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PRESIDENTE. L'onorevole Tuccillo ha facoltà di DOMENICO TUCCILLO. Signor Presidente, questa interpellanza è nata a seguito di notizie di stampa apparse il 16 luglio relative ad un progetto di fusione per incorporazione (totale) del Banco di Napoli da parte dell'istituto San Paolo. Questa ipotesi comporterebbe, di fatto, l'azzeramento della presenza dell'istituto di credito storicamente più importante del Mezzogiorno; faccio presente che si tratta di una vicenda che si sovrappone ad un percorso controverso e complesso che ha portato nella scorsa legislatura il Banco di Napoli, da una condizione di autonomia e di indipendenza, ad essere acquistato prima dalla BNL e dall'INA per poi passare al San Paolo.
che comunque hanno instaurato una consuetudine di rapporti e di presenze con questa storica banca del Mezzogiorno.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze, onorevole Armosino, ha facoltà di MARIA TERESA ARMOSINO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, onorevoli deputati, con l'interpellanza che è stata testé illustrata, avente ad oggetto la cessione del Banco di Napoli all'INA-BNL e la presunta fusione con il San Paolo IMI, viene in sostanza chiesto quali iniziative il Governo intenda adottare, affinché nel Mezzogiorno sia favorita la crescita di un sistema creditizio efficiente ed in grado di supportare l'economia meridionale.
il ministero è impegnato, stante la segnalazione fatta dall'onorevole Tuccillo con la sua interpellanza, a seguire da vicino tale vicenda perché non abbiano a verificarsi le situazioni descritte come negative per il Mezzogiorno e che nell'interpellanza stessa sono state rappresentate.
PRESIDENTE. L'onorevole Tuccillo ha facoltà di DOMENICO TUCCILLO. Non voglio arrecare offesa alla personale cortesia del sottosegretario Armosino e, quindi, non mi dichiaro nemmeno insoddisfatto rispetto ad una risposta che non c'è.
Nelle intenzioni del legislatore, nelle intenzioni e nelle ripetute dichiarazioni da parte del Governo e della Banca d'Italia e, infine, anche nelle esplicite e solenni dichiarazioni dei più autorevoli esponenti del San Paolo, si è sempre sottolineata la necessità che il Banco di Napoli conservasse e mantenesse la propria autonomia ed una sua specifica caratterizzazione. Invece, un'ipotesi di questo tipo creerebbe riflessi sicuramente pesanti non soltanto sul banco stesso, sulla sua immagine e sull'efficacia del ruolo che esso svolge all'interno della realtà del Mezzogiorno, ma avrebbe anche notevoli e forti ripercussioni sull'economia del Mezzogiorno e, soprattutto, sulle piccole e medie imprese,
Qualora l'esito della vicenda si dovesse definire in questi termini, ci si esporrebbe a soluzioni che, sicuramente, avrebbero ripercussioni molto negative per il Mezzogiorno e anche per lo stesso San Paolo, che probabilmente finirebbe per entrare in una spirale che porterebbe sempre più a staccare l'istituto da un forte ancoraggio con il territorio, con la propria storia e con la propria tradizione.
Allora, di fronte a tale vicenda, che rischia di esporre la vita e la storia di questo istituto di credito ad un sbocco sicuramente non positivo, abbiamo interpellato il Governo per sapere quali iniziative intenda assumere in questo senso e, soprattutto, più in generale, per capire quali iniziative intenda adottare anche rispetto alla necessità di avviare una politica di sostegno e di rafforzamento del credito nel Mezzogiorno. Infatti, senza credito, nel Mezzogiorno, una situazione economicamente già difficile rischia di diventare disastrosa. Pertanto, queste sono le motivazioni che ci hanno mosso e rispetto alle quali ci attendiamo una risposta da parte del Governo.
Prima della risposta specifica al quesito, occorre premettere talune circostanze, ossia i limiti normativi che regolano tutto il campo dei controlli che questo ministero può operare. Innanzitutto, bisogna citare il fatto che la politica del credito non può tradursi in un'interferenza diretta nelle scelte aziendali, quali quelle operate dalle banche, sia a livello individuale sia di gruppo. Ciò secondo il testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia: mi riferisco al decreto legislativo n. 385 del 1o settembre 1993, adottato in attuazione delle direttive comunitarie in materia bancaria, che attribuisce alla Banca d'Italia il potere di autorizzare le fusioni e le scissioni di banche, quando non contrastino con il principio di una sana e prudente gestione (articolo 57 del decreto citato), nonché di autorizzare l'acquisizione, a qualunque titolo, di azioni o di quote di banche, da chiunque effettuata, quando comportino (tenuto conto delle azioni o quote già possedute) una partecipazione superiore al 5 per cento del capitale della banca o il controllo della banca stessa (articolo 19).
