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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 10 (vedi l'allegato A - A.C. 1534-B sezione 12).
Nessuno chiedendo di parlare e non essendo state presentate proposte emendative, passiamo alla votazione dell'articolo 10.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grignaffini. Ne ha facoltà.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, su questo articolo 10, nel corso della prima lettura alla Camera dei deputati, vi è stato un grande dibattito e il riconoscimento di un grande allarme, da parte degli operatori del settore cultura nonché nell'ambito parlamentare, per quanto stava succedendo con tale articolo. Infatti, quale era il contenuto di tale disposizione?
Innanzitutto, si scippano al Parlamento e, segnatamente, alla Commissione cultura tutte le competenze in materia di beni culturali, di spettacolo, di cinema, di teatro, di danza, di sport e di diritto d'autore. Secondariamente, si riordina un insieme di commissioni, di consulte e di organismi vari che costituivano, in qualche modo, lo strumento per consentire l'autonomia della cultura, a fronte di un primato della politica che pretenderebbe di dire cosa sia e cosa non debba essere cultura.
Nello stesso tempo, con questo provvedimento si ipotizza di riscrivere interamente la legislazione in materia di beni culturali, alternando, di volta in volta, il punto di vista: costruire un testo unico - ma abbiamo ricordato al Governo che esiste già il testo unico in materia di beni culturali - oppure riscrivere la legislazione di questo settore attraverso una delega in bianco, senza ricordare, tra l'altro, che su queste materie, per iniziativa sia delle forze di maggioranza sia di quelle di opposizione, sono all'attenzione della Commissione cultura proposte di legge quadro o provvedimenti per settori specifici. Penso al teatro, al cinema, alla musica.
Ebbene, noi abbiamo combattuto a lungo contro questo articolo, segnalando il pericolo di un esproprio a danno del Parlamento. Abbiamo segnalato il pericolo insito nella modifica dell'idea di cultura: da politiche attive a favore della cultura a definizione da parte del Governo di cosa sia cultura. Penso all'obbrobrio in base al quale il Governo, e non il Parlamento, indica i criteri di individuazione di un bene culturale.
Devo dire che, oggi, quel nostro allarme, quella nostra preoccupazione, quel grido di dolore, levatosi anche da tante parti del paese, si affievoliscono: questo Governo si trova di fronte ad un paradosso. Perché quell'allarme si affievolisce?
Perché, non contento di aver scippato il Parlamento, oltre che le forze, le competenze e l'autonomia della cultura, il Governo centralizza nuovamente, con questo provvedimento, tutte le funzioni in materia di cultura e di beni culturali, ma si dimentica di dire al ministro Urbani che, in realtà, ha già svenduto quei beni e quelle funzioni. Nel frattempo, infatti, è accaduto che con un altro provvedimento, relativo alla costituzione delle società Patrimonio Spa e Infrastrutture dello Stato Spa, gli stessi beni, in relazione ai quali noi conferiamo al Governo una delega in bianco per la ridefinizione di norme, di procedure e di strumenti, non sono più del Governo. Sicuramente non sono più del ministro dei beni e delle attività culturali, visto che l'insieme delle competenze in materia di indirizzo, di norme e di definizioni spetta al ministro dell'economia Tremonti.
Ovviamente, tutti i colleghi sanno che di fronte a questa scelta non è stata soltanto l'opposizione a sollevare anche profili di illegittimità e di incostituzionalità; c'è stato un esplicito appello da parte del Presidente della Repubblica, il quale ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio Berlusconi per richiamare l'opportunità di definire con precisione modi, forme e strumenti per l'eventuale alienazione del patrimonio culturale del nostro paese.
Ebbene, noi facciamo riferimento a quell'appello e chiediamo che, anche con la soppressione di questo articolo, si possa restituire al Parlamento la funzione di definire gli orientamenti in materia di beni e di attività culturali.
