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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 maggio 2002, n. 83, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza personale e ulteriori misure per assicurare la funzionalità degli uffici dell'Amministrazione dell'interno.
Ricordo che nella seduta del 24 giugno scorso si è conclusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 2828 sezione 2), nel testo della Commissione, identico a quello modificato dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 2828 sezione 3).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 2828 sezione 4).
Avverto che non sono state presentate proposte emendative riferite all'articolo unico del disegno di legge di conversione.
Avverto che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere, che è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 2828 sezione 1).
Passiamo agli interventi sulle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Bielli. Ne ha facoltà.
VALTER BIELLI. Signor Presidente, colleghi, parlare di sicurezza personale significa affrontare una questione delicata ed importante e noi lo facciamo in riferimento ai rischi del terrorismo. In particolare, con questo provvedimento, che converte in legge un decreto-legge, si cerca da parte del Governo di far fronte, in qualche modo, anche al problema assai delicato delle scorte.
Su tale problema sappiamo tutti quanto si sia parlato in Parlamento e fuori dal Parlamento. Siamo arrivati al punto che, in occasione dell'uccisione di Biagi da parte delle Brigate rosse, c'è stato anche una specie di «balletto» fra il Ministero del lavoro e il Ministero dell'interno, per cui non si è ancora capito esattamente quello che è accaduto fra i due ministeri. L'unica cosa certa è che la scorta a Biagi era stata revocata. Oggi, cercare di intervenire su tale questione, per quanto ci riguarda, è tema tardivo: è importante, ma comunque tardivo rispetto a ciò che è accaduto.
Il provvedimento, per quanto riguarda il delicato problema della sicurezza personale, introduce degli elementi, alcuni dei quali considero significativi, altri importanti, altri mi sembrano meritevoli di attenzione, altri ancora superflui. Fra gli aspetti positivi, vi è la necessità di un coordinamento per quanto riguarda ciò che deve essere fatto in tema di terrorismo: il coordinamento fra le forze che sono preposte alla sicurezza. Si tratta di una questione importante su cui non si può che essere d'accordo. Nello stesso tempo, però, credo che nella questione del coordinamento tra le forze di sicurezza, tra le forze di polizia sia necessario anche tener conto di un elemento, sul quale invito a riflettere i colleghi, il Governo e, in particolare, quella parte dei colleghi che, in passato, si sono cimentati con molta intensità e con molta forza su un tema: il ruolo che i prefetti devono avere sul territorio.
I colleghi della Lega, in passato, tendevano a sostenere che non ci fosse più bisogno, in questo paese, dei prefetti. Ora che sono al Governo, siamo di fronte ad un'accentuazione, ad un ruolo dei prefetti che è enormemente superiore rispetto al passato e, aggiungo, vi è una questione assai delicata (lo dico ai rappresentanti del Governo). Si tratta del ruolo dei questori. Vi è il problema di chi debba agisce a livello locale, con riferimento ai problemi della sicurezza e dell'ordine pubblico.
Onorevoli colleghi, i questori fanno parte dell'amministrazione pubblica, ma di quella civile. Con il provvedimento al nostro esame, si va, in qualche modo, solo in una determinata direzione. Il personale civile è posto in una posizione marginale rispetto a tali problemi. Questa, non mi sembra, una questione secondaria. Non mi sembra secondario neanche il fatto che, per quanto riguarda i problemi legati alle carriere e al tipo di rapporto previsto in questo provvedimento per certi dirigenti, si vada in un'unica direzione, quella di favorire la carriera dei prefetti e favorire l'assunzione di altri dirigenti in qualità di prefetti. Non conosco esattamente la ratio di questa filosofia. In base a tale ratio, mi sembra che il personale civile si subordinato rispetto a quello di polizia. Non credo sia un buon segnale. Da questo punto di vista, invito l'Assemblea a riflettere e mi auguro che, nel corso del dibattito, possano essere presi in considerazione le proposte emendative presentate dalla mia parte politica.
Desidero svolgere, poi, un'ulteriore considerazione riguardante un tema che, non solo appassiona tutti noi, ma che offre anche uno spunto di riflessione, ossia quale sia il modo migliore di combattere il terrorismo in questo paese.
Credo sia da irresponsabili ingenerare la psicosi e la paura di atti terroristici. Non serve, infatti, per combattere il fenomeno, ma crea paura ed insicurezza. Quello del terrorismo è, in ogni caso, un tema sul quale occorre riflettere.
Mi rivolgo a coloro che ritengono che il terrorismo si incentivi solo perché esiste uno scontro politico sociale nel paese e perché, in particolare, una parte del sindacato sostiene di trovarsi di fronte ad atteggiamenti sbagliati del Governo e della Confindustria.
Non si può pensare che lo scontro sociale possa essere la causa della nascita del terrorismo. Chiunque pensi di utilizzare argomenti di questo tipo, si muove su una brutta china e soprattutto dimostra di non conoscere la democrazia. In democrazia è fisiologico lo scontro sociale! In democrazia è fisiologico lo sciopero ed è fisiologica anche la possibilità di criticare la Confindustria ed il Governo.
Coloro che, rispetto a tale fenomeno, utilizzano frasi per ingenerare, nei confronti di una parte del sindacato, un determinato atteggiamento, compiono un'operazione assolutamente pericolosa che non merita di essere tenuta in considerazione.
Se qualcuno, invece, decidesse di combattere seriamente il terrorismo, dovrebbe compiere un'operazione più seria, ossia comprendere il fenomeno e riflettere sul perché non siano stati ancora trovati i colpevoli della morte di D'Antona e di Biagi! Non abbiamo bisogno di demagogia né di lanciare accuse generiche, ma di riflettere. Sulla base delle dichiarazioni dei terroristi, dunque - mi rivolgo soprattutto ai ministri preposti - si rivelerebbe, un dato, ovvero che, in questo momento, questi irresponsabili intendono indurre un attacco a quelli che essi dicono essere i simboli della borghesia imperialistica.
VALTER BIELLI. Ma, con l'espressione borghesia imperialistica, questi sottendono un altro concetto, ossia che il pericolo certo sono il Governo Berlusconi ed sindacati di regime, ma nei sindacati di regime includono CGIL, CISL e UIL, accomunati tutti sotto lo stesso tetto.
Allora, credo si possa cogliere un dato: i terroristi si muovono, in maniera indifferenziata, contro tutto ciò che rappresenta per loro un ostacolo, secondo quella
che ritengono essere una prospettiva rivoluzionaria.
Vi inviterei, cari colleghi, soprattutto i ministri, a riflettere sul fatto che le ultime minacce dei nuclei brigatisti hanno come riferimento due personaggi del mondo sindacale: l'ex organizzatore della CISL, Trerè, e l'organizzatore della CGIL, Ghezzi, accomunati nella definizione di nemici del popolo da gambizzare e da colpire (non a caso, il Governo ha ridato loro le scorte).
