Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 200 dell'8/10/2002
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(Esigenza di una corretta e completa informazione sulla strage di Ustica - n. 2-00257)

PRESIDENTE. L'onorevole Tucci ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00257 (vedi l'allegato A - Interpellanza e interrogazioni sezione 2).

MICHELE TUCCI. Signor Presidente, signor ministro, sono trascorsi 22 anni dall'incidente di volo del DC9 Itavia del 27 giugno 1980, da quella tragedia che costò la vita ai 77 passeggeri ed ai quattro membri dell'equipaggio. Nel corso degli anni, le oggettive difficoltà di istruzione probatoria hanno portato alla formulazione di ipotesi e di relativi capi di imputazione che sono tuttora al vaglio della magistratura. Il processo dinanzi alla terza sezione della corte d'assise di Roma, che dovrà stabilire la «verità processuale» sulla tragica vicenda, sta ormai per concludersi.


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Tra contraddizioni e sospetti di depistaggio, tutto è stato fatto per ricostruire la vicenda ed acquisire elementi di prova, compresi il recupero e la ricostruzione - quasi integrale - dell'aeromobile. Tuttavia, la possibilità di individuare precise responsabilità nelle competenti sedi giurisdizionali risulta difficile, e soltanto il completamento dell'attuale fase processuale potrà individuare una verità, quanto meno processuale.
In questo contesto, il ruolo dei media nella vicenda di Ustica è stato estremamente rilevante per il forte impatto ambientale sull'opinione pubblica di questa tragedia e per la difficile individuazione dei responsabili. In tale contesto, alle vittime di Ustica, cui va tributato il massimo rispetto ed il massimo impegno per la ricerca della verità, si è rischiato - ed ancora oggi si rischia - di affiancare ulteriori vittime.
Intendo riferirmi, signor ministro, alle istituzioni coinvolte, come l'Aeronautica militare, il Sismi e coloro che, per difendere il corpo di appartenenza da accuse ritenute ingiuste, sono stati perseguiti penalmente, a causa del contenuto, ritenuto diffamatorio, delle affermazioni fatte. Cito, a tal proposito, il caso del generale Catullo Nardi, uno dei coordinatori del dossier Ustica predisposto dal comitato di studi istituito presso il centro studi aeronautici, condannato in primo grado per alcune affermazioni fatte nel corso di un convegno.
Analoga è la situazione degli attuali imputati, tra cui gli ufficiali dell'aeronautica militare, del Sismi e di Civilavia, su cui pesano gravissime accuse, che vanno dall'attentato contro organi costituzionali dello Stato, aggravato dall'alto tradimento, alla falsa testimonianza e al depistaggio.
Signor ministro, un processo sommario si è già svolto in televisione, in uno spettacolo prodotto da RAI 2 basato su una ricostruzione arbitraria dei fatti che non lascia spazio ad una critica valutazione, ma propone piuttosto l'opinione che sui fatti si sono formati gli autori dello spettacolo che, pertanto, giungono ad una condanna previa e senza appello degli imputati.
La Costituzione repubblicana, lo ricordo a me stesso, tutela la libertà di stampa e di espressione, ma nel contempo protegge i diritti fondamentali di pari rango e, fra questi, uno spesso ignorato dalla foga giustizialista degli ultimi anni: intendo riferirmi alla presunzione di innocenza, alla libertà e all'indipendenza della funzione giurisdizionale che dovrebbe svolgere la propria attività in piena autonomia ed indipendenza, senza per questo essere soggetta a suggestioni o turbative.
Per questo, nel valutare l'opportunità di divulgare attraverso diversi media e rappresentazioni artistiche una ricostruzione di parte mentre si celebra la fase conclusiva del processo (lo voglio ricordare) occorrerebbe tener conto dell'esigenza di bilanciare il legittimo diritto di cronaca con gli altri diritti ed interessi in gioco, quindi valutare l'inopportunità di diffondere ricostruzioni parziali e fantasiose che implicano pesantissime responsabilità a carico di soggetti che ancora non sono stati condannati nelle sedi competenti.
Noi siamo convinti che il servizio pubblico televisivo deve garantire una completa informazione sull'inchiesta, sul processo, sulle posizioni espresse dall'accusa e dalla difesa, sulle richieste fatte dal Governo italiano nei confronti della Francia e degli Stati Uniti, sulle risposte ricevute e sulle forme di cooperazione attivate a livello internazionale.
In tal senso, è indispensabile che il Governo, per primo, faccia chiarezza riferendo su quali risposte ha ricevuto dalla Francia e dagli Stati Uniti e da eventuali altri paesi interpellati in merito alla vicenda di Ustica e quali ipotesi, allo stato degli atti, ritiene essere più plausibili dell'esplosione del DC9, alla luce delle risultanze della Commissione d'inchiesta a suo tempo insediata per fare chiarezza sull'intera vicenda.

PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.


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CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, l'onorevole Tucci con la sua interpellanza ha sollevato una questione molto seria, relativa ad un avvenimento che, innanzitutto, ha colpito dolorosamente le vittime di quella esplosione aerea e i familiari delle vittime in un contesto successivo, nel quale poi, per tantissimi anni, si è discusso sull'accaduto con conseguenze (l'interpellante ne ha citate alcune) che hanno causato una serie di prese di posizione - anche di tipo spettacolare - sugli avvenimenti che hanno riguardato la caduta di quel DC9. Vi sono state poi delle ricostruzioni, molte volte di fantasia, relativamente all'accaduto e vicende giudiziarie ancora in corso (l'interpellante le ha citate) che riguardano accuse molto pesanti nei riguardi dei vertici dell'aeronautica militare di allora.
Credo sia doveroso per questo Governo rispondere con dei dati di fatto - lasciando da parte le opinioni su ciò che risulta agli atti, relativamente alla vicenda di Ustica - dando indicazioni puntuali alle domande dell'interpellante e cioè quali risposte il Governo ha ricevuto nel tempo dalla Francia e dagli Stati Uniti e da eventuali altri paesi interpellati in merito alla vicenda di Ustica e quali ipotesi, allo stato degli atti di Governo, ritiene essere più plausibili come causa dell'esplosione del DC9, anche alla luce delle varie Commissioni di inchiesta che si sono nel tempo costituite.
Per quanto riguarda la prima domanda in ordine al rapporto con i paesi che sono stati interpellati dal Governo italiano per ottenere notizie circa quell'avvenimento, la Libia non ha mai fornito risposta alle richieste italiane, Israele ha confermato di non avere elementi, mentre l'ex Iugoslavia ha affermato di non avere avuto coinvolgimenti specifici. La Germania e l'Inghilterra hanno assicurato di non aver avuto velivoli in volo nel basso Tirreno la sera del 27 giugno 1980 in cui il DC9 esplose. La Francia e gli Stati Uniti (paesi importanti perché la polemica anche giornalistica, che ha prefigurato scenari di guerra nel Mediterraneo quella notte, ha spesso puntato il dito su supposte responsabilità della Francia e degli Stati Uniti) hanno fornito risposte dirette, da parte dei Presidenti Chirac e Clinton, al Governo Amato nel settembre e nell'ottobre 2000, affermando, per l'ennesima volta, di non avere elementi, a loro conoscenza, di responsabilità. La Francia e gli Stati Uniti - sembra incredibile - hanno risposto rispettivamente per tredici volte e per sessantatré volte alle varie richieste di rogatorie e di collaborazione da parte dell'Italia. Credo sia utile dare lettura delle risposte del Presidente francese e del Presidente degli Stati Uniti anche per il tono costruttivo e di collaborazione di tali lettere.
Nel 27 settembre Chirac risponde al Presidente Amato nel modo seguente: «Signor Presidente, caro amico, ho avuto un grande piacere nel rivederla a Parigi il 19 settembre. In quell'occasione lei ha sollevato la questione di Ustica in relazione al fatto che è imminente l'apertura del relativo processo penale dinanzi alla sesta corte d'assise di Roma. La verità su questa tragedia deve essere conosciuta ed io le confermo il sostegno della Francia per aiutare la giustizia italiana a fare piena luce. Quattordici commissioni e rogatorie internazionali sono state indirizzate alle autorità giudiziarie francesi dal 6 luglio 1990 al 18 dicembre del 1997. Queste commissioni e rogatorie hanno tutte ricevuto risposte che sono state indirizzate al magistrato richiedente (l'ultima trasmissione è in data 29 gennaio 1999). Pertanto, tutte le rogatorie sono state eseguite. La Francia è pronta a continuare la sua cooperazione piena ed intera. Ho preso nota delle questioni prioritarie per le autorità giudiziarie italiane quali esposte nella sua lettera datata 16 giugno.
In virtù della Convenzione europea di cooperazione giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, la quale regola la nostra cooperazione giudiziaria su base bilaterale, sarà nel quadro di nuove domande di cooperazione che potranno essere fornite le risposte. Sappia che da


