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PRESIDENTE. Avverto che le interpellanze Ciro Alfano n. 2-00367 e Violante n. 2-00371, che vertono sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente (vedi l'allegato A - Interpellanze sezione 3).
CIRO ALFANO. Signor Presidente, gentile sottosegretario, onorevoli colleghi, anche a nome dei cofirmatari della presente interpellanza urgente, ritengo di dover effettuare un breve excursus storico in merito allo svolgimento degli eventi - ormai a voi tutti noti - e delle incredibili coincidenze e circostanze che si sono ripetute a distanza di quasi tre anni. È emersa, infatti, una spietata efferatezza, un'accurata pianificazione ed organizzazione da parte degli ideatori ed una sconcertante sfida e provocazione nei confronti dello Stato e delle sue istituzioni. Appare, infatti, impensabile che non si sia stati in grado di prevenire con un'efficiente e coordinato sistema di intelligence (servizi segreti) e di adeguata tutela dei potenziali bersagli sensibili (servizio d'ordine pubblico e scorte), visto che si è trattato di una plateale esecuzione di due seri, riservati, e stimatissimi ricercatori, studiosi e tecnici da tempo impegnati su un fronte così delicato quale quello dell'importante riforma del mondo del lavoro, della previdenza e, più in generale, del welfare.
e del dovuto riserbo nei confronti degli organi inquirenti che conducono le indagini sui due delitti - quali sono i mandanti dell'uccisione del professor D'Antona e del professor Biagi.
PRESIDENTE. L'onorevole Finocchiaro ha facoltà di ANNA FINOCCHIARO. Signor Presidente, avrei rinunciato ad illustrare la nostra interpellanza, ma mi sento in dovere di farlo dopo l'illustrazione dell'onorevole Alfano. Infatti, penso ci sia un limite a tutto, anche alla mistificazione delle questioni più serie e più delicate.
processo, millanta un proprio credito, un proprio appoggio, e di essere informato minutamente su ogni svolta delle indagini. Immagino che l'intercettazione telefonica sia una delle questioni più rilevanti in un processo di questo genere.
principio del segreto istruttorio. Parlo di un segno che venga dal Governo e che sia capace di affermare, pur nella concitazione di questi giorni, che il Governo ha, ed avverte, come primo dovere quello di tutelare la dignità della magistratura italiana e di difendere il nesso di fiducia che lega cittadini e istituzioni (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia, onorevole Santelli, ha facoltà di JOLE SANTELLI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, onorevoli colleghi, com'è ovvio, rispondo congiuntamente alle due interpellanze. La procura della Repubblica di Roma ha disposto al Ministero della giustizia la seguente informativa che, per dovere di chiarezza, ritengo opportuno leggere in maniera dettagliata e letterale.
modello la notizia sia stata iscritta (noti, ignoti, atti non costituenti notizia di reato), e perché tali approfondimenti siano stati compiuti su richiesta della procura della Repubblica di Roma e non dalla competente procura territoriale, ai sensi dell'articolo 11 del codice di procedura penale, atteso che si trattava di indagini in merito ad un magistrato in servizio presso lo stesso distretto di corte d'appello; se il decreto di autorizzazione alle intercettazioni telefoniche in questione sia stato emesso nel procedimento penale n. 14546/01, o se detto provvedimento sia relativo ad altro procedimento, anche al fine di sapere in quale fase si trovi il procedimento in questione e, quindi, aver notizia se le intercettazioni pubblicate siano o meno coperte da segreto come, appunto, l'onorevole Finocchiaro chiedeva (dunque, sulla base dell'attuale informativa resa, non siamo in grado di rispondere); se la registrazione della conversazione in oggetto possa essere trasmessa al Ministero della giustizia, al fine di poter rispondere in maniera più esauriente, visto che la procura della Repubblica rappresenta che la registrazione stessa non è stata riportata integralmente dal quotidiano Libero e che, comunque, è da ritenersi priva di qualsiasi rilevanza penale; infine, se gli atti relativi all'intercettazione telefonica, nei quali è coinvolto il dottor Giovanni Salvi, atti ritenuti dalla procura della Repubblica di Roma privi di dignità di notizia di reato a carico dello stesso, siano stati trasmessi ex articolo 11 del codice di procedura penale alla procura della Repubblica competente, affinché la stessa possa valutare l'eventuale sussistenza di fatti reato, nei quali il dottor Salvi può rivestire la qualità di persona offesa.
