La Camera,
esaminato il documento di programmazione economica e finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2003-2006;
premesso che:
gli obiettivi del Governo per il 2002 non sono stati realizzati mentre il quadro macroeconomico contenuto del documento di programmazione economico-finanziaria 2002-2006 si è rivelato erroneo e fuorviante, indicando per l'anno 2002, contro ogni previsione, una crescita superiore al 3 per cento, prima, ed al 2 per cento, dopo, laddove appare oggi evidente che i ritmi di crescita per l'anno in corso potranno solo a fatica raggiungere e superare l'1 per cento;
anche il quadro di finanza pubblica contenuto del documento di programmazione economico-finanziaria 2003-2006 si è rivelato erroneo e fuorviante, indicando per l'anno 2002, contro ogni previsione, un indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni pari allo 0,5 per cento del PIL, laddove appare oggi evidente che, anche in conseguenza delle stesse scelte governative, l'indebitamento netto - che avrebbe toccato il 3 per cento in assenza delle misure una tantum - si attesterà, secondo lo stesso Governo, al di sopra dell'1 per cento e, secondo molti istituti di previsione, non lontano dall'1,5 per cento;
inoltre, anche sotto il profilo del rapporto debito/PIL, il Documento di programmazione economico-finanziaria 2002-2006, sottovalutando pesantemente la specificità della situazione italiana nel contesto dell'Unione europea, indicava per l'anno 2002 un valore pari a 103,2 per cento del PIL successivamente rivisto a 104,4 per cento, laddove appare oggi evidente che anche in conseguenza delle stesse scelte governative tale rapporto si attesterà, secondo lo stesso Governo, significativamente al di sopra del 108 per cento;
a questi risultati hanno puntualmente contribuito le scelte governative di politica economica, errate tanto nella impostazione concettuale, quanto nella selezione degli strumenti quanto, infine, nella scelta dei tempi;
in particolare, l'annuncio della Tremonti-bis ha finito per rinviare l'attuazione di molti piani di investimento che, nonostante l'entrata in vigore della Tremonti-bis, sono stati poi, in buona misura, rivisti e pesantemente ridotti a seguito della evoluzione sfavorevole della congiuntura: l'incremento medio annuo degli investimenti è così passato dal 6,5 per cento del 2000 al 2,4 per cento nel 2001 e potrebbe marginalmente superare l'1 per cento nel 2002, essendo peraltro impossibile valutare l'esatta portata del provvedimento, in quanto il Governo, contravvenendo allo specifico disposto della legge, che prevede una relazione al Parlamento entro il 30 giugno 2002, si rifiuta di comunicare i dati relativi al primo semestre;
le misure tese ad incentivare l'emersione sono miseramente fallite, tanto da essere ripetutamente prorogate e modificate;
i provvedimenti intesi a favorire il cosiddetto «rientro dei capitali» hanno costituito un'assicurazione contro eventuali accertamenti dell'amministrazione finanziaria per i grandi evasori ed una, fra le tante, entrate una tantum per il bilancio dello Stato, ma non hanno portato a nessun risultato apprezzabile in termini di investimenti nel nostro Paese;
le scelte di politica fiscale - dall'abolizione della Dit alla sospensione delle riduzioni Irpef previste dalla legge finanziaria per il 2001, alla mancata restituzione del fiscal drag - hanno fatto sì che, lungi dal ridursi, la pressione fiscale sia anzi rimasta pari a quella del 2001 (tenendo conto anche dell'imposta sostitutiva relativa al cosiddetto «scudo fiscale»), tornando così ad un livello superiore a quello medio degli altri paesi europei (42,5 per cento contro 42 per cento);
le scelte di politica sociale - a partire dall'innalzamento della pensione minima al livello di 516 curo al mese - hanno recato beneficio solo a 1,4 milioni degli 8 milioni di pensionati aventi diritto, mentre il Governo non è riuscito a spendere, per incapacità, tutte le somme stanziate a tale fine, con il risultato di non riuscire a distribuire più di 500 milioni di euro disponibili ai pensionati più poveri;
le scelte di politica sanitaria hanno condotto al dissesto finanziario il sistema, per l'inadeguatezza dei quattro interventi legislativi del Governo e per l'incapacità delle Regioni governate dal centrodestra di programmare la spesa e riorganizzare i servizi. Tali scelte dimostrano la volontà di ridimensionare l'attuale organizzazione dei servizi alla persona, aprendo la strada ad una privatizzazione del diritto alla salute che mette a rischio l'esistenza stessa del servizio sanitario nazionale;
le scelte di politica dell'immigrazione si sono tradotte non solo in una legge inefficace e ideologica ma anche in una ingiusta penalizzazione, oltre che degli immigrati, anche dei loro datori di lavoro: imprese e famiglie;
le scelte di politica infrastrutturale si sono ridotte alla inaugurazione di alcune grandi opere già predisposte dai governi del centrosinistra;
l'impegno del Governo nei confronti delle aree svantaggiate ed in particolare del Mezzogiorno non ha condotto ad alcuna significativa riduzione del divario fra le diverse aree del Paese ed anzi ha portato ad un incremento significativo dei fenomeni di marginalità sociale proprio nelle aree più deboli;
la concreta politica perseguita dal Governo di centrodestra in materia di autonomia finanziaria e fiscale delle Regioni e degli enti locali rivela indebite ingerenze nell'autonomia gestionale, irrigidimenti dei criteri contenuti nel Patto di stabilità interno, interventi sulle basi imponibili dei tributi locali, a partire dall'Irap, e non prevede risorse adeguate alle funzioni trasferite alle autonomie e risorse sufficienti in funzione di perequazione, tali da garantire a tutti i diritti essenziali di cittadinanza;
il documento di programmazione economico-finanziaria 2003-2006 presentato dal Governo, pur individuando nella distanza fra i ritmi di crescita della media dei paesi europei e quelli nazionali il problema di fondo dell'economia italiana, (trascurando peraltro l'altra grande questione: quella distributiva), fornisce indicazioni di politica economica non congruenti o non sufficienti al raggiungimento dell'obbiettivo, riducendosi per lo più all'indicazione dei contenuti qualitativi delle scelte di politica economica, rimanendo del tutto imprecisate, sotto il profilo quantitativo, le misure necessarie per trasformare gli andamenti tendenziali negli obiettivi programmatici;
infatti, sul fronte delle politiche sociali e del lavoro, il Governo persegue 1'obbiettivo di dividere le organizzazioni sindacali e di indebolire il potere contrattuale dei lavoratori, cancellando un diritto dei lavoratori compresi nella deroga all'articolo 18 allo statuto dei lavoratori ed aprendo una breccia nelle garanzie contro i licenziamenti senza giusta causa;
in particolare, non si fa luogo ad una vera riforma degli ammortizzatori sociali in grado di fare delle politiche attive del lavoro e della formazione la nuova frontiera dell'intervento pubblico nel mercato del lavoro e capace di offrire tutele a quelle categorie di lavoratori che ne sono ancora prive e più ne avrebbero bisogno, come i lavoratori con contratti di collaborazione continuativa e coordinata; al contrario, si limita ogni ipotesi di riforma alla sola estensione dell'indennità di disoccupazione, per la quale, peraltro, si avanzano previsioni di spesa ampiamente sottostimate;
si mantengono fermi i contenuti della delega previdenziale, all'esame del Parlamento, che pone, fra l'altro, una seria ipoteca, attraverso la cosiddetta decontribuzione a favore delle aziende, sul futuro del sistema previdenziale pubblico;
