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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione Ruzzante ed altri n. 1-00086 concernente le agevolazioni fiscali per i prodotti musicali (vedi l'allegato A - Mozioni sezione 1).
La ripartizione dei tempi riservati alla discussione della mozione è pubblicata nel vigente calendario dei lavori.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali della mozione.
È iscritto a parlare l'onorevole Ruzzante, che illustrerà anche la sua mozione n. 1-00086. Ne ha facoltà.
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, la mozione oggi in esame vuole introdurre agevolazioni fiscali per i prodotti musicali. Come gruppo dei Democratici di sinistra, anche in collaborazione con la nostra organizzazione giovanile, abbiamo voluto inserire tale mozione all'interno di una campagna più vasta dal titolo: Libera la musica. All'interno di tale campagna vi è la proposta contenuta in questa mozione relativa all'abbattimento dei costi della musica, a partire dalla riduzione dell'imposta sul valore aggiunto, attualmente al 20 per cento, che viene applicata ai CD musicali. La nostra proposta prevede la possibilità di applicare un'imposta sul valore aggiunto al 4 per cento. Infatti, consideriamo l'applicazione della stessa IVA applicata ai beni di lusso un'assurdità visto che i CD musicali non appartengono a tale categoria, ma sono beni di larghissimo consumo e di altissimo valore culturale. Questo, in sostanza, è il contenuto della nostra proposta.
Tale mozione è nata principalmente all'interno del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e, specificatamente, per iniziativa dei più giovani parlamentari, i parlamentari under 40. Infatti, abbiamo costituito un coordinamento dei parlamentari under 40 all'interno del gruppo dei DS proprio perché riteniamo vi sia un elemento di specificità del mondo giovanile, delle giovani generazioni. In seguito, con riguardo a tale mozione abbiamo rivolto un appello che è stato accolto da parte di tutti i gruppi parlamentari dell'opposizione. Oggi, infatti, la mozione Ruzzante vede l'adesione dei parlamentari di tutti i gruppi dell'opposizione, dalla Margherita all'UDEUR, da Rifondazione comunista ai Verdi, ai Socialisti democratici italiani, al partito dei Comunisti italiani, alle Minoranze linguistiche oltre, ovviamente, all'adesione di molti parlamentari dei Democratici di sinistra.
Ricordavo prima che la nostra mozione, al di là del tema specifico, vuole affrontare anche il tema della sensibilità attorno alle tematiche delle giovani generazioni. Vuole essere, insomma, una forma di attenzione ai temi ed alle sensibilità del mondo dei giovani. Troppo spesso il Parlamento ed i mass media non si occupano delle politiche giovanili, non si occupano del tema delle giovani generazioni. Non si parla mai, o lo si fa molto raramente, delle questioni dei giovani e se ne parla solo quando bisogna affrontarle in termini negativi. Si parla spesso, ad esempio, dei giovani quando si deve affrontare il tema della dipendenza da sostanze psicotrope o stupefacenti; si parla dei giovani rispetto al largo consumo di ecstasy nelle discoteche; si parla dei giovani a proposito della velocità nelle autostrade e degli incidenti
del sabato sera; si parla dei giovani quando compiono atti criminali (pensiamo al lancio dei massi dal cavalcavia o quando diventano assassini nei confronti dei propri parenti o dei propri genitori). Credo che questo sia un modo assolutamente sbagliato di affrontare la questione che coinvolge sia la politica, sia i mass media. Spesso, anche nel servizio pubblico radiotelevisivo, si trovano salotti che dedicano intere trasmissioni ai giovani quando si deve trattare un problema che si rappresenta attraverso le forme drammatiche sopra espresse. Non si parla mai dei giovani in termini positivi, non si parla mai dei giovani come risorsa fondamentale per il nostro paese, come elemento che guarda alla costruzione di un futuro diverso rispetto a quello che gli adulti sono in grado di trasmettere.
Non si parla mai - né tanto meno si sostengono - delle centinaia di migliaia di giovani che si impegnano nel mondo del volontariato e dell'associazionismo; i giovani che producono cultura, che producono musica, i quali sono quindi in qualche modo protagonisti in positivo della nostra società. Anzi - è solo un breve accenno polemico, perché poi l'intera mozione è in termini positivi e pertanto mi auguro che venga recepita in tale modo -, l'unico atto politico avvenuto in questo primo anno di legislatura da parte del Governo di centrodestra va in una direzione diametralmente opposta: l'attuale Governo si sta contraddistinguendo nel tentativo di togliere diritti nel mondo del lavoro proprio alle giovani generazioni, cioè proprio a quei giovani che verranno inseriti nel mercato del lavoro, e quindi in qualche modo si rischia addirittura non di dare di più ai figli, bensì di togliere ai figli qualche diritto che i loro genitori hanno conquistato nel corso di questi anni.