PRESIDENTE. L'onorevole Ciro Alfano ha facoltà di CIRO ALFANO. Signor Presidente, gentile sottosegretario, ringrazio e prendo atto di quanto oggi precisato, ma devo comunicare, anche a nome dei cofirmatari della mia interpellanza, che non ritengo esaustive le risposte formulate. Pertanto, chiedo al sottosegretario Santelli che, quanto meno, venga sottolineato in questa sede il suo concreto impegno e quello del Governo affinché sia data la massima accelerazione alle indagini e sia posto in essere quanto ritenuto necessario e prioritario per giungere finalmente alla verità.
PRESIDENTE. L'onorevole Finocchiaro ha facoltà di ANNA FINOCCHIARO. Signor Presidente, le confesso di essere non soltanto assolutamente insoddisfatta ma anche stupefatta per la risposta che è venuta dal Governo, per varie ragioni. La prima di queste deriva dalla lettura, da parte della sottosegretaria Santelli, della nota di risposta alle interpellanze che forse sarebbe stato più opportuno rinviare, con una presa d'atto e di responsabilità del Governo che avrebbe dovuto dire: scusate, non siamo pronti. Da tale lettura si ricava una macchinazione burocratica diabolica piuttosto che un elemento di chiarezza nella vicenda di cui ci stiamo occupando.
con le interpellanze? L'articolo 11 del codice di procedura penale, secondo me invocato assolutamente a sproposito - ma questa è la mia opinione -, è noto negli uffici del Ministero come è noto tra questi banchi e tra quei banchi: potevate saperlo prima. È abbastanza bizzarro chiedere notizie alla procura della Repubblica di Roma e, avutele dal procuratore della Repubblica di Roma, dire: no, non sei tu a dovermele fornire; non sono soddisfatto di ciò che mi hai detto perché non me le devi fornire tu, me le deve fornire la procura competente.
L'onorevole Ciro Alfano ha facoltà di
Risulta ancora più grave ed inspiegabile il fatto che, a distanza di appena tre anni dal delitto del professor D'Antona, sia stato eseguito, con un'impressionante coincidenza di circostanze e modalità esecutive, un altro delitto nei confronti del professor Marco Biagi impegnato nello stesso progetto iniziato dal suo predecessore, senza che nel frattempo si sia riusciti a trovare i mandanti e gli esecutori.
Partirò, quindi, dai fatti. Il 20 maggio 1999 veniva ucciso barbaramente il professor Massimo D'Antona consigliere dell'allora ministro del lavoro Bassolino, il quale aveva fornito un determinante e prezioso apporto e contributo per la definizione del patto sociale per lo sviluppo e l'occupazione. Fu un atto terroristico di gravità inaudita sul quale, comunque, è caduto presto un'inspiegabile e pesante silenzio, nonostante gli investigatori avessero sottolineato che le analisi scientifiche del documento che rivendicava l'attentato restringevano il campo d'azione delle indagini a coloro che dovevano conoscere in maniera approfondita il patto sul lavoro.
Il 19 marzo 2002 a Bologna si ripeteva un analogo delitto nei confronti del professor Marco Biagi, anch'egli consulente del lavoro. Anche tale delitto, come quello del professor D'Antona, è stato rivendicato dalle nuove Brigate rosse, una formazione impegnata per la costruzione del partito comunista combattente.
Recentemente, il quotidiano Libero pubblicava alcuni articoli che riportavano stralci di intercettazioni telefoniche compiute dalla Digos di Roma, dalle quali emergono frasi che meritano di essere attentamente valutate e riscontrate, in quanto comporterebbero - se confermate - gravi e sconvolgenti responsabilità che riaprirebbero un capitolo inedito sulla vicenda degli omicidi D'Antona e Biagi.
In considerazione di quanto sopra esposto, i sottoscrittori dell'interpellanza urgente ritengono sia trascorso ormai sufficiente tempo per sapere - sia pure nel doveroso rispetto dei compiti, delle prerogative
Due efferate esecuzioni, studiate nei minimi dettagli sia nell'individuazione simbolica dei bersagli sia nella scelta dei tempi sia nelle modalità attuative. Variano solo i luoghi e, probabilmente, non a caso, in quanto si tratta di due città - Roma e Bologna - di forte valore simbolico per gli ideatori, che hanno colpito vigliaccamente con una inaudita precisione e, oserei dire, persino con toni di sfida e provocazione nei confronti dello Stato.
Due personalità riservate e indifese, che hanno avuto il coraggio - loro sì - di sostenere apertamente le proprie idee innovative e lungimiranti, tese a risolvere una delle questioni più difficili e complesse, che condiziona lo sviluppo della nostra economia e, per certi versi, anche dell'intera Europa: la riforma del mondo del lavoro e, più in generale, del welfare. Si tratta di due stimatissimi professori universitari, consulenti impegnati ai massimi livelli di studio e decisionali del lavoro e delle politiche future del nostro Governo.
