Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 214 del 30/10/2002
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(Autorizzazione per la riconversione della centrale elettrica di Torre Valdaliga Nord - n. 3-01536)

PRESIDENTE. L'onorevole Deiana ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01536 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 7).

ELETTRA DEIANA. Signor ministro, nel dicembre del 2001 l'ENEL ha presentato al comune di Civitavecchia una proposta di riconversione a carbone della centrale elettrica di Torre Valdaliga Nord. Nella zona vi è una fortissima opposizione popolare alla presenza di fonti energetiche inquinanti (come le centrali elettriche e come, a maggior ragione, quella a carbone). Ciò è dimostrato anche dai risultati di un referendum svoltosi nel 1989 in occasione del quale l'80 per cento della popolazione optò per il metano, chiedendo appunto che vi fosse una riconversione a metano delle centrali.
Di fronte alla proposta dell'ENEL, i comuni di Civitavecchia e di Tarquinia hanno deliberato l'effettuazione di un referendum consultivo per il 6 ottobre 2002. Al riguardo, l'ENEL è ricorso al Consiglio di Stato e in questo ricorso il Ministero delle attività produttive ha svolto un ruolo ad adiuvandum rispetto alla richiesta dell'ENEL.
Le mie domande sono: perché il ministro abbia rinunciato al suo ruolo di


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terzietà di fronte al contenzioso apertosi innanzi agli organi giurisdizionali? Quale sia la posizione del Governo? Se non ritenga dunque opportuno non dare l'autorizzazione per questa riconversione?

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Grazie Presidente...

PRESIDENTE. Signor ministro, abbia la pazienza di attendere che io ringrazi la collega e, quindi, le dia la parola. Prego, ministro Giovanardi, ha facoltà di rispondere.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, si sono accavallati i ringraziamenti. Io ringraziavo lei per avermi dato la parola e lei ringraziava la collega, che anch'io ringrazio per la cortese domanda.
Innanzitutto, il Governo si prefigge due obiettivi principali: il primo è quello di diversificare e di mettere in sicurezza gli approvvigionamenti del nostro paese che, attualmente, dipendono totalmente dal petrolio e dal gas, dunque da importazioni da aree politicamente instabili; il secondo è quello relativo alla riduzione del costo dell'energia elettrica che, com'è noto, è tra i più alti d'Europa, a causa degli elevati prezzi dell'olio e dei gas soggetti a crisi internazionale.
In questo quadro, la centrale di Torre Valdaliga Nord, che va ad olio combustibile, fornisce il 5 per cento del fabbisogno di energia del nostro paese; dunque, si tratta di una centrale estremamente importante. Trasformandola da petrolio a carbone, viene abbattuto il 70 per cento dell'attuale inquinamento ambientale, in particolare: il 70 per cento in meno di ossido di azoto, il 70 per cento in meno di ossido di zolfo e il 70 per cento in meno di polveri. Si tratta dello stesso meccanismo attuato recentemente a Copenhagen, che è una città all'avanguardia per quanto riguarda l'ecologia.
Del resto, anche il referendum cui lei faceva riferimento ha registrato solo la partecipazione del 30 per cento della popolazione, quindi il risultato che lei sottolineava riguarda una minoranza di persone.
Tra l'altro, questa procedura autorizzativa coinvolge gli enti locali; infatti, il rilascio dell'autorizzazione è subordinato all'intesa con la regione interessata e, nel corso del procedimento, tramite accesso alla conferenza dei servizi, sono obbligatoriamente raccolti i pareri motivati del comune e della provincia sul cui territorio ricade l'impianto.
Proprio recentemente, il 5 settembre, è stato sancito un accordo tra Governo, regioni, province, comuni e comunità montane, per l'esercizio di compiti e di funzioni di rispettiva competenza in materia di produzione di energia elettrica, in cui sono individuati criteri generali di valutazione dei progetti presentati per l'autorizzazione a definire linee comuni per l'espletamento dell'attività amministrativa, nella rispettiva competenza, in materia di produzione di energia elettrica.
Quindi, il Governo intende perseguire questa riconversione in quanto, se la situazione rimanesse tale, gli effetti di inquinamento per le popolazioni interessate sarebbero molto più gravi, mentre questa riconversione - con la tecnologia attuale e facendo riferimento alle esperienze più avanzate di paesi stranieri (ricordo ancora Copenaghen) - consente di abbattere l'attuale inquinamento nella misura del 70 per cento. Questo senza dimenticare gli evidenti benefici locali per il tipo di occupazione che un'attività di questo genere consente sul territorio.

PRESIDENTE. L'onorevole Deiana ha facoltà di replicare.

ELETTRA DEIANA. Il signor ministro non ha risposto al quesito sull'intervento del ministro delle attività produttive relativo ad una sua possibile intrusione nel contenzioso apertosi tra l'ENEL e i comuni che avevamo deciso di attuare il referendum consultivo. Si tratta di un problema relativo al funzionamento delle istituzioni e al ruolo di terzietà che le stesse devono avere rispetto ai contenziosi


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che si aprono. Quindi, da questo punto di vista, non mi dichiaro affatto soddisfatta della risposta fornita dal ministro. Infatti, ci troviamo di fronte ad una deriva centralistica, che lede fortemente la sovranità delle popolazioni locali.
Il referendum consultivo ha visto la partecipazione del solo 30 per cento della popolazione, perché si è svolto in condizioni di non valorizzazione della scadenza. Tuttavia, 11 mila cittadini hanno espresso un giudizio negativo rispetto a quest'ipotesi di riconversione.
I comuni limitrofi a Civitavecchia, compreso quelli del viterbese, sono contrari alla proposta avanzata. La diversificazione e la riduzione del costo dell'energia rappresentano un asse positivo se a questa enunciazione corrispondono, poi, scelte appropriate che mettano come primo elemento la sicurezza della salute dei cittadini. E questo sicuramente non avviene con la riconversione proposta; potrebbe avvenire con una riconversione attraverso l'utilizzazione del metano, come ha chiesto l'80 per cento della cittadinanza di Civitavecchia con il referendum del 1989.

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