Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 162 del 20/6/2002
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(Diniego di concerto del ministro della giustizia sulla proposta di nomina del dottor Libero Mancuso a procuratore della Repubblica di Forlì - n. 2-00378)

PRESIDENTE. L'onorevole Bonito ha facoltà di illustrare l'interpellanza Violante n. 2-00378 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 4), di cui è cofirmatario.


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FRANCESCO BONITO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, di certo è del tutto casuale che si discuta di questa interpellanza riguardante il dottor Libero Mancuso, un ottimo magistrato, subito dopo esserne stata discussa un'altra che riguardava - guarda caso - un altro ottimo magistrato che è, appunto, il dottor Giovanni Salvi. E questa conseguenzialità, questa casualità, in tema di atti di sindacato ispettivo che riguardano magistrati mi fanno venire quasi naturale un interrogativo: mi chiedo se oggi in questo nostro paese essere magistrati bravi, eccellenti, onesti e puliti sia un difetto, giacché a questi magistrati bravi, onesti, puliti e trasparenti ne capitano di tutti i colori.
Abbiamo visto quello che è capitato al dottor Salvi, adesso vediamo ciò che è capitato al dottor Mancuso. Il dottor Mancuso è un magistrato assai noto, ed io ho potuto esprimere giudizi ampiamente positivi sul suo conto perché ne conosco la carriera, lo conosco personalmente - spero che ciò non costituisca per lui un altro punto negativo -, conosco i processi che ha istruito, conosco le benemerenze che ha conseguito, conosco la stima di cui gode tra i cittadini e le cittadine di cui amministra la giustizia. Ebbene, il dottor Mancuso che, come è noto, opera a Bologna ha fatto domanda per essere nominato procuratore della Repubblica presso il tribunale di Forlì. Il Consiglio superiore della magistratura ha esaminato la sua domanda - come ha esaminato la domanda di altri concorrenti - e ha poi deciso di proporlo insieme ad un altro candidato per questo importante incarico. Orbene, il nostro ordinamento che, bene o male, abbiamo costruito - io direi più in bene che in male - in questi cinquant'anni è caratterizzato da un equilibrio costituzionale che, a mio avviso, è tra i più apprezzabili delle moderne democrazie. Tale ordinamento prevede il concerto del ministro, ed è questa una delle esemplificazioni che dimostrano come un sistema giuridico possa costruire assai bene, assai apprezzabilmente gli equilibri fra i poteri dello Stato. La Costituzione afferma che la magistratura è un ordine autonomo ed indipendente da qualsiasi altro potere dello Stato; ciò nondimeno, nel momento della nomina per un incarico direttivo, prevede il concerto del potere esecutivo. Noi riteniamo che ciò sia assolutamente costituzionale, perché il concerto del ministro ha natura, caratteristiche, limiti che ormai le prassi hanno fortemente consolidato e le pronunce della Corte costituzionale chiaramente delineato. Secondo la nostra Costituzione il ministro ha degli incarichi, dei compiti ed il compito principale è quello di far funzionare la giustizia, egli ha la responsabilità dell'organizzazione e del funzionamento dei servizi giudiziari. Ebbene, il concerto deve costituire l'atto amministrativo attraverso il quale questa funzione del ministro si deve esprimere. Quindi, il concerto deve riguardare la capacità di organizzazione, la capacità di far funzionare gli uffici da parte dei magistrati che vengono designati dal Consiglio superiore della magistratura.
Che fa il ministro Castelli? Una volta arrivatagli la proposta di nomina di questo eccellente magistrato, non dà il concerto e questo perché? Perché il dottor Mancuso è sotto procedimento disciplinare; e perché è sotto procedimento disciplinare? Perché ha espresso le sue opinioni; e quali sono queste opinioni? Il dottor Mancuso ha affermato che a Genova il Governo si comportò male in occasione del G8. Inoltre, lo stesso dottor Mancuso, in un'altra occasione ha affermato che il Presidente del Consiglio dei ministri si trova in una palese situazione di conflitto di interessi. Questo è ciò che ha affermato il dottor Mancuso, questo gli è costato il procedimento disciplinare attivato dal ministro il quale, in forza di questo stesso procedimento disciplinare, gli ha negato il concerto. A parte ogni altra considerazione, cosa significa questo? Significa che il ministro, d'ora in avanti, potrà negare il concerto per tutti i magistrati che non gli sono simpatici, gli sarà sufficiente azionare un procedimento disciplinare per negare il concerto sulla base di questa ragione.