In ogni altro caso, peraltro, le autorità preposte all'attività di vigilanza creditizia esercitano i loro poteri avendo riguardo unicamente alle finalità espressamente indicate dal testo unico bancario ai sensi dell'articolo 5. Mi riferisco a sana e prudente gestione, stabilità complessiva, efficienza, competitività del sistema finanziario e tutela del risparmio secondo quanto previsto dall'articolo 47 della Costituzione.
La premessa era doverosa proprio per comprendere sulla base di quali informazioni il ministero sia giunto alla risposta al quesito sottoposto. Sentita la Banca d'Italia, si fa presente - ma questo è un dato cognito - che la banca San Paolo-IMI ha acquisito nel giugno 2000 il controllo del Banco di Napoli rilevandone la totalità del capitale ordinario. Inoltre, negli ultimi due anni la nuova capogruppo ha avviato un processo di razionalizzazione e di rafforzamento sotto il profilo operativo ed industriale volto, fra l'altro, ad innalzare i livelli dei servizi offerti alla clientela formata da famiglie ed imprese meridionali.
Da ultimo si aggiunge che, al momento, non risultano avviate iniziative formali finalizzate a realizzare la fusione del Banco con la capogruppo San Paolo-IMI. Ferme le osservazioni svolte è evidente che
Colgo l'occasione per offrire al Governo qualche elemento informativo. A seguito di questa interpellanza è stata presentata ai vertici del San Paolo una lettera sulla vicenda scritta dal presidente della regione Campania, oltre che dal sindaco di Napoli, alla quale è stato anche risposto. Sono stati avviati contatti, incontri, colloqui. Ieri vi è stato l'ultimo tra l'amministratore delegato del San Paolo, il presidente della regione Campania ed il sindaco di Napoli che sono, ovviamente, molto allarmati da tale vicenda.
Oggi la stampa ne dà ampio risalto nei più importanti quotidiani del Mezzogiorno; in realtà tale argomento tiene banco dal giorno 16. Vi sono state dichiarazioni di qualche esponente del Governo: mi riferisco a ministri, sottosegretari, viceministri ed, in particolare, a Micciché e Marzano. Mi pare, dunque, sconcertante che il Governo nel suo momento più istituzionale venga con una risposta che più elusiva e burocratica, francamente, sarebbe difficile immaginare.
Stiamo parlando, lo ripeto, di un istituto bancario che è uno dei più antichi del nostro paese, oltre che storicamente il più importante del Mezzogiorno. Stiamo parlando di una vicenda che presenta una ripercussione notevolissima sul tessuto economico e sociale del Mezzogiorno. Prendiamo atto dunque che, di fronte a questa vicenda, il Governo non sa cosa stia accadendo e non mostra interesse di saperlo.
È del tutto elusa poi e quindi non viene data risposta neanche a quella parte dell'interpellanza relativa alla visione più generale, di prospettiva, legata a questa vicenda: quella cioè di immaginare delle iniziative, che in qualche modo prendano a cuore, a partire da questa vicenda stessa, il problema del rafforzamento di un'azione politica a sostegno del credito del Mezzogiorno e il problema del rafforzamento del suo sistema creditizio. All'indomani di una pubblica enunciazione del Presidente della Repubblica, a Verona, in cui vi è un invito, un incitamento alle imprese settentrionali a investire nel Mezzogiorno, probabilmente dovremo attendere un altro messaggio alle Camere. Ci auguriamo che il Presidente della Repubblica solleciti il Governo e il Parlamento ad approfondire la questione del Mezzogiorno.
Purtroppo alla vicenda delle fondazioni, che è già stata discussa in quest'aula e che ha visto l'insensibilità del Governo rispetto alle sue ricadute nella parte meridionale del paese, si aggiunge quella del Banco di Napoli; se ne aggiungono poi altre e si delinea quindi un quadro che nella sua oggettività e nella sua incontestabile evidenza, manifesta un disinteresse e anche direi quasi una forma di disprezzo nei confronti di tutto ciò che può interessare, può intervenire e può incidere sul destino, sulla vita e sulle vicende che riguardano una parte importante e delicata del nostro paese.
È un'amara constatazione, rispetto alla quale ci auguriamo che in momenti diversi, politicamente vi sia una presa di coscienza tale, che consenta di seguire queste vicende con l'interesse e con l'attenzione che esse meritano.