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parte mia c'è la migliore attenzione affinché la verità sia acclarata. Firmato: il Presidente francese Chirac».
Clinton scrive il 24 ottobre del 2000 da Washington quanto segue: «Caro Giuliano, ho molto gradito il nostro incontro a Washington. Confermo la nostra stretta cooperazione. Dal momento che, durante la tua visita, non abbiamo avuto l'occasione di discutere delle tue lettere sull'incidente dell'aereo di linea avvenuto a Ustica nel 1980 e della riforma del Consiglio di sicurezza della Nazione unite desidero trattarli ora. Circa l'incidente del DC9 Itavia al largo di Ustica, gli Stati Uniti hanno supportato le autorità giudiziarie italiane per molti anni nel loro sforzo di gettare luce sul medesimo. Abbiamo risposto a tutte le domande pervenute dai magistrati italiani. Abbiamo anche reso disponibili tutte le informazioni che potessero dare un indizio che spiegasse il destino del velivolo Itavia. Siamo certi che non esiste alcun'altra informazione che possa spiegare quanto accaduto. Rimango fermo nella convinzione che non vi sia stato alcun coinvolgimento americano di qualsiasi sorta nell'incidente del DC9 Itavia. La sua lettera asserisce che molti punti devono essere ancora chiariti circa Ustica. Se vi fossero altre domande suggerisco che sarebbe meglio che ritrattassimo un'applicazione del nostro trattato di mutua assistenza legale».
Anche in tal caso si tratta di una risposta molto cordiale, ma anche molto ferma che naturalmente apre la questione dei rapporti con due paesi amici ed alleati, come la Francia e gli Stati Uniti, in merito alla reiterazione (ripeto siamo alla sessantatreesima e tredicesima risposta) del suddetto episodio.
Ricordo che anche il nuovo ministro francese Raffarin ha dato recentemente la risposta ad una specifica lettera della senatrice Bonfietti quale presidente dell'associazione parenti delle vittime della strage di Ustica, nella quale asserisce che il proprio paese ha cercato di aiutare la magistratura italiana per fare completa luce sulla vicenda, intendendo la Francia svolgere un ruolo attivo affinché la verità sia conosciuta. Il Governo prende atto delle tredici risposte francesi e delle sessantatré risposte statunitensi ed apprezza la disponibilità alla collaborazione.
Passando invece alle ipotesi plausibili circa la causa della perdita del DC9 Itavia, che ha provocato le ottantuno vittime innocenti di quella tragedia, riepilogherò sinteticamente gli eventi più significativi di un'attività di indagine durata vent'anni, che ha interessato le procure di Palermo e di Roma ed anche l'allora Presidente del Consiglio pro tempore, l'onorevole De Mita, tramite la commissione Pratis istituita nel 1989-1990 per focalizzare attentamente le ipotesi dell'esplosione, così come risultano agli atti istruttori pubblici e su quanto è finora emerso durante l'udienza di assise in Rebibbia per il processo iniziato il 28 settembre del 2000 ed ancora in corso.
Nel 1980 la commissione tecnico formale di Civilavia, immediatamente nominata dal ministro Formica e denominata Luzzatti, anticipò - sin dall'ottobre di tale anno - che la perdita del DC9 era dovuta ad un'esplosione, potendosi escludere il cedimento strutturale e la collisione in volo. Formalizzò tale anticipazione nel 1982 precisando di non poter stabilire se l'esplosione fosse stata esterna o interna, in quanto determinabile soltanto con il recupero del relitto dell'aereo, che tornò a richiedere - invano - nel 1984. Vedutasi inascoltata (in ordine al recupero dell'aereo), si autosciolse nel 1986 (la commissione è sciolta di fatto ma formalmente ancora costituita in base al decreto istitutivo).
Nel 1984 al pubblico ministero Santacroce si affiancò il giudice istruttore Bucarelli - poi sostituito dal giudice Priore nel 1990 - mentre furono nominati pubblici ministeri i giudici Coiro, Salvi, Roselli e Nebbioso, concludendosi l'attività inquirente, con una legge speciale di proroga, il 31 dicembre del 1997. Nel 1986 venne deciso dalla Procura di Roma il recupero dell'aereo dai fondali del Tirreno, quando era Presidente del Consiglio l'onorevole Craxi e sottosegretario Amato, eseguendosi una prima fase di recupero nel 1988-1989 (fino al 34 per