si opera, da un lato, per un progressivo impoverimento del servizio sanitario nazionale anche attraverso processi di privatizzazione, da realizzarsi attraverso la ricostituzione delle mutue private o di categoria «integrative e/o sostitutive», laddove l'universalità della prestazione sanitaria rappresenta un diritto di primario ed irrinunciabile rilievo costituzionale; dall'altro, si restaura un rapporto distorto fra Stato e mercato nel settore dei prodotti farmaceutici, con implicazioni di politica industriale del processo di fissazione dei prezzi dei farmaci che non sono sottovalutate in tutti gli altri paesi europei;
sul fronte infrastrutturale, mentre il DPEF 2003-2006 non aggiunge nulla che non fosse già noto dallo scorso anno e, in particolare, non aggiunge nulla al quadro già noto delle «grandi opere», sulla base di ragionevoli ipotesi i dati di finanza pubblica chiariscono il reale intendimento del Governo: essi infatti implicano che le spese in conto capitale delle amministrazioni pubbliche si riducano, nella media del quadriennio, per circa mezzo punto di PIL. L'attività di Infrastrutture Spa si ridurrà, quindi, nella migliore delle ipotesi, a spostare fuori bilancio parte della spesa in conto capitale e non a canalizzare risorse private aggiuntive verso la spesa per le infrastrutture e le grandi opere; ne segue che, dal momento che le modalità di finanziamento della spesa in conto capitale non rilevano ai fini della competitività del Paese, non è da questo capitolo che possono ottenersi significativi risultati in termini di competitività;
in materia di sicurezza e difesa emerge un'evidente sottovalutazione. Manca una visione strategica, mancano previsioni ed impegni che vadano nella direzione di un ammodernamento del sistema degli apparati e degli strumenti a disposizione degli operatori del comparto, prevedendo, insieme, un adeguamento degli organici delle forze di polizia alla luce dei nuovi compiti ad esse assegnati. Si tratta inoltre di:
1) garantire la copertura finanziaria per attuare le leggi sulla riparametrazione e sul riordino delle carriere;
2) realizzare un piano di edilizia abitativa per gli appartenenti alle forze di polizia e alle forze annate;
3) prevedere impegni precisi relativi alle risorse finanziarie necessarie all'accelerazione dei tempi di superamento della leva obbligatoria.
per quanto concerne il settore agricolo, il DPEF non ha una visione strategica e si limita a pure enunciazioni di principio senza alcuna nuova idea per delineare una prospettiva di sviluppo in un quadro internazionale caratterizzato da una necessaria accelerazione del processo di apertura dei mercati ai «Paesi meno avanzati» e dell'allargamento dell'Unione europea ai Paesi dell'Europa centro orientale, senza alcuna individuazione certa delle risorse necessarie;
infine, sul fronte fiscale, si ipotizza, fra il 2002 ed il 2006, una riduzione della pressione fiscale pari a 2,5 punti percentuali (di cui 0,4 punti nel 2003, 0,5 nel 2004, 1 punto nel 2005 e 0,6 punti nel 2006), che in buona misura ricalca le intenzioni dei precedenti governi di centrosinistra, e pari
quindi alla metà di quella indicata nel DPEF 2002, abbandonando dunque, per tutto l'arco temporale della presente legislatura ed in modo definitivo, gran parte del programma originario di Governo di riduzione della pressione fiscale di un punto di PIL l'anno; la riforma prevede, a regime, una redistribuzione del reddito alla rovescia a favore dei ceti più ricchi: di fronte ai 5,5 miliardi di euro di riduzione dell'IRPEF per il 2003 a favore dei redditi più bassi, si prevede, infatti, per i prossimi anni una riduzione delle tasse di circa 20 miliardi di euro per i contribuenti più abbienti e corrispondenti ai due decimi più elevati di reddito; detta riduzione non sembra, peraltro, poter giustificare l'andamento del prodotto potenziale contenuto nel quadro programmatico ed il connesso aumento del grado di partecipazione al mercato del lavoro. in quanto non indirizzata a quelle categorie più suscettibili di essere influenzate nella decisione di partecipazione da mutamenti nella struttura dell'imposizione (fra cui, in particolare, i giovani, le donne, gli occupati marginali);
pertanto, sembrano eccessivamente ottimistiche le indicazioni programmatiche del DPEF 2003-2006 che - rivedendo significativamente al ribasso quelle formulate nel DPEF 2002-2006 - fanno riferimento per l'anno 2003 ad un incremento del PIL pari al 2,9 per cento;
per quanto concerne la politica di bilancio, il tentativo del Governo di allargare al massimo i margini di flessibilità che i Governi europei si sono dati a Siviglia nell'applicazione del Patto di stabilità incontra - com'era facilmente prevedibile - crescenti difficoltà a causa di un rapporto debito/PIL ancora vicino nell'anno in corso al 110 per cento: lo scontro con 1'Unione europea sui criteri di cartolarizzazione e sulla necessità che la riduzione delle entrate possa avvenire solo a fronte di tagli strutturali della spesa segnalano, infatti, ancora una volta, quanto i nostri partner europei intravedano nella azione del Governo italiano una tendenza al lassismo e alla approssimazione nei confronti dei vincoli di bilancio;
in particolare, appare priva di fondamento l'ipotesi che l'indebitamento netto possa passare dall'ottimistico -1,1 per cento del 2002, al -0,8 per cento del 2003, al -0,3 per cento del 2004 per poi passare in leggerissimo avanzo nel biennio 2005-2006 e che, nello stesso periodo, il rapporto debito/PIL possa passare dal 108,5 per cento del 2002 al 99,8 per cento del 2004 ed al 94,4 per cento del 2006, anche a seguito di un programma di dismissioni che - alla luce della più recente esperienza - appare del tutto irrealistico e che dovrebbe permettere l'introito di 20 miliardi di euro; le previsioni di consenso segnalano, infatti, come gli obbiettivi di finanza pubblica, anche a seguito di alcune recenti prese di posizione della Unione euroepa, potrebbero essere mancati ed in misura non marginale;
la manovra correttiva necessaria per il 2003, secondo il Governo, dovrebbe dunque essere pari allo 0,8-0,9 per cento del PIL, cioè a circa 12,5 miliardi di euro, previsione inaffidabile e manovra probabilmente sottostimata; si torna dunque, cosi facendo, dopo che i governi di centrosinistra erano riusciti, per il rigore nella gestione dei conti pubblici, ad evitare questa prassi tipica della «prima Repubblica», alle manovre correttive in corso d'anno;
infatti, come scrive la Corte dei conti, «se alla manovra di correzione del disavanzo tendenziale si sommano le esigenze finanziarie derivanti dal programma di sgravi fiscali, dagli oneri retributivi eccedenti la mera indennità di vacanza contrattuale, dai «normali» adeguamenti degli stanziamenti delle spese di investimento previste nelle leggi pluriennali e, infine, dai nuovi oneri per la realizzazione del piano di opere e infrastrutture pubbliche preannunciato dal Governo, se ne trae una stima complessiva della manovra 2003 significativamente superiore ai 18-19 miliardi di euro e, ancora di più, ai 12 miliardi di euro della precisazione governativa»;
potrebbe, sotto questo profilo, non produrre risultati concreti l'intenzione del Governo di far transitare una quota di investimenti
