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PRESIDENTE. L'onorevole Burtone ha facoltà di GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, l'interpellanza presentata dal nostro gruppo, primo firmatario il nostro capogruppo onorevole Castagnetti, ha innanzitutto l'obiettivo di conoscere le motivazioni e le norme legislative che hanno portato il Governo a commissariare la Croce rossa italiana.
che era stata inserita nello statuto e ha sempre seguito in maniera corretta le indicazioni che sono arrivate dal Governo, anche quelle di sospendere un percorso elettorale due giorni prima di aprire le urne. Quel ministro è stato frettoloso, perché ha nominato un commissario che fino al 15 gennaio sarà in Libano; certo, ha nominato anche un vicecommissario iperattivo, che è sempre presente e che si è presentato nella sede della Croce rossa anche prima dell'approvazione dello stesso decreto (che credo, signor sottosegretario, ancora oggi non sia stato pubblicato).
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la salute, senatore Cursi, ha facoltà di CESARE CURSI, Sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, si risponde all'interpellanza in oggetto dietro delega della Presidenza del Consiglio dei ministri. Negli ultimi anni, in Parlamento, si è registrata molta attenzione alle vicende gestionali della Croce rossa. In tale senso sono numerose le iniziative parlamentari avviate nella passata e nell'attuale legislatura, sia a livello di interpellanze e interrogazioni sia a livello di indagini conoscitive (al Senato è stata condotta un'indagine conoscitiva di cui sono pubblicati gli atti). In particolare, i documenti conclusivi delle predette indagini conoscitive (Camera dei deputati, dicembre 1997 e Senato della Repubblica, febbraio 2002) avevano evidenziato all'interno dell'ente gravi disfunzioni organizzative e conseguenti difficoltà gestionali.
della Croce Rossa fino all'approvazione del nuovo statuto e, comunque, non oltre il 30 giugno 2002.
non poteva che essere regolata ai sensi delle disposizioni contenute nel citato statuto.
PRESIDENTE. L'onorevole Burtone ha facoltà di GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor sottosegretario, la sua risposta è tecnicamente elaborata, ma mi permetto di dire che non mette al riparo da un giudizio politico severo che noi manteniamo nei confronti del Governo. È per questo che io esprimo piena insoddisfazione per la risposta del Governo.
quando si consuma una grave scorrettezza istituzionale. Signor sottosegretario, quel ministro che si agitava, in Consiglio dei ministri, aveva un unico obiettivo: placare la propria rabbia e portare avanti una logica di occupazione politica della Croce rossa italiana.
al rinnovo dello statuto. Il Governo ha commesso un abuso, perché l'articolo 56, comma secondo, dello statuto approvato prevede che gli organi eletti alla data di approvazione dello statuto restino in carica con poteri di ordinaria amministrazione e sino alla costituzione dei nuovi organi. Il Governo ha perso la faccia quando ha presentato un decreto che poi ha fatto decadere. Lei sa che in Commissione era stato approvato, poi non ne abbiamo saputo nulla perché c'è stato l'intervento di colui il quale voleva probabilmente placare la propria rabbia.
Noi abbiamo considerato l'atto del Governo assai grave perché riteniamo che vi sia stata un'ingerenza governativa, lesiva dell'indipendenza della Croce rossa italiana. Non solo non si è tenuto conto dell'autonomia di un ente dotato di personalità giuridica e di diritto pubblico, ma nel contempo non si sono avute le giuste preoccupazioni che un tale intervento di commissariamento potesse influenzare negativamente la vita interna della Croce rossa italiana, che tutti sappiamo essere capofila di un volontariato che è presente nel nostro paese e che opera sempre in maniera generosa e sempre in prima linea.
Le Croce rossa ha fatto sempre leva sulla propria cultura della solidarietà ed è stata elemento fondante di un tessuto fondamentale per la nostra comunità.
Signor rappresentante del Governo, noi riteniamo che le istituzioni abbiano perso credibilità con questo atto ed abbiano avuto una caduta di stile. Lei ricorderà - era presente ed allora aveva espresso il parere del Governo - che in occasione della conversione in legge del decreto-legge n. 7 febbraio del 2002 n. 8 presentammo un ordine del giorno. Il Governo si impegnò a non procedere ad un commissariamento. Lo stesso ordine del giorno chiedeva al Governo di accelerare l'iter di approvazione dello statuto per arrivare all'obiettivo, che era contenuto nel decreto-legge stesso, di realizzare modifiche statutarie e, nel contempo, le elezioni ordinarie e dell'assemblea generale ed infine il mantenimento degli organi ordinari.