Il tema del terrorismo e di ciò che s'ha da fare al riguardo può essere un terreno di confronto serio tra le forze politiche se abbandoniamo la demagogia e discutiamo nel merito. Io credo che questo provvedimento poteva essere utile anche per aprire una riflessione, che comunque dovremo fare, su come combattere il terrorismo. Per quanto mi riguarda, sono tra coloro che giudicano utile ed opportuno che non si ripropongano la vecchia Commissione per le stragi e le indagini sul vecchio terrorismo: sarebbe opportuno, invece, istituire una commissione che indaghi sul nuovo terrorismo, per dare un contributo e anche per svelenire un dibattito politico che rischia di essere condotto in maniera demagogica e senza approfondimento. L'occasione fornitaci da questo disegno di legge può essere utile per affrontare tali questioni.
L'altra questione è di merito ed è relativa al decreto-legge in quanto tale. Il Senato ha aggiunto l'articolo 5-bis, nel quale vi è un passaggio che mi sembra superfluo: ai conducenti di veicoli in uso ad alte personalità che rivestono incarichi istituzionali di Governo viene attribuita la qualifica di agente di pubblica sicurezza. Non so perché dovremmo addivenire ad un provvedimento di questo tipo: non mi sembra che serva per la sicurezza perché i personaggi in questione, che hanno bisogno di scorte, le hanno già; e non si capisce perché alcuni di coloro che li seguono dovrebbero avere una qualifica ed altri no.
Allora, abbiamo l'impressione che il provvedimento, che pure nasce, come ho detto all'inizio del mio intervento, da una ragione vera - il nostro gruppo non ha alcunché da obiettare sui motivi di necessità e di urgenza -, sia stato utilizzato per fare alcune operazioni politiche che non servono: in precedenza, ho fatto riferimento al ruolo esorbitante attribuito ai prefetti e poc'anzi ho detto di alcune figure alle quali vengono conferiti qualificazioni e compiti che non mi pare servano in quanto tali.
Ciò detto, vorrei fare un'ultima considerazione, con quel po' di irritazione che può avvertire un parlamentare che crede nel ruolo del Parlamento e nel confronto tra le forze politiche, essenzialmente perché ritiene che il confronto possa dare l'occasione per ascoltare e per cambiare idea. Io credo che anche l'opposizione e il Governo, se ci ascoltano, possano cambiare idea.
Ma cos'è accaduto? Le forze di maggioranza e lo stesso relatore hanno riscontrato che il provvedimento era perfettibile e che vi erano incongruenze di tipo legislativo, dopo che anche il Comitato per la legislazione aveva fatto rilevare che alcuni passaggi non andavano bene. In particolare, il Comitato per la legislazione ci ha detto...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia, vi prego di consentirci di ascoltare l'intervento dell'onorevole Bielli!
VALTER BIELLI. ...che si deve provare a delegificare perché con la delegificazione si rende tutto più semplice.
Il Comitato per la legislazione ci dice che in questo provvedimento si sarebbe potuto utilizzare il procedimento di delegificazione e non lo si è fatto. Allora, qui c'è una incongruenza. Ma aggiungo: il Comitato per la legislazione ci dice che avreste potuto almeno correggere qualche virgola. Siamo andati in Commissione, abbiamo discusso di queste cose; le forze di maggioranza riconoscono che sarebbero state opportune delle correzioni, che era importante, per rendere il provvedimento migliore, dare delle risposte positive. Il rappresentante del Governo ci ha detto che c'è un problema di tempi e che, per
questa ragione, anche se dicevamo cose giuste, tutto si poteva fare meno che correggere qualcosa. Ma qui - e lo dico anche alla Presidenza della Camera - dobbiamo anche chiederci che cos'è l'attività legislativa. I decreti-legge hanno una corsia privilegiata, la loro calendarizzazione in Assemblea viene decisa dal Governo in quanto tale; il decreto scade, mi pare, il 5 luglio; c'era quindi la possibilità di modificarlo, si poteva fare. La risposta è stata: dobbiamo fare prima. E poi l'altra risposta è stata quella di dire «no» alla delegificazione, «sì» al decreto-legge in quanto tale. Qui c'è, io credo, una prassi legislativa che non va bene. Qualunque sia la maggioranza di questo paese, essa non può svolgere attività legislativa in questo modo, che sarebbe sbagliato. Ecco perché credo che in questo provvedimento vi sia qualcosa di anomalo, qualcosa di strano, che io credo l'Assemblea potrebbe ancora correggere.
Non sono stati presentati molti emendamenti. Se ci fosse da parte vostra la voglia di tener conto di qualcosa, voi avreste un voto favorevole anche del nostro gruppo. Non vi interessa su un provvedimento di questo tipo un voto che sia il più ampio possibile? Stiamo parlando di terrorismo, cosa c'è di più importante dell'unità tra le forze politiche sul terrorismo? Credo non ci sia nulla, e ricercare l'unità è un problema del Governo e della maggioranza. Perché non la ricercate sapendo che c'è la disponibilità?
Io credo allora che, se non ricercate l'unità, con la voglia di ottenerla, voi recate un danno al paese e al Parlamento. Mi auguro che non si rechi un danno alla lotta contro il terrorismo; una lotta nella quale io credo voi troverete nel movimento sindacale tutto, nelle forze politiche democratiche, un sostegno, perché, come voi sapete, il terrorismo è nemico della democrazia, il terrorismo è nemico di tutti coloro che rivendicano un cambiamento in positivo.
Allora, credo che in questa battaglia noi saremo, come sempre, dalla parte giusta; aiutateci anche voi, con provvedimenti e con atteggiamenti responsabili, ad andare avanti su una strada che è quella che può aiutare tutti noi a fare un passo in avanti in termini positivi (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sulle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
MICHELE SAPONARA, Relatore. Signor Presidente, il relatore esprime parere contrario su tutte le proposte emendative presentate (Applausi polemici del deputato Bielli)... Calmo, calmo. Bravo! ...anche se alcuni di essi riprendono condizioni ed osservazioni licenziate dal Comitato per la legislazione, di cui peraltro sono componente.
Trattasi di osservazioni e condizioni pregevoli dal punto di vista teorico, che la Commissione, però, non ha ritenuto di recepire, come da motivazione di cui alla discussione generale. Comunque, la ratio di questo provvedimento, che è quella di riorganizzare il sistema di sicurezza delle persone a rischio e di aumentarne l'efficacia, è pienamente rispettata anche se non sono stati recepiti tali suggerimenti.
Il provvedimento al nostro esame ha carattere di urgenza ed è stato emanato nel contesto della tragedia occorsa al professor Biagi e noi tutti siamo impegnati a che il sistema sicurezza, che, certamente, non era stato impostato dalla Casa delle libertà, venga riorganizzato e reso efficace.
PRESIDENTE. Il Governo?
