![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. L'onorevole Grandi ha facoltà di ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, dopo una prima iniziativa in Lombardia di raccolta dei dati, il ministro del lavoro sta proseguendo nella sua personale iniziativa di indagine sugli scioperi indetti dalla CGIL e adesso è la volta dello sciopero regionale dell'Emilia-Romagna dell'11 luglio scorso.
contrario, interessi di parte, con ogni mezzo, senza riguardo nei confronti della Costituzione e delle leggi della Repubblica.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, onorevole Sacconi, ha facoltà di MAURIZIO SACCONI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, l'onorevole Grandi, come ha appena detto, ripropone la questione concernente le rilevazioni dei dati relativi all'adesione allo sciopero dell'11 luglio 2002 in Emilia-Romagna.
di legge e non è affatto una prassi informale ed arbitraria del Ministero del lavoro.
degli scioperi, avvalendosi dei dati raccolti su base mensile dalle articolazioni territoriali del ministero e dalle prefetture. Lo scopo di questa rilevazione statistica è quella di raccogliere informazioni complete sulle dispute del lavoro nel paese anche al fine di consentire alla pubblica amministrazione di concorrere alla risoluzione delle controversie di lavoro e di adottare politiche occupazionali e sociali che abbiano il più ampio consenso sociale possibile. Le rilevazioni statistiche e le politiche di monitoraggio sono, in definitiva, una area importante per la definizione delle politiche occupazionali, e possono aiutare a modificare le percezioni, le politiche e le pratiche.
PRESIDENTE. L'onorevole Grandi ha facoltà di ALFIERO GRANDI. Grazie Presidente, debbo purtroppo dedurre due cose da quanto detto dall'onorevole sottosegretario Sacconi. Anzitutto, vi è la volontà del ministro di proseguire in questa direzione, il che mi conferma nella preoccupazione - che ho espresso - di avere di fronte un atteggiamento politico, non so quanto meditato, ma sicuramente molto grave. Secondo, nelle spiegazioni fornite negli argomenti portati a giustificazione di questo atteggiamento, viene confermato un orientamento politico, a mio parere, destituito di ogni fondamento che, di conseguenza, mi porta a dichiararmi totalmente insoddisfatto. Brevemente, voglio argomentare alcuni passaggi fondamentali. Si dice: noi cerchiamo di acquisire dei dati, vogliamo cercare di capire quello che accade. Ciò lo si fa attraverso dati terzi. Il tertium non datur in tal caso significa che i dati sono o dell'organizzazione dei lavoratori (in questo caso particolare della organizzazione dei lavoratori) o delle organizzazioni dei datori di lavoro.
Costituzione stabilisce per i soggetti, in questo caso il lavoratore ed il sindacato - e, invece, gli aspetti degli effetti politici delle politiche e delle scelte che si possono compiere. Non vi può essere alcuna commistione tra questi due elementi.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Grandi.
Il ministro del lavoro si è preso una libertà che, per la verità, non ha: non lo può fare ai sensi degli articoli 39 e 40 della Costituzione della Repubblica che garantiscono la libertà di organizzazione sindacale ed il diritto di esercitare lo sciopero in piena libertà da parte dei lavoratori. Non lo può fare perché nessuna legge della Repubblica lo autorizza a farlo; non lo può fare perché, tra le altre cose, distrae i dipendenti pubblici e risorse conseguenti dai compiti di istituto per svolgere attività improprie. Il ministro del lavoro, forse, non si rende conto che, in questo modo, imprime al Ministero del lavoro un ruolo improprio, potremmo dire un ruolo «occhiuto» che ricorda semmai l'atteggiamento di uno Stato di polizia. Per di più, non può essere dimenticato che questa indagine si svolge soltanto, e non a caso, sugli scioperi indetti dalla CGIL, organizzazione che ha respinto l'accordo proposto dal Governo.
Per paradosso, se il Governo fosse un normale datore di lavoro, in questo caso, potrebbe essere denunciato ai sensi dell'articolo 28 dello statuto dei lavoratori per comportamento antisindacale perché è evidente che, in questo modo, si vuole creare un clima di intimidazione e di pressione sulla CGIL verso i lavoratori che aderiscono alle sue iniziative.
