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PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la salute, senatore Cesare Cursi, ha facoltà di CESARE CURSI, Sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, ringrazio l'onorevole interrogante perché questa interrogazione ci offre l'opportunità di affrontare, in questa sede, una
discussione ed un confronto su un tema che - a livello internazionale - ormai è diventato il tema del secolo. In sede di globalizzazione, penso che, su questi temi, andrebbe fatto un grande riferimento.
per i malati di cancro e per le loro famiglie, riguardanti la diagnosi, le opzioni terapeutiche, gli effetti collaterali della malattia e della terapia, le prospettive di guarigione ed i centri di cura specializzati (tali informazioni dovranno essere chiare, comprensibili e disponibili in ogni fase del trattamento, dalla diagnosi in poi); la garanzia di un tempestivo accesso alle prestazioni, rendendolo coerente con la gravità clinica e con le necessità assistenziali del singolo paziente; l'attuazione dei principali percorsi assistenziali per rendere agevolmente fruibili le strutture di degenza ordinarie e di day hospital dedicate ai pazienti acuti in ambito ospedaliero; la riduzione dell'inappropriatezza degli interventi; l'implementazione di programmi di assistenza e cura che garantiscano al malato oncologico la continuità terapeutico-assistenziale, dall'inizio all'esito della malattia, attraverso una coerente integrazione dei diversi livelli di assistenza extraospedaliera, ambulatoriale ed ospedaliera da attuarsi tramite la definizione di protocolli di comportamento ospedale-territorio; la definizione di assetti organizzativi delle strutture di prevenzione, diagnosi e cura, articolati su diversi livelli di complessità in funzione della complessità della patologia oncologica; l'integrazione multidisciplinare, che garantisca un approccio globale alle cure dei malati oncologici; l'attivazione di strutture dedicate alle cure palliative, per potenziare gli interventi di terapia palliativa ed antalgica, anche inseriti in un contesto ospedaliero, quali strutture per post-acuti, per quei pazienti che, seppure non più curabili, necessitano, per brevi periodi, del supporto di una struttura ospedaliera in grado di erogare assistenza complessa (in caso di episodi di emergenza intercorrente o di aggravamento con fenomeni di pregnanza clinica nella fase terminale) non realizzabile al domicilio del paziente o nelle strutture residenziali appositamente istituite; la realizzazione dell'assistenza domiciliare integrata e dell'ospedalizzazione domiciliare per quei pazienti che, secondo adeguati criteri clinico-biologici, presentano una mediana di sopravvivenza attesa di novanta giorni e necessitano al domicilio, con livelli diversi di complessità, di terapia del dolore o di controllo di altri sintomi; la garanzia, per il paziente oncologico, della presenza costante di una struttura di riferimento.
di definire un modello di centro oncologico al quale attribuire tre obiettivi prioritari: migliorare gli standard di prevenzione, diagnosi e terapia; favorire la parità tra pazienti e medici; migliorare l'accesso alle strutture di diagnosi e cura in Europa.
PRESIDENTE. L'onorevole Delmastro Delle Vedove ha facoltà di SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Signor Presidente, onorevole sottosegretario di Stato, la ringrazio perché la sua risposta è decisamente confortante e la ringrazio anche e soprattutto perché lei, con l'analiticità delle cose che mi ha detto, dimostra che non sempre la risposta agli atti di sindacato ispettivo è un rituale vuoto e senza anima. Infatti, nella sua risposta ho trovato un mix interessante di intelligenza, di competenza e anche di cuore, come si conviene ad un tema come quello che stiamo trattando.
regioni ed in province meno fortunate dal punto di vista delle strutture rispetto alle province ed alle terre del nord.
Vorrei ricordare che, in questa sede, l'8 marzo 2001 venne raggiunto l'accordo tra il Ministero della sanità, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano sulle linee guida concernenti la prevenzione, la diagnostica e l'assistenza in oncologia; il piano oncologico nazionale è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 100 del 2 maggio 2001, supplemento ordinario 102.
Il documento, ferma restando l'autonomia organizzativa delle regioni e delle province autonome, rappresenta, pertanto, la formulazione delle linee generali di indirizzo sottese alla programmazione ed all'implementazione del sistema della rete dei servizi oncologici, che presuppone, in relazione ai bisogni assistenziali, interventi da erogare in ambito territoriale e ospedaliero, nella logica della continuità assistenziale, tenuto conto anche della loro intensità.