ALFREDO MANTOVANO, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, anche il Governo esprime parere contrario sulle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge, sottolineando, come già espresso dal relatore, che su ciascuno degli emendamenti ed anche sulle osservazioni del Comitato per la legislazione vi è stato modo, in Commissione, in particolare nel corso dell'ultima seduta, di riflettere ampiamente in ordine
ai rilievi ed alle perplessità sollevate. Queste risposte, oltre ad essere riportate nel bollettino delle Commissioni - non le ripeto soltanto per brevità ma sono disponibile a farlo -, si ritrovano anche nella relazione scritta per l'Assemblea dall'onorevole Saponara.
A proposito degli emendamenti vorrei dire soltanto come già ho fatto in Commissione, che vi è la disponibilità del Governo ad accogliere un ordine del giorno che recepisca il contenuto dell'emendamento Mascia 8.1 posto che le esigenze rappresentate da tale emendamento trovano già una risposta normativa nel quadro delle disposizioni che regolano l'utilizzazione dei programmi per la sicurezza nel Mezzogiorno.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 1.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, colleghi, signor rappresentante del Governo, ci troviamo, per la seconda volta, proprio come pochi minuti fa, in una situazione in cui, all'ingrosso, da parte della maggioranza di centrodestra (sia pure rappresentata dall'esimio relatore, collega Saponara, ma non sono esimie, purtroppo, le cose che ci ha detto) e del Governo c'è il muro totale.
MARCO BOATO. Di fronte ad emendamenti su un decreto-legge sul quale non c'è, da parte dell'opposizione, una contrapposizione frontale, ma vi è una disponibilità costruttiva al confronto ed al perfezionamento del decreto-legge, noi troviamo, come risposta, da parte della maggioranza di centrodestra e del Governo - signor Presidente della Camera, benvenuto al suo «posto di comando» - il muro totale. E si continua, lo dico qui e l'ho già detto sul provvedimento di delega per la riorganizzazione del Governo, a declamare all'esterno che ci sarebbe un'opposizione che ostruisce l'attività del Governo, che non ha un atteggiamento costruttivo, che non dà contributi migliorativi. Questi sono i proclami e le declamazioni che si fanno per le televisioni, che si fanno per il popolo «bue», che voi considerate bue, a cui potete raccontare quello che volete perché si ritiene che non si sappia cosa succede nelle aule parlamentari. Per fortuna credo esista una cosa che si chiama Radio radicale ed un altro strumento che si chiama GR Parlamento che, in genere, trasmettono, in diretta o in differita, le nostre sedute e almeno qualche centinaia di migliaia di persone che ascoltano questi mezzi di diffusione avranno appreso oggi - sto parlando infatti della seduta odierna - che sul disegno di legge di riordino del Governo e su questo decreto-legge, su cui non c'era una contrapposizione frontale, al di là delle differenze ovvie fra maggioranza ed opposizione, c'è, invece, il muro totale del Governo.
Nel corso del dibattito sul disegno di legge di delega è accaduto che il Governo ha dichiarato di essere d'accordo con un emendamento presentato dall'onorevole Mascia, che introduceva la consultazione parlamentare per gli schemi di decreti legislativi, ma poi ha invitato a votare contro e si è dovuto impegnare politicamente. Poco fa abbiamo ascoltato il rappresentante del Governo, in questo caso l'onorevole Mantovano, che ha dichiarato di condividere certi rilievi e quindi ha invitato i presentatori a trasfondere il contenuto di un certo emendamento - Mascia 8.1, se non ricordo male - in un ordine del giorno.
Signor rappresentante del Governo, le dico con durezza quello che lei a volte confonde per mancanza di rispetto. Io, infatti, ho il massimo rispetto nei suoi confronti, e nutro anche una stima personale per le sue competenze che, però, sono messe a pessimo servizio, in quanto voi non potete, in sede di conversione di un decreto-legge, dire che condividete un certo problema invitando però a presentare un ordine del giorno. Siamo in un Parlamento, siamo in un organo legislativo!
L'articolo 77 della Costituzione demanda al Parlamento il compito dell'esame e, quindi, della conversione dei decreti-legge!
Carissimo collega Saponara, lei conosce benissimo la stima ed il rispetto che ho per lei. Mi trovo io imbarazzato nel solo pensare di essere al suo posto. Lei, vicepresidente del Comitato per la legislazione, è infatti costretto - costretto per sua volontà, perché nessuno evidentemente potrebbe coartare la sua libertà - ad affermare che gli emendamenti sono pregevoli. Lei fa parte di un organo che ha inviato all'Assemblea ed alla Commissione I - lo trovate stampato - un articolatissimo parere, che, pur non essendo il vangelo o la bibbia (si può infatti discutere anche tale parere), contiene osservazioni e condizioni che non penso siano tutte inaccettabili. Ho trasfuso in questo mio emendamento - proposta tecnico-giuridica che nulla cambia della sostanza del provvedimento - nonché in un'ulteriore proposta emendativa che sarà poi esaminata, le osservazioni e le condizioni che lei, collega Saponara, ed il Comitato per la legislazione ci avete inviato. Ebbene, la sua risposta, non più nella veste di vicepresidente del Comitato per la legislazione, bensì in quella di relatore per la maggioranza di centrodestra sul provvedimento è: apprezzo, ma il parere della Commissione è totalmente contrario.
Presidente Casini, non possiamo continuare - anche se lei, legittimamente, sta parlando con un altro collega (d'altra parte anch'io vengo spesso a disturbarla) - in questo modo. Ciò non è accettabile! Questo è un modo di operare che si tramuta, in termini istituzionali, in disprezzo per il Parlamento, disprezzo che è moltiplicato dal fatto che fuori si continua ad affermare che l'opposizione non fornisce un apporto costruttivo. Lo ripeto, non è accettabile continuare in questo modo!
Il Comitato per la legislazione lo ha dimostrato: voi stessi avete scritto che con questo provvedimento si rilegifica quello che poteva essere fatto con regolamento (cioè quello che il Governo avrebbe potuto realizzare senza neppure passare per il Parlamento) e che poi viene delegificato ciò che avete rilegificato! C'è un modo schizoide di legiferare.
Vi siete trovati di fronte, perché questa è la verità, ad un problema terribile, tragico: Marco Biagi è stato assassinato dai terroristi delle Brigate rosse, e nessuno toglierà mai loro questa assassina responsabilità. Però voi del Governo, con le vostre strutture centrali e periferiche, avete dato dimostrazione di gravissima inadempienza rispetto almeno al tentativo di tutelare la vita di Marco Biagi. Parlo di tentativo perché sono state assassinate anche persone dotate di scorta, anche se è più difficile colpire questi soggetti. Le Brigate rosse, nell'ultima fase storica, purtroppo, da assassini vigliacchi quali sono, preferiscono ammazzare persone prive di tutela. Marco Biagi la tutela e la scorta ce l'aveva! Voi gliel'avete tolta! Non siete i responsabili dell'assassinio: i responsabili dell'assassinio sono terroristi! Voi però siete responsabili di un'omessa tutela e di un'omessa vigilanza e, quindi, avevate bisogno di una sorta di effetto annuncio al paese, realizzato con questo provvedimento.