Pertanto la nostra iniziativa, che ora descriverò in modo più analitico, vuole anche essere un appello al Parlamento affinché si possa in qualche modo iniziare a parlare anche in termini positivi di queste giovani generazioni. Essa vuole dunque essere un'iniziativa di riscatto positivo delle nuove generazioni. Per tale motivo è nata questa iniziativa, all'interno del coordinamento under 40 del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo. E, parafrasando - visto che parliamo di musica - una recente canzone del cantautore Luciano Ligabue, intendiamo rivolgere questa nostra iniziativa, questa nostra mozione, a quella generazione degli under 40, a quelli che non li «prendono» mai «i quarant'anni» a quelli che «non ci prenderà» mai «Bill Gates», a quella generazione che i sondaggi non prendono mai. Credo che sia così: non solo con i sondaggi non prendono quella generazione under 40, ma spesso neanche la politica (tanto meno la politica di questo Governo) è capace di individuare i bisogni reali di questa generazione, le loro esigenze e i loro bisogni, in modo tale da stabilire un contatto positivo e dare qualche risposta al mondo delle giovani generazioni.
Il tema che abbiamo voluto porre attraverso questa mozione intende affrontare anche un aspetto in qualche modo scottante, che coinvolge non solo il mondo giovanile, bensì vari attori: pensiamo a tutto il mondo della produzione artistica e musicale, cioè a tutta l'intera filiera che riguarda il mercato della musica. In particolare modo, intendiamo affrontare - ma in modo intelligente o perlomeno cerchiamo di fare ciò - anche un problema, evidente a tutti: la pirateria musicale. Certamente non si tratta di un fenomeno che riguarda solo l'Italia, ma il mondo intero. Tuttavia dobbiamo concentrarci sui dati riguardanti il nostro mercato nazionale: in Italia secondo i dati presentati dalla Federazione contro la pirateria musicale, aderente alla Federazione dell'industria musicale italiana, il 25 per cento del mercato del mercato discografico è nelle mani della pirateria musicale; al sud, poi, tale percentuale si eleva fino al 40 per cento, vale a dire che il 40 per cento dei CD musicali in circolazione è falso e i proventi della vendita arricchiscono, ovviamente, organizzazioni malavitose particolarmente agguerrite, con fatturati miliardari.
Credo, quindi, che questa mozione vada valutata non solo dal punto di vista della
cultura musicale o, come ricordavo prima, anche di un messaggio rivolto alle giovani generazioni, ma anche dal punto di vista economico. Credo infatti che dobbiamo affrontarlo - vedo presente in aula il sottosegretario per l'economia e le finanze - anche dal punto di vista dell'incidenza della pirateria musicale nei confronti dell'industria discografica, dei produttori e dei rivenditori.
Vi è un calcolo svolto dalla Federazione italiana della musica italiana dal quale si evince che l'industria discografica soffre pesantemente di questa situazione nella quale il mercato nero prolifera; ci sono oltre 350 miliardi delle vecchie lire di mancato fatturato all'anno in Italia. Addirittura, il materiale pirata giunge anche nei negozi ufficiali, con gravi danni per il consumatore finale al quale viene venduto un prodotto di scarsa qualità.
Certo, nella scorsa legislatura, il Parlamento è intervenuto approvando, il 18 agosto del 2000, la nuova legge sul diritto d'autore (la legge n. 248 del 2000), che integra ed aggiorna, finalmente, la preesistente legge n. 633 del 1941. Sono passati sessant'anni dalla precedente legge che regolamentava il controllo e il diritto d'autore. In sessant'anni è cambiato il mondo, dunque era assolutamente necessario un aggiornamento di quella legislazione. Nella legge n. 248 del 2000 sono contenute specifiche sanzioni penali che colpiscono, con la detenzione fino a tre anni e con la multa fino a 30 milioni, l'abusiva riproduzione, la commercializzazione, la trasmissione di copie illegali nonché la vendita o il noleggio senza contrassegno SIAE di supporti contenenti opere tutelate.
In definitiva, ritengo che il Parlamento abbia fatto bene ad approvare quella legge; tuttavia, dobbiamo anche essere consci che quella legge non ha modificato la situazione reale o l'ha modificata in maniera del tutto parziale.
La lotta contro la pirateria significa combattere contro chi, in qualche modo, svende il prodotto culturale. Quindi, riteniamo la pirateria un crimine, una frode contro la cultura; infatti, spesso si pone in essere una frode nei confronti del consumatore, che si trova di fronte ad un prodotto non di qualità. C'è una evasione fiscale, ci sono lauti proventi illegali per le organizzazioni malavitose nonché uno sfruttamento di manodopera debole e di mercato nero, che coinvolge sia minori sia extracomunitari.