Ma chiediamo, soprattutto, che questa maggioranza ripensi a quella sciagurata legge e individui i modi e le forme per non lasciare che il nostro patrimonio sia interamente delegittimato nella sua funzione di bene pubblico e non sia invece dato come garanzia e come merce di scambio rispetto ad attività legate alla costituzione di infrastrutture nel nostro paese.
Noi, come forze dell'opposizione, tutte, dai Democratici di sinistra, alla Margherita e a Rifondazione comunista, a questo proposito abbiamo presentato una proposta di legge che, riattivando un regolamento interno al ministero dei beni e delle attività culturali, definisca con precisione i criteri che sanzionino come inalienabili la gran parte dei beni del nostro patrimonio demaniale e culturale. In questo senso, invitiamo tutta la maggioranza a seguirci in questa iniziativa. Qualcuno della maggioranza lo ha già fatto, si chiama Vittorio Sgarbi: era - dico era - sottosegretario del ministero dei beni e della attività culturali (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
MARCO BOATO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, intervengo brevissimamente per dichiarare che in relazione al voto che vi è stato poco fa, dopo una serie di votazioni molto rapide, sull'articolo 9, che riguarda la delega per l'emanazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti concernenti la minoranza slovena della regione Friuli Venezia-Giulia, tutti i gruppi dell'opposizione di centrosinistra e il gruppo di Rifondazione comunista, che avevano già in prima lettura nel marzo scorso votato a favore di questo articolo, per un errore materiale di indicazione dal banco del Comitato dei nove ci sono stati voti difformi in relazione a questo articolo.
A nome di tutti i gruppi del centrosinistra e anche di Rifondazione comunista, volevo dichiarare che, invece, era nostra intenzione votare a favore dell'articolo 9.
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sull'articolo e sulle proposte emendative ad esso presentate, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
NUCCIO CARRARA, Relatore. Il parere della Commissione è contrario su tutte le proposte emendative presentate.
PRESIDENTE. Il Governo?
LEARCO SAPORITO, Sottosegretario di Stato per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 10.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 420
Votanti 419
Astenuti 1
Maggioranza 210
Hanno votato sì 196
Hanno votato no 223).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Titti De Simone 10.7.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, noi chiediamo di sopprimere alcune parole dal comma 2 della lettera c), nell'ambito di un intervento, per quanto possibile, di riduzione del danno su un provvedimento che di danni ne provocherà molti, e che è collegato profondamente con altre scelte che questo Governo sta assumendo in materia di tutela, di valorizzazione e di alienazione del patrimonio storico, culturale e ambientale del nostro paese, a cui prima si richiamava la collega Grignaffini in riferimento al decreto «salva deficit», come è stato definito.
Ebbene, con questo nostro emendamento noi tentiamo di intervenire su una parte di questa enorme delega in bianco, che ci sembra ulteriormente dannosa e pericolosa. Infatti, si attribuisce una delega generica per quanto riguarda i processi di snellimento e i procedimenti di carattere amministrativo in particolare per quanto riguarda l'attribuzione di appalti per lavori di restauro, anche con riferimento alla gestione, alla salvaguardia e alla valorizzazione del nostro patrimonio che questo Governo intende affidare ai privati attraverso mille strumenti, come quello del trasferimento alla società Patrimonio Spa e alla Infrastrutture Spa, che rappresentano, naturalmente, un canale dannosissimo, e come le fondazioni, che pur è previsto in questo provvedimento.
Quindi noi crediamo che, in un quadro di grande indecisione e pericolo sul piano dei vincoli per la salvaguardia del nostro patrimonio, inserire una delega in bianco - addirittura anche per ciò che concerne lo snellimento dei procedimenti - rappresenti un ulteriore danno e possa mettere a repentaglio il nostro patrimonio. Per tali motivi abbiamo presentato questo emendamento soppressivo di buonsenso ed invitiamo tutti i colleghi, anche quelli della maggioranza che tante volte hanno affermato in quest'aula di avere a cuore le sorti e la valorizzazione del nostro patrimonio, a votare a favore.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Titti De Simone 10.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 426
Votanti 425
Astenuti 1
Maggioranza 213
Hanno votato sì 196
Hanno votato no 229).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grignaffini 10.15.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carli. Ne ha facoltà.
