Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 184 del 25/7/2002
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Seguito della discussione del documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2003-2006 (Doc. LVII, n. 2/I) (ore 10,10).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2003-2006.
Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione.
Avverto che sono state presentate le risoluzioni Violante ed altri n. 6-00026 e Alberto Giorgetti ed altri n. 6-00027 (vedi l'allegato A - Risoluzioni sezione 1).

(Repliche dei relatori e del Governo - Doc. LVII, n. 2/I)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore di minoranza, onorevole Morgando.
Onorevole Morgando, le debbo dire che lei ha esaurito il tempo a sua disposizione; però, per il rispetto che ho nei confronti del relatore di minoranza, se lei intende molto succintamente svolgere una considerazione, naturalmente lo può fare.

GIANFRANCO MORGANDO, Relatore di minoranza. Signor Presidente, la ringrazio e mi limito proprio ad una considerazione rapidissima.

PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Morgando. Colleghi, vi prego, un po' di silenzio!

GIANFRANCO MORGANDO, Relatore di minoranza. Abbiamo fatto una discussione approfondita, anche se in condizioni non particolarmente felici a causa della seduta notturna; comunque, abbiamo seriamente affrontato l'esame di questo DPEF. Devo dire che il dibattito conferma le valutazioni che ho svolto nella relazione di minoranza e che i colleghi dell'opposizione hanno sostenuto nei loro interventi.


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Mi pare si confermi il giudizio - che noi abbiamo dato - di un DPEF sbagliato nella sua impostazione, carente dal punto di vista dell'analisi e della proiezione dei quadri di riferimento di finanza pubblica e, soprattutto, non recante indicazioni strategiche capaci di costituirlo punto di riferimento - attraverso le leggi finanziarie dell'autunno e degli anni successivi -, strumento di indirizzo della politica economica su cui il Parlamento rassegna le sue indicazioni al Governo.
Mi limito a confermare il giudizio profondamente negativo sul DPEF che ho dato facendo riferimento alla mia relazione di ieri.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore per la maggioranza, onorevole Alberto Giorgetti.

ALBERTO GIORGETTI, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, mi riaggancio volentieri alle ultime considerazione del relatore di minoranza, onorevole Morgando, per tentare di dare alcune risposte circa il dibattito che ieri sera si è svolto sul DPEF.
Mi pare evidente, anche dalle considerazioni svolte dall'onorevole Morgando, come l'opposizione, con i suoi interventi, abbia sostanzialmente puntato a demolire il DPEF. Un'azione legittima che fa parte del confronto parlamentare, ma che, evidentemente, deve attenersi anche a quelle considerazioni di merito legate alla valutazione dei dati e, soprattutto, delle politiche in prospettiva che intende svolgere il Governo. Vi è stata una stragrande maggioranza di interventi volti esclusivamente a tentare di sostenere un percorso di delegittimazione sulla validità della politica economica indicata nel DPEF. Colleghi, mi sento di confutare tranquillamente e serenamente le riflessioni che sono state fatte dall'opposizione. Si è detto che si trattava di dati inattendibili: non è vero. Non voglio tornare alla disputa sui numeri; le istituzioni europee hanno sostenuto che si tratta di dati che possono essere raggiunti dal Governo e, quindi, sostanzialmente credibili. Non lo affermiamo solo noi, ma, evidentemente, lo affermano soggetti che oggi sono in grado di determinare gli scenari di indirizzo delle politiche economiche dei governi legati all'area dell'euro.
Si sostiene che non si è tenuto fede agli impegni indicati nel DPEF dello scorso anno. Noi procediamo su un percorso cominciato nello scorso anno e che punta, sostanzialmente, a proseguire sulla strada delle riforme, per mettere in moto tutte quelle dinamiche legate inesorabilmente a prospettive di rigore per quello che riguarda i conti pubblici e, più in generale, di sviluppo, di riforma dei grandi settori, che rappresentano l'elemento cardine per la competitività internazionale.
Si è affermato che le politiche settoriali non sono sufficienti per dare la giusta spinta al rilancio dell'economia del paese. Con molta tranquillità e umiltà sono andato a leggere le proposte dell'Ulivo contenute all'interno della relazione del collega Morgando, per ciò che concerne il contributo dell'opposizione per il miglioramento del DPEF.
Con grande franchezza, onorevoli colleghi, non mi sento di esprimere giudizi per quanto riguarda gli aspetti contenuti nelle vostre valutazioni, poiché ritengo - e cercherò di dimostrarlo - che le suddette attengano a questioni, ampiamente inserite all'interno del documento di programmazione economico-finanziaria del Governo, che vengono ampliate attraverso una serie di interventi che il Governo di centrosinistra e l'attuale opposizione non credo siano in grado di immaginare, di identificare e di proporre.
Vediamo quali sono le vostre proposte! Il primo aspetto è collegato alla competitività: l'intervento dell'opposizione si concentra sugli aspetti legati alla competitività, prestando un'attenzione particolare alla competizione sul versante della qualità. Ciò è legato esclusivamente ad una logica che non può trovare piena rispondenza nelle considerazioni del Governo, perché esprimere oggi una valutazione circa la competitività del sistema Italia, esclusivamente rispetto al concetto della qualità, credo sia una limitazione: così non


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si dà il giusto peso agli scenari di rilancio dell'economia nazionale, in una prospettiva di globalizzazione. Sappiamo che il tema della competitività non può essere legato esclusivamente al tema della qualità; la qualità è uno degli aspetti, ma quelli più importanti sono legati, più in generale, al costo, quindi al mercato del lavoro, a criteri di flessibilità che prevediamo attraverso le nostre proposte, alla questione infrastrutturale che voi, forse, avete in parte tralasciato. È una questione cardine per consentire alle nostre imprese di esportare a costi molto più bassi rispetti a quelli, e mi riferisco ai costi di trasporto, che incidono in maniera significativa sulla competitività delle imprese.
L'altro aspetto è legato alla questione più generale del sistema previdenziale, soprattutto alla leva fiscale su cui, cari colleghi, non intendiamo prendere alcuna lezione, atteso che, negli anni in cui (come stato affermato dalla Banca d'Italia più volte) vi è stata una congiuntura internazionale favorevole, nulla è stato compiuto dal Governo precedente in vista di un serio supporto al sistema ed alla nostra realtà competitiva. È, pertanto, una visione assolutamente parziale che dimostra, a mio modo di vedere, una debolezza complessiva di progetto.
Per quanto riguarda il tema del Mezzogiorno, il Governo si è impegnato in modo evidente ed importante. Anche attraverso la nostra risoluzione, intendiamo spingere per dare man forte e sostegno alle politiche di supporto alle imprese del Mezzogiorno, anche con riferimento al coinvolgimento dei privati in merito all'imprenditorialità diffusa che deve ulteriormente crescere. L'opposizione mette in discussione la verità della legge Tremonti-bis, mentre noi riteniamo che quest'ultima sia uno strumento a disposizione delle aziende e delle imprese e che sicuramente fornirà ulteriori elementi, oltre a quanto già stato fatto, per il rilancio della politica degli investimenti.
Nei giorni scorsi abbiamo sostanzialmente cumulato gli effetti della Tremonti-bis con la precedente legge Visco, dando certezza definitiva, colleghi, contrariamente a quanto si dice, alle risorse disponibili che sono state, comunque, aumentate in modo congruo con riferimento ai meccanismi e all'erogazione; abbiamo previsto un percorso certo di erogazione di risorse (è un elemento fondamentale, un principio che abbiamo inserito anche all'interno della nostra risoluzione), contrariamente a quanto era stato fatto dal Governo precedente che aveva puntato a riconoscere un credito generalizzato che non ha sortito gli effetti sperati, e su cui il Governo non è riuscito a garantire la copertura, scaricando sui conti pubblici che abbiamo ereditato in questa legislatura l'effetto di quella scelta.
Abbiamo ridestinato le risorse, le abbiamo aumentate, fornendo certezza agli elementi di copertura.
Sempre con riferimento al tema del Mezzogiorno, dove è scritto che non si presta attenzione alla programmazione negoziata? Vi è attenzione alla programmazione negoziata, nonché la necessità di operare una selezione per quanto riguarda gli strumenti della stessa. Deve essere rifinanziato ciò che realmente ha funzionato, mentre deve essere eliminato ciò che non ha funzionato, provocando uno sperpero di risorse pubbliche.
Nella risoluzione ribadiamo un'attenzione particolare per il rifinanziamento dell'agenzia Sviluppo Italia secondo - noi auspichiamo - logiche e criteri di maggiore efficienza e produttività, ma rilanciamo anche la questione relativa al prestito d'onore, come condizione per sostenere con forza ed efficacia il Mezzogiorno d'Italia.
Per quanto riguarda la vicenda legata all'articolo 18, che mettete in discussione, voi considerate l'articolo 18 come una gabbia di diritti per i lavoratori. Vorrei ribadire che è esattamente l'opposto: attraverso le modifiche che sono state inserite anche nel Patto per l'Italia, noi diamo la possibilità di emergere a tutti coloro che lo vogliano - e conosciamo la difficoltà del percorso di emersione, perché è sempre più conveniente essere in ogni caso esclusi da ogni forma di tassazione - creando in ogni caso le condizioni perché vi siano