A tale riguardo preannuncio l'intendimento degli interpellanti di presentare un apposito disegno di legge teso a riconoscere con i dovuti onori, medaglie al valore, borse di studio per ricercatori e studenti, i meriti, il coraggio e l'alto esempio morale e simbolico dimostrato da questi due grandi studiosi nei confronti non solo dei giovani che hanno contribuito a formare negli atenei ove hanno insegnato, ma anche di tutti gli altri italiani ed europei che hanno avuto modo di apprezzare, purtroppo post mortem, il valore della loro ricerca, delle loro prospettive e proposte innovative.
Concludo con l'auspicio di avere risposte esaustive ai quesiti posti nell'interpellanza presentata e di conoscere lo stato delle indagini per scoprire i mandanti e gli esecutori materiali dei suddetti due efferati delitti. Sapere quanto sopra è un diritto-dovere nei confronti delle loro famiglie, dei cittadini, dell'intero paese, sia per dimostrare al mondo intero che l'Italia è ancora la patria del diritto sia per mandare un segnale forte ed inequivocabile a coloro che intendono far regredire il nostro paese all'epoca delle Brigate rosse e del terrorismo. Ciò, tanto più in questo momento in cui il mondo intero ed occidentale si è compattato e mobilitato per combattere il terrorismo internazionale come reazione ai tragici attentati del settembre 2002.
L'onorevole Alfano pone oggi al Governo una domanda che non ha posto con la sua interpellanza. Non ha posto al Governo la domanda, doverosa per ciascuno di noi, su quale sia lo stato delle indagini sui delitti D'Antona e Biagi. L'onorevole Alfano, insieme agli altri interpellanti, aveva chiesto con il suo atto ispettivo se corrispondesse al vero quanto pubblicato dal quotidiano Libero e quali iniziative ritenesse di poter adottare in merito.
Tuttavia, nel frattempo sono successi fatti nuovi. È successo che, con un sommario accertamento, si è potuto verificare che il tale Fausto della telefonata intercettata è il difensore di uno degli imputati in quel processo ma che, soprattutto, quell'intercettazione telefonica riguardante quel soggetto che millanterebbe un appoggio da parte del dottor Salvi (titolare dell'inchiesta; al di sopra di ogni sospetto, secondo il nostro parere, e degno di ogni riguardo) è stata disposta dal dottor Salvi.
Il dottor Salvi ha disposto l'intercettazione telefonica nel corso della quale tale Fausto, difensore di uno degli imputati nel
A questo punto l'onorevole Alfano e gli altri interpellanti devono prendere le distanze da un'evidente e clamorosa svista topica. In realtà, non so se si possa parlare di svista perché tale è l'intento diffamatorio del giornale Libero e tale è il credito che a questa diffamazione hanno fornito gli interpellanti (anche altri colleghi avevano presentato un atto di sindacato ispettivo che hanno poi ritirato, resisi conto della svista madornale nella quale erano incorsi) che, evidentemente, le stesse considerazioni di buon senso non erano in grado di opporre un argine evidente.
Noi, invece, interpelliamo il ministro su un'altra questione, signor Presidente. Una questione che peraltro è stata anche oggetto, ieri, di una discussione pacata e serena, come da molti anni non se ne vedevano in quest'aula: la questione dell'uso delle intercettazioni telefoniche e della violazione del segreto istruttorio relativamente a tali intercettazioni e, inoltre, la questione che delle intercettazioni telefoniche viene fatto un uso assolutamente distorto, nel momento in cui (compromettendo spesso assai gravemente le indagini in corso) diventano lo strumento - in questo caso facilmente smontabile - di un atteggiamento che potremmo quasi definire di persecuzione.
Colleghi, comprendiamo tutto; comprendiamo anche che lo scontro in atto nel paese tra il Governo e la magistratura italiana (in particolare fra il Governo ed una parte della magistratura italiana) sia aspro, ma non comprendiamo che ciò debba arrivare a legittimare l'insinuazione che rapporti familiari abbiano contribuito a sviare e deviare le indagini e ad occultare le responsabilità, recando così un affronto doloroso. Sotto il profilo professionale l'opera del dottor Salvi e di tutti i magistrati italiani è sottoposta ad ogni critica ed ogni critica è legittima, ma questa strumentalizzazione è francamente da vili! È un atto di vigliaccheria!
