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PRESIDENTE. L'onorevole Sereni ha facoltà di MARINA SERENI. Signor Presidente, l'Italia si è dotata negli ultimi anni di strumenti legislativi importanti in materia di cancellazione e di conversione del debito dei paesi in via di sviluppo. Mi riferisco alla legge n. 449 del 1997, regolata con decreto del 1999, che ha introdotto la possibilità di procedere alla conversione del debito. Successivamente la legge n. 209 del 2000 ha introdotto la possibilità di procedere alla cancellazione del debito. Queste norme sanciscono la finalizzazione della conversione o cancellazione a fini di sviluppo socialmente ed ambientalmente sostenibile e alla lotta alla povertà trasformando l'onere debitorio in sostegno diretto e verificabile alle politiche di riduzione della povertà che la comunità internazionale sta perseguendo. Consideriamo questo quadro normativo di importanza strategica per condurre efficacemente un'azione decisa contro la povertà e contro il sottosviluppo.
italiano e da un rappresentante del Governo peruviano; la costituzione di un comitato tecnico di sostegno a quello di amministrazione composto da un rappresentante del Ministero dell'economia peruviano, da un rappresentante del Governo italiano, da un rappresentante dell'agenzia di cooperazione peruviana, da un rappresentante dei comuni del Perù e da due rappresentanti della società civile, di cui uno dei movimenti indigeni. I due rappresentanti della società civile vengono designati con l'approvazione delle parti contraenti. Infine, nell'accordo è prevista la costituzione di un fondo Italia-Perù e le condizioni per accedervi.
neppure consultare la Red Perù Jubileo 2000, promossa dalla Conferenza episcopale peruviana e dalla Conferenza nazionale delle associazioni per lo sviluppo (CONADE).
PRESIDENTE. Il sottosegretario per i rapporti con il Parlamento, senatore Ventucci, ha facoltà di COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. L'accordo di conversione del debito Italia-Perù prevede, sulla base normativa di cui alla legge 27 dicembre 1997, n. 449 e del conseguente decreto attuativo del 9 novembre 1999, che il fondo derivante dalla conversione italo-peruviana finanzi i progetti di riduzione della povertà, quelli di sviluppo economico e sociale e quelli di protezione ambientale. L'accordo intergovernativo, largamente mutuato da analogo accordo di conversione svizzero-peruviano, prevede che i progetti possano essere proposti da autorità locali peruviane (includendovi sia le istituzioni del Governo centrale sia quelle di livello decentrato: dipartimenti, province, municipalità), da organizzazioni non governative presenti in Perù o anche da organismi internazionali, i quali ultimi si facciano tramite di progetti richiesti da una delle due categorie precedenti.
direzione generale cooperazione e sviluppo del Ministero degli esteri; il rappresentante dei governi locali peruviani; due rappresentanti della società civile peruviana.
PRESIDENTE. L'onorevole Sereni ha facoltà di MARINA SERENI. Signor Presidente, mi dichiaro parzialmente soddisfatta; tra l'altro, le notizie fornite dal sottosegretario le avevo già in parte sottolineate durante l'illustrazione della mia interpellanza.
effettuare una valutazione più generale e complessiva dell'attuazione della legge n. 209 del 2000, anche in funzione della necessità o dell'opportunità di dotare il ministero competente di strumenti di verifica e di monitoraggio dell'attuazione di questa legge che non può essere lasciata ad un'attuazione poco verificabile. Penso che dobbiamo ragionare su questo. Per parte nostra chiederemo al Governo di fare una verifica complessiva e avanzeremo anche delle proposte circa l'architettura idonea al monitoraggio degli accordi di conversione e di cancellazione del debito.
Il nostro paese e, in particolare, il ministro degli esteri si è più volte espresso, penso all'ultima occasione della conferenza di Johannesburg, in favore del raggiungimento dell'obiettivo dello 0,7 per cento del prodotto interno lordo da destinare agli aiuti dei paesi più poveri. Credo che uno degli strumenti fondamentali sia la piena attuazione di questo quadro normativo che consente la cancellazione o la conversione del debito dei paesi più poveri.
Quella con il Perù è una delle prime realizzazioni di tale normativa in coerenza con i principi indicati dal legislatore. Vi è un accordo di conversione del debito pubblico bilaterale del Perù con l'Italia che risale all'ottobre del 2001, quando venne sottoscritto a Lima dal sottosegretario Baccini, ed ammonta a 127 milioni di dollari esigibili in sei anni e destinati al finanziamento di progetti di sviluppo in zone con indici di povertà estrema.