Se accostiamo questo ordine del giorno alle dichiarazioni fatte dal ministro della salute Sirchia e dal sottosegretario Guidi, quella nostra preoccupazione, ovvero che su questo tema le istituzioni abbiano perso credibilità nel paese, si rafforza.
Ricordo la dichiarazione rassicurante, il «no» che espresse il ministro Sirchia nella Commissione igiene e sanità il 26 giugno del 2002. Il ministro si impegnò a non commissariare, così come aveva dichiarato il sottosegretario Guidi.
Signor ministro, signor sottosegretario, credo che il Governo abbia toccato il fondo nel momento in cui ha presentato un decreto, quello del 2 agosto 2002, in cui si indicava la proroga degli organi e si indicava pure la necessità di accelerare le elezioni libere, democratiche, autogestite da parte dell'organizzazione. Lei ricorderà, signor sottosegretario, che quel decreto venne approvato dalla Commissione, dopodiché non abbiamo saputo più nulla. Si è fatto decadere, in modo da permettere al Consiglio dei ministri di nominare un commissario.
Noi sappiamo che nella riunione del Consiglio dei ministri c'è stato un ministro particolarmente attivo, desideroso - non lo voglio dire - di consumare una vendetta o, meglio, di appagare un rancore. È un ministro che è stato, però, precipitoso perché, se voleva colpire la presidenza, avrebbe dovuto ascoltare le dichiarazioni dell'onorevole Garavaglia, la quale aveva detto chiaramente che non avrebbe mai ripresentato la propria candidatura. La presidente Garavaglia non ha mai opposto alcuna resistenza anche rispetto all'ineleggibilità
Chiediamo al Governo di fornirci delle spiegazioni, perché riteniamo non sia stata posta la dovuta attenzione non soltanto nei confronti degli organi interni della Croce rossa, ma soprattutto delle migliaia di volontari che operano con grande dedizione e con grande spirito di solidarietà. Il Governo ha avuto un unico pensiero, quello di occupare i posti che ritiene; credo che debba pensare che c'è anche un ambito di autonomia e che ci sono associazioni che operano soltanto con spirito di servizio (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
Anche dal relativo dibattito parlamentare emergeva la necessità di ricondurre in tempi brevi la Croce rossa italiana nella sua piena funzionalità sia centrale che periferica, al fine di garantire un più elevato profitto innovativo ed una gestione più trasparente, soprattutto in considerazione delle delicate e rilevanti funzioni istituzionali svolte dall'ente in ambito nazionale ed internazionale.
Pertanto, stante l'indifferibile necessità di una complessiva riorganizzazione dell'ente, i Ministeri della salute e della difesa, esercitanti, ciascuno per le proprie competenze, la vigilanza sull'associazione della Croce rossa, in applicazione dell'articolo 13 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 419, hanno promosso la revisione dello statuto, già approvato con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 marzo 1997, n. 110, con l'obiettivo di offrire all'associazione uno strumento idoneo ad avviare il necessario processo di ristrutturazione organizzativa e gestionale, resosi ormai indispensabile a causa del profondo stato di crisi in cui detta associazione versa da molti anni, come emerso anche dai documenti conclusivi delle indagini conoscitive di cui si è già accennato in precedenza.
Il nuovo statuto, deliberato dal Consiglio dei ministri nella seduta del 5 luglio 2002, sul quale è stato acquisito il prescritto parere del Consiglio di Stato reso in data 1o luglio 2002, debitamente registrato dalla Corte dei conti l'11 settembre 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 24 settembre 2002, è entrato in vigore il quindicesimo giorno successivo a quest'ultima data, secondo le ordinarie disposizioni in materia di efficacia degli atti normativi.
Per completezza di informazione, occorre, a questo punto, chiarire il quadro normativo e temporale relativo alla permanenza in carica e alla scadenza degli organi della Croce Rossa.
In data 7 febbraio 2002, è stato emanato il decreto-legge n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2002, n. 56, che ha prorogato gli organi statutari
Decorso tale termine, detti organi, ai sensi dell'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 16 maggio 1994, n. 299, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 1994, n. 444, concernente la disciplina della proroga degli organi amministrativi, sono entrati nel regime di proroga ordinaria di 45 giorni con conseguente scadenza al 14 agosto 2002.
