Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 208 del 22/10/2002
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Svolgimento di interpellanze e interrogazioni.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze e di interrogazioni.

(Prima edizione del Forum Sociale Europeo a Firenze - nn. 2-00512, 3-01392, 3-01494, 3-01497 e 3-01502)

PRESIDENTE. Avverto che l'interpellanza Mascia n. 2-00512 e le interrogazioni Verdini n. 3-01392, Bulgarelli n. 3-01494, Migliori n. 3-01497 e Chiti n. 3-01502 (vedi l'allegato A - Interpellanze e interrogazioni sezione 1), che vertono sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente.
L'onorevole Mascia ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00512.

GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, intervengo solo per illustrare il contesto nel quale si colloca la mia interpellanza: stiamo parlando dell'appuntamento di Firenze che si terrà dal 6 al 10 novembre prossimi. Vorrei sottolineare che si tratta di un appuntamento che non ha precedenti. In un'interrogazione presentata da alcuni miei colleghi si fa riferimento ad incidenti che sarebbero avvenuti in altre città in situazioni analoghe. Non ci sono precedenti, questa iniziativa di Firenze fa seguito ai due appuntamenti di Porto Alegre nei quali il movimento cosiddetto no global ha definito i propri programmi, le proprie proposte alternative per un nuovo mondo possibile.
Noi, in questo contesto, intendiamo cercare di definire delle piattaforme, degli obiettivi che abbiano una caratteristica europea. Parleremo di Costituzione europea e dunque della convenzione, dei salari europei, dei diritti di cittadinanza, delle questioni dell'immigrazione; sostanzialmente sarà il primo appuntamento con queste caratteristiche in cui movimenti, associazioni, partiti provenienti da tutte le parti d'Europa convoglieranno a Firenze


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per definire dei punti in comune ed anche un'agenda europea; ciò non ha precedenti e non sono previsti vertici a Firenze.
Dunque, le campagne allarmistiche che si sono sviluppate nel corso di queste settimane sui giornali non hanno alcuna ragion d'essere. A Porto Alegre eravamo decine di migliaia di persone, non è mai successo nulla; in questa occasione a Firenze vi sarà anche una manifestazione contro la guerra, mentre a Porto Alegre vi furono altre analoghe manifestazioni con obiettivi analoghi. Dunque, non vi sono ragioni di allarmismi ma problemi organizzativi, per cui risultano opportuni gli incontri che hanno coinvolto anche il prefetto Serra, incontri che dovranno continuare.
La mia interpellanza e le interrogazioni presentate da alcuni miei colleghi si riferiscono ad alcune campagne allarmistiche che si sono sviluppate sulla stampa e che farebbero riferimento anche a notizie, a rapporti di servizi segreti che annunciano l'arrivo di 5 mila black bloc; si tratta delle solite voci che, invece, abbiamo ascoltato - queste sì - in altre situazioni non analoghe. La campagna di stampa aveva sostanzialmente queste caratteristiche, forse peggiori; mi riferisco alle situazioni pre Genova di due anni fa.
Vorremmo sapere dal ministro se il Governo ritiene che queste campagne abbiano un senso - noi pensiamo di no - e, naturalmente, vogliamo capire meglio il tipo di gestione che si intende sviluppare a Firenze. Sono in corso incontri con il prefetto Serra, ma - come si sa - nel corso di questi giorni si sono determinati motivi di tensione per via di annunci sulla stampa riguardanti una supposta sospensione del trattato di Schengen. Si è trattato di una voce smentita in quest'aula, ma confermata in parte, laddove si fa riferimento all'applicazione dell'articolo 2, paragrafo 2 della convenzione europea, del trattato europeo di Schengen, laddove si prevede che i governi interessati possono procedere al controllo dei documenti alle frontiere.
Non vi sarebbe nulla da obiettare naturalmente in merito al controllo dei documenti perché è legittimo che ciò avvenga sempre. Il punto è che questo articolo è stato utilizzato in tutte le manifestazioni europee precedenti per bloccare treni (vorrei ricordare, al riguardo, che un treno italiano, con a bordo giovani italiani, due anni fa, venne fermato a Ventimiglia e non giunse a Nizza) e rimandare indietro navi (ricordo quella greca fermata nel porto di Ancona).
Dunque, non si è trattato solo di un semplice controllo dei documenti o di fermi mirati come sarebbe legittimo, ma di fermi, di blocchi collettivi di treni e di pullman. Abbiamo sempre contestato tali scelte, perché, come si è visto, non hanno portato ai risultati dichiarati, vale a dire impedire l'ingresso dei soggetti cosiddetti pericolosi ma è stato semplicemente impedito alle persone di manifestare e di arrivare a destinazione, fatto che abbiamo sempre contestato.
In questo caso, la questione sarebbe particolarmente grave, trattandosi di un'iniziativa, quella di Firenze, organizzata dal Social forum, con riferimento alla quale non è stato organizzato alcun vertice dei Capi di governo europei e non vi è alcuna ragione che determinerebbe la necessità di ricorrere a queste speciali misure di sicurezza.
Tuttavia, se possibile, vorrei insistere per ottenere dal ministro una visione d'insieme: naturalmente mi interessa capire eventualmente, nel caso in cui il Governo confermasse questa scelta, che, lo ripeto, consideriamo non utile, cosa significherebbe il controllo dei documenti, come intenda procedere al riguardo e soprattutto cosa intenda per soggetti considerati pericolosi o indesiderabili. In tal caso, bisogna conoscere i criteri: noi ormai, per esperienza, abbiamo riscontrato che, nel corso di tutti questi mesi, in tutte le manifestazioni europee si è proceduto ad effettuare schedature, anche illegittime. Il ministro sa che è stata presentata un'interpellanza anche sulla recente manifestazione di Genova, nel corso della quale non si è manifestato alcun problema. Tuttavia, la Digos ha proceduto a filmare e a


