Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 162 del 20/6/2002
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(Attuazione della legge di riforma del turismo - n. 2-00376)

PRESIDENTE. L'onorevole Gambini ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00376 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 5).

SERGIO GAMBINI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, alla fine del mese di luglio dello scorso anno già rivolsi un'interpellanza al Governo sull'attuazione della legge di riforma del turismo. Lo feci perché, sebbene fosse imminente la scadenza dei termini per l'adozione dei decreti attuativi, non si intravedeva alcuna attività preparatoria. Perciò, pensai che la presentazione di un atto di sindacato ispettivo mi fornisse la migliore occasione per avere una risposta dal Governo in merito all'attuazione di quella riforma (ed anche per sollecitarla). Ora, come forse qualcuno ricorderà, il percorso della legge di riforma della legislazione nazionale del turismo non è stato semplice. Tuttavia, quest'ultima ha prodotto risultati decisivi per restituire competitività alle imprese turistiche del nostro paese.
Uno dei cardini della riforma riguardava il rapporto con le regioni che, già prima della riforma del titolo V della Costituzione, vedevano la loro potestà legislativa in materia turistica riconosciuta dal testo costituzionale. Perciò, gli atti successivi da adottare da parte del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, erano decisivi per fissare i principi e gli obiettivi per la valorizzazione e lo sviluppo del sistema turistico e, quindi, per fare in modo che la riforma potesse procedere.
Tra tali atti era molto importante anche la Carta dei diritti del turista, ma i due atti principali erano costituiti dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che avrebbe dovuto stabilire le linee guida - vale a dire gli standard minimi di qualità dell'offerta turistica del nostro paese e, per altro verso, i requisiti delle imprese turistiche italiane ed il riconoscimento delle professioni turistiche, regolamentazione attesa da molti anni dalle imprese e dai professionisti del settore del nostro paese - e dal decreto ministeriale contenente i criteri e le modalità di riparto del Fondo di cofinanziamento dell'offerta turistica di cui all'articolo 6, comma 2, della legge di riforma (n. 135 del 2001).
A questo proposito, vorrei ricordare che, quando discutemmo dell'approvazione della legge di riforma, vi fu una grande polemica da parte dell'opposizione di allora, oggi maggioranza, in merito all'inadeguatezza della somma stanziata per il Fondo di cofinanziamento. Si trattava di 510 miliardi, ma poiché il regime era, appunto, di cofinanziamento, aggiungendo l'apporto delle regioni, i fondi ammontavano, complessivamente, a 1.000 miliardi nel triennio. Si può pensare che fossero pochi, ma si trattava, in ogni caso, del primo importante intervento che, da molti anni, veniva effettuato a sostegno delle attività turistiche del nostro paese per la loro riqualificazione.
I menzionati strumenti attuativi dovevano essere emanati entro i primi giorni del mese di agosto dello scorso anno.