PRESIDENTE. Onorevole Boato, la invito a concludere il suo intervento.
MARCO BOATO. Signor Presidente, mi avvio a concludere. Voi lo avete fatto e noi non ve lo abbiamo contestato. Lo ripeto, non ve lo abbiamo contestato. Almeno però prevedete un metodo di legiferazione d'urgenza diverso da quello che adottate! Oppure, se non siete capaci di farlo - perché siete incapaci di farlo -, accettate l'apporto costruttivo che l'opposizione e gli organi legislativi del Parlamento vi danno per migliorare il modo di legiferare.
Questa, signor Presidente, è la logica dell'emendamento che ho predisposto accogliendo le osservazioni sul piano tecnico-giuridico e tecnico-legislativo avanzate dal Comitato per la legislazione. Di tale organo, oltre che colleghi del centrosinistra, fanno parte anche alcuni colleghi della maggioranza di centrodestra, i quali in quella sede approvano certe osservazioni
e certe condizioni che poi, però, vengono respinte in aula.
Questo, Presidente Casini - lo dico a lei in quanto Presidente dell'Assemblea e non certo perché abbia responsabilità politiche - è un modo inaccettabile di legiferare e di confrontarsi in Parlamento che il Governo e la maggioranza continuano ad adottare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, l'approccio con cui abbiamo cercato di leggere e di apportare un contributo a questo provvedimento non pensa di dare lezioni a nessuno su una materia così difficile e delicata.
In sede di dichiarazione di voto finale svolgerò una valutazione più compiuta, ma vorrei dire fin d'ora che l'impianto complessivo che avete scelto non ci convince per nulla, perché ci espone ad una serie di preoccupazioni, che sono le stesse ricordate in precedenza dal collega Bielli.
Ho preso la parola solo per dire che condivido le ragioni testé espresse dal collega Boato, sia per quanto attiene al rapporto istituzionale che avete scelto sia per lo specifico aspetto che non si tiene mai conto, da parte di questo Governo e di questa maggioranza, dei suggerimenti e delle osservazioni del Comitato per la legislazione.
Tuttavia, nella fattispecie, nonostante l'obiettivo del collega Boato fosse proprio quello di evidenziare tale contraddizione, ritengo che in questo contesto approvare un siffatto emendamento, che introduce il provvedimento nell'ambito della legge n. 121 del 1981, sarebbe un danno superiore. Infatti, il problema principale di questo provvedimento è che, anche in questo caso, si rischia di svuotare l'unica riforma positiva di questi ultimi vent'anni e ritengo che almeno questo rischio dovrebbe essere evitato. Pertanto, per questa ragione del tutto politica, il nostro voto sarà contrario.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sinisi. Ne ha facoltà.
GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, condivido le intenzioni che hanno ispirato il Governo nel sottoporre alla nostra attenzione un disegno di legge di conversione di un decreto-legge volto a dare sostanza all'attività di individuazione delle effettive condizioni di rischio che sono alla base della decisione, sempre difficile, di rafforzare le misure di tutela attraverso l'intervento dello Stato. Tuttavia, al di là di questa idea ispiratrice - che certamente ci convince, perché andava superato un sistema diventato burocratico, formale e assolutamente lontano dai luoghi della conoscenza delle reali esigenze e dei rischi - riteniamo che la soluzione adottata in concreto sia assai sbagliata. In poche battute, esprimendo in sintesi due ragioni principali, voglio spiegarne il motivo.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, la prima questione è che questo provvedimento nasce dall'esigenza di colmare una lacuna assai grave, che provo anche una certa difficoltà a dover ribadire, anche per una sorta di timidezza e di pudore nei confronti di una vicenda, così grave da meritare probabilmente un'attenzione diversa, quale quella che ha visto l'assassinio del professor Marco Biagi e lo dico volutamente sotto voce.
In questo caso, invece, sembra che l'attenzione sia interamente rivolta non a quelle persone - anche cittadini - che hanno, in virtù del loro coraggio e delle loro scelte, una particolare esigenza di sicurezza, ma nei confronti di alte personalità e, soprattutto, di coloro che svolgono una funzione. Si rafforza, quindi, la concezione nazionale e popolare per cui le scorte vengono affidate non a chi ne ha diritto, ma a coloro che esercitano una funzione di prestigio, quasi fossero uno status symbol. Ciò viene rimarcato addirittura in interi articoli di questo decreto-legge.
In secondo luogo, mi permetto di dire con chiarezza (già una volta ho svolto questa osservazione) che non so più chi scriva questi testi di legge, perché in alcuni tratti sembrano usciti dalla penna un po' disinvolta e distratta di qualcuno che sta operando sulle volanti dell'ufficio scorte piuttosto che da un ufficio legislativo di un ministero.
Alcune espressioni sono gergali, incomprensibili non soltanto per uno studioso attento, ma persino per un comune cittadino che non abbia prestato servizio su una volante. I «voli», le «personalità» invece che le «persone» sono espressioni che appartengono alla dialettologia, non al modo di fare le norme di un Parlamento: su questo abbiamo chiesto la vostra attenzione.
Signor Presidente, sono rammaricato per un'occasione perduta e non tanto per un atteggiamento della maggioranza. Sono rammaricato perché era il caso di rimettere mano ad una questione assai delicata. Anche noi quando abbiamo governato ci siamo posti l'obiettivo di ridurre il personale impiegato nelle scorte. So quanto sia difficile questa operazione perché è facile dare, ma è sempre difficilissimo togliere. Però, questa volta si è andati oltre il segno ed oltre la misura scegliendo fior da fiore e senza un'analisi oggettiva delle esigenze. In questo provvedimento tali disparità e discriminazioni trovano, addirittura, la consacrazione in un testo normativo.
È per questo che dico, con molta volontà di approfondire la discussione laddove ve ne sia ancora lo spazio, al rappresentante del Governo ed al collega Saponara che nessuna delle questioni da noi poste aveva volontà di negare l'intuizione, né di ostacolare il provvedimento. Voleva semplicemente realizzare un provvedimento buono che servisse a dare più sicurezza ai cittadini e, soprattutto, più giustizia anche nel riconoscimento dei diritti alla sicurezza dei cittadini. Invece, abbiamo visto che questo ascolto ci è stato negato. Le intenzioni che abbiamo manifestato sono buone, anche in questo mio intervento che spero mi venga riconosciuto non soltanto per onestà intellettuale, ma per il desiderio di partecipare alla realizzazione di un provvedimento buono nell'interesse dei cittadini e della sicurezza del nostro paese. Spero che si aprano quei varchi negati, a mio avviso, irragionevolmente e si possa svolgere quella discussione che aprioristicamente è stata negata.
