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PRESIDENTE. L'onorevole Marras ha facoltà di GIOVANNI MARRAS. Signor Presidente, signor sottosegretario, onorevoli colleghi, recenti sondaggi evidenziano lo stato di disagio di gran parte della popolazione a seguito dell'introduzione dell'euro, in particolare per quanto concerne l'aumento dei prezzi rilevato oggettivamente da fonti non equivoche o di parte. Un elemento di poca rilevanza da questo punto di vista è rappresentato dai risultati emersi a seguito dell'indagine condotta dall'Eures nei primi giorni del mese di giugno; tale indagine ha evidenziato il nesso fra l'aumento dei prezzi e una flessione dei consumi degli italiani.
un aggravio di dieci euro al giorno per una famiglia media; i prodotti da bar registrano invece incrementi spropositati (addirittura del 42 per cento per un bicchiere di Coca Cola al banco); si giunge poi agli assurdi aumenti del 50 per cento per i servizi dei parrucchieri, del 92 per cento per un lavaggio auto e del 100 per cento dei servizi in palestra. Una considerazione a parte meritano frutta e verdura, già soggette a forti incrementi nello scorso inverno a causa del gelo, ma che registrano aumenti considerevoli anche per produzioni che con il freddo non hanno avuto nulla a che fare; il ministro Alemanno ha potuto verificare un incremento, da uno a dieci, dei prezzi di tali generi tra produttore e consumatore finale, rilevando la responsabilità del settore distributivo e dei grossisti.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali, onorevole Scarpa Bonazza Buora, ha facoltà di PAOLO SCARPA BONAZZA BUORA, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, con l'interpellanza l'onorevole Marras ed altri pongono quesiti in ordine all'aumento dei prezzi verificatosi per alcuni beni, servizi e tariffe dopo l'introduzione dell'euro.
dell'euro, quanto piuttosto ad adeguamenti tariffari già deliberati in precedenza o motivati da esigenze finanziarie, come avviene generalmente all'inizio di ogni nuovo anno. Si aggiunge, altresì, che molte prefetture hanno disposto lo svolgimento di specifiche attività di prevenzione e di contrasto del fenomeno degli aumenti ingiustificati dei prezzi, attuati mediante improprie operazioni di arrotondamento. Tale sistema di controlli ha, tuttavia, evidenziato che i limitati fenomeni di ritocchi in aumento dei listini delle tariffe e dei prezzi sono essenzialmente riferibili ad ordinarie variazioni che avvengono all'inizio di ogni anno; gli sporadici ed isolati casi di comportamenti ingiustificati sono spesso rientrati grazie anche agli interventi delle associazioni di categoria, come appunto si è verificato per l'aumento dei prodotti ortofrutticoli, che non è comunque riconducibile all'introduzione della nuova moneta ma è causato dalle particolari condizioni meteorologiche delle prime settimane di gennaio.
PRESIDENTE. L'onorevole Marras ha facoltà di GIOVANNI MARRAS. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario di Stato. Devo dire che mi dichiaro soddisfatto della risposta esaustiva fornita dal sottosegretario Scarpa Bonazza Buora che qui rappresenta, naturalmente, il Ministero dell'economia e delle finanze e il Ministero delle attività produttive.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.
La società Nielsen, multinazionale che si occupa di ricerche di mercato, in una rilevazione espressamente mirata, ha potuto verificare che i prezzi dei generi alimentari confezionati (pasta, formaggi, inscatolati, surgelati, bevande) sono aumentati dal primo marzo dal 3,5 per cento al 9,5 per cento; i prodotti per la casa e la persona dal 3,60 per cento al 9 per cento; l'abbigliamento e le calzature tra il 20 ed il 40 per cento; una corsa in taxi del 13 per cento (del 21 per cento se si va in aeroporto); il prezzo di un pony express del 21 per cento; il «caro-spiaggia» comporterà
È stato rilevato, inoltre, anche un consistente aumento del prezzo dei farmaci (naturalmente di quelli non mutuabili), monitorando i prezzi dei medicinali più venduti nelle farmacie di Roma. Tra il mese di ottobre 2001 e il mese di aprile 2002, il 46,15 per cento degli ansiolitici è aumentato considerevolmente di prezzo (si vedano il Tavor, il Rizen, il Valium e simili che sono aumentati di oltre il 10 per cento), così come il 32,43 per cento degli antidolorifici (il Bronchenolo del 4,42 per cento; il Fluental del 4,44 per cento; la Neocibalgina del 3,98 per cento; il Saridon del 5,94 per cento; il Drin 7,75 per cento; l'Influvit il 52 per cento e così via). Anche il 31,58 per cento degli antiepilettici e circa il 72 per cento dei prodotti vitaminici sono stati interessati da forti rincari.
