Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 201 del 9/10/2002
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(Iniziative per la salvaguardia della continuità della produzione e dell'occupazione della FIAT - n. 3-01450)

PRESIDENTE. L'onorevole Alfonso Gianni ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01450 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 7).

ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, ci rendiamo conto di sollevare un grande tema per il quale comunque non basterà questo question time, ma sarà necessaria una discussione di tutto il Parlamento. Infatti, qui siamo di fronte alla morte dell'unica industria automobilistica italiana, la FIAT. Si parla di chiusura, prima di tutto, degli stabilimenti di Arese e di Termini Imerese, dove vi è stato un grandissimo sciopero il cui successo salutiamo vivamente. Si parla, inoltre, di una svendita anticipata alla grande compagnia americana General Motors. In questo modo, l'Italia perderebbe occupazione e ruolo economico nel mondo: diventerebbe, come scrivono autorevoli commentatori, un paese di serie C.
La storia di questo Governo, quindi, sarebbe segnata indelebilmente da questa, oltre che da altre, triste vicenda. Che fare allora? Le strade finora perseguite con incentivi, aiuti e facilitazioni non hanno avuto successo. Noi proponiamo un problema in modo secco: nazionalizzare la FIAT prima che sparisca dalla storia centenaria dell'industria italiana.

PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, la gravità della crisi del mercato dell'auto ha connotazioni mondiali, ma molto eterogenea è la reazione dei singoli produttori, così che anche nel formulare le previsioni delle imprese gli analisti sono molto selettivi. Sia negli Stati Uniti che in Europa è previsto un sia pur lieve recupero della domanda entro la fine di quest'anno e nel 2003, ma non c'è ottimismo sulla formazione di significativi margini economici. Fra i gruppi europei, la FIAT è l'unica ad avere nel 2002, così come già nel 2001, una redditività negativa. Sono in condizioni migliori la Peugeot, la Volkswagen, la BMW, la Daimler-Chrysler e la Renault. Nel primo semestre del 2003 il gruppo FIAT ha visto ridurre del 6 per cento il suo fatturato consolidato (cioè inclusivo di tutte le attività), ha registrato un risultato netto della società per gli azionisti negativo per 563 milioni di euro e presenta un indebitamento finanziario totale pari a 32,2 miliardi di euro, di poco inferiore alla punta di 35,6 miliardi di euro di fine marzo scorso. La riduzione dell'indebitamento è un primo risultato dell'opera di ristrutturazione finanziaria avviata dal gruppo FIAT, d'intesa con le istituzioni finanziarie.
Se si passa dal dato consolidato al settore auto, l'andamento economico e finanziario peggiora sotto ogni profilo. Le ragioni della peculiare situazione della casa automobilista italiana vengono fatte risalire a incertezze sia industriali, in tema di nuovi investimenti tecnici, sia commerciali e gestionali, in tema di agevolazioni creditizie ai clienti, rivelatesi, da un lato, molto poco fertili e, dall'altro, finanziariamente pesanti e onerose. Lo sforzo compiuto nel recente passato ha portato a un relativo alleggerimento dei costi, tanto che il risultato nel secondo trimestre del 2002 è stato meno negativo di quello pesantissimo del primo trimestre. Tuttavia, questo alleggerimento ha generato margini di autofinanziamento impari rispetto alle esigenze finanziarie che il rilancio della produzione richiederebbe.


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Il Governo già qualche mese fa si è attivato per elaborare misure di contrasto della congiuntura in quel momento particolarmente sfavorevole. Va ricordato che la caduta media della domanda nel primo semestre in Italia è stata pari al 13 per cento. Dopo un breve periodo di assestamento, per l'applicazione dello strumento posto in essere attraverso gli incentivi della rottamazione, nel mese di settembre scorso il mercato ha fatto registrare un sensibile miglioramento con un incremento delle immatricolazioni del 3,4 per cento rispetto allo stesso mese dell'anno scorso e anche l'acquisizione di ordini e di certezza su una percentuale di incremento dell'11 per cento rispetto all'anno passato: quindi, è possibile dedurre che complessivamente l'intervento effettuato ha determinato qualche effetto positivo. In contrasto con il recupero generale, la FIAT ha continuato a perdere quote di mercato in Italia, passando dal 32,1 per cento nel 2001 al 28,7 per cento a fine settembre scorso. Questo dato conferma la serietà e la peculiarità della crisi della FIAT auto.
Il Governo - e rispondo precisamente ai due quesiti - sta esaminando il problema e non mancherà di assumere con tempestività i provvedimenti più appropriati almeno per alleviare gli effetti negativi della crisi sul piano sociale.
Quanto invece alla prospettiva di sostenere la ricerca e la progettazione di nuovi prodotti, a diverso impatto ambientale e sociale, il Governo continua a dichiararsi disponibile a valutare ogni iniziativa che in tal senso venisse dal produttore nazionale e con rigore non minore da eventuale altro produttore che si insediasse sul nostro territorio.

PRESIDENTE. L'onorevole Alfonso Gianni ha facoltà di replicare.

ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, sono completamente insoddisfatto della risposta data dal Governo; il mio giudizio riguarda l'esecutivo nel suo complesso e non certo la persona del ministro Giovanardi che ringrazio per essere presente anche se francamente, su un tema così rilevante, avrei gradito la presenza del ministro competente. In questo caso, siamo di fronte ad un tema centrale e la risposta che il ministro Giovanardi ci ha reso poteva essere uguale a quella che questo Governo ci aveva già dato circa cinque o sei mesi fa. Nel frattempo però la situazione è precipitata; il Governo non può sostenere che agirà tempestivamente perché il momento dell'azione è ora e tutti i ragionamenti sulla ricerca scientifica, sul recupero della domanda sono bolle d'aria se nel frattempo la FIAT diventa una dépendance della General Motors, rispetto alla quale il Governo non avrebbe alcuna voce in capitolo. Bisogna decidere ora cosa fare.
Ministro Giovanardi, in termini di cassa integrazione guadagni in 25 anni abbiamo pagato una cifra pari a 238 mila miliardi di vecchie lire, 120 miliardi di euro, cioè una dozzina di leggi finanziarie date alla dirigenza della FIAT con il risultato di aver chiuso stabilimenti, più che dimezzato l'occupazione, ridotto la qualità del prodotto ad un livello che il mercato internazionale rifiuta e, come se ciò non bastasse, si concedono liquidazioni d'oro ai manager.
Il tempo dell'attesa è finito, bisogna agire. Noi proponiamo una cosa precisa: questa azienda deve essere nazionalizzata. Lei ha citato la Renault e la Volkswagen come fenomeni positivi nel mercato auto europeo. Lei dovrebbe sapere che in Renault e in Volkswagen l'incidenza della proprietà pubblica, dell'intervento pubblico è estremamente rilevante. Anche per questo quelle aziende, innovando il prodotto e riducendo l'orario di lavoro, sono uscite da periodi di crisi, hanno evitato la disoccupazione e hanno mantenuto una produzione che le colloca ad un livello di eccellenza sullo scenario mondiale.
Su questo - depositeremo a riguardo appositi documenti - chiediamo una discussione generale del Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

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