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All'interpellanza che presentai l'anno scorso fu risposto che i decreti erano in preparazione. Inoltre, il Governo si impegnò solennemente ad adottarli entro il 15 ottobre del 2001.
Non solo non è successo nulla il 15 ottobre del 2001, ma non è successo nulla neanche il 15 novembre, il 15 dicembre, e, a tutt'oggi, non si è ancora provveduto ad emanare nessuno dei provvedimenti attuativi della riforma del turismo; con il risultato di bloccare la modernizzazione del turismo italiano e di penalizzare le migliaia di imprese che costituiscono la grande risorsa di questa nostra industria.
Dopo quella risposta c'è stato, è vero, l'11 settembre; le conseguenze di quell'attentato terroristico, di quella tragedia, sono state pagate anche da quella parte dell'economia che è interessata al turismo, perché si sono ridotti notevolmente i flussi turistici internazionali.
Nelle settimane immediatamente successive, mentre le imprese turistiche italiane, sia le agenzie di viaggio sia alcune realtà ricettive particolarmente importanti legate ai flussi turistici provenienti dagli Stati Uniti d'America e dal Giappone, sollevavano la richiesta di un sostegno adeguato di fronte a questa emergenza, il sottosegretario di Stato con delega al turismo rispose in Commissione, e non in Assemblea, a sostenere le imprese impegnandosi in quel momento in difficoltà con 400 miliardi; e la cosa venne più volte ribadita da parte del Governo, in qualche modo lasciando intendere che, se i decreti attuativi della legge di riforma del turismo non venivano emanati, la causa era anche legata al fatto che si trattava di rivedere le disponibilità finanziarie per poter far fronte anche a questa emergenza.
Anche in questo caso non si è vista una lira, non sono state stanziate neppure quelle disponibilità finanziarie che pure al ministero vi erano per poter fare fronte alle situazioni di emergenza dei cittadini che si trovavano negli Stati Uniti nei giorni della tragedia dell'11 settembre. Non solo i 400 miliardi, ma - ripeto - neanche quelle disponibilità finanziarie! Eppure - questi sono dati che ci sono stati forniti ieri sera da parte del presidente dell'ENIT - il contraccolpo sulle attività turistiche è stato significativo nel primo trimestre di quest'anno; quindi già qualche mese dopo la botta più consistente successiva all'11 settembre.
Si è registrata una flessione del 18,5 per cento dei ricavi valutari provenienti dai flussi turistici esteri nel nostro paese. È passata la legge finanziaria, sono passati i collegati alla legge finanziaria, e non solo non si è visto neppure un euro per l'emergenza, ma sono tornati in alto mare tutti i decreti attuativi della legge di riforma, nonostante - occorre sottolinearlo - vi sia stato un impegno particolare da parte delle regioni per ottenere l'attuazione della legge.
Ho richiamato il complesso percorso di approvazione di quella legge. Al riguardo vi era stato - noi lo sappiamo - una difficoltà di rapporto con le regioni nella preparazione del percorso di approvazione di quella legge, eppure, una volta che essa è stata attuata, le regioni sono state le prime a richiederne l'attuazione e a compiere gli atti che ne consentivano l'attuazione. Ho riportato nell'interpellanza il carteggio e gli ultimi appuntamenti che sono intercorsi tra i rappresentanti delle regioni e il ministero, e la cosa impressionante è vedere come ormai da diversi mesi si sussegua questo balletto piuttosto imbarazzante per il ministero, che continua a rinviare di settimana in settimana la presentazione dei decreti attuativi.
Vorrei anche ricordare che, in una recente conferenza pubblica, rappresentanti tecnici del ministero hanno sostenuto che il motivo per cui la legge non viene attuata è da addebitarsi a lentezze imputabili al Parlamento. Il Parlamento non ha ricevuto, per esprimere il parere, alcun testo da parte del Ministero delle attività produttive e non vi è stata, finora, la possibilità, non solo di essere consultati preventivamente, ma nemmeno di poter esprimere il parere su alcun provvedimento attuativo di quella legge.
Vi è poi, in tutta questa vicenda, un punto particolarmente criticabile. Ho già fatto riferimento alle scarse risorse messe


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a disposizione del turismo nel corso di molti anni passati e al risultato, parziale ma importante, raggiunto nel corso della passata legislatura. Oggi, quei finanziamenti vengono messi a rischio dall'inerzia colpevole del Governo: sono già stati decurtati del 20 per cento, in marzo, con il decreto che conosciamo, relativo al ricalcolo delle disponibilità finanziarie in corso di esercizio, ma il rischio è che il grosso di queste risorse, che erano iscritte nel bilancio del 2000, vengano completamente perse. Il che vuol dire che oltre al danno (la mancata attuazione di quella legge), si rischia di assistere anche alla beffa della cancellazione di risorse che è stato tanto difficile mettere a disposizione di questo settore. Il rischio, in definitiva, è che il turismo italiano torni ad essere la Cenerentola dell'economia del nostro paese e che, nonostante la grande importanza che esso riveste sotto il profitto della contribuzione al prodotto interno lordo, dell'occupazione e dell'apporto di valuta pregiata alle casse del nostro paese, nei confronti delle attività turistiche si continui, o si inauguri nuovamente, una politica di abbandono dopo che, con i governi di centrosinistra, si era tornati a prestare attenzione a questa attività economica.
C'è chi ha detto che in questo settore vi è stata, durante la campagna elettorale dello scorso anno, una particolare attenzione da parte del centrodestra. È un'attenzione che è stata tradita, perché, con l'inerzia del Governo, si sta costruendo una vera e propria palla al piede che limita le capacità competitive delle nostre imprese turistiche e le possibilità di sviluppo che questa industria ha nel nostro paese

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per le attività produttive, onorevole Valducci, ha facoltà di rispondere.