CARLO CARLI. Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, credo
che forse non è stata data a questo articolo la dovuta attenzione. Non vorrei che, in seguito, si rendesse necessario un nuovo intervento del Presidente la Repubblica: ciò, farebbe fare una pessima figura al Governo, come peraltro è già accaduto in riferimento all'istituzione della società Patrimonio Spa.
Attraverso questo articolo si vuole praticamente smantellare il Ministero dei beni e delle attività culturali. Si tratta di un ministero che, nell'ultima legislatura, ha assunto prestigio, valore ed apprezzamento sia nella società italiana, sia nel contesto internazionale, in modo particolare in quello europeo. Con questo provvedimento che, come hanno ben detto i rappresentanti del centrosinistra e per ultima la collega Grignaffini, presenta ampi profili di incostituzionalità, si vuole concedere al Governo un'ampia e generica delega: praticamente, si smantella il ministero di cui sopra. Nella legge finanziaria per l'anno 2002 sono state tolte consistenti somme, ed oggi non si riescono a trovare i sufficienti finanziamenti per un settore così importante come quello degli archivi. Con questa delega si vuole fortemente ridurre l'importanza, il valore, non solo del ministero, ma del nostro immenso patrimonio.
Se il Governo avesse voluto apportare modifiche a correttivi - che ogni legge può prevedere - avrebbe potuto riferirsi al testo unico n. 490 del 1999 dove si prevede, fino a gennaio del 2003, la possibilità di apportare modifiche, senza dover ricorrere ad un provvedimento come quello che stiamo esaminando. Vi è, quindi, la indubbia volontà di ridisegnare l'assetto di questo ministero che, come dicevo prima, ha assunto un'importanza strategica per quanto riguarda la pubblica amministrazione, in particolare dal punto di vista economico e sociale.
Pertanto, mi rendo conto che la maggioranza è riuscita a far approvare gran parte degli articoli che fanno parte di questo provvedimento. Comunque, se questo emendamento verrà approvato, si introdurrà qualche segnale positivo (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 10.15, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 430
Votanti 429
Astenuti 1
Maggioranza 215
Hanno votato sì 196
Hanno votato no 233).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Titti De Simone 10.8.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, con questo emendamento soppressivo intendiamo intervenire su una parte estremamente delicata di questo articolato (è, sicuramente, il cuore del suo contenuto) laddove si prevede l'avvio di un processo di privatizzazione per quanto riguarda sia la conservazione e la protezione dei beni storici e culturali sia la loro gestione. È in vigore un testo unico che aveva già provveduto a ridisciplinare questa materia e non molto tempo fa; pertanto, non si comprendono le ragioni per cui questo Governo intenda nuovamente ridisciplinare complessivamente la materia prevedendo - e questo articolo lo dimostra in modo molto chiaro e preciso - l'avvio di un processo di privatizzazione della gestione e della protezione del nostro patrimonio che contestiamo e contrastiamo nettamente.
Con l'emendamento in esame, dunque, chiediamo la soppressione della parte in cui vengono affidati a fondazioni, anche
private, questi importanti ambiti di gestione e di valorizzazione del nostro patrimonio e lo facciamo ancora più convintamente nell'ambito di un dato quadro generale; poiché con l'approvazione del decreto «salva deficit» ed, in particolare, con il trasferimento del nostro patrimonio dal Ministero dei beni culturali a quello del tesoro (è una scellerata operazione di mercato e di ipoteca), il nostro patrimonio e la sua titolarità da parte dello Stato sono in serio pericolo, pensiamo che occorra intervenire, mettendo un freno preciso a questo processo di privatizzazione.