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schedare decine di persone in modo assolutamente illegittimo (tutti questi dati sono raccolti in una banca dati).
Se il criterio sulla base del quale si stabilisce l'indesiderabilità delle persone è quello della partecipazione del soggetto a manifestazioni precedenti, tutti noi siamo indesiderabili. Pertanto, è bene saperlo prima ed evitare che si possano creare situazioni di tensione proprio in quei giorni.
Sarebbe bene, quindi, avere, nel modo più dettagliato possibile, questi elementi. In generale, vorrei ottenere dal signor ministro informazioni circa la notizia che il Governo avrebbe affidato ad una commissione di esperti il compito di ipotizzare un nuovo progetto, un nuovo programma di gestione dell'ordine pubblico che guarderebbe più ai rapporti, alle relazioni con gli interessati, alla stabilizzazione dei gruppi di contatti che dovrebbero prevenire tali manifestazioni, quindi ad una relazione politica, all'uso della ragione e non all'uso della forza che, in molti casi, abbiamo conosciuto. Mi interesserebbe molto capire se ciò corrisponda al vero, se si sia proceduto e se si stia procedendo a nuovi corsi di formazione con un impianto ed un taglio tutto diverso da quello che abbiamo conosciuto prima di Genova; se corrisponda al vero il fatto che l'esperimento utilizzato a Genova, e mi riferisco ai manganelli tonfa, è stato considerato concluso (vorrei sapere, quindi, se questi manganelli) non verranno più utilizzati a Genova, almeno per quanto riguarda gli agenti di pubblica sicurezza, e se abbiate deciso di abolire i CS, terribili gas che abbiamo respirato a Genova.
Mi interessa capire se possiamo auspicare che, a Firenze, questa volta, in una situazione in cui non vi dovrebbe essere alcuna giustificazione di allarmismo e di misure speciali di sicurezza, si abbia l'occasione per sperimentare una nuova relazione politica, una nuova modalità di gestire la piazza in queste grandi occasioni internazionali; chiediamo se questa mattina possiamo ricevere qualche elemento rassicurante che possa alleggerire i momenti di tensione che si sono manifestati in questi giorni e consentire agli organizzatori del Social forum di definire più speditamente gli aspetti organizzativi di maggiore importanza in questo momento nonché i dettagli relativi a vari aspetti che comunque si sta cercando di fornire.

PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, onorevole Pisanu, ha facoltà di rispondere.

BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rispondo congiuntamente all'interpellanza presentata dagli onorevoli Mascia, Mantovani e Giordano ed alle interrogazioni presentate dagli onorevoli Verdini e Bondi, dall'onorevole Bulgarelli ed altri, dall'onorevole Migliori ed altri, dall'onorevole Chiti e ed altri, tutte aventi ad oggetto lo svolgimento del Forum europeo del movimento no global previsto a Firenze nei giorni dal 6 al 9 novembre prossimi.
Il rilievo attribuito all'iniziativa dai suoi promotori è sottolineato da un lungo lavoro preparatorio svolto in numerose riunioni fra gli esponenti dei diversi movimenti; riunioni tenutesi a Bruxelles il 9 e 10 marzo, a Vienna dal 10 al 12 maggio, a Roma il 10 giugno, a Salonicco dal 12 al 14 luglio e a Barcellona il 6 ottobre. La proposta di organizzare il primo Social forum europeo nasce nel corso del World Social forum di Porto Alegre, cui hanno partecipato, oltre a numerosissime delegazioni internazionali, anche esponenti italiani della «rete Contro G-8», della «rete di Lilliput», militanti del «Movimento dei Disobbedienti» e diversi rappresentanti politici e parlamentari.
La scelta della città di Firenze come sede della manifestazione è emersa nei primi giorni dell'aprile scorso e, negli stessi giorni, gli organi di stampa hanno riportato le dichiarazioni degli amministratori locali, in particolare del sindaco e del presidente della regione, con le quali si manifestava piena disponibilità ad accogliere i lavori del Forum europeo.
Tale scelta, ufficializzata il 21 aprile, al termine dell'assemblea dei rappresentanti italiani del Social Forum, ha dato luogo a un dibattito a tratti molto acceso e che ha


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diviso le forze politiche locali e la pubblica opinione.
Il Governo era e rimane dell'avviso che, per la sua configurazione urbanistica e per la delicatezza del suo impareggiabile patrimonio artistico, la città di Firenze sia la meno adatta ad ospitare simili manifestazioni di massa. Proprio per questa ragione, fin dai primi giorni del mio insediamento presso il Ministero dell'interno, ho esplorato, ma inutilmente, la possibilità di trasferire la manifestazione in una sede più idonea. Da quel momento ho dedicato tutti gli sforzi a garantirne l'ordinato svolgimento.
A questo fine la prefettura-ufficio territoriale di governo, la questura e le forze dell'ordine di Firenze sono state subito esortate alla massima collaborazione con le autorità locali ed anche al dialogo con il movimento no global. Sino ad oggi la collaborazione con le autorità locali è stata intensa e proficua.
Per l'organizzazione della manifestazione è stato costituito il comitato promotore per il Forum sociale europeo con sede a Firenze presso il circolo ARCI «Il Progresso». Tale comitato, di cui sono rispettivamente presidente e segretario Stefano Kovac di Genova e Bruno Paladini di Firenze, responsabile alla logistica, sta predisponendo il programma delle manifestazioni che, al momento, prevede: una cerimonia di apertura il 6 novembre; tre giorni densi di dibattiti e di confronti presso la Fortezza Dabbasso, la stazione Leopolda e nell'area del Palacongressi - Palaffari; manifestazioni e testimonianze in piazze cittadine e nei comuni limitrofi, nonché un grande corteo contro la guerra ed, infine, un concerto conclusivo, il 9 novembre, che vedrebbe la partecipazione di oltre 100 mila persone.
Il Social forum sarà preceduto da due manifestazioni che si svolgeranno dal 3 al 5 novembre a Firenze, dove l'amministrazione comunale ha organizzato una riunione dei sindaci della sinistra europea e mondiale.
Per il 6 novembre, inoltre, il Social forum di Firenze intenderebbe organizzare un sit-in per la pace presso la base usa di Camp Darby, in provincia di Pisa, al quale parteciperebbero circa 5 mila persone. Si tratta, come è facile immaginare, di un progetto a rischio.
Per quanto riguarda l'accoglienza, 8 mila delegati si sistemerebbero autonomamente e 10 mila sarebbero ospitati gratuitamente dagli enti locali. Al momento, il comune capoluogo ha individuato una serie di strutture di piccole, medie e grandi dimensioni, ma mancherebbe ancora la disponibilità di circa 4 mila posti. La circostanza desta di per sé qualche preoccupazione.
La maggior parte delle delegazioni arriverebbe in autobus, tuttavia i rappresentanti delle Ferrovie dello Stato partecipano alle riunioni del gruppo di lavoro appositamente costituito presso l'UTG di Firenze e sono costantemente informati sugli sviluppi dell'organizzazione, sul piano di distribuzione delle presenze in ambito provinciale e, quindi, sulle esigenze di mobilità. Il comune e la provincia di Firenze intenderebbero per parte loro promuovere, per gli spostamenti all'interno della città e più in generale nell'area metropolitana, la vendita di un unico titolo di viaggio, a prezzo agevolato, per i giorni del Social forum.
All'iniziativa aderiscono non solo componenti che, pur essendo tra loro eterogenee - pacifiste, politico-sindacali, cattoliche, ambientaliste -, sono però tutte accomunate dalla volontà di manifestare il proprio dissenso in forma assolutamente pacifica, ma anche componenti interessate a porre in essere «iniziative disobbedienti» per condurre la «lotta alle ingiustizie sociali», come esse dicono.
Ricordo, inoltre, che nella più ampia galassia del movimento no global sono presenti, sia pure in forma decisamente minoritaria, gruppi antagonisti che si sono più volte distinti per il carattere violento delle loro manifestazioni e che recentemente hanno assunto posizioni di aspra contestazione anche nei confronti delle componenti pacifiste dello stesso movimento. Per di più sembra essersi aperta all'interno dell'ala antagonista italiana - Cobas, Disobbedienti, Autonomi, Anarchici