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cento), mentre la seconda fase fu eseguita nel 1992, recuperandosi fino al 94 per cento dei resti dell'aereo.
Nel 1989-1990 i cinque membri del collegio peritale d'ufficio presieduto da Blasi indicarono in un'esplosione esterna dovuta ad un missile lanciato contro il DC9 la causa della perdita dell'aeromobile e la morte dei settantasette passeggeri e dei quattro membri dell'equipaggio. Nel rispondere ai quesiti posti dal giudice istruttore Bucarelli il collegio si spaccò; dopo una nuova perizia il presidente ed un membro sostennero l'esplosione interna ed i tre rimanenti membri ancora l'esplosione esterna dovuta ad un missile.
Nel 1989-1990, la commissione Pratis - voluta come ho detto dal Presidente del Consiglio De Mita - operando per accertare se le azioni delle varie componenti dello Stato nel caso Ustica fossero state compiute e corrette, pervenne alla conclusione che l'incidente fosse stato di natura terroristica, provocato da un oggetto esplosivo interno all'aereo, escludendo il missile come causa, non essendo stati utilizzati missili o radiobersagli nella sera del 27 giugno del 1980 in ora e in zona dell'incidente, né essendovi in atto esercitazioni aeronavali, mentre la nave e i radar della difesa aerea non rivelavano al tempo della caduta la presenza di nessun altro aereo in volo entro l'area di 40 miglia nautiche al di fuori del DC9. La distruzione del modello radaristico di Licola avvenne nel 1984 nel quadro del normale sfoltimento di documenti d'archivio dopo che era stato dissequestrato da parte dell'autorità giudiziaria indagante.
L'organizzazione delle operazioni di ricerca e soccorso da parte dell'aeronautica e della marina militare - continua la commissione - risulta essersi attivata con la dovuta tempestività ed efficienza. Gli organi competenti del Ministero della difesa hanno fornito costante collaborazione all'autorità giudiziaria nelle sue indagini, confermando che, nella zona e nell'ora dell'incidente, non erano in corso esercitazioni aeree o navali Nato, conferma ottenuta, come abbiamo visto prima, anche dagli Stati esteri interpellati (Stati Uniti, Francia, Germania occidentale, Inghilterra ed Israele), con una portaerei della sesta flotta Usa e una fregata inglese in porto a Napoli, due portaerei francesi in porto a Tolone e quattro navi russe in porti della Tunisia. Dalle autorità libiche, invece, come ho già detto, non sono pervenute risposte dirette.
Le risultanze acquisite dalla commissione portano ad escludere ogni supposto coinvolgimento nell'incidente di Ustica del famoso aereo Mig 23 ritrovato in Calabria, che deve invece ritenersi caduto effettivamente il 18 luglio 1980, come è dimostrato anche dalle ultime notizie arrivate dagli Stati Uniti, dove vi sono documenti ufficiali che dimostrano che in quella data la CIA venne informata della caduta e che, pertanto, non vi è alcuna relazione fra i due fatti.
Nel 1990 il giudice istruttore Priore nominò un nuovo collegio peritale d'ufficio internazionale, composto da cinque membri stranieri, esperti internazionali di incidentistica aerea, denominato comunemente Misiti, ma in effetti presieduto dal professor Santini, il quale redige una prima perizia coordinante vari sottogruppi di lavoro. Le conclusioni alle quali pervenne il collegio Misiti rigettavano le ipotesi di perdita del DC9 per abbattimento da missile, cedimento strutturale o collisione con altro velivolo, mentre l'ipotesi di un'esplosione interna veniva considerata come tecnicamente sostenibile, rigettando le ipotesi di quasi-collisione (vedremo in seguito di cosa si tratta).
La relazione peritale è stata condivisa e firmata da tutti gli 11 componenti del collegio, compreso l'esperto che lavorò sul caso dell'aereo inglese scomparso qualche anno prima, ed i professori Casarosa ed Held. Tutti i componenti del collegio sottoscrissero la perizia che sosteneva la tesi della bomba esplosa nella toilette dell'aeromobile, ma Casarosa ed Held vollero allegare una nota aggiuntiva, in cui affermavano che, non potendosi giungere ad una conclusione definitiva sulla causa della perdita dell'aereo, considerata la possibilità che nel cielo dell'incidente fossero