Assistiamo, in questi giorni, ad una discussione sulle luci spente o accese in autostrada. Spegnere o accendere le luci in autostrada può costituire soltanto il fondamento per fare una contravvenzione. Spegnere o accendere le luci sul diritto alla sicurezza dei cittadini può corrispondere a spegnere o accendere una vita. Su questo vi invito a riflettere per aprire una discussione profonda su un provvedimento che vogliamo scrivere insieme a voi e, soprattutto, migliorare (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.
RICCARDO MARONE. Signor Presidente, le osservazioni svolte dal Comitato per la legislazione, ed alle quali l'emendamento dell'onorevole Boato fa riferimento, sono numerose e hanno ad oggetto argomenti di cui abbiamo parlato poco fa in quest'aula in materia di semplificazione. Il Comitato compie osservazioni sull'efficacia del testo sotto il profilo della semplificazione, della chiarezza e della formulazione delle norme, compie osservazioni sui limiti di contenuto del decreto-legge e raccomanda la semplificazione ed il riordinamento della legislazione vigente.
Il sottosegretario, in Commissione, ci ha detto di formulare valutazioni differenti rispetto a quelle del Comitato, ma non abbiamo capito quali siano. Infatti, le osservazioni di fondo del Comitato sono due. In primo luogo, il Comitato ci chiede perché queste norme non vengano inserite nel corpo della legge n. 121 del 1981. In tal modo, a mio avviso, avremmo evitato il problema che abbiamo nell'interpretazione degli articoli 4 e 5 che, avulsi dalla citata legge n. 121, stanno creando problemi
interpretativi. In secondo luogo, il Comitato ci chiede giustamente perché rilegifichiamo materie che sono state delegificate quando si poteva provvedere attraverso norme regolamentari.
Rispetto a questo non mi sembra vi sia stata alcuna chiarificazione da parte del Governo, se non la risposta di una presunta impossibilità di far tornare il provvedimento al Senato per mancanza di tempi. Poiché tale circostanza appare non veritiera, dal momento che il decreto-legge scade il prossimo 5 luglio - e vi sarebbero pertanto i tempi necessari -, vi potrebbe essere allora un'altra ragione: quella cioè che i provvedimenti in discussione al Senato la prossima settimana siano ritenuti più importanti di questo provvedimento o meglio non di questo provvedimento bensì dei miglioramenti che ad esso potevano essere apportati, a seguito di una funzione collaborativa svolta dall'opposizione in Commissione, che, forse, in un sistema maggioritario potrebbe anche non essere richiesta all'opposizione, ma che invece è stata svolta e che per tutta risposta non ha avuto alcuna considerazione da parte del Governo, nonostante che - lo ripeto, anche se ci torneremo poi specificamente nell'esame dei singoli emendamenti - avevamo tutti verificato che alcune parti di questo provvedimento presentano elementi di scarsa chiarezza che meritavano certamente un intervento emendativo. Si è, invece, insistito da parte del Governo nell'esprimere parere contrario su tutti gli emendamenti; a tale situazione, il relatore non solo si è dovuto adeguare con qualche riluttanza, ma ha dovuto anche elaborare argomenti per dimostrare che non occorrevano emendamenti: è stata quindi una difficile elaborazione, apprezzabile come capacità argomentativa, ma che certamente non ha convinto nessuno e forse neanche lo stesso relatore.
Quindi, noi insistiamo perché si possa aprire un varco nei Diktat del Governo per discutere finalmente della necessità di migliorare la qualità di questo provvedimento. L'emendamento dell'onorevole Boato non entra nel merito del provvedimento, bensì si limita a prendere atto delle osservazioni del Comitato per la legislazione, che qualifica questo provvedimento come un provvedimento non certo brillante sotto il profilo della chiarezza e della semplificazione. Noi abbiamo appunto offerto il modo per poterlo migliorare, ma prendiamo atto che il Governo non intende migliorarlo e quindi insistiamo nel nostro emendamento e ci auguriamo che in sede di votazione qualcuno possa comprendere l'importanza di migliorare il testo governativo (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Vedo una moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 348
Votanti 347
Astenuti 1
Maggioranza 174
Hanno votato sì 151
Hanno votato no 196)
Passiamo alla votazione dell'emendamento Sinisi 1.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sinisi. Ne ha facoltà.
GIANNICOLA SINISI. Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, l'emendamento è volto ad aggiungere una sola parola, tuttavia tale parola contiene in sé un significato importante. In base all'attuale impostazione della legge, si riconosce il diritto alla sicurezza a chi svolge un ruolo di Governo o comunque una alta funzione all'interno delle istituzioni del nostro paese; si riconosce quindi a chi ha una funzione - e con tale termine si intende normalmente una funzione di tipo istituzionale
- e si introduce una norma residuale che parla di altri comprovati motivi.
Noi crediamo che la sicurezza debba essere garantita anche ai privati cittadini e non soltanto a coloro che svolgono pro tempore attività di Governo; crediamo, inoltre, che non debba essere riconosciuta in virtù di una funzione, bensì in virtù di un'esigenza e pertanto chiediamo che venga emendato il testo, aggiungendo la parola «attività» alla parola «funzioni». Questa semplice parola apre uno spazio alla giustizia anche nell'attribuzione del diritto alla sicurezza nel nostro paese e introduce uno scenario assai diverso da quello che viene configurato in questo testo, vale a dire una sicurezza per privilegiati e non per tutti.
Quindi, in questo senso, invitiamo l'Assemblea ad accogliere questo piccolo, ma significativo, emendamento.
FILIPPO ASCIERTO. È pleonastico!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.
RICCARDO MARONE. Signor Presidente, devo dire che l'emendamento proposto dall'onorevole Sinisi appare indispensabile specie se si considera la filosofia di questo provvedimento e l'approvazione dell'articolo 5-bis, laddove si prevedono attribuzioni particolari solo per gli agenti e per gli autisti delle personalità di Governo.
Abbiamo già avuto modo di affermarlo in sede discussione sulle linee generali: attualmente, il rischio sicurezza riguarda sempre più soggetti diversi dalle grandi personalità di Governo, come purtroppo l'esperienza di questi ultimi anni ci sta insegnando.
Quindi, riteniamo che l'emendamento in esame, che ha lo scopo di garantire la sicurezza di qualsiasi soggetto che possa trovarsi in una situazione di rischio, sia significativo, modificando la filosofia del Governo che, invece, mira a proteggere soggetti che svolgano funzioni di un particolare tipo e non quelli che, per una qualsiasi ragione, possono trovarsi in condizioni di rischio.
Dunque, esprimeremo voto favorevole su questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Anedda. Ne ha facoltà.
