Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 168 del 2/7/2002
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(Tutela dei risparmiatori italiani che hanno acquistato titoli di credito argentini - n. 2-00210)

PRESIDENTE. L'onorevole Boato ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00210 (vedi l'allegato A - Interpellanza e interrogazioni sezione 3).

MARCO BOATO. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, lo scorso 21 gennaio abbiamo presentato questa interpellanza su alcuni aspetti della drammatica situazione argentina. Sono ormai passati sei mesi da quando l'abbiamo presentata al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze e al Ministro degli affari esteri. Oggi in aula è presente - lo saluto e lo ringrazio - il rappresentante del Ministero dell'economia e delle finanze, il sottosegretario Tanzi. Ciò vuol dire che il Governo nel rispondere a questa nostra interpellanza ha privilegiato il profilo di carattere economico-finanziario che noi stessi abbiamo messo in luce, avendo ben presente però che la drammatica vicenda argentina si colloca nell'ambito di una problematica e di un contesto internazionale più ampi. Lo ripeto, mi dispiace soltanto che, pur avendo presentato l'interpellanza in oggetto il 21 gennaio, la risposta del Governo sia venuta soltanto oggi, 2 luglio. Noi abbiamo posto in rilievo all'epoca - visto che dalla data di presentazione dell'interpellanza si sono succeduti e si succedono tuttora drammatiche vicende - la drammatica crisi economico-finanziaria che ha colpito l'Argentina e che ha causato preoccupanti ripercussioni nei confronti, non soltanto di milioni di cittadini argentini, ma anche di paesi stranieri, in particolare di piccoli e medi investitori italiani.
Per ciò che concerne le ripercussioni sui risparmiatori italiani siamo di fronte ad una vicenda che per quanto riguarda l'Italia - forse il sottosegretario sarà in possesso di dati più esatti - vede coinvolti circa 350 mila risparmiatori che mediamente hanno investito circa 40 mila euro, per un totale di 14 miliardi di euro (ovviamente si tratta di investimenti che all'epoca furono effettuati in lire).
Si tratta di un problema di grande rilevanza per quanto riguarda le ripercussioni sul risparmio italiano, ben sapendo che dobbiamo collocarci in un contesto drammatico - ripeto questo aggettivo da me usato più volte - riguardante l'Argentina. La priorità è rappresentata dal raggiungimento di una situazione di stabilizzazione politica e di un risanamento economico-finanziario dell'Argentina senza i quali è difficile che si possa far fronte alle ripercussioni che questo dramma ha avuto anche in Italia.
Da quando abbiamo presentato l'interpellanza - per questo dico che sembra passata un'intera epoca storica - sono passati sei mesi. Il peso argentino che veniva valutato 1/1 nei confronti del dollaro oggi è in rapporto 1/4, con una svalutazione del 75 per cento. Soltanto questo dato, fra i mille che si potrebbero dare, dà l'indicazione di quale precipitazione si sia verificata nella situazione economico-finanziaria argentina, per non ricordare le drammatiche vicende che hanno portato - a ripetizione - al succedersi di diversi governi al vertice del potere politico in quel paese.
Con il nostro paese vi sono stati ripetuti rapporti sia attraverso il ministro degli affari esteri, sia, più di recente, attraverso lo stesso presidente Duhalde. Tutto questo si è sviluppato dopo la presentazione del


