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PRESIDENTE. L'onorevole Fioroni ha facoltà di GIUSEPPE FIORONI. Signor Presidente, signor ministro, siamo preoccupati per alcune notizie stampa pubblicate negli ultimi giorni sui presunti intendimenti del Governo in materia di sanità con riferimento alla prossima finanziaria.
Siamo rimasti sconcertati dalle ipotesi di fissare per legge la durata delle degenze ospedaliere, quasi fosse un nostro obbligo non curare il malato, ma stabilire semplicemente, in base a risorse economiche, come genericamente curare la malattia. Ci ha lasciato perplessi la notizia che potrebbero immediatamente decadere i direttori generali che non riescono ad ottenere il pareggio di bilancio, dimenticando che quest'ultimo riguarda direttamente le previsioni di risorse nazionali, quelle regionali, su obiettivi fissati dalla regione e su presupposti stabiliti, in termini di risorse, dalle regioni stesse.
PRESIDENTE. Il ministro della salute, il professor Sirchia, ha facoltà di GIROLAMO SIRCHIA, Ministro della salute. Signor Presidente, l'interrogazione, chiedendo all'esecutivo i suoi intendimenti sulla legge finanziaria del 2003 non ancora presentata, è da ritenersi prematura. In questa sede autorevole e sovrana, peraltro, posso parlare solo di programmi realizzabili con concretezza e coerenza, come meritano le questioni sollevate. Parlerò, in particolare, delle questioni che sono di pertinenza del ministro della salute per iniziative che ho promosso e per le affermazioni con cui le ho sostenute.
PRESIDENTE. L'onorevole Fioroni ha facoltà di GIUSEPPE FIORONI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, la sua risposta mi conferma che era corretta l'idea di presentare questa interrogazione al ministro dell'economia e delle finanze, perché quelle indiscrezioni apparse sulla stampa e che in noi hanno destato tanta preoccupazione, provenivano dal Ministero dell'economia e delle finanze.
Vorrei illustrare alcuni aspetti. Mi riferisco, in particolare, agli ulteriori tagli alla rete ospedaliera. Siamo tutti consapevoli della necessità di interventi di razionalizzazione, ma non sappiamo se saranno a disposizione i fondi per investire, con risorse idonee, sul territorio, per creare la medicina del territorio e trasformare molti di questi presidi in residenze sanitarie assistite.
Questo combinato disposto trasforma la nostra azione sanitaria in un'azienda che invece di produrre un bene particolare come quello della salute, persegue un beneficio. In questo caso lei sa molto meglio di me, signor ministro, non essendo il ministro delle finanze, che molto spesso non rappresenta un business curare i nostri malati, anche se la nostra Costituzione lo prevede.
Il Governo prosegue nel dinamismo riformistico che, da sempre, caratterizza la legislazione sanitaria, in ragione della sua tendenza genetica ad individuare e prosciugare le aree di spreco del sistema a vantaggio del cittadino, del servizio e della finanza pubblica e a perfezionare i livelli di responsabilità ed efficienza delle sue strutture e della sua gestione.
Quest'anno, in un contesto internazionale, economico e politico difficile, contrassegnato da impegni vincolistici comunitari (il patto di stabilità) e nazionali (il patto per l'Italia) occorre più che in passato riuscire a coniugare il rispetto dei limiti di spesa con il mantenimento dei principi ispiratori fondamentali e originali che caratterizzano il nostro servizio sanitario (universalismo, solidarismo ed uguaglianza dei cittadini di fronte al bisogno di salute e di cura).
Il Governo ha mantenuto questi impegni con la definizione dei livelli essenziali di assistenza e li ha ribaditi nello schema di piano sanitario nazionale, la cui discussione è cominciata nelle Commissioni parlamentari e nel quale saranno espressi indicazioni ed elementi utili per proseguire la realizzazione di un sistema sanitario efficace ed attento alle esigenze dei cittadini e all'efficienza delle risorse economiche impegnate.
È dunque oggi prioritario mantenere le garanzie e gli impegni sinora presi con i livelli essenziali nell'ambito del processo di regionalizzazione finora sviluppato. Il Governo tuttavia non rinuncia alla contemporanea azione riformista diretta a ristrutturare un sistema che, oggi come in passato, sollecita continuamente interventi di correzione, diretti, da una parte, a renderlo più aderente ai bisogni dei cittadini e, dall'altra, ad un più equo ed efficace riconoscimento delle loro condizioni economiche e sociali, nel segno della riduzione dello spreco e di un rigore che deve coinvolgere nella responsabilità i cittadini e gli operatori a tutti i livelli istituzionali e strutturali del sistema.
Il Governo sta completando la revisione del prontuario terapeutico attraverso una metodologia innovativa che riqualifica la spesa assistenziale del settore, producendo risparmi, ma soprattutto correggendo le anomalie del sistema pregresso. È mia intenzione proseguire sulla strada di tutte le iniziative dirette a migliorare la qualità del servizio, ad aggiornarla e ad eliminare distorsioni ed iniquità.
La sua precisazione, per quanto attiene alle sue competenze, mi convince ancor di più che in questa legge finanziaria, la nostra preoccupazione, rispetto a chi, all'interno del Governo, ritiene la spesa sanitaria semplicemente un capitolo nel quale si rischiano di gettare i soldi dalla finestra, e non una risorsa su cui investire per garantire la salute dei cittadini, sia realmente fondata.
Il suo richiamo ai livelli essenziali di assistenza che questo Governo ha definito non può farci dimenticare che si tratta di livelli essenziali privi di copertura finanziaria. Infatti, il 6 per cento del prodotto interno lordo, che le regioni hanno sottoscritto, non è in grado di garantire neanche le spese finora sostenute e soprattutto non è in grado di garantire le prestazioni sociosanitarie e assistenziali rivolte agli anziani e agli ammalati cronici, per i quali occorrerebbe un 1 per cento in più del prodotto interno lordo, circa 24 mila miliardi.
Non è un caso che lei stesso abbia cercato di ipotizzare il ricorso a mutue e a tasse di scopo ben precise, rendendosi evidentemente conto della carenza di risorse rispetto a questa fascia di popolazione, che è in situazione di emergenza, e che risulta ancora più danneggiata da chi propone tempi di degenza preordinati, ulteriori tagli alla rete ospedaliera ed una revisione del prontuario terapeutico basata semplicemente sul rapporto costi-benefici, non tenendo conto dell'esigenza di curare il malato in maniera efficace ed efficiente, secondo ciò che prevede l'articolo 32 della Costituzione.
Restano pertanto, a mio avviso, tutte le perplessità circa un tentativo di sostanziale smantellamento del sistema sanitario nazionale, basato su una errata interpretazione del federalismo, che vede le regioni corresponsabili nella gestione, titolari con il Governo, della sanità, ma che non può consentire certo di realizzare ventuno sistemi sanitari regionali nei quali, in base al luogo di nascita e al censo, il cittadino avrà la possibilità o meno di essere curato.
Questa è l'anticamera per fare entrare dalla finestra quello che abbiamo fatto uscire dalla porta di questo Parlamento: mi riferisco all'entrata dei sistemi assicurativi o misti in cui ciascuno si cura in base al proprio reddito, e non più potendosi avvalere di un diritto che deve essere garantito dallo Stato e dalla regione (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).