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elementi certi di diritto, dando evidentemente stimoli alle aziende, ma, al contempo, ribadendo la necessità di contribuire ad un percorso di risanamento dei conti pubblici.
Per quanto riguarda l'attenzione dedicata ai distretti, vi richiamiamo a quella che è stata la vostra attività di governo negli anni scorsi, in cui non vi è stato alcun tipo di segnale al riguardo; ci fa piacere oggi riscontrare che vi sia da parte vostra una attenzione particolare nei confronti di queste politiche, considerato che in quegli anni da parte dell'opposizione si è cominciato a sottolineare l'importanza del ruolo dei distretti.
Oltre alle indicazioni che sono state inserite nel documento di programmazione economico-finanziaria, nella nostra risoluzione vi è l'intenzione di dare un contenuto forte alla prospettiva di rilancio dei distretti, nell'interesse non solo del Mezzogiorno d'Italia, ma anche di quelle aree distrettuali che hanno costruito sulla rete diffusa della piccola e media impresa una straordinaria arma competitiva a livello internazionale del sistema Italia.
Vogliamo allora sostenere i distretti industriali dando loro le possibilità, attraverso una serie di strumenti, da nuove formule legate alla programmazione negoziata sul territorio ad altri segnali che riguardano evidentemente gli aspetti più generali. Infatti, anche i distretti industriali necessitano di riforme che consentano loro di fare sistema ed ottenere economie di scala. Si tratta delle riforme che noi abbiamo previsto per il sistema fiscale, l'alleggerimento e la sburocratizzazione delle procedure amministrative, i percorsi che vanno nel senso del rilancio infrastrutturale.
Onorevoli colleghi, un'attenzione particolare è stata posta nel documento di programmazione economico-finanziaria proprio agli aspetti legati alla ricerca e all'innovazione tecnologica. Vogliamo che la ricerca e l'innovazione tecnologica siano sostenute dal Governo, così com'è stato previsto all'interno del documento di programmazione economico-finanziaria, attraverso stanziamenti precisi; vogliamo, tuttavia, che questi siano comunque legati a risorse produttive.
Vogliamo, così com'è stato fatto nella legge finanziaria dello scorso anno, ribadire un segnale che abbiamo dato all'inizio della legislatura: mettere le imprese nelle condizioni di poter fruire di benefici anche di carattere fiscale, se si fanno investimenti per l'innovazione tecnologica e la ricerca. Tema, cari colleghi, che voi sottolineate nella relazione di minoranza, ma che avete duramente contestato in sede di approvazione della legge finanziaria: ve lo ricordo!
Noi ribadiamo nella nostra risoluzione la necessità di un'attenzione nei confronti della ricerca e dell'innovazione tecnologica, che è un elemento fondamentale in ogni caso per la competizione internazionale, per sostenere il nostro sistema produttivo, la piccola e media impresa, perché la caratteristica della globalizzazione non si lega esclusivamente al concetto di qualità. I distretti oggi si delocalizzano all'estero a produrre per avere un vantaggio dal punto di vista del costo del lavoro, non per esportare innovazione tecnologica: l'innovazione tecnologica si fa in Italia, il prodotto di qualità si fa in Italia e si porta all'estero ciò che costa.
Si tratta di un processo che di fatto oggi è ancora bloccato e che lo era ancora più prima dell'inizio delle riforme strutturali, che noi abbiamo avviato, in ordine alle quali avete responsabilità pesanti. Pertanto: innovazione tecnologica in Italia, delocalizzazione derivante purtroppo dal costo del lavoro e dal costo di altri fattori produttivi che hanno rischiato di portare il nostro sistema competitivo fuori dall'Europa.
Ho parlato di politica per le imprese, politiche a trecentosessanta gradi di sostegno alle piccole e medie imprese. Sono tutti temi che noi riprendiamo all'interno della nostra risoluzione.
Sul rapporto con le autonomie locali, senza poter naturalmente conoscere pienamente il pensiero del Presidente della Repubblica Ciampi, che in qualche modo, nelle ore scorse, ci ha sollecitato ad una


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maggiore attenzione nei confronti delle autonomie, noi poniamo una questione fondamentale: definire, in relazione all'accordo intercorso recentemente tra Governo e autonomie locali, le competenze relative alle materie di pertinenza delle autonomie locali e quelle di pertinenza dello Stato, stabilendo le risorse da destinare ad esse, in modo da dirigersi concretamente verso un vero federalismo, come tutti noi auspichiamo. In questo percorso, il fatto di creare le condizioni per fornire maggiori risorse al territorio, in modo da poter autodeterminare alcuni percorsi, opera in stretta sinergia con l'affiancamento ed il sostegno alle politiche della piccola e media impresa, che spesso hanno radicato la loro presenza seguendo un percorso di sostanziale affiancamento con quelle amministrazioni locali che hanno voluto mettere a loro disposizione tutte le potenzialità per poter creare le condizioni per una maggiore crescita.
Cari colleghi, noi condividiamo la sottolineatura importante che voi fate quando chiedete attenzione nei confronti del sociale, della coesione sociale e degli aspetti legati più in generale ai livelli di assistenza, anche in campo sanitario. Su tale versante il Patto per l'Italia rappresenta un passaggio determinante per stabilire un rapporto efficace di maggiore coesione sociale e compattezza tra le forze sociali, il Governo ed il mondo dell'impresa. Esso ha già codificato in maniera molto chiara i passaggi che porteranno ad un percorso di riforma, che noi vogliamo condiviso al massimo, in modo da esercitare la risposta più efficace possibile per un rilancio della nostra economia e della compattezza sociale.
In uno dei vostri passaggi affermate che la coesione sociale passa comunque attraverso l'individuo; ebbene noi affermiamo invece con grande forza, ed è una caratteristica anche di separazione delle logiche attinenti alle coalizioni politiche, che la prima forma di coesione sociale è il nucleo famigliare. Attorno alla famiglia è stata costruita una politica all'interno di questo DPEF, cominciata già nella scorsa finanziaria, di attenzione particolare per fornire un supporto alle categorie più deboli, un intervento progressivo in materia fiscale che, oltre ad accelerare una restituzione di risorse attraverso l'abbassamento della pressione fiscale nei confronti delle famiglie, pone un'attenzione particolare al sistema famiglia, con un percorso che individuerà progressivamente le deduzioni più efficaci in termini di capacità di acquisto in modo da rilanciare la domanda interna, sostenendo così più in generale il nostro sistema produttivo attraverso un rilancio della nostra economia. La famiglia è tutelata come cellula fondamentale della nostra società, come elemento forte di coesione sociale, ma anche come elemento di spinta a livello imprenditoriale a sostegno delle piccole e medie imprese e per un rilancio complessivo della domanda interna. In questo quadro generale l'altro aspetto importante è rappresentato dalle infrastrutture.
Ieri l'onorevole Frigato ha operato un excursus sugli ultimi passaggi che si riferiscono alle infrastrutture con una chiave di lettura a mio modo di vedere non adeguata sulle capacità di realizzazione del Governo e dei governi di centrodestra a livello regionale, sostenendo che nulla è stato fatto nel corso di questo anno. Noi contestiamo tale affermazione, ribadiamo che all'interno del DPEF esistono linee guida importantissime per il rilancio delle infrastrutture, che la legge obiettivo è stata definitivamente varata, tuttavia in merito a quelle affermazioni è opportuno precisare che proprio in quella regione a cui il mio collega fa riferimento sono stati avviati 25 cantieri (al contrario di quanto egli afferma) per il sistema ferroviario metropolitano regionale, si sono concluse le ultime controversie legate al famoso passante-valico di Mestre derivanti da problemi tra l'Anas e la Commissione europea.

PIERO RUZZANTE. Intanto, non sono partiti i lavori come avevate promesso!