Le suddette linee guida, partendo da considerazioni di carattere epidemiologico, relativamente ad impatto complessivo della patologia oncologica, distribuzione geografica dei tumori in Italia, mortalità, incidenza, prevalenza e sopravvivenza, hanno indicato gli obiettivi primari da realizzare tramite il raggiungimento ed il perseguimento di specifici obiettivi intermedi concernenti: l'ottimizzazione degli standard terapeutico-assistenziali attraverso la razionalizzazione, l'integrazione organizzativa e funzionale ed il potenziamento dei presidi oncologici con funzione di diagnosi e cura; l'attuazione, sul territorio nazionale, di una rete di presidi dedicati alle cure palliative e di programmi di assistenza domiciliare ai malati terminali; la promozione di programmi di screening di documentata efficacia per la diagnosi precoce dei tumori in tutte le regioni italiane; la realizzazione di programmi di prevenzione primaria mirati alle patologie per le quali l'efficacia degli interventi preventivi è stata documentata; il potenziamento della ricerca clinica in oncologia, da realizzare tramite l'allocazione di adeguate risorse e la predisposizione di un piano nazionale di settore; il consolidamento e lo sviluppo della rete di monitoraggio epidemiologico basata sui registri tumori di popolazione; l'attivazione di sistemi di controllo delle migrazioni sanitarie; l'attivazione di programmi operativi di promozione e di controllo di qualità delle attività diagnostiche e terapeutiche. Tali obiettivi rappresentano, peraltro, i capitoli del suddetto piano.
Le linee guida sottolineano che il cancro è una delle patologie più complesse e diffuse nel panorama epidemiologico e clinico attuale e che la complessità della patologia oncologica dipende da alcune caratteristiche cliniche peculiari dei tumori maligni, quali l'eziologia multifattoriale, l'eterogeneità biologica, la variabilità delle manifestazioni cliniche e della storia naturale della malattia, l'estrema diversificazione della risposta terapeutica ai diversi trattamenti, in particolare alla terapia medica, in funzione del tipo istologico e delle proprietà biomolecolari, della sede d'insorgenza della neoplasia e, infine, la gravità delle problematiche assistenziali, psicologiche e sociali sollevate dal riconoscimento della malattia e dall'evoluzione della stessa verso la cronicità o verso la fase terminale.
Affermano, inoltre, che la diffusione della malattia rappresenta un dato quantitativo che, al pari della complessità biologica e clinica, pone l'esigenza del controllo del cancro tra le priorità assolute in tema di tutela della salute.
Si precisa che le condizioni essenziali per il raggiungimento di ottimali risultati clinico-terapeutico-assistenziali in oncologia sono: la predisposizione di una rete di presidi diagnostico-terapeutici e riabilitativi adeguati ai bacini d'utenza e identificati a livello regionale, nell'ottica prevista dai livelli di cui al piano sanitario nazionale; la promozione e la diffusione di protocolli validati, in base alle evidenze scientifiche, per migliorare la tempestività diagnostica per le principali patologie; la promozione di programmi di informazione,
Il piano oncologico fornisce le linee generali di indirizzo per l'assistenza al paziente oncologico.
Per quanto attiene specificamente all'interrogazione di cui all'oggetto, non potendo sinteticamente riassumere quanto espresso nelle linee guida, si trasmette per opportuna conoscenza, in copia conforme all'originale, anche il capitolo «Obiettivo specifico intermedio n. 1», corredato dai relativi allegati, anch'essi parte integrante delle suddette linee guida, concernenti: l'ottimizzazione degli standard assistenziali e terapeutici in oncologia; la prevenzione primaria dei tumori; l'indicazione dei modelli tendenziali di organizzazione della rete di servizi; l'esame dello stato della radioterapia in Italia.
Si sottolinea che l'accordo di cui al provvedimento 8 marzo 2001 prevede che, al fine di realizzare quanto previsto dalle suddette linee guida, il Ministero della sanità, tramite la commissione oncologica nazionale, integrata da cinque rappresentanti regionali, assicurerà un'azione di promozione e coordinamento delle attività regionali volte all'implementazione delle linee guida, parte integrante dell'accordo medesimo, procedendo inoltre all'attivazione di un sistema di monitoraggio periodico dei dati inerenti la realizzazione degli obiettivi specifici intermedi indicati nel documento.