Del resto, anche il riferimento, contenuto nell'articolato, alla necessità di non determinare ulteriori restrizioni alla proprietà privata ci sembra l'ennesima dimostrazione dell'orientamento del Governo; un orientamento che procede verso un processo di privatizzazione che contestiamo profondamente perché, al contrario, crediamo, che questo grande patrimonio, che attiene alla nostra collettività, alla nostra identità culturale, nonché al processo democratico e civile del nostro paese, debba rimanere nelle mani dello Stato e debba essere salvaguardato dallo Stato in ragione degli interessi della collettività.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Titti De Simone 10.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 408
Votanti 407
Astenuti 1
Maggioranza 204
Hanno votato sì 192
Hanno votato no 215).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Titti De Simone 10.14.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, con l'emendamento in esame, relativo alla questione prima citata, intendiamo avanzare una proposta alternativa a quella che il Governo propone, vale a dire la costituzione di fondazioni che intervengono direttamente per quanto riguarda sia la gestione sia la conservazione e la protezione dei beni storici e culturali.
Noi intendiamo proporre un'alternativa, ovvero quella di sostituire la costituzione di fondazioni con quella di istituzioni, come del resto previsto ai sensi dell'articolo 113-bis del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Diciamo «no» alle fondazioni e sosteniamo invece un processo che dia nuovamente spazio e titolarità al settore pubblico, attraverso la costituzione di organismi strumentali, come quelli che le istituzioni possono rappresentare, che sono e rimangono in capo all'ente locale, pur mantenendo una gestione autonoma.
Noi pensiamo che questo strumento, che può essere finanziato sia attraverso i fondi ordinari sia attraverso imposte sui servizi alberghieri, possa corrispondere a quell'esigenza di un sistema decentrato di gestione e di valorizzazione che non intendiamo contrastare tout court, ma che è nostra intenzione sottoporre ad alcuni vincoli e regole chiare. Queste regole per noi sono costituite da un presidio e da un indirizzo pubblico coerenti con i principi a cui si rifà la nostra Costituzione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, vorrei sottolineare che ho ritirato l'emendamento 10.1, che era stato, in sede di drafting, mal formulato, sostenendo invece l'emendamento appena illustrato, perché è veramente assurdo immaginare un ruolo dei privati nella individuazione dell'interesse pubblico relativo alla classificazione
dei beni culturali soggetti a tutele speciali. È ovvio invece che i privati debbano, e ben possano, avere un ruolo positivo nella gestione dei beni culturali.
Vorrei inoltre spendere una parola sul mio successivo emendamento 10.2 relativo invece ad una modifica assai grave, sulla quale richiamo l'attenzione dell'Assemblea, relativa alle soglie per il ricorso alle procedure di individuazione del contraente in materia di appalti relativi ad opere e beni culturali, con la possibilità di variare le soglie di contenimento delle varianti nella ridefinizione dei progetti relativi, senza alcun criterio esplicativo né direttivo nell'esercizio della delega.
Questa materia è già oggetto della legge n. 109 del 1994, legge vigente, e del collegato sulle infrastrutture; una riapertura della delega su tali temi è realmente di straordinaria gravità.
Vorrei che l'Assemblea si soffermasse tra breve su tale aspetto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Titti De Simone 10.14, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 423
Votanti 268
Astenuti 155
Maggioranza 135
Hanno votato sì 38
Hanno votato no 230).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Titti De Simone 10.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 399
Votanti 350
Astenuti 49
Maggioranza 176
Hanno votato sì 120
Hanno votato no230).
Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Garagnani non ha funzionato; egli avrebbe voluto esprimere voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Mantini 10.2 e Titti De Simone 10.10, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 425
Votanti 419
Astenuti 6
Maggioranza 210
Hanno votato sì 188
Hanno votato no 231).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grignaffini 10.16.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Melandri. Ne ha facoltà.