ALBERTO GIORGETTI, Relatore per la maggioranza. Onorevole Ruzzante, accetti anche le considerazioni alternative. Si è


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già conclusa la costituzione della società per la Pedemontana veneta; ciò dimostra, cari colleghi, che, insieme alle altre opere, procedono i lavori nei cantieri, e che entro il 2003 saranno avviati i lavori nei cantieri del sud, per dare una maggiore spinta allo sviluppo; su ciò il Governo prende posizione in maniera chiara e questa risoluzione parlamentare della maggioranza richiama in modo efficace a mantenere gli impegni assunti come elemento fondamentale di sviluppo per il nostro paese.
Signor Presidente, mi avvio alla conclusione affermando che il progetto complessivo di questo documento di programmazione economico-finanziaria, da noi largamente condiviso, dimostra tutte le potenzialità di questo Governo e di questa maggioranza per trovare anche formule e linee finanziarie alternative, per riuscire ad uscire da questa sacca congiunturale negativa, nell'ambito della quale continuiamo, in ogni caso, ad avere fiducia. Stiamo preparando un disegno di legge finanziaria che conta i primi moduli di questo percorso. Ribadiamo, cari colleghi, anche nel confronto parlamentare, che le proposte dell'opposizione sono evidentemente assorbite, in larghissima parte, nel progetto del Governo ma, soprattutto, che da parte dell'opposizione vi è carenza di idee e di progettualità.
Nell'ambito di questa partita, riteniamo che il Governo possa dare un'accelerazione cui anche la maggioranza dovrà evidentemente dare il consenso che sarà innegabile sulla base dei progetti che saranno realizzati nei prossimi anni.
Per tutti questi motivi, signor Presidente, come relatore per la maggioranza, ribadisco la nostra volontà, specificata nella risoluzione, di dare forza e seguito al documento di programmazione economico-finanziaria, puntando sulle caratteristiche che attengono alle riforme strutturali e, più in generale, al tema delle infrastrutture, così com'è stato segnalato ampiamente anche attraverso l'ulteriore integrazione - cui, lo preciso, il Governo spero possa far riferimento - da parte della Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici.
Questo documento di programmazione economico-finanziaria tiene conto del percorso di riforme legate al federalismo a cui teniamo e che vogliamo, in qualche modo, sostenere, chiarendo a breve gli aspetti strettamente legati alle autonomie locali e al rispetto delle competenze; ciò per fare in modo che vi sia una giusta responsabilizzazione - legata al patto di stabilità interno e al patto di stabilità a livello di Unione europea - e, soprattutto, una giusta valorizzazione delle potenzialità del territorio e del ruolo di conduzione e di guida che spetta al Governo e allo Stato centrale (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il ministro Tremonti.

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il documento di programmazione economico-finanziaria, in coppia con la legge finanziaria, ha costituito per anni il documento fondamentale di politica economica per il paese. La progressiva estensione...

GERARDO BIANCO. Presidente, per cortesia, sta parlando il ministro!

PRESIDENTE. Ha ragione, onorevole Gerardo Bianco. Onorevoli colleghi, vorrei pregarvi di prendere posto o di accomodarvi fuori.

LUIGINO VASCON. Sclerotico!

PRESIDENTE. No, non si permetta di usare questi toni, collega! La richiamo all'ordine!
Prego, ministro Tremonti.

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Il documento di programmazione economico-finanziaria, in coppia con la legge finanziaria, per anni ha costituito il documento centrale della politica economica del paese. Poi, la progressiva integrazione del paese nell'unione


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monetaria ha prodotto un relativo declino nell'originaria centralità di questo documento. Altri documenti hanno acquisito fondamentale rilevanza: per tutti, il programma di stabilità che ogni paese deve presentare in autunno all'Ecofin, per essere discusso ed approvato.
L'accelerazione delle vicende economiche in una dimensione geopolitica progressivamente montata e accelerata dopo l'11 settembre ha dato rilevanza anche ai documenti interinali o di raccordo che costituiscono, sostituiscono o si aggiungono alle originarie note di integrazione.
Fatta questa premessa, il DPEF ha comunque una rilevanza notevole, in dipendenza della quale si è sviluppata una discussione di rilevanza politica e di interesse civile altrettanto notevoli.
La discussione si è articolata in una parte positiva e propositiva ed in una parte negativa e critica - come si addice, del resto, alla dialettica parlamentare -, entrambe utili allo stesso modo (non credo che la prima lo sia più della seconda, o viceversa), utili, in ogni caso, ai fini dell'analisi del documento e di una valutazione in prospettiva strategica.
Per correttezza parlamentare e per semplicità di esposizione, le mie considerazioni conclusive riguarderanno prima la seconda parte, quella negativa e critica.
Sotto questo profilo, la discussione si è sviluppata intorno ad una coppia dialettica costituita da due «e», quella di Enron e quella di EUROSTAT. In quest'aula, credo in modo non perfettamente corrispondente al senso di responsabilità istituzionale che dovrebbe caratterizzare l'attività del Parlamento, è circolata l'ipotesi della qualificabilità dei conti del paese in termini di Enron. Credo che la discussione sia stata chiusa (e certamente non si era iniziata in questi termini) da una lettera molto importante ricevuta dalla Commissione europea, nella quale si porgono scuse per dichiarazioni di questo tipo. Ma il discorso merita un approfondimento.
Altro sono i conti falsi o nascosti, altro i conti discutibili tecnicamente, ma trasparenti. Per fare un esempio concreto, l'operazione di cessione degli immobili operata in via di cartolarizzazione - non la cartolarizzazione di flussi finanziari, ma l'utilizzo di uno strumento finanziario per operare cessioni di beni immobili e, quindi, oggettive privatizzazioni! - è stata costruita e presentata, nell'autunno dell'anno scorso, all'ISTAT e all'EUROSTAT; alla riunione erano presenti anche rappresentanti, per quanto mi risulta, della Banca centrale europea.
Quindi, vi è stata la massima, possibile trasparenza. A quanto ci consta, agli indicati istituti furono trasmessi addirittura gli schemi dei contratti. Dopo nove mesi, la pronuncia dell'EUROSTAT non è negativa sulle operazioni, ma specifica che una certa percentuale di advance o initial rate deve essere pari all'85 per cento. Le nostre operazioni erano state impostate, e presentate, su una percentuale minore. La percentuale che abbiamo predefinito, sulla quale le operazioni hanno avuto il massimo del rating, era quella corrispondente alla migliore pratica di mercato (quella che si fa sul mercato).
L'85 per cento, lo abbiamo sostenuto anche per iscritto, è una scelta assolutamente indiscutibile della Commissione, ma, in qualche modo, anche discrezionale - perché non 84 o 86? - e fuori da ogni tecnica o pratica di mercato. Quello che ci è sembrato discutibile è stato il carattere retroattivo, in quanto tardivo, dello statement di EUROSTAT. Se esso fosse intervenuto prima, avremmo tarato le operazioni sulla percentuale successivamente codificata; infatti, le operazioni in atto sono state allineate a quella percentuale senza alcun problema.
Il punto politicamente e tecnicamente rilevante è questo: quelle operazioni non sono state contestate nel merito, sono semplicemente state regolamentate, e questo è assolutamente positivo. Operazioni che erano fatte in una lacuna di regolamentazione sono state ammesse e codificate con quella percentuale. La scelta di quella percentuale non ha prodotto alcun effetto drammatico, essendo costruita come diversa tecnica di imputazione temporale - quella che, nel linguaggio contabile internazionale, si chiama timing difference -,


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ma ha semplicemente determinato lo spostamento delle entrate da un anno al successivo, non la contestazione per assenza di entrate, ma semplicemente lo spostamento di entrate da un anno al successivo. Conseguentemente, l'indebitamento netto sull'anno delle operazioni viene aumentato, invece, sull'anno successivo, in cui si integrano i presupposti della nuova codificazione europea, viene ridotto senza alcun tipo di drammatizzazione. Tuttavia, c'è stato detto: le operazioni di cartolarizzazione integrano finanza Enron o comunque finanza creativa. Faccio notare che da EUROSTAT abbiamo appena ricevuto una lettera nella quale si contestano le cartolarizzazioni effettuate dal Governo italiano nel 1999 e nel 2000. L'ipotesi che si fa è di sindacato in ordine ad entrate mai realizzate. Allora, a me è sembrato particolarmente curioso l'atteggiamento dell'opposizione, che demonizza le cartolarizzazioni fatte nel corso del 2001, dopo che ha proceduto con le cartolarizzazioni nel 1999 e nel 2000: anzi, le ha inventate (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania)! Mi permetto di considerarlo come un fatto di straordinaria...