La nostra preoccupazione è, peraltro, condivisa dai nostri partner comunitari, anche se queste considerazioni non mettono in discussione né l'interesse partecipe degli italiani (e dei paesi a pari vocazione europeista) per la nuova moneta, né la sensibilità - alla quale tutti noi abbiamo preso parte - all'introduzione pratica della moneta unica. Appaiono controverse le dichiarazioni ufficiali rilasciate dall'ISTAT il giorno 21 maggio 2002, dalle quali si evince che non vi sarebbero rilevanti effetti inflattivi riconducibili al passaggio dell'euro.
In Germania, un rapporto dell'istituto di economia tedesca conferma che, nel primo trimestre del 2002, i prezzi di prodotti e servizi di uso quotidiano sono aumentati del 4,8 per cento, più del doppio della cifra rilevata dall'ufficio statistico federale, che l'ha stimata all'1,9 per cento. Il 24 maggio il Governo tedesco ha convocato una riunione con i rappresentanti dei commercianti e dei consumatori per discutere sugli immotivati aumenti dei prezzi seguiti all'adozione dell'euro e sul fallimento della politica di autoregolazione spontanea.
Del resto, più associazioni di consumatori hanno ritenuto di impugnare di fronte al TAR del Lazio il suddetto sistema di rilevazione; infatti, esso non rappresenta in modo veritiero la realtà degli attuali consumi degli italiani, i cui standard sono andati modificandosi sensibilmente specie in relazione all'utilizzo, alla scelta e all'accesso a servizi e a beni di nuova tipologia.
Non va, altresì, trascurato il fatto che, anche per ciò che concerne i prodotti di largo consumo - alimentare o no -, il discorso relativo ai cosiddetti arrotondamenti verrebbe a cadere, dato che nella maggioranza dei casi il nuovo prezzo fissato contiene decimi e centesimi.
Si noti, inoltre, che il 24 giugno un autorevole quotidiano nazionale ha pubblicato l'esito dell'indagine del Censis, attestante che l'87 per cento del campione intervistato collega l'aumento dei prezzi all'avvio della divisa monetaria comune.
Su un piano statistico più generale, va anche tenuto presente l'esito dell'inchiesta condotta da Eurostat, dalla quale si apprende che i cittadini dell'Unione sono convinti che l'introduzione della moneta unica sia responsabile dell'avanzamento dei prezzi, tanto che la più autorevole stampa inglese non ha trascurato di attaccare le aperture del Premier Blair che, di recente, ha evidenziato su questo fronte notevole sensibilità.
Le domande che poniamo sono, dunque, conseguenti: verificare l'aderenza alla realtà economica del paniere ISTAT; aumentare i poteri di intervento delle associazioni dei consumatori; chiedere conto ai diversi comparti produttivi interessati del perché degli aumenti.
A nostro avviso, questo problema va affrontato seriamente, in quanto il nostro programma politico prevede uno sviluppo dell'economia e dei consumi e gli incrementi ingiustificati dei prezzi lo minano alla base.
Ho, dunque, formulato questa interpellanza perché non possiamo rimanere sordi al richiamo dei milioni di cittadini che ci hanno votato e che ci chiedono conto di quanto sta accadendo.
Al riguardo si fa presente che, per evitare che nei giorni successivi all'entrata in circolazione dell'euro si verificassero eventuali aggiustamenti dei prezzi in aumento, si è cercato di assicurare che la conversione dei prezzi avvenisse secondo le regole previste dalla normativa comunitaria e italiana, prevedendo anche strumenti di controllo e di monitoraggio.
Tra le iniziative intraprese dal Ministero dell'economia e delle finanze - che qui rappresento - si segnala la sottoscrizione del nuovo protocollo d'intesa eurologo da parte delle principali associazioni di categoria del settore del commercio, il quale, tra i vari impegni assunti dagli esercizi commerciali aderenti all'accordo, prevedeva quello di garantire la stabilità dei prezzi attraverso la giusta applicazione delle regole di conversione e di arrotondamento.