GIOVANNA MELANDRI. Signor Presidente, con questa delega si compie e si consuma un annus horribilis per le politiche culturali italiane; un anno in cui la maggioranza è riuscita nel miracolo di ridurre a marginalità questo settore.
Un anno è bastato per paralizzare tutti i cantieri di restauro, di recupero e di valorizzazione nel nostro paese, in cui sono state mortificate le competenze e l'autonomia - con l'emendamento Grignaffini 10.16 vogliamo ripristinare le funzioni ed il ruolo del consiglio nazionale, che è un organo autonomo di consultazione del Ministero dei beni e delle attività culturali -, un anno in cui il conflitto permanente tra ministro e sottosegretario ha prodotto un imbarazzante conflitto
che, sostanzialmente, si è consumato solo ed esclusivamente a favore del vero ministro dei beni e delle attività culturali: il ministro Tremonti.
Voglio ricordare, come hanno già fatto altri colleghi, che ancora oggi c'è stato un ulteriore invito da parte della Corte dei conti a rendere più trasparente l'intreccio societario fra la Patrimonio Spa e la Infrastrutture Spa e a ripristinare forme di tutela del patrimonio storico-artistico che sono state annullate con quel provvedimento. Credo sia importante ricordare in quest'aula che, a dieci giorni di distanza dalla lettera che il Presidente Ciampi ha inviato al Governo Berlusconi, nella quale ha chiesto di ripristinare in maniera certa ed univoca le garanzie di tutela del nostro patrimonio storico-artistico che il decreto Tremonti ha fatto saltare, ancora non vi è stata nessuna risposta. Evidentemente, non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire e, evidentemente, con questa legge delega siamo di fronte ad un paradosso: volete riscrivere gli strumenti, le forme istituzionali di governo di un settore che, nel frattempo, avete azzerato e vi ritroverete con un Ministero dei beni e delle attività culturali che, come ha detto l'onorevole Grignaffini poc'anzi, non avrà più i beni, non avrà più quelle competenze e quelle titolarità che noi, con la riforma e con la valorizzazione di questo settore, avevamo invece aumentato.
Ancora una volta credo che, dietro a questa politica, vi sia un'idea mercantile della cultura, l'idea di ricacciare questa area delle politiche pubbliche in una marginalità da cui, negli anni di Governo del centrosinistra, era stata sottratta. Ancora una volta si pensa di poter ridurre lo sforzo ed anche le risorse pubbliche destinate a questo settore. Con la legge delega voi riscrivete gli strumenti di governo; nel frattempo, tra qualche mese, vi sarà una crisi nel teatro, nel cinema, nella musica, in tutti i settori di produzione delle attività culturali, perché avete tagliato risorse, avete sottratto fondi a questo tassello importante della produzione culturale italiana!
Per il patrimonio culturale, come abbiamo già detto, fate un'operazione scellerata, ponendo a garanzia, con una sorta di ipoteca, il patrimonio culturale di tutti per la realizzazione di opere che avete promesso in campagna elettorale e adesso vi rendete conto di non avere le risorse per finanziarle.
Oggi ho letto un articolo di giornale in cui il direttore generale della RAI parlava di Biagi come di un elemento del patrimonio della RAI. Vorrei chiedere - e mi chiedo, anche amaramente - se pensate che anche questo patrimonio debba essere svenduto, come state svendendo il patrimonio culturale italiano (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Colasio. Ne ha facoltà.
ANDREA COLASIO. La ringrazio, signor Presidente. Colleghi della maggioranza, credo non possiate accusarci di essere demagogici o strumentali: non lo siamo stati in occasione della discussione sulla Patrimonio Spa, quando vi abbiamo indicato un problema politico e vi abbiamo offerto una via di fuga che non avete accettato perché non avete voluto ascoltarci, non avete voluto capirlo ed è politicamente sbagliato.
