi prima che venga acquisita formalmente la qualità di imputato) per fatti inerenti al servizio, prevedendo la possibilità di anticipare al personale interessato la somma di 2.500 euro per le spese legali.
Considerata la rilevanza della questione e l'interesse di tutte le organizzazioni sindacali, in occasione della fase negoziale in corso per l'ulteriore rinnovo contrattuale, il Governo si è impegnato ad avviare una attività di studio finalizzata a predisporre apposite proposte normative volte ad una semplificazione delle procedure di rimborso delle spese legali in caso di procedimenti giudiziari connessi ad attività di servizio.
Nel rilevare con interesse il formarsi di una nuova sensibilità su questa materia il Governo seguirà con attenzione l'evolversi di eventuali progetti di legge in materia (ovviamente anche quelli di iniziativa parlamentare) nell'interesse di una sempre più adeguata tutela degli appartenenti alle forze di polizia.
Ovviamente, ho colto nell'illustrazione del sottosegretario un qualche imbarazzo nel momento in cui ha voluto auspicare la conclusione rapida di queste indagini che, nello specifico, riguardano questo operatore della sicurezza, questo poliziotto. Non ricoprendo una carica istituzionale mi permetto di non trincerarmi dietro questo imbarazzo perché con forza voglio ribadire che si è trattato, per quanto riguarda la vicenda in esame, di un eccesso di protagonismo da parte di qualche magistrato che, evidentemente, ha pensato bene di mettere in discussione un percorso lineare e corretto seguito dal tutore dell'ordine nel momento in cui ha dovuto salvare se stesso ed altre decine di persone.
È il senso del dovere che difetta qualche volta in coloro i quali, più di chiunque altro, dovrebbero rispettare determinati principi e regole, ma, soprattutto, il lavoro ed il coraggio di chi giornalmente è chiamato a difendere i cittadini.
Prendo atto con soddisfazione che il Governo procederà sulla strada di ricercare
Con questo auspicio concludo il mio intervento dichiarandomi pienamente soddisfatto della risposta che mi è stata fornita.