È evidente che, oggi, ci troviamo di fronte ad un nuovo fenomeno, che rischia di mettere ancora più in discussione il mercato dell'industria discografica. Con l'avvento del formato di compressione MP3, Internet e la rete sono diventati il principale nodo di diffusione di musica illegale. Le nuove tecnologie consentono - lo sappiamo tutti - di distribuire e scaricare canzoni in pochi minuti senza aver bisogno di particolari competenze o attrezzature eccessivamente sofisticate.
Fornisco qualche dato per dare un'idea del fenomeno: tra i milioni di download quotidiani nel mondo ci sono 70 mila brani musicali messi in rete ogni mese; oltre 500 siti illegali chiusi dalla Federazione contro la pirateria musicale nel solo anno 2000. Questi sono i dati.
La legge approvata dal Parlamento è intervenuta sulla questione della pirateria; tuttavia, riteniamo che, rispetto a questo fenomeno, non sia sufficiente ragionare in termini repressivi - infatti, i risultati ottenuti dall'attuazione della suddetta legge in questi due anni sono tutt'altro che soddisfacenti -, in quanto riteniamo che vi sia un nodo culturale. Sì può sconfiggere la pirateria nella misura in cui si offre ai consumatori un altro terreno, un'altra strada, un'altra via che consenta di abbattere il prezzo e il costo della cultura e della musica.
I risultati sono di fronte ai nostri occhi e coinvolgono anche il mercato discografico italiano, che è particolarmente segnato dai dati recentemente presentati dalla Federazione dell'industria musicale italiana.
Nel mondo, nel corso del 2001, c'è stata una riduzione delle vendite del 5 per cento per gli album musicali, del 16 per cento per i singoli e del 10 per cento per le cassette. In Italia questo calo è stato più sensibile rispetto ai livelli dell'industria
discografica mondiale: signor sottosegretario, nel 2001 abbiamo avuto una riduzione della vendita dei CD musicali dell'8,6 per cento e ancora peggio sta andando nel primo trimestre del 2002. Proprio ieri ho avuto i dati delle vendite nel primo trimestre 2002; il calo, ancora più sensibile, è del 10 per cento e siamo ad un livello veramente di emergenza rispetto all'industria discografica e al sostegno nei confronti del diritto d'autore e degli artisti.
Credo vada sottolineato che questo dato non coinvolge tutti i paesi dell'Unione europea. Non è così. Francia e Inghilterra, attraverso un'azione di promozione, rivolta in particolar modo al mercato discografico degli autori locali, hanno invertito la tendenza: in Francia si è registrata una crescita delle vendite nel mercato discografico del 12 per cento; in Inghilterra si è verificato un incremento del 5 per cento. In questi casi, si è intervenuto con un investimento fortemente mirato a favore degli autori locali; si è ridotta la vendita dei prodotti discografici degli autori esteri ma è aumentata fortemente la vendita a favore degli autori locali. Credo, quindi, che dobbiamo ragionare e riflettere sui dati del nostro paese, in controtendenza rispetto ad altri paesi europei.
Non è un caso che, nei giorni scorsi, il 12 giugno, su due tra i maggiori quotidiani nazionali sia stato pubblicato un appello che ha coinvolto 150 artisti italiani, da Claudio Baglioni a Vasco Rossi, da Luciano Ligabue ai 99 Posse, da Andrea Bocelli a Paolo Conte, da Jovanotti a Gianni Morandi, a I Nomadi, rappresentativi di tutti i generi musicali, dalla musica classica alla musica popolare, al rock. Essi hanno rivolto l'appello al Presidente del Consiglio, al ministro dell'economia e delle finanze Tremonti e al ministro dei beni e delle attività culturali, Urbani, affinché la manovra finanziaria in discussione in Parlamento preveda un emendamento per ridurre l'IVA sui dischi, oggi al 20 per cento, un'aliquota - ci tengo a sottolinearlo - tra le più elevate nell'Unione europea.
Le disposizioni sull'IVA consentono oggi ad uno Stato membro dell'Unione europea di intervenire fissando un'aliquota temporanea, in attesa che l'Unione europea modifichi la normativa, prevedendo un'aliquota ridotta per i CD musicali, simile a quella oggi in vigore per i libri. In Italia quest'ultima è al 4 per cento.
Vorrei anche ricordare che, in poco più di 10 anni, l'IVA in Italia è raddoppiata e ha coinvolto il settore musicale; quindi, credo che anche questo abbia inciso non poco sulle tasche dei consumatori e sulla crisi del mercato discografico. Non dimentichiamo che questo settore, che offre lavoro a un indotto di oltre 115 mila persone, ha un'incidenza reale e forte anche nel mercato del lavoro.