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nostro strumento di sindacato ispettivo, attraverso il quale ponevamo in rilievo anche il ruolo avuto dai promotori finanziari italiani che avevano consigliato la sottoscrizione di titoli di credito argentini senza fornire sufficienti informazioni sui rischi relativi all'investimento proposto.
Abbiamo posto al Governo una serie di quesiti in merito alle iniziative che il Governo avrebbe intrapreso con riferimento alla crisi argentina, per tutelare, in questo quadro generale, anche gli interessi dei risparmiatori, nonché nei confronti del sistema bancario italiano, degli intermediari e dei promotori finanziari che hanno fornito consigli per l'acquisto di titoli, senza segnalare i possibili rischi che l'investimento avrebbe comportato.
Dal 21 gennaio fino ad oggi vi sono state già molteplici occasioni per discuterne: con l'aiuto del mio collaboratore Luca Paci ho ricostruito la vicenda in esame ed ho riscontrato quanto segue. Pochi giorni dopo, il 24 gennaio, in Commissione affari esteri della Camera vi è stata una discussione, attivata dalla presentazione di uno strumento di sindacato ispettivo, fra il collega Molinari, esponente come me dell'opposizione, ed il sottosegretario Baccini in rappresentanza del Governo; quello stesso giorno in Assemblea, alla Camera, due esponenti della maggioranza, Sergio Rossi ed il capogruppo Volontè, hanno posto alcune domande al sottosegretario Baccini (ho già letto le risposte che sono state fornite al riguardo). Successivamente, il primo febbraio, al Senato, in Assemblea, ai numerosi strumenti di sindacato ispettivo presentati al riguardo ha risposto il sottosegretario per gli affari esteri, Boniver, mentre il 3 aprile, sempre al Senato, in sede di Commissione esteri, il sottosegretario Baccini è intervenuto fornendo una risposta al riguardo. In Commissione finanze, alla Camera, il 30 maggio si sono tenute una serie di audizioni informali che hanno riguardato sia l'ABI (Associazione bancaria italiana) sia le associazioni dei consumatori raccolte sotto la sigla CNCU; mi riferisco ad Altroconsumo, all'Adusbef, all'Adoc, all'Adiconsum. Mentre l'ABI ha ricostruito gli aspetti finanziari e bancari della vicenda, le associazioni dei consumatori hanno messo in luce le contraddizioni e le difficoltà in cui i risparmiatori italiani si sono trovati anche di fronte alla scarsa trasparenza e alla mancanza di informazione. In Assemblea, l'11 giugno, alla Camera è stata discussa un'interrogazione presentata dal mio collega Olivieri a cui ha risposto, per la Presidenza del Consiglio, il sottosegretario Ventucci, per i rapporti con il Parlamento.
Sull'aspetto specifico riguardante il ruolo dei promotori finanziari e la mancanza di adeguata trasparenza ed informazione si è discussa, nell'arco di un mese, dal 15 aprile al 19 giugno, in più sedute in Commissione finanze, una risoluzione al cui dibattito ha partecipato il sottosegretario Armosino. La suddetta risoluzione, approvata dalla Commissione, impegna il Governo a valutare, sempre con riferimento alla situazione argentina, l'opportunità di adottare interventi normativi o amministrativi, volti a garantire una più accurata informazione da parte degli intermediari e dei promotori finanziari a vantaggio delle fasce di investitori, con bassa propensione al rischio, in particolare dei pensionati. In molti dei 350 mila casi che ho citato si tratta di piccoli e medi investitori, di piccoli risparmiatori che sono stati colpiti dalle ripercussioni della crisi argentina.
Nella fase più recente, si sono verificati alcuni avvenimenti di carattere anche internazionale riguardanti gli organismi internazionali (ad esempio il Fondo monetario internazionale) nonché anche i rapporti fra l'Unione europea ed il Mercosur. Ritengo che di questi aspetti ne parlerà, se lo riterrà opportuno, il rappresentante del Governo, il professor Tanzi, in sede di risposta.
Ho voluto ricostruire i fatti, signor Presidente (è forse irrituale), per far capire che - non ne attribuisco la colpa ovviamente all'attuale sottosegretario - da quando abbiamo presentato l'interpellanza (ha un certo peso come strumento di sindacato ispettivo), il 21 gennaio, sono stati attivati molteplici strumenti di sindacato


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ispettivo che hanno chiamato in causa vari aspetti delle responsabilità istituzionali del Governo che sono stati affrontati (è stata addirittura approvata una risoluzione su un aspetto specifico) in sede di Commissione e nelle sedute plenarie del Senato e della Camera.
Probabilmente affrontare tardivamente tale questione - tardi non certo perché la questione argentina si sia esaurita, perché, ahimè, essa resta aperta - comporterà come unico vantaggio la possibilità di tenere conto di ciò che sino ad ora è già stato detto e di quel poco che è già stato fatto. In ogni caso, ascolterò con attenzione la risposta del professor Tanzi in rappresentanza del Governo.

PRESIDENTE Il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze, professor Tanzi, ha facoltà di rispondere.