GIAN FRANCO ANEDDA. Signor Presidente, credo che, in quest'aula, si stia per verificare ciò che tante volte di recente è accaduto, vale a dire la mistificazione dello scritto. Infatti, tutte le critiche sono giuste quando sono esatte e quando rispondono precisamente ai concetti, altrimenti si trasformano - come è accaduto altre volte - in ingiuria e in insulto gratuito.
Allora, rileggiamo la norma: «(...) la protezione delle alte personalità istituzionali nazionali ed estere, nonché delle persone che per le funzioni esercitate o che esercitano o per altri comprovati motivi (...)». Dunque, si tratta di una dizione la più ampia possibile che ricomprende anche quella riduttiva parola «attività» che, con il presente emendamento, si chiede di introdurre nel testo.
Quindi, l'emendamento è quasi privo di senso in relazione all'articolo, in quanto traduce - mi dispiace dirlo - una grande verità, vale a dire che, quando non si può contrastare la finalità di un provvedimento che non è lotta al terrorismo ma protezione per chi può essere vittima del terrorismo medesimo, si ricorre a questi sotterfugi e a queste mistificazioni che, francamente, sono indegne per chi le ha proposte (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Presidente, anche se non ho presentato questo emendamento, esprimerò voto favorevole sullo stesso.
Intendo soltanto evidenziare - e mi spiace che ciò sia derivato dall'intervento
del collega Anedda, del quale in genere riconosco l'equilibrio - una sequela di affermazioni francamente incomprensibili.
Il collega Anedda non condivide l'emendamento Sinisi 1.2 in quanto ritiene, per una sua legittima interpretazione, che aggiungere la parola «attività» dopo la parola «funzioni» possa essere - in linguaggio giuridico o giudiziario - ultroneo, in quanto è presente l'espressione «o per altri comprovati motivi».
Se lei avesse detto questo, si tratterebbe di un normale confronto parlamentare. Io voterò a favore dell'emendamento del collega Sinisi perché è comunque utile per dare maggiore estensione a questo provvedimento. Lei non condivide la proposta dell'onorevole Sinisi non perché la ritenga sbagliata ma perché la ritiene già ricompresa.
Collega Anedda, è immaginabile che lei, per dire questo, arrivi a sostenere che, in realtà, dietro all'emendamento Sinisi 1.2, nella sua motivazione, c'è l'ingiuria, c'è il sotterfugio, c'è la volontà di non portare a termine il provvedimento?
Noi saremmo quelli che non vogliono le scorte (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)? Collega Anedda, mi pare che Marco Biagi la scorta da qualcuno l'avesse avuta. E da qualcun altro gli è stata tolta. Questa è la verità storica! Non mi costringa a ricordare una vicenda terribile che noi abbiamo cercato di non utilizzare (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Socialisti democratici italiani)! Mi pare che questa sia la verità.
Allora, lei può dissentire da questo emendamento e l'ha fatto. Ma non può attribuire ad un emendamento l'insulto, l'ingiuria e la volontà di impedire un provvedimento a cui arrivate tardivamente e, purtroppo, male. Noi vorremmo che ci si arrivasse, ma meglio. Questo sì, mi sembra veramente ultroneo e, soprattutto, poco rispettoso del confronto parlamentare (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Ulivo e Misto-Socialisti democratici italiani).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sinisi 1.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 348
Votanti 345
Astenuti 3
Maggioranza 173
Hanno votato sì 137
Hanno votato no 208).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Sinisi 1.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sinisi. Ne ha facoltà.
GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, non commenterò le parole del collega Anedda perché lo conoscevo come una persona diversa da quella che ho ascoltato in quest'aula. Voglio continuare a custodire il ricordo di una persona pacata, moderata ed aperta al ragionamento e, quindi, preferisco aver già dimenticato ciò che ha detto. Bastava votare quell'emendamento e saremmo andati avanti.
Detto questo, a proposito del mio emendamento 1.3, vorrei riproporre la questione in termini aneddotici, per essere compreso ancora meglio: un'azienda calabrese, che credo imbottigliasse acqua minerale, aveva deciso di chiudere a causa delle minacce subite; si stabilì di concedere la scorta a tutti gli operai, perché era interesse dello Stato che quell'azienda non chiudesse in Calabria. La chiusura di un'azienda per ragioni di sicurezza sarebbe stato un segnale devastante.
Allora, con questo emendamento, vorremmo che ai «comprovati motivi» si aggiungesse che per altre ragioni, per le quali sussista un interesse sociale rilevante, la sicurezza possa essere garantita dallo Stato. Noi crediamo profondamente
nello Stato e riteniamo che esso abbia, rispetto ai cittadini, diritti ma anche doveri e che questi doveri debbano esprimersi innanzitutto garantendo sicurezza, soprattutto in quelle aree nelle quali essa è messa a rischio più gravemente, traducendosi in un ingiustizia, oltre che in un ostacolo allo sviluppo economico.
Si tratta di un emendamento che mette in chiaro una volontà e cerca di ricostruire un equilibrio tra una scorta certamente data a chi ricopre un'alta carica istituzionale ed una discussione da avviare per un soggetto che può avvalersi soltanto di eventuali «comprovati motivi». Noi vogliamo che non ci siano soltanto i comprovati motivi, ma che la sicurezza sia garantita dallo Stato quando c'è un interesse sociale rilevante. Chiediamo, quindi, che questo emendamento venga approvato dall'Assemblea.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sinisi 1.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 355
Maggioranza 178
Hanno votato sì 143
Hanno votato no 212).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Sinisi 1.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ascierto. Ne ha facoltà.
FILIPPO ASCIERTO. Signor Presidente, vorrei che si leggesse accuratamente l'articolo 1 e si ponesse attenzione a ciò che vi è scritto. Noi ci troviamo di fronte ad un testo che non soltanto tutela colui che riceve minacce ma, inoltre, evita a coloro che esercitano quest'attività sperperi, sprechi, sovrapposizioni e problemi di vario tipo.
Ma veniamo a chi subisce le minacce, che non sono solo le personalità di rilievo. Caro collega Sinisi - con cui condivido i confronti e la passione per la sicurezza -, se leggi attentamente, ti accorgi che nella norma c'è scritto: nonché delle persone che per le funzioni esercitate o che esercitano o per altri (...) motivi, sono soggette a pericoli o minacce potenziali...
MARCO BOATO. Abbiamo già superato questo argomento. Siamo sull'altro comma.
FILIPPO ASCIERTO. Abbiamo superato, ma non vale: vale l'opportunità.
Colgo l'occasione per intervenire su una questione che è strumentale nei suoi particolari che sono correlati a fatti di natura terroristica, ma anche al crimine organizzato. Conosciamo bene i problemi legati al crimine organizzato nel sud, di alcune regioni dove la criminalità organizzata, di fatto, minaccia anche i singoli cittadini, che non sono esclusi dal comma 1 dell'articolo 1 e dagli altri commi successivi, per cui ritengo strumentale e superflua una serie di emendamenti che sono stati presentati proprio nella direzione anzidetta.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mattarella. Ne ha facoltà.