Vorrei ricordare ciò che hanno scritto i 150 artisti firmatari dell'appello perché, in fondo, dalla loro iniziativa è nata l'idea di presentare questa mozione. Essi scrivono: «i dischi trasmettono emozioni e sensazioni che possono essere ripetute all'infinito. Sono un veicolo di promozione della cultura del nostro paese nel mondo. Ma se il disco è un bene culturale come lo sono altri prodotti intellettuali, quali ad esempio i libri, perché deve ancora sussistere una disparità di trattamento così palesemente penalizzante per la musica? Sembra un paradosso, ma ad un libro che racconta la storia di Giuseppe Verdi si applica il 4 per cento di imposta sul valore aggiunto; tuttavia, se volessimo acquistare un disco che contiene l'opera del grande compositore italiano dovremmo pagare un'IVA del 20 per cento. È giusto?» L'appello degli artisti si conclude dicendo: abbassare l'IVA sui dischi si può e vi chiediamo, quindi, di intervenire già dai prossimi giorni, in sede di programmazione economico-finanziaria del prossimo bilancio, prevedendo l'introduzione di un'aliquota temporanea per il nostro settore.
Vogliamo che la musica italiana continui ad esistere, generando sempre nuove emozioni e garantendo allo stesso tempo lo sviluppo di nuovi talenti. Quindi noi abbiamo recepito questo appello e ci rendiamo perfettamente conto, signor sottosegretario, signor Presidente, che non basta
agire solo sull'IVA sui CD: questo è un aspetto, un pezzo della riforma che bisogna in qualche modo introdurre.
Come ricordavo all'inizio, crediamo occorra investire sulle giovani generazioni, sulla cultura musicale del nostro paese, sulla cultura giovanile. Ma soprattutto, vedendo l'esempio della Francia e della Gran Bretagna che ricordavo prima e che ha portato a un incremento delle vendite dei prodotti musicali all'interno di quei due paesi dell'Unione europea, credo si debba investire sul made in Italy. Facciamo tanti ragionamenti dentro questo Parlamento sul made in Italy e spesso pensiamo solo a prodotti dell'agricoltura, dell'industria e del commercio tradizionale, ma non pensiamo mai alla difesa e alla tutela del made in Italy per quel che riguarda la nostra cultura: credo che questo sia un aspetto importante, vale a dire puntare sulla qualità del made in Italy anche nel settore della cultura. L'Italia è conosciuta all'estero per la musica colta - Verdi, Rossini, Vivaldi - e attualmente con gruppi come i solisti veneti che esportano in tutto il mondo quotidianamente la nostra cultura. In ogni caso, ritengo che bisogna ragionare in termini qualitativi anche sulla musica di oggi, sulla nuova musica, perché esportare la nostra musica significa non solo entrate economiche per il nostro paese, ma anche sviluppare il turismo, far conoscere la nostra lingua e le nostre tradizioni popolari. Ecco perché io credo che dobbiamo investire sul made in Italy anche nel settore culturale. Dobbiamo sapere investire anche in quei settori della nuova musica e sui giovani artisti e, sicuramente, non basta ridurre l'IVA sui CD musicali.
Inoltre, non dimentichiamo che ciò può rappresentare una grande occasione per creare posti di lavoro, non solo per salvaguardare quelli attualmente esistenti nell'ambito del mercato discografico e della cultura musicale. Dobbiamo saper creare posti di lavoro non solo per chi la musica la crea, la inventa e la produce, ma anche sull'indotto che si crea e si genera nell'ambito della musica. Non a caso, questa nostra mozione ha avuto l'immediata adesione dell'ARCI e delle associazioni culturali, perché i circoli, i circuiti musicali, le sale prova rappresentano, sicuramente, un elemento aggiuntivo, un indotto che si collega al mercato dalla musica. Non a caso, abbiamo avuto l'adesione anche di Audiocoop, che è la struttura di coordinamento delle etichette discografiche indipendenti italiane, perché pensiamo che anche questo sia un aspetto centrale e fondamentale: non esistono soltanto le grandi major dell'industria discografica, ma esistono anche decine e decine di etichette discografiche indipendenti italiane ed è lì che dobbiamo puntare ad investire, se vogliamo effettivamente dare la possibilità a giovani talenti e a giovani artisti di avere un proprio mercato.
Pertanto, noi crediamo che accanto alla battaglia sull'IVA per i CD, si debba anche pensare a un sostegno pubblico alle opere prime realizzate dai giovani talenti italiani teso a sostenere l'identità nazionale della nostra musica, a un sostegno alla produzione di video musicali, attraverso la legge sul cinema, a un sostegno alla produzione musicale in Italia e all'estero, attraverso i fondi della SIAE che devono essere utilizzati a tale scopo. Quindi, utilizzare quei fondi per sviluppare il mercato della musica, ma anche garantendo una maggiore presenza dei grandi mezzi televisivi e radiofonici, a partire dal servizio radiotelevisivo pubblico, nei più importanti festival di musica indipendente italiana, come il meeting delle etichette indipendenti di Faenza.
