![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. L'onorevole Di Giandomenico ha facoltà di REMO DI GIANDOMENICO. Signor Presidente, signor ministro, come lei sa, la legge n. 149 del 28 marzo 2001, recante modifiche alla disciplina dell'adozione e dell'affidamento dei minori, sancisce il diritto del minore a vivere e a crescere in famiglia e, laddove non sia possibile l'affidamento, consente l'inserimento del minore in una comunità di tipo familiare o, in mancanza, in un istituto di assistenza pubblico o privato.
centri di accoglienza chiuderanno nel 2006, nulla dicendo la predetta legge su soluzioni alternative e sulla disponibilità di fondi, tanto più che l'alternativa dell'affido familiare è risultata in grave crisi (solo 811 provvedimenti nel 2000 rispetto ai 1.716 bambini adottati nel 1999).
PRESIDENTE. Il ministro del lavoro e delle politiche sociali, onorevole Maroni, ha facoltà di ROBERTO MARONI, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, l'indagine svolta dall'ISTAT riguarda i presidi residenziali socio- assistenziali al 31 dicembre 1999. In questa categoria sono, però, compresi sia i presidi per minori sia quelli per anziani, adulti e quelli misti. Il dato complessivo di 28.148 fornito dall'ISTAT comprende, inoltre, anche i minori presenti in comunità di accoglienza per immigrati, nei centri di pronta accoglienza, nelle comunità familiari, nelle comunità socio-riabilitative e nelle comunità-alloggio. Ciò spiega la consistente differenza numerica tra i dati forniti dall'indagine dell'ISTAT e quelli del Ministero della giustizia richiamata dall'onorevole interrogante.
PRESIDENTE. L'onorevole Di Giandomenico, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di
REMO DI GIANDOMENICO. Signor Presidente, ringrazio il ministro dall'analisi puntuale che, però, conferma la necessità di arrivare ad una fotografia realistica della situazione perché solo in tal modo si può giungere a soluzioni favorevoli per l'infanzia. La legge parla, sì, di case-famiglia e comunità-alloggio, ma sollecito che anche nel documento di cui lei parlava vengano fissate tali caratteristiche, perché lei sa meglio di me che una cosa sono le case-famiglia per gli adolescenti, un'altra quelle per i bambini più piccoli. D'altra parte, lei stesso ha detto che per l'affidamento è necessaria una maggiore sensibilizzazione.
La legge, d'altra parte, stabilisce che per i minori di anni 6 è possibile l'inserimento solo presso una comunità di tipo familiare e che comunque il ricovero in istituto deve essere superato entro il 2006.
Secondo i dati dell'ISTAT, in Italia i minori ricoverati negli istituti sono 28.148, mentre secondo i dati del Ministero della giustizia sarebbero 14.945.
Signor ministro, le chiediamo quale sia l'esatto numero dei minori accolti nelle strutture residenziali, siano esse comunità-alloggio, case-famiglia o comunità educative, e come si intenda far fronte al problema, nel momento in cui, per gli effetti della legge n. 149 del 2001, tali
Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali in passato ha commissionato un'indagine al centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza. La ricerca eseguita dal predetto centro ha come oggetto solo i minori in istituti assistenziali ed educativi e rileva un numero di 15.000 minori al 30 giugno 1998. Va considerata, quindi, la differenza di un anno e mezzo tra una ricerca e l'altra, oltre agli universi di indagine differenti. Tra qualche mese poi saranno disponibili i dati aggiornati al 31 dicembre 2000.
Secondo i dati ISTAT, sono 10.000 i minori affidati agli istituti, mentre risultano 8.000 i minori in comunità educative; in totale, quindi, si arriva a circa 18.000 minori. A questi dati vanno aggiunti i 1000 minori stranieri presenti in specifici istituti di accoglienza temporanea e i 1.400 minori accolti in strutture riabilitative (dati, questi ultimi, che non sono stati rilevati dal centro nazionale di documentazione e analisi). Il dato della ricerca ISTAT è realmente confrontabile con quello della ricerca del centro nazionale e, pertanto, il dato è composto dai minori presenti in comunità educative e in istituto.
Con riferimento poi alla questione posta dall'interrogante, relativa alle soluzioni da apprestare per il momento in cui chiuderanno gli istituti, si stanno valutando tutte le possibili soluzioni e gli strumenti volti al potenziamento delle forme alternative di accoglienza. Tali strumenti mirano non solo a dare una più ampia diffusione di modalità di intervento che consentano il mantenimento dei legami con la famiglia di origine, ma anche a favorire iniziative di sensibilizzazione per il rilancio dell'affidamento sul territorio nazionale nonché a promuovere l'associazionismo familiare. La capacità di rinforzare e sostenere le risorse della comunità anche rispetto alla presa in carico dei bambini, attraverso un rapporto costante con i servizi di carattere professionale, costituisce un punto di riferimento in grado di attivare percorsi virtuosi nel sostegno dei minori, alla famiglia ed alla genitorialità.
Il tema del rilancio dell'affidamento familiare, insieme al tema dello sviluppo dell'associazionismo familiare, è inoltre uno dei punti allo studio dell'osservatorio nazionale per l'infanzia e l'adolescenza nella stesura della bozza del nuovo piano di azione 2002-2003.
Infine, vorrei ricordare che il 28 febbraio 2002, in attuazione dell'articolo 2 della citata legge n. 149 del 2001, il ministero e le regioni hanno stabilito, in sede di conferenza unificata, i criteri sulla base dei quali procedere alla definizione degli standard minimi, dei servizi e dell'assistenza che devono essere forniti dalle comunità di tipo familiare e dagli istituti.
Il dato fondamentale è che non si faccia lo scaricabarile tra Stato e regioni in maniera tale che si possa avere una partecipazione anche dello Stato. Infatti, lei mi ha fatto intendere che si tratta di una materia affidata, secondo il titolo della Costituzione, alle regioni. Tuttavia, lo Stato può e deve intervenire, anche con massicci investimenti finanziari, in maniera tale che le questioni delle case-famiglia e delle comunità-alloggio trovino una soddisfazione perché il problema dei minori venga posto al centro dell'attenzione non solo in termini di retorica e di consolazione dell'anima di ognuno di noi, ma in termini realistici in favore dei nostri bambini.