SERGIO MATTARELLA. Signor Presidente, intervengo su questo emendamento perché riguarda il secondo comma. Qui si prescrive che il ministro dell'interno adotti delle direttive d'intesa con la Presidenza del Consiglio, il che vuol dire con il Presidente del Consiglio, perché è il Presidente che rappresenta la Presidenza e firma per essa.
Signor Presidente, credo che sia davvero la prima volta che si prevede che il Presidente del Consiglio fornisca l'intesa a un suo ministro per un provvedimento del ministro: credo che sia davvero la prima volta. Quando il Presidente del Consiglio firma atti di Governo con i suoi ministri, sono questi che danno l'intesa e il Presidente
del Consiglio che adotta il provvedimento, mai il contrario. Esiste una cosa che si chiama articolo 95 della Costituzione: il Presidente del Consiglio dirige la politica generale e coordina l'attività dei ministri; che il Presidente del Consiglio fornisca l'intesa a un suo ministro è un capovolgimento di quanto prevede l'articolo 95 della Costituzione.
Segnalo questo problema, signor Presidente, orami non più rimediabile vista la blindatura del decreto-legge, perché vi si rimedi presto in futuro. Non è pensabile che vi sia una inversione e che sia il Presidente del Consiglio a fornire l'intesa a un atto di un ministro del suo Governo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
FILIPPO ASCIERTO. Non è così.
ALFREDO MANTOVANO, Sottosegretario di Stato per l'interno. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALFREDO MANTOVANO, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, intervengo soltanto per ricordare quello che l'onorevole Mattarella, essendo stato Vicepresidente del Consiglio dei ministri, conosce molto bene. Qui vi sono due competenze che si intrecciano: quella in ordine alla disponibilità dei voli, che compete alla Presidenza del Consiglio - stiamo parlando soprattutto dei voli CAI -, e quella della sicurezza attinente ai voli medesimi. Il tema della sicurezza rientra, evidentemente, nell'oggetto di questo decreto-legge, che nell'ambito più ampio della protezione si occupa non soltanto dei trasporti su terra, ma anche dei trasporti in volo.
L'intesa con la Presidenza del Consiglio dei ministri - non con il Presidente - tende a coordinare dal punto di vista materiale, la disponibilità della sicurezza, che compete al ministro dell'interno, con la disponibilità dei voli, che compete all'ufficio della Presidenza del Consiglio. Non c'è nessuna lesione di norme costituzionali, ma c'è semplicemente un problema di ordinaria e quotidiana funzionalità dei servizi.
FILIPPO ASCIERTO. È stato pure ministro!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, l'intervento precedente del collega Ascierto non c'entrava nulla, difatti il rappresentante del Governo è intervenuto sulla materia...
FILIPPO ASCIERTO. Non ho fatto in tempo prima!
PRESIDENTE. Onorevole Boato, il Presidente, in precedenza, non aveva fatto in tempo a vederlo.
MARCO BOATO. Signor Presidente, aveva fatto in tempo poiché ho notato che aveva segnalato il problema ai colleghi del suo gruppo, ma non ha importanza: si trattava solo di alimentare la polemica sulla precedente vicenda che avevamo malamente concluso.
FILIPPO ASCIERTO. Boato, ma fatti i fatti tuoi!
MARCO BOATO. Adesso ci troviamo a discutere il comma 2, riguardante il tema dei voli. Relativamente alla direttiva sui voli, la previsione recata dal decreto-legge è sostanzialmente superflua, in quanto le stesse finalità potrebbero, di fatto, essere raggiunte attraverso l'emanazione di una nuova direttiva in materia da parte del Presidente del Consiglio dei ministri. La formulazione del comma, tuttavia, innova la disciplina vigente solo nella misura in cui rimette - come denunciato poco fa dal collega Mattarella e ripreso dal sottosegretario Mantovano -, non già al Presidente del Consiglio dei ministri, ma al ministro dell'interno, d'intesa con la Presidenza del consiglio, il potere di emanare
direttive. Poiché presso la Presidenza del Consiglio opera già un ufficio per i voli di Stato, di Governo ed umanitari, previsto dall'articolo 27-bis del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 4 agosto 2000; sarebbe stato invece opportuno lasciare inalterata l'attuale ripartizione delle competenze ed evitare una sovrapposizione di atti che disciplinano la medesima fattispecie.
Questa è la vera questione - non c'entra nulla quello che è stato detto prima - che andrebbe sollevata nel merito di questa vicenda se si volesse migliorare il decreto-legge e che, anche sotto il profilo costituzionale, istituzionale, il collega Mattarella ha opportunamente segnalato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sinisi. Ne ha facoltà.
GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, intervengo molto brevemente per associarmi alle osservazioni fatte dai colleghi Mattarella e Boato. In precedenza ho sottolineato che in questo provvedimento vi sono delle espressioni addirittura gergali. Io sfido quanti di voi non abbiano prestato attività presso il Ministero dell'interno o presso il SISMI, titolare della CAI, a capire cosa significa il fatto che il ministro dell'interno e la Presidenza del Consiglio dei ministri dispongano i voli per garantire la sicurezza, poiché il termine «i voli» può essere di ogni genere, di ogni natura.
Noi abbiamo presentato un emendamento il quale tende a precisare che, attraverso questa richiesta del ministro dell'interno, si utilizzano mezzi di trasporto speciali, inclusi i mezzi aerei a disposizione delle Forze armate o di altre amministrazioni dello Stato.
GIANNICOLA SINISI. Non vi è soltanto un problema di voli che, evidentemente, aveva tanto a cuore l'estensore gergale di questa norma, ma esiste anche un problema di utilizzo di mezzi delle Forze armate, comprese le motovedette che possano essere impiegate soprattutto per collegare le isole del nostro paese e che, invece, sono fuori da questo provvedimento e che non avranno, di fatto, alcuna disciplina.
Questo emendamento, volto a migliorare il testo del provvedimento, non soltanto nel lessico, ma anche negli obiettivi, è stato ritenuto inadeguato. Siccome l'emendamento in esame, non solo non ritarda l'approvazione del provvedimento, ma ne migliora l'efficacia, invito i colleghi parlamentari presenti in questa attenta aula a votare a favore di questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.
RICCARDO MARONE. Signor Presidente, francamente comprenderei più che il Governo continuasse a trincerarsi dietro la necessità di approvare il provvedimento così com'è, anziché difendere una formazione che è assolutamente indifendibile.
Condivido pienamente le osservazioni fatte dal collega Sinisi quando trova inaccettabile che in una legge dello Stato si possano usare formule come quelle usate nel secondo comma e cioè: «...direttive per disporre i voli...». Francamente, non capisco perché ci si occupi solo del trasporto aereo, infatti i soggetti sottoposti a rischio possono avere la necessità di essere trasportati nelle maniere più svariate.