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Il ministro ha violato una serie di regole, di leggi, ha violato la procedura costituzionale del concerto come gli è stata indicata dalla Corte costituzionale in un'importantissima sentenza - se non ho più tempo a mia disposizione, ne parlerò poi nella replica -, ma soprattutto ha sollevato una questione importantissima consistente nel fatto che un magistrato, nonostante la nostra Costituzione, non ha libertà di parola.
Libertà di opinione significa anche libertà di parola quando la parola, evidentemente, non è offensiva; che questo lo dica il ministro leghista, il quale sta lavorando per eliminare dal nostro codice, dal nostro ordinamento penale, i reati di opinione, mi appare quantomeno come una palese e clamorosa contraddizione con se stesso. Ciò che si rileva è che, capziosamente, si nega un atto procedurale dovuto e si limita l'autonomia della magistratura, che si esprime nell'attività del Consiglio superiore della magistratura, sulla base di un reato (lo dico tra virgolette perché non si tratta di questo), sulla base dell'espressione di un'opinione e di un'attività propria, come se si dicesse: ti metto sotto procedimento disciplinare e per questa ragione non ti do il concerto!
Signor sottosegretario, lei, forse, meglio del suo ministro conosce ciò che è stato affermato dalla Corte costituzionale, giacché del «concerto» i ministri della nostra Repubblica hanno sempre fatto un uso estremamente equilibrato e molto attento per l'ovvia ragione che siamo al limite dei rapporti tra il potere esecutivo, il Governo ed il potere giudiziario; mi riferisco, quindi, al lavoro e all'autonomia della magistratura.
La Corte costituzionale ha cercato di definire il significato del «concerto»; non si tratta di un parere, ha affermato, né di un accordo, perché con il medesimo il legislatore ha voluto dare un metodo; vi sono due poteri dello Stato che devono giungere ad elaborare una proposta, ad un provvedimento. Questo provvedimento riguarda il Consiglio superiore della magistratura perché è relativo allo status dei magistrati e solo il CSM lo può assumere. Cionondimeno, in questa procedura, occorre che anche il ministro dica la sua, perché secondo l'articolo 105 della Costituzione è il ministro che organizza gli uffici. Il ministro può anche affermare di non gradire la proposta del CSM perché il magistrato designato non è bravo ad organizzarli o a rendere il servizio adeguato. Questo e questo soltanto può dire il ministro!
Secondo la Corte costituzionale si tratta di due poteri che devono lavorare in un sistema di concertazione ed i cui rapporti devono essere improntati alla lealtà. È anche scandito il procedimento poiché vi è una sentenza (immagino che al ministero la conoscano assai meglio di me), nella quale viene indicato, con riferimento a tali poteri, un certo tipo di procedura: il consiglio elabora una proposta ed il ministro risponde; il consiglio replica ed il ministro controreplica, dopodiché la decisione spetta al CSM.
Ha fatto il Governo tutto ciò? Ha fatto il ministro Castelli tutto ciò? Quando gli è arrivata la proposta del CSM, ha detto «no»: Libero Mancuso non mi piace perché pensa male, pensa cose che non mi piacciono, è così pettegolo che parla male del mio Presidente del Consiglio. Non può fare il procuratore della Repubblica!
Ho banalizzato, certo, ho enfatizzato le posizioni, ma l'enfatizzazione e la radicalizzazione dei concetti rende evidente il monstrum giuridico che, per l'ennesima volta, questo straordinario ministro guardasigilli ha consumato ai danni dei cittadini italiani!

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia, onorevole Santelli, ha facoltà di rispondere.

