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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.
PRESIDENTE. L'onorevole Saia ha facoltà di MAURIZIO SAIA. Signor Presidente, PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'interno, onorevole Mantovano, ha facoltà di ALFREDO MANTOVANO, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nei mesi precedenti la pausa estiva, così come informa la prefettura di Padova, l'attività degli esponenti di Padova dell'area dell'autonomia facenti capo principalmente al centro sociale Pedro si è orientata in modo consistente verso le tematiche dell'abitazione promuovendo ed appoggiando con sempre maggiore frequenza occupazioni di alloggi dell'edilizia residenziale pubblica in attesa di assegnazione. Complessivamente ne sono stati occupati undici.
delittuosa intrapresa configurava l'ipotesi di violazione di sigilli posti su disposizione dell'autorità giudiziaria, il personale di polizia presente ha informato dell'accaduto il magistrato di turno, il quale, tenuto conto del rischio di più gravi pregiudizi per l'ordine pubblico, ha disposto che, salvi i comportamenti violenti su persone o cose, fossero evitati interventi coattivi da parte delle forze dell'ordine in servizio di polizia giudiziaria e che queste ultime si limitassero a videofilmare la situazione. Tale operazione è stata eseguita dal personale della polizia scientifica.
PRESIDENTE. L'onorevole Saia ha facoltà di MAURIZIO SAIA. Signor sottosegretario, ho voluto insieme ad altri colleghi sottoscrivere questa interpellanza urgente per evidenziare un episodio che, come lei comprende - e come comprende il Governo -, è di tutta gravità, perché l'occupazione violenta di una sede di polizia, anche se municipale, riteniamo rappresenti l'anticipo per qualsiasi altro tipo di atto di violenza gratuita, che non si giustifica di fronte a nessun tipo di operazione di polizia nel territorio di una città, che tende comunque sempre a ristabilire l'ordine.
di occupazione della questura, magari con lo stesso atteggiamento passivo o, comunque, di controllo della situazione, allo scopo di evitare eventuali altri danni.
La problematica, per i problemi di ordine pubblico che presentava, è stata esaminata dal comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza nella seduta del 24 maggio 2002, con la presenza dei rappresentanti degli enti interessati ai quali è stata suggerita l'installazione negli alloggi in questione di misure di sicurezza passiva atte a prevenire le occupazioni.
Su disposizione della procura della Repubblica di Padova interessata della questione si è proceduto ad effettuare il sequestro preventivo ed il conseguente sgombero di tre degli immobili occupati. Proprio una di queste operazioni effettuata il 20 luglio è stata delegata dal GIP presso il tribunale di Padova al comando della polizia municipale della stessa città e ha riguardato lo sgombero di un immobile di proprietà comunale abusivamente occupato da una giovane coppia.
Nella mattinata del 24 luglio, intorno alle ore 11, il responsabile della sezione di polizia giudiziaria della polizia municipale ha informato la questura che un gruppo di militanti dei centri sociali, dopo aver rimosso i sigilli, aveva nuovamente occupato l'immobile. Il personale della Polizia di Stato, giunto sul posto, ha rilevato la presenza all'interno dell'appartamento di una quarantina di persone, fra aderenti al centro sociale Pedro e al centro sociale Rivolta di Venezia. Dopo aver proceduto all'identificazione e rilevato che l'azione
Trascorsa circa un'ora e rilasciate alcune dichiarazioni ai mass media, i manifestanti hanno abbandonato l'immobile senza dar luogo ad altri fatti di rilievo. Non potendosi escludere tuttavia ulteriori azioni dimostrative, volte a obiettivi comunque rappresentativi del comune di Padova (municipio, ufficio casa, sede dell'azienda territoriale per l'edilizia residenziale, comando vigili urbani e così via), il funzionario di pubblica sicurezza intervenuto sollecitava i responsabili del corpo a mantenere in stato di allerta anche la Polizia municipale, che intorno a mezzogiorno ha chiesto l'intervento della questura.
Nella circostanza veniva comunicato che poco prima un nutrito gruppo di dimostranti aveva dato luogo a un estemporaneo presidio nell'atrio della sede del comando, normalmente aperta al pubblico e priva di sistemi di filtraggio degli accessi. Gli operatori della Polizia di Stato, rapidamente intervenuti, constatavano che nel frattempo i manifestanti si erano trasferiti sul piazzale antistante la sede in questione, dove avevano esposto uno striscione di protesta contro l'ordinanza di sgombero dell'immobile occupato abusivamente, avevano distribuito volantini e avevano rilasciato interviste ai cronisti sopraggiunti.
La manifestazione è terminata dopo un incontro tra il comandante dei vigili urbani e una rappresentanza dei dimostranti. Questi ultimi si sono poi allontanati senza rendere necessari altri interventi della forza pubblica. Anche in questa occasione l'operato dei dimostranti è stato videofilmato dagli operatori della polizia scientifica. Tutti i partecipanti alle iniziative in questione sono stati identificati dal personale della Digos: alcuni direttamente sul posto, altri a seguito della visione dei filmati.
In relazione all'ipotesi di reato riscontrato, sono state complessivamente deferite all'autorità giudiziaria quaranta persone. La polizia municipale ha peraltro provveduto a informare la procura della Repubblica per quanto accaduto all'interno del comando, soprattutto con riferimento alle affermazioni dai toni minacciosi - riportate anche nell'interpellanza in oggetto - rivolte dai rappresentanti dei dimostranti durante l'incontro con il comandante dei vigili urbani.