All'approssimarsi di tale ultima data, non risultando ancora definita la procedura di perfezionamento del nuovo statuto, il Governo ha ritenuto opportuno ricorrere ad un nuovo decreto-legge 8 agosto 2002, n. 187, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 20 agosto 2002, con il quale gli organi della Croce Rossa sono stati ulteriormente prorogati sino al loro rinnovo e, comunque, non oltre il 30 aprile 2003.
In proposito, occorre rilevare che il Governo ha dovuto far ricorso al citato provvedimento d'urgenza poiché, alla data dell'8 agosto 2002, il nuovo statuto non era ancora entrato in vigore.
Infatti, la deliberazione del Consiglio dei ministri, in data 5 luglio 2002, del nuovo statuto dell'associazione, costituisce solamente una fase del complesso iter procedimentale di perfezionamento dell'atto medesimo.
Quindi, affinché lo statuto dell'ente si perfezionasse, occorreva, ai sensi della legge n. 20 del 1994, il visto della Corte dei conti, la successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 24 settembre 2002, ed il trascorrere dei 15 giorni di vacatio legis ordinaria; pertanto, le norme contenute nello statuto hanno potuto esplicare effetto a partire dal 9 ottobre 2002.
Prima di tale data, non sarebbe stato pertanto possibile, come, invece, ha affermato l'onorevole interrogante, avvalersi dall'articolo 56, comma 2, dello statuto medesimo, ai sensi del quale «Gli organi eletti alla data di approvazione del presente statuto restano in carica con poteri di ordinaria amministrazione sino alla costituzione dei nuovi organi».
Occorre, infatti, ribadire che, prima del 9 ottobre 2002, le norme vigenti erano ancora quelle contenute nel vecchio statuto, come, peraltro, risulta espressamente dallo stesso articolo 1 del regolamento di approvazione del nuovo statuto, il quale espressamente dispone, al comma 2, l'abrogazione del vecchio statuto (adottato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri il 7 marzo 1997, n. 110), a partire dall'entrata in vigore del citato regolamento approvativo.
Continuando la disamina delle vicende normative che hanno portato al commissariamento dell'ente, occorre, a questo punto, far presente che, come è noto, il citato decreto-legge n. 187 del 2002 non è stato convertito, né il Parlamento ha manifestato, in alcun modo, la volontà di prorogare ulteriormente gli attuali organi della Croce Rossa, stante il parere negativo espresso dalla IV Commissione della Camera dei deputati nella seduta dell'26 settembre 2002 e l'orientamento sfavorevole emerso nel dibattito svoltosi nelle sedute del 24, 25 e 26 settembre 2002 presso la XII Commissione della Camera dei deputati.
Pertanto, ai sensi dell'articolo 77 della Costituzione, decadendo ex tunc i relativi effetti giuridici, nessun organo, alla data di scadenza dei prescritti 60 giorni (il 20 ottobre 2002) risultava essere in carica, risultando questi ultimi già privi di qualsiasi legittimazione alla data del 14 agosto 2002. Intanto, nelle more dell'esame parlamentare del relativo disegno di legge di conversione, poi decaduto, che - lo ripeto - ha avuto il parere contrario della IV Commissione della Camera dei deputati e l'orientamento sfavorevole della XII Commissione della Camera dei deputati, è entrato in vigore, in data 9 ottobre 2002, il nuovo statuto dell'ente. Ne deriva che, sotto un profilo strettamente giuridico, ogni soluzione prospettabile per la gestione di questa fase transitoria dell'associazione,
Sul punto, l'articolo 57 recita espressamente: «In caso di impossibilità di funzionamento dell'ente, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro della salute, è nominato un commissario straordinario che assume i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione».
Conclusivamente, giacché nessun organo risultava attualmente in carica a decorrere dal 14 agosto 2002, stante la suddetta mancata conversione del decreto-legge n. 187 del 2002, e poiché, nel contempo, risultava indispensabile garantire il pieno funzionamento dell'ente fino alle nuove elezioni di tutti gli organi associativi, si è ricorso, in linea con quanto disposto dal suddetto articolo 57, alla nomina di un commissario cui affidare il compito di gestire questa fase transitoria.