pubblici dal bilancio pubblico alla contabilità della nuova società Infrastrutture Spa, con ciò ottenendo il risultato di breve periodo di ridurre l'entità dei tagli di spesa da realizzare nell'ambito della manovra per il 2003: l'eventuale spostamento al di fuori del bilancio pubblico di spese di investimento non potrebbe infatti applicarsi alle grandezze esposte nel quadro tendenziale a legislazione vigente, rappresentativo di programmi già avviati sulla base di leggi di spesa affidate alle diverse amministrazioni pubbliche, ma invece alle sole nuove opere presenti nei programmi di Infrastrutture Spa;
di conseguenza, la manovra di finanza pubblica per il 2004 è valutabile fin da ora in oltre 1 punto di PIL: l'impianto complessivo del DPEF per il 2003 oscilla, pertanto, ambiguamente tra il sostegno alla domanda interna (di dimensioni vicine al mezzo punto percentuale di PIL) in disavanzo e l'indicazione di tagli consistenti alle spese sociali;
nel primo caso, il sostegno alla domanda interna incomprensibilmente prociclico troverebbe unico sfogo in un volume crescente di importazioni (in crescita dell'8,8 per cento rispetto all'8,4 per cento del tendenziale nel 2003, mentre pressoché invariata rimarrebbe la quota del nostro export sul commercio mondiale);
verrebbero, inoltre, invertiti i tempi delle manovre congiunturali: quando era necessario, come l'anno scorso, sostenere principalmente la domanda delle famiglie per contrastare la semi-stagnazione, si interviene soprattutto a favore degli «investimenti» delle imprese (vedi Tremonti-bis) con ovvii scarsi risultati; oggi, con una ripresa internazionale sia pure modesta in atto, mentre andrebbe sostenuta la crescita di competitività delle nostre imprese, si interviene per far crescere la domanda interna con un esito prevedibile del tutto inconsistente, anche perché subito dopo si stabilisce il tasso d'inflazione programmato all'1,4 per cento, e si interverrà sulle spese sociali, deprimendo i consumi delle famiglie;
nel secondo caso, la prevista massiccia riduzione delle spese (pari a circa 3,7 miliardi di euro nel 2003) per i «consumi intermedi» delle amministrazioni pubbliche (aggregato che comprende, oltre alle spese per l'acquisto di beni e servizi, anche spese rigide relative alla sanità, fra cui le retribuzioni dei medici di base) sembra anch'essa basata su una previsione poco credibile;
non è credibile un obiettivo di riduzione dell'1 per cento della spesa corrente all'anno per i prossimi quattro anni (quasi 110.000 miliardi di lire) senza dovere ridurre drasticamente le spese sociali;
le previsioni per l'inflazione, anche in ragione dell'approssimativa gestione del changeover da parte del Governo, collocano il tasso relativo attorno al 2,2-2,3 per cento nel 2002 e al 2,1 per cento nella media 2003, mentre permane un'incertezza sui costi dei derivati dal petrolio, incertezza mitigata dal rafforzamento dell'euro sul dollaro;
appaiono dunque del tutto infondate e strumentali le previsioni del Governo di un tasso di inflazione programmata pari all'1,4 per cento per il 2003 e all'1,3 per cento per il 2004;
la determinazione del tasso di inflazione programmato all'1,4 per cento e la ancora inesistente copertura della spesa per il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici gettano una luce preoccupante su una drastica riduzione del potere d'acquisto dei salari, con un conseguente ulteriore indebolimento della dinamica dei consumi; quel che viene dato con la destra (la riduzione delle imposte) viene tolto con la sinistra (i rinnovi contrattuali più contenuti), talché è ragionevole presumere che il salario netto risulterà, per molti, inalterato se non ridotto in termini reali e che a beneficiare di gran parte della riduzione fiscale saranno le imprese più che i lavoratori. Torna a riproporsi un problema di livello delle retribuzioni reali nel settore privato;
il Ministro dell'economia e delle finanze aveva promesso di dimettersi se non
si fosse raggiunto il pareggio di bilancio nel corso del 2003, il DPEF fissa il raggiungimento di questi obiettivi oltre il 2004;
nel DPEF 2003-2006 del tutto inadeguate risultano le risorse - fondamentali per sostenere la competitività del Paese - messe a disposizione della scuola, della formazione, della ricerca e dell'innovazione;
nel DPEF 2003-2006 gli stanziamenti per il settore delle costruzioni diminuiscono, rispetto all'anno precedente, del 4,3 per cento e si registra un calo dell'l per cento delle risorse finanziarie per le infrastrutture;
nel DPEF 2003-2006, le ipotesi programmatiche di crescita poggiano su una ipotesi ambiziosa di crescita dell'economia meridionale direttamente mutuata dai Documenti di programmazione economico-finanziaria dei Governi della passata legislatura, che, peraltro, corre il rischio di essere vanificata dalla concreta attuazione che il Governo sta dando alle importanti scelte strategiche fatte dai Governi di centrosinistra: valgano per tutti gli esempi del credito d'imposta per i nuovi investimenti nel Mezzogiorno (depotenziato e, come è stato osservato, ormai «ostaggio della burocrazia»), di Sviluppo Italia (le cui risorse vengono, ormai regolarmente, depredate ed utilizzate per fini non istituzionali), dell'utilizzo dei fondi comunitari (il cui tasso di avanzamento ha indotto il Ministero dell'economia a lanciare un piano straordinario per evitare il taglio delle risorse comunitarie), delle risorse destinate al Mezzogiorno (per le quali il cambio di denominazione da «Fondo aree depresse» a «fondo nazionale per lo sviluppo» non è coinciso con un incremento sia pur marginale);
mai come in questa fase appare evidente come la politica economica dell'attuale governo legata all'interruzione del processo di risanamento della finanza pubblica, limitata alla compressione dei costi, fondata sull'abbassamento della soglia della legalità, priva delle ambizioni che pure sarebbero legittime in un Paese come il nostro, incoerente rispetto alle stesse analisi formulate nel DPEF 2003-2006, appare assolutamente contraria agli interessi nazionali dell'Italia;
essa, infatti, non solo tende a colpire i diritti dei lavoratori ed a compromettere ogni idea di coesione sociale, ma determina conseguenze assai pesanti sulla prospettiva. economica:
a) asseconda uno scivolamento della specializzazione produttiva del Paese verso le fasce medio-basse nella competizione internazionale e stimola una imprudente finanziarizzazione dell'economia;
b) cancella ogni capacità attrattiva del nostro sistema economico-finanziario nel momento in cui tutti i paesi più avanzati si pongono il problema di una moderna ri-regolamentazione in materia societaria e di bilancio a seguito della «enronite»;
c) antepone gli interessi di alcune cerchie ristrette, politiche ed imprenditoriali alle esigenze più moderne non solo delle forze del lavoro dipendente, ma della imprenditoria, piccola e media, delle professioni, insomma dei ceti più dinamici,
a rispettare con lealtà gli impegni del Patto di stabilità sottoscritti dal nostro Paese in sede comunitaria;
ad evitare la presentazione di una legge finanziaria omnibus, attuando una attenta e rigorosa selezione degli interventi ai quali attribuire la valenza di proposta di legge collegata, anche in riferimento all'esperienza negativa dei collegati alla finanziaria 2002 a tutt'oggi in larga misura non ancora approvati dal Parlamento;
a concentrare l'niziativa dell'esecutivo in merito alla manovra di bilancio lungo quattro grandi direttrici di intervento:
1) politiche per innalzare la competitività del nostro sistema economico e per uno sviluppo significativo e duraturo del prodotto potenziale;
2) politiche per uno sviluppo del Mezzogiorno, considerato come condizione per la crescita dell'intero Paese;
