...
H)
configurando la possibilità di una denuncia alla procura della Corte dei conti;
gli uffici del ministero del lavoro e delle politiche sociali hanno organizzato la raccolta dei dati sullo sciopero generale che si è svolto l'11 luglio 2002 in Emilia Romagna, organizzato dalla Cgil;
la raccolta dei dati è avvenuta, come già in Lombardia, su richiesta della direzione centrale del ministero del lavoro e delle politiche sociali, la quale ha aderito ad una richiesta del Ministro interpellato;
in precedenza, la raccolta dei dati su scioperi non era mai stata effettuata da strutture dello Stato, come il ministero del lavoro e delle politiche sociali, e non ci sono leggi che consentano questa attività, anzi la Costituzione prevede la piena libertà di sciopero e di organizzazione dei lavoratori in sindacato;
in precedenza, la raccolta dei dati è sempre stata fatta esclusivamente dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro;
questa raccolta di dati, come già è avvenuto in Lombardia, assume oggettivamente un carattere intimidatorio verso l'organizzazione sindacale confederale che non ha accettato di firmare il «patto per l'Italia» proposto dal Governo;
con l'iniziativa di questa raccolta di dati, il Ministro interpellato viene oggettivamente meno al ruolo che dovrebbe essere proprio di un'autorità pubblica capace di rivolgersi a tutti gli interlocutori sociali, anche in presenza di dissensi;
con questa raccolta di dati le strutture del ministero del lavoro e delle politiche sociali hanno utilizzato tempo e risorse per compiti diversi da quelli istituzionali,
l'organizzazione sindacale interessata, la Cgil, ha fondatamente protestato contro questa iniziativa intimidatoria ed altre analoghe, che probabilmente hanno ispirato ai datori di lavoro l'iniziativa di esporre gli elenchi degli scioperanti, rafforzando drasticamente il carattere intimidatorio dell'iniziativa;
la Costituzione della Repubblica italiana, all'articolo 40, garantisce il pieno esercizio del diritto di sciopero, all'articolo 39, stabilisce che l'organizzazione sindacale è libera e, all'articolo 35, afferma che la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni -:
se il Ministro interpellato non ritenga gravemente lesivi del dettato costituzionale i comportamenti messi in atto per accertare i dati di adesione allo sciopero generale;
se non ritenga che l'utilizzazione di tutte le strutture periferiche del ministero del lavoro e politiche sociali, per la sua analiticità, costituisca una pesante e illegittima interferenza nelle relazioni sindacali e se non sia incompatibile con la funzione costituzionale propria del ministero del lavoro e delle politiche sociali;
se non ritenga necessario chiarire quale sia l'uso effettivo che di questi dati vuole essere fatto;
quali garanzie vengano poste per certificare la correttezza dei dati rilevati come rispondenti alla reale situazione di partecipazione allo sciopero, anche ricordando che i quotidiani di Bologna riportano dichiarazioni di Confindustria che parlano di adesioni pari al 57 per cento;
se risponda al vero che ai fini della raccolta delle suddette rilevazioni siano state impiegate anche unità appartenenti alle forze dell'ordine, distogliendole dai compiti istituzionali assegnati loro, quali la lotta alla criminalità e la tutela dell'ordine pubblico, ambito nel quale sicuramente non rientra l'esercizio del diritto di sciopero, che è anzi, come già ricordato, un diritto garantito dall'articolo 40 della Costituzione.
(2-00429)
«Grandi, Gasperoni, Lettieri, Pistone, Zani, Santagata, Albonetti, Amici, Bellillo, Bellini, Bersani, Buglio, Ceremigna, Cialente, Maura Cossutta, Titti De Simone, Finocchiaro, Gambini, Grignaffini, Grillini, Guerzoni, Innocenti, Lulli, Mascia, Nigra, Luigi Pepe, Pisapia, Spini, Stradiotto, Vendola, Vianello, Zanella, Zunino, Abbondanzieri, Bandoli, Buffo, Calzolaio, Crisci, Giulietti, Kessler, Montecchi, Quartiani, Raffaldini, Realacci, Soda, Zanotti».
(18 luglio 2002)