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PRESIDENTE. L'onorevole Bindi ha facoltà di ROSY BINDI. Signor ministro, due settimane fa la Corte dei conti ha certificato una spesa sanitaria in forte crescita - addirittura fuori controllo - nelle regioni governate dal centrodestra. Da quel momento il ministro dell'economia e delle finanze ha aperto un vero e proprio conflitto istituzionale con le regioni. Il Presidente del Consiglio ed altri autorevoli esponenti del Governo si sono abbandonati a dichiarazioni demonizzanti la nostra sanità pubblica; hanno colpevolizzato i cittadini che farebbero incetta di farmaci e soprattutto hanno teorizzato l'insostenibilità finanziaria del servizio sanitario nazionale, annunciando la reintroduzione dei ticket sui farmaci e su tutte le prestazioni essenziali, ma soprattutto il passaggio ad un sistema assicurativo. Un sistema misto, come si dice: per i poveri il servizio pubblico, per i ceti medio-alti un'assicurazione.
PRESIDENTE. Il ministro della salute, professor Sirchia, ha facoltà di GIROLAMO SIRCHIA, Ministro della salute. Signor Presidente, onorevoli deputati, innanzitutto riaffermo la piena e concorde volontà del Governo a sostenere il servizio sanitario nazionale nella pienezza dei suoi obiettivi, sanciti dall'articolo 32 della Costituzione. Si tratta di una volontà che il Ministero della salute, per quanto di sua competenza, intende ribadire nel documento di programmazione economica e finanziaria e realizzare attraverso le forti scelte riformistiche di carattere ordinamentale che il Governo, in questo primo anno di vita, ha compiuto.
eccessivamente lunghe, anche per le prestazioni urgenti che non possono aspettare e, soprattutto, sono difformi da regione a regione così che il cittadino, a seconda di dove ha la fortuna o la sfortuna di nascere e abitare, può accedere o meno alle prestazioni di cui ha bisogno e può rischiare di compromettere seriamente la propria salute.
PRESIDENTE. Signor ministro, la prego di concludere.
GIROLAMO SIRCHIA, Ministro della salute. Mi dispiace di dover interrompere il mio intervento. Comunque, consegnerò la relazione che dimostrerà un'ulteriore serie di iniquità di sistema, che ci approntiamo a correggere per difendere i diritti dei cittadini.
PRESIDENTE. L'onorevole Bindi ha facoltà di ROSY BINDI. Signor Presidente, l'intervento del ministro potrebbe essere degno di attenzione se fosse svolto dal presidente del tribunale dei diritti del malato del nostro paese o, magari, da qualche associazione di cittadini, dai sindacati, o da un parlamentare dell'opposizione.
PRESIDENTE. Onorevole Bindi, ha esaurito il tempo a sua disposizione.
ROSY BINDI. ...non si rassegneranno, come non lo faranno i cittadini di questo paese (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Signor ministro vorremmo sapere da lei quali siano le reali intenzioni del Governo per far fronte a questo problema.
Mi riferisco al processo di devoluzione delle funzioni di organizzazione e gestione della sanità alle regioni e al ruolo di maggiore incidenza che, in questo scenario di profondo e vasto rinnovamento nei rapporti Stato-regioni, il Ministero della salute va a svolgere. Si tratta di un'azione diretta prevalentemente al coordinamento, al monitoraggio e alla verifica nei confronti delle stesse regioni, al fine di garantire il rispetto dei principi universalistici e solidaristici del servizio sanitario nonché l'uniformità, l'appropriatezza e la qualità delle sue prestazioni erogate su tutto il territorio nazionale.
Questo Governo si è trovato da subito a dover correggere in sanità alcune gravi iniquità di sistema. Mi riferisco, innanzitutto, alla doppia corsia di erogazione dei servizi negli ospedali, rivolti rispettivamente ai soggetti che non pagano e a quelli paganti in regime libero-professionale.
Accade oggi che, a fronte di lunghe liste di attesa per coloro che non pagano, si offra ai cittadini italiani la possibilità di ottenere le prestazioni necessarie a fronte di un pagamento. In altri termini, questi ultimi pagano due volte per la stessa prestazione: la prima con le tasse, la seconda con un pagamento diretto al punto di erogazione.
Il secondo elemento riguarda, in particolare, le liste di attesa, che costituiscono un vero e proprio occulto razionamento delle prestazioni cui, invece, il cittadino ha diritto, proprio in base all'articolo 32 della Costituzione. Le liste di attesa sono ovunque
Che dire, infine, del provvedimento di eliminazione del ticket sui farmaci che ha comportato, nel 2001, una spesa farmaceutica a carico del servizio sociale nazionale pari a 22.456 miliardi, con un incremento del 32,5 per cento rispetto al 2000?
In nessun paese d'Europa e mai, neppure in Italia, si era registrato un aumento così grande, né in percentuale né in termini assoluti, in assenza di ragioni oggettive che coinvolgono la salute del cittadino.
Sorprende davvero che un ministro della Repubblica, interrogato sulle intenzioni del Governo per assicurare futuro al nostro servizio sanitario nazionale, faccia un lungo elenco di denunce di ciò che non funziona.
Signor ministro, lei è al Governo da un anno, la maggior parte delle regioni d'Italia sono governate dal centrodestra, dunque, la responsabilità delle cose che non vanno è tutta vostra.
Non vogliamo sapere se ci sono le liste di attesa. Signor ministro, vogliamo sapere come intende combattere le liste di attesa, oltre che con quell'ipocrita denuncia che attribuisce alla libera professione dei medici questa responsabilità e che lei continua a ripetere - e lo sa bene - soltanto perché vuole restituire a pochi medici privilegiati la libertà di fare quello che vogliono dentro e fuori dall'ospedale.
In realtà, caro ministro, le sue motivazioni non ci convincono: un Governo che non ha riforme da annunciare nei confronti di questa situazione è un Governo che si prepara a fare quello che il sottosegretario Vegas ha già detto, quello che il sottosegretario Cursi ha già detto, quello che il presidente Formigoni ha già annunciato: passare ad un sistema misto nel quale verrà assicurata ai non abbienti una sanità minima di bassa qualità, mentre i ceti medi italiani si dovranno pagare un'assicurazione. Avete incominciato annunciando che i poveri avrebbero potuto essere curati nelle cliniche private e finite con i ricchi che escono dalla sanità pubblica. Non avete ancora detto come assisterete i non abbienti con una sanità di qualità. Ma, soprattutto, dovete dire ai ceti medi italiani quanto costa un'assicurazione; quanto costa ad una famiglia media italiana scegliere tra stipulare un'assicurazione sanitaria e far studiare il proprio figlio.
Questo, caro signor ministro, è un cambiamento di civiltà nel nostro paese al quale i partiti dell'opposizione...