JOLE SANTELLI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, con riferimento all'interpellanza urgente in discussione, faccio presente quanto segue. Dall'esame delle notizie ANSA, diffuse in data 2 agosto 2001, riprese dalla stampa nazionale e dall'esito della conseguente istruttoria del Ministero della giustizia, il ministro ha rilevato che il dottore Libero


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Mancuso ha gravemente mancato ai doveri di riserbo e di correttezza, rendendosi immeritevole della fiducia e della considerazione di cui deve godere il magistrato. Invero questi, in data 2 agosto 2001, a seguito dei cosiddetti fatti di Genova, ebbe a dichiarare all'emittente radiofonica Radio popolare quanto segue: è più difficile indagare su Genova che sulla strage di Bologna; è chiaro che, ogni volta che pezzi dello Stato debbano rispondere di episodi così rilevanti penalmente, scattano protezioni e coperture, anche perché non si sa mai dove finisce la catena delle complicità e, quindi, dell'omertà dello Stato.
Uno dei dati più allarmanti registrati a Genova è questa sorta di violenza culturale dentro le forze di polizia contro i «rossi», i diversi, contro coloro che non accettano le regole di questo gioco, di uno Stato che vuole diventare sempre più regime. Questa è la cosa più allarmante da sconfiggere politicamente. Ciò rappresenta una delle più gravi responsabilità, un segnale della caduta di sensibilità democratica delle forze che ci governano.
Vede, onorevole Bonito, non si trattava di un giudizio politico sul Presidente del Consiglio dei ministri, non si trattava di una valutazione sul conflitto di interesse o di una valutazione politica-sociologica. Si trattava di un attacco grave allo Stato.
Le affermazioni sopra riportate sono apparse in contrasto con il dovere di riserbo cui ogni magistrato è tenuto in relazione ad un procedimento ancora in una fase di indagine, visto che le indagini erano appena iniziate ed erano in una fase delicatissima, specie avuto riguardo alla delicatezza degli accertamenti in corso e alla notevolissima risonanza della vicenda sui mezzi di informazione, anche stranieri, e nell'opinione pubblica.
L'obbligo di riservatezza era pertanto più vincolante nel caso concreto e ciò non poteva sfuggire ad un magistrato di esperienza quale il dottor Mancuso, tenuto conto della evidente possibilità di interpretazione e commenti strumentali, sotto il profilo della mancanza di imparzialità nei confronti delle vicende, oggetto altresì di accese polemiche politiche.
Esulano poi dall'ambito di tutela garantito dall'articolo 21 della nostra Costituzione ed integrano la violazione del dovere di correttezza nella parte in cui lasciano intendere, pur in assenza di qualsiasi riscontro oggettivo, la connivenza e l'omertà di organi dello Stato nella attività di depistaggio e di copertura nei confronti dei singoli appartenenti alle forze dell'ordine, coinvolti in condotte penalmente rilevanti, che costituirebbero, a detta del dottor Mancuso, una normale prassi dei suddetti organi, tanto da assurgere (anche per l'esistenza di una violenza culturale dentro le forze di polizia - sono parole che riporto integralmente fra virgolette - contro i diversi, di uno Stato che vuole diventare regime, di una cultura reazionaria da sconfiggere politicamente), al di fuori di qualsiasi richiamo - ritengo - ai principi di legalità e di giustizia che devono sempre orientare l'azione del magistrato.
Il ministro della giustizia, sulla base di queste dichiarazioni, ha promosso, in data 5 dicembre 2001, - molto prima quindi di un'eventuale possibilità, presso il CSM, di nomina del dottor Mancuso, - a norma degli articoli 107 e 14 della legge n. 195 del 1958, e in relazione all'articolo 18 del regio decreto n. 511 del 1946, l'azione disciplinare nei confronti del dottor Libero Mancuso. Egli ha chiesto al procuratore generale presso la Corte di Cassazione di volerne attivare la procedura ai sensi dell'articolo 59 del decreto del Presidente della Repubblica n. 16 del 1958.
Per tale ragione, lo stesso ministro, in data 24 maggio 2002, non ha espresso il suo concerto. Tengo a fare riferimento che in questo caso il concerto non è stato negato in relazione ad una nomina avvenuta. Eravamo in una fase istruttoria, ovvero in fase di discussione in Commissione, in cui vi era una proposta di maggioranza ed una di minoranza.
Il ministro ha dato il concerto sulla proposta di maggioranza, considerato anche che era motivata dalle considerazioni che il magistrato in questione, di cui per ovvi motivi non faccio il nome, conoscesse bene la realtà della sede giudiziaria ove si