3) politiche redistributive che garantiscano un adeguato incremento dei salari ed una significativa tutela dei ceti intermedi, che rischiano di essere anch'essi presi nella morsa: controriforma fiscale Tremonti - riduzioni delle prestazioni dello stato sociale;
4) attuazione del federalismo, con la definizione dei livelli di compartecipazione ai tributi erariali e la costituzione di un equo fondo perequativo; evitando il doppio fenomeno del trasferimento di funzioni senza il corrispettivo trasferimento di risorse da un lato, e, dall'altro, la riduzione della pressione fiscale statale che si traduce in aumento di quella regionale e locale;
I) per una maggiore competitività del nostro sistema-Paese:
a) a prevedere uno specifico «pacchetto» per la piccola e media impresa e il lavoro autonomo che:
1) destini loro, per il 2003, risorse per una riduzione dell'IRAP almeno pari a quelle destinate alla riduzione dell'IRPEG per lo stesso anno; riduca 1'IRAP mediante l'estensione della riduzione della base imponibile dell'imposta di 10 milioni di lire per ciascuno dei primi cinque addetti, inclusi il titolare ed i familiari impegnati in azienda;
2) ripristini la possibilità di scelta del regime di tassazione IRPEG anche per le imprese individuali e le società di persone;
3) estenda l'applicazione del credito d'imposta per spese di ricerca e sviluppo, eliminando il tetto di spesa, anche prevedendo la costituzione di consorzi per la ricerca applicata nei distretti industriali;
4) preveda interventi di riduzione del prelievo fiscale sulle operazioni di riorganizzazione che consentano di ridurre od eliminare gli ostacoli all'accorpamento delle diverse realtà;
b) a prevedere un investimento straordinario di risorse per la formazione e la ricerca nel quadriennio 2003-2006 che:
1) garantisca il raggiungimento dell'obiettivo di una scuola pubblica di qualità, assumendo il personale necessario a garantire, tra l'altro, l'insegnamento delle lingue e l'integrazione degli alunni portatori di handicap, ed a generalizzare la scuola dell'infanzia su tutto il territorio nazionale;
2) adegui a livelli europei le retribuzioni di tutto il personale; permetta almeno 1.000 nuovi contratti di ricerca e avviamento all'insegnamento destinati a dottori di ricerca;
3) sostenga la ricerca di base, incrementi il Fondo per gli enti di ricerca, preveda il varo di un programma straordinario per il reclutamento di 5.000 giovani nel prossimo quinquennio da avviare alla ricerca tramite contratti di formazione e ricerca;
c) per quanto concerne le imprese ed i mercati:
1) a portare a regime il prelievo sulle imprese intorno al 35 per cento (Imposte sul reddito più IRAP) in linea con quello dei maggiori concorrenti europei, attraverso la graduale riduzione dell'aliquota IRPEG ed accelerando la DIT per potenziare gli effetti di riduzione dell'IRPEG sulle imprese con un ripristino del «moltiplicatore» del nuovo capitale ai fini della DIT;
2) a proseguire nella fiscalizzazione dei contributi non previdenziali, come quelli per gli assegni familiari, al fine di ridurre il costo del lavoro;
3) a valorizzare e rafforzare il ruolo di vigilanza delle autorità amministrative indipendenti;
4) a contenere la crescita delle tariffe dei servizi pubblici anche grazie all'apertura dei relativi mercati;
5) a ripristinare un adeguato e più efficace sistema sanzionatorio del reato di falso in bilancio e a prevedere una più efficace prevenzione delle situazioni di conflitto dì interessi;
6) ad attuare la liberalizzazione effettiva del mercato dei servizi, a partire dal settore elettrico, ed a proseguire nel programma di privatizzazioni già approvato;
d) a promuovere un piano d'azione per il lavoro alle donne, tramite la formazione, una reale riforma degli ammortizzatori sociali, il sostegno all'imprenditoria femminile, incentivando l'assunzione di manodopera femminile e realizzando, in una logica di sussidiarietà, una rete diversificata di servizi all'infanzia;
e) a predisporre le opportune politiche per promuovere uno sviluppo sostenibile:
1) avviando scelte coerenti e misure concrete per la riduzione delle emissioni inquinanti in attuazione del protocollo di Kyoto e per la qualità dell'aria nelle città;
2) prorogando a tutto il 2003 le agevolazioni fiscali per le attività di ristrutturazione edilizia;
3) incrementando le risorse per la difesa del suolo e la prevenzione del rischio idrogeologico;
4) promuovendo misure di sostegno alle imprese (agevolazioni fiscali in forma di credito di imposta) per investimenti in tecnologie e prodotti ecocompatibili;
f) a predisporre un incremento delle risorse per gli investimenti pubblici per raggiungere almeno il livello medio di spesa degli anni 1999-2001;
1) definendo una nuova legge organica per la finanza di progetto;
2) ripristinando 1e priorità stabilite dal nuovo piano generale dei trasporti, privilegiando la ferrovia e considerando il riassetto idrogeologico e le reti idriche tra le priorità fondamentali;
3) promuovendo la concertazione con le regioni in merito all'individuazione e alla localizzazione delle opere pubbliche;
g) per quanto concerne il comparto agroalimentare:
1) ad incentivare una politica nazionale di sostegno alle regioni per la creazione dei distretti agricoli intesi come ambiti entro i quali si realizzano processi innovativi che sviluppano un sistema equilibrato con la valorizzazione dei territori, la salvaguardia delle risorse naturali e della biodiversità e il rafforzamento di una politica di qualità;
2) a proseguire la politica di sostegno ai giovani imprenditori mediante un adeguato finanziamento della legge n. 441 del 1998;
3) a realizzare un efficiente sistema infrastrutturale fatto, oltre che di collegamenti di trasporto, anche di piattaforme logistiche attrezzate per la conservazione e lo smistamento dei prodotti alimentari;
4) ad avviare piani di settore per sostenere la competitività delle aziende specializzate in commodities e perseguire l'azione del decreto legislativo n. 173 sul contenimento dei costi dei fattori di produzione e di sostegno;
5) a promuovere investimenti significativi per la ricerca in agricoltura;
II) per sostenere lo sviluppo del Mezzogiorno come condizione per la crescita dell'intero Paese:
a) a promuovere una sessione parlamentare nel corso dell'iter della legge finanziaria dedicata ai problemi del Mezzogiorno, come è stato anche proposto dai Presidenti di alcune regioni meridionali;
b) a riservare una quota significativa, superiore alla previsione del DPEF presentato dal Governo, degli investimenti pubblici al Mezzogiorno, destinandoli alla infrastrutturazione materiale (reti di trasporto e comunicazione) e civile (qualità della vita nei centri urbani, scuole e centri di ricerca, centri sanitari ed assistenziali), al sostegno dei settori del turismo, agricoltura ed agroalimentare ed alla valorizzazione economica del patrimonio culturale;
c) a prevedere la trasformazione delle intese istituzionali di programma in «Patti per lo sviluppo», che, assicurando il pieno coinvolgimento delle autonomie locali, consentiranno di concentrare gli interventi su pochi grandi obiettivi, sui quali il Governo interviene finanziariamente e metodologicamente per concorrere al rilancio delle aree meridionali;
d) a rispettare il principio dell'addizionalità contenuto dalle norme comunitarie sui fondi strutturali;
e) a definire in nuovo quadro normativo sulla programmazione negoziata, alla luce della competenza esclusiva delle regioni in materia di programmazione dello sviluppo locale, secondo quanto previsto dalla legge n. 59 del 1997 e dalla recente modifica del titolo V della Costituzione;