In estrema sintesi, i punti dell'accordo riguardano la costituzione di un comitato di amministrazione composto dall'ambasciatore
A noi risulta che in tutte le fasi del negoziato le componenti della società civile sia peruviana sia italiana hanno attivamente partecipato alla definizione degli scopi dell'accordo rivendicando una gestione democratica e trasparente del fondo in ottemperanza agli orientamenti generali della cooperazione internazionale, delle Nazioni Unite, della Banca mondiale ed a quelli prevalenti nell'opinione pubblica peruviana.
Anche successivamente alla stipula dell'accordo si sono andate moltiplicando le iniziative delle componenti sociali dei due paesi al fine di introdurre clausole di trasparenza nella gestione e, in particolare, due sono stati i punti sollevati: la richiesta che la nomina nel comitato tecnico dei rappresentanti della società civile peruviana rispetti i criteri di rappresentatività e la predisposizione di un regolamento esecutivo del fondo che salvaguardi gli scopi dell'accordo.
Vari tentativi sono stati esperiti dalle organizzazioni della società civile di entrambi i paesi per incontrare le rappresentanze ufficiali che hanno definito le condizioni di esecuzione del fondo Italia-Perù. Una missione tecnica italiana si è recata nel maggio 2002 in Perù per negoziare i contenuti del regolamento di applicazione.
Allo stesso tempo, organismi sociali peruviani hanno concentrato la loro iniziativa sulla richiesta al loro Governo che la designazione dei membri della società civile nel comitato tecnico corrisponda effettivamente a criteri di trasparenza e rappresentatività.
Il regolamento di applicazione dell'accordo, reso noto dal Ministero dell'economia peruviana a fine maggio, contiene alcuni punti oscuri; al riguardo chiediamo quindi al Governo di poterci fornire delle delucidazioni. Mi riferisco ad esempio al fatto che tra gli enti eleggibili si inseriscano le istituzioni pubbliche senza ulteriori esplicazioni. Si aprono così le porte al coinvolgimento anche di organismi governativi, con il forte rischio di contraddire le premesse di una conversione e cancellazione del debito di questa portata, basata tra l'altro sul criterio dell'addizionalità e cioè sulla gestione di un fondo che partecipa in modo aggiuntivo, e non sostitutivo, alla spesa pubblica destinata a fini sociali.
Inoltre il numero delle regioni prioritarie viene ampliato dalle nove originariamente ipotizzate a dodici, con un preoccupante allargamento di un principio di impatto socio economico, che potrebbe favorire un ritorno al metodo della dispersione a pioggia.
All'inizio di giugno del 2002, sono apparsi su alcuni quotidiani peruviani annunci del comitato di amministrazione, che invitavano alla presentazione di progetti al fondo Italia-Perù. In questo modo il comitato di amministrazione avviava la convocazione del bando per i progetti in assenza del comitato tecnico, per il quale a tutt'oggi non risulta esistere alcuna nomina ufficiale.
Per quanto riguarda le nomine dei rappresentanti della società civile, poniamo inoltre la seguente questione. Le organizzazioni indigene maggiormente rappresentative hanno designato in forma collettiva un loro rappresentante da sottoporre alle parti, mentre per l'altra nomina abbiamo appreso pochi giorni fa la notizia secondo la quale il rappresentante della società civile (il secondo rappresentante) sarebbe un esponente della Confederazione degli imprenditori peruviani (CONFIEP). Tale nomina, comunque discutibile, sarebbe inoltre stata decisa senza
Queste sono le premesse (e al tempo stesso anche le preoccupazioni) che rendono la presente interpellanza particolarmente importante per noi, perché non possiamo non temere rischi di pressappochismo e di superficialità da parte del Governo peruviano e non possiamo non temere possibili allocazioni delle risorse in modo irregolare e contraddittorio con il dettato dell'accordo e senza l'assenso, oppure con la tacita accettazione, del Governo italiano e della locale unità tecnica.
Tali premesse sono relative alle questioni che abbiamo puntualmente espresso nell'interpellanza e che riguardano, come il rappresentante del Governo sa benissimo, quanto segue: la tipologia dei soggetti che potranno concorrere ai finanziamenti; l'impostazione del rapporto con il Governo peruviano per l'applicazione dell'accordo Italia-Perù; le forme, i modi e il percorso che si è inteso seguire per individuare le rappresentanze della società civile peruviana; come il Governo intenda impostare il rapporto con le organizzazioni non governative italiane impegnate attualmente in Perù; se il Governo italiano ritenga il regolamento attuativo coerente con lo spirito e con la lettera dell'accordo; infine, quali strumenti di monitoraggio del processo di attuazione della normativa vigente in materia di cancellazione del debito e dell'accordo specifico Italia-Perù, il Governo italiano abbia previsto o stia prevedendo.
I finanziamenti, in base all'accordo, dovranno essere destinati equamente a progetti presentati attraverso ciascuna delle tre precedenti categorie.