Durante quel dibattito, abbiamo sostenuto la necessità e l'opportunità della presenza, in questa sede, del ministro Urbani, proprio perché si stava discutendo sulle politiche dei beni culturali, così come sarebbe stata necessaria ed opportuna la presenza in aula, oggi, del ministro Urbani. Non stiamo, infatti, affrontando una delega incidentale, residuale o marginale, ma qualcosa che attiene alle linee strategiche da adottare nei prossimi anni nell'ambito delle politiche delle nostre identità territoriali.
Ebbene, colleghi, tutto ciò non va. Voglio essere molto franco: non ho mai visto un ministro chiedere una delega per ricevere una chiara indicazione delle politiche di settore. Cosa significa ciò? Questo è un
atto, non normativo, ma squisitamente politico, nell'ambito del quale rileviamo e sottolineiamo l'assenza.
Voglio essere molto chiaro: ho la sensazione che il ministro Urbani stia facendo molte cose... Voi non vi arrabbierete se affermiamo di provare la sensazione che qualcosa non funzioni nella gestione del Ministero dei beni culturali. Evidentemente, si compiono molte cose inutili: chiedere una delega per definire atti di indirizzo politico; chiedere una delega (questo è veramente paradossale) per aggiornare - lo sottolineo - gli strumenti di individuazione, conservazione e valorizzazione dei beni culturali attraverso un atto ricognitorio che dovrebbe essere riservato agli enti pubblici e che invece si estende anche alle fondazioni, ai privati.
Onorevoli colleghi, manca un chiaro, preciso rapporto funzionale tra il Ministero dei beni culturali e le sovrintendenze. Abbiamo problemi seri che non vengono risolti: penso ai rapporti centro-periferia e al ruolo delle sovrintendenze regionali. Dopo molti anni, finalmente, il nostro paese aveva conosciuto un'inversione del trend negativo; prima eravamo il fanalino di coda dell'Europa. Va riconosciuto alle politiche dei beni culturali dell'Ulivo il merito di aver riconquistato un ruolo, uno status in Europa. Ebbene, in un solo anno di Governo siete riusciti a far perdere tutto ciò; siete riusciti a relegare in un ruolo marginale e residuale, quello che riteniamo sia un ministero strategico, vale a dire il Ministero dei beni e delle attività culturali. Lo affermo con chiarezza: si parla di genericità, di indeterminatezza concettuale, ma ancora più grave è l'indeterminatezza politica.
Questa delega non è stata prevista con un obiettivo politico (voglio essere molto franco), ma con modalità «dadaiste». Non si capiscono gli obiettivi, né le finalità! Lo ripeto: non siamo stati demagogici quando abbiamo affrontato, con serietà, il problema della Patrimonio Spa. Ci auguriamo che, in quest'occasione, sappiate far tesoro delle nostre indicazioni.
Come coalizione dell'Ulivo, vi abbiamo fornito precise indicazioni e abbiamo parlato al paese. Ciò che voi state facendo, ahimè, fa andare indietro le lancette della storia. Si tratta di scelte sbagliate sul piano politico che non servono a far crescere quel rapporto pubblico-privato che evocate ma che non riuscite assolutamente a concretizzare nell'azione politica (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 10.16, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 410
Maggioranza 206
Hanno votato sì 194
Hanno votato no 216).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 10.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 412
Votanti 411
Astenuti 1
Maggioranza 206
Hanno votato sì 196
Hanno votato no 215).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Titti De Simone 10.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 414
Votanti 413
Astenuti 1
Maggioranza 207
Hanno votato sì 195
Hanno votato no 218).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Titti De Simone 10.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 417
Votanti 415
Astenuti 2
Maggioranza 208
Hanno votato sì 193
Hanno votato no 222).