Dunque, vi è stata costante sintonia operativa fra le forze di polizia e quelle municipali. L'intervento della forza pubblica è stato pronto ed ha evitato disordine e situazioni di pericolo per la sicurezza individuale e collettiva. La stessa quantità di persone deferite all'autorità giudiziaria dagli organi di polizia ne sottolinea l'impegno e l'efficienza. La questione ora è affidata alle valutazioni dell'autorità giudiziaria competente.
Il Governo non può non assicurare il proprio costante impegno a tutela delle libertà costituzionali e della legalità, senza accettare imposizioni o ricatti da parte di alcun gruppo di pressione.
Per questo motivo credo sia valsa la pena di evidenziare l'accaduto, anche perché vorremmo che vi fosse - su questo chiedo un impegno da parte del Governo, in particolare da parte del Ministero dell'interno - una maggiore attenzione nei territori che sono particolarmente in evidenza da questo punto di vista.
Sicuramente, nella nostra città - e voglio ricordare che, in questo territorio, sono anche assessore alla sicurezza e, quindi, alla polizia municipale -, dobbiamo rilevare una disponibilità al coordinamento da parte di tutte le forze dell'ordine, in particolare del prefetto e della questura, che si pone su livelli ottimali rispetto ad altre città italiane.
Tuttavia, devo constatare che, soprattutto negli ultimi mesi, la sensazione molto chiara che emerge è quella in base alla quale gli uffici della Digos - che sono preposti al controllo, al coordinamento anche delle altre forze dell'ordine o, comunque, all'indicazione delle attività relative ai gruppi politici, soprattutto di estrema sinistra che, in questi ultimi tempi, hanno dimostrato particolare irrequietezza - di fronte alla violenza di questi centri sociali, tendano a non far accadere fatti più gravi, rispetto a quella che, in alcune situazioni, dovrebbe essere la risposta delle forze dell'ordine.
Ritengo opportuno leggere un passaggio, contenuto nei verbali della polizia municipale, dal quale si evince che gli occupanti non si sono semplicemente limitati ad una dimostrazione, più o meno attiva, all'interno della sede della polizia municipale; infatti, le dichiarazioni rese dai capi di questi attivisti sono state di particolare violenza e gravità. In particolare, gli occupanti dichiaravano quanto segue: «...vogliamo che gli agenti disobbediscano alle deliranti iniziative di chi vuole trasformarli in un gruppo di squadristi (...). Vi avvertiamo che dovrete disobbedire, in caso contrario saremo costretti ad intervenire in maniera forte e proporzionata al vostro atteggiamento. Conosciamo i nominativi di tutti coloro che hanno partecipato al sequestro dell'appartamento di via Ruggeri; non è una minaccia ma una certezza. La questura non è intervenuta perché più intelligente (...) siete stati avvertiti quindi non costringeteci ad alzare il tiro».
Credo sia compito della magistratura attivarsi di fronte alla gravità di queste dichiarazioni, di queste minacce, di questa schedatura - tramite cineprese e macchine fotografiche - degli agenti all'interno della sede della Polizia municipale. Si tratta di agenti che, su ordine di un magistrato, qualche giorno prima, avevano proceduto ad un sequestro preventivo di uno dei tanti stabili occupati dai centri sociali.
Anche qui si dovrebbe aprire un altro importante varco su come, attraverso questi atti, anche nel territorio municipale, si stia destabilizzando la situazione di legalità. Ciò avviene a tal punto che, presso gli uffici casa del comune, persone anziane e poco abbienti telefonano dicendo: ci dicono che, ormai, per avere un'abitazione dobbiamo rivolgerci ai centri sociali, in quanto riusciamo ad averla con più certezza e più celermente.
Se si ingenera una sorta di illegalità quasi codificata, in quanto questi meccanismi non trovano mai uno stop e una fine da parte delle forze dell'ordine, ritengo ci si possa trovare di fronte ad iniziative molto più gravi, soprattutto alla ripresa autunnale dell'attività politica, che si presenta sicuramente difficile.
I centri sociali nella città la stanno facendo un po' troppo da padroni in molte situazioni: occupazioni delle piazze centrali della città con manifestazioni non regolari, settimanalmente o anche quotidianamente in alcuni momenti della settimana, sono quasi all'ordine del giorno. Purtroppo, l'atteggiamento della Digos, alla quale correttamente anche la polizia municipale si allinea, proprio per la particolare competenza degli uffici politici della questura, è sempre quello di mantenere il profilo basso, per evitare ulteriori disagi alla cittadinanza. Il problema è che i disagi continuano ad aumentare; pertanto, credo valesse la pena di sottolineare con attenzione questo fatto. Non vorremmo vedere, tra qualche settimana, il tentativo
Mi ritengo soddisfatto perché nella risposta del Governo trovo l'attenzione dovuta e anche la coscienza della gravità dei fatti. Chiedo soltanto che il Governo su questi fatti ponga una maggiore attenzione alla questura e, in particolare, agli uffici politici e alla Digos del capoluogo veneto, per la delicatezza che richiede il problema dell'attività dei centri sociali non soltanto nella città di Padova ma in tutto il nord est, come è ben noto. Mi auguro di constatare, nei prossimi mesi, che l'attenzione posta dal Governo si può verificare anche sul campo, nelle attività della questura stessa.