Inoltre, il CIPE, nella seduta del 15 novembre 2001, ha approvato la delibera sulle modalità di conversione in euro di importi espressi in lire di tariffe e prezzi regolamentati nei servizi di pubblica utilità, che forniva alcuni indirizzi operativi affinché il passaggio alla nuova moneta non costituisse un'occasione per l'aumento ingiustificato dei valori delle tariffe.
In particolare, tale delibera precisava che le operazioni di conversione in euro degli importi monetari che esprimono tariffe e prezzi regolamentati dovesse avvenire nel rispetto delle vigenti disposizioni. La delibera non escludeva, in alcuni casi eccezionali e per ragioni di semplificazione delle operazioni di esazione dei pagamenti, la possibilità di arrotondare prezzi e tariffe, ma sempre a favore dei cittadini ovvero in modo da conseguire un effetto di neutralità della spesa per la generalità degli utenti del servizio.
A tale riguardo, una particolare raccomandazione veniva indirizzata anche alle amministrazioni regionali, alle authority e agli enti locali, invitandoli a seguire, nella regolazione dei servizi e nella definizione delle relative tariffe a prezzi regolamentati, le stesse disposizioni previste per le amministrazioni centrali. Tuttavia, in alcuni casi, ad esempio nel settore dei trasporti pubblici, la delibera del CIPE non ha trovato piena attuazione; per la maggior parte, si è trattato di revisioni che, avendo carattere di stagionalità, sono già programmate e realizzate autonomamente da alcuni enti locali; invece, nei settori nei quali è stato possibile intervenire direttamente, tali aumenti sono stati scoraggiati, come nel caso delle tariffe delle Ferrovie dello Stato, le quali sono state invitate a non procedere all'annunciato aumento proprio in ottemperanza dell'invito rivolto dalla Commissione europea alle autorità nazionali a mantenere alta la vigilanza sui prezzi durante il changeover.
La crescita di prezzi rilevata in altri casi, ad esempio per le lotterie, per le autostrade, per le sigarette, è riconducibile non tanto ad aumenti o ad arrotondamenti in eccesso, dipendenti dall'introduzione
Per quanto concerne, infine, la verifica dei metodi di rilevazione statistica, l'ISTAT ha comunicato che tali controlli sono esercitati a livello nazionale dalla commissione di garanzia dell'informazione statistica, istituita dal decreto legislativo n. 322 del 1989 presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, la quale, ai sensi dell'articolo 12 del predetto decreto legislativo, vigila proprio sull'imparzialità e sulla completezza dell'informazione statistica, sulla qualità delle metodologie statistiche e sulla conformità delle rilevazioni alle direttive degli organismi internazionali e comunitari.
Per quanto concerne, invece, il riferimento ad una scarsa rappresentatività del paniere su cui si fonda la rilevazione dei prezzi al consumo, occorre considerare che in Italia, come negli altri paesi europei, la misura dell'inflazione è calcolata dagli istituti nazionali di statistica, applicando metodologie statistiche rigorose, nell'ambito delle linee guida stabilite da Eurostat con il documento Compendium HICP 2/2001/B/5.
Vorrei semplicemente sottolineare che l'ISTAT - torniamo sempre su questo punto - ha rilevato un aumento dello 0,7 per cento ad aprile 2002, rispetto a marzo 2002, e del 2,5 per cento, rispetto ad aprile 2001. Dico questo perché dall'annuario statistico 2001 risulta che una famiglia media spende 2.177 euro al mese, ossia 26.124 euro all'anno, con un'inflazione del 2,4 per cento. Il potere di acquisto si riduce di 627 euro all'anno, una somma tale da mettere in crisi le politiche di contrasto alla povertà che il Governo egregiamente, convintamente e con ottimi risultati sta portando avanti.
Dall'indagine dell'Eures, condotta nei primi giorni di giugno 2002, si rileva un altro elemento di preoccupazione: contro la stangata degli europrezzi, gli italiani hanno tagliato i consumi, con una riduzione che sarebbe forte per sette milioni e più contenuta per altri 17 milioni.
Tale elemento potrebbe inficiare la politica del Governo di rilancio dei consumi per sostenere l'economia. Pertanto, credo che la risposta soddisfacente denoti in ogni caso i passi che il Governo sta facendo, per cui siamo convinti che l'esecutivo si interesserà di questo problema, come sta già facendo e abbiamo visto. Per questo motivo, lo ribadisco, mi ritengo soddisfatto.