VITO TANZI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, vorrei confermare che i dati in possesso dell'onorevole Boato sono all'incirca gli stessi in nostro possesso. Si parla di circa 350 mila investitori per un ammontare di circa 14 miliardi di euro. Sono cifre estremamente rilevanti equivalenti a circa l'uno per cento del prodotto interno lordo italiano. Si tratta quindi di un grande problema.
Vorrei allo stesso tempo confermare che la situazione in Argentina non è migliorata negli ultimi cinque o sei mesi. Continua ad essere anzi assai critica e pochi giorni fa il governatore della banca centrale dell'Argentina ha dato le dimissioni. Ci sono relazioni continue con il Fondo monetario internazionale e diversi problemi restano irrisolti.
Quando il Fondo monetario internazionale sarà finalmente disposto a elargire prestiti all'Argentina, essendo quest'ultima debitrice nei confronti del Fondo per un notevole ammontare di denaro, con ogni probabilità i soldi che il Fondo darà all'Argentina saranno adoperati per ripagare il Fondo della quota che l'Argentina deve. Nel breve termine quindi non vi saranno miglioramenti significativi: l'economia sta soffrendo una forte depressione; il tasso di disoccupazione è assai elevato ed il Governo ha un controllo parziale della situazione. A mio giudizio, avendo analizzato crisi economiche in diverse parti del mondo, questa è sicuramente la peggiore che abbia mai visto. Non so esattamente quindi cosa succederà. Sotto tale profilo è chiaro che è impossibile, in questo momento, per l'Argentina ripagare i risparmiatori italiani. Naturalmente, se l'economia registrerà una ripresa - in termini effettivi è un'economia che ha diverse risorse - le cose potrebbero migliorare in poco tempo, com'è successo in diversi paesi quali la Corea, la Thailandia, la Russia.
La domanda specifica posta dall'onorevole Boato investe il ruolo dei promotori finanziari e ciò che il Governo sta facendo: merita pertanto una risposta analitica.
Con specifico riferimento alla situazione dei risparmiatori italiani che hanno acquistato titoli del debito estero argentino, si fa presente che l'Associazione bancaria italiana ha recentemente costituito un gruppo di lavoro con il compito di formulare proposte, anche in sede internazionale, considerato che il fenomeno ha interessato operatori di tutti i principali paesi, finalizzate alla ricerca delle soluzioni più idonee a contenere la perdita che gli investitori potrebbero sostenere. Per quanto riguarda in particolare la più accurata informazione da parte degli intermediari finanziari, si fa presente che l'attività di prestazione dei servizi di investimento è disciplinata dal decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, cosiddetto testo unico della finanza, e dai relativi provvedimenti di attuazione emanati dalla Banca d'Italia e dalla Consob. In particolare, il testo unico della finanza, nel dettare i criteri generali per la prestazione dei servizi di investimento prevede che gli intermediari debbano comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza nell'interesse dei clienti e per l'integrità dei mercati, acquisendo dai clienti stessi le necessarie informazioni ed operando in modo che i medesimi siano sempre adeguatamente informati.


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A tale ultimo riguardo, l'articolo 28 della delibera Consob del 1o luglio 1998, n. 11522, prevede che, prima della stipulazione del contratto di gestione e di consulenza in materia di investimenti e dall'inizio della prestazione dei servizi di investimento e dei servizi accessori, l'intermediario debba chiedere all'investitore notizie circa la sua esperienza in materia di investimenti in strumenti finanziari, la sua situazione finanziaria, i suoi obiettivi di investimento, nonché la sua propensione al rischio. In secondo luogo, l'intermediario deve consegnare agli investitori un documento sui rischi generali degli investimenti finanziari. La predetta normativa stabilisce, pertanto, cautele volte ad assicurare la tutela degli interessi dei risparmiatori, nonché una compiuta informativa in merito ai profili di rischio insiti nell'investimento in strumenti finanziari.
Per quanto concerne il rispetto delle citate disposizioni, si precisa che, ai sensi del citato testo unico, la vigilanza sull'attività di prestazione dei servizi di investimento è attribuita alla Banca d'Italia e alla Consob. In particolare, quest'ultima è competente per quanto riguarda la trasparenza e la correttezza dei comportamenti degli intermediari.
Infine, il codice di autodisciplina recentemente diffuso dalla Assoreti (associazione nazionale delle società di collocamento) fissa standard minimi di correttezza. L'autoregolamentazione è efficace se condivisa e concretamente applicata. In tal modo si accresce la capacità della clientela di effettuare consapevoli scelte di investimento. Ovviamente, è molto difficile dire se, su 350 mila investitori, questo processo di trasparenza e di informazione abbia sempre avuto il suo corso.

PRESIDENTE. L'onorevole Boato ha facoltà di replicare.