Certamente, lo ribadisco per l'ennesima volta, siamo perfettamente consci che non può bastare, per abbattere il costo della musica - il cosiddetto «caro CD» -, solo la riduzione dell'IVA al 4 per cento. Peraltro, vorrei ricordare, per esempio, che questa riduzione al 4 per cento è già praticata sui supporti musicali e video venduti nelle edicole.
Se si è già trovato il meccanismo tecnico per consentire la riduzione del costo dell'IVA per le vendite nelle edicole, credo si possa adottare lo stesso meccanismo tecnico per ridurre concretamente l'IVA.
Rivolgo un appello al rappresentante del Governo affinché venga riaperto un tavolo del settore, che coinvolga il Ministero dell'economia e delle finanze, il Ministero dei beni e delle attività culturali e il Ministero delle attività produttive. Con il ministro Bersani, verso la fine della scorsa legislatura, questo tavolo era stato costituito ed aveva coinvolto i produttori, i negozianti, l'industria discografica. Il tavolo va sicuramente aperto anche alle associazioni dei consumatori, agli artisti. Attraverso di esso si deve affrontare il tema centrale che riguarda gli aspetti fiscali, ma non solo.
Solo se si ridurrà il costo complessivo del supporto musicale, abbattendo anche i costi di produzione dei prezzi al pubblico, determineremo un aumento delle vendite. Insomma, si deve creare un circolo virtuoso, nel quale tutti fanno la loro parte: dall'industria discografica, agli artisti, al Governo per le questioni di propria competenza. Sì può abbattere il costo di vendita di un CD anche aumentando e migliorando la promozione di quel prodotto musicale. Ciò deve anche spettare all'azione politica; credo che investire sulla musica, sulla cultura del nostro paese rappresenti un atteggiamento che denota la capacità di guardare ad una prospettiva futura.
Attraverso la cultura e la musica si promuove il nostro paese. Con questa serie di iniziative - di cui la riduzione dell'IVA sui CD musicali rappresenta solo il primo passo - si deve arrivare a portare il prezzo dei CD attorno ai 13 euro, alle vecchie 25 mila lire, un prezzo applicato in moltissimi mercati discografici europei. Vi deve essere un sostegno alle imprese e la promozione del bene «musica». Tutto ciò deve essere fatto se veramente si vuole essere competitivi a livello europeo, se si vuole fortemente ridurre il fenomeno della pirateria: questo è l'obiettivo finale. Abbiamo bisogno di compiere un primo passo fondamentale i cui contenuti sono descritti dalla nostra mozione, che ci auguriamo possa essere, in qualche modo, recepita. Da quando abbiamo presentato questa mozione abbiamo avuto grandi adesioni. In questi giorni hanno aderito vari soggetti: dalle radio private, ai produttori, ai negozi rivenditori di dischi, alla FISMED (federazione italiana strumenti musicali elettronici dischi), agli artisti italiani firmatari dell'appello, ai circoli ricreativi e culturali. Ovviamente, abbiamo anche ricevuto decine e decine di e-mail, di messaggi da parte di consumatori che condividono il contenuto di questa nostra mozione. Sostanzialmente quello che chiediamo è di incentivare il consumo e la vendita riducendo i costi. Tra l'altro, abbattendo la pirateria, si possono addirittura aumentare le vendite quindi, indirettamente, anche le entrate dello Stato. Bisogna fare bene i calcoli perché credo che questa operazione non produrrà una riduzione di entrate per lo Stato, ma può, all'esatto contrario, produrre un aumento delle vendite e, di conseguenza, delle entrate dello Stato. Vi è una nota della FISMED che dimostra come, quando i dischi in catalogo vengono venduti a prezzi più bassi rispetto al mercato - sotto i dieci euro, le vecchie 19 mila lire -, le vendite di quei dischi aumentino in maniera straordinaria. Questa è la dimostrazione che, se riusciamo a contenere il costo della musica, forse riusciamo anche ad aumentare le vendite del mercato corretto.
Concludo rivolgendo un appello ai gruppi parlamentari, anche se purtroppo ho notato che non sono presenti rappresentanti dei gruppi della maggioranza o, meglio, non interverranno nel dibattito.
Mi auguro ciò non sia segno di mancanza di sensibilità nei confronti del tema che abbiamo sollevato. Vi è un pezzo musicale dell'artista italiano Ivano Fossati, La mia banda suona il rock, che rappresenta una speranza poiché nello stesso si afferma (era l'epoca dei muri in Europa) che la musica ha il grande potere di superare i muri e di aggregare le diversità. Vorrei concludere, pertanto, con questa speranza: auspico che la nostra mozione sappia superare i muri tra maggioranza ed opposizione e che venga approvata, dimostrando con ciò attenzione per le giovani generazioni e la cultura made in Italy.