PIERO RUZZANTE. I nostri conti erano giusti!

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Guardi, non sono giusti, perché noi difenderemo anche le vostre operazioni, avendo noi un certo senso delle istituzioni (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania), ...

GIANCLAUDIO BRESSA. Avendo il senso della convenienza, perché vi conviene!

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. ...se avrà cura di leggere, ma credo che lei abbia accesso alla documentazione, c'è scritto: per contributi previdenziali mai incassati, per contributi assicurativi contro infortuni mai incassati. Si tratta di operazioni fortemente discutibili.

RENZO INNOCENTI. Il sommerso?

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Arriveremo a parlare anche del sommerso, stia tranquillo onorevole, e non credo che le convenga insistere sull'argomento (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania). Credo sia davvero curioso l'atteggiamento dell'opposizione che, da una parte, demonizza le cartolarizzazioni, dall'altra, fa le cartolarizzazioni con una tecnica, devo dire, inferiore, peggiore, maggiormente negativa rispetto a quella che è stata fatta da questo Governo.
Tengo a precisare che il senso della responsabilità istituzionale avrebbe dovuto - io spero dovrà - evitare considerazioni come quelle che sono state fatte. I conti di un Governo possono essere tecnicamente discutibili, ma sono sempre chiari, sempre trasparenti, sono assolutamente evidenti in dinamiche di discussione con le istituzioni contabili ed europee che si sviluppano in tempi precedenti ed in forme trasparenti rispetto all'effettività delle operazioni. Questo è un punto che credevo fosse molto importante definire a priori.
Il documento di programmazione economico-finanziaria è stato fatto oggetto di una discussione preliminare essendo stato caricato su Internet, nella forma preliminare di una bozza di discussione, prima della sua approvazione formale in Consiglio dei ministri. La discussione è avvenuta in varie sedi, anche in Commissione. Non è questa la sede per formulare valutazioni sul merito di quella discussione, anche se farò un breve cenno.
Ciò che credo sia rilevante notare della notizia più recente è che ipotesi, come dire, fortemente negative e pessimistiche del tipo «l'Italia prenderà l'early warning» sono state escluse in radice, non più tardi dell'altro giorno, dal Presidente danese di turno dell'Ecofin.
C'è, poi, un punto che credo sia rilevante notare e che è stato un punto


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centrale dell'economia politica della discussione finora svolta; lo schema di tale discussione era il seguente: il Governo ha formulato previsioni sbagliate perché troppo ottimistiche, non centra le previsioni e, conseguentemente, va a sbattere contro il muro del patto di stabilità. Spiace deludere, ma questa impostazione sconta, oltre che, ovviamente, una certa proiezione politica, anche un fortissimo deficit di informazione tecnica.
Quando il Governo Berlusconi si insedia e presenta il DPEF dell'anno scorso, eredita e conferma le previsioni di crescita formulate dal Governo Amato. Dopo l'11 settembre, il Governo italiano, in assoluto allineamento con gli altri governi europei, formula la scelta di introdurre, nel programma di stabilità, una doppia previsione di crescita e conseguentemente una doppia previsione di target (di obiettivi) di indebitamento netto.
Ci sono due coppie di numeri - sono nel programma di stabilità italiano visibile su Internet (comunque riportate nel DPEF) e sono in tutti i programmi di stabilità presentati dagli altri paesi - sostanzialmente allineate nelle previsioni di crescita e diversificate negli obiettivi di indebitamento in funzione della diversa posizione nell'economia del patto dei diversi paesi. Il Governo italiano ha presentato, dopo l'11 settembre, una coppia di numeri di previsione - 2,3 e 1,2 - e, conseguentemente, diversi obiettivi di indebitamento netto.
In questi termini trovo francamente non comprensibile l'accusa di aver sbagliato le previsioni. Abbiamo assolutamente rispettato il criterio adottato, da noi e da tutti gli altri paesi, su una doppia previsione: una più ottimistica, una meno ottimistica e, conseguentemente, avviene l'allineamento nell'economia dei numeri del patto di stabilità.
Il patto di stabilità contiene fattori di flessibilità che, dopo il Consiglio di Gotheborg, sono stati definiti con assoluta precisione politica e, dopo l'ultimo Ecofin dei giorni scorsi, anche con assoluta precisione tecnica; il gioco degli output gap consente di perdonare agli Stati la mancata crescita e di conseguenza noi confermiamo quanto già detto nel corso della discussione, cioè che le nostre previsioni sull'anno in corso sono assolutamente coerenti con le previsioni fatte dagli altri paesi europei, sono assolutamente credibili e sostenibili nella prospettiva dell'integrazione dei parametri di indebitamento netto e, di conseguenza, nella prospettiva di una approvazione del programma di stabilità che presenteremo, sulla base del 2002, verso il 2003.
Faccio notare - e questo mi sembra sia stato oggetto di insufficiente considerazione da parte di molti colleghi che hanno preso parte alla discussione e che hanno spazio sui giornali e sui media - la insufficiente considerazione della evoluzione intervenuta nello scenario europeo, la cui intensità e cifra non viene sufficientemente percepita. Lo scenario di crescita e di discussione sulla crescita, il peso relativo crescente assunto dall'Ecofin nell'economia della discussione in sede europea, sono tutti dati che mi sembrano poco presenti; credo si ragioni ancora su vecchi parametri, su scenari che mancano, su una posizione del paese fortemente cambiata rispetto al passato, dato che, invece, dovrebbe essere oggetto di riflessione, credo comune, e di un qualche interesse istituzionale.
Nella formula originaria del patto di stabilità come applicato nei GOPE, il paese ha la formula close to balance. Questa formula, ad un certo punto, è stata rimossa, ed è apparsa la formula balance, cioè un vincolo ad un maggiore rigore, evidentemente dipendente da una minore reputazione dei conti pubblici del paese. A Madrid ed a Barcellona abbiamo ottenuto il ripristino della formula close to balance, che parifica la posizione del nostro paese a quella degli altri Stati. Come mai al Governo Amato venne imposta la formula balance e non quella close to balance? È stata una generosa offerta di sacrificio di quel Governo, o si è trattato di una rigorosa richiesta di maggiore precisione nei conti, imposta e subita dal paese? Close to balance è la formula che ripristina


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la posizione originaria del paese; balance è una formula di assoluta ed inspiegabile penalizzazione a carico dello stesso.
Vi è un punto di notevole interesse nell'economia della discussione che dovremmo svolgere: mi riferisco alla dichiarazione pubblica del commissario Solbes a proposito dei conti pubblici europei. Egli dichiara, proprio qualche giorno fa, che la posizione attuale dei conti pubblici di tre grandi paesi, Francia, Germania ed Italia, dipende da quanto non è stato fatto nel biennio buono 1999-2000. In ciclo positivo, i governi di questi paesi non hanno attuato le riforme e la politica di rigore che avrebbero dovuto fare. Aggiungo: questi non solo hanno fatto le cicale, ma hanno fatto politica elettorale (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
Mi dispiace, ma la verità fa male (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale - Applausi polemici di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
Nel corso della discussione in Commissione bilancio, per la prima volta, un rappresentante dell'opposizione ha ammesso l'esistenza del buco o extradeficit (Applausi polemici di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
Lo stesso esercizio di onestà intellettuale è stato fatto dall'ISTAT.

LUIGI GIUSEPPE MEDURI. Parla della Corte dei conti!

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. È molto interessante la lettura del documento di tale istituto: questo, infatti, certifica l'esistenza del buco! Certifica l'esistenza di un extradeficit, con un curiosum; vi è scritto, infatti, che i conti del 2001 sono stati corretti (Commenti del deputato Bindi)... Calma, signorina! I conti sono stati corretti...

PRESIDENTE. Signor ministro, le chiedo scusa. Colleghi, sapete che in Parlamento sono consentite interruzioni ed anche commenti, purché però questi non diventino tali da impedire al ministro di esporre la propria replica. Vi vorrei perciò pregare di mantenere un certo contegno (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Una certa vivacità è la prova della verità (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)...

PRESIDENTE. Io condivido questo (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale - Applausi polemici di deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

RENZO INNOCENTI. Certo, certo! Fatti, Tremonti!