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insurrezionalisti - un'inquietante contesa per la leadership, che potrebbe avere ripercussioni sulla sicurezza delle manifestazioni fiorentine. Si tratta, dunque, di un movimento dalle molte anime.
Per questa ragione, pur essendo il raduno dichiaratamente pacifico, ricco di dibattiti e di eventi culturali volti al confronto delle idee, le autorità preposte alla sicurezza devono tenere nel massimo conto alcuni fattori che potrebbero determinare turbative, anche gravi, all'ordine pubblico. Tra questi cito: la mancanza di una univoca leadership del movimento; le dichiarazioni del leader dei Disobbedienti italiani che preannunziano azioni eclatanti contro obiettivi simbolici; infine - circostanza ancor più preoccupante - la possibile presenza a Firenze dei gruppi minoritari antagonisti no global, cui potrebbero aggiungersi frange estremiste violente provenienti dall'estero.
Nonostante la mancanza di un vertice politico da contestare, nonostante la partecipazione di importanti rappresentanze sindacali e nonostante il carattere pacifico della grande maggioranza dei partecipanti (fatti, tutti questi, indubbiamente positivi), si registrano molteplici segnali di allarme che caratterizzano una situazione complessa e di incerta evoluzione.
Il prefetto ed il questore di Firenze stanno svolgendo un'intensa attività preparatoria per garantire a tutti il libero esercizio del diritto costituzionale a manifestare pacificamente ma anche per garantire la sicurezza dei cittadini e della città con una preparazione accurata dei servizi di prevenzione a tutela dell'ordine pubblico e degli obiettivi sensibili.
Tale attività si svolge prevalentemente su quattro linee: dialogo con gli organizzatori («dialogo» e non «trattativa», come è stato affermato da qualche parte) sull'esempio di Genova 2002, con l'obiettivo di isolare i facinorosi dalla grande maggioranza dei manifestanti e di proteggere lo svolgimento del raduno; costante attenzione agli sviluppi dell'organizzazione del Forum, anche per quanto concerne la sistemazione dei partecipanti e la realizzazione delle misure finalizzate alla loro sicurezza, tra cui il monitoraggio dei luoghi di accoglienza; quotidiano contatto con i rappresentanti delle istituzioni locali e delle associazioni di categoria, nonché con i comitati di cittadini per valutare ed affrontare con efficacia e serenità le esigenze di sicurezza; attivazione di idonei servizi di intelligence sostenuti da una estesa azione di prevenzione e di controllo del territorio.
Confermo agli onorevoli Verdini e Bondi il doveroso impegno delle autorità di pubblica sicurezza a tutelare la città, i suoi tesori d'arte, il libero svolgimento delle attività dei cittadini.
Senza qui evidenziare tutti gli obiettivi nei cui confronti sono state segnalate ipotesi di pericolo e che sono perciò oggetto di particolare attenzione, assicuro che specifiche misure sono state predisposte anche a tutela delle attività commerciali e bancarie fiorentine.
Evocare gli eventi di Genova dello scorso anno, come ha fatto lei, onorevole Mascia, è improprio - mi consenta di affermarlo -, anzi rischia di suscitare ulteriori allarmi. Il meeting di Firenze non è organizzato con il dichiarato intento di impedire un summit internazionale. Non vi sono, quindi, «zone rosse» da assaltare, non vi è una minaccia per la sicurezza di Capi di Stato e di Governo e neppure è stata segnalata (come, invece, avvenne a Genova) la possibilità di attacchi terroristici, anche se una costante attenzione viene rivolta all'ambiente anarchico-insurrezionalista, particolarmente attivo nel nostro paese, che, in occasione del G8 di Genova, si rese protagonista di attentati incendiari e dinamitardi.
I fattori positivi appena richiamati non ci consentono di escludere che elementi eversivi possano considerare Firenze come un palcoscenico di assoluto prestigio mondiale per le loro gesta, che luoghi ed opere d'arte possano diventare loro ostaggi o vittime, anche involontarie, di violenze preordinate.
Dunque, se è vero che a Firenze non vi sarà una «zona rossa» da assaltare, è pur vero che vi è un centro storico prezioso quanto fragile, al quale deve essere risparmiato


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il passaggio di folle esposte a rischi di disordini e di violenza. A questo proposito, vorrei dire cordialmente all'onorevole Chiti che il Governo si fa scrupolo di evitare ogni inutile allarmismo ma non per questo può minimizzare, fino ad occultarli, i segnali di pericolo che giungono da diversi gruppi estremisti, italiani e stranieri, i quali praticano la violenza come strumento di lotta apolitica.
Quanto ai problemi della prevenzione, giustamente evocati dall'onorevole Migliori, sottolineo che, sulla base di specifiche direttive, elaborate nel corso di molteplici riunioni del Comitato nazionale dell'ordine e della sicurezza pubblica, sono in atto particolari forme di collaborazione fra le autorità competenti, con il coinvolgimento delle questure, dei comandi dell'Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza, per meglio indirizzare una capillare e penetrante attività informativa. Inoltre, all'European social forum di Firenze ha dedicato alcune riunioni il «gruppo di lavoro tecnico per lo scambio informativo in materia di prevenzione e repressione del terrorismo», istituito presso il dipartimento della pubblica sicurezza e formato da qualificati esponenti delle forze di polizia e dei servizi di informazione.
Sul piano della cooperazione internazionale, attraverso il circuito del «Police working group on terrorism», sono state sensibilizzate le polizie estere con specifica richiesta di notizie in merito alla possibile partecipazione al meeting di Firenze di gruppi o di elementi appartenenti a frange radicali del movimento no global o, comunque, di soggetti ritenuti pericolosi per l'ordine e la sicurezza pubblica.
Dall'insieme delle notizie finora raccolte, comprese quelle degli stessi organizzatori, si possono prevedere, a Firenze, i seguenti arrivi: dalla Germania, circa mille attivisti di «Attac», del «Coordinamento federale marcia europea» e del Partito comunista tedesco; dalla Gran Bretagna, circa millecinquecento-duemila esponenti tra «Globalise resistence», «Stop the war», «Socialist workers party» e organizzazioni sindacali; dalla Francia, mille-duemila attivisti del movimento «Attac», dei partiti della sinistra e della Lega comunista rivoluzionaria ed alcune decine di esponenti di un gruppo denominato «Apprentis agitateurs pour une réseau de résistance globale», collocabile ai confini dell'estrema sinistra, dell'ecologia radicale e dell'attivismo no global; dalla Grecia, circa millecinquecento giovani, favorevoli alla realizzazione di un «Movimento dei movimenti», che, in vista dell'appuntamento di Firenze, hanno costituito «L'iniziativa per il Social forum Grecia»; dall'Ungheria, un numero imprecisato di aderenti ad organizzazioni pacifiste che hanno partecipato alla conferenza preparatoria di Vienna; dalla Slovenia, alcuni militanti del gruppo antagonista «AC Molotov».
Ulteriori arrivi sono previsti dalla Spagna e anche dalla Croazia, dalla Macedonia, dalla Iugoslavia, dalla Turchia, da Cipro, dall'Estonia, dalla Repubblica CECA, dall'Austria, dal Belgio, dalla Svizzera, dall'Irlanda, dall'Olanda, dal Portogallo e da altri paesi dell'est e del nord Europa. Nessuna quantificazione, ovviamente, può essere formulata sull'arrivo per vie diverse dei singoli manifestanti.
Una menzione a parte merita l'ipotesi che a Firenze possano convenire anche elementi della rete europea «No Border», che, nel corso di un campo tenutosi nel luglio scorso a Strasburgo, hanno compiuto azioni illegali.
Notizie di maggior dettaglio su gruppi italiani e stranieri più inclini alla violenza sono state date al Parlamento attraverso la recente audizione del capo della polizia presso il COPACO, in una sede, cioè, che garantisce la necessaria riservatezza delle informazioni fornite; informazioni, peraltro, che, talvolta, hanno bisogno di ulteriore approfondimento investigativo.
La preoccupazione che tra gli italiani e gli stranieri interessati allo svolgimento pacifico dell'evento possano infiltrarsi gruppi e soggetti facinorosi mi ha indotto, pur nella consapevolezza dei limiti oggettivi di questa misura, ad avviare la procedura per il ripristino dei controlli di frontiera sulla base dell'articolo 2, comma