Certo, non bastano le parole e gli impegni generici, poiché è importante attivarsi presso l'Unione europea affinché venga adottata una direttiva comunitaria che stabilisca che il consumo dei prodotti musicali e quello di altri prodotti culturali venga trattato in maniera analoga a quanto previsto per i libri. Pertanto, occorre creare uniformità delle aliquote IVA, ma crediamo che questo impegno a livello europeo debba essere accompagnato anche da un altro impegno e mi riferisco al prossimo documento di programmazione economico-finanziaria e alla legge finanziaria. Mi auguro, pertanto, che la mozione in esame venga rapidamente approvata e che gli impegni assunti si concretizzino fin dalla prossima legge finanziaria.
Pensiamo che l'unico mezzo davvero efficace per combattere la pirateria e restituire fiato ad un mercato come quello musicale sempre più asfittico sia l'abbassamento del prezzo dei CD che devono tornare ad essere un bene competitivo.
Per tale motivo, i gruppi dell'Ulivo e dell'opposizione hanno voluto sostenere questa iniziativa portata avanti da più di 150 artisti del nostro paese per la riduzione dell'IVA sui CD musicali perché la musica possa continuare ad esistere ed essere di nuovo libera.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Colasio. Ne ha facoltà.
ANDREA COLASIO. Signor Presidente, vorrei cogliere la sollecitazione della mozione Ruzzante, sottoscritta da diversi deputati dell'opposizione, la quale ci permette di affrontare, nella sua globalità, un nodo sotteso alla problematica individuata dalla stessa, vale a dire le politiche culturali del nostro paese, con particolare attenzione a quelle del settore musicale.
Con grande onestà intellettuale occorre dire, come ha affermato il collega Ruzzante, che le industrie discografiche italiane ed internazionali denunciano, in modo particolare nel nostro paese, una situazione asfittica ed è vero. Vi è un trend negativo delle dinamiche del mercato. L'onorevole Ruzzante ha correttamente fatto riferimento all'8,6 per cento di trend negativo. I dati forniti dalle industrie di settore sono, però, più allarmanti di quelli evocati dallo stesso deputato Ruzzante, poiché si stima una perdita tra il 15 e il 20 per cento nel comparto e non, ahimè, una perdita del 10 per cento.
Si tratta, pertanto, di una situazione - non vorremmo essere esagerati - che sicuramente delinea uno status critico nel segmento di mercato e che, come giustamente Ruzzante affermava, scaturisce da una serie di concause. Indubbiamente la variabile IVA è uno dei fattori in campo, ma non è sicuramente la variabile esplicativa del fenomeno. Pertanto, forse sarebbe opportuno impostare, sin da adesso, una metodologia politica per definire un percorso di ricognizione sull'insieme di fattori che definiscono e causano la situazione di crisi.
Per quanto concerne le politiche culturali e, nello specifico, le politiche musicali del nostro paese vi è una sorta di contraddizione e di grande anomalia. Vorrei soffermarmici.
Il settore è governato, nel suo insieme, da una vecchia norma: la legge Corona del 1967. Nel 1985 fu introdotto il FUS come strumento di razionalizzazione finanziaria delle politiche allocative di risorse ed è qui che si riscontra la grande contraddizione.
Nel nostro paese, per tanti, troppi anni, ed ancora oggi, vi è una grande discrasia tra la politica culturale alta (è fondamentalmente un approccio, oserei dire, crociano) e la politica culturale bassa definita dal mercato.
Per quanto attiene alle politiche culturali alte - penso al FUS - spendiamo grosso modo mille miliardi ed è significativo che l'intera incidenza delle risorse allocate (circa 550 miliardi) - penso agli enti lirici nel nostro paese - sia di poco inferiore alla spesa strutturale del sottosegmento di mercato costituito dall'industria discografica, che rappresenta nel nostro paese qualcosa come 800 miliardi.
Vi è da un lato la «musa assistita», lo Stato che interviene e, dall'altro, il mercato. Da una parte, musica colta, con un
pubblico selezionato, tradizionale, con caratteristiche sociologiche molto note a chi si occupa dell'argomento ovvero un pubblico che è dotato di un grande capitale culturale, di una tradizione ormai sedimentatasi negli anni e, dall'altra, invece, l'universo giovanile, dove il mercato è il solo interfaccia rispetto al consumo culturale.
È evidente che questa situazione è anomala ed è non meno vero - come diceva correttamente l'onorevole Ruzzante - che c'è un problema di struttura, di conformazione del nostro mercato editoriale per quanto concerne il settore discografico. Va ricordato che da noi il settore discografico «pesa» un quarto di quello francese ed un sesto di quello inglese. Per classi dimensionali demografiche si tratta di paesi relativamente omogenei, quindi, è evidente che queste disomogeneità, queste asimmetrie nella struttura, nella composizione del mercato rinviano ad un deficit di politiche di settore. Ma quali? Credo anch'io che sia più utile e proficuo un approccio per così dire «multivariato» alla questione, altrimenti non ci capiamo e rischiamo di mancare l'obiettivo, perché l'IVA è sicuramente una delle concause, come dicevo, ma non è l'unica, è uno dei fattori in campo. L'approccio deve essere a trecentosessanta gradi.