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Voglio dire che il documento dell'ISTAT, e le comunicazioni ufficiali del medesimo istituto, sono chiarissimi nella certificazione della chiusura dei conti sul 2001 con un extradeficit pari a 1,8. Vi è un curiosum: nel documento si dice che si era rettificato tale valore ad 1,6, poi EUROSTAT aveva costretto... questo non è vero: l'ISTAT ha rivisto tale valore ad 1,8. Allora, l'esercizio di onestà intellettuale che invito a compiere tutti insieme - dopo un anno sono fortemente interessato a lasciarlo agli atti parlamentari - è questo: c'è stato o non c'è stato un extradeficit?
L'ISTAT conferma che vi è stato un extradeficit pari, come minimo, a 1,8. Quindi, la risposta alla prima verifica, volta ad accertare se vi sia stato o meno l'extradeficit, è che vi è stato. La seconda verifica è la seguente: a chi è riferibile ed


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imputabile? Al Governo che ha impostato la legge finanziaria che ha determinato il buco o al Governo che ha ottenuto la fiducia a metà dell'anno successivo (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)?

LUIGI GIUSEPPE MEDURI. Ancora con il buco!

MARISA ABBONDANZIERI. Vedremo il buco del 2002!

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Delle due l'una: se fosse colpa - questo è l'esercizio numero 3 - del Governo successivo, questa sarebbe stata causata da un deficit della sua azione: quindi, non la colpa per aver creato il buco, ma una colpa per non averlo corretto.
Questo Governo ha messo in atto tutti gli strumenti possibili per una correzione della tendenza a produrre un buco addirittura superiore. Abbiamo approvato un bilancio di assestamento molto rigoroso, abbiamo operato una rigorosa politica dei flussi finanziari e, in data 8 agosto, abbiamo stipulato con tutte le regioni un patto di stabilità e mi riferisco alle regioni del nord, del centro e del sud, alle regioni di destra ed a quelle di sinistra.

LUIGI OLIVIERI. E le isole?

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Abbiamo operato in un contesto di assoluta difficoltà a causa dell'attentato dell'11 settembre. È un Governo che ha ottenuto la fiducia solo nella seconda parte dell'anno e che ha dovuto gestire una crisi di dimensione e spessore geopolitico straordinario, ha messo in campo tutte le scelte e tutti gli strumenti che poteva mettere in campo.

PIERLUIGI CASTAGNETTI. Falso in bilancio!

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Credo che l'intervento dell'onorevole Castagnetti dimostri quella assoluta irresponsabilità (Vivi Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo - Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania e dell'UDC (CCD-CDU))...

SERGIO COLA. Bravo, vai vai!

PRESIDENTE. Colleghi, ho già avvertito che le interruzioni sono consentite, però quando le stesse hanno un contenuto, francamente, offensivo...

PIERLUIGI CASTAGNETTI. Ma è attualissimo!

PRESIDENTE. ...offensivo per il Governo, allora credo che ciò non possa essere ammesso.
Pertanto, vi invito a consentire al ministro di esporre la propria risposta con un minimo di rispetto per questa Assemblea.

GIUSEPPE PETRELLA. Lui deve avere rispetto!

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Ciò che avrei detto, proseguendo nel dialogo con l'onorevole Castagnetti, è che, quando si parla dei conti pubblici di un paese, non ha senso utilizzare quella terminologia, in questi termini, se mi permette, non responsabile. I conti pubblici di un paese possono essere buoni o cattivi, tecnicamente di alta o di bassa qualità, ma per la struttura stessa in cui vengono formati, si escludono quelle categorie. Quando sostengo che il ciclo elettorale ha portato - e cercherò di dimostrarlo - il Governo Amato a formulare numeri abbastanza diversi dal reale (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)...

LUIGI GIUSEPPE MEDURI. Parla di quello che fai tu!


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GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. ...sostengo anche che lo ha fatto in modo così chiaro (tali numeri erano così chiaramente irrealizzabili!) da escludere la categoria del falso. Erano chiaramente irrealizzabili! Era così evidente! Ma lo dimostrerò.
Vorrei ancora dire - torno sul punto - che se questo Governo avesse avuto colpe, esse non sarebbero state nel causare l'extradeficit, ma semmai sarebbero state colpe per non coprire abbastanza l'extradeficit. Le categorie di causa ed effetto, da Newton in poi, mi sembrano abbastanza chiare: la causa viene prima dell'effetto (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, dell'UDC (CCD-CDU) e della Lega nord Padania).

PIETRO ARMANI. Bravo!

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Lo ripeto: questo Governo, dopo la fiducia ottenuta nella seconda parte dell'anno, e, quindi, con una finestra temporale limitata, ha fatto tutto e più di quanto era necessario e possibile.
Se non vi fosse stato questo, se la nostra azione fosse stata insufficiente, non vi sarebbe stata correzione. Faccio notare che da tutte le autorità e tutti gli istituti intervenuti nell'economia della discussione si è ammesso che, su maggiore o minore scala, le politiche di contenimento e di riduzione operate da questo Governo nel corso dell'anno scorso sono state tutte assolutamente positive. Poi si potrà dire che vi è stata una correzione dello 0,1 o dello 0,5, ma comunque abbiamo fatto la correzione. Se questa non vi fosse stata, probabilmente, la dinamica sarebbe stata maggiore.
La discussione in questa sede su altro provvedimento ha condotto l'onorevole Fassino a formulare una tesi che considero oggettivamente priva di riscontro nei documenti. La tesi dell'onorevole Fassino fu: il ministro Tremonti ha dichiarato in televisione numeri che non ha dichiarato in Parlamento. È una tesi assolutamente infondata perché una lettura dei resoconti parlamentari fornisce documentazione a tale proposito. Il ministro dell'economia e delle finanze ha dato in televisione gli stessi numeri che ha dato in aula. Ha detto: c'è il rischio che, senza correzioni, si vada verso i numeri ipotizzati dalla Banca d'Italia e dalla Confindustria (2,6); c'è l'obiettivo di andare allo 0,8; noi cifriamo il rischio di andare all'1,9 e da tale dato dobbiamo andare più giù possibile. Se fossero state annunciate ex ante le correzioni e le codificazioni di Eurostat sugli immobili, saremmo andati sotto l'1,8 per effetto di quell'operazione.
Credo che la prassi seguita da questo Governo - quella di chiedere una due diligence alla ragioneria, di discutere con la Banca d'Italia in ordine ai numeri, della responsabile evidenziazione di una differenza tra gli obiettivi comunitari e le tendenze in atto - sia stata politicamente corretta. Non per caso quella che allora veniva considerata come una stranezza è diventata la prassi in Europa seguita dal Governo portoghese, dal Governo francese e che credo sarà seguita da altri Governi.
Sostanzialmente, e risulta agli atti (leggete i dati ISTAT, leggete i documenti ufficiali), se abbiamo una colpa, e non l'abbiamo, è quella di non avere corretto abbastanza. Se voi avete una colpa, e forse non è una colpa perché è parte del ciclo elettorale, è quella di avere virato dalla politica del rigore verso una politica elettorale di dimensione crescente nel corso dello scorso biennio.

MAURO AGOSTINI. Sono 14 mesi che governi!

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Faccio un esempio indicativo e conclusivo. Nella finanziaria impostata dal Governo Amato si ipotizzano entrate da cessione di immobili per 8 mila miliardi di vecchie lire. Quando questo Governo si insedia, non un immobile, non un miliardo sono stati venduti o incassati. Questo Governo vara un decreto-legge che consente la cessione degli immobili, vera privatizzazione, utilizzando lo strumento delle cartolarizzazioni. Non sarebbe stato possibile ricavare 8 mila