f) a dare applicazione al nuovo titolo V della Costituzione attuando un federalismo solidale, fondato sull'autonomia impositiva e su una politica perequativa che assegni alle regioni meridionali le risorse necessarie per mantenere gli standard minimi dei servizi essenziali;
g) a favorire le nuove assunzioni e gli investimenti produttivi nelle aree svantaggiate tramite il credito d'imposta automatico e pienamente compensabile:
1) mantenendo ferma la normativa attuale di cui all'articolo 8 della legge n. 388 del 2000 in merito alla concessione del credito d'imposta per gli investimenti nelle aree svantaggiate, escludendo, in particolare, ogni forma di richiesta all'amministrazione finanziaria da parte delle imprese ed ogni tetto alla spesa relativa per il bilancio dello Stato;
2) prevedendo altresì, nel bilancio dello Stato, stanziamenti adeguati atti a rendere effettiva la concessione di tale beneficio a tutti i soggetti che ne hanno diritto secondo le norme attuali;
3) prevedendo il cumulo per le imprese meridionali dei benefici della Tremonti-bis e della Visco Sud per creare un opportuno differenziale che attragga gli investimenti nelle aree svantaggiate;
h) a prevedere maggiori investimenti per le risorse idriche (acquedotti, depuratori, reti fognarie) in particolare al Sud, elevando la percentuale prevista nella delibera CIPE per le opere della legge obiettivo (ad oggi solo il 3 per cento);
III) per promuovere l'equità, i diritti e la coesione sociale:
a) a stabilire il tasso d'inflazione programmata almeno pari all'1,8 per cento, stante il rafforzamento dell'euro sul dollaro, e la considerazione che in una fase di inflazione decrescente si può avvicinare il tasso programmato alla previsione del tasso di inflazione reale (la valutazione di consenso oscilla fra il 2,0 ed il 2,1 per cento ), ed a prevedere risorse adeguate per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego;
b) a procedere ad una graduale riforma dell'IRPEF che distribuisca in modo uniforme su tutti i contribuenti i benefici, con particolare riferimento a quelli con redditi più bassi e ai ceti medi, fortemente penalizzati dalla proposta di riforma
fiscale a regime del Governo, attraverso l'introduzione di un minimo di imponibile fino a circa 40 milioni per una famiglia di quattro membri e del meccanismo di rimborso delle detrazioni incapienti (imposta positiva). Si mantiene un'articolazione di aliquote che garantisce un prelievo significativamente progressivo ed adeguato anche sui redditi più elevati. La riforma va finanziata proseguendo la lotta all'evasione fiscale (studi di settore, semplificazione) e con le maggiori entrate derivanti dalla crescita verificate a consuntivo;
c) ad utilizzare le disponibilità stanziate per le pensioni minime e non utilizzate (circa 1.000 miliardi di lire) per estendere, a partire dal 1o gennaio 2002, il beneficio previsto da tale articolo prevedendo la deduzione dal reddito influente per il diritto al beneficio di una parte (ad esempio: un terzo) della pensione previdenziale a calcolo, in maniera tale da tenere conto adeguatamente della contribuzione versata, e per aumentare la detrazione d'imposta per i pensionati; ad inserire nel disegno di legge finanziaria per il 2003, norme volte all'incremento delle erogazioni a tutti gli anziani che hanno un reddito inferiore al milione di lire al mese, nell'ottica di avviare gradualmente la realizzazione del minimo vitale per tutti i soggetti disagiati, quale nuovo diritto di cittadinanza sociale;
d) ad attuare una reale riforma degli ammortizzatori sociali, ispirata al principio di universalità (il cui costo a regime per le pubbliche amministrazioni è stimabile in circa 5 miliardi di euro per adeguarci ai livelli europei), la quale deve consentire un percorso formativo adeguato (anche tramite la riforma dell'apprendistato e con i contratti d'inserimento lavorativo) ed un sostegno al reddito di tutti quei lavoratori e quelle lavoratrici che sono disoccupati, che sono in cassa integrazione, che svolgono lavori intermittenti e che per questo non riescono a raggiungere una soglia di reddito adeguata, e deve prevedere:
1) un'indennità di disoccupazione pari al 60 per cento dell'ultima retribuzione per dodici mesi, elevata a 16 per i lavoratori oltre i 45 anni e a 20 per quelli ultracinquantenni; nei territori con elevato tasso di disoccupazione la durata è elevata rispettivamente a 14, 20 e 24 mesi; l'indennità si riduce al 40 per cento dopo dodici mesi, al 30 per cento dopo il sedicesimo mese;
2) la stessa indennità a requisiti ridotti per i lavoratori subordinati discontinui, così come per i collaboratori continuativi con modalità di erogazione particolari;
3) l'estensione della cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria e prestazioni aggiuntive del trattamento di cassa integrazione guadagni a carico di fondi bilaterali istituiti dai contratti collettivi;
4) il sostegno al reddito dei lavoratori subordinati discontinui, autonomi ed economicamente dipendenti se questo è inferiore ad una certa soglia annua (ad esempio: 8.000 euro) tramite una integrazione pari ad un terzo della differenza tra questa soglia ed il reddito da lavoro percepito; obbligo di accettare le offerte di lavoro e di aderire a iniziative di formazione o di riqualificazione professionale;
5) l'integrazione dei versamenti contributivi per i lavoratori iscritti alla gestione separata presso l'INPS per i lavoratori atipici pari alla differenza tra le aliquote di computo del fondo gestione separata e del FPLD, entro un ammontare massimo pari al 13 per cento
6) il rafforzamento della sperimentazione del reddito minimo d'inserimento, e dei connessi interventi di integrazione sociale, quale strumento di lotta alla povertà, e la sua estensione a tutto il territorio nazionale;
e) ad istituire un sistema di protezione sociale e di cura per le persone anziane non autosufficienti, istituendo un Fondo nazionale per il sostegno alla non autosufficienza alimentato dalla solidarietà di tutti i cittadini, che erogherà contributi alle famiglie sulla base dei
reali bisogni assistenziali, valutati sul territorio dai comuni e dalle aziende sanitarie locali;
f) ad incrementare progressivamente il fondo per il Servizio sanitario nazionale fino a raggiungere la media europea (7 per cento del PIL ed a creare un fondo speciale - al di fuori fondo sanitario nazionale - per lo sviluppo e l'ammodernamento del sistema sanitario nelle regioni del Sud;
g) a prevedere un adeguato finanziamento del Fondo Nazionale per le politiche sociali previsto dalla legge n. 328 del 2000, finalizzato alla creazione di una rete integrata di servizi sul territorio per promuovere i diritti dell'infanzia, dell'adolescenza, per sostenere le persone disabili, e le loro famiglie;
h) a prevedere un organico complesso di iniziative di tutela e valorizzazione della famiglia;
i) a promuovere, in alternativa alle modifiche all'articolo 18 della legge n. 300 del 1970, la Carta dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori che non sostituisce ma integra lo statuto dei lavoratori; a delineare un sistema di tutele per tutte le forme di lavoro, modulato secondo le caratteristiche e il loro bisogno di protezione; a prevedere una rete comune di tutele di base per tutti i tipi di lavoro, compreso quello autonomo e tutele specifiche per i lavori economicamente dipendenti, in particolare per le collaborazioni coordinate e continuative, e per il lavoro subordinato; a dare priorità sia alla formazione lungo l'intero arco della vita lavorativa, sia alle forme di tutele attive del reddito; a prevedere norme di semplificazione e accelerazione del processo del lavoro, stabilendo forme di incentivazione per la conciliazione e l'arbitrato;