Ulteriori interventi sono delineati nello schema del piano sanitario nazionale, attualmente in discussione al Senato, per il triennio 2002-2004, predisposto dal Ministero della salute anche sulla base delle proposte formulate dalle regioni e province autonome, esaminato e condiviso dal Consiglio dei ministri nel corso della riunione del 19 aprile 2002.
Il piano richiama la European Cancer Research Initiative lanciata dall'Unione europea, nel cui ambito le associazioni oncologiche europee hanno formulato la proposta
Nell'ambito di tali proposte, il piano intende perseguire in Italia una serie di iniziative, d'intesa con le associazioni per la ricerca e per la lotta contro il cancro, finalizzate a: realizzare un progetto relativo ad un modello di centro oncologico traslazionale; affiancare agli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) esistenti una serie di centri ospedalieri, creando in tal modo una rete oncologica in grado di soddisfare le richieste emergenti del territorio, di favorire la collaborazione tra enti e l'uso di protocolli avanzati, di costituire, come è stato fatto un mese fa, un'alleanza contro i tumori, allargando la partecipazione anche alle associazioni ed al volontariato; realizzare un progetto di formazione del personale anche attraverso scambi di conoscenze ed esperienze ed il rientro di personale dall'estero.
È auspicabile anche che su tale tema si trovino in sede di Conferenza Stato-regioni sistemi concreti e adeguati di uniformità sull'intero territorio nazionale per dare attuazione concreta a quanto previsto nel servizio sanitario nazionale e nei livelli essenziali di assistenza. È operativo da diverse settimane un portale del Ministero della salute al quale è possibile accedere da parte di tutti i cittadini per avere notizie ed informazioni sulle strutture esistenti, nonché riferimenti anche scientifici. È in atto anche, con il concorso delle regioni e delle associazioni nazionali e locali di volontariato, una campagna di informazione. È in atto, infine, una campagna di comunicazione, attraverso e con il concorso del competente dipartimento della Presidenza del Consiglio, sul problema della prevenzione e dell'assistenza in oncologia.
Invero, onorevole sottosegretario, non è, in effetti, molto facile comprendere perché di cancro ci si ammali di più al nord ma si guarisca di meno al sud. Entrambe le constatazioni hanno, in realtà, un altissimo tasso di drammaticità. Mentre, peraltro, è assai complessa, anche nel tempo, la prospettiva per il nord di modificare le abitudini di vita e di contenere gli elevatissimi tassi di inquinamento industriale, appare francamente inammissibile ed inaccettabile che di tumore si muoia più facilmente al sud a causa di una cronica carenza di strutture soprattutto di tipo radioterapico. Se è già difficile sopportare il diverso tasso di sviluppo economico fra nord e sud, si fa fatica a deglutire il diverso tasso di possibilità di sopravvivenza dinanzi a gravi patologie, ed a parlare, onorevole sottosegretario, non è un deputato del sud ma un uomo del nord che ritiene incivile l'idea che, a pari gravità di patologie, a Milano si possa sopravvivere ed a Palermo si rischi di morire.
È vero che le genti povere vivono peggio, ma, ciononostante, onorevole sottosegretario, desiderano vivere egualmente e desiderano guarire egualmente, e desiderano, soprattutto, avere la possibilità di curarsi, nelle loro terre, esattamente come si fa nei migliori ospedali o nelle migliori cliniche lombarde, piemontesi o venete. Ecco perché si impone una seria e massiccia implementazione delle strutture, soprattutto di natura radioterapica per consentire cure adeguate ai cittadini colpiti da gravi neoplasie e che hanno la sola sventura di risiedere in terre, in zone, in
Facciamo, onorevole sottosegretario, ciò che, in realtà, i governi della sinistra non sono riusciti a fare: rendere uguale, o un pochino più uguale, il sud al nord, quanto meno sul piano delle patologie oncologiche. Mi pare che il programma di ampio respiro da lei delineato sia assolutamente confortante e significativo della volontà del Governo di muoversi in questa direzione. Passiamo, in altre parole, delle parole, dalle ciance, dalle mere petizioni di principio, dalla vuota e vacua demagogia, ai fatti. Anche in questo, onorevole sottosegretario, si distingue un Governo di centrodestra da una coalizione sgangherata di centrosinistra. Facciamo sì, quindi, che l'articolo 3 della Costituzione renda, almeno dinanzi alle neoplasie, tutti gli italiani veramente uguali.


