Allegato A
Seduta n. 166 del 27/6/2002


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(Sezione 8 - Evoluzione dei prezzi e delle tariffe a seguito dell'introduzione dell'euro)

H)

I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri dell'economia e delle finanze e delle attività produttive, per sapere - premesso che:
secondo recentissimi sondaggi condotti da società specializzate (Datamedia ed Eures), più del 70 per cento degli italiani si sente vittima, dopo il passaggio all'euro, di rialzi di prezzi di ogni tipo; senza voler affrontare il problema dei costi dei servizi bancari e delle assicurazioni per la responsabilità civile auto, che seguono logiche esponenziali cui nessuno appare in grado di porre rimedio, un gran numero di beni e di servizi di largo consumo ha registrato un aumento dei prezzi del tutto avulso da una sua commisurazione ai costi;
la società Nielsen, multinazionale che si occupa di ricerche di mercato, in una rilevazione espressamente mirata, ha potuto verificare che i prezzi dei generi alimentari confezionati (pasta, formaggi, inscatolati, surgelati, bevande) sono aumentati dal 1o marzo dal 3,5 al 9,5 per cento; i prodotti per la casa e la persona dal 3,60 al 9 per cento; l'abbigliamento e le calzature tra il 20 ed il 40 per cento; una corsa in taxi del 13 per cento (o del 21 se si va in aeroporto); il prezzo di un pony-express del 21 per cento; il «caro-spiaggia» comporterà un aggravio di 10 euro al giorno per famiglia media; i prodotti da bar registrano incrementi spropositati (addirittura del 42 per cento per un bicchiere di Coca Cola al banco);


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giungendo agli assurdi aumenti del 50 per cento per i servizi dei parrucchieri, del 92 per cento per un lavaggio auto e del 100 per cento dei servizi in palestra; una considerazione a parte meritano frutta e verdura, già soggetti a forti incrementi nello scorso inverno a causa del gelo, ma che registrano aumenti considerevoli anche per produzioni che con il freddo non hanno avuto nulla a che fare;
l'effetto changeover, che non doveva ufficialmente pesare o comunque doveva riassorbirsi ad aprile 2002 dopo il cambio di moneta, comincia invece ad influire, come riconosciuto dallo stesso Duisenberg, Governatore della Banca centrale europea, all'inizio di maggio 2002;
l'Istat ha rilevato un aumento dello 0,7 per cento ad aprile 2002 rispetto a marzo 2002 e del 2,5 per cento rispetto ad aprile 2001;
dall'annuario statistico 2001 risulta che una famiglia media spende 2.177 euro al mese, ossia 26.124 euro l'anno: con un'inflazione del 2,4 per cento, il potere di acquisto si riduce di 627 euro l'anno, una somma tale da mettere in crisi le politiche di contrasto alla povertà che il Governo sta portando avanti;
ma contrariamente alle dichiarazioni ufficiali rilasciate alla stampa dall'Istat (21 maggio 2002), in base alle quali non ci sarebbero significativi effetti inflattivi riconducibili al passaggio all'euro, la sensazione dei cittadini è che gli aumenti vadano al di là di quanto di quanto registrato, al punto che talune associazioni hanno impugnato il sistema di rilevazione ed il paniere Istat di fronte al tribunale amministrativo regionale del Lazio, perché non rappresentativi della realtà dei consumi in una economia moderna, non più basata su produzione e consumi standard, ma su una varietà di beni e servizi; né, per i prodotti di largo consumo, alimentari e non, vale la considerazione che si tratti di «arrotondamenti», poiché il prezzo per gran parte di essi contiene decimi e centesimi;
dall'indagine dell'Eures, condotta nei primi giorni di giugno 2002, si rileva un altro elemento di preoccupazione: contro la stangata degli «europrezzi» gli italiani hanno tagliato i consumi; una riduzione che sarebbe «forte» per sette milioni e «più contenuta» per altri 17 milioni; tale elemento inficia la politica del Governo di rilancio dei consumi per sostenere l'economia;
perplessità ed atti di accusa sono peraltro condivisi a livello europeo: secondo una inchiesta condotta da Eurostat, i cittadini europei, pur apprezzando l'ingresso nella moneta unica, sono convinti che essa sia colpevole di un aumento dei prezzi; sulla base di questi dati in Gran Bretagna, il 1o giugno 2002, due dei maggiori quotidiani britannici, il Financial Times e The Independent, hanno puntato il dito contro le «iniquità», presunte o reali, che la nuova valuta ha portato con sé, di conseguenza attaccando le aperture del Primo Ministro Blair rispetto all'ingresso britannico nella valuta unica;
in Germania, il 30 maggio 2002, il quotidiano Bild ha pubblicato un rapporto dell'Istituto dell'economia tedesca (IW) di Colonia che conferma la sensazione dei tedeschi che l'euro, a dispetto delle statistiche ufficiali sull'inflazione, sia solo un «teuro», nomignolo sprezzante che, in riferimento all'aggettivo «teuer», caro, lo rende responsabile di molti rincari dei prezzi. In base ai dati dell'IW, nel primo trimestre del 2002 i prezzi di prodotti e servizi di uso quotidiano sono aumentati del 4,8 per cento, più del doppio di quella rilevata dall'Ufficio statistico federale, che l'ha stimata all'1,9 per cento; il 24 maggio 2002, il Governo tedesco ha convocato una riunione con i rappresentanti dei commercianti e dei consumatori per discutere sugli immotivati aumenti dei prezzi seguiti all'adozione dell'euro e sul fallimento della politica di autoregolazione spontanea -:
se non intendano farsi promotore di un'iniziativa volta ad aumentare la vigilanza del Governo sull'evoluzione dei prezzi e delle tariffe;


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se non intendano convocare un tavolo di confronto cui partecipino, oltre che i rappresentanti delle organizzazioni di commercio ed i fornitori di servizi, anche le associazioni dei consumatori, al fine di determinare i motivi degli aumenti dei prezzi e di individuare soluzioni condivisibili;
se non intendano farsi promotore di una verifica dei metodi di rilevazione dell'Istat e della composizione del paniere in base al quale viene quantificata l'inflazione;
se non intendano presentare ogni sei mesi e per prossimi due anni un rapporto al Parlamento sull'evoluzione dei prezzi dovuta all'adozione dell'euro;
se non ritengano opportuno, a fronte della riduzione dei poteri di controllo dello Stato sull'economia, aumentare i poteri di difesa dei diritti dei cittadini e la visibilità delle associazioni dei consumatori, riconosciute ai sensi dell'articolo 5 della legge n. 281 del 1998.
(2-00384)
«Marras, Angelino Alfano, Gioacchino Alfano, Aracu, Arnoldi, Ascierto, Baiamonte, Blasi, Caligiuri, Cesaro, Crosetto, Cuccu, Di Teodoro, Fallica, Fontana, Garagnani, Germanà, Giudice, Iannuccilli, Jannone, Leccisi, Lettieri, Licastro Scardino, Lupi, Massidda, Mauro, Nicotra, Patria, Antonio Pepe, Pinto, Ricciotti, Rosso, Scherini, Tarantino, Verro, Vitali, Zama, Zorzato, Falanga, Saro, Tarditi».
(19 giugno 2002)