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presenti o meno altri velivoli, essi tornavano a riformulare l'ipotesi della quasi-collisione.
Il giudice istruttore non ha ritenuto conclusive tali complesse ed articolate perizie internazionali d'ufficio rese nel 1994, in particolare per la parte radaristica e per le risposte fornitegli a seguito dei vari quesiti posti al collegio fin dal 1997, pur avendo il collegio Misiti preso le mosse dalla perizia radaristica d'ufficio Selenia del 1989-1990, che correggeva in modo basilare la precedente ma generica relazione del 1980. Egli provvedeva, quindi, alla costituzione di uno specifico nuovo collegio peritale d'ufficio, composto da esperti radaristi in campo teorico. Nel 1995-1997 - ci avviciniamo all'attualità - il collegio peritale radaristico d'ufficio Dalle Mese, Tiberio, Donali, esaminate le relazioni peritali rese dal 1980 al 1995, attraverso un'analisi teorico-radaristica dettagliata, forniva al giudice istruttore Priore le seguenti risposte agli specifici quesiti posti circa la situazione del cielo radar civile e militare da Bologna ad Ustica percorso quella sera dal DC9: la situazione del cielo radar rilevata dai radar civili Marconi e Selenia di Ciampino è concordante con quella registrata dai radar militari e le registrazioni radar sono risultate integre ed attendibili in un'area di 50-60 miglia nautiche; intorno al luogo dell'incidente, sia i sistemi radar della difesa aerea che quelli civili non evidenziano tracce di altri aerei significativi per l'incidente; lo scenario radar risultante dalla perizia non esclude la presenza di un secondo velivolo nella rotta del DC9. È stata presa in considerazione solamente una parte della perizia Misiti, in quanto questa è l'unica ad avere affrontato il problema della ricostruzione dello scenario radar nel suo complesso.
Questo collegio peritale Dalle Mese-Tiberio-Donali, pur se criticato dalle parti imputate per non avere considerato le peculiarità di funzionamento del radar Marconi in particolare e per non aver tenuto conto delle sue tipiche prestazioni operative circa i falsi echi, costituisce tuttora un punto di riferimento nodale per un prevedibile confronto, in sede di assise, fra i collegi d'ufficio, per quanto riguarda i sistemi e l'attendibilità dei sistemi radar civili e militari negli anni ottanta (naturalmente, non sono quelli del 2002; essi, quindi, non potevano garantire prestazioni esenti da errori ed incertezze).
Circa l'ipotesi della loro relativa validità (a questo punto, cerchiamo di tirare le somme di tutto ciò che ho dichiarato precedentemente), tenga conto, onorevole Tucci, che naturalmente le ultime commissioni che si sono istituite hanno potuto lavorare sul 94 per cento dell'aereo presente a Pratica di mare, ossia, sostanzialmente, sull'aereo ricostruito; essendo stato recuperato dai fondali marini hanno potuto, dunque, prendere visione se effettivamente risultavano o meno tracce di missili.
Riassumendo i risultati di tutte le varie perizie delle commissioni che si sono riunite e anche le conclusioni interlocutorie tratte dalla magistratura, rimangono sul tappeto due ipotesi. Una riguarda quella dei pubblici ministeri, giudici Salvi, Roselli e Nebbioso, che ritengono che l'ipotesi avente maggiore riscontro oggettivo di carattere tecnico e scientifico sia quella dell'esplosione interna al DC9: per cui una bomba sarebbe esplosa nella toilette dell'aereo (questa era l'ipotesi anche dei 15 esperti internazionali di una delle commissioni). L'altra ipotesi è quella del giudice Priore, che ha ipotizzato una battaglia aerea nella quale però il DC9 non sarebbe stato colpito da un missile (l'ipotesi del missile è uscita definitivamente di scena in tutte le ricostruzioni), ma sarebbe rimasto coinvolto, subendo una quasi collisione: un aereo militare sarebbe passato molto vicino al DC9 e tale vicinanza avrebbe provocato la sua totale destrutturazione, facendolo precipitare in mare. Questa ipotesi presenta un punto debole: nella storia dell'aeronautica non si conosce la quasi collisione. In cento anni di aviazione, non esiste un precedente secondo il quale un aereo sia collassato e sia caduto perché un altro aereo è passato nelle sue vicinanze.
Comunque, queste sono le due ipotesi che rimangono in piedi, delineate e formulate