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miliardi senza tale tipo di strumento a legislazione vigente ordinaria. È stato necessario un decreto. L'obiezione è stata: lo avremmo fatto anche noi. Perché non avete votato anche voi quel decreto? Perché avete così violentemente contestato le cartolarizzazioni? Credo che tale tipo di contestazione sia finito da quando l'Eurostat ha contestato le cartolarizzazioni che avete inventato voi e di ciò prendo atto molto volentieri. Non sarebbe stato un buco da 8 mila miliardi ulteriore?
Agli atti della Commissione parlamentare risulta un intervento di straordinaria rilevanza tecnica nell'economia della discussione sull'eliminazione del ticket. Illustri rappresentanti del Governo in carica pro tempore sostengono che eliminare il ticket vuol dire risparmiare perché determina comportamenti di responsabile autocoscienza dei medici e dei pazienti.
Il passaggio di straordinaria, devo dire esilarante, rilevanza è che un Governo presieduto da uno statista, come il Presidente Amato, e composto da personalità di grande rilievo tecnico, politico e morale dice: rinunciamo a cifrare l'economia che deriverà dall'eliminazione del ticket per prudenza e cautela contabile. Se questo è fare i conti corretti - non falsi -, se questo è fare i conti corretti, credo sia piuttosto curioso (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania)!
La discussione si è sviluppata su molti temi; al riguardo, ho selezionato i temi che mi sembravano, da una parte, ricorrenti e frequenti, dall'altra, più rilevanti nelle cifra e nella dimensione economica e politica. Non seguirò l'ordine logico, bensì quello dialettico, così come i temi sono emersi nel corso della discussione in base alla loro crescente intensità.
In tema di sanità, da una parte, ci è stato contestato che non controlliamo la spesa sanitaria ma consentiamo lo sfondamento dei conti, dall'altra, ci è stato contestato: tagliate la sanità. Delle due l'una: o la spesa cresce e non ci sono tagli; o ci sono i tagli e la spesa non cresce. La ragione esclude terze ipotesi; può essere un espediente sofistico e dialettico, ma francamente trovo assolutamente non comprensibile questo tipo di argomento, che pure viene molto autorevolmente formulato. Da una parte ci dicono: i conti sono fuori controllo. Dall'altra parte ci dicono: operate tagli sulle prestazioni sanitarie. Ripeto: delle due, l'una.
Noi crediamo che il patto dall'8 agosto dello scorso anno abbia... (Commenti). Prego, collega, vuole intervenire?
Credo che i conti siano stati fatti oggetto di una progressiva riflessione e analisi comune tra Governo e regioni, così come credo che il patto stipulato l'8 agosto dello scorso anno tra il Governo e tutte le regioni - ripeto: tutte le regioni - abbia costituito una svolta nella gestione di questa complessa e moralmente impegnativa materia. Penso peraltro che quel patto non sia sufficiente e che esso debba essere implementato, discusso e gestito, insieme con le regioni; tuttavia credo che esso abbia segnato una significativa svolta nella gestione dei conti in questa materia.
Con riferimento poi al tema del sommerso, questo Governo è il primo Governo ad aver proposto al Parlamento una legge al riguardo. Non lo ha fatto con un obiettivo di gettito, bensì con un obiettivo di legalità e di lealtà democratica per il paese. Questa è una materia di enorme complessità, che presuppone alti gradi di responsabilità. È materia che passa attraverso il fiscale, il parafiscale e l'ambientale, dal momento che nessuno fa emergere mano d'opera se ha il laboratorio o il capannone in nero; questa è una materia che riguarda la posizione degli imprenditori, ma anche quella dei lavoratori; è materia che passa attraverso il passato, il presente e il futuro. È dunque una materia di enorme complessità.
Noi prendiamo atto di un dato: prima non c'era nessun tentativo per far riemergere il sommerso. Noi abbiamo formulato per la prima volta una legge per la riemersione del sommerso. Siamo convinti del fatto che un fenomeno che si è strutturato e radicato in venti o trent'anni non si riduce in due o tre mesi.

ROLANDO NANNICINI. In 100 giorni!


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GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Non credo che questa sia un tipo di obiezione (se due o tre mesi oppure 100 giorni) che merita considerazioni politiche.
Ciò che voglio dire è che si tratta di un provvedimento strutturale, che ha una visione prospettiva e progressiva. Non è stato cifrato per una lira. Tanto per essere chiari, questa è una materia sulla quale si è registrato - al tavolo del sommerso - il massimo del coinvolgimento della CGIL, che su questa materia ha assolutamente evitato considerazioni polemiche, come quelle che invece ho sentito in Parlamento.
La CGIL si è impegnata, molto responsabilmente, su questo provvedimento. Poi, ieri, l'accordo comune tra le parti sociali è stato raggiunto senza il contributo della CGIL; tuttavia, gli argomenti della CGIL - discutibili, dal mio punto di vista - hanno avuto uno spessore e una cifra morale enormemente superiore alle critiche che ho sentito in Parlamento e di ciò va dato atto alla CGIL (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega nord Padania).
Per quanto riguarda l'azione del Governo...

MARIO LETTIERI. Il Governo è stato sordo in Commissione perché lì avevamo proposto proprio le cose che lei ha detto! Le considerazioni che lei ha fatto prima in materia ambientale, urbanistica...

PRESIDENTE. Onorevole Lettieri, capisco un'interruzione, ma lei vuol svolgere una replica e ciò non è possibile.

MARIO LETTIERI. Lei, in Commissione, ha blindato il decreto: ora non può venire qui a dirci queste cose!

PRESIDENTE. Onorevole Lettieri, ha avuto modo di intervenire nei giorni scorsi. Ammetto un'interruzione, ma un colloquio a due con il ministro mi sembra eccessivo.

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Credo di avere non solo il dovere, ma anche il diritto di venire qui...
Siamo convinti del fatto che questa non sia materia sulla quale vince o perde il Governo; questa è materia sulla quale vince o perde il paese (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega nord Padania)!
Siamo convinti che su questa materia, nella progressione dei tempi, crescerà l'attenzione e l'impegno di tutto il paese.
Per quanto riguarda l'azione del Governo, questa è stata la più intensa possibile. Ad esempio, la Guardia di finanza ha concentrato - fin dal gennaio, febbraio dell'anno in corso - il 40 per cento delle sue risorse sul sommerso. Il fenomeno ha uno spessore che si profila in una dimensione storica; infatti, giocano fattori di concorrenza, posizioni concorrenziali tra il nostro e altri paesi.
Credo vi debba essere l'impegno di tutti su un tema che interessa il paese, e che esca da banali e superficiali considerazioni polemiche. Chi vince o chi perde sul sommerso non è il Governo, ma il paese (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale). Quindi, inviterei a staccare tale argomento da una discussione partigiana, per farlo oggetto di una discussione «bipartigiana».
Anche sulla questione della legge che detassa gli utili reinvestiti ci si è rifatti da parte dell'opposizione ad una logica e ad un apparato di argomenti sofistici e paradossali.
Ho sentito fare - ad esempio, l'onorevole Bersani è stato straordinariamente attivo ed interessato all'argomento - due affermazioni, che a me sembrano in relativa contraddizione. L'onorevole Bersani ha dichiarato che la legge Tremonti determina uno sfondamento dei conti pubblici e che la legge Tremonti non funziona. Onorevole, mi consenta, delle due l'una: se funziona ha effetti...
A me sembra che la discussione su questa materia sia stata caratterizzata da una notevole superficialità. Capisco argomenti del tipo: è stata fatta prima dell'11 settembre e non mi sembra il caso di eliminarla dopo tale data. Ma, fondamentalmente,


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gli argomenti che ho sentito sono di debole spessore e di alta contraddizione.
Tra l'altro, in merito alle coperture, ripeto quanto ho già affermato: non ho mai capito perché la rottamazione fatta dal Governo Prodi faceva prendere gettito e la detassazione lo fa perdere. Non ho mai capito perché l'investimento in beni strumentali sia negativo, mentre quello in beni durevoli positivo (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).
Uno statista come l'onorevole Amato avrebbe dichiarato che la legge che detassa gli utili avrebbe consentito, tuttalpiù, di comprare qualche BMW.
Faccio notare che la stessa tipologia e fenomenologia di investimento è stata consentita sia dalla rottamazione sia dalla Visco sud. Inoltre, non capisco perché i difetti vengano imputati ad una legge, identificando un dettaglio, e non siano invece fatti oggetto di considerazione.
La rottamazione non ha consentito, forse, acquisti di BMW?

EMILIO DELBONO. È finita così, infatti!

