Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 165 del 26/6/2002
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(Esame dell'articolo 14 - A.C. 1534-B)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 14 e dell'unica proposta emendativa ad esso presentata (vedi l'allegato A - A.C. 1534-B sezione 16).
Nessuno chiedendo di parlare e non essendo stato segnalato l'unico emendamento presentato, passiamo alla votazione dell'articolo 14.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, l'articolo 14 tratta la modifica del decreto legislativo n. 454 del 1999, che reca norme


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in merito alla riorganizzazione del sistema della ricerca in agricoltura portando all'istituzione, appunto, del centro delle ricerche e sperimentazioni in tale settore. Se l'oggetto di tali modifiche è la creazione di un consiglio dei dipartimenti che sostituisca il consiglio scientifico e l'istituzione per altri enti, quali l'INEA, l'INRAN, di consigli scientifici prima non previsti dalla riforma, il vero scopo di questo articolo è l'introduzione per delega di un sistema di spoils system per azzerare i consigli di amministrazione di tutti questi enti.
Abbiamo spesso parlato, in riferimento a questo provvedimento, di colpo di mano. Ebbene, in questo caso siamo di fronte ad un colpo di mano veramente straordinario. Questo articolo è stato infatti inserito nel testo tramite un subemendamento del Governo mezz'ora prima che il provvedimento venisse in discussione in Assemblea (la prima volta che fu sottoposto alla nostra attenzione). Questo subemendamento ci colse tutti impreparati, in quanto non fu esaminato in Commissione e, pertanto, durante il dibattito alla Camera, non fu possibile argomentare la nostra posizione. Lo possiamo fare ora, anche se tale disposizione non può più essere modificata in quanto è possibile modificare oggi solo le parti del provvedimento «ritoccate» dal Senato (non è questo il caso in esame, se non per una piccola parte riguardante il comma 2 di tale articolo).
Il problema è quello della riforma del CRA. Il CRA è l'esito della riforma della ricerca in agricoltura portata a termine dal Governo D'Alema attraverso il ministro De Castro, riforma che ha avuto il consenso e l'appoggio unanime di tutto il Parlamento, nonché delle organizzazioni professionali, degli istituti di ricerca, delle università e via dicendo.
Il consiglio di amministrazione insediato nel marzo del 2001 ha ben operato. Ne sono testimonianza le attestazioni di stima da parte delle regioni, la concordia con cui esso ha lavorato, la collaborazione con il direttore generale e anche il consenso che il consiglio d'amministrazione stesso ha ricevuto dalle 1.800 persone ripartite in 80 sedi in tutta Italia. È un consenso che aveva anche come obiettivo la fiducia in una riforma operata, come dicevo, dai governi dell'Ulivo, che è attesa da più di vent'anni e che avrebbe potuto dare i propri frutti in seguito alla presentazione, da parte del consiglio di amministrazione, di uno statuto e di due regolamenti, uno per la contabilità e uno per l'organizzazione, che avrebbero finalmente potuto dare il via a questa riforma.
Con l'articolo 14 si azzera il consiglio di amministrazione. Innanzitutto, appare assolutamente irragionevole sostituire il consiglio scientifico con un consiglio dei dipartimenti e non si comprende assolutamente per quale motivo bisognerebbe azzerare il consiglio di amministrazione.
Detto ciò - lo ripeto - siamo di fronte a un tipico caso di appropriazione del potere attraverso lo spoils system, sicuramente in spregio alle regole democratiche e anche alle regole stabilite dalla riforma federalista del titolo V della Costituzione.
Vorrei citare in questa sede il parere espresso dalla Conferenza dei presidenti delle regioni in cui, a proposito della composizione del consiglio della ricerca, si parla di proposte non condivisibili, in quanto il numero dei membri, precedentemente pari a cinque, è elevato a sette, mentre il numero dei membri designati dalle regioni, pari a tre rimane invariato, evidentemente alterando all'interno del consiglio d'amministrazione il precedente equilibrio fra potere centrale e potere delle regioni.
Inoltre, le regioni sottolineano che il consiglio dei dipartimenti, che sostituisce il consiglio scientifico, è un'altra scelta che non appare condivisibile. Si dice testualmente che tale modifica, oltre a intervenire a priori sull'assetto organizzativo del consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, limita la composizione di tale organo ai soli componenti della struttura interna rispetto alla previsione del consiglio scientifico dove era previsto che il 50 per cento dei membri fossero esterni e il 50 per cento di membri fossero interni e individuati con procedure elettive.


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PRESIDENTE. Onorevole Marcora, concluda, per favore.

LUCA MARCORA. Tale orientamento rischia di apparire come una scelta di un organo autoreferenziato in una fase in cui, al contrario, sono necessari un'apertura e un collegamento con tutte le sedi di ricerca presenti nel paese.
Vi sono anche questioni di legittimità costituzionale e si possono prefigurare ipotesi di abuso di diritto, violazione di procedure parlamentari e irragionevolezza.
Concludo dicendo che più volte il ministro e il Presidente del Consiglio Berlusconi hanno ribadito la centralità dell'agricoltura nella politica di questo nuovo Governo. Se si vuole porre al centro l'agricoltura, affossando la ricerca in agricoltura e gettando 28 istituti di ricerca nel caos più completo per pura logica di spartizione del potere, sicuramente siamo molto distanti dalle promesse fatte (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rava. Ne ha facoltà.