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rispettivamente nell'ordinanza-sentenza del giudice istruttore del 31 agosto 1999 e nella requisitoria dei pubblici ministeri del 31 luglio 1998 (sono, dunque, formalmente agli atti della magistratura).
Naturalmente c'è da dire che, purtroppo, a 22 anni dai fatti e dopo avere ricostruito il relitto, il processo in corso non fa riferimento ai responsabili di questa strage, ossia a chi ha messo la bomba, se di bomba si è trattato (rispetto all'ipotesi più probabile), o se di incidente si è trattato, attraverso la quasi collisione; il processo riguarda soltanto la parte relativa agli eventuali depistaggi che sarebbero stati fatti nell'ipotesi in cui si fosse svolta una battaglia aerea o missile o vi fosse stata la partecipazione aerea di altri paesi e, quindi, l'opera compiuta, in sede NATO o in sede internazionale, per non scoprire questo tipo di attività. Tuttavia, come ho rilevato precedentemente, agli atti, si è ridotta ormai al caso della bomba nella toilette o della quasi collisione. Sono questi i dati formali tratti da una ricostruzione credo molto precisa e puntuale degli avvenimenti.
Il Governo auspica che la corte d'assise giudicante possa fare piena luce anche nelle zone d'ombra che si sta faticosamente cercando di rischiarare in sede giudiziale e che, all'esito del procedimento pendente, si giunga a mettere qualche punto fermo sulla vicenda. Ciò riporterebbe anche serenità negli ambienti delle Forze armate, qualora non dovessero emergere responsabilità a carico degli ufficiali che sono stati rinviati a giudizio.