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. La Visco sud non consente di comprare roba di quel tipo? Allora, quanto meno, cercate di essere seri (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania)!
Quanto al rimpatrio dei capitali, quando si è discussa la materia in questa sede, ho sentito la formulazione di argomenti - credo - poco corrispondenti alla sostanza della materia; sono state avanzate ipotesi che hanno formato oggetto di un vivo dibattito nel quale non intendo rientrare.
Io sono convinto che un'analisi sulla composizione numerica dei flussi di rimpatrio dei capitali farà ragione delle obiezioni avanzate in questa sede: la grande criminalità è impegnata nell'operazione rimpatrio; grandi criminali che, per avere uno scudo amministrativo, vengono a consegnarsi senza protezione penale (mi sembravano argomenti...). Credo che risulterà dai dati che il flusso è mediamente composto da grandezze inferiori al vecchio miliardo di lire. Questo indica che il fenomeno ha avuto una composizione ed una dimensione su cui è necessaria una riflessione politica seria e non la banalizzazione di ipotesi in qualche modo criminali. Non ho sentito dire che è stata la più grande operazione finanziaria avvenuta in Europa, con lo spostamento di più di quattro punti di prodotto interno lordo da una piazza finanziaria all'Italia e con l'inversione di una tendenza storica: prima la migrazione era verso l'estero; adesso è verso l'interno.
Faccio notare che, nel corso della scorsa legislatura - su questo prevedo una viva contestazione dell'Assemblea, ma risulta nella legislazione -, la normativa che aggiungeva effetti di depenalizzazione all'accertamento con adesione ha costituito il più straordinario e immorale fenomeno di condono permanente, anticipato e gratuito (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale). Credo che i governanti dell'epoca abbiano qualche memoria di questo fenomeno, caratterizzato dalla più assoluta immoralità. Mai, in un paese europeo e per tanti anni, c'è stato un fenomeno per cui se non ti prendevano, non ti prendevano; se ti prendevano, pagavi ed ottenevi automaticamente un effetto di depenalizzazione. Non c'è mai stato un condono anticipato, permanente e gratuito. Non solo. Nel corso della precedente legislatura è stata eliminata la sanzione a carico dei soggetti esportatori di capitali. Si tratta di un dato oggettivamente incontestabile: prima c'era una sanzione a carattere patrimoniale; nel corso della precedente legislatura questa sanzione è stata rimossa. Basta informarsi sui dati forniti dall'Associazione bancaria svizzera per rendersi conto dello sviluppo straordinaria della piazza di Lugano negli ultimi anni. Quella è la prova empirica. Nel corso degli ultimi anni si sono verificate una colossale protezione dell'evasione e una colossale migrazione dei capitali verso piazze finanziarie prossime; è stata


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garantita la più assoluta impunità, avendo eliminato la sanzione patrimoniale che il nostro provvedimento correttamente ripristina.
Non sono state fatte considerazioni di carattere economico: 4 punti di prodotto interno lordo che si spostano da una piazza finanziaria all'altra; il segno di fiducia che viene trasmesso da comportamenti di questo tipo; l'attrazione di una massa notevole di capitali alla giurisdizione, alla fiscalità italiana, alla piazza finanziaria italiana. Ci è stato chiesto: dove vanno i soldi? La risposta è molto semplice. Vi faccio notare che, già nella versione iniziale in bozza del testo, il principio della libera circolazione dei capitali nel grande mercato europeo era evidente. Un'autorità politica del paese ci ha chiesto di evidenziare in modo ulteriore e più preciso questo principio. E questo è stato. E questa è stata la richiesta avanzataci dalla Commissione europea. In un sistema caratterizzato dalla libera circolazione dei capitali non c'è nulla di negativo, ma è parte fisiologica del sistema europeo che capitali definiti da una giurisdizione circolino all'interno del sistema europeo.
Quindi, alla domanda che è stata fatta, credo ingenuamente o polemicamente - ma dove sono andati, sono rimasti in Italia? - la risposta è: studiatevi i principi del mercato europeo.

LUIGI OLIVIERI. Sono rimasti dov'erano!

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Noi non possiamo fare un decreto che vincola i risparmiatori ad investire in una certa area del paese: non possiamo farlo, ci dispiace.

MARIO LETTIERI. Sono rimasti in Svizzera o negli Stati Uniti!

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Onorevole Lettieri, le faccio notare, e sarà evidente, comunque, nei dati, che la enorme maggioranza, la massa dei capitali è rientrata in Italia e il sistema della cosiddetta legalizzazione è stato imposto dai principi comunitari e dalla Commissione europea. Io credo che lo sforzo fatto per entrare nell'euro non meriti che adesso lei tradisca quello sforzo con considerazioni così contraddittorie (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).
Sul prestito d'onore, sono in atto le nostre analisi. La nostra impressione - qualcosa più di un'impressione - è che sia avvenuto un fenomeno - uso un'espressione eufemistica - di mala gestio. La società affidataria per l'erogazione dei flussi ha anticipato e sfondato gli stanziamenti previsti nella vostra legge finanziaria. Quindi, una società controllata dal Ministero dell'economia ha fatto una politica di sfondamento degli stanziamenti di bilancio: ciò che era stato stanziato per i successivi, per un triennio, è stato preso tutto ed erogato tutto di colpo, in violazione - io credo - della legislazione pro tempore, uso un'espressione eufemistica, un chiaro caso di mala gestio e di politica clientelare ed elettorale (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale). Stiamo verificando se la mala gestio sia andata oltre il profilo temporale: quello che doveva essere erogato in tre anni è stato erogato tutto in campagna elettorale; stiamo cercando di verificare se sia andato oltre lo stanziamento e abbiamo come l'impressione che sia andato oltre lo stanziamento. Ciò integra, io credo, una considerevole serie di illeciti che saranno, tuttavia, fatti oggetto di analisi da parte degli organi competenti: non compete al Governo, se non di prendere le carte e trasmetterle agli organi competenti (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale). Tuttavia, confermiamo gli impegni così malamente gestiti; nessuno sarà danneggiato e, nei limiti delle compatibilità finanziarie, finanzieremo ulteriormente quel meccanismo.
Questa è tutta la parte riferita alle considerazioni fatte. Un ultimo dettaglio. Ci è stato detto in aula molto autorevolmente, credo dal mio interlocutore di prima, dall'onorevole Lettieri: proseguite


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con le erogazioni a pioggia, quelle in realtà, se anche fuori bilancio, facevano bene al paese. Credo di sì, ma c'è un dettaglio: non c'è il mago della pioggia. Forse è l'onorevole Amato, ma si occupa d'altro (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

MAURO AGOSTINI. Basta, dicci cosa vuoi fare!

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Adesso dico quello che voglio fare, che vogliamo fare (Applausi polemici dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

LUIGI OLIVIERI. Era ora!

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Onorevoli colleghi, è stato così entusiasmante e impegnativo il vostro apparato di critiche, che meritava quantomeno uno spazio (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia e di Alleanza nazionale). Credo questo tempo sia stato sufficiente, lo spero, rispetto allo spessore delle considerazioni. Sulla parte positiva credo di dover essere, a questo punto, preciso, ma breve (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)... No, non volevo distrarla, onorevole Mussi: non volevo interrompere la conversazione (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Passiamo alla visione di politica economica del Governo, alla nostra prospettiva di gestione dei conti pubblici. La politica economica del Governo, nella strategia delle riforme, è perfettamente coerente alle conclusioni del vertice europeo di Barcellona. Se Lisbona ha rappresentato uno splendido manifesto politico liberale e sociale, sociale e liberale, Barcellona ne costituisce, nella forma articolata di un'agenda, lo sviluppo.
A Barcellona si sono ipotizzate tre riforme - parte di un'unica strategia di rilancio del continente - che dovrebbero essere realizzate dai singoli paesi. Si tratta della riforma del mercato del lavoro, della riforma previdenziale e della riforma fiscale, tutte parte di un'unica, fondamentale strategia.
La riforma del mercato del lavoro, in atto, è considerata centrale, fondamentale e preliminare. Il patto per l'Italia - fondamentalmente contenuto nel DPEF - rappresenta la base di quella strategia. Per definire la cifra politica del patto è sufficiente leggere l'elenco delle sigle che lo hanno sottoscritto: dall'artigianato alle professioni, dal commercio alle cooperative, dal sindacato alla piccola impresa. Si tratta di tutto l'universo dell'economia italiana, esclusa una sigla (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
La strategia delle riforme per il mercato del lavoro è in atto, è in discussione alle Camere. Si parte dal contratto europeo, passando attraverso la riforma degli uffici del collocamento, del part-time, del lavoro interinale per arrivare - per ciò che riguarda la piccola impresa - alla deroga all'articolo 18, attraverso la quale si compone un quadro di riforme straordinario che potrà portare il nostro paese nella posizione avanzata della legislazione sul mercato del lavoro presente in Europa.
Ricordo che un sindacalista del nord mi disse che non erano le macchine nuove a fargli paura, ma quelle vecchie. Credo che nell'economia dematerializzata e postmoderna il discorso vada trasferito dalle macchine ai contratti: non sono i contratti nuovi che devono far paura, ma quelli vecchi (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania). La logica di Barcellona è quella, non di ridurre le garanzie, ma di spostare il loro asse dall'impresa alla società. La garanzia del posto difficilmente può essere data dalla singola impresa impegnata nella competizione internazionale. Il posto va garantito, ma la garanzia deve essere data dalla società nel suo complesso; questa è la strategia di Lisbona alla quale ha concorso, in modo significativo, il Governo italiano; alcune delle formule sono state introdotte su nostro suggerimento e siamo convinti che questa sia la politica giusta per l'Europa.


