La Camera,
premesso che:
la musica, nelle sue molteplici forme di espressione, costituisce, a tutti gli effetti, un prodotto culturale e, al pari di altri prodotti intellettuali, rappresenta oggi sicuramente una delle più efficaci forme volte a favorire l'integrazione e lo scambio culturale, in Italia e nel mondo;
nel nostro Paese, attualmente, su ogni disco posto in commercio pesa un'imposta sul valore aggiunto (I.V.A.) pari al 20 per cento e la stessa in poco più di 10 anni ha subito una crescita percentuale di quasi 11 punti, incidendo quindi in maniera più che rilevante sul prezzo finale a carico del consumatore;
l'imposta sul valore aggiunto gravante su altri prodotti culturali, come i libri, ammonta attualmente al solo 4 per cento, determinando così un'irragionevole discriminazione tra prodotti culturali alla portata di molti, come i beni librari, e prodotti culturali alla portata di pochi;
se da un lato solo lo sviluppo delle nuove tecnologie nel settore della comunicazione di massa ha permesso la facile e gratuita reperibilità di beni musicali, altrimenti inaccessibili alla maggior parte della popolazione, dall'altro esso ha inevitabilmente contribuito ad aggravare la crisi dell'intero settore discografico, inducendo così un ulteriore aumento del prezzo finale a carico del consumatore;
a fronte dell'acuirsi del fenomeno della pirateria, che oggi arriva a coprire oltre il 25 per cento del mercato, con gravi danni per gli autori, per le case discografiche e per lo stesso Stato, l'unico strumento efficace per contrastare tale fenomeno pare consistere principalmente nell'abbattimento dei costi finali di questi prodotti culturali, che contribuirebbe al rilancio dell'intero settore, rendendolo da un lato maggiormente competitivo e favorendo, al contempo, una più vasta diffusione dei prodotti musicali attraverso i canali legali;
attualmente, l'Italia è uno dei Paesi europei che presenta un'aliquota sul valore aggiunto tra le più alte e, nel quadro della costruzione dell'Unione europea, la definizione delle aliquote IVA, specie nel campo dei prodotti musicali, deve trovare la sua necessaria armonizzazione;
a promuovere presso l'Unione europea tutte le azioni necessarie volte alla possibile emanazione di una direttiva comunitaria che stabilisca, per tutti i Paesi membri, criteri uniformi sulle aliquote IVA, equiparando, in particolare, il consumo dei prodotti musicali a quello di altri prodotti culturali, come quelli librari;
ad adottare una riduzione dell'imposta sul valore aggiunto per i prodotti musicali, al fine di portare l'aliquota al valore del 4 per cento, equiparandola così a quella prevista per altri prodotti culturali, quali quelli librari, e a prospettare, già in sede di presentazione del prossimo documento di programmazione economico-finanziaria,
tale misura, così come sollecitata anche dall'appello promosso il giorno 12 giugno 2002 da più di 150 artisti italiani e pubblicato su due dei maggiori quotidiani italiani.
(1-00086)
«Ruzzante, Montecchi, Melandri, Grignaffini, Lucidi, Mancini, Martella, Pinotti, Nigra, Filippeschi, Maran, Lumia, Raffaella Mariani, Sereni, Coluccini, Sandi, Titti De Simone; Grillini, Intini, Rusconi, De Franciscis, Molinari, Tolotti, Stramaccioni, Panattoni, Giacco, Carli, Abbondanzieri, Bellini, Mussi, Chiaromonte, Zanella, Di Serio D'Antona, Duilio, Trupia, Sciacca, Bimbi, Iannuzzi, Annunziata, Ladu, Lucà, Luigi Pepe, Ottone, Quartiani, Russo Spena, Paola Mariani, Rava, Rossiello, Borrelli, Cialente, Adduce, Piglionica, Leoni, Calzolaio, Manzini, Cazzaro, Widmann, Gambini, Rugghia, Bielli, Bolognesi, Giulietti, Tidei, Benvenuto, Nicola Rossi, Tocci, Gasperoni, Oliverio, Innocenti, Maura Cossutta, Roberto Barbieri, Battaglia, Fioroni».
(20 giugno 2002)