PRESIDENTE. L'onorevole Tucci ha facoltà di replicare.

MICHELE TUCCI. Signor Presidente, dichiaro la mia soddisfazione per la corretta, puntuale e chiara risposta che il signor ministro ha dato alla mia interpellanza: è una risposta inequivoca, finalmente, rispetto allo svolgimento reale dei fatti.
Tuttavia, ciò non mi impedisce di esprimere una mia fondata preoccupazione e tutto il mio dissenso sul clima che ha accompagnato la vicenda e di rilevare quanto sia necessario evidenziare gli elementi oggettivi connotanti il caso Ustica piuttosto che una loro generica ed interessata interpretazione. Chi, per anni, ha sostenuto la tesi del missile e della battaglia aerea quali cause dell'abbattimento del DC9 Itavia, continua a dar corpo a tale infondata ipotesi impiegando tutti i mezzi mediatici possibili, leciti e non, per condizionare l'opinione pubblica e, probabilmente, per tentare di condizionare i giudici popolari della corte d'assise sulla colpevolezza dell'aeronautica militare e dei suoi uomini in ordine a questa immane tragedia.
Desidero rimarcare, signor ministro, che il processo in corte d'assise non è volto ad accertare definitivamente la causa del disastro aereo, praticamente archiviata dal giudice istruttore Priore in quanto non individuabile in maniera dirimente, né è volta ad accertare qualsiasi altra ipotesi delle tante propalate a livello mediatico. Il processo, invece, deve accertare eventuali responsabilità dei generali dell'aeronautica militare per non aver riferito alle autorità dell'esecutivo elementi dei quali sarebbero stati a conoscenza in ordine ad una battaglia aerea sinora soltanto ipotizzata.
Su questo specifico punto, le risposte fornite al Governo italiano (ella ha citato una corrispondenza tra l'allora Presidente del Consiglio Amato ed i Presidenti Clinton e Chirac) dai paesi interpellati (alleati e non) hanno ribadito con chiarezza il non coinvolgimento delle Forze armate di quei paesi nel caso Ustica. Risulta, altresì, evidente ed accertato che gli organi competenti del Ministero della difesa hanno dato costante collaborazione all'autorità giudiziaria, affermando che, nella zona dell'incidente, non erano in corso esercitazioni aeree e navali della NATO.
Allora, noi restiamo comunque convinti che si vogliano colpevolizzare istituzioni come l'aeronautica militare ed altri servitori dello Stato, i quali hanno il solo torto di aver difeso il corpo di appartenenza e, per questo motivo, hanno già subito dai media un processo sommario e devastante. Per questo, signor ministro, ritengo che la


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rilevanza politica della vicenda, che vede coinvolti i poteri dello Stato, dovrebbe indurre ad una maggiore cautela proprio per la delicatezza dei diritti e della libertà in gioco.
È mio intimo convincimento che, in questa come in altre vicende siffatte, occorra garantire non solo la libertà di stampa e di espressione, ma anche il diritto dei cittadini di essere correttamente informati e quello degli imputati ad essere giudicati dal giudice naturale precostituito per legge. A ventidue anni dall'incidente, una verità confezionata contro quella accertata non gioverebbe a salvaguardare adeguatamente il supremo interesse dei famigliari delle vittime al corretto accertamento dei fatti e potrebbe unicamente produrre ulteriori vittime tra le istituzioni.

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