MARCO BOATO. La ringrazio, signor Presidente e ringrazio il sottosegretario Tanzi per aver voluto premettere - prima di leggere la nota che i suoi uffici hanno preparato e che ha letto scrupolosamente, come avviene sempre in questi casi - qualche osservazione di carattere più generale, forse indotto dal tentativo che io ho fatto, sia pure nei pochi minuti che avevo a disposizione, di ricomprendere le questioni specifiche che avevamo posto nell'interpellanza nel quadro di ciò che in questo periodo è avvenuto in Argentina, sia pure con rapidi cenni, anche nelle aule del Parlamento.
Debbo dire che la risposta che ci è stata fornita dalla lettura della nota che è stata predisposta è un po' disarmante, perché il testo unico della finanza lo conosciamo anche noi e quali siano gli aspetti applicativi ed operativi che questo comporta più o meno sono conosciuti, ma sta di fatto che, quando si verifica una crisi di questa portata ed un'esposizione di questa portata, da parte di 350 mila investitori italiani - come lei mi ha confermato e di questo la ringrazio - con cifre pari a 14 miliardi di euro (che è una cifra gigantesca) in un paese fortemente a rischio, vuol dire che qualcosa non ha funzionato. Dire «qualcosa» è semplicemente un eufemismo, nella situazione argentina, ma probabilmente la prudenza - per usare un'espressione forse atecnica - non c'è stata neanche da parte di chi ha incentivato, agevolato e suggerito questo tipo di investimenti, che hanno lasciato e lasciano tuttora in grande difficoltà e in grande incertezza migliaia di piccoli e medi risparmiatori italiani.
Con questa mia replica non mi sono dichiarato né soddisfatto né insoddisfatto: diciamo che sono sicuramente insoddisfatto, non per ciò che è scritto nella nota che lei ha letto, che è assolutamente corretta dal punto di vista formale, ma per la inadeguatezza di quella risposta; sono soddisfatto nel senso che, quanto meno, c'è stata un'interlocuzione di carattere più generale da parte del rappresentante del Governo, che ha risposto alle sollecitazioni da me espresse durante l'illustrazione di questa interpellanza.
Vorrei concludere questa mia replica, proprio affinché resti testimonianza di questo, con la lettura di una parte del documento che il 30 maggio scorso l'associazione indipendente di consumatori


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«Altroconsumo» ha lasciato alla Commissione finanze della Camera, consegnandola al presidente La Malfa e ai membri della Commissione.
La nota recita: dopo circa sei mesi dal tracollo economico argentino nel dicembre scorso - in realtà, i mesi sono aumentati - nulla appare essere stato ancora deciso rispetto al rimborso dei titoli del debito pubblico e soprattutto sulle modalità di rinegoziazione delle condizioni con i creditori del Governo argentino. L'associazione Altroconsumo non può, dunque, esimersi dal farsi portavoce delle preoccupazioni e delle frustrazioni di quei (qui le cifre sono al ribasso perché probabilmente non vi era ancora un'adeguata informazione; anch'io ho ricevuto notizie in questi giorni che il Governo ha oggi confermato) 200 mila risparmiatori italiani (invece, sono 350 mila, come entrambi abbiamo dichiarato precedentemente) che possiedono titoli argentini per un controvalore - si dice - di circa dieci miliardi di euro (entrambi abbiamo affermato che sono 14 miliardi di euro: forse le fonti sono le stesse), i quali rischiano di perdere dal 20 al 70 per cento del capitale versato.
Ancora più grave appare il fatto che nella task force istituita presso il Ministero delle attività produttive, per meglio tutelare gli interessi delle imprese interessate dalla crisi in Argentina, non siano stati considerati meritevoli di altrettanta tutela gli interessi dei risparmiatori.
Vengono, quindi, avanzate le seguenti richieste: chiediamo che tutti i debitori, siano essi grandi istituti bancari o piccoli risparmiatori, siano trattati allo stesso modo; chiediamo che i prestiti siano mantenuti nella valuta in cui sono stati emessi, senza alcuna conversione in pesos; accettiamo e diamo per scontato che vi sarà, sia un abbassamento delle cedole sia un allungamento delle scadenze, ma non una riduzione del capitale finale. Nel caso in cui le cedole del nuovo prestito risultassero inferiori rispetto a quelle del vecchio, chiediamo, infine, che questa differenza venga colmata tramite un premio sul capitale da corrispondere al momento del rimborso. Queste sono le richieste.
Vi sono altre considerazioni - per brevità, non le leggo - che queste associazioni, in rappresentanza di una parte dei consumatori, hanno posto all'attenzione della Commissione finanze e che io, a mia volta, pongo all'attenzione del rappresentante del Governo.
Sono ben consapevole - lo ripeto - che questa grave e significativa difficoltà riguardante i cittadini italiani va collocata in rapporto al dramma e alla tragedia, assai più grandi e assai più profondi, che riguardano i cittadini argentini. Tuttavia, chiediamo una particolare attenzione da parte del nostro Governo nell'affrontare il problema, sempre nel quadro dell'Unione europea, dei rapporti tra Unione europea e Mercosur - di cui fa parte l'Argentina - e di quelli bilaterali tra Italia e Argentina (un paese che, come tutti sanno, sta molto a cuore agli italiani e non solo perché milioni di argentini sono di origine italiana). Dunque, nel quadro di una solidarietà, di una collaborazione e di una cooperazione tra Italia e Argentina (è importante che vi sia prima di tutto per aiutare il risanamento dell'economia argentina e conseguentemente la stabilità politica del paese, assai precaria, come lei stesso ha accennato all'inizio del suo intervento), chiediamo vi sia anche una particolare e dovuta attenzione alle problematiche riguardanti i risparmiatori italiani che abbiamo sollevato con la nostra interpellanza.

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