Non è solo un atto di vigliaccheria, bensì è un atto incoerente, in assenza di un nesso dimostrabile. Credo che sarebbe assai opportuno invocare il senso del limite anche quando si fa politica, tanto più quando la si fa nelle istituzioni e dai banchi della maggioranza. Perché vedete, colleghi, altrimenti sarebbe troppo facile cogliere contraddizioni tra chi ritarda e ostacola processi per corruzione nei confronti di magistrati accusati di aver tradito la propria fedeltà alla Repubblica e al principio di eguaglianza dietro denaro, e chi invece tenta di svolgere seriamente, onestamente, responsabilmente e in maniera fedele ai principi della Costituzione e ai doveri del proprio ufficio, il proprio mestiere.
Se ai cittadini, da parte dello stesso Governo e da parte dei deputati che siedono nei banchi della maggioranza, non giunge il segnale - un segnale, almeno uno - di essere capaci e di avere l'ambizione di restaurare un corretto rapporto tra cittadini e istituzioni e se, liberi nella loro responsabilità di attuare le politiche che ritengono di portare avanti, non colgono la qualità del dato che è costituito dalla necessità di rappresentare anche ai cittadini (dentro e fuori le aule del Parlamento) come il rapporto fisiologico tra le istituzioni e il paese non possa che essere retto dal senso rigoroso del limite nell'uso degli stessi strumenti che provengono dalle prerogative parlamentari o dai numeri della maggioranza, allora credo che il pessimo servizio non lo si faccia né al giudice Salvi né al senatore Salvi né a chiunque venga coinvolto in vicende di questo genere ma in realtà al paese.
Ciò che oggi chiediamo al Governo con la nostra interpellanza è un atto di responsabilità, cioè di incarnare quel segnale, di cui parlavo prima. Chiediamo cioé al Governo di esprimere un giudizio sull'uso spregiudicato di queste intercettazioni telefoniche, che peraltro ritengo - ma, al riguardo, attendo una precisazione da parte del Governo - in violazione del
«Gli atti inerenti all'intercettazione in questione sono inseriti nel procedimento penale n. 14546/01 Noti.
«I contenuti della intercettazione in questione per quanto attiene alla persona del dottor Giovanni Salvi - magistrato assegnato al gruppo dei reati contro la personalità dello Stato -, sono stati, dallo scrivente,» - che, evidentemente, è il procuratore della Repubblica - «ritenuti privi della dignità di notizia di reato.
«È notorio, infatti, per dottrina e giurisprudenza (che, all'occorrenza, potrà essere indicata) che le notizie palesemente infondate e, a maggior ragione, quelle affette da manifesta inverosimiglianza, non legittimano la costituzione di procedimenti.
«Nel caso di specie lo scrivente ha ritenuto che l'intercettazione de quo presentasse caratteristiche di palese inverosimiglianza per quanto attiene al coinvolgimento del dottor Giovanni Salvi in strutture eversive e di assoluto difetto di rilevanza penale (nonché di utilizzabilità) in relazione a talune altre dichiarazioni fatte dal difensore di un indagato».
Lo stesso procuratore ci trasmette una copia di un comunicato stampa, in data 7 giugno 2002, che sostiene debba ritenersi parte integrante dell'informativa e del quale, pertanto, vi do lettura: «Con riferimento alla notizia giornalistica diffusa in data odierna dal quotidiano Libero, con il titolo »Due BR: quel giudice ci aiuta«, si informa che nel corso di intercettazione (acquisita agli atti di un procedimento penale) è stata registrata una conversazione telefonica in data 10 aprile 2001 nella quale viene citato il nome del sostituto procuratore dottor Giovanni Salvi.
«Al riguardo si precisa: la registrazione è stata riportata dal quotidiano in maniera non integrale e, al contrario, con la omissione di significativi passaggi che avrebbero consentito al lettore di escludere che uno degli interlocutori fosse un militante BR; l'interlocutore è risultato essere il difensore di un indagato; è conseguentemente falsa la circostanza, pure pubblicata, secondo la quale l'organo di polizia giudiziaria avrebbe identificato l'interlocutore in Marini Fausto, militante BR; l'ufficio ha escluso, pertanto, che l'intercettazione presentasse qualunque rilevanza di interesse penale: e ciò a seguito dell'approfondita attività svolta in proposito dalla Digos. L'ufficio e chi lo rappresenta manifesta e ha sempre manifestato la massima fiducia e il massimo apprezzamento per le doti di correttezza professionale e personali di cui il sostituto procuratore dottor Giovanni Salvi è portatore.»
