Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 214 del 30/10/2002
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(Posizione del Governo italiano sull'adesione della Turchia all'Unione europea - n. 3-01535)

PRESIDENTE. L'onorevole Guido Giuseppe Rossi, al quale ricordo che ha un minuto a disposizione, ha facoltà di illustrare l'interrogazione Cè n. 3-01535 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 6), di cui è cofirmatario.

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, con questa interrogazione il gruppo parlamentare Lega nord Padania intende conoscere la posizione del Governo italiano sulla possibile adesione della Turchia all'Unione europea. Riteniamo che tale richiesta di adesione non sia compatibile con la possibilità di costruire un'Europa coesa dal punto di vista politico, economico, storico-culturale ed in grado di valorizzare la libertà di tutti i popoli europei. Dico ciò in quanto esiste una sostanziale estraneità della Turchia al mondo europeo, che è inoltre approfondita dal fatto che oltre 65 milioni di abitanti di religione islamica vorrebbero far parte di un'entità politica culturalmente e religiosamente cristiana, così come sottolineato in più riprese anche dalle parole del pontefice.

PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevole Rossi, come è noto, la Turchia è paese candidato a diventare membro dell'Unione europea secondo quanto sancito dal Consiglio europeo di Helsinki nel 1999. L'inserimento della Turchia nel processo di allargamento dell'Unione è coerente con il dettato dell'articolo 49 del Trattato dell'Unione che consente ai paesi europei di aspirare a diventare membri dell'Unione stessa.
Tuttavia, unica fra i 13 candidati, la Turchia non ha ancora avviato i negoziati di adesione perché, a giudizio dell'Unione, essa non rispetta ancora pienamente i cosiddetti criteri politici di Copenhagen, cioè gli standard di democrazia (rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali), richiesti per appartenere all'Unione medesima. Si tratta di una questione di indubbio rilievo che è sempre sotto osservazione da parte dell'Italia e dei partner comunitari. Credo inoltre sia saggio valutare con attenzione - anche nella vostra interrogazione era contenuto un riferimento in proposito - le questioni sollevate in sede parlamentare, qui alla Camera dei deputati, dall'ex cancelliere tedesco Helmut Kohl il 30 maggio scorso.
La Turchia ha recentemente compiuto rilevanti progressi sul rispetto dei requisiti richiesti, in virtù di un programma di riforme costituzionali avviato lo scorso anno proprio in conformità con quanto


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prescritto nell'ambito del processo di allargamento. Di tali progressi l'Unione in più occasioni ne ha dato atto al Governo di Ankara e recentemente tali progressi sono stati esplicitamente encomiati dal Consiglio europeo di Bruxelles, riunitosi nei giorni 24 e 25 ottobre.
L'Italia considera con particolare attenzione tali progressi e ritiene che il processo di allargamento costituisca per tale paese un fattore decisivo per il rafforzamento delle istituzioni democratiche e per l'avvicinamento agli standard politici ed economici sui quali si fonda l'Unione europea.

PRESIDENTE. La ringrazio, signor ministro. L'onorevole Guido Giuseppe Rossi ha facoltà di replicare.

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Mi ritengo parzialmente soddisfatto di questa risposta: sicuramente insoddisfatto dal punto di vista del merito; soddisfatto invece per il fatto che inizierà, a mio avviso, un dibattito su questo tema anche all'interno del Governo.
Cogliamo l'occasione per riassumere le posizioni del nostro movimento su questi temi. Noi pensiamo che sui temi europei devono essere consultati i popoli dell'Europa attraverso consultazioni referendarie, anche e soprattutto sui temi dell'allargamento dell'Unione. Riteniamo che non esistano temi che non possano essere messi in discussione (sia oggi il tema dell'allargamento ad est, sia domani l'allargamento alla Turchia) e peraltro la bozza di documento presentata dal Presidente della Convenzione europea, Giscard d'Estaing, che prevede il diritto di recesso dall'Unione europea, penso sia la manifestazione più elevata dell'idea che introdurre un istituto di questo tipo rappresenta veramente la possibilità di dare spazio alle manifestazioni anche più radicali di dissenso.
Esprimiamo dei dubbi e soprattutto una contrarietà all'entrata della Turchia nell'Unione europea, come è già stato sottolineato anche dall'ex cancelliere Kohl in occasione della sua visita qui alla Camera dei Deputati, graditissimo ospite ed esponente del mondo democratico-cristiano europeo, perché l'entrata della Turchia porterebbe un domani all'entrata di altri paesi come Israele o come altri paesi del bacino del Mediterraneo (della sponda mediorientale o africana), che porterebbero alla creazione di un entità politica sulla quale si può discutere, ma che non sarebbe Unione europea, non sarebbe Comunità europea, non sarebbe Stati Uniti d'Europa. Noi infatti vogliamo un'Europa che sia culturalmente cristiana e soprattutto rispettosa della libertà di tutti i popoli europei.

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