Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 184 del 25/7/2002
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(Trasferimento di risorse a favore delle unioni dei comuni - n. 2-00412)

PRESIDENTE. Dobbiamo passare, ora, all'interpellanza Frigato n. 2-00412 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 4).
In precedenza, per non rinviarla ad altra seduta, mi sono permesso di rimandarne momentaneamente lo svolgimento poiché il sottosegretario di Stato per l'interno, senatore D'Alì, aveva necessità di assentarsi per pochi minuti.
L'onorevole Frigato ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00412.

GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, rinuncio ad illustrare l'interpellanza, ma non rinuncio a dire una parola su quanto è successo.
Sarebbe stato ben strano se, per negligenza del Governo, lo svolgimento dell'interpellanza fosse stata rinviato.

PRESIDENTE. Lo prevede il regolamento, onorevole Frigato!

GABRIELE FRIGATO. Benissimo, signor Presidente; se non erro, però, il regolamento prevede anche la presenza del Governo. Perciò, le chiedo di richiamare il Governo ad essere presente almeno quando il regolamento lo prevede.
Per quanto riguarda la mia interpellanza, il testo è già pubblicato.

PRESIDENTE. Il sottosegretario per l'interno, senatore D'Alì, ha facoltà di rispondere.

ANTONIO D'ALÌ, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, porgo le mie scuse, ma desidero precisare che ero presente in aula prima che avesse inizio la seduta dedicata allo svolgimento delle interpellanze, anche se, successivamente, sono stato costretto ad assentarmi.
Chiedo scusa anche all'onorevole Frigato se lo svolgimento della sua interpellanza ha subito, per causa mia, un forzato posticipo.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, gli onorevoli interpellanti, nel rilevare le oggettive difficoltà di natura economica e finanziaria che stanno vivendo le unioni di comuni - utile strumento per la razionalizzazione delle spese correnti e per il miglioramento dei servizi di cittadini - chiedono di conoscere i motivi dei ritardi nell'erogazione delle risorse finanziarie stanziate per l'esercizio 2001, le iniziative adottate per recuperare il tempo perduto, nonché le prospettive relative al sostegno


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dell'azione di programmazione e gestione dei servizi da parte delle unioni in vista della legge finanziaria per il 2003.
È necessario premettere che la legge n. 265 del 1999, per effetto delle nuove e rilevanti funzioni attribuite agli enti locali, ha inteso istituire esercizio associato di funzioni mediante l'utilizzo di strutture già esistenti (comunità montane) o mediante la creazione di soggetti ad hoc.
In particolare, con la soppressione del concetto di unione quale momento di transito verso la fusione ed il riconoscimento della stessa unione come ente locale vero e proprio finalizzato a dare risposte sempre più adeguate alle esigenze dei cittadini e delle imprese, il numero delle unioni è aumentato dalle 16 esistenti prima del 1999 alle 67 al 31 dicembre 2000 alle 122 al 31 dicembre 2001.
In maniera proporzionale all'indiscutibile crescita del fenomeno sono, pertanto, aumentati gli stanziamenti previsti dalle leggi finanziarie per incentivare le diverse forme di esercizio associato di funzioni che nel 1999, nel 2000 e nel 2001 sono stati rispettivamente di 5,164 milioni di euro, 18,5 milioni di euro e di 28 milioni di euro.
Preciso che la ripartizione di quest'ultimo stanziamento, avvenuta in base alle percentuali previste nel decreto ministeriale del 1o settembre 2000, n. 318, ha destinato l'importo di 10,329 milioni di euro, ai sensi della legge finanziaria per il 2001, alle unioni di comuni e comunità montane per l'esercizio associato di funzioni.
Come ricordato dagli onorevoli interpellanti, in base all'articolo 2 del decreto-legge n.13 del 22 febbraio 2002, recante «Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità degli enti locali» convertito nella legge n. 75 del 24 aprile 2002, questo Governo ha inteso destinare al finanziamento delle unioni di comuni per l'anno 2001 ulteriori 20 milioni di euro, che hanno consentito, da un lato, di chiudere i bilanci di previsione in scadenza e, dall'altro, di aumentare fino al 70 per cento circa delle spettanze totali gli stanziamenti a favore delle unioni.
Vi possono essere stati dei ritardi negli adempimenti connessi alla materiale erogazione di tale importo aggiuntivo. Debbo precisare che questi si sono verificati in ragione del fatto che, prima di dare corso alle complesse procedure di acquisizione delle istanze, esame istruttorio, piano di riparto, impegno e pagamento dei fondi, l'amministrazione dell'interno ha dovuto esaminare e valutare problemi propedeutici all'intera procedura.
Alcune associazioni di categoria hanno, infatti, posto questioni interpretative in merito all'estensibilità o meno alle comunità montane degli stanziamenti che il citato decreto legge n. 13 del 2002 destina esclusivamente alle unioni di comuni, nel presupposto che le comunità montane potrebbero rientrare nel novero delle unioni di comuni in base all'articolo 27 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali.
A tal proposito, il Ministero dell'interno ha recentemente confermato l'interpretazione più aderente alla lettera del dettato normativo, che prevede la destinazione di tali stanziamenti esclusivamente alle unioni di comuni.
Le problematiche evidenziate riguardanti le comunità montane sono comunque all'attenzione del Governo che in sede di predisposizione del DPEF 2002-2006, all'esame del Parlamento, sta attuando una politica mirata di sostegno alla montagna.
Tale politica si esplica sia attraverso interventi coordinati difesa, sostegno e sviluppo del territorio montano, sia attraverso l'incremento del fondo nazionale della montagna e l'istituzione di un fondo speciale per la manutenzione di un servizio in loco di carattere straordinario e con vincolo di destinazione (ciò è contenuto esplicitamente nel DPEF recentemente posto all'attenzione del Parlamento).
Inoltre, per venire incontro alle specifiche esigenze delle comunità montane, attraverso il rifinanziamento dei mutui quindicennali, è stato promosso il sostegno del settore agricolo e forestale e lo sviluppo del sistema informativo della montagna.