LINO RAVA. Signor Presidente, vorrei partire dal fatto che condividiamo l'emendamento Mascia 14.1 perché, in un quadro che riteniamo del tutto negativo, rappresentato dall'articolo al nostro esame, recupera almeno un principio: quello secondo cui i componenti del consiglio scientifico, seppure dei singoli istituti ed enti di ricerca, abbiano almeno quelle conoscenze tecnico-scientifiche necessarie per ricoprire un ruolo che, comunque, rimane estremamente delicato. È il minimo, ma credo di poter dire che, purtroppo, è esattamente il contrario della scelta operata con questo provvedimento.
Come dicevo, ho espresso un giudizio negativo sull'articolo. L'onorevole Marcora ha ricordato il parere della Conferenza Stato-regioni in cui venivano espressi giudizi molto significativi. Vorrei citare il giudizio della VII Commissione del Senato che invita la Commissione di merito ad una approfondita riflessione atteso che le suddette modifiche, quelle previste dall'articolo che stiamo analizzando, sembrano poter compromettere l'autonomia scientifica degli enti sottoponendola ad un forte controllo centrale.
Noi contestiamo esattamente il fatto che si voglia piegare alla logica di un potere politico quello che dovrebbe essere, invece, uno strumento utile per mettere in sinergia gli istituti di ricerca nazionali. Erano trent'anni che si cercava di mettere ordine su tutta la materia della ricerca in agricoltura. Con il decreto legislativo n. 454 del 1998 finalmente si era riusciti, anche confrontandosi con gli istituti di ricerca e gli operatori che lavorano all'interno della ricerca in agricoltura, a definire un quadro funzionale che iniziava a dare i suoi frutti. Infatti, si metteva in contatto il mondo della ricerca con il mondo delle regioni, con il mondo dell'associazionismo, con il mondo della produzione. Questi erano gli obiettivi che ci eravamo posti e che si stavano piano piano realizzando.
Oggi, con questo provvedimento, dite che questa autonomia non va più bene. In sostanza, proponete di sostituire il consiglio scientifico con il consiglio dei dipartimenti. Quello che in pratica succederà dopo tale scelta sarà l'eliminazione di quell'autonomia che si era faticosamente definita. Infatti, è chiaro che il consiglio di dipartimento diventa uno strumento interno degli enti. Il coordinamento di questi con un consiglio di dipartimento è sicuramente necessario, ma lo è per perseguire gli obiettivi, non per disegnare gli obiettivi, non per mettere in campo tutte le risorse intellettuali che questo paese ha.
Con questa scelta, dunque, il Governo fa coincidere chi deve dare gli indirizzi della ricerca con chi li deve attuare rischiando - anzi, tale rischio può essere definito una certezza - di perdere la visione unitaria della ricerca. Si tratta di strade già percorse nel passato in cui si hanno doppioni di ricerca, ricerche senza una finalizzazione verso la produzione e ricerche che non servono alle regioni. In


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sostanza, vi è un forte dispendio di energia e di risorse economiche e credo che questo non faccia bene.
Nell'ultimo comma di questo articolo è specificata la ragione per cui viene fatto tutto ciò: la volontà di fare piazza pulita degli organi del consiglio. Il consiglio di amministrazione non va bene a questo Governo forse perché è troppo autonomo, forse perché ha lavorato troppo bene, forse perché non si è piegato alle ragioni della politica di parte. Credo che con questa operazione, però, si deluda certamente il mondo della ricerca ed anche tutto il mondo dell'agricoltura (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Acquarone. Ne ha facoltà.

LORENZO ACQUARONE. Mi riallaccio, signor Presidente, alle argomentazioni svolte dai colleghi Marcora e Rava. L'emendamento Mascia 14.1 è approvabile nel senso che migliora il testo pervenuto dal Senato, ma al tempo stesso non fa venir meno il difetto di costituzionalità che inficia tutta la norma. Nel caso di specie ci troviamo di fronte ad una disciplina di enti pubblici nazionali, ma comunque di enti pubblici nazionali che riguardano esclusivamente il settore dell'agricoltura, che, in forza del titolo V, così come recentemente modificato, è sottratto ad ogni potestà legislativa statale ed è devoluto alla competenza esclusiva delle regioni. Né si potrebbe sostenere - mi rivolgo all'onorevole Frattini, che mi guarda perplesso - che, trattandosi di un ente nazionale, rimane sotto la competenza esclusiva dello Stato perché quella competenza dello Stato sugli enti a carattere nazionale vale nella misura in cui gli enti abbiano funzioni in qualche modo riconducibili o in via diretta o in via concorrente alla legislazione riservata allo Stato. In questo caso si tratta di una materia completamente devoluta alle regioni, per cui questi enti, ancorché abbiano una dimensione territoriale nazionale, hanno come oggetto specifico l'agricoltura e per questa ragione sono persuaso che questo provvedimento ove impugnato, non sfuggirà alla censura della Corte costituzionale.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 14.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 416
Maggioranza 209
Hanno votato
sì 225
Hanno votato
no191).

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