Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 192 del 25/9/2002
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La seduta, sospesa alle 13,55, è ripresa alle 15.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il ministro delle attività produttive, il ministro della salute, il ministro per i rapporti con il Parlamento e il ministro dell'interno.

(Riduzione dei costi energetici per le aziende che operano nel settore dei metalli non ferrosi - n. 3-01398)

PRESIDENTE. L'onorevole Mereu ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01398 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 1).

ANTONIO MEREU. Signor Presidente, signor ministro, la società Portovesme srl è sita in Sardegna e produce piombo e zinco, occupa 1.500 dipendenti e con una produzione complessiva di 320 mila tonnellate è tra le prime cinque aziende produttrici nel mondo, pagando però un costo energetico che è doppio rispetto ai concorrenti. Poiché tale consumo è di 600 mila chilowattora annui, è facile capire quali sforzi debba fare per mantenersi nel mercato. Se a questo però si aggiunge che il prezzo di vendita del prodotto ha raggiunto minimi storici, il problema dell'energia si aggrava e porta l'azienda in una sicura crisi. Per superare il problema, la Portovesme ha presentato, nel frattempo, un'istanza per la costruzione di una centrale elettrica.
A fronte di quanto esposto si chiede se non si ritenga opportuno prevedere idonei strumenti che possano contribuire, anche temporaneamente, a ridurre il costo energetico delle aziende che operano nel mercato dei non ferrosi, la cui crisi creerebbe pesantissime ricadute economiche ed occupazionali nel nostro territorio.

PRESIDENTE. Il ministro delle attività produttive, onorevole Marzano, ha facoltà di rispondere.

ANTONIO MARZANO, Ministro delle attività produttive. Signor Presidente, già dallo scorso anno il Governo, anche al fine di contenere i costi energetici per le utenze caratterizzate da elevata potenza assorbita con continuità (tra le quali ricadono le aziende del settore metalli non ferrosi), ha indicato all'Autorità per l'energia elettrica ed il gas l'opportunità di valorizzare il servizio di interrompibilità che queste aziende possono offrire al sistema elettrico, riservando ad esse, a fronte di tale servizio, una quota della capacità di importazione di energia elettrica, nonché una parte della capacità di generazione di impianti da fonte rinnovabile nella disponibilità del gestore della rete di trasmissione nazionale.
In particolare, al Ministero delle attività produttive risulta che alla società Portovesme srl, citata dall'interrogante, siano stati assegnati 40 megawatt di capacità interrompibile con preavviso per l'anno 2002, mentre non risulta che la società abbia presentato richiesta di autorizzazione per la costruzione ed esercizio di una centrale di autoproduzione.


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Un'iniziativa in tal senso, eventualmente in consorzio con altre imprese locali, sarebbe senza dubbio opportuna al fine di risolvere stabilmente il problema dell'approvvigionamento energetico a fini produttivi.
Per l'anno prossimo si intendono mantenere queste opportunità, compatibilmente con l'evolversi della situazione, in particolare con l'avvio della borsa elettrica.
Tra l'altro, nel collegato «apertura mercati» alla finanziaria (atto Senato n. 1149), attualmente all'esame del Senato, è prevista una riserva sulle importazioni a favore di utenze in grado di assicurare, anche in forma consortile e sulla base di contratti pluriennali, un utilizzo pieno della capacità per almeno l'80 per cento delle ore annue. Si ritiene che la Portovesme srl, eventualmente in consorzio con altre imprese regionali del settore, possa avvantaggiarsi di tale opportunità.

PRESIDENTE. L'onorevole Mereu ha facoltà di replicare.

ANTONIO MEREU. Signor ministro, credo però che alcune note debbano essere fatte, innanzitutto perché queste società non gradiscono l'energia interrompibile, poiché il processo produttivo non lo permette; tra l'altro - sotto l'aspetto lavorativo - ciò potrebbe mettere in pericolo i lavoratori stessi.
Credo debba essere fatto uno sforzo maggiore affinché questo problema venga affrontato in maniera concreta, anche perché combinazione vuole che in Sardegna, in uno spazio ristrettissimo, vi sono quattro aziende energivore di livello internazionale.
Non sempre ciò è dovuto alle modalità di conduzione delle imprese, ma sono proprio il mercato ed il sito nel quale è inserita l'azienda ad obbligarli a comportarsi in un certo modo. Vorrei far notare, per esempio, anche con riferimento alla società Portovesme, che in Sardegna non si possono sfruttare quelle energie che recherebbero vantaggi economici non indifferenti (sappiamo che la Sardegna non può utilizzare fonti di energia a basso costo quali il gas ed il metano).
Inoltre, al di là delle iniziative che intendiamo intraprendere rispetto a tali industrie nel caso dovessero andare in crisi (mi riferisco, ad esempio, alla Portovesme che produce piombo e zinco la cui produzione non è sufficiente per far fronte al consumo nazionale dello stesso prodotto), saremo obbligati ad acquistare all'esterno la stessa quantità di risorse che queste società oggi producono. Da una parte, pertanto, non può esservi un aiuto (chiamiamolo in tal modo tra virgolette) e, dall'altra, saremo costretti a spendere soldi all'esterno per ottenere l'approvvigionamento delle stesse materie che potremmo avere in Italia. Tra l'altro, occorre anche ricordare che i costi energetici, in questi periodo, sono aumentati del 6,8 per cento e, pertanto, è necessario intervenire concretamente al fine di ridurre tale costo. Insisto su tale aspetto perché se non interverremo in tal senso, il problema non si risolverà.

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