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secondo, del trattato di Schengen. Chiarisco subito che non si tratta, onorevole Bulgarelli, né di una chiusura delle frontiere né di un blocco totale delle persone né di una sospensione dei diritti né, tanto meno, di una sospensione della Convenzione di Schengen; si tratta, al contrario, dell'applicazione di quanto proprio la Convenzione di Schengen, all'articolo 2, prevede: cioè che, per un determinato periodo, alle frontiere interne siano effettuati controlli per esigenze di ordine pubblico e sicurezza nazionale. Aspetto che il collega abbia terminato la conversazione con il rappresentante del Governo. Il controllo delle persone alle frontiere comporta l'esercizio delle ordinarie competenze di polizia. In particolare, per quanto concerne i cittadini stranieri, non si aggiungono ulteriori oneri a quelli già previsti dalla vigente normativa, vale a dire l'obbligo di essere in possesso di un titolo di viaggio e, quando sia prescritto, di un apposito visto.
Per questo motivo, gli extracomunitari - compresi, ovviamente, i cittadini di paesi dell'est - potranno liberamente entrare in Italia se in possesso di un visto di ingresso nel territorio di Schengen (a meno che il loro paese non goda di esenzione), visto di cui, peraltro, devono essere muniti indipendentemente dal ripristino dei controlli di frontiera in applicazione dell'articolo 2 della Convenzione.
I cittadini comunitari, invece, giusta la normativa vigente, devono essere in possesso di un documento di identificazione valido all'atto dell'ingresso nel territorio dello Stato e sono tenuti ad esibirlo ad ogni richiesta degli ufficiali e degli agenti di pubblica sicurezza. Ma anche questa previsione prescinde dal ripristino temporaneo dei controlli di frontiera, è cioè un adempimento normale.
L'applicazione dell'articolo 2 della Convenzione ha un precedente in Italia, come ben sapete, e numerosi precedenti anche in ambito comunitario: la Francia vi ha fatto ricorso, prima, nel 1999, in occasione della visita a Parigi del Presidente della Repubblica islamica dell'Iran e poi, nel dicembre 2000, per il vertice di Nizza; il Belgio due volte, nel gennaio 2000, in occasione del processo di regolarizzazione di immigrati clandestini, e nel dicembre dello stesso anno, fino al 10 gennaio 2001, per il varo della nuova disciplina in materia di asilo; la Germania nel luglio 2000, in occasione della visita del Presidente della Repubblica islamica dell'Iran; la Spagna, dal 20 dicembre 2000 al 7 gennaio 2001, a tutela di personalità politiche ad alto rischio presenti sul territorio nazionale; l'Austria nel luglio 2001 per il Forum economico mondiale di Salisburgo, nel marzo di quest'anno, in occasione della visita del Presidente della Repubblica islamica dell'Iran e, ultimamente, dal 9 al 17 settembre, per il summit economico europeo; infine, il Lussemburgo, nel gennaio del 2000, in concomitanza col processo di regolarizzazione degli immigrati clandestini, e nel novembre del 2000, in occasione della visita del primo ministro spagnolo José Maria Aznar.
Tengo comunque a chiarire a tutti gli onorevoli che vi hanno accennato che i controlli previsti verranno svolti in modi e tempi tali da garantire il regolare arrivo dei partecipanti nei luoghi della manifestazione. D'altronde, l'intento è quello di identificare ed isolare persone segnalate come pericolose, nel comune interesse delle istituzioni e degli organizzatori di un evento che, vale la pena ribadirlo, nasce sotto l'auspicio di una democratica manifestazione di pensiero che il Governo intende tutelare, nel rispetto dei principi sanciti dalla Costituzione.
Certo, l'efficacia dello strumento è condizionata ad una fattiva collaborazione internazionale che presuppone una comunicazione puntuale e precisa dei nominativi degli elementi pericolosi. Pertanto, è in fase di allestimento a Firenze una sala internazionale di polizia dotata di adeguate attrezzature e di collegamenti telematici in grado di assicurare un tempestivo e costante scambio di notizie tra le polizie dei vari paesi.
Desidero assicurare, infine, che l'applicazione dell'articolo 2 non comporterà né controlli indiscriminati né respingimenti di massa e, anche per questo, credo che