MARIO VALDUCCI, Sottosegretario di Stato per le attività produttive. Signor Presidente, in relazione all'interpellanza in questione e sullo stato delle procedure di attuazione di alcune disposizioni della legge n. 195 del 2001 di riforma della legislazione nazionale del turismo si rappresenta quanto segue: l'attuazione della legge in materia di turismo ha presentato aspetti, come ha ricordato il collega Gambini (anche se ha utilizzato toni di propaganda elettorale, pur essendo lontani dalle elezioni), di particolare criticità in relazione, soprattutto, alle perplessità manifestate, subito dopo la sua approvazione, da parte di diverse regioni. Alcune di esse hanno anche proposto ricorsi alla Corte costituzionale contestando la legittimità di diverse disposizioni della legge in questione, con particolare riferimento all'articolo 2 che prevede l'approvazione delle cosiddette linee guida con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.
Come è noto, nell'ottobre del 2001 è anche intervenuta la riforma del titolo V della Costituzione, in base alla quale la materia del turismo è stata attribuita alla competenza esclusiva delle regioni.
Pur con tali premesse, il Ministero delle attività produttive ha ritenuto comunque necessario il proseguimento della sua attività volta all'attuazione della legge n. 135, sia in quanto trattasi di legge vigente sia per dare seguito alle aspettative del settore. Pertanto, dopo un lungo iter di confronto con le regioni, durato molto a lungo anche perché tra le stesse non vi era concordia ed unità di vedute sulle vicende del turismo, si è potuto raggiungere l'accordo sia sul decreto del Presidente del Consiglio dei ministri relativo ai principi ed agli obiettivi di sviluppo del sistema turistico, sia sullo schema di ripartizione del 70 per cento del fondo di cofinanziamento, di cui all'articolo 6 della legge in questione, fondo che, è utile ricordare, è stato integrato con ulteriori risorse dalla legge finanziaria per l'anno 2002.
Il primo provvedimento, recante principi per l'armonizzazione, la valorizzazione e lo sviluppo del sistema turistico, è stato inoltrato al competente dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei ministri per la prosecuzione dell'iter previsto dalla legge.
Quanto al decreto relativo ai criteri ed ai parametri di ripartizione del 70 per cento del fondo di cofinanziamento, la


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direzione generale per il turismo ha dovuto rideterminare le somme spettanti a ciascuna regione, relativamente all'esercizio 2001, tenuto conto della diversa disponibilità di bilancio determinatasi ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 20 marzo 2002. La bozza del nuovo decreto ed i piani di riparto sono stati inviati alla Conferenza unificata ai fini della prescritta approvazione.
Tengo a sottolineare che, per oltre due mesi, la Conferenza unificata, non si è riunita perché gli enti locali avevano visioni discordanti rispetto alle regioni sull'applicazione e sul testo di legge che avrebbe dovuto attuare il nuovo titolo V della Costituzione, ed all'interno delle regioni non si condivideva l'applicazione di criteri oggettivi per la ripartizione di questi fondi. Ciò ha fatto sì che si determinasse una lungaggine (appunto non imputabile al Governo, bensì alla Conferenza unificata, ed in parte anche alla Conferenza delle regioni) che ha portato a ciò che ha ricordato il collega Gambini, cioè alla riduzione del 20 per cento, determinata con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 20 marzo 2002.
Quanto alla Conferenza nazionale del turismo, è stato raggiunto un accordo di massima con le regioni al fine di determinare congiuntamente tempi e modalità per la costituzione della stessa, con il coinvolgimento degli operatori del settore e di tutti gli altri soggetti indicati dalla legge.
Infine, tengo a precisare, anche per correggere alcune dichiarazioni svolte dal collega Gambini, che il Governo è molto interessato allo sviluppo del turismo nel nostro paese. L'esecutivo ha infatti sempre ritenuto che questo sia uno dei settori più importanti per l'Italia, ed anche a livello europeo ha sempre sostenuto la necessità che si svolgesse non tanto una discussione sui temi del turismo nelle varie sedi dell'Unione europea, bensì che venisse creato un ambito ad hoc in cui poter discutere tutte le problematiche legate a tale importantissimo settore. Questa visione è stata naturalmente accolta da alcune nazioni in cui le problematiche del turismo sono particolarmente sentite, quale Spagna e Grecia, mentre altri paesi europei, dove queste sono meno avvertite, non hanno ancora fatto sì che tale volontà politica, espressa ripetutamente dall'Italia, trovasse applicazione concreta con l'istituzione, appunto, di un ambito di discussione specifico per questa materia (che, tra l'altro, riteniamo importante per l'economia dell'intera Europa, continente che pensiamo goda, nella sua globalità, di una grande attrazione turistica).