Non a caso le trattative sindacali svolte presso il Ministero del lavoro da qualche tempo si stanno concludendo sistematicamente senza la firma della CGIL, indicando un chiaro intento del Ministero del lavoro volto ad emarginare questa organizzazione sindacale. Il ministro del lavoro ha chiaramente rinunciato ad un ruolo di rappresentanza generale e persegue, al
Con questa interpellanza urgente abbiamo voluto anzitutto denunciare il comportamento grave e scorretto del ministro del lavoro, l'azione di chiara intimidazione in atto contro la CGIL.
Aggiungo che i materiali di questa seduta della Camera, per quanto mi riguarda, verranno inviati all'attenzione del Presidente della Repubblica per richiamare l'attenzione su atteggiamenti del ministro del lavoro che sono lesivi della Costituzione e del ruolo stesso che il ministro del lavoro dovrebbe assolvere.
In questa stessa sede, il 4 luglio ultimo scorso, il ministro Maroni ha risposto ad un'analoga interpellanza, con la presenza sempre dell'onorevole Grandi, chiarendo il senso dell'iniziativa del ministero.
Oggi ribadisco che la rilevazione dei dati ha avuto esclusivamente uno scopo informativo e riguardava in primo luogo il dato di sintesi consistente nella percentuale di adesione rapportata al totale dei lavoratori interessati e, in secondo luogo, eventuali dati analitici concernenti specifici ambiti categoriali.
In nessun modo si è inteso procedere ad una schedatura dei partecipanti, ipotesi che non esito a definire inverosimile, né tantomeno sono stati utilizzati organi ed apparati preposti all'ordine pubblico.
La rilevazione dei dati sugli scioperi generali proclamati dalla CGIL riguarda ovviamente l'entità numerica delle adesioni. È fuori di qualunque logica ed è inverosimile che si avesse di mira addirittura la schedatura degli scioperanti.
L'oggetto della richiesta è così testualmente determinato: in primo luogo, il dato di sintesi consistente nella percentuale di adesione rapportata al totale dei lavoratori interessati; in secondo luogo, eventuali dati analitici, se disponibili. Naturalmente, con l'espressione «dati analitici» ci si è riferiti a dati parziali, concernenti determinati e specifici ambiti categoriali, non certamente singole aziende o addirittura singoli lavoratori.
La richiesta era rivolta agli uffici periferici del ministero: ciascun ufficio regionale è stato chiamato a raccogliere i dati concernenti l'adesione agli scioperi con riferimento al proprio ambito territoriale.
La struttura periferica può rappresentare un utile sensore dell'evoluzione delle relazioni industriali nel nostro paese, considerati i rapporti che essa ha con i soggetti istituzionali, ivi compresi i sindacati e le organizzazioni datoriali.
Tutti gli uffici hanno reso note le fonti delle notizie comunicate siano esse sindacali, giornalistiche o di altra natura, registrando i dati locali. L'interesse alla rilevazione è sorto anche dalla constatazione che i dati forniti dalle categorie interessate sono in genere discordanti.
Con riferimento allo specifico della regione Emilia-Romagna, la direzione regionale ha fornito dati evidenziando per ogni provincia la fonte. Non sono stati effettuati accertamenti presso aziende o organizzazioni sindacali, né tantomeno sono stati utilizzati nuclei dei carabinieri.
L'iniziativa dunque è espressione di un indirizzo di carattere generale che assegna al ministero l'obiettivo di rafforzare le proprie potenzialità, anche come polo di raccolta e diffusione dei dati concernenti il mondo del lavoro.
In quest'ambito è maturata l'esigenza di acquisire e rendere disponibili le informazioni circa l'andamento degli scioperi. La rilevazione ha dunque uno scopo meramente informativo e valutativo dell'efficacia delle politiche occupazionali.
Ricordo a questo proposito all'onorevole Grandi che la rilevazione statistica avviene sulla base di precise disposizioni
L'articolo 46 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, concernente la riforma dell'organizzazione del Governo a norma dell'articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59, assegna infatti al Ministero del lavoro e alle sue articolazioni territoriali, in qualità di soggetto terzo, compiti di risoluzione delle controversie collettive, nonché compiti di coordinamento, valutazione e monitoraggio delle politiche del lavoro, anche in ragione del loro impatto sociale.