Passiamo alla votazione dell'articolo 10.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, volevo annunciare il mio voto contrario sull'articolo 10. Mi rifaccio alle dichiarazioni svolte, in sede di dibattito sulle proposte emendative, dalle colleghe Grignaffini, Melandri e, poco fa, dal collega Colasio. Per ragioni di sintesi faccio mie tali motivazioni ed annuncio il voto contrario dei Verdi sull'articolo 10.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone, alla quale faccio presente che dispone di un minuto. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, annuncio il voto contrario dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista sull'articolo 10, per le ragioni che illustrerò molto sinteticamente.
Con l'articolo in questione, il Governo compie un atto di straordinaria gravità: si concede una delega in bianco e scippa il Parlamento della funzione legislativa su tutta la materia della cultura e dei beni culturali. Si tratta di un atto di autoritarismo - lo denunciamo in maniera forte - che cancella, sostanzialmente, il ruolo del Ministero per i beni culturali ed ambientali e che concentra sempre di più l'individuazione delle politiche del settore nelle mani del Ministero dell'economia e delle finanze.
Nel cuore del provvedimento, e di quest'articolo, vi è una strategia politica complessiva che si richiama ad un'idea mercantile la quale espone a seri rischi parti importanti del nostro patrimonio, nelle quali riconosciamo la nostra identità culturale ed i nostri processi civili e ritroviamo i nostri riferimenti storici. Vengono tagliate risorse pubbliche per sposare la logica di «battere cassa» a spese del nostro patrimonio e si dà via libera ad una gestione privatistica di questo grande tesoro.
Per queste ragioni di seria preoccupazione, che continueranno ad essere portate avanti sulle gambe e nelle idee di quanti, nel mondo della cultura e della politica, hanno davvero a cuore questo importante patrimonio, noi voteremo contro l'articolo 10 e preannunciamo che condurremo, nel paese, una battaglia seria e rigorosa per riportare tale patrimonio nelle mani dello Stato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carli. Ne ha facoltà.
CARLO CARLI. Signor Presidente, il nostro gruppo esprimerà un voto decisamente contrario per le motivazioni già ampiamente illustrate dai miei colleghi.
Nel rimarcare l'assenza del ministro dei beni e delle attività culturali, onorevole Urbani, voglio cogliere l'occasione fornitami dalla presenza del sottosegretario Pescante per chiedergli se, nella delega richiesta in materia di sport, si pensi di comprendere anche la cancellazione della
legge antidoping, approvata dal centrosinistra ed apprezzata tantissimo in tutta Europa.
Credo che questa delega sia profondamente dannosa non solo per le amministrazioni pubbliche, ma per tutte le attività e, soprattutto, per quel patrimonio che il mondo intero ci invidia. Lo affermo anche sulla base delle esperienze maturate nella passata legislatura, che hanno portato, tra l'altro, all'approvazione della legge antidoping, come il sottosegretario Pescante ben sa.
Quindi, il nostro voto sarà contrario (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Per la verità, onorevole Carli, pensavo che avesse da chiedere al sottosegretario Pescante altre cose che ci hanno riguardato tutti da vicino in questo frangente.
MARIO PESCANTE, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARIO PESCANTE, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, desidero soltanto comunicare, come ho dichiarato già in Commissione, che non mi avvarrò della delega per riformare la legge antidoping.
Quindi, la riforma della legge antidoping sarà discussa seguendo l'ordinario iter parlamentare.
PRESIDENTE. Speriamo che la legge antidoping serva per il 2006, onorevole Pescante. Non so se serva davvero, ma spero serva a qualcosa, perlomeno nel 2006!
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 10.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 424
Maggioranza 213
Hanno votato sì 227
Hanno votato no 197).
La Presidenza prende atto che gli onorevoli Degennaro e De Laurentiis hanno erroneamente espresso un voto contrario mentre avrebbero voluto esprimerne uno favorevole.
Il seguito del dibattito è rinviato al prosieguo della seduta.
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