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Superato, pertanto, questo ostacolo di natura tecnico-giuridica, sono già in corso le procedure per l'erogazione alle unioni di comuni delle risorse finanziarie relative all'anno 2001.
Per quanto concerne l'esercizio 2002, in risposta alle richieste in tal senso degli onorevoli interpellanti, ritengo utile precisare che il fondo a disposizione delle unioni, fusioni e comunità montane ammonta attualmente a 33 milioni di euro, da ripartire secondo le percentuali previste dal citato decreto ministeriale n. 318 del 2000, e che non si intravedono, al momento, difficoltà di natura attuativa.
Infine, desidero manifestare la ferma intenzione dell'amministrazione dell'interno di continuare nell'opera di sostegno e collaborazione nei confronti delle forme di governo locale, dell'associazionismo intercomunale, in particolare, delle unioni di comuni che rappresentano un importante strumento per mantenere e rinforzare la capacità di gestione di funzioni e servizi nell'interesse delle collettività e dei cittadini. In questa prospettiva, nel pieno rispetto dei principi di continuità e completezza dell'ordinamento giuridico, il Ministero dell'interno non mancherà di farsi parte attiva per garantire il reperimento ed il relativo stanziamento delle adeguate risorse finanziarie in fase di predisposizione della legge finanziaria per l'anno 2003, in sintonia con le recenti intese interistituzionali in materia ed in attesa che le regioni attivino propri interventi normativi per quanto attiene i fondi per le unioni.
Debbo aggiungere, signor Presidente e onorevoli colleghi, che sono allo studio anche altre forme di associazionismo tra i comuni per incentivare i servizi in comune tra i vari enti locali a favore dei cittadini, possibilmente con una razionalizzazione delle risorse.

PRESIDENTE. L'onorevole Frigato ha facoltà di replicare.

GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, ho ascoltato e ringrazio il sottosegretario per la minuziosa relazione con la quale ha voluto ripercorrere, fin dalla legge istitutiva delle unioni dei comuni, la n. 265 del 1999, il percorso da noi segnalato, per la verità, soltanto per la parte di natura finanziaria che, all'articolo 2 del decreto-legge n. 13 del 22 febbraio 2002 convertito poi nella legge n. 75 del 24 aprile 2002, assegnava a queste unioni la somma di 20 milioni di euro per l'esercizio 2001.
Devo subito dire, signor sottosegretario, che stiamo parlando di una legge che ha convertito un decreto-legge e un decreto-legge, se non vado errato, nasce, generalmente, in un quadro di urgenza. Allora, mi domando dove fosse l'urgenza se sono passati cinque mesi abbondanti e dobbiamo ancora erogare, non dico più una lira, dico un euro, a queste unioni dei comuni, di quelle stanziate con quel decreto-legge. Lei ha parlato di erogazioni che sono quelle previste anche nella legge finanziaria. Quel decreto-legge, se non ricordo male quanto si disse nel corso del dibattito svolto in quest'aula, nasceva proprio dalla considerazione che nella legge finanziaria non erano state appostate le sufficienti cifre per le unioni dei comuni. Tali unioni nascono in quadro progressivo, se guardiamo i numeri, ma nascono, soprattutto, con lo scopo di migliorare i servizi e di contenere i costi (mi pare si tratti di uno degli elementi di natura economica più semplici, ma sempre validi, in base al quale, mettendo insieme le energie si riesce anche a razionalizzare i costi). Questo è l'elemento sul quale nasce e si sviluppa l'unione tra i comuni. Dopo aver verificato che in sede di legge finanziaria avevamo posto scarsa attenzione a questa realtà, il Governo ha adottato, nel febbraio scorso, un decreto-legge. A nostro avviso, lo ripeto, l'urgenza c'era, tant'è che nessuno ha posto questioni pregiudiziali e dunque quel decreto-legge è stato convertito, ma, ahimè, l'urgenza è finita il giorno stesso in cui abbiamo approvato la legge.
Voglio sperare che i problemi, anche di natura tecnica, che il sottosegretario ha evidenziato siano ormai alle spalle.
Ritengo, lo dico nell'anno internazionale della montagna e, quindi, con molto


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rispetto sia per la montagna sia per le comunità montane, nonché per la gente che abita in quei luoghi, che l'interpretazione data dal ministero sia quella più corretta. La comunità montana ha una propria storia ed una propria identità, nonché ha ricevuto alcune attenzioni dal punto di vista sia legislativo sia finanziario. L'unione tra i comuni nasce invece in anni diversi, basandosi su quel presupposto che ricordavo poc'anzi. Nulla vieta che alcuni comuni di montagna possano aggregarsi e formare delle unioni, ma mi pare che una qualche distinzione esista. Quelle poste di bilancio, quei 20 milioni che con legge il Governo, e poi il Parlamento, hanno stanziato, devono perciò davvero trovare una veloce erogazione, pena la bontà di questo progetto. Signor sottosegretario, se un cittadino dovesse accorgersi che non è vero che l'unione dei comuni eroga i servizi meglio del proprio comune, se un amministratore dovesse accorgersi che non vi sono le quadrature contabili, è chiaro che un qualche pensiero di ritorno al passato potrebbe, purtroppo, emergere.
L'interpellanza nasce proprio da questa preoccupazione. Mi sembra però che condividiamo la validità di questo strumento, soprattutto se riferito ai piccoli comuni. I piccoli comuni sono realtà molto diffuse nel nostro paese (credo che buona parte della popolazione italiana viva in piccoli centri): vi è perciò la necessità di far sì che siano offerte ai cittadini che vi vivono, come a coloro che vivono nelle grandi città, le famose pari opportunità. Tutti sappiamo che organizzare i servizi in una città numericamente significativa ha un costo, mentre organizzare gli stessi servizi in un piccolo comune comporta costi ben diversi.
Concludo il mio intervento con la convinzione che i problemi evidenziati dal sottosegretario siano ormai alle spalle, formulando l'auspicio che, velocemente, quei 20 milioni di euro per le unioni di comuni, stanziati con legge, possano essere velocemente erogati. Mi auguro che questo invogli altre realtà comunali, altri piccoli municipi ad incamminarsi su questa strada che, davvero, considero rispettosa della storia e della specificità delle singole municipalità (di cui è ricco il nostro territorio), nonché la soluzione migliore per offrire a chi vi abita quelle pari opportunità alle quali hanno diritto tutti i cittadini del nostro paese.

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