Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 192 del 25/9/2002
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(Iniziative per il consolidamento del Tribunale penale internazionale - n. 3-01402)

PRESIDENTE. L'onorevole Pecoraro Scanio, al quale ricordo che ha un minuto di tempo a disposizione, ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01402 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 5). Sarò severo nel rispetto dei tempi.

MARCO BOATO. Come con il Governo!

ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, anche con il Governo sarà severo.

PRESIDENTE. Sì, anche con il Governo.


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ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, la richiesta dei Verdi è molto puntuale e, tra l'altro, è di grande attualità. Domani il Parlamento europeo voterà a Strasburgo una risoluzione unitaria molto chiara, di tutti gruppi, che ribadisce la richiesta rivolta ai Governi e ai Parlamenti dell'Unione europea di astenersi da qualsiasi accordo che possa pregiudicare l'efficace attuazione dello statuto di Roma. Lo statuto di Roma, lo ricordiamo, è stato approvato nel 1998, quando proprio a Roma è nata questa importantissima iniziativa sovranazionale, cioè un tribunale penale internazionale volto ad affrontare i grandi crimini contro l'umanità.
Ebbene, il Presidente Berlusconi il 30 agosto del 2002 aveva invece lasciato dei dubbi, essendo quasi orientato alla firma di un accordo bilaterale con gli USA per garantire l'immunità ai militari e ai cittadini statunitensi. Sappiamo che su questo, domani e il 30 settembre, il Parlamento avrà una posizione molto chiara.
C'è un Consiglio dell'Unione europea, a cui partecipa per l'appunto sempre il Presidente del Consiglio dei ministri, anche nella veste di ministro degli affari esteri. Noi vogliamo sapere con chiarezza proprio in questa circostanza, tra l'altro di grande attenzione internazionale, visto che sarebbe utile, per esempio, un tribunale penale internazionale che esaminasse le prove contro l'Iraq, cosa farà il Governo e se esso seguirà la linea dell'Unione europea e del Parlamento o invece quella dei dubbi, che creerebbe grandi difficoltà.

PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, rispondo all'onorevole Pecoraro Scanio intanto chiarendo che non si tratta di mancata ratifica del trattato da parte di Cina, Russia, Stati Uniti e India; semplicemente alcuni di questi paesi non hanno mai sottoscritto l'accordo, quindi non sono neanche in grado di ratificarlo. Gli Stati Uniti, invece, lo hanno sottoscritto ma non lo hanno ratificato. Questo è un accordo particolarmente solenne che richiede la ratifica.
Com'è noto, lo dico a chi ci ascolta, l'Italia ha sottoscritto e ratificato questo trattato ed è uno dei 60 paesi che lo hanno fatto. Quindi, siamo già arrivati a un numero necessario e sufficiente per farlo funzionare.
Rimane il problema che Cina, Russia, India, Stati Uniti, Israele e tantissimi altri paesi non l'hanno sottoscritto ed è sul tappeto la proposta americana di sottoscrivere degli accordi bilaterali che, come chi conosce la complicata materia del diritto internazionale sa, dal punto di vista tecnico e giuridico non vanno ad incidere sulle questioni che riguardano l'estradizione.
Infatti, già nel trattato è prevista una clausola tale per cui i militari ospitati in un paese amico possono non essere colpiti da provvedimenti di questa Corte. È chiaramente un problema politico. Ma allora la posizione dell'Italia naturalmente è quella di sostenere pienamente il ruolo di questa Corte penale internazionale, convinta che occorra dare vita ad un organismo di giurisdizione universale con il compito di perseguire i reati contro l'umanità.
Quindi, questa è la nostra posizione, davanti alla quale c'è questa richiesta degli Stati Uniti, che, naturalmente, sono importanti nel contesto anche delle missioni di pace. Allora, la nostra posizione, sostenuta a livello comunitario, è quella di adoperarsi per il raggiungimento di una posizione comune, di tutta l'Europa, sulla proposta degli Stati Uniti. È stata la posizione sostenuta anche ad Helsingor, in Danimarca, il 30 e il 31 agosto scorso. L'onorevole Pecoraro Scanio faceva riferimento, immagino, a questa posizione. C'è la necessità di avviare un approfondito esame tecnico della proposta USA per poterla poi approfondire a livello politico. Tale impostazione è stata ampiamente illustrata dal Governo degli Stati Uniti in occasione delle consultazioni politiche avvenute nell'ambito dell'Assemblea generale


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delle Nazioni Unite e quindi il nostro paese intende perseguire questa linea, che è quella di una risposta comune dell'Europa a queste proposte americane.

PRESIDENTE. L'onorevole Pecoraro Scanio ha facoltà di replicare.
Ricordo che ha due minuti di tempo a disposizione.

ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, signor ministro, ovviamente capisco l'estrema difficoltà nel rispondere in modo chiaro ad una situazione complessa, però non possiamo essere rassicurati dalle sue parole, perché, in realtà, il Parlamento europeo e tutti gruppi del Parlamento europeo chiederanno con molta determinazione che l'Italia e che tutti e 15 i paesi (quindi noi vorremmo anche l'Italia) lavorino con forza per convincere anche agli Stati Uniti, che avevano prima firmato con il Presidente Clinton e che poi hanno revocato la firma con il Presidente Bush. Siamo convinti che il popolo americano su questo abbia una grande tradizione di democrazia, ma l'attuale amministrazione sta danneggiando questa vocazione.
È evidente che parlare di giustizia a livello mondiale significa anche darsi delle istituzioni per la giustizia. La giustizia non è quella dello sceriffo che decide e spara, la giustizia è quella di una Corte penale internazionale dove si esaminano le prove, a maggior ragione in questo periodo di grandi difficoltà internazionali. Abbiamo visto ieri che il Premier inglese è andato a portare le prove sull'esistenza di alcuni luoghi dove Saddam Hussein starebbe costruendo delle bombe. Giustamente la BBC ha detto con chiarezza che, in qualsiasi corte di giustizia, quelle prove, l'avvocato Blair non avrebbe potuto portarle.
Noi vorremmo che ci fosse un luogo dove, se si verificano atti criminali, non solo da parte di Saddam Hussein, ma anche da parte di vari regimi che attentano alla libertà dei cittadini, si possano portare prove internazionali, un luogo da cui far partire iniziative durissime nei confronti di coloro che si macchiano di crimini a livello mondiale. Il nostro paese su questo punto deve essere più deciso. Noi abbiamo ospitato l'avvio del Tribunale penale internazionale ed abbiamo firmato qui; dunque la posizione italiana deve essere la posizione di chi dice «noi abbiamo bisogno di un tribunale nel pianeta» e non una posizione dubitativa anche se tale posizione è stata espressa nel castello di Amleto ad Helsingor. Noi vorremmo che adesso, il 30 settembre, l'Italia non fosse un paese visto con sospetto, a volte anche dagli altri paesi europei, perché sembra quasi che condividiamo una posizione che è di arretramento rispetto al Tribunale penale internazionale da parte del Governo americano.
Dunque, l'appello dei Verdi è che se vogliamo giustizia e pace nel mondo abbiamo bisogno di un tribunale mondiale che condanni i dittatori, tutti i dittatori e tutti i criminali (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo)

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