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andrebbe accolta con favore da parte di tutti coloro che hanno a cuore la sicurezza del meeting, della città che lo ospita e dei suoi abitanti.
Con riferimento allo specifico quesito posto dall'onorevole Chiti circa l'invio a Firenze di 5.000 uomini delle Forze di polizia, rilevo che, per l'attuazione dei servizi di vigilanza e di ordine pubblico in una manifestazione che dura ben quattro giorni, si rende necessario un adeguato impegno di risorse non ancora esattamente quantificato ma, comunque, di entità sicuramente inferiore a quella ipotizzata dall'interrogante; ciò nonostante il forum si articoli in numerosi eventi (corteo, concerti, dibattiti, ecc.) e siano contestualmente previste, nella stessa provincia e in quelle vicine, una serie di altre manifestazioni, non tutte esenti da rischi.
Aggiungo che i funzionari di polizia sottoposti a procedimento penale per i fatti di Genova del luglio 2001 non saranno impiegati a Firenze nei servizi di ordine pubblico.
Per quanto riguarda poi l'effettuazione delle riprese video, ribadisco che esse non possono essere considerate attività di foto-segnalamento perché non comportano alcuna forma di schedatura e vengono eseguite con finalità esclusivamente preventive. Preciso che il materiale così raccolto non viene inserito in alcuna banca dati e, perciò, non può configurarsi l'ipotesi di violazione della normativa vigente a tutela della privacy. Si tratta semplicemente di una potestà conferita ai dirigenti, agli ufficiali ed gli agenti di pubblica sicurezza per concretizzare un'attività di prevenzione, i cui risultati, solo nel caso che costituiscano accertamento di reati, vengono ovviamente trasmessi alla competente autorità giudiziaria.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, la vicenda, nella sua evoluzione, continuerà, naturalmente, ad essere seguita con la massima attenzione. Proprio nella giornata di ieri essa è tornata, per la terza volta, dopo le sedute del 26 luglio e del 18 settembre, all'esame del Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica, opportunamente allargato al prefetto ed al questore di Firenze.
Nei limiti delle proprie competenze, il Governo è impegnato a sviluppare la collaborazione con le autorità locali ed il dialogo con il variegato movimento no global. L'obiettivo è che il Social Forum del 6-9 novembre possa svolgersi come un importante, pacifico incontro tra vive espressioni della società europea e che la città di Firenze possa ospitarlo nell'ordine, nella sicurezza e nel segno della sua mirabile vocazione universale. Ma, allo stato attuale delle cose, è dovere del Governo sottolineare i rischi che, per gli elementi di fatto che ho richiamato, incombono sulla manifestazione e sulla città.
Perciò, fedele all'impegno di riferirmi sempre all'azione di indirizzo e controllo del Parlamento, le chiedo, signor Presidente della Camera, di valutare l'opportunità che questa Assemblea approfondisca le questioni qui esaminate in sede di sindacato ispettivo.

PRESIDENTE. L'onorevole Mascia ha facoltà di replicare per la sua interpellanza n. 2-00512.

GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, ho accolto con favore la notizia che anche il ministro considera questo appuntamento non come Genova, non essendovi infatti alcun vertice né alcuna «zona rossa». Questo lo sosteniamo anche noi, e perciò sarei stata più soddisfatta se a questo fossero seguite parole tranquillizzanti. Abbiamo ascoltato, è vero, alcune assicurazioni, e sottolineo solo alcune: mi riferisco in particolare alle modalità con cui eventualmente sarà svolto il controllo dei documenti alle frontiere. Tali assicurazioni, signor ministro, le consideriamo come un impegno formale il cui rispetto verrà poi verificato nei momenti opportuni.
Vorrei aggiungere un'osservazione su un altro aspetto specifico, attinente a quelle che ho chiamato schedature, cioè ai film realizzati e alle foto scattate a Genova 2002: ritengo che ci dovremmo interrogare


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sulla legittimità di queste operazioni. Penso infatti che sia la risposta che a sua tempo ottenni in aula sia lo scritto che mi arrivò dal capo della polizia mettano seriamente in dubbio che ciò rientri in una normale prassi, in quanto si sono avute situazioni anche molto particolari per arrivare a questi film e schedature.
In ogni caso, torneremo su questo argomento.
Mi preme sottolineare che, mentre su aspetti particolari, come il controllo alle frontiere, vi è stata qualche parola rassicurante in più, la preoccupazione rispetto alla valutazione d'insieme di questa manifestazione mi fa, invece, dichiarare non soddisfatta. Lo dico perché posso comprendere una certa preoccupazione ma noi tutti, naturalmente, siamo molto attenti a qualsiasi elemento di turbativa che possa arrivare dall'esterno del movimento. Tra l'altro, l'unica segnalazione che non ho sentito e che, invece, è già stata riportata sui giornali è quella riferita ad una eventuale iniziativa di Forza nuova che potrebbe svolgersi a Firenze il 2 e il 3 novembre. Questa sì, la consideriamo una turbativa ed una manifestazione che potrebbe mettere in discussione e disturbare la nostra iniziativa.
Tutti gli altri riferimenti del ministro sono, invece, preoccupanti perché si fa ferimento a gruppi non ben precisati che utilizzerebbero la violenza come lotta politica; è stato fatto riferimento al Comitato parlamentare di controllo e ne prendiamo atto ma, per quanto ci riguarda, non vi sono elementi concreti che possano in qualche modo fornirci dettagli rispetto al fatto che queste preoccupazioni corrispondano o meno a verità. Viceversa, per sottolineare la preoccupazione del ministro si sono utilizzati parametri che considero molto gravi. Mi riferisco, in particolare, al tentativo (lo giudico così) di dividere il movimento no global tra buoni e cattivi. Sono tentativi ai quali abbiamo già assistito in passato e che, quindi, hanno dei precedenti. Sono tentativi preoccupanti e pericolosi.
Signor ministro, non credo che la mancanza di una leadership di per sé possa costituire un elemento di preoccupazione. Noi, senza una particolare leadership ma con tante leadership, con un movimento che non può avere una leadership unica, abbiamo gestito situazioni molto impegnative (mi riferisco a Porto Alegre che è l'appuntamento più assimilabile a quello di Firenze) e non capisco perché ciò possa di per sé determinare un elemento di preoccupazione o essere considerato un elemento di turbativa.
Inoltre, nelle sue parole, con riferimento a dichiarazioni che, peraltro, sono state molto chiare, riguardanti i Disobbedienti e via dicendo, si coglie il tentativo di sottolineare che in questo movimento vi sono elementi pacifici ed elementi meno pacifici.
Signor ministro, lei sa che anche a Firenze - come già accadde a Genova - vi è un impegno collettivo di tutto il movimento a non creare danni a cose ed a persone. È un impegno che abbiamo sempre mantenuto e che lo stesso movimento ha sempre rispettato. Credo che il tentativo di sottolineare questi elementi di preoccupazione non aiuterà certamente ad allentare le pressioni così come alcuni riferimenti che, peraltro, non comprendo. Essendo il partito di Rifondazione comunista parte di questo movimento, non comprendo quali elementi vi siano per stabilire, da parte vostra, che sarebbe in atto una contesa aperta per stabilire una leadership all'interno del movimento e che ciò potrebbe avere ripercussioni negative sulla manifestazione. Ritengo che queste parole non siano utili a favorire il dialogo (che, in ogni caso, continuerà da parte di tutti noi) ed a risolvere quegli aspetti organizzativi che comunque sono molto importanti affinché tutto si svolga per il meglio. Tutti noi siamo interessati a ciò e siamo certi che, per quanto riguarda il movimento nel suo insieme, si farà tutto il possibile - persino l'impossibile - affinché questo appuntamento sia costruttivo e positivo. È quanto vogliamo e, nonostante le parole che ho ascoltato, credo che, da parte nostra e del movimento nel suo


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insieme, si opererà in termini costruttivi per continuare il dialogo che è stato avviato.
Credo che la richiesta avanzata dal ministro, affinché in quest'aula si possa tornare a parlare di questo appuntamento e affinché l'Assemblea possa discutere al di fuori di un contesto così specifico come il sindacato ispettivo, potrebbe essere da noi tutti favorevolmente accolta.