Il Ministero della giustizia ha ritenuto insufficienti le notizie fornite dalla procura della Repubblica, in quanto non ci consentono di rendere un'esauriente risposta alle domande degli interpellanti. Pertanto, il suddetto Ministero ha provveduto ad inoltrare alla procura della Repubblica di Roma formale richiesta di specificazione dei quesiti, chiedendo: se gli approfondimenti della Digos di Roma, che hanno determinato il giudizio di irrilevanza penale dei fatti da parte della procura della Repubblica presso il tribunale di Roma, come affermato dalla stessa procura al punto 4 del comunicato stampa del 7 giugno 2002, siano stati compiuti a seguito di regolare iscrizione a notizia di reato, ed in caso affermativo, in quale
Per quanto riguarda l'uso delle intercettazioni telefoniche, contestato fortemente e sempre da questa maggioranza e dal Governo, esso rappresenta uno dei problemi fondamentali per la tutela della dignità della persona; pertanto, già in fase di indagini, lo strumento dovrebbe essere utilizzato come una deroga alle indagini complessive, come un'eccezione. La strumentalità e l'eccessività con cui tale strumento viene usato preoccupano fortemente. Altrettanto grave è la pubblicazione quotidiana delle intercettazioni, spesso anche coperte da segreto, da parte dei giornali. Questi sono fatti che nel nostro ordinamento costituiscono reato. Credo che la magistratura abbia tutti gli strumenti adatti per perseguirli (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
Insomma, perché l'avete chiesto alla procura della Repubblica di Roma, se poi ritenete che ciò che vi dice il procuratore della Repubblica di Roma non sia utilizzabile al fine di sciogliere il nodo posto
Ma, dico: c'è un limite. C'è un limite. C'è un limite anche alla necessità di uscire da una vicenda nella quale - me ne rendo conto - vi siete imbrigliati. C'è un limite alla necessità di opporre una risposta che non smascheri un tentativo - lo dico ancora una volta - non soltanto mistificatorio da parte della maggioranza ma anche fragile, poi, alla prova dei fatti ed alla loro lettura corretta. C'è un limite. C'è un limite anche per l'intelligenza di chi siede nei banchi di questa maggioranza. C'è un limite dato dal buonsenso.
Glielo dico, onorevole Santelli: sono francamente indignata per ciò che è successo oggi.
Lo sono, perché tutto può essere fatto e, d'altro canto, io credo che errori se ne facciano da una parte e dall'altra: non lo nego. Anzi, ne cito uno espressamente: anch'io ho commesso un errore grave all'inizio di questa legislatura proponendo un'interpellanza che era fondata su un dato errato, perché ero stata male informata e, per questo, ho ritenuto di porgere le mie scuse.
Ora, è possibile accettare una situazione nella quale appare con evidenza che noi ci troviamo di fronte al comportamento di un legale che, evidentemente, non ha né la professionalità adeguata né le qualità civili necessarie per svolgere, con piena soddisfazione, per le ragioni e i diritti del suo assistito, il proprio ufficio, millanta un credito che non ha nei confronti di un magistrato - lasciatemelo dire - al quale in questi anni sono state affidate indagini delicatissime (basti ricordare anche soltanto il caso Ustica) e dal quale il nostro paese ha avuto parole, pagine e decisioni di verità, un magistrato che sui processi affidati al proprio ufficio non ha né frequentato i salotti televisivi né frequentato le ribalte radiofoniche o massmediatiche: un magistrato serio?
E in odio a cosa? A questa opposizione? In ragione di un rancore covato nei confronti del precedente Governo si tesse una trama di menzogne che lega un evento tragico, come la morte del professor D'Antona e successivamente la morte del professor Biagi, al rapporto di fratellanza fra il giudice Salvi e un rappresentante dell'opposizione? E il Governo di fronte a tutto questo si maschera dietro una risposta burocratica, che non sta in piedi! Infatti, questo procedimento burocratico per l'ottenimento delle risposte, che vi chiedevamo dai banchi della maggioranza e dell'opposizione, con queste modalità e con questi soggetti, l'avete messo in piedi voi! Avete scelto voi gli interlocutori!
Lo ripeto, signor Presidente: sono davvero fortemente stupefatta e anche addolorata. Mi rendo conto con grandissima evidenza che a questo punto risulta vano invocare un segnale che valga a rimettere a posto le cose - che vanno messe a posto - il segnale di un rapporto tra le istituzioni e tra i cittadini e le istituzioni che rassicuri quanti sono fuori di qui sul fatto che in questo paese esiste una normalità del procedere, esiste la possibilità di tutelare chi è stato ingiustamente offeso, esiste la possibilità di punire chi ha, ingiustamente e così gravemente, offeso la democrazia italiana con gli assassini di Biagi e di D'Antona. Insomma, questo segnale, certamente, oggi in quest'aula non si è visto.