PRESIDENTE. L'onorevole Gambini ha facoltà di replicare.

SERGIO GAMBINI. Signor Presidente, non posso dichiararmi soddisfatto della risposta che ho ricevuto, anzitutto perché è trascorso più di un anno e mezzo dall'approvazione della legge citata.
Inoltre, è passato quasi un anno dalla scadenza dei sei mesi entro i quali si sarebbero dovuti emanare i decreti attuativi di tale legge. Nel corso del lungo periodo di tempo che ci separa dall'approvazione della legge, si è susseguita una serie di incontri, di impegni e di solenni promesse avanzate nel corso dei dibattiti parlamentari in relazione all'attuazione di questa legge. Di mese in mese ci troviamo a scendere sempre di più questa scala che rinvia l'attuazione della legge e rischia di portarci alla completa perdita delle disponibilità finanziarie stanziate nel corso della passata legislatura.
A proposito della disponibilità dei 350 miliardi stanziati per il 2000 ho condotto un esame approfondito: se non vengono impegnati entro quest'anno, decadranno definitivamente. Temo che l'obiettivo perseguito con questa serie di rinvii sia di perdere completamente questa disponibilità finanziaria. Questo è anche il timore che comincia a fare breccia fra le regioni e fra le categorie interessate.
Le regioni hanno raggiunto un primo accordo sulla ripartizione dei fondi il 23 ottobre del 2001 nella conferenza degli assessori regionali al turismo e lo hanno trasmesso al ministero. Quest'ultimo non


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ha ritenuto adeguato tale accordo e, pertanto, le regioni sono tornate nuovamente a valutarlo. In data 31 marzo 2002, in un incontro presso il Ministero delle attività produttive, è stata approvata all'unanimità la dichiarazione di intenti circa l'attuazione delle linee guida, che conteneva anche uno schema di ripartizione dei finanziamenti. Da allora sono passati altri mesi e non si è ancora aperta la strada affinché il Parlamento possa compiere il suo compito e dare definitiva attuazione a quelle linee guida ed a quella ripartizione dei finanziamenti.
Abbiamo appreso che si tratta di atti che sono chiusi nei cassetti della Presidenza del Consiglio e del Ministero delle attività produttive. Credo che vi siano gravi responsabilità nei confronti di un comparto economico che riveste particolare importanza nel nostro paese e che ha grandemente bisogno di una modernizzazione e di una disponibilità di risorse. Non possiamo continuare a pensare che questa attività possa in qualche modo godere dello «stellone» italiano ed affrontare ogni stagione sperando che vada bene. Il turismo non è una attività residuale: la più importante città turistica nel pianeta è New York. È un'attività rispetto alla quale si cimentano in maniera molto raffinata le tecnologie più avanzate, per farla progredire e per ottenere da questo punto di vista anche un elevato livello di competitività. Il nostro paese è stato superato non solo dagli Stati Uniti, ma anche dalla Francia e dalla Spagna, e continuiamo a scendere in questa graduatoria perché manca una politica del turismo. Gli ultimi atti di questo Governo testimoniano un completo disinteresse nei confronti di questo settore.

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