PRESIDENTE. L'onorevole Verdini ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-01392.

DENIS VERDINI. Signor Presidente, signor ministro, l'interrogazione presentata qualche mese fa aveva lo scopo di attirare l'attenzione su questo avvenimento - e ciò è accaduto - ed anche l'intenzione di superare quanto accadeva a Firenze e nella regione Toscana. Riteniamo che la decisione di far svolgere a Firenze il Social forum sia stata arrogante in quanto presa individualmente dal presidente Martini e, poi, fatta accettare dal sindaco Domenici a Porto Alegre, senza tener conto della sostenibilità, della compatibilità e senza un esame approfondito dei rischi e delle problematiche che si sarebbero poste. Dunque, quando allora presentammo l'interrogazione, essa aveva il suddetto intendimento.
Oggi la sua risposta articolata e l'attenzione posta dalle forze di polizia a ciò che potrebbe accadere ovviamente ci soddisfa. Tuttavia, nell'ascoltare la sua relazione ho sentito il nome di Bruno Paladini. Forse lei non sa che ieri questo signore ha guidato un attacco ad un cantiere TAV provocando danni e facendo affermazioni abbastanza preoccupanti. Capisco che le parole hanno valori diversi a seconda di chi le ascolta, ma almeno in quest'aula dovremmo porvi attenzione. Nessuno ha da dire niente contro il movimento, contro le idee, contro il giusto dialogo: nelle famiglie vi sono figli che vanno ai movimenti ed alle manifestazioni, dunque non si sta uno da una parte ed uno da un'altra, si tratta di una situazione complessa.
Quello, però, che ha accompagnato tale avvenimento in Toscana è un continuo susseguirsi di parole chiare e di atteggiamenti chiari di personaggi, non so quanto rappresentativi di parte o di se stessi, che confluiscono in questi movimenti. Mi riferisco a Casarini, a Caruso, a Paladini. Le preoccupazioni esistono per queste dichiarazioni e per il modo in cui si intende svolgere e realizzare la manifestazione. Non tutti hanno intenzioni pacifiche, lei lo ha sottolineato, ma sento alcuni colleghi che hanno opinioni diverse. Si tratta di questioni preoccupanti, numerose e reiterate.
Vi è un problema - ho letto stamattina - tra i dialoganti, i disobbedienti ed il blocco nero. La situazione è complessa ed i numeri sono complessi. Se sono veri i dati che circolano che parlano di 100 mila persone, come lei ha detto, ad anche molte di più, si tenga conto che la città di Firenze ha 390 mila abitanti. Dunque, si pone un problema di compatibilità, non si pongono altri problemi: quelli di ordine pubblico spettano alle forze di polizia e mi sembra che lei lo abbia ben illustrato.
Pur dichiarandomi preventivamente soddisfatto della sua risposta vorrei porre il problema riguardante l'uso delle istituzioni e dei beni delle istituzioni. In particolare, mi riferisco alla Fortezza Dabbasso: si tratta di un bene demaniale concesso alla regione che la regione ha immesso in una società per azioni. Il costo delle attrezzature è piuttosto elevato perché serve per usi commerciali e vi è stata una procedura stranissima, ai limiti del peculato - ai limiti del peculato, lo sottolineo -, riscrivendo una convenzione senza tenere conto della differenza tra proprietario e concessionario. La regione è concessionaria, in questo caso, non proprietaria del bene. Dunque, vi è una stranissima riscrittura di una convenzione che prevede una settimana di riserva per la regione per avvenimenti di interesse pubblico. Dunque, stiracchiando i termini, il Social forum è diventato di interesse della regione e, pertanto, non viene pagato. Accenno soltanto a tale questione che


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approfondirò in seguito perché, a mio giudizio, vi sono irregolarità giuridiche da rilevare.
Tutto, però, attesta il fatto che, prendendo decisioni da soli, prepotentemente ed arrogantemente si arriva alla soluzione dei problemi «mettendo delle pezze» tipo questa, e tipo quella che costringe il ministro ed il Governo a stare lontani. Il concetto dell'autonomia va rispettato ma, signor ministro, il problema in questo caso va trattato con attenzione. Già da quello che ho ascoltato...

PRESIDENTE. Onorevole Verdini...

DENIS VERDINI. ...mi sembra - concludo subito - che decisioni prese da altri poi vengano scaricate sul Governo e sulle forze di polizia: ciò mi sembra poco accettabile.

PRESIDENTE. L'onorevole Bulgarelli ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-01494.

