Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 192 del 25/9/2002
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(Contributi per gli investimenti nelle aree svantaggiate - n. 3-01363)

PRESIDENTE. L'onorevole Polledri ha facoltà di illustrare l'interrogazione Cè n. 3-01363 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 8), di cui è cofirmatario.

MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, di chi si deve occupare un buon padre di famiglia? Dei figli più deboli. Così un buon amministratore deve occuparsi dei più poveri e, per estensione, delle aree più svantaggiate. Sappiamo che queste aree svantaggiate, dove non vi sono imprese, negozi, dove vi è disoccupazione, dove nessuno investe, sono maggiormente al sud. Dunque, nel sud noi dobbiamo intervenire. Tuttavia, ve ne sono anche alcune, e ce lo certifica l'Europa, al centro-nord. Sono poche, per fortuna: nella mia regione, l'Emilia-Romagna, vi sono solo 15 paesi in cui si può parlare di un reale svantaggio economico.
Ebbene, nell'agosto scorso il Parlamento con il cosiddetto provvedimento omnibus ha riconosciuto la necessità di dare un segnale concreto per lo sviluppo di queste aree: per il sud sono state previste detrazioni del 60 per cento; per questi pochi comuni del centro-nord sono state previste detrazioni del 15 per cento. Il Parlamento ha votato ma, dopo pochi giorni, apriti cielo: levata di scudi del sindacato, levata di scudi del centrosinistra e successivamente il voto è stato direttamente vanificato da una circolare ministeriale.
Dunque, la domanda che rivolgiamo al Governo è cosa intenda fare per non discriminare le aree svantaggiate del centro-nord.

PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, al quale ricordo che ha tre minuti a disposizione, ha facoltà di rispondere.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, il testo dell'articolo 8 della legge citata prevedeva che le agevolazioni in discussione venissero riconosciute alle imprese che effettuano nuovi investimenti nelle aree ammissibili alla deroga prevista dall'articolo 87, paragrafo 3, del Trattato. L'esecuzione di dette misure di sostegno rientranti nel regime comunitario di aiuti di Stato è stata resa possibile solo dopo che la Commissione europea, come previsto dall'articolo 88 del Trattato, ha dato espressa autorizzazione.
Il Parlamento in sede di conversione ha esteso il beneficio a tutte le aree comprese nella deroga di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del Trattato. La Comunità europea aveva già autorizzato i benefici contenuti nel decreto-legge approvato dal Consiglio dei ministri ma, essendo stata ampliata dal Parlamento quest'area, la Commissione è stata nuovamente investita per autorizzare l'allargamento di questi benefici. Ciò non è ancora avvenuto per i benefici più larghi introdotti dalla modifica del Parlamento. Di conseguenza, la circolare in discussione, tesa a fornire elementi interpretativi onde consentire l'applicazione in concreto della normativa fiscale, ha coerentemente disciplinato soltanto il regime delle agevolazioni già autorizzato


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dalla Commissione europea non potendo fornire istruzioni riguardo ad una disciplina alla quale, secondo la normativa comunitaria, lo Stato membro non può dare attuazione in attesa che il predetto organo comunitario porti a termine la procedura di approvazione.
In conclusione, non si possono non ricordare agli onorevoli interroganti, nel caso si fosse percorsa una strada diversa, le possibili conseguenze, sia per le imprese sia per lo Stato, nel caso in cui gli aiuti richiesti non venissero autorizzati dalla Commissione europea. In tal caso infatti le imprese beneficiarie del regime agevolativo, dopo aver usufruito del credito di imposta per i nuovi investimenti effettuati, sarebbero costrette a restituire quanto ricevuto, con inevitabili ripercussioni negative sia per l'attività gestionale delle stesse imprese, sia per lo Stato, che sarebbe tenuto a dare corso alle dovute iniziative per effettuare il recupero delle somme.
Non vi è pertanto alcuna volontà politica di non dare piena attuazione a quanto il Parlamento ha deciso, bensì siamo soltanto in attesa che la Commissione europea dia il via.

PRESIDENTE. L'onorevole Polledri ha facoltà di replicare.

MASSIMO POLLEDRI. Ringrazio il ministro per la sua risposta. Di fatto però per quest'anno il centro-nord non ha visto una lira. Esprimo pertanto in tal senso un invito ed una richiesta come uomo del nord, ricordando che esiste oggi un forte vincolo di solidarietà e di generosità tra le nostre persone, così come esiste altresì un forte vincolo di solidarietà e di generosità tra il nord ed il sud; lo sanno bene i cittadini lombardi che pagano due volte e mezzo la tasse rispetto ad un cittadino campano. Tuttavia questo rapporto di solidarietà non deve farci dimenticare che un povero è tale sia che si trovi al sud, sia che si trovi al centro o che si trovi al nord; allo stesso modo un disoccupato fa fatica a guardare negli occhi alla sera i suoi figli, a prescindere dal fatto che si trovi al sud, al centro o al nord. Esprimo una preoccupazione per questo precedente anche come cittadino italiano. Mi chiedo allora se le leggi del Parlamento italiano devono essere sotto tutela dell'Europa. Chi comanda quindi in Italia: il libero Parlamento o l'Europa?
Un'ulteriore preoccupazione che vorrei sottoporle, onorevole ministro, è in qualità di parlamentare. Se infatti, una volta approvate le leggi - e ricordiamo peraltro che su questa legge il Governo ha posto la fiducia (questo Parlamento ha infatti votato la fiducia su un provvedimento di solidarietà riguardante tutta la penisola) -, alla fine del nostro voto dobbiamo riconoscere che basta una circolare di qualche funzionario o di qualche ministero per eliminare la volontà popolare, lei capisce, signor ministro, che questo è un motivo di preoccupazione.
Credo che questo Parlamento sia una piazza dove si discute, ma altresì una piazza di responsabilità, dove alla fine il voto popolare deve essere rispettato. Ritengo quindi opportuno che il Governo debba vigilare per evitare queste tre preoccupazioni che le ho espresso, signor ministro. Mi dichiaro pertanto soddisfatto della sua risposta.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Sospendo la seduta che riprenderà alle 16,10.

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