Il problema sollevato dalla mozione Ruzzante n. 1-00086 si ricollega ad altri problemi. Come dicevo prima, è evidente la divisione tra musica colta e musica nel mercato, quindi tra enti lirici - li assumo come elemento emblematico di un approccio culturale alla musica nel nostro paese - ed il mercato, il consumo dell'universo giovanile. Ma è altrettanto evidente che, all'interno di questa discrasia, ne esistono altre non meno problematiche: le linee di frattura tra centro e periferia. Andiamo a vedere quanto si spende in Italia per i consumi musicali e troveremo dei dati piuttosto sconfortanti: la spesa pro capite in alcune regioni del nord oscilla tra le 18 e le 20 mila lire contro un consumo culturale musicale, in situazioni territoriali omogenee - la Sicilia, la Calabria - dove il consumo culturale, ahimè, va dalle 3 mila alle 6 mila lire. Quindi, questo è uno dei problemi che sicuramente attengono alle politiche di settore.
Per non dire di altri fattori problematici che dovrebbero indurre ad una riflessione sulle modalità delle politiche. Citavo poc'anzi il problema dello squilibrio nell'accesso al bene cultura in funzione di un capitale culturale, e questo non è un problema di poco conto. Quindi, squilibri territoriali, squilibri correlati alla variabile capitale culturale: è evidente che le politiche musicali, nel nostro paese, rappresentano qualcosa di complesso che ormai, diversi anni dopo la legge Corona, deve sicuramente essere rivisto.
Come è noto al sottosegretario e al Presidente, diversi colleghi, sia della maggioranza che dell'opposizione, hanno presentato proposte di legge quadro che ridefiniscono lo spettacolo dal vivo - e mi auguro arrivino presto in Commissione - con particolare attenzione alle politiche musicali nel nostro paese.
Il problema è quello di una rilettura semantica di ciò che è politica musicale o meglio di ciò che è bene culturale. In alcune proposte di legge correttamente si dice che la musica è un bene culturale. Ciò significa che dobbiamo sicuramente mettere in atto una ridefinizione delle politiche di settore, per cui non è più suscettibile di intervento di politica pubblica solo ciò che è musica alta - quindi, enti lirici, istituzioni concertistico-orchestrali, festival di tradizione - ma anche, come correttamente diceva l'onorevole Ruzzante, la musica «altra», laddove per musica «altra» si intendono la musica popolare e il repertorio tradizionale.
Vorrei ricordare all'Assemblea che, nella seconda metà degli anni ottanta, la presenza delle major nel nostro comparto di mercato non superava il 40 per cento. Oggi, secondo i dati forniti dall'industria italiana di settore, la presenza delle major è superiore al 90 per cento (raggiunge, esattamente, il 93,5 per cento).
È altrettanto vero - ed il sottosegretario lo sa meglio di me - che il repertorio locale italiano ha, fortunatamente, un'incidenza sul mercato del 46 per cento,
contro il 48 per cento di quello straniero. Si assiste - ahimè - ad una riduzione del comparto della musica classica che scende fino al 5, al 6 per cento. Tali dati devono indurci a riflettere. Ma vorrei analizzarne altri.
L'onorevole Ruzzante, giustamente, ha sollevato il problema della pirateria che riguarda non il 25 per cento, ma - secondo una lettura attenta da parte degli industriali del settore - circa il 30 per cento del comparto. La pirateria pesa il 30 per cento! I dati forniti dalle forze dell'ordine ci dicono che, nel nostro paese, nell'ultimo anno, sono stati sequestrati 1 milione e 229 mila CD contraffatti. È un dato - lo dico con estrema preoccupazione - che impone una lettura territoriale; infatti, di questi CD, circa 589 mila sono stati sequestrati in Campania (viene poi la regione Lazio e, in quinta posizione, la Lombardia). Evidentemente, si rendono necessarie politiche di prevenzione della pirateria, localizzate in certi contesti regionali; sarebbe ipocrita non dirlo.
Il problema dunque esiste ed è legato alle modalità di distribuzione adottate nel nostro paese. Duecento grandi negozi di dischi rappresentano, grosso modo, il 57 per cento della distribuzione. Le modalità del processo distributivo, nei contesti meridionali, sono ancora legati alla bancarella. Sulle bancarelle prolifera, spesso e volentieri, la pirateria. Si tratta di un problema serio che sicuramente dovremo affrontare attraverso un approccio globale alle politiche musicali nel nostro settore. Credo si tratti di un atto dovuto.