MAURO BULGARELLI. Signor ministro, mi trovo francamente all'interno di una sorta di labirinto dopo la sua relazione di stamani, nel senso che è sembrata più un bollettino di guerra, avendo lei citato tutta una serie di gruppi stranieri e non avendo invece citato tutta una serie di associazioni che saranno invece presenti al Social forum europeo, così come non ha citato qualche migliaio di rappresentanti istituzionali che verranno da tutta Europa per partecipare a questa iniziativa che non ha precedenti. Fatico quindi a capire un approccio dal punto di vista psicologico del pressing che viene fatto sulla città di Firenze. Non credo, al contrario del collega che mi ha preceduto, che si possa mettere sempre e comunque il cappello su qualsiasi cosa: esiste l'autonomia dei sindaci, esiste l'autonomia dei governatori delle regioni ed esiste la libertà di scelta rispetto alle iniziative che si vogliono condurre all'interno del proprio territorio.
Anche se è naturale che vi siano letture diverse da questo punto di vista perché, per carità, tutto è legittimo, in realtà solo fino ad un certo punto è legittimo continuare a seminare terrore per il patrimonio artistico della città di Firenze, continuare a tirare in ballo sempre e comunque il valore delle opere presenti in quella città e temere una manifestazione di centomila persone. Francamente credo che saranno almeno il doppio le persone che manifesteranno a Firenze; auspico che siano almeno 200.000 persone, così come naturalmente auspico che tutto si svolga nelle modalità che sono state indicate dalle diverse persone che fanno parte del Social forum europeo, cioè da questo coordinamento che ha come valore il fatto di non avere una rappresentanza unica, cioè una sola persona che decide in nome degli altri, bensì di registrare livelli di partecipazione e di democrazia estremamente allargati.
Credo inoltre che la collega Mascia abbia toccato un altro aspetto importante, quello della divisione del movimento in buoni e cattivi. Lei, signor ministro, ha infatti accomunato una forza sindacale interessante del nostro paese, i Cobas, e i Disobbedienti e li ha messi automaticamente in un'altra area, come se questi fossero i cattivi, cioè le persone non pacifiche. Vede, signor ministro, la disobbedienza sociale e civile ha radici antiche che appartengono anche al movimento operaio, non solo in questo paese ma in tutto il mondo, ed è sempre stata una pratica di protesta che non ha mai portato a morti, a feriti o a quant'altro di simile; semmai è successo l'esatto contrario - questo sì che è come un virus -, nel senso che vedendo Ghandi, Toreau e tutte le persone che nel mondo si sono rese portavoce della pratica della disobbedienza civile e sociale, ci rendiamo conto che molto spesso questi sono stati frenati attraverso l'uso della violenza.
Anche il fatto di Genova: per forza di cose ne dobbiamo parlare, perché quello che sta accadendo ora è purtroppo un déjà vu, anche da questo punto di vista, e ricalca proprio il copione di Genova. Siamo di fronte esattamente alle stesse modalità, cioè a questo voler alimentare il clima di tensione attorno ad un'iniziativa


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assolutamente pacifica, che non ha una controparte a cui impedire la messa in scena di un loro convegno. Non è il G8, ma è il Social forum europeo: si tratta di associazioni, di sindacati, di parlamentari dei paesi europei, di più di un migliaio di sindaci e consiglieri comunali che verranno a Firenze, ad esempio, per discutere di municipalismo e di federalismo (e questo credo sia legittimo ovunque). Allo stesso modo credo che proprio per i connotati di tale manifestazione arriveranno a Firenze tantissime persone. Peraltro, essendoci anche il metodo dei delegati, vi è anche una sorta di filtro di accesso alla manifestazione.
Non capisco quindi tutte queste preoccupazioni e poi, signor ministro, mi permetta, non può neanche dirmi che le pratiche che saranno svolte alle frontiere, che lei oggi ci ha illustrato, sono pratiche ordinarie.
Credo che, se ora facessimo un giro in tutti i posti di frontiera del nostro paese, sarebbero poche le persone cui viene chiesto anche semplicemente un documento.
Ricordiamo che, in occasione della manifestazione di Praga, furono rispediti a casa ragazzi italiani, che furono picchiati alla frontiera da altre forze di polizia - si disse - su segnalazione del nostro Ministero dell'interno. Ebbene, questi ragazzi non sono stati mai condannati e non hanno subito alcun tipo di processo. Dunque, ritengo non ci si possa attenere alle segnalazioni provenienti da altri paesi, soprattutto se si tratta di paesi, come la Spagna, in cui si registrano 8 casi all'anno di tortura posti in essere dalle forze di polizia.
Credo, quindi, che queste valutazioni siano un po' forti e che non possano che esasperare il clima, assolutamente pacifico, che tutti auspichiamo per le giornate di Firenze.

PRESIDENTE. L'onorevole Migliori ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-01497.

RICCARDO MIGLIORI. Signor Presidente, colleghi, ringrazio - anche a nome dell'intero gruppo di Alleanza nazionale che ha sottoscritto questa interrogazione - il signor ministro per il senso compiuto e l'ampiezza delle informazioni oggi fornite a tutto il Parlamento. Ci dichiariamo soddisfatti non solo della sua risposta, ma anche dell'ineccepibile comportamento che, in tutti questi mesi a Firenze, la prefettura e la questura hanno svolto con grande capacità di dialogo e - aggiungo - con pazienza nei confronti degli organizzatori e in collaborazione con le istituzioni.
Siamo in presenza - e il ministro lo ha testè confermato - di un lavoro di prevenzione, che è senza precedenti nel nostro paese, rispetto ad una grande iniziativa di massa che, collocandosi a Firenze, presta per sua stessa natura il fianco a problemi di tenuta del nostro patrimonio artistico e culturale nonché di tenuta dell'ordine pubblico, stante anche la complessità e l'ampiezza delle manifestazioni ivi previste.
Intendo ringraziare da questa sede il prefetto Serra, il questore De Donno, il comandante provinciale dell'Arma dei carabinieri Curatoli in quanto, in tutti questi mesi, si sono poste in essere iniziative nei confronti della città e degli organizzatori di straordinaria apertura. Ci sono stati tre comitati nazionali per l'ordine pubblico, vi è stato cioè un lavoro di prevenzione che, sicuramente, non ha precedenti. Non so se i colleghi dell'opposizione ricordano l'improvvisazione che contraddistinse le fasi preparatorie delle giornate di Napoli nel corso della scorsa legislatura.
Questo Governo, con grande serietà e con grande senso di responsabilità, ha operato affinché, nello stesso interesse di chi ha tutto il diritto di manifestare, nella città di Firenze, non vi siano elementi che, per loro natura, destino preoccupazione.
Infatti, quando lo scorso 22 luglio - come è stato ricordato -, Casarini e altri leader delle tute bianche dichiarano di andare a Firenze per compiere atti di occupazione delle banche e di altri simboli della globalizzazione, quando uno dei leader dei disobbedienti, tre giorni fa, distrugge un deposito degli operai dell'alta


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velocità nella città di Firenze per 50 milioni di danni, quando il comune di Firenze è costretto a chiudere le porte perché movimenti antagonisti minacciano di entrarvi, quando sabato scorso viene occupato manu militari il provveditorato agli studi di Arezzo per protestare contro lo svolgimento delle giornate nazionale del volontariato, la città, in modo irritante, ha la preoccupazione di chi, anche in quest'aula, dice di non capire. E mi dispiace non capisca che, a Firenze, arriveranno organizzazioni che si dicono fiancheggiatrici dei movimenti baschi o che si rifanno - come è stato detto - alla molotov.
Questo non comprendere è irritante! È irritante non comprendere le preoccupazioni di tutta una città che si trova drammaticamente alle prese con un evento che era meglio organizzare in qualsiasi altra parte del mondo rispetto a quello scrigno di cultura e di civiltà che è la città di Firenze.
Ma penso che tutto si sia fatto affinché il senso di responsabilità del Governo prevalga sul senso di irresponsabilità di chi ha voluto ideare e organizzare a Firenze l'iniziativa in oggetto. L'unico aspetto da me non condiviso di quanto riferito dal ministro Pisanu afferisce all'assenza di leadership. No, signor ministro; vi è un organizzatore, un ideatore e anche, come evidenziato dal collega Verdini, un finanziatore dell'iniziativa, il presidente della regione toscana. Al suo senso di irresponsabilità sono rivolte, quindi, le nostre preoccupazioni (certo, non a chi, in sede locale e nazionale sta svolgendo un ruolo senza precedenti per assicurare libertà a quanti vogliono manifestare) e anche alla città di Firenze, e in riferimento alla tutela della sua integrità e dei suoi beni. La nostra è tradizionalmente una città aperta al mondo ma ben altro erano le iniziative che negli anni cinquanta e sessanta il sindaco La Pira assumeva di fronte ai grande della terra per lanciare, dalla «città sul monte», un messaggio di pace.