Vi è, come affermato dal collega Sinisi, il problema dei trasporti marittimi, nonché il problema relativo all'esigenza di una formulazione corretta in termini di lingua italiana. Pertanto, sarebbe molto più corretto affermare che è impossibile modificare il testo poiché non vi sono i tempi per farlo, assumendosi l'impegno di modificarlo o di migliorarlo il più presto possibile. Trovo, inoltre, anche francamente insoddisfacente la risposta del sottosegretario alle osservazioni dell'onorevole Mattarella. È pacifico che il ministro
non possa adottare un provvedimento di intesa con il Presidente del Consiglio dei ministri; non si tratta di un problema di come sia organizzato o da chi dipenda l'ufficio (non si sa se dipenda dal Ministero dell'interno o dalla Presidenza del Consiglio). Non è questo il problema! Il problema è che il ministro dell'interno nel nostro ordinamento non può adottare il provvedimento di intesa con il Presidente del Consiglio poiché è esattamente il contrario.
Pertanto, il secondo comma è errato nella sua formulazione per due aspetti. Si dica che non si può modificare per motivi di urgenza e di tempi e non lo si difenda nel merito perché è assolutamente indifendibile.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole sull'emendamento in esame perché ritengo inopportuno che, da parte della maggioranza, si alzino i toni su una questione come questa, in particolare quando si avverte una certa debolezza sul piano delle argomentazioni. Si alzano i toni di fronte alle modifiche proposte, anche se molto formali, con riferimento sia alle modalità con cui bisognerebbe redigere una legge sia, da un punto di vista istituzionale, al contenuto specifico che non può essere sottovalutato. Quando si avverte la sussistenza di questa debolezza, sarebbe meglio, dal punto di vista delle relazioni istituzionali, ammetterla, sostenendo un'altra ragione, vale a dire quella - tutti l'abbiamo colta - di voler concludere l'esame del provvedimento senza modificarlo minimamente. Anche questo dato merita un giudizio politico. Non è la prima volta - anzi è ormai la regola - che ci troviamo in quest'aula con i tempi ridotti; in questa sede non si definiscono priorità tali da consentire la valutazione di tempi e di percorsi adeguati al fine di realizzare un appropriato confronto istituzionale.
Credo che su un provvedimento come questo vi sia demagogia generale (si evince anche dalle risposte del ministro alle interrogazioni da molti di noi presentate in occasione dell'omicidio di Biagi), attraverso un richiamo all'unità nazionale. Non si può fare demagogia nei momenti tragici del paese, richiamando all'unità nazionale ed alzare i toni per respingere, senza argomentazioni, qualsiasi modifica, anche la più modesta, quando, sulla base di questi tragici avvenimenti, si presentano provvedimenti come questi che, al contrario, meriterebbero un confronto serrato e serio. Penso che questa proposta di modifica non stravolga assolutamente il testo (anzi, al riguardo, si potrebbero muovere alcune critiche).
Proprio per tale motivo, non si comprende il motivo per cui dovrebbe essere respinto l'emendamento in esame. Noi esprimeremo, al riguardo, un voto favorevole.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sinisi 1.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 347
Votanti 346
Astenuti 1
Maggioranza 174
Hanno votato sì 141
Hanno votato no 205).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Sinisi 1.5.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sinisi. Ne ha facoltà.
GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, anche in questo caso devo rilevare che con la proposta emendativa in esame si intende soltanto apportare maggiore chiarezza al testo proposto. Secondo il comma 3 dell'articolo 1, il Presidente del Consiglio dei ministri, d'intesa con il ministro
dell'interno, può definire modalità differenziate in ordine alla tutela e alla protezione di cui al comma 1.
Noi proponiamo di specificare quelle modalità differenziate, che non è realmente chiaro in cosa consistano, posto che la sicurezza dovrebbe essere garantita individualmente rispetto a ciascuna situazione, attraverso un provvedimento ad hoc, che questo ufficio neoistituito dovrebbe realizzare, con specifiche modalità di attuazione, posto che ci sembra che siano quelle che possono essere eventualmente messe in discussione in maniera differenziata rispetto a quelle proposte. Come si vede, è un emendamento meramente formale che deriva dal fatto che questa norma, così com'è stata scritta, è davvero poco comprensibile.
Invitiamo quindi ad esprimere un voto favorevole su questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.
RICCARDO MARONE. Signor Presidente, vorrei semplicemente far notare al rappresentante del Governo che la formulazione del terzo comma smentisce puntualmente quanto da lui sostenuto ai fini del secondo comma. Nel terzo comma infatti, nonostante la legge riguardi il Ministero dell'interno ed i profili di sicurezza relativi a quest'ultimo, quando si parla di intesa fra ministro degli interni e Presidente del Consiglio, si prevede correttamente che il Presidente del Consiglio dei ministri, di intesa con il ministro degli interni, possa definire modalità differenziate.
Noi riteniamo sbagliata questa terminologia e preferiamo la terminologia specifica «modalità di attuazione»; tuttavia, la formulazione del terzo comma conferma quanto già abbiamo affermato rispetto al secondo comma, ovvero che è indispensabile la modifica del secondo comma - e mi auguro si procederà in tal senso in seguito - per ripristinare un corretto rapporto tra Presidenza del Consiglio e Ministero degli interni.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, condivido l'emendamento 1.5 ed esprimerò voto favorevole per le motivazioni che il collega Sinisi ha espresso e per quelle che ora ha ripreso il collega Marone. Colgo l'occasione, per non chiedere la parola sull'ordine dei lavori dopo aver votato, di segnalarle l'opportunità di valutare, come dire, le circostanze. Questo è l'ultimo voto relativo all'articolo 1 del decreto-legge poi si comincerà l'esame dell'articolo 2 rispetto al quale vi è un numero significativo di proposte emendative e vi è anche la necessità di un approfondito dibattito.
Da molte votazioni, come è assolutamente evidente dal tabellone, in quest'aula l'opposizione contribuisce al mantenimento del numero legale, perché la maggioranza non avrebbe il numero legale. Noi non contestiamo tale aspetto in questo momento: siamo qui e stiamo votando. Da pochi minuti vedo che il gruppo della Lega nord Padania, per suoi impegni interni, salvo il proprio rappresentante, è uscito dall'aula.
Mi parrebbe pertanto opportuno che lei valutasse, dal momento che anche da parte della maggioranza vi è l'assenso, di sospendere i nostri lavori con quest'ultimo voto e di riprenderli nella giornata di domani.
ELIO VITO. Va bene, basta che votiamo!
NICOLÒ CRISTALDI. Va bene.
PRESIDENTE. Vorrei far presente che anche il Presidente Casini mi ha ribadito che concordava sul fatto che, dopo questo voto, si esaurisse il dibattito. Io stesso l'ho ribadito al collega Innocenti.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sinisi 1.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 332
Maggioranza 167
Hanno votato sì 135
Hanno votato no 197).
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
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