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Siamo in buona compagnia, su Barcellona vi è stato il consenso di tutti i leader socialdemocratici europei, è mancato in Italia il consenso di un leader sindacale.
Per quanto concerne la riforma previdenziale, la discussione è in atto, a Barcellona il secondo pilastro ha previsto incentivi alla permanenza degli anziani nel mercato del lavoro. Si tratta, esattamente, degli elementi contenuti nella delega chiesta dal Governo al Parlamento nel collegato alla legge finanziaria dell'anno scorso e cioè: incentivi alla permanenza degli anziani nel mercato del lavoro, obiettivi...

ROSY BINDI. Fategli dire altre stupidaggini! Vai avanti, vai!

PRESIDENTE. Signor ministro, le chiedo scusa ma il tempo previsto dal contingentamento per il Governo è terminato. So bene che il Governo ha facoltà di parlare specialmente riguardo ad argomenti così importanti. In ogni caso, le sarei grato se potesse sintetizzare al massimo, in pochi minuti.

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. L'accorciamento dei tempi non mi consente di apprezzare a fondo l'intervento dell'onorevole Bindi (Commenti).
Presidente, accolgo il suo invito con un certo rammarico perché mi impedisce di apprezzare a fondo il pensiero dell'onorevole Bindi (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
La riforma previdenziale si basa sulla formula prevista a Barcellona: incentivi alla permanenza degli anziani nel mercato del lavoro (secondo pilastro). La nostra fondamentale convinzione è che la riforma del primo pilastro non è possibile senza il secondo. Il secondo pilastro regge il primo: se non vi fosse, sarebbe difficile, per quanto sia forte l'impegno, far reggere il primo pilastro.

GIOVANNI RUSSO SPENA. Chiamate Lunardi!

LUIGI OLIVIERI. Presidente, ma insomma!

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. In una società sempre più vecchia, ma sempre più ricca, è fondamentale - noi crediamo - nella strategia delle riforme (Commenti dell'onorevole Bindi)... parli, parli onorevole.

ROSY BINDI. Dica!

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. La vedo così attiva e vivace.

PRESIDENTE. Signor ministro, non incoraggi l'opposizione che ha già abbastanza coraggio per conto proprio.

GUIDO CROSETTO. Zitta!

GUIDO DUSSIN. Stai zitta!

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Noi crediamo che in una società (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita-DL-l'Ulivo) sempre più vecchia, ma sempre più orientata al risparmio e all'accumulazione dei mezzi finanziari sia fondamentale puntare sul fattore capitale-lavoro, ma è anche importante puntare, in forma complementare ed integrativa, sul fattore capitale-capitale. Questa è la nostra strategia di riforma.
La terza riforma è quella fiscale. Il primo modulo farà parte della legge finanziaria per il prossimo anno. Non è un provvedimento isolato, ma è strutturato e parte del patto per l'Italia per la coesione e lo sviluppo del paese; strettamente collegato alla riforma del mercato del lavoro, prevede una riduzione dell'imposizione sui redditi più bassi, a differenza di ciò che è accaduto nella scorsa legislatura e mi riferisco alla significativa riduzione dell'imposizione sui redditi più alti.

MAURA COSSUTTA. Vergogna!


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GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Vi è stata una trasformazione del sistema italiano nella precedente legislatura in un sistema regressivo, caratterizzato dalla più inaccettabile e immorale redistribuzione del carico fiscale, dai redditi bassi, dalle piccole e medie imprese al grande capitale finanziario (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia). Vi è il tentativo di invertire quella tendenza e, coerentemente con gli obiettivi di Barcellona, la riduzione fiscale deve iniziare dai redditi più bassi, collegandosi con il mercato del lavoro.
Ho sentito formulare argomenti sofistici del tipo: la riduzione fiscale, cifrata a 20 miliardi di euro circa, andrà tutta a favore dei ricchi! Siccome i ricchi - è evidente nella curva IRPEF - danno un contributo marginale al volume dell'IRPEF, ciò che viene ipotizzato è assolutamente impossibile. Non vi può essere uno sgravio a favore di chi non paga perché lo sgravio sarà a favore di chi paga. È impossibile concedere 20 miliardi di euro di sgravio ai soggetti che hanno redditi elevati; è un sofisma!
Comunque, credo che la migliore comunicazione avverrà in una sola sede, in busta paga; chi riceve la riduzione delle imposte lo capirà e capirà anche quanto falsi siano i vostri argomenti (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)! Capirà la falsità degli argomenti formulati da voi!

ROSY BINDI. Come i pensionati minimi!

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. La comunicazione avverrà in busta paga e nella busta della pensione (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)!

GIANCLAUDIO BRESSA. Ma che bella battuta!

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Questa reazione è indicativa. Vi era un antico pregiudizio in base al quale i comunisti tanto vogliono bene ai poveri che ne vogliono tanti (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)!
Ci era stato detto (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo), ci era stato detto e concludo...

PRESIDENTE. Colleghi vi prego!

MARIDA BOLOGNESI. I lavoratori in Sicilia! È un provocatore!

ROSY BINDI. Vai a casa!

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Ci era stato detto (Commenti dei deputati dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo) che avremmo avuto problemi in Europa. In Europa il vincolo, il patto è denominato «patto di stabilità e di crescita».
La nostra politica - e vi assicuro non soltanto la politica del Governo italiano - è quella di porre l'enfasi sul termine «crescita». La nostra posizione - vi assicuro condivisa da molti altri paesi - è nel senso di ritenere che, se ci può essere crescita senza stabilità, non vi può essere invece stabilità senza crescita. La nostra politica ha un solo nome, compatibilmente con gli obiettivi comunitari e la struttura dell'economia mondiale, ed ha una sola enfasi ed una sola proiezione per tutta la legislatura: si chiama crescita. Si sentiva dire da parte di autorevoli e responsabili componenti del precedente Governo: in Europa impresentabili (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).

MARIDA BOLOGNESI. Ma parla di te! Di quello che stai facendo!

SERGIO COLA. Perché vi arrabbiate?


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PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, consentite al ministro Tremonti di concludere il suo intervento.

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Ci era stato detto, ed era il refrain ossessivo della campagna elettorale: in Europa sono impresentabili. Ebbene: ci siamo presentati e siamo presenti (Vivi applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania e di deputati del gruppo dell'UDC (CCD-CDU) - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, i gruppi parlamentari hanno richiesto alla Presidenza di poter disporre di una pausa dopo le dichiarazioni del Governo e prima delle dichiarazioni di voto finale.
Sospendo pertanto la seduta per 30 minuti.

La seduta, sospesa alle 11,35, è ripresa alle 12,35.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI

PRESIDENTE. La seduta è ripresa.

GERARDO BIANCO. Presidente, chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GERARDO BIANCO. Personalmente ho cercato di svolgere la mia azione di persona che intendeva intervenire sul DPEF in Commissione, dove ho tentato di farlo in onestà, e non posso accettare il giudizio del ministro che qualifica di qualità moralmente inferiore l'azione dell'opposizione di cui io faccio parte. Si tratta di un aspetto che non ritengo di poter accogliere.
Aggiungo che noi abbiamo valutato il documento così attentamente da prenderlo sul serio, al contrario di quanto ha fatto un esponente della maggioranza, l'onorevole Armani, il quale ha qualificato il documento come estemporaneo ed inutile. Respingo assolutamente questo tipo di qualificazione, che dimostra che, quando non c'è rispetto dell'opposizione, manca anche lo spirito democratico (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Onorevole Gerardo Bianco, non ho assistito all'intervento del ministro, per cui non so come rispondere al problema da lei sollevato. Diciamo che la questione si commenta da sola, sarà agli atti della Camera. Per quanto riguarda la Presidenza, lei sa quanta stima e considerazione, insieme a tutti i colleghi di ogni parte politica, essa nutra nei suoi confronti.
Riprendiamo l'esame del documento di programmazione economico-finanziaria.
Chiedo al rappresentante del Governo di esprimere il parere sulle risoluzioni Violante ed altri n. 6-00026 e Alberto Giorgetti ed altri n. 6-00027.

MANLIO CONTENTO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il Governo accetta la risoluzione Alberto Giorgetti ed altri n. 6-00027.

PRESIDENTE. Ricordo che la risoluzione accetta dal Governo sarà votata prioritariamente e che, in caso di approvazione, risulterà preclusa, ai sensi dell'articolo 118-bis, comma 2, del regolamento, la risoluzione Violante n. 6-00026.

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