PRESIDENTE. La prego, onorevole Migliori...

RICCARDO MIGLIORI. Non si respira quest'aria a Firenze. Un conto è la globalizzazione, un'altro è chi, parte di tali movimenti, strumentalizza un tema tanto significativo dicendo chiaramente che intende sfruttare l'occasione presente contro la città di Firenze. Il Governo e le forze politiche responsabili saranno in grado di difenderla.

PRESIDENTE. L'onorevole Chiti ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-01502.

VANNINO CHITI. Signor presidente, non posso dichiararmi soddisfatto dall'intervento del ministro Pisanu, che, peraltro, ringrazio; non per le misure di prevenzione annunciate, le misure di sicurezza. Al riguardo, infatti, riconosciamo che sussiste una competenza ed una valutazione da parte del Governo. Chiediamo, pertanto, che non vi sia una gestione discriminatoria e che nessuna misura venga adottata per impedire l'afflusso e la partecipazione di chi vuole venire in modo pacifico ferma restando la garanzia che deve essere apprestata per la loro sicurezza.
Piuttosto, il motivo di insoddisfazione è dovuto al quadro in cui si inseriscono le misure riferite dal ministro; il punto irrisolto del suo intervento afferisce al seguente aspetto. Non si capisce se si vogliano manifestazioni pacifiche, per le quali bisogna impegnarsi al fine di renderle possibili, o se si vogliano cogliere le occasioni perché vi sia un minore spazio per le manifestazioni medesime vedendo l'appuntamento di Firenze come una sorta di calata di barbari. Lei ha ricordato tutti i movimenti pericolosi ma, come è stato notato da alcuni colleghi, non ha ricordato la presenza dei sindacati, dell'ARCI e delle ACLI, di tutte le organizzazioni non governative e di tutte le associazioni del movimento cattolico. Può essere che non interessi alla sua maggioranza; benissimo, interessa a noi.
Lei ha detto, naturalmente - ed è un punto che ho apprezzato - che, come vuole la Costituzione, il Governo deve


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operare affinché le manifestazioni possano svolgersi; per così dire, ha dato un colpo al cerchio ed un colpo alla botte. Ma vede, signor ministro, io penso che il Governo, oltre a tutelare la sicurezza delle manifestazioni e a prevenire, d'intesa ed in collaborazione con le istituzioni locali e il comitato organizzatore, l'eventualità di fenomeni di violenza (che, pur minoritari, non debbono esserci) non dico che non debba partecipare - né tanto né poco - quanto piuttosto impegnarsi ad abbassare i toni di campagne allarmistiche che possono, anch'esse, provocare tensioni.
Altro, invece, abbiamo sentito in questa sede; purtroppo pezzi della sua maggioranza fanno di tale occasione a Firenze un fatto meschina di lotta politica locale. Firenze, la città del dialogo per La Pira - che la definiva la «città sul monte» -, diventa un'occasione per un rifiuto del dialogo e del confronto. La scelta di Firenze è stata fatta dalle associazioni del Social Forum italiane; non è stata fatta né dal sindaco né dal presidente della regione. Costoro avrebbero potuto dire di no ma voglio sapere quale sia quel sindaco e quel presidente della regione che avrebbe dovuto rifiutare la possibilità di un dialogo e di un confronto su tali temi. Del resto, né Napoli né Venezia, le altre città possibili, l'avevano fatto.
Allora, per concludere ritengo che il Governo debba assicurarci che il ruolo di responsabile del coordinamento della gestione delle forze dell'ordine e dell'impegno per la manifestazione sia svolto in loco, vale a dire dal prefetto, e che quest'ultimo sia coinvolto nell'insieme delle scelte che adotta il Governo, compresa la gestione di queste misure di sicurezza e non solo nell'iniziativa riguardante Firenze. Inoltre, occorre un dialogo con il comitato organizzatore che deve essere rafforzato e non indebolito, il quale comitato - anche questo sembra che non risulti - ha già deciso che i convegni in cui saranno presenti 10 mila persone (non so quante sono, ma non certo di più), si svolgano alla fortezza e che la manifestazione si svolga in un giorno, non perché imposto come misura di ordine pubblico, ma perché accettato e voluto, al di fuori del centro della città. Questo è il punto su cui mi pare che si debba riportare la chiarezza.
Quella di Firenze è un'occasione per il movimento perché non soltanto la grandissima parte dello stesso deve praticare la non violenza, ma deve anche espellere chi è violento e non essere indifferente nei suoi confronti. Si tratta di un'occasione per le istituzioni locali, chiunque le governi. Quando ero un giovane studente universitario ed ero di sinistra, ricordo che mi colpì il fatto che un uomo non del mio partito, l'onorevole Aldo Moro, rifletteva sui movimenti studenteschi degli anni settanta non in termini di ordine pubblico ma come occasione di rapporto e di dialogo tra le istituzioni della democrazia e quei movimenti: quindi, questa è un'occasione anche per le istituzioni locali. Naturalmente, signor ministro, è un occasione anche per lei e per il Governo, perché noi tutti - quale che sia il nostro ruolo - dobbiamo dimostrare che l'Italia è un paese in cui si può venire, si può discutere e si possono fare manifestazioni in modo pacifico. Ancora un'ultima considerazione: dobbiamo cogliere questa occasione - così guardo a Genova - per rilanciare positivamente un rapporto tra forze dell'ordine e movimenti, soprattutto giovanili, che di recente è risultato ferito e il cui superamento non è interesse della maggioranza o dell'opposizione, ma della democrazia anche in questo paese.

PRESIDENTE. Il ministro Pisanu ha formulato qui preoccupazioni tali da non poter essere sottovalutate dalla Presidenza della Camera cui peraltro egli si è espressamente riferito in conclusione del suo intervento. Pertanto, mi metterò immediatamente in contatto con il Presidente Casini al quale riferirò le preoccupazioni del ministro per il seguito che egli riterrà eventualmente di dare ad esse a livello parlamentare.
Ringrazio tutti per aver svolto questo punto certamente importante.

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