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trova l'ufficio alla cui direzione aspira, per avervi egli esercitato funzioni requirenti, in primo grado, in appello, anche direttive, dal 1979 continuativamente per circa 23 anni.
È il CSM stesso a dire come questo magistrato prevalga sul dottor Mancuso, privo completamente di esperienze direttive nel settore requirente. Per questo motivo, quindi, il ministro della giustizia ha negato il suo concerto in una fase istruttoria.
Se non ricordo male, la sentenza della Corte costituzionale a cui prima l'onorevole Bonito faceva riferimento, si riferisce alla dialettica istituzionale fra due organi che svolgono funzioni istituzionali; in questo caso, mi sembra che si rimanga assolutamente nell'ambito di questa dialettica, a meno che concerto del ministro non significhi dire sempre e comunque «sì».
A seguito di tale nota, da parte del ministero, il Consiglio superiore della magistratura il 14 giugno 2002 ha comunicato al ministro della giustizia che la commissione per il conferimento degli uffici direttivi a maggioranza ritiene che, tenuto conto della circolare del CSM n. 13531 del 28 settembre 1996, la semplice pendenza del procedimento disciplinare non costituisca elemento ostativo alla valutazione del dottor Mancuso.
Faccio anche presente che, oltre all'azione disciplinare di iniziativa del ministro della giustizia, risultano a conoscenza del Consiglio superiore della magistratura altri procedimenti disciplinari a carico del dottor Mancuso.

PRESIDENTE. L'onorevole Bonito, cofirmatario dell'interpellanza, ha facoltà di replicare.

FRANCESCO BONITO. Signor Presidente, d'altra parte, dopo quello che ho visto accadere stamattina in quest'aula, non posso stupirmi più di niente. Essere dei bravi magistrati oggi è cosa difficile, bisogna vivere in difficoltà.
Devo dire che mi è tornato in mente - chiedo scusa per questo riferimento personale - come io subii, da magistrato, il primo procedimento penale a mio carico. Capitai in un'assemblea di operai delle saline di Margherita di Savoia, i quali si lamentavano della pericolosità della loro azienda e del fatto che la magistratura non intervenisse e non rilevasse diritti da tutelare. Io feci il mio intervento - ero allora un giovanissimo magistrato - e mi permisi di dire: dietro la mia scrivania c'è scritto «la legge è uguale per tutti», ma sappiate che non è così e non è mai stato così. Il mio procuratore della Repubblica mi mise sotto processo per vilipendio della magistratura.
Al Ministero della giustizia state consumando qualcosa di analogo, ma di molto più grave, perché la sua risposta, cortese sottosegretaria, è assolutamente insoddisfacente. Le opinioni espresse dal dottor Mancuso, che sono state puntualmente riportate, sono da parte mia assolutamente condivisibili. Si tratta di opinioni liberamente espresse, non sono opinioni offensive e, nel nostro ordinamento - soprattutto in quello costituzionale, che qui rileva -, non esiste alcun limite alla libertà di pensare da parte dei magistrati. E libertà di pensare significa, signor sottosegretario, anche libertà di parlare, giacché la libertà di pensiero permane anche sotto le dittature, ma quando accanto al pensiero vi è anche la possibilità di esprimerlo, siamo in una democrazia.
Quindi, noi apprendiamo la lezione: avendo il dottor Mancuso espresso esattamente quelle opinioni - che non sono opinioni offensive, che esprimono principi culturali e che fanno parte della cultura che appartiene al dottor Mancuso e a tantissimi di noi -, pensare e dire quelle cose, per il Governo Berlusconi e per il ministro Castelli, significa non essere magistrato idoneo a ricoprire un incarico direttivo. Già questo di per sé è gravissimo; ma è grave la violazione procedimentale, signor sottosegretario, di una prassi costituzionale, di una procedura che ha rilevanza costituzionale! Certo che il CSM vi ha risposto: ha cercato di rimettervi in carreggiata. Ha voluto ricordarvi: caro signor ministro, guardi che c'è la sentenza della Corte costituzionale del


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1992, che poi è l'unico caso in cui la Corte è intervenuta perché fu l'unico caso in cui un altro ministro negò il concerto per una nomina all'ufficio giudiziario di Palermo...

JOLE SANTELLI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Era la direzione nazionale antimafia...