La tipologia di soggetti indicati nell'accordo riflette l'opportunità di coinvolgere, tra gli attori delle conversioni del debito, gli enti di governo centrale, le autonomie locali, i rappresentanti della società civile, gli organismi internazionali istituzionalmente impegnati nel sostegno allo sviluppo del paese.
Il rapporto con il Governo peruviano, regolato dalle disposizioni contenute nell'accordo e nel regolamento di esecuzione concordato tra le parti, prevede in sintesi, a fronte dell'assenso italiano a non esigere i pagamenti dovuti al Mediocredito centrale a titolo di restituzioni sul debito concessionale, che il Perù si impegni a versare l'equivalente di detti pagamenti in un fondo di contropartita, da utilizzare per finanziare i progetti di riduzione della povertà, di sviluppo economico-sociale e di protezione ambientale.
La selezione dei progetti avverrà, sulla base dei criteri preventivamente stabiliti nell'accordo e nel regolamento, sotto la responsabilità di un comitato di gestione, di cui fa parte un rappresentante del Ministero dell'economia e delle finanze del Perù, assistito da un comitato tecnico, in cui siedono: i rappresentanti del Ministero dell'economia e delle finanze del Perù e dell'Agenzia di cooperazione tecnica peruviana; un esperto rappresentante della
Sia il comitato di gestione sia il comitato tecnico adottano decisioni per consensus, quindi con l'assenso di tutte le parti rappresentate. Il comitato tecnico si avvale anche di uno staff di esperti, finanziato in larga parte direttamente dalla direzione generale cooperazione e sviluppo.
In merito alla rappresentanza della società civile peruviana, l'accordo prevede che il comitato tecnico sia integrato da due rappresentanti della società civile, scelti congiuntamente dalle parti in consultazione con gli attori della stessa società civile su base rotativa. Inoltre, è previsto che uno di essi sia scelto da una delle organizzazioni dei popoli indigeni del Perù. Attualmente, le parti si trovano nella fase di selezione di tali rappresentanti.
Le organizzazioni non governative italiane, presenti in Perù, sono state coinvolte in diverse riunioni, allo scopo di raccoglierne il parere sull'attuazione dell'accordo (suggerimenti e proposte, al fine di una maggiore efficacia e trasparenza del processi in corso).
Si ritiene che il regolamento attuativo dell'accordo ne recepisca la lettera e lo spirito. È stata, infatti, messa a punto una procedura quanto più possibile oggettiva e trasparente per la valutazione e la selezione dei progetti che verranno presentati per il finanziamento.
Tale procedura consiste in una griglia di criteri, alcuni dei quali di sbarramento, corrispondenti ad elementi indispensabili dei progetti, altri a punteggio, con ulteriore elemento di cautela consistente nell'obbligo di chiedere la valutazione di un ente terzo - un'agenzia di sviluppo internazionale - per progetti di valore superiore un milione di dollari. Una volta che il processo di conversione sarà effettivamente entrato nella sua fase operativa - attualmente stanno per chiudersi i termini della convocatoria per la presentazione dei progetti (circa un quinto del totale a valere sui finanziamenti del primo anno) e successivamente si procederà alla loro valutazione, selezione e finanziamento - potrà essere perfezionato alla luce dell'esperienza del primo anno.
Sia l'accordo sia il regolamento prevedono esplicitamente che le parti, avvalendosi del comitato tecnico e del suo staff di supporto, eseguano operazioni di monitoraggio dei progetti, attraverso la ricezione di rapporti periodici o visite in situ. Ciascuna delle parti, comunque, può autonomamente disporre operazioni di monitoraggio.
Ritengo che, da un lato, vi sia una conferma dell'emanazione di un bando e del fatto che si stia procedendo ad una selezione dei progetti in assenza - almeno per quanto è a nostra conoscenza - del perfezionamento del comitato tecnico.
Dall'altro, mi pare che ci stiamo muovendo su una materia così delicata e così importante con un'attenzione di tipo secondario e un po' burocratico verso la rappresentanza ed il ruolo della società civile e delle organizzazioni non governative. Vorrei richiamare l'attenzione del Governo sul fatto che ormai tutti gli organismi tecnici e tutte le organizzazioni internazionali ci dicono che i progetti di lotta alla povertà e di lotta al sottosviluppo sono tanto più efficaci e tanto più utili quanto più coinvolgono direttamente le comunità locali che ne sono destinatarie. Quindi, vorrei sottolineare ancora questo punto: non lo considererei un elemento di attuazione burocratica di un regolamento o di un accordo. C'è bisogno che il coinvolgimento della società civile e delle organizzazioni non governative sia davvero pieno, affinché questi progetti vadano efficacemente a buon fine.
Concludo cogliendo, invece, l'occasione per anticipare al Governo l'esigenza di


