E)
Ruta, Siniscalchi, Sinisi, Squeglia, Tanoni, Villari, Volpini, Gerardo Bianco, Boccia, Bova, Cennamo, Di Gioia, Diana, Giacco, Iannuzzi, Ladu, Lettieri, Lumia, Luongo, Molinari, Mosella, Pasetto, Petrella, Piscitello, Potenza».
la complessa e controversa vicenda che ha portato, nel corso della scorsa legislatura, alla cessione del Banco di Napoli da parte del ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica prima all'Ina-Bnl e, successivamente, al San Paolo-Imi ha costituito, al di là delle ragioni sottese a tale scelta, un duro colpo per l'immagine e l'economia del Mezzogiorno;
tale cessione non ha mai fatto venir meno, anzi ha visto accrescersi, in corrispondenza con la definizione di tipo federale dell'ordinamento statuale, la necessità di una presenza bancaria radicata sul territorio e attenta a promuoverne la crescita e lo sviluppo economico;
tale esigenza è stata più volte ribadita sia in occasione della cessione del Banco di Napoli che, in occasioni più recenti, dalla stessa Banca d'Italia, la quale ha sempre riconosciuto, nonostante si facessero incalzanti le spinte al consolidamento, il bisogno di salvaguardare, anche all'interno del processo di acquisizione delle banche del Sud da parte delle banche del Nord, l'autonomia delle prime, in particolare del Banco di Napoli, a garanzia di una missione specifica da svolgere a sostegno dell'economia del Mezzogiorno;
lo stesso San Paolo-Imi ha più volte e solennemente ribadito, per bocca dei suoi massimi dirigenti (non ultimo il Presidente Masera, pubblicamente in occasione di incontri «illustrativi» tenutisi all'unione industriali di Napoli, a seguito dell'acquisizione), l'impegno a preservare, all'interno del processo di acquisizione, lo spazio di autonomia ed il ruolo del Banco di Napoli, nonché a seguire una strategia calibrata sul modello di «banca-rete» agganciato al territorio;
tuttavia, seri problemi di bilancio che sembrano profilarsi (come si legge in questi giorni anche sulla stampa specialistica del settore economico) per il San Paolo-Imi, potrebbero indurre ad operazioni frettolose e «disinvolte» di incorporazione tout court del Banco di Napoli, tese a risolvere, attraverso concreti e consistenti vantaggi fiscali, situazioni delicate sul piano dei dati di bilancio;
tale ipotesi di incorporazione produrrebbe il risultato di un azzeramento di ogni residua presenza del Banco di Napoli (né varrebbe a salvaguardare tale presenza, come ovvio, la pura preservazione del marchio e del nome), facendo venire meno un riferimento che resta, nonostante tutto, a tutt'oggi fondamentale per l'economia del Mezzogiorno e producendo tra l'altro, attraverso un'ulteriore attenuazione del rapporto col territorio, effetti negativi a medio e lungo termine anche per lo stesso gruppo San Paolo-Imi nel suo complesso;
le operazioni di incorporazione dovrebbero essere il frutto di valutazioni approfondite che tengano conto di tutti gli interessi coinvolti -:
quali iniziative normative il Governo intenda adottare affinché in futuro non si ripetano operazioni di incorporazione così frettolose e disinvolte che potrebbero compromettere lo sviluppo del Mezzogiorno;
quali iniziative il Governo intenda assumere affinché anche nel Mezzogiorno sia favorita la crescita di un sistema creditizio efficiente ed in grado di supportare l'economia meridionale.
(2-00424)
«Tuccillo, Adduce, Annunziata, Enzo Bianco, Bottino, Buemi, Burtone, Camo, Carbonella, Cardinale, Carra, Ciani, Fusillo, Gambale, Gentiloni Silveri, Giachetti, Grotto, Loiero, Maccanico, Marini, Mattarella, Pappaterra, Rocchi,
(16 luglio 2002)