l) a promuovere sul piano internazionale il raggiungimento dell'obiettivo e destinare il prima possibile l'1 per cento del PIL ai paesi in via di sviluppo come dichiarato dal Presidente del consiglio in varie occasioni internazionali, da ultimo all'apertura del Vertice della FAO; a confermare l'impegno a destinare ai paesi in via di sviluppo lo 0,7 per cento del PIL, definendo una programmazione dei tempi per il raggiungimento dell'impegno; ad aumentare nettamente nel DPEF e nella finanziaria per il 2003 la percentuale di PIL destinata a paesi in via di sviluppo rispetto alla percentuale del 2001 e del 2002;
IV) per la piena attuazione del federalismo derivante dal nuovo Titolo V della Costituzione:
a) a definire i livelli di compartecipazione ai tributi erariali delle autonomie con conseguente riordino e trasformazione dei trasferimenti, nonché la costituzione di un equo fondo perequativo e a definire i principi per il coordinamento del sistema finanziario e fiscale; in attesa di portare a compimento tale quadro normativo organico, a realizzare nell'ambito della legge finanziaria 2003 il processo di compartecipazione all'IRPEF, sino a coprire gli attuali trasferimenti statali, potenziando il fondo perequativo e utilizzando almeno i 500 miliardi annui aggiuntivi (per anno) già assegnati dalla legge finanziaria per il 2002; a prevedere la copertura successiva, con il potenziamento delle compartecipazioni, delle ulteriori esigenze finanziarie;
b) a prevedere la possibilità per gli enti locali di istituire tributi ed entrate propri anche al fine di evitare l'imminente collasso dei bilanci dei comuni, in modo tale che permanga uno spazio disponibile per una vera autonomia finanziaria per ogni ente: le tasse di scopo, le addizionali, i livelli tariffari oltre gli standard, il contenimento dei costi; ad evitare nel contempo, tramite norme e procedure di coordinamento della fiscalità locale con quella statale, che la riduzione della pressione fiscale statale possa tradursi in aumento di quella regionale e locale;
c) a dare attuazione alle risoluzioni approvate nel giugno scorso dalle Commissioni Bilancio dì Camera e Senato, in merito alla definizione, mediante una
legge di iniziativa parlamentare, di regole certe relative al Patto di stabilità interno ed in merito alla modifica dei titoli IV e V della legge di contabilità n. 468 del 1978 per pervenire ad un'omogeneizzazione dei bilanci dei vari enti pubblici;
d) a predisporre fondi adeguati per i piccoli comuni e per le unioni e fusioni di comuni;
e) a trasferire in blocco alle regioni, alla luce delle nuove competenze, il relativo capitolo del bilancio dello Stato, invertendo la prassi per la quale, fino ad oggi, sono stati accollati alle autonomie compiti, beni e personale, ma poche ed insufficienti risorse.
6-00026. Violante, Castagnetti, Boato, Rizzo, Intini, Pecoraro Scanio.
La Camera,
esaminato il documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2003-2006;
premesso che:
il documento configura e rafforza la politica economica e finanziaria complessiva volta a promuovere la crescita dell'economia in un contesto di stabilità della finanza pubblica;
in particolare, esso ricompone in questo quadro unitario la strategia di politica generale risultante dal complesso dei provvedimenti adottati nel corso del primo anno della legislatura e dalle linee di intesa raggiunte tra il Governo e le parti sociali (da ultimo, con la sottoscrizione del Patto per l'Italia);
il DPEF tende a realizzare la massima convergenza e una reale complementarità tra gli interventi per la crescita dell'economia e dell'occupazione, a partire dal Mezzogiorno, e gli obiettivi della stabilità della finanza pubblica, in coerenza con il Patto di stabilità e di crescita;
esso inoltre conferma la necessità di metodi innovativi nella gestione della finanza pubblica caratterizzati dalla flessibilità e dal dinamismo propri dei mercati finanziari, tali da ampliare la gamma delle leve a disposizione della politica economica e in grado di assicurare tutte le possibili sinergie tra pubblico e privato;
esso infine delinea uno scenario favorevole alle riforme strutturali volte a liberare risorse per lo sviluppo, a far emergere e rafforzare le potenzialità di crescita del sistema produttivo del paese (PIL potenziale), a stimolare l'offerta di lavoro e ad innalzare i tassi di occupazione regolare;
il documento di programmazione economico-finanziaria si colloca in un quadro istituzionale in via di radicale e progressiva evoluzione verso nuove e più avanzate forme di autonomia;
l'evoluzione del sistema economico e del sistema istituzionale debbono procedere nella stessa direzione, allo scopo di liberare tutte le energie e risorse derivanti dalle potenzialità del territorio e dalla capacità autopropulsiva dei sistemi produttivi locali a vantaggio della ricchezza nazionale;
oltre alle ulteriori riforme costituzionali, è indispensabile che le concrete politiche statali che concorrono con le competenze regionali siano sin dall'origine predisposte per promuovere l'autonomia e la responsabilità delle regioni e degli enti locali all'interno di una salda cornice unitaria, garantendo, comunque, che l'esercizio delle diverse competenze favorisca e non ostacoli la realizzazione degli interventi per lo sviluppo e procedendo al riguardo all'attuazione dei contenuti dell'intesa interistituzionale raggiunta in sede di Conferenza unificata il 30 maggio scorso;
in tale contesto spetta alla legge finanziaria per il 2003, in attesa di una organica riforma della legge n. 468 del 1978 coerente con il nuovo testo del titolo V della Costituzione, il compito di definire
procedure e modalità di coordinamento della finanza pubblica e delle grandi politiche legislative tra Stato e Regioni in essa contenute (fisco, pubblico impiego, sanità e investimenti), anche in coerenza con l'intesa interistituzionale del 30 maggio scorso. A tal fine, si auspica che l'assetto della legge finanziaria per il 2003 risponda, nella più ampia misura possibile, alle caratteristiche indicate nelle risoluzioni approvate dalle Commissioni bilancio di Camera e Senato il 4 giugno scorso e parzialmente recepite nel progetto di legge attualmente in discussione,
I) per quanto riguarda gli obiettivi di carattere macroeconomico:
a) ad adottare gli interventi prospettati dal documento al fine di garantire un significativo aumento del tasso di crescita del PIL per l'intero periodo di riferimento;
b) a perseguire l'obiettivo di una crescita del tasso di occupazione, nei termini indicati dal documento stesso, e di una contestuale riduzione del tasso di disoccupazione;
c) ad attivare tutte le iniziative per controllare le pressioni inflazionistiche, adottando a tal fine un tasso di inflazione programmata nella misura prospettata e facendo ricorso a tutti gli strumenti di politica fiscale e tariffaria volti a garantirne il conseguimento;
d) a realizzare gli interventi richiamati nel documento al fine di promuovere una crescita dell'economia del Mezzogiorno a tassi superiori a quelli medi dell'Unione europea;
II) per quanto riguarda le politiche:
a) a procedere alla prima attuazione del complessivo disegno di riforma del sistema fiscale statale prospettato nel provvedimento collegato attualmente in discussione, in modo da perseguire l'obiettivo di una generale riduzione del livello di tassazione a vantaggio di tutte le categorie di contribuenti, sia famiglie che imprese, secondo una logica ispirata all'equa distribuzione del carico fiscale. A tal fine, il primo modulo di attuazione della riforma dovrà caratterizzarsi, sul versante dell'imposta sul reddito, per una revisione della misura degli scaglioni e delle aliquote, nonché per un riordino delle detrazioni e deduzioni volti a favorire i percettori di redditi medio-bassi, a tutelare la famiglia, con particolare riferimento al numero dei figli, e a garantire la progressività dell'imposta; dal lato dell'imposizione sulle società, per l'avvio della semplificazione e razionalizzazione del prelievo fiscale mediante la riduzione dell'aliquota ordinaria IRPEG e lo scorporo, in misura significativa, del costo del lavoro dalla base imponibile IRAP. La misura degli interventi dovrà riflettere gli accordi raggiunti con le parti sociali in sede di Patto per l'Italia;
b) a proseguire la politica riformatrice già intrapresa in materia di mercato del lavoro allo scopo di conseguire una maggiore efficienza e fluidità e di assicurare una capillare diffusione delle informazioni sulle opportunità di lavoro. In questo ambito, occorre inoltre garantire una protezione generalizzata ed omogenea dei disoccupati involontari, prevedendo il ricorso a misure di sostegno integrative, aggiuntive o sostitutive, comunque concordate tra le parti sociali, con prestazioni autofinanziate e gestite da organismi bilaterali di natura privatistica. A tal fine si dovrà procedere alla modifica del sistema degli ammortizzatori sociali nei termini e nelle dimensioni prospettate dal Patto per l'Italia;
c) ad adottare una disciplina volta a modificare l'attuale normativa in materia previdenziale che ponga le basi, anche attraverso la destinazione del trattamento di fine rapporto ai fondi pensione ovvero, più in generale, a strumenti di previdenza complementare, per definire un assetto equilibrato e sostenibile del sistema previdenziale, in cui le prestazioni a carico della finanza pubblica si accompagnino ad un adeguato sviluppo della previdenza integrativa;
d) ad adottare interventi volti a rimuovere gli ostacoli che limitano le potenzialità di crescita delle imprese minori, in particolare promuovendo l'attuazione, in via sperimentale, delle intese raggiunte nell'ambito del Patto per l'Italia per incentivare nuove assunzioni regolari a favore di soggetti che attualmente sono esclusi da ogni forma di tutela, nonché incentivando la creazione o lo sviluppo dei distretti industriali, quali strutture essenziali per conciliare le modalità flessibili e innovative di produzione caratteristiche della piccola dimensione con le economie di scala proprie delle realtà di maggiore consistenza. In tale ambito, assume particolare importanza la riforma del diritto fallimentare;
e) ad attuare gli interventi indicati nel documento diretti all'adeguamento della dotazione infrastrutturale del Paese mediante l'adozione di misure normative volte alla semplificazione dei procedimenti amministrativi e a favorire il coinvolgimento di capitali privati. Al riguardo si segnala l'esigenza di considerare come grandi infrastrutture strategiche tutte le opere comprese nella delibera del CIPE del dicembre 2001, anche sulla base delle indicazioni emerse in sede parlamentare;
f) ad assumere tutte le iniziative prospettate allo scopo di consentire al Mezzogiorno di ottenere tassi di sviluppo costantemente superiori a quelli medi dell'Unione europea, in primo luogo mediante una riqualificazione del contesto civile e infrastrutturale che promuova l'iniziativa economica privata. A tal fine si dovrà provvedere all'accelerazione degli investimenti pubblici, da completare entro tempi certi, garantendo, comunque, l'effettiva applicazione del principio di addizionalità. Tra gli investimenti diretti al potenziamento della dotazione infrastrutturale, carattere prioritario assumono le opere volte a fronteggiare la grave situazione di emergenza idrica. Si dovrà, inoltre, assicurare l'attivazione di progetti caratterizzati da una elevata qualità; la promozione di investimenti privati; la modernizzazione delle amministrazioni pubbliche. Gli interventi da assumere dovranno perseguire l'obiettivo prioritario di una drastica riduzione del tasso di disoccupazione e di un ridimensionamento delle aree di marginalità e di disagio sociale;
g) a procedere ad una revisione delle misure incentivanti applicabili alle aree depresse e svantaggiate, nonché degli istituti della programmazione negoziata, sulla base della puntuale verifica degli esiti prodotti, allo scopo di privilegiare, in sede di rifinanziamento, le forme e gli strumenti di intervento, ivi compresi il prestito d'onore e Sviluppo Italia, che si siano dimostrati più efficaci;
h) a realizzare, in presenza di condizioni favorevoli nei mercati, il programma di privatizzazioni nei termini e nella misura indicati nel documento procedendo alla dismissione di partecipazioni possedute direttamente o indirettamente dal Ministero dell'economia e delle finanze, con le eccezioni previste per alcune società, per le quali, in una prima fase, lo Stato dovrebbe mantenere, in ogni caso, una quota significativa;
i) a proseguire le politiche di liberalizzazione, in particolare per quanto concerne i mercati dell'energia, in termini tali da assicurare l'allargamento della concorrenza e la riduzione dei costi, a beneficio delle diverse categorie di utenti e, allo stesso tempo, da garantire adeguate prospettive di sviluppo di un settore di importanza strategica;
l) a promuovere la crescita delle risorse pubbliche destinate a finanziare la ricerca scientifica nella misura indicata nel documento, con particolare riferimento alla ricerca destinata all'innovazione e allo sviluppo delle attività produttive;
m) a proseguire, mediante le riforme già previste, lo sforzo di ammodernamento e di valorizzazione del sistema educativo nazionale, a partire dalla scuola materna fino all'università. Il processo di cambiamento, che assicurerà l'attuazione della parità scolastica, sulla base dei principi di
cui alla legge n. 62 del 2000, dovrà altresì tener conto dell'esigenza del miglioramento della professionalità del personale docente e amministrativo;
n) a procedere alla adozione della disciplina regolamentare necessaria per dare attuazione alla recente riforma dei servizi pubblici locali in modo da assicurare le condizioni idonee a coniugare l'obiettivo del miglioramento degli standard qualitativi e del livello di efficienza dei servizi, a vantaggio dell'utenza, con l'adozione di una strategia industriale la cui definizione coinvolga gli enti territoriali nelle modalità di esercizio di servizi che rispondono ad esigenze primarie;
o) a definire un assetto delle competenze in materia di sanità, istruzione e polizia locale idoneo ad assicurare il pieno dispiegamento del ruolo degli enti territoriali, nei termini prospettati dal disegno di legge costituzionale sulla devoluzione dei poteri alle regioni;
p) a realizzare gli interventi prospettati allo scopo di sostenere e migliorare le condizioni di vita dei nuclei familiari, in relazione al ruolo determinante che la famiglia assume ai fini della coesione sociale e per la garanzia della solidarietà intergenerazionale. A tal fine, oltre alle misure da adottare in sede di attuazione della riforma fiscale, si dovrà procedere alla modernizzazione, al potenziamento e alla facilitazione dell'accesso di tutti i principali servizi di assistenza domiciliare ai malati cronici, ai disabili, agli anziani, predisponendo altresì un piano nazionale degli asili nido aziendali, interaziendali, di quartiere e pubblici, in modo da favorire la permanenza delle donne nel mercato del lavoro;