FRANCESCO BONITO. Si trattava dell'ufficio giudiziario e del ministro Martelli... Comunque, si trattava del ministro Martelli che negava il concerto ad una nomina per un altro incarico direttivo.
Ci fu un conflitto di attribuzione all'esito del quale la Corte costituzionale dettò le regole. Indico una procedura: proposta e risposta. Vi è stata la proposta e vi è stata una risposta negativa. Nel procedimento delineato dalla Corte si afferma: proposta, risposta, replica e controreplica. Voi dovevate dire al CSM: secondo noi il dottor Mancuso non può fare il procuratore perché pensa liberamente, perché pensa queste cose. Il CSM vi avrebbe risposto come ha fatto: caro signor ministro, leggiti la Costituzione; il dottor Mancuso può pensare quelle cose e può fare il procuratore della Repubblica.
Non conosciamo ancora la controreplica del ministro (vedremo cosa risponderete alle affermazioni del Consiglio superiore della magistratura). Fatto sta che la volontà di leale collaborazione che la Corte costituzionale ha posto ed indicato come base dei rapporti tra esecutivo e potere giudiziario nella nomina degli uffici giudiziari è stata assolutamente disattesa. Questa è la verità, perché, la risposta del ministro insiste su questa linea: Libero Mancuso pensa male; uno che pensa queste cose non può fare il procuratore della Repubblica.
In quella sentenza, la Corte ricordò al ministro di allora, Martelli, l'articolo 105 della Costituzione: caro signor ministro, tu, in base alle attribuzione previste in capo al CSM dall'articolo 105 della Costituzione, hai queste funzioni; il tuo concerto per le nomine di direttivi nella magistratura deve far riferimento all'articolo 105, i tuoi poteri sono poteri di organizzazione. Allora, il concerto lo posso negare e posso motivarlo negativamente se la persona individuata non è una persona che pensa più o meno bene secondo il mio modello e modo di vedere, ma è un magistrato che, rispetto all'articolo 105 della Costituzione, non sa organizzare bene gli uffici, i servizi. Questo vi ha detto la Corte costituzionale, perché questi sono i limiti entro i quali vi potete muovere, a meno che non vogliate prevaricare i limiti tra i poteri dello Stato, delineati dalla Costituzione ed illustrati in maniera, precisa, nitida e chiarissima nella sentenza del 1992. Questa è la questione, da cui deriva la mia profonda insoddisfazione e preoccupazione.
Quando tornerò a fare il giudice dovrò stare attento a come parlo. Le mie idee e i miei ideali, ciò che esprimo liberamente, in questa sede (dando voce al mio pensiero, alla mia modestissima cultura, al mio modo di pensare), possono frenare la mia attività di magistrato, la mia carriera di giudice? È questo che vuole la nostra Costituzione? È questo il sistema ed il modello che delinea, tra i poteri dello Stato, la Costituzione italiana? Sono questi i limiti alla libertà di opinione indicati nella nostra Costituzione? Lo sto chiedendo a voi! Questo è il punto vero che rimane assolutamente inascoltato. Questa è la questione vera che rimane assolutamente irrisolta.
Voi state disattendendo i principi costituzionali perché state disattendendo quell'obbligo, quel dovere di leale collaborazione che si deve esprimere in un'attività procedimentale, tipizzata dal nostro giudice delle leggi. Questa è la realtà. Profonda è la mia insoddisfazione che ribadisco e reitero. Esprimo grande preoccupazione, non tanto per le battaglie in corso, ma, evidentemente, per le battaglie - e saranno tante - che dovremo combattere in futuro per difendere l'autonomia e l'indipendenza della magistratura italiana.
Mi avvio alla conclusione, signor Presidente, ricordando che questa mattina un


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mio compagno di partito, che ha vinto le elezioni, si è visto negare la possibilità di provare che le aveva vinte.
Il mio comportamento in aula, in quel momento, non è stato certamente dei più corretti. Di ciò mi dolgo e mi scuso. Ma è una vicenda che riguarda un compagno di tante battaglie, della mia terra, e che, in ogni caso, per me, anche se limitata ad una persona, attiene alle regole ed alle dinamiche principali, fondanti della democrazia del nostro paese.
Quando un deputato viene eletto e non può entrare in Parlamento perché una maggioranza glielo impedisce, evidentemente anche questa straordinaria battaglia diventa poca cosa rispetto alle grandi battaglie di democrazia che dobbiamo condurre per il nostro popolo (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!

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