In effetti, a fronte della mancata conversione, è indubbio che l'ente, non avendo, al momento, alcun organo legittimamente in carica, versava proprio in quella situazione di impossibilità di funzionamento che, ai sensi dell'articolo 57 del vigente statuto, attribuisce al Presidente del Consiglio il potere di nominare il commissario straordinario. È del pari di tutta evidenza l'impossibilità di ricorrere all'articolo 56, come sostenuto dall'onorevole interrogante, proprio perché nessun organo era legittimamente in carica, essendo tutti scaduti alla data del 14 agosto 2002.
In merito, poi, all'asserito difetto di motivazione del decreto di nomina del commissario straordinario, si fa presente che le suesposte considerazioni possono ritenersi contenute nella premessa al decreto stesso. Dalla lettura consequenziale delle citate premesse emerge con chiarezza, infatti, la situazione oggettiva che ha legittimamente indotto il Governo a ricorrere al decreto di commissariamento. Tale scelta, lungi dal rappresentare, come sostiene l'onorevole interrogante, una «grave ingerenza governativa», costituisce, invece, un atto dovuto che si prospetta come l'unica soluzione giuridicamente praticabile per risolvere la complessa e delicata situazione venuta a determinarsi. Al contrario, attraverso il commissariamento, il Governo ha voluto garantire il necessario ed ineludibile processo di rinnovamento di un ente chiamato a svolgere funzioni essenziali di grande rilevanza sociale ed umanitaria, sia a livello nazionale che internazionale.
In questa sede, se ce ne fosse bisogno, vogliamo nuovamente confermare gli interessi del paese a sostegno di un ente, così come delineato nello statuto. Vogliamo rammentare, altresì, il grande ruolo riconosciuto al volontariato dal nuovo statuto e la scelta, pure fatta nello statuto, della rappresentanza democratica attraverso elezioni dirette a livello locale, provinciale, regionale e nazionale (area nuova e nuovo statuto rispondono ad esigenze di realtà nazionali ed internazionali radicalmente mutate). Pieno sostegno, quindi, al commissario ed al vicecommissario, i quali stanno lavorando per garantire a questo ente il pieno funzionamento!
In conclusione, non può risultare incertezza circa il proponente del commissariamento della Croce rossa, giacché quest'ultimo, come può evincersi espressamente dall'articolo 57 dello statuto, viene individuato nel Ministero della salute, la cui proposta riceve il definitivo crisma della collegialità in seno al Consiglio dei ministri ed assume, in tal modo, la veste formale di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.
Non possiamo esprimere soddisfazione quando viene alterato il rapporto fra un'istituzione indipendente ed il Governo e
Nell'illustrare l'interpellanza a prima firma dell'onorevole Castagnetti ho anticipato alcune considerazioni che ora riprenderò perché a noi pare che il percorso procedurale che era stato stabilito nei vari dibattiti svoltisi in aula a seguito della conversione del decreto-legge fosse quello di arrivare alla nuova stesura e all'approvazione dello statuto e, nel contempo, ad un rinnovo delle cariche senza il trauma del commissariamento. Ebbene, signor sottosegretario, noi siamo convinti che si sia ripetuto, anche in questa occasione, quanto è accaduto alla tela di Penelope: c'è stato chi ha costruito e chi, invece, ha remato contro.
Noi abbiamo lavorato affinché venisse mantenuto un impegno del Governo, perché nella Croce rossa si mantenesse la gestione ordinaria e non si arrivasse a quella straordinaria. Io voglio partire proprio dal primo dato. Il consiglio nazionale della Croce rossa deliberò nell'ottobre del 2001 lo svolgimento di elezioni democratiche per la nomina dei consigli comunali locali, dei consigli provinciali, di quelli regionali ed, infine, dell'assemblea generale.
Il provvedimento che bloccò quell'adempimento elettivo venne emanato a 48 ore dall'apertura delle urne. Si disse che ciò era dovuto all'illegittimità dell'elezione dei comitati locali che non erano previsti nello statuto, che era in corso di revisione. Signor sottosegretario, sarebbe semplice dire che il percorso elettorale poteva essere rispettato, non soltanto perché far partecipare i comitati locali significa dare spazio alla democrazia, ma perché la legge n. 360 del 2000 aveva riconosciuto dal punto di vista giuridico ai comitati locali l'inserimento con diritto nell'assemblea generale.