q) a promuovere la diffusione della pratica sportiva, specie giovanile, anche attraverso l'adozione di misure che favoriscano l'attività delle società sportive dilettantistiche e degli enti di promozione sportiva;
r) a procedere al contenimento e alla contestuale qualificazione della spesa sanitaria, anche mediante la sperimentazione, con modalità innovative, degli istituti delle mutue e dell'assistenza domiciliare integrata. Occorre inoltre garantire il puntuale svolgimento delle funzioni di coordinamento e verifica periodica dei profili gestionali del sistema sanitario, a garanzia dei principi solidaristici e universalistici, mediante l'eliminazione degli sprechi nell'erogazione delle prestazioni e il miglioramento dei sistemi di controllo dei costi;
s) a garantire che il rafforzamento dei tassi di sviluppo dell'economia si associ alla consapevolezza che tale sviluppo dovrà attuarsi in condizioni ecosostenibili, a tal fine agevolando l'uso di fonti energetiche rinnovabili;
t) ad adottare interventi strutturali per il contenimento della spesa pubblica, in primo luogo attraverso il conseguimento degli obiettivi previsti per quanto concerne la razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi da parte delle pubbliche amministrazioni, la responsabilizzazione dei singoli ministeri quali centri di bilancio, rafforzando la connessione tra centri di responsabilità amministrativa e relativi stanziamenti nell'ambito delle unità previsionali di base, anche attraverso il ricorso a criteri contabili del tipo «zero base budget», e l'utilizzo di modelli flessibili di gestione del personale dipendente;
u) nell'ambito della definizione delle regole del Patto di stabilità interno, a stabilire meccanismi condivisi di compartecipazione e di corresponsabilizzazione al perseguimento degli obiettivi del Patto di stabilità e di crescita, attivando procedure idonee a consentire la conoscenza dell'andamento dei flussi di entrata e di spesa degli enti territoriali, attraverso un sistema di monitoraggio che utilizzi modalità di collegamento telematico. In questo contesto, si dovrà valutare la possibilità di applicare misure incentivanti e di proseguire l'azione di riequilibrio nell'assegnazione delle risorse a favore dei comuni sottodotati, in vista della prossima attuazione
del principio dell'autonomia finanziaria, ai sensi dell'articolo 119 della Costituzione;
v) a garantire l'effettiva adozione delle iniziative prospettate in materia di sicurezza dei cittadini e delle imprese, anche in accordo con le autonomie locali, stanziando adeguate risorse per la prevenzione e la repressione delle attività criminali; a semplificare e ammodernare l'ordinamento giudiziario, in modo da assicurare la certezza e l'efficacia del sistema e di prevenire la devianza minorile;
z) ad adottare efficaci interventi a favore delle comunità nazionali all'estero che riguardino i profili istituzionali, sociali e previdenziali, scolastici e culturali che non abbiano trovato ancora adeguata soluzione;
III) per quanto riguarda gli obiettivi di finanza pubblica:
a) a stabilire il limite massimo del saldo netto da finanziare per il 2003, al netto delle regolazioni contabili e debitorie, entro il valore di 36.000 milioni di euro e, per il 2004 e per il 2005, in una misura inferiore a quella del primo anno, lungo un percorso di avvicinamento agli obiettivi programmatici di un saldo netto da finanziare non superiore a 31.000 milioni di euro per il 2004 ed a 28.500 milioni di euro per il 2005;
b) a mantenere il fabbisogno di cassa nel settore statale entro il limite di 30.600 milioni di euro per il 2003, di 28.300 milioni di euro per il 2004 e di 27.000 milioni di euro per il 2005;
c) a conseguire l'obiettivo di un indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche pari allo 0,8 per cento del PIL nel 2003; allo 0,3 per cento nel 2004 e a pervenire ad un avanzo pari allo 0,1 per cento del PIL nel 2005 e allo 0,2 per cento del PIL nel 2006;
d) a conseguire un avanzo primario del conto delle amministrazioni pubbliche, in percentuale di PIL, in misura pari al 5,1 per cento nel 2003, al 5,5 per cento nel 2004, al 5,8 per cento nel 2005 e al 5,7 per cento nel 2006;
e) a mantenere il rapporto tra debito pubblico e PIL entro valori non superiori al 104,5 per cento nel 2003, al 99,8 per cento nel 2004, al 97,1 per cento nel 2005 ed al 94,4 per cento nel 2006;
IV) con riferimento all'articolazione della manovra di finanza pubblica per il 2003:
a) a presentare un disegno di legge finanziaria che, oltre al contenuto necessario stabilito dalla legge di contabilità generale dello Stato:
1) contenga le disposizioni dirette ad assicurare il conseguimento degli obiettivi di saldo indicati nella presente risoluzione e il rispetto del vincolo di copertura degli oneri di natura corrente;
2) fissi in un contesto unitario il complesso delle regole dirette ad assicurare il concorso di tutti i livelli di governo al rispetto dei vincoli derivanti dal patto di stabilità e di crescita;
3) provveda a impostare nei suoi tipici settori di intervento normativo (fisco, pubblico impiego, sanità e investimenti pubblici) politiche legislative fin dall'origine predisposte a rispettare e a promuovere lo spazio per l'esercizio delle nuove competenze delle autonomie territoriali in una cornice unitaria, a parità di effetti finanziari e comunque garantendo il conseguimento degli obiettivi di crescita nella stabilità che informano l'azione di governo;
4) concorra alla attuazione degli interventi di riforma da realizzare nell'arco della legislatura, regolandone gli aspetti aventi effetti finanziari nell'ambito di una rafforzata politica annuale di bilancio e nel rispetto dei presidi posti a tutela degli equilibri di finanza pubblica;
5) organizzi l'articolato in titoli, capi e articoli omogenei rigorosamente
conformi al suo contenuto proprio secondo le nuove competenze dello Stato centrale e le concrete finalità indicate nel DPEF approvato dalle risoluzioni parlamentari, con esclusione di interventi meramente ordinamentali non strettamente connessi e di interventi non di competenza statale o comunque microsettoriali e localistici, e curando la redazione di un indice, in allegato alla relazione al disegno di legge;
b) posto che i provvedimenti di riforma strutturale presentati dal Governo con riferimento diretto o indiretto alla manovra di finanza pubblica per l'anno 2003 prefigurano l'attuazione di interventi di ampio respiro, destinati ad esplicare pienamente la propria efficacia lungo l'intero arco della presente legislatura, a considerare come provvedimenti collegati alla manovra di finanza pubblica per il 2003, i disegni di legge collegati attualmente all'esame del Parlamento e gli ulteriori provvedimenti che il Governo presenterà a correzione o integrazione delle medesime riforme strutturali con stretta connessione alle misure già varate;
c) a considerare altresì come provvedimenti collegati i disegni di legge di coordinamento della finanza pubblica, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione, nei termini indicati nelle risoluzioni approvate dalle Commissioni bilancio di Camera e Senato il 4 giugno scorso.
6-00027. Alberto Giorgetti, Giancarlo Giorgetti, Pagliarini, Casero, Giuseppe Drago, Nicolosi.