In sede di audizione in Commissione Cultura - con il sottosegretario Bonaiuti - il gruppo della Margherita ha sollevato non solo il problema dell'IVA sui prodotti musicali (perché sarebbe sbagliato contrapporre l'IVA sui prodotti musicali a quella sui libri, come se esistesse una sorta di guerra tra poveri). È metodologicamente sbagliato porre il problema in questo modo. Credo sia scorretto agevolare il libro, vale a dire un prodotto di largo consumo culturale, e non anche il CD. Voglio dare, comunque, atto al Governo di aver recepito un emendamento presentato dal gruppo della Margherita che individuava la possibilità di agevolare il regime dell'IVA forfettaria, abbassando l'aliquota per la determinazione del 4 per cento sulle rese, perché anche il settore librario - a nostro avviso - ha bisogno di essere sostenuto (infatti, i dati sono assolutamente negativi rispetto alla dinamica delle vendite).
Mi avvio velocemente alla conclusione ribadendo la presenza del problema. Evidentemente, se analizziamo l'industria di settore, individuiamo una situazione anomala, grosso modo simile a quella degli altri grandi sistemi europei; vi sono cinque grandi major e, nel nostro paese esiste fortunatamente - e sottolineo questa espressione - una situazione polverizzata, atomizzata: a circa 200 imprese editoriali - lo affermo in quest'aula - va riconosciuto il grande merito di tenere viva la tradizione musicale e il repertorio italiano. La possibilità di accesso al mercato di nuovi autori e nuove band è legata alla presenza di una situazione atomizzata; piccole e medie imprese italiane permettono a compositori ed autori di accedere al mercato. Contrariamente, qualora sul nostro mercato fossero presenti, in modo massiccio, multinazionali straniere, difficilmente il repertorio italiano troverebbe quello spazio che fortunatamente, ancora oggi, trova.
Resta da interrogarsi, allora, su cosa fare.
Giustamente, la mozione individua un percorso molto chiaro ed esplicito. Vorrei ricordare che, proprio in questi giorni, il presidente della Universal ha lanciato una sorta di provocazione nel nostro paese, riprendendo quella che era già stata lanciata, a suo tempo, dalla Sony. Egli ha proposto di ridurre il prezzo di copertina dei cd in misura corrispondente all'ipotizzata riduzione dell'aliquota IVA, vale a dire di un 16 per cento. Proprio in questi giorni, la predetta società ha immesso sul mercato, nel nostro paese, centocinquanta titoli a 5 euro.
È evidente che si pongono molteplici problemi, quali, ad esempio, quelli relativi
ai costi di produzione ed alla riproducibilità tecnica della musica (ovvero, a Napster ed a MP3).
Il problema non è governabile unicamente con l'IVA, ma sicuramente va affrontato; e qui assolutamente concordo con lo spirito di politica culturale innovativa individuato dalla mozione al nostro esame e con la necessità di ripensare e di ridefinire le politiche musicali nel nostro paese. La riduzione dell'aliquota IVA, ipoteticamente ad un 4 per cento, implicitamente, significherebbe dire che il prodotto musicale è, alla stessa stregua di un libro, un bene culturale.
Vorrei anche ricordare al sottosegretario che vi è un altro problema: nello stesso settore librario, mentre paghiamo l'IVA al 4 per cento sul tradizionale prodotto cartaceo, paradossalmente paghiamo un'IVA maggiorata sui CD (tra cui quelli professionali) che, sebbene siano realizzati con modalità tecnologiche diverse, sono pur sempre, a tutti gli effetti, un libro. Questo è un paradosso che va risolto! Occorre anche dire chiaramente che la musica rappresenta un bene culturale suscettibile di politiche di settore omogenee a quelle che caratterizzano altri settori.
Come gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo riteniamo sia importante iniziare, a partire proprio dalle proposte di legge presentate in Commissione, un percorso di ricognizione sullo stato delle politiche musicali, ponendo una particolare attenzione a quegli squilibri di cui parlavo prima (territoriali e nell'accesso al bene cultura) ed a quel segmento di mercato - il consumo giovanile - che non passa attraverso i canali tradizionali del consumo musicale, oramai connotati in modo molto chiaro e tradizionale.
Sicuramente, la riduzione dell'aliquota IVA potrebbe rappresentare, come giustamente diceva il collega Ruzzante, una modalità intelligente di comunicazione con le diverse forme di espressione culturale, quali la musica che, nel nostro paese, sicuramente costituisce un arricchimento dal punto di vista dell'integrazione culturale e dello scambio tra identità culturali.
Allora, non possiamo che recepire e fare nostra, come Margherita, DL-l'Ulivo, la suddetta indicazione metodologica, formulando l'auspicio che, da parte del Governo, vi sia una volontà di dialogo rispetto al contenuto di questa mozione, in particolare per ciò che concerne l'impegno del Governo a far sì che, in sede comunitaria, una direttiva definisca un quadro omogeneo dell'IVA di settore.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali della mozione.
Prendo atto che il rappresentante del Governo, sottosegretario Molgora, si riserva di intervenire successivamente.
Il seguito del dibattito avrà luogo in altra seduta.
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