Ebbene, noi siamo convinti che, di fronte alla richiesta di bloccare il percorso elettorale o ci sia stato un atteggiamento corretto da parte della presidenza, perché se l'allora presidente, onorevole Maria Pia Garavaglia, avesse ascoltato i tanti volontari, probabilmente oggi ci troveremmo in una condizione diversa. Invece, fu dato mandato alla Garavaglia di bloccare il percorso elettorale e, conseguentemente, il Governo pensò di adottare un decreto, convertito il 4 aprile del 2002, in cui si dispose la proroga degli organi amministrativi della Croce rossa, come lei ha ben detto, fino all'approvazione del nuovo statuto e comunque non oltre il 30 giugno del 2002.
Lei ricorderà, perché era presente in aula, che nel dibattito noi ponemmo il problema della ristrettezza dei tempi; noi evidenziammo questo limite, un limite che tutti ci impegnammo a superare con l'accelerazione dell'approvazione, da parte dei vari ministeri, del nuovo statuto. Io mi permetto di dire che allora fu presentato un ordine del giorno da lei accettato, con cui il Governo si impegnava comunque a non nominare commissari. Il 27 giugno del 2002 il ministro Sirchia in Commissione affari sociali disse, con l'autorevolezza propria del suo ruolo, che non avrebbe mai operato un commissariamento. La stessa cosa ha ribadito il sottosegretario Guidi in Commissione affari sociali alla Camera il 15 ottobre. Voglio ricordare con precisione le parole del sottosegretario di Stato Guidi, il quale ebbe a dire: vista l'importanza della Croce rossa italiana in Italia e nel mondo, questo Governo, a differenza di chi ha preferito mantenere l'ente per troppi anni in uno stato di commissariamento, senza invadenze inopportune, farà di tutto perché la Croce Rossa continui ad essere uno degli esempi più importanti nel settore della solidarietà nel nostro paese.
Queste dichiarazioni, signor sottosegretario di Stato, sono state palesemente smentite e si è arrivati al commissariamento. Noi vogliamo accusare il Governo di aver frenato l'approvazione dello statuto poiché sappiamo che alcuni ne hanno frenato l'approvazione mentre la Croce rossa ha da sempre dato la propria disponibilità
Ebbene, signor sottosegretario, il paradosso è che oggi ci troviamo con un commissario che si trova in Libano e un con vicecommissario che opera a tutto campo.
Vorrei concludere usando le parole del sottosegretario Guidi il quale ha dichiarato che c'è stata un'invadenza inopportuna, mentre l'obiettivo sarebbe dovuto essere quello di assicurare una gestione ordinaria della Croce rossa, rinnovarne gli organi statutari. Non si sarebbe dovuta determinare una situazione straordinaria che non è stata costruttiva, nel passato, per la Croce rossa. Noi vigileremo attentamente, signor sottosegretario, sul procedimento del rinnovo degli organi.
Vorremmo evidenziare - l'ho fatto in altri passaggi - la correttezza istituzionale della presidente, l'onorevole Garavaglia, che ha avuto sempre apprezzamento in Italia e all'estero. Lei sa che le indagini conoscitive cui ha fatto riferimento non riguardano affatto la presidenza della Croce rossa italiana. Se ci sono state delle inadempienze, se ci sono insufficienze, se ci sono anche fatti gravi dal punto di vista dell'organizzazione, ne prendiamo atto; il Governo si muova, faccia i propri passi, perché nessuno vuole coprire inadempienze che ci sono state e che lei sa che riguardano alcune situazioni periferiche. Noi abbiamo la convinzione che, invece, la Croce rossa, in questi quattro anni di gestione ordinaria, abbia avuto la possibilità di operare al meglio ed abbia dimostrato l'autorevolezza riconosciutale in sede nazionale ed internazionale.
Cogliamo l'occasione oltre che per ringraziare l'onorevole Garavaglia anche per ringraziare i tanti volontari che sono la Croce rossa italiana, signor sottosegretario. La Croce rossa italiana non è una associazione in cui bisogna occupare spazi di governo e di potere. Il Governo dovrebbe pensare che c'è anche una realtà, quella del volontariato, che merita rispetto e che merita, quindi, di poter autogestire la propria struttura. Il Governo questa sensibilità non l'ha avuta. Noi abbiamo voluto ribadire la nostra netta opposizione; vigileremo, in futuro, perché la Croce rossa possa avere un'organizzazione ordinaria al proprio interno.