Inoltre, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 26 marzo 2001, n. 176, contenente il regolamento di organizzazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali sono stati affidati compiti di valutazione dell'efficacia e dell'efficienza delle politiche sociali e del lavoro, nonché i compiti in materia di rappresentanza e rappresentatività del sindacato.
È stato in particolare il Governo di centrosinistra ad assegnare alla direzione generale per le reti informative e all'osservatorio del mercato del lavoro, nel corso della passata legislatura, il compito di promuovere studi e ricerche sul mercato del lavoro, indicatori generali in materia di occupazione, rilevazioni statistiche, tra cui: programmazione e organizzazione delle attività statistiche, di studio e ricerca sul mercato del lavoro; valutazione dell'efficacia ed efficienza delle politiche occupazionali; gestione dell'ufficio di statistica in raccordo con le altre strutture del sistema statistico nazionale, pubblicazione e diffusione di dati e informazioni derivanti dalle attività. Stante la normativa vigente, la raccolta delle informazioni e dei dati statistici relativi alla adesione ad uno sciopero assume particolare rilievo nell'ambito della valutazione delle politiche del lavoro e dell'occupazione, anche al fine di valutare il grado di consenso sociale rispetto ai processi di riforma in atto e comunque in modo da fornire alla opinione pubblica dati attendibili, verificabili, e non artificiosamente manipolati. Tale verifica pare oggi impossibile, stante la significativa discrepanza tra i dati offerti dalle organizzazioni che proclamano gli scioperi, da un lato, e i dati resi noti dalle associazioni datoriali, dall'altro lato.
Lascio all'interpellante spiegare come si possa seriamente valutare l'effetto di uno sciopero in presenza di questi dati. Tra l'altro, siccome consideriamo lo sciopero, oltre che un diritto, un fatto significativo e importante, di cui valutare l'impatto e di cui tener conto, la necessità di avere un dato terzo rispetto a quelli forniti dalle organizzazioni sindacali e dai datori di lavoro ci sembra assolutamente indispensabile. La rilevazione dei dati sugli scioperi avviene dunque nell'ambito di un quadro normativo assai chiaro che non si pone in alcun modo in contrasto con i principi costituzionali di libertà sindacale posto che non dà luogo ad alcuna ingerenza o intrusione rispetto all'attività sindacale o al libero esercizio del diritto di sciopero.
Ricordo peraltro all'onorevole Grandi che il dettato costituzionale contiene disposizioni assai più intrusive sull'organizzazione sindacale laddove dispone che la rappresentatività del sindacato si dovrebbe misurare sul numero degli iscritti al sindacato, disposizione costituzionale mai attuata - come ben sa l'onorevole Grandi - proprio per il timore manifestato dal sindacato che si potesse dare luogo ad una schedatura dei lavoratori iscritti al sindacato. Eppure, nonostante questo timore, tale previsione è perfettamente compatibile con il principio di libertà sindacale, posto che è contenuta nello stesso articolo 39 della Costituzione.
Ricordo, infine, all'onorevole Grandi che la prassi del monitoraggio degli scioperi è una costante di molti altri ministeri del lavoro in Europa e nel mondo. Segnalo in particolare, solo per fare un esempio, che in Giappone, in presenza di una Costituzione come la nostra che riconosce il diritto di sciopero e il principio di libertà sindacale, il ministero del lavoro e del welfare predispone periodicamente statistiche analitiche e dettagliate sull'andamento
Se ci fosse un dato terzo, significherebbe che il Ministero del lavoro sta svolgendo direttamente delle verifiche. Ovviamente, dovrebbe farlo azienda per azienda e, volendo essere tranquillo, dovrebbe controllare l'elenco effettivo degli scioperanti.
Quindi, i casi sono due: o il sottosegretario Sacconi ha affermato una cosa infondata, vale a dire che c'è una terzietà dei dati raccolti, oppure, molto semplicemente, siamo in presenza di una chiara azione di intimidazione e di pressione politica. Null'altro che questo.
Il secondo aspetto riguarda il rapporto tra gli scioperi e la presunta efficacia. Chiaramente, si tratta di due elementi distinti, perché l'efficacia delle politiche del Governo e di quelle decise in Parlamento, l'efficacia degli orientamenti dell'opposizione, delle organizzazioni datoriali e dei sindacati, è, come sempre, del tutto opinabile, e su di esse ognuno ha il diritto di sostenere le proprie posizioni. Quando, invece, si affronta il diritto soggettivo del singolo e dell'organizzazione - in questo caso dei sindacati - di sostenere il proprio punto di vista, si procede su un altro terreno. Il diritto di sciopero - come quelli di voto e di cittadinanza - non può essere assunto all'interno delle politiche di alcuno. Anzi, le politiche di ciascuno stanno dentro il diritto fondamentale, non solo di poter partecipare, come cittadini - in questo caso, come cittadini lavoratori - agli scioperi, ma anche di organizzarsi in sindacato e, di conseguenza, di porre in atto queste iniziative di lotta.
Del resto, se l'onorevole Sacconi avesse avuto la bontà - naturalmente, insieme al ministro - di controllare i giornali immediatamente dopo i fatti, e non solo di farsi trasmettere, dagli uffici del lavoro, i dati sullo sciopero, avrebbe potuto leggere che Confindustria ha rilasciato alla stampa che la partecipazione allo sciopero in Emilia Romagna è stata del 57 per cento. Non m'interessa accertare, in questo caso, il dato dell'organizzazione sindacale che ha promosso lo sciopero. Dico soltanto che se questo è il risultato trasmesso dall'organizzazione datoriale più importante, naturalmente questa organizzazione ha ragione di essere lieta dei risultati di adesione ottenuti. Ma, - lo ripeto - non è questo il punto su cui stiamo discutendo. Stiamo discutendo della distinzione molto netta tra il diritto di organizzare e di esercitare lo sciopero - un diritto che la
L'onorevole Sacconi, rispondendo all'interpellanza, ha affermato che non vi è stata alcuna volontà di schedare i partecipanti. Evidentemente, era distratto quando è stata pubblicata la notizia che il direttore di un'azienda sanitaria della Sardegna, preso da un raptus che ha qualche analogia con quello che si è voluto mettere in atto in questa materia, ha pubblicato l'elenco degli scioperanti in quell'azienda. Il caso era diverso rispetto a quello di specie, per fortuna, ma riguarda pur sempre un meccanismo che si attiva con la volontà di conoscere, di ricevere informazioni; successivamente, si arriva alla volontà di avere la terzietà dei dati, la quale porta al controllo azienda per azienda; si finisce con l'elenco degli scioperanti. Questa è la ragione per cui, nel dissenso politico più profondo e radicale, nella critica forte a questo comportamento del Governo, continuo ad auspicare che il ministro del lavoro rientri nei suoi compiti: essere il garante sotto il profilo dell'articolo 1 della Costituzione italiana; garantire ai lavoratori l'esercizio del loro diritto in piena libertà, ai sindacati di svolgere - come vogliono e nel modo in cui vogliono - nella piena dialettica democratica, il loro compito, e naturalmente al Governo, compreso il ministro del lavoro, di perseguire le sue politiche, senza dare qualcosa di più dell'impressione di agire - come ho ricordato nell'illustrazione dell'interpellanza urgente - come quei datori di lavoro che meritano l'applicazione dell'articolo 28, vale a dire una denuncia per comportamento antisindacale.
Il ministro del lavoro, in questo caso, in modo veramente contraddittorio, sorprendente per certi versi, si sta comportando esattamente come quel datore di lavoro: nei confronti dell'organizzazione dei lavoratori che non ha firmato il patto, sta tenendo esattamente un atteggiamento antisindacale.
Poiché ciò è molto grave, mi auguro vi sia un ripensamento. Se tale ripensamento non vi sarà, noi continueremo ad esercitare il nostro diritto di sindacato, cercando di rendere trasparenti i comportamenti del Governo e di metterne in risalto la gravità